I Consigli del Lunedì #21: Vacuum Flowers

Vacuum FlowersAutore: Michael Swanwick
Titolo italiano: L’intrigo Wetware
Genere: Science Fiction / Hard SF / Space Opera / Cyberpunk
Tipo: Romanzo

Anno: 1987
Nazione: USA
Lingua: Inglese
Pagine: 260 ca.

Difficoltà in inglese: ****

Rebel Elizabeth Mudlark si risveglia in una clinica nell’Eros Kluster – un grappolo di colonie spaziali costruite nella Fascia di Asteroidi – nelle mani di un chirurgo inquietante, solo per scoprire di aver perso la memoria. In fuga dalla clinica, i ricordi si affacciano gradualmente alla sua memoria. Rebel è la registrazione digitale di una pilota di comete-albero, morta in un incidente mentre viaggiava dalle remote colonie della nube di Oort verso il centro del Sistema Solare. Ma il corpo non è il suo: la sua personalità è stata impiantata in Eucrasia Welsh, un genio della riprogrammazione neurale che per mestiere si fa inserire altre personalità nella testa per ‘testarle’ e correggere prima che vengano lanciate sul mercato, e che in un attacco di follia ha distrutto tutte le altre copie di Rebel. Ora però la personalità di Rebel è diventata proprietà della supercorporation Deutsche-Nakasone, che rivuole indietro il suo prodotto.
In fuga dalla corporation e alla ricerca di un posto nel mondo, Rebel si troverà a viaggiare per il Sistema Solare colonizzato. Nel suo viaggio, incontrerà una serie di personaggi che non è chiaro se siano amici o nemici: il rivoluzionario Wyeth, dalla mente partita in quattro diverse personalità; Snow, una Net-runner bioingegnerizzata al punto da sembrare a malapena un essere umano; Bors, un mercante appassionato di libri antichi, alla ricerca delle tragedie perdute di Shakespeare; e soprattutto la Comprise, una coscienza collettiva che ha assorbito la Terra e tutti i suoi abitanti e ha bandito l’essere umano aldilà dell’orbita lunare. Ma la battaglia più dura, Rebel dovrà combatterla nella sua testa: perché Eucrasia è ancora lì, ed è intenzionata a riprendersi il suo corpo e a cancellare la sua seconda personalità per sempre.

Vacuum Flowers è un’opera che parte da premesse canoniche – la protagonista senza memoria, ribelle, in fuga da una corporazione kattiva – ma prende gradualmente direzioni inaspettate. Pur appartenendo alla prima generazione del cyberpunk (è uscito tre anni dopo Neuromante, e dopo che Swanwick e Gibson avevano collaborato all’antologia Burning Chrome), Vacuum Flowers lascia i temi dell’ingegneria genetica, delle supercorporazioni e soprattutto della Rete un po’ in secondo piano rispetto ai viaggi spaziali, alle colonie artificiali, e a tutto il bagaglio della space opera.
Rimane nodo centrale del romanzo, invece, il tema tipicamente cyberpunk della riprogrammazione neurale. Wetware: il concetto per cui, se consideriamo le connessioni neuronali come i circuiti di un computer, e la psiche umana come un software che gira sulla macchina del cervello, allora la mente umana è riprogrammabile come Windows. Fiko!

Oh, BTW. Visto che non trovavo abbastanza immagini soddisfacenti per questo articolo e sono un simpaticone, vi beccherete invece degli assaggi della perfetta colonna sonora cyberpunk: brani a caso dei Venetian Snares1! So cool! ^.^


Hospitality, dall’omonimo album del 2006 ^_^

Uno sguardo approfondito
Un primo vantaggio di Vacuum Flowers, rispetto alla maggior parte dei successivi romanzi di Swanwick, sta nella gestione del pov. Invece che vagare tra un mucchio di comprimari, la telecamera sta sempre sulle spalle della protagonista, e questo ha due effetti: 1. Gradualmente ci immedesimiamo in Rebel, fino a condividerne gioie e dolori; 2. Non sappiamo cosa succede aldilà della percezione di Rebel, il che amplifica il senso di diffidenza e spaesamento provato dalla protagonista.
Entrambi i risultati sono positivi, data l’atmosfera -punk del romanzo. Swanwick infatti ci precipita in un Sistema Solare sporco, brutale, cinico; dagli slum pieni di piccola criminalità e cellule terroristiche, alle lobby asettiche e gelide delle corporation, ci viene martellato il concetto che non possiamo fidarci di nessuno, che è pieno di gente che vuole farci la pelle. Vacuum Flowers è un romanzo cupo, che mette ansia, e dove succedono molte cose brutte. Rebel si metterà più di una volta a piangere; ma mentre a leggere del pianto di Nihal nelle Cronache troisiane ci veniva da pensare “ma quanto frigna!”, qui ci si stupisce che Rebel pianga così poco.

