Breve storia di una centrale elettrica a carbone

Pink Floyd PigPrendiamo due cose che apparentemente non c’entrano niente. La prima è High Rise, il romanzo di J. G. Ballard del 1975 che secondo me è il suo più bello; la seconda è Animals, uno dei migliori album dei Pink Floyd.

Di High Rise ho già parlato in uno dei miei Consigli oltre un anno fa. Il grattacielo del titolo è un nuovissimo supercondominio – parte di un nuovissimo supercomplesso di condomini fatti in serie – messo in piedi alla periferia di Londra. Completamente autosufficiente, ospita al suo interno supermercati, parrucchieri, scuole per i bambini, una piscina, un solarium; si affaccia su un bellissimo giardino e sui parcheggi per i residenti. Il condominio di Ballard è un luogo chiuso, che non ha bisogno del mondo esterno, e infatti i suoi abitanti cominceranno progressivamente a chiudersi in sé stessi e a fare del palazzo multiaccessoriato il baricentro della loro esistenza.
Gusto per l’enfasi grottesca a parte, Ballard queste cose non se l’è inventate di sana pianta. Con una popolazione che ha continuato a crescere per gran parte del Novecento – di recente ha superato gli otto milioni, e questo senza contare l’area metropolitana al di fuori della città vera e propria – Londra negli ultimi quarant’anni ha intrapreso tutta una serie di progetti di rivalutazione della periferia e delle zone degradate della città. Molti, ahimè, rimasti sulla carta; e la crisi non aiuta a trovare investitori.

La copertina di Animals ritrae una fabbrica gigantesca, che erutta spirali di fumo dalle quattro ciminiere bianche; tra le ciminiere si libra il famoso porco con le ali. La fabbrica suddetta è la Battersea Power Station, una centrale elettrica a carbone situata poco fuori dal centro di Londra, sul lungo Tamigi; da Westminster, attraversato il ponte, sarà una mezz’ora a piedi in direzione sud-ovest.


Pigs (Three Different Ones), dall’album Animals

L’album dei Pink Floyd non è stata la prima né l’ultima volta che la Battersea ha fatto capolino nella cultura pop – pare che sia apparsa anche in qualche episodio delle vecchie serie del Doctor Who – ma di certo è quella che ha reso la centrale famosa nel mondo. Quanto ai londinesi, sembra che abbiano sviluppato un vero fetish per la centrale, tanto da farci pure dei magnetini per frigoriferi.
Guardando la copertina di Animals, o pure una foto recente (magari un po’ contrastata con Photoshop), si capisce subito perché: la Battersea è figa. Distillato purissimo di Art Deco anni ’30, con queste torri che ricordano la facciata di una cattedrale gotica, la mole titanica in mezzo ai bassi edifici circostanti, l’aggressività degli angoli squadrati. Dà l’idea, ancora oggi, di un edificio futuristico, come doveva immaginarsi l’architettura futuristica la gente a cavallo tra le due guerre mondiali, prima della rivoluzione del vetro e dei grattacieli agilissimi di duemila piani. Guardando le linee della centrale di Battersea, mi sembra di rivedere le illustrazioni degli anni ’20 della rivista Popular Mechanics ripubblicate nel bellissimo libro-nostalgia consigliato da Giobblin, The Wonderful Future That Never Was. La trovo ipnotica.

Pur riconosciuta come simbolo culturale della città, la centrale è in decadenza, e lo è da molti decenni. La Stazione A fu chiusa nel 1975, lo stesso anno della pubblicazione di High Rise; la Stazione B resisté altri otto anni. Molti progetti furono avviati per recuperare la centrale e rivalutare l’area – il mio preferito era quello di trasformarlo in un parco a tema con museo – e la proprietà del sito della Battersea è passata di mano molte volte. Ma ogni tentativo si è arenato di fronte alla mancanza di soldi e alla prospettiva di un ritorno economico insufficiente. E intanto la Battersea diventava ogni giorno più rovinata. Un peccato, no?
Finché – finché un bel giorno, lo scorso luglio, non se la comprano i malesi. Per la precisione la Sime Darby, colosso multinazionale nazionalizzato della Malesia i cui affari spaziano dall’industria energetica al mercato immobiliare, dalle piantagioni agli ospedali passando per gli impianti petroliferi. Il progetto della Sime Darby è il seguente: trasformare la Battersea Power Station e il terreno circostante in un nuovo quartiere di super-lusso che comprenderà condomini per ricchi, uffici, negozi, alberghi e aree verdi. La stessa centrale elettrica sarà ristrutturata e rimessa in funzione – n modo non inquinante, presumo, dato che le emissioni della vecchia centrale erano veleno puro per il Tamigi – e per il 2018 è pure prevista l’inaugurazione di un’estensione della metropolitana di Londra che la raggiunga. Cominciate a capire dove voglio arrivare, no?

Battersea Power Station

Bellezza! Il tuo nome è ciminiere!

Detto così, il progetto sembra essere una di quelle robe che sulla carta funzionano sempre benissimo, ma poi ne viene completata una su cinquanta. Be’, proprio la settimana scorsa sono stati messi in vendita i primi 800 appartamenti (ancora da costruire, naturalmente), e sapete cosa?, in tre giorni ne avevano già venduti 650. Il progetto prevede il completamento della vendita del pacchetto di 800 unità per il prossimo Aprile, dopodiché si comincerà a costruire. Date un’occhiata a questo articolo.
Insomma, sembra che si farà. Si sta già facendo. Ballard immaginava una periferia londinese che si tappezzava di isole condominiali autosufficienti; quello che sta accadendo a sola mezz’ora a piedi da Westminster è un’opera ancora più enorme delle sue fantasie. E un po’ meno inquietante, dato che dovrebbe diventare un magnete per turisti. Peccato che Ballard sia morto, solo tre anni fa – mi sarebbe piaciuto sapere cosa gliene paresse.

Fa ancora un po’ strano pensare a questi piccoli paesi orientali che si prendono, qua e là, lotti della Vecchia Europa. Gli imprenditori cinesi si stanno comprando pezzo a pezzo i pregiati vigneti del Bordeaux e della Borgogna, e ora facoltosi malesiani di Kuala Lumpur si comprano a scatola chiusa appartamenti affacciati a nord sul Tamigi e a est sul gioiello dell’Art Deco. Non solo la Cina, ma anche i paesi dell’ASEAN – più in piccolo – stanno crescendo a ritmo accelerato; e ormai ho il sospetto che si affaccino più grattacieli sulla sponda asiatica del Pacifico che su quella occidentale.
E’ una mia fissa da anni, ma ne sono sempre più convinto: l’ASEAN sarà la next big thing dopo i BRICS1. Quando Cina e India saranno mercati ormai maturi da cui non aspettarsi più grosse sorprese, allora verrà il turno dell’Indonesia, e più in piccolo di Malesia, Vietnam, Thailandia, e sì, forse anche Filippine. Ci aveva visto giusto Dick, ancora negli anni ’50, quando nel suo Solar Lottery collocò la capitale mondiale del XXII secolo a Batavia (la moderna Jakarta). Se io decidessi mai di scrivere un romanzo ambientato nel futuro – cosa