Il mondo di Vacuum Flowers non è crudele e spietato perché sì perché è fantasy, ma perché è realistico. E’ un mondo dominato dalle leggi di mercato, e dai rapporti economici e politici tra le colonie spaziali, ambienti ostili e tendenzialmente inadatti alla vita umana; un mondo che deve fare a meno della Terra, resa irraggiungibile dalla coscienza collettiva che l’ha posseduta, la Comprise, e che “assorbe” in sé chiunque vi entri in contatto (benché ci si possa ancora fare affari!). Swanwick ha infatti posto molta attenzione nel creare una galassia di sistemi politici diversificati e credibili, dal capitalismo anarchico che regna nelle colonie della Fascia degli Asteroidi al Popolo di Marte, un sistema totalitario che ricorda l’Unione Sovietica, devota al lavoro e al sacrificio di sé per il bene collettivo.
Impegnati nel difficile compito di terraformare Marte e renderlo abitabile nel giro di due secoli, i burocrati del Popolo non esitano a riprogrammare la psiche dei suoi cittadini per sopprimere gli istinti individualistici che rallenterebbero il lavoro e la dedizione alla causa: certo, è una vita orribile, e tuttavia bisogna ammettere che il Popolo sta riuscendo a terraformare Marte e ad assicurare un futuro luminoso per i suoi discendenti! Chi ha torto, chi ha ragione? Ambiguità morale: questa è l’aria che si respira in tutto il romanzo, e che rende quello di Vacuum Flowers un mondo complesso e realistico.
Così come complessi, realistici e moralmente ambigui sono i personaggi della storia. E’ difficile distinguere buoni e cattivi; alcuni, retti e onesti in linea di principio, potrebbero essere indotti a compiere azioni immorali per necessità (di soldi, di prospettive…); altri, dalla volontà debole, perché persuasi; altri perché genuinamente convinti di stare facendo la cosa giusta, e così via. Poiché tutti o quasi i comprimari del romanzo si muovono in un’atmosfera di incertezza, è difficile immaginare come si comporteranno – e questo da un lato li rende più realistici e interessanti, dall’altro alimenta il senso di insicurezza di Rebel e di noi lettori.

Crash di Windows

Non sarebbe bellissimo se succedesse anche alle persone?

L’altra faccia di Vacuum Flowers, la faccia più luminosa/giocosa, è quella delle idee. Già si capisce che Swanwick sarebbe finito a fare new weird: ogni poche pagine si trova una trovata bizzarra o un marchingegno geniale! Dato che la maggior parte del romanzo si svolge su colonie spaziali di varie fogge e funzioni, l’autore deve immaginare da zero il funzionamento di molte attività quotidiane, come ad esempio il sistema di corde e pulegge utilizzato dagli spiantati abitanti degli slum dell’Eros Kluster per spostarsi in ambienti a bassissima gravità (nell’Eros Kluster, infatti, l’attrazione gravitazionale cambia a seconda della distanza dal nucleo).
O ancora, i composti macchina-albero che hanno dato vita ad intere società che vivono su alberi bioingegnerizzati (i treeworlders della Nube di Oort), o i transit rings, o il sistema metodico della Comprise di smantellare le proprie apparecchiature spaziali dopo averle utilizzate per impedire ai popoli dello spazio di ricostruirle o anche solo comprenderne il meccanismo. E la stessa Comprise, che forse è una degradazione dell’essere umano, ma forse è il suo prossimo step evolutivo…

Ma l’invenzione più affascinante e pervasiva del romanzo è proprio quella di wetware. Un wetprogrammer lavora attaccando il cervello del paziente a una macchina che disegna la mappa delle sue connessioni neurali (wetwafers) per poi modificarla tramite un computer.
Una personalità può essere alterata leggermente (quel tanto che serve a dargli quell’equilibrio mentale che gli mancava, per esempio) o completamente; il co-protagonista Wyeth è stato modificato in modo da ospitare al suo interno quattro differenti personalità che operano in sinergia come un team, nei ruoli di Leader, Guerriero, Sciamano e Giullare, e ciascuna di esse ha le sue espressioni facciali e il suo tono di voce. E quando la polizia vuole fare una retata, non ha bisogno di portare molti agenti: pochi tocchi, e qualsiasi passante intercettato si trasformerà per qualche ore in un agente a sua volta, votato all’unico, violento impulso di arrestare i colpevoli.


Cleaning Each Other, dall’album Songs About My Cats (2001). Non perdetevi la parte che comincia a 2:25!

Insomma, Vacuum Flowers è una fiera di trovate weird e speculazioni geniali; ce ne sarebbe abbastanza per scrivere una decina di romanzi, probabilmente! Ma questo, forse, è anche l’errore di Swanwick. Gestire così tante idee in meno di 300 pagine non è compito facile, e certo l’autore non si sforza per mettere a suo agio il lettore. Tra neologismi, riferimenti criptici, allusioni a cose che i personaggi già sanno, e mezze spiegazioni, è facile sentirsi spaesati e non capire di che diavolo stanno parlando o cosa stia succedendo. Il fatto che Rebel cominci il suo “viaggio” con un’amnesia quasi completa permette a Swanwick di spiegarle (e quindi spiegarci) alcune delle caratteristiche del suo mondo, ma altre sono date per scontate e molto è lasciato all’intuizione del lettore. Ora, io apprezzo quando uno scrittore non tratta il suo pubblico come un branco di decerebrati e non spiega tutto per filo e per segno, ma spesso la sensazione è che ci siano troppi pochi indizi per avere il controllo della situazione, e che la fatica sia troppa commisurata al guadagno (ma potrebbe anche essere colpa del mio inglese non eccellente).
Diverse volte, inoltre, Vacuum Flowers sembra perdersi in subplot o digressioni che non sembrano collegati con la quest di Rebel, e inevitabilmente uno arriva a chiedersi, “perché Swanwick mi sta complicando inutilmente la vita?”. Poi spesso si scopre che l’elemento introdotto in sordina ha importanza per l’evoluzione della trama (su tutti, la shyapple, device importantissimo inserito come se niente fosse a metà di un capitolo qualsiasi, e poi dimenticato per svariati altri capitoli!) – ma allora perché non utilizzare un pretesto meno “accidentale” per introdurlo?

Oltretutto, già in questo romanzo troviamo la tendenza spiacevole di Swanwick a fare dei salti temporali tra un capitolo e l’altro, lasciando che il lettore capisca da sé (sempre raccogliendo indizi) cosa sia successo nel frattempo. E ancora, a volte si ha l’impressione che Rebel, benché personaggio-pov, capisca, scopra e sappia più di noi, che pure dovremmo vedere attraverso il suo sguardo e sentire attraverso i suoi pensieri.
Non mi è ben chiaro perché Swanwick si comporti così; forse per alimentare la suspence (oh no! Cos’avrà scoperto Rebel? Oh no! Perché si comportano così all’inizio del capitolo, cos’è successo prima?), forse per fare di ogni capitolo un “quadro”, una scena in sé conclusa. In ogni caso, sono trovate artificiose che, oltre a rendere più faticosa la lettura, allentano il meccanismo immedesimativo con la protagonista. Perché, a meno che abbiate dei disturbi, dubito che durante la vostra giornata vi capitino dei vuoti di memoria che poi dovete ricostruire basandovi su indizi che voi stessi lasciate nei gesti o nelle discussioni con altre persone.

Technobabble

Qualcosa del genere.

Insomma, Vacuum Flowers è un romanzo a tratti faticoso da seguire – sia perché complicato (e a volte, inutilmente complicato), sia perché colpisce a livello emotivo. Ciononostante, è anche un romanzo capace di regalare molto. Personalmente, lo trovo uno dei romanzi più intelligenti e “illuminanti” (dal punto di vista creativo) che abbia mai letto; e benché sia generalmente considerato un’opera ‘minore’ dell’autore, è quello di Swanwick che preferisco. Un’opera che, per quanto ne sappia, non ha eguali nel suo modo di mescolare in modo intelligente Space Opera, Cyberpunk e pure quel lieve tocco Fantasy che non guasta.
Se vi sentite sicuri del vostro inglese, provatelo. O forse, riuscirete a trovarlo in italiano…

Vacuum Flowers e Neuromancer
NeuromanteSe faccio un paragone tra il romanzo di Swanwick e quello di Gibson, è perché hanno molte cose in comune. Uscito tre anni dopo Neuromante, Vacuum Flowers ne condivide molti elementi, dallo strapotere delle multinazionali alla modificazione artificiale del corpo (anche se qui con un accento sulla psiche piuttosto che sui potenziamenti muscolari), dall’atmosfera sporca e cupa all’attenzione al mondo della piccola e grande criminalità. Hanno molto in comune anche dal punto di vista della prosa: entrambi sono molto curati, entrambi mostrano tutto dal punto di vista di un unico protagonista, entrambi cercano di far intuire le caratteristiche del loro mondo al lettore invece di abbandonarsi a spiegoni infodumposi che piovono dall’alto. Gli amanti di Neuromante, quindi, potrebbero amare anche Vacuum Flowers, posto che gli piaccia la Space Opera e un certo sapore fantastico nella speculazione.
Personalmente, ritengo Vacuum Flowers migliore di Neuromante. Tanto per cominciare, il wetprogramming è molto più figo del cyberspazio di Gibson – che non solo è invecchiato maluccio, ma anche visto con gli occhi degli anni ’80, non è che abbia troppo senso (perché ho bisogno di rappresentarmi banche dati e server come cubi e torri-parallelepipedo? La “battaglia finale” tra Case e Neuromante combattuta nel cyberspazio, infatti, è insulsa). Ancora, in Gibson c’è una certa tendenza ad abbandonarsi a periodi convoluti e intellettualoidi che in Swanwick è appena accennata (ma c’è anche in Swanwick ‘>.>). E infine, most importantly, il Sistema Solare di Swanwick suscita più sense of wonder dello Sprawl e della Terra cyberpunk di Gibson.
Non fraintendetemi: Neuromante è un ottimo romanzo, e si è solidamente piazzato tra i miei 20-30 preferiti; ma Vacuum Flowers è meglio ^.^

Dove si trova?
Vacuum Flowers si trova in formato epub sia su Bookfinder, sia su Library Genesis. Esiste anche una vecchia edizione italiana (dal blasfemo titolo L’intrigo Wetware), ma purtroppo non sono riuscito a rintracciarla né sul Mulo né su Amazon.


Szerencsétlen, dall’album Rossz Czillag Alatt Szuletett del 2005 ^-^

Qualche estratto
I due estratti che ho scelto sono un po’ lunghi, ma ne vale la pena. Il primo è un resoconto di Snow sulla personalità di Rebel e il suo rapporto con la wetprogrammer Eucrasia Welsh, e sintetizza gli eventi che mettono in moto la trama principale; il secondo mostra la Comprise, e una discussione su di essa tra il freddo Wyeth e la biologa Constance.

1.
They sat, and there was an odd glint in Snow’s eyes as they faced her again. Was it amusement, Rebel wondered? If so, it was buried deep. Heisen cleared his throat and said, “This is Rebel Elizabeth Mudlark. Two days ago she was a persona bum, name of Eucrasia Walsh. Eucrasia was doing prelim on a string of optioned wetsets when she burned on the Mudlark wafer and popped her base. Wound up in Our Lady of Roses, and—”
“Hold it right there, chucko!” Rebel said angrily. “Reel it back and give it to me without the gobbledegook.”
Heisen glanced at Snow and she nodded slightly. He began again, this time directing his speech at Rebel. “Deutsche Nakasone reviews a lot of wetware every day. Most of it is never used, but it all has to be evaluated. They hire persona bums to do the first screening. Not much to it. They wire you up, suppress your base personality—that’s Eucrasia—program in a new persona, test it, deprogram it, then program you back to your base self. And start all over again. Sound familiar?”
“I… think I remember now,” Rebel said. Then, urgently, “But it doesn’t feel like anything I’ve done. It’s like it all happened to somebody else.”
“I’m coming to that,” Heisen said. “The thing is that persona bums are all notoriously unstable. They’re all suicidally unhappy types—that’s how they end up with that kind of job, you see? They’re looking to be Mister Right. But the joke is that they have such miserable experience structures they’re never happy as anyone. Experience always dominates, as we say.” He paused a beat and looked triumphantly at Snow. “Only this time it didn’t.”
Snow said nothing. After an uncomfortable pause, Heisen said, “Yeah. We’ve got the exception that disproves the rule. Our Eucrasia powered on, tried the persona—and she liked it. She liked it so much that she poured a glass of water into the programmer and shorted it out. Thus destroying not only the safe-copy of her own persona, but also the only copy in existence of the Mudlark program.”
Again, that small lizard-movement. “Then…” Snow said. “Yes. Yes I see. Interesting.” With the small, electric thrill of remembering something she couldn’t possibly know, Rebel realized that Snow was accessing her system, that a tightly-aimed sonic mike or subcortical implant was feeding her data.

2.
On the graphics window, a glittery wedding band of machinery was afloat in the vacuum. Hundreds of the Comprise crawled about its surface, anchoring and adjusting small compressed gas jets. Painstakingly they guided the ring with a thousand tiny puffs of gas, until the geodesic hung motionless at its precise center. Only now did Rebel get any feel for the ring’s size—miles across, so large that the most distant parts seemed to dwindle to nothing.
[…] Red warning lights blinked on across the length of the transit ring. As one, the Comprise kicked free of the machinery, leaping inward in acrobatic unison, like a swirl of orange flower blossoms seen through a kaleidoscope. By tens and scores they linked hands and were snagged by swooping jitneys. Wandering up out of nowhere, hands deep in pockets, Constance said, “That’s really quite lovely. It’s like a dance.”
Wyeth didn’t look up. “Not quite so lovely when you consider why they’re so perfectly coordinated.”
She blinked. “Oh, quite the contrary. When you think of the complex shapes their thoughts take, the mental structures too wide and large to be held by any one mind… Well, that’s cause for humility, isn’t it?” Then, when Wyeth said nothing, “The Comprise is a full evolutionary step up on us, biologically speaking. It’s like… a hive organism, you see? Like the Portuguese man-of-war, where hundreds of minute organisms go into making up one large creature several orders of magnitude more highly structured than any of its components.”
“I’d say they were an evolutionary step down. Where human thought creates at least one personality per body, the Comprise has subsumed all its personalities into one self. On Earth, some four billion individuals have been sacrificed to make way for one large, nebulous mind. That’s not enrichment, it’s impoverishment. It’s the single greatest act of destruction in human history.”
“But can’t you see the beauty of that mind? Gigantic, immensely complex, almost godlike?”
“I see the entire population of mankind’s home planet reduced to the status of a swarm of bees. A very large swarm of bees, I’ll grant you, but insects nevertheless.”
“I don’t agree.”
“So I see,” Wyeth said coldly. “I will keep that in mind, madam.” The running lights on the transit ring were blinking in rapid unison. To Rebel he said, “See that? They’ve armed their explosives.”
Constance looked confused. “What’s that? Explosives? What in life for?”
The jitneys slowly converged on the geodesic. Ahead of them a gang of spacejacks was fitting an airlock. They welded it through the metal skin, yanking open the exterior iris just as the first transport drifted up. Then they popped the jitney’s drive and replaced it with a compressed air jet system. “They’re about to enter the geodesic, sir,” a samurai said.
“God help you if a single one of the Comprise isn’t accounted for when they reach the sheraton,” Wyeth said darkly. Then, to Constance, “The Comprise doesn’t want us snooping through their technology, Ms. Moorfields. So of course they’ll have programmed the ring to self-destruct if we try anything. And since they have, and since the helium in the ring is only rented, we won’t.”
The jitney eased into the interior atmosphere. It was crammed full and covered over with orange-suited Comprise; they clung three deep to its outside. The pilot hit the jets and it moved toward the sheraton.
“I don’t understand this mutual suspicion,” Constance said. “So mankind has split into two species. Give us time and there’ll be a dozen, a hundred, a thousand! Space is big enough for everyone, I should think, Mr. Wyeth.”
“Is it?”

Tabella riassuntiva

Programmatori cerebrali a spasso per il Sistema Solare! Troppe subplot e troppi passaggi difficili da seguire.
Ci si sente soli e indifesi in un mondo spietato. Sgradevoli “vuoti” tra un capitolo e l’altro.
Rebel è una cara ragazza e un ottimo protagonista. A volte sembra che Rebel ne sappia più di noi.
Una valanga di idee geniali e speculazioni affascinanti.
Mi sono innamorato della Comprise.

(1) Lo so, tecnicamente il tizio è uno solo. Ma dire “il” Venezian Snares è cacofonico, e del resto gli snares sono chiaramente plurali. Soprattutto, se immaginiamo lui come il venetian che produce gli snares, e la sua musica come gli snares da lui prodotti, allora possiamo dire “i Venetian Snares” senza sentirci in errore!
Che interessante digressione.Torna su

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19 risposte a “I Consigli del Lunedì #21: Vacuum Flowers

  1. Cleaning Each Other, dall’album Songs About My Cats (2001). Non perdetevi la parte che comincia a 2:25!

    Ecco, immaginate che è fine maggio, e che state studiando per gli esami. Trovate l’angolino più luminoso della stanza e vi accomodate col vostro libro pronti a spremervi il cervello per qualche lunga ora. Poi arriva Tapiro e mette su questa canzone. E alza il volume. E poi la canzone comincia a miagolare, e lui viene da voi e fa la faccia da “Ma non è carino?”. No. Non lo è. Per niente.

  2. Sblf. Come romanzo mi sembra molto interessante, il problema è l’autore: dopo quella presa per il culo che era The Iron Dragon’s Daughter non ho molta voglia di avvicinarmi ad altre opere del signor Swanwick. Mi ha infastidito il modo in cui ha gestito una trama potenzialmente figa nel romanzo di cui sopra, temo che la delusione si ripeterebbe con questo <.<

  3. mmmmmmmmmmmm…… scusa Tapiro ma non mi sembra interessante, la trama e le “innovazioni” sono scontate (lo sono anche nel Neuromante, ma quel romanzo è bello e basta ^__^), sembra più materiale per un anime o per il famigerato weird che per un romanzo leggibile. L’amnesia della protagonista è solo la ciliegina (guasta) su una torta che non assaggerò.

    >Siobhàn: sulla canzone quoto, LOL

  4. Ho letto l’edizione italiana quando l’ha pubblicata la Nord nel 1988. Non mi ricordo niente. Non mi ha lasciato la minima impressione.
    Ma potrebbe anche essere la mia memoria che mi sta lasciando…
    😉

  5. @Siò:

    No. Non lo è. Per niente.

    Non mi aspetto certo che tu capisca la Literary Music ù.ù

    @Tales:

    Mi ha infastidito il modo in cui ha gestito una trama potenzialmente figa nel romanzo di cui sopra, temo che la delusione si ripeterebbe con questo <.<

    Tranquilla, niente del genere!
    Il finale di Vacuum Flowers è un po’ atipico e ad alcuni potrebbe non piacere, ma è perfettamente sensato e rimane a livello della “storia”, non si perde in allegorie o minkiate. A me è piaciuto molto!

    @Dunfrey:

    scusa Tapiro ma non mi sembra interessante, la trama e le “innovazioni” sono scontate (lo sono anche nel Neuromante, ma quel romanzo è bello e basta ^__^), sembra più materiale per un anime o per il famigerato weird che per un romanzo leggibile.

    Muori, è uno dei miei romanzi preferiti ;_;
    Forse dipende dal fatto che non sono esperto di Hard SF e di Space Opera, ma a me sembra pieno di idee fike. Se ne conosci di più fantasiosi con ambientazione simile, dimmi i titoli, mi piacerebbe leggerli.

    @mikecas:

    Ma potrebbe anche essere la mia memoria che mi sta lasciando…

    Oh santo cielo.

  6. Mi ispira moltissimo, sarà che non credo di aver mai letto nulla di cyber-punk e questo mi sembra un concentrato di idee davvero forti 🙂

    P.S. sfrutto l’occasione per dire che, anche se non commento mai, adoro i tuoi post!

  7. M’attiza na scifra. Grazie tapiro; questa è forse la volta che mi abbasserò a leggere qualcosa di Swanwick.

    perché ho bisogno di rappresentarmi banche dati e server come cubi e torri-parallelepipedo?

    Perche siii1ii1i !!!1!!1!!! pRK è TRP FKSS1M0 🙂
    Srsly, a me personalmente l’idea è piaciuta tantissimo, quando l’ho trovata in Burning Chrome (l’omonimo racconto che da il titolo alla raccolta che Tu hai citato – anche se li si parlava di I.C.E., che è un’idea ancora più fika +1+1+1).

    Si, alcune delle idee sono effettivamente “invecchiate”, ma (personalmente) non ritengo affatto che siano invecchiate “male”. Anzi, personalmente lo trovo deliziosamente “retrofuturistico” (un po’ come riguardarsi Tron – il primo – XD), e (sempre personalmente ) decisamente meno retard dell’idiozia della cluelesness melensa di cui è intriso gran parte dello steampunk di maniera (vedi fucili da cecchino a vapore o armature di sostegno vitale … sempre a vapore xD).

    Per i lettori sensibili: ribadisco che quanto sopra è solo un’ opinabile opinione personale e non l’unika verità distillata 😛

  8. @ Camilla:

    non credo di aver mai letto nulla di cyber-punk

    Onta a te, scellerata !!!! 🙂 Redimiti immediatamente, quantomeno leggendo “Burning Chrome” (che il buon Tapiro ha citato nella recensione) XD

  9. @Anacroma:

    Sapevo che saresti stato contento quando finalmente avessi letto Neuromante ^-^ Be’, m’è sufficientemente piaciuto da decidere di leggere anche gli altri dello Sprawl. Poi, forse, Burning Chrome – ma questo perché la forma racconto mi piace meno dei romanzi.

    Perche siii1ii1i !!!1!!1!!! pRK è TRP FKSS1M0
    Srsly, a me personalmente l’idea è piaciuta tantissimo, quando l’ho trovata in Burning Chrome (l’omonimo racconto che da il titolo alla raccolta che Tu hai citato – anche se li si parlava di I.C.E., che è un’idea ancora più fika +1+1+1).

    Di Neuromante preferisco le altre “trovate”; gli innesti e la modificazione artificiale del corpo; la cultura underground degli hacker (“cowboys” nel libro x°D); le IA.
    Quando all’ICE, non so nel racconto che citi tu, ma in Neuromante non è molto spiegato – a parte il significato dell’acronimo. Più che altro mi sembra un’immagine su cui Gibson può giocare e costruire metafore, come i programmi di penetrazione dei firewall chiamati “icebreakers” (rompighiaccio), o espressioni truzzissime come “that’s some cool ice!” a proposito di un programma o banca dati con un alto livello di difese (OMG).

    e (sempre personalmente ) decisamente meno retard dell’idiozia della cluelesness melensa di cui è intriso gran parte dello steampunk di maniera (vedi fucili da cecchino a vapore o armature di sostegno vitale … sempre a vapore xD).

    Be’, lo stesso Duchino si è pronunciato contro queste schifezze dementi con la patina steampunk intorno. Se vogliamo essere onesti, sia di pseudo-steampunk che di pseudo-cyberpunk di infimo livello se n’è prodotto a palate (come sempre succede quando un’etichetta diventa popolare e gli uffici marketing delle case editrici decidono di cavalcare l’onda).
    Comunque dopo aver letto Neuromante mi sono scaricato sul reader The Difference Engine – uno steampunk dalla premiata ditta Gibson & Sterling, Decani del Cyberpunk, e chi meglio di loro?

  10. @Anacroma, mi dolgo e me ne pento e prometto che mi procurerò “Burning Chrome” quanto prima! 🙂

  11. Tapiro quando finisci la trilogia dello sprawl fammi un fischio.

    Io in attesa di trovare giù nel cyberspazio mi son letto Monna Lisa cyberpunk ma temo di aver fatto una cavolata visto che non sono riuscito a capire diversi pezzi della storia.

  12. Sono l’unico che ha avuto problemi nel visualizzare gli ambienti in cui si muovono i personaggi di Neuromante? Per me una delle cose più disorientanti del romanzo è che non riesco mai a capire dove cavolo si svolgono la maggior parte delle azioni descritte.

  13. @Giovanni:

    In parte e’ un problema del romanzo, soprattutto nelle parti ambientate nel cyberspazio (che ho trovato fumoso e ridicolmente geometrico).
    Per le parti ambientate nel mondo reale, generalmente Gibson dispensa quei pochi dettagli essenziali che trasmettono la disposizione generale dello spazio e l’atmosfera. Per esempio ho trovato molto vividi sia Chiba City che il Cheap Hotel, e anche la stazione spaziale per ricchi di cui adesso mi sfugge il nome. Invece la colonia dei rastaman e’ abbastanza lacunosa.

    Comunque, specialmente se letto in inglese, riconosco che spesso e’ difficile star dietro alla storia.

  14. La descrizione del Freeside l’ho trovata incomprensibile, e anche le motivazioni dei vari personaggi a partecipare nella loro impresa mi hanno lasciato perplesso (ma questo potrebbe essere dovuto alla lettura frammentaria che gli ho dato). Spero che il film di Natali mi chiarisca le idee. Sono curioso di vedere come gestira la versione datata del cyberspazio descritta nel romanzo.

  15. Giovanni tutte e tre le persone che me l’hanno consigliato sono partite avvertendomi -occhio che non si capisce un cavolo-

    Credo sia dovuto a come certi elementi vengono introdotti nella storia, in monna lisa cyberpunk la protagonista della prima scena definisce un Inglese che è venuto a prenderla gaijin. A quel punto da lettore ho pensato: -questo o è un insulto oppure serve per indicare qualcosa come un maggiordomo/servitore-

    Non sono andato troppo lontano con la prima supposizione
    http://it.wikipedia.org/wiki/Gaijin

    Certe volte le spiegazioni vengono dopo o sono fatte intuire da altri elementi, quando nel neuromante parlano per la prima volta di bare io me le sono immaginate simili a capsule imbottite per dormirci dentro.

  16. @Giovanni:

    La descrizione del Freeside l’ho trovata incomprensibile

    Ah sì? Io non ho avuto problemi particolari. Se non ricordo male la forma e’ una via di mezzo tra un sigaro e una palla da rugby (cilindrico, con le due estremità che si assottigliano man mano); i complessi sono all’interno del cilindro, che è cavo e riempito d’aria, mentre all’esterno c’è lo spazioporto con le rampe di atterraggio. A una delle due estremità del sigaro, poi, c’è Villa Straylight.
    L’unica cosa che mi dava difficoltà era visualizzare il cambiamento nell’attrazione di gravità a seconda della zona del Freeside, ma questo è un problema che ho sperimentato anche con molti altri corpi spaziali della fantascienza (in Vacuum Flowers, in Incontro con Rama). Quindi sono incline a credere che sia generalmente difficile descrivere (e visualizzare) in modo chiaro corpi orbitali o vaganti nello spazio con una gravità prodotta artificialmente.

    anche le motivazioni dei vari personaggi a partecipare nella loro impresa mi hanno lasciato perplesso

    Case lo fa perchè lo deve ad Armitage e a Wintermute, ma soprattutto perchè se non collaborasse le sacche di droga che ha nello stomaco si aprirebbero e perderebbe di nuovo la capacità di connettersi alla Rete (quindi lo fa controvoglia, ma lo fa).
    Molly lo fa per soldi (ne ha bisogno per completare i suoi interventi di modificazione corporea, e come vedi nel finale, Wintermute ha promesso TONNELLATE di soldi).
    Armitage lo fa perchè è stato plagiato mentalmente da Wintermute, infatti non ha una vera autocoscienza finchè verso il finale la personalità di Willis Corto prende il sopravvento.
    Wintermute lo fa perchè Neuromancer e lui fanno parte dello stesso organismo, ed è stato programmato da Marie-France Tessier per provare il desiderio irresistibile di congiungersi alla sua metà mancante.
    L’unico personaggio di cui non si capiscono le motivazioni e che secondo me Gibson ha gestito molto male è Riviera. All’inizio viene costretto a partecipare all’operazione, ma dopo un po’ sembra agire di sua volontà e il suo comportamento diventa illogico. Soprattutto, non si capisce come una IA come Wintermute abbia potuto affidare una parte così delicata del piano a un sadico inaffidabile e con la sindrome di Giuda come Riviera.

    Spero che il film di Natali mi chiarisca le idee

    Anch’io sono molto curioso, visto che Cube mi era piaciuto. Ma probabilmente ci vorrà almeno un anno prima che Neuromancer esca nelle sale.
    Sono anche incuriosito dal suo progetto di fare un film ispirato ad High Rise (ne avevo parlato lo scorso dicembre), ma questo film sembra ancora piu’ in alto mare.
    Comunque non mi dispiacerebbe scrivere un articolo su Natali in futuro.

    @ZioSam:

    Certe volte le spiegazioni vengono dopo o sono fatte intuire da altri elementi, quando nel Neuromante parlano per la prima volta di bare io me le sono immaginate simili a capsule imbottite per dormirci dentro.

    “Gaijin” viene usato anche in Neuromante. Io fortunatamente conosco la cultura popolare giapponese, ma ricordo che in tutta la parte ambientata a Chiba City ho incontrato due o tre passaggi che mi han fatto pensare “e qui cosa cazzo di capisce uno che non sa niente di Giappone”?
    In realtà, come hai fatto notare, lo spiegone è superfluo se inserisci il termine “misteroso” in un contesto chiaro. Il lettore dedurrà dagli elementi in suo possesso cosa voglia dire la parola.

    Il problema non sta nel “mostrato” come tecnica, quanto nel fatto che non tutti lo sanno usare bene.
    Un mostrato fatto male rischia di essere incomprensibile o di richiedere uno sforzo eccessivo, che rallenta e butta fuori dalla storia invece di immergere come dovrebbe. E di certo un infodump è piu’ facile e meno faticoso per lo scrittore. Ma un mostrato fatto come Dio comanda unisce la chiarezza dell’infodump e la piacevolezza di restare dentro la storia.
    Non sempre Gibson mostra bene, perchè a volte è troppo impegnato a scrivere periodi poetici e a compiacersi delle sue immagini per preoccuparsi di ciò che capisce il lettore. Di norma comunque se la cava bene.

  17. Bè, a questo punto voglio leggerlo! Confido anch’io che non sia come Cuore d’acciaio, mi fiderò delle tue assicurazioni che non lo è affatto. Voglio ritrovare l’autore di quel capolavoro di Ossa della terra, non di quell’abominio metempsicotico!

  18. Letto, finalmente! Poco da dire, mi è piaciuto un sacco, concordo con tutto quanto detto in questa recensione, a parte che a me Rebel non è che stia poi così tanto simpatica, ma pazienza. Anche Jane era irritante, molto di più in effetti.
    L’unico problema è purtroppo la lingua, è davvero difficile. Io poi che rispetto a Tapiro (che è fissato che deve capire tutto) sono una lettrice pigra e se non capisco una frase faccio spallucce e passo a quella dopo, temo di essermi persa un bel pezzo di libro. Ma è lo stesso uno dei più belli che abbia mai letto.
    E la programmazione cerebrale è troppo fiqa. La voglio. La voglio adesso.

    • Ho trovato la versione italiana su eBay, devo dire che mi è piaciuto un sacco lo metto subito dopo gli dei di mosca nella mia classifica, uno dei migliori libri di swanwick almeno tra quelli che ho letto.

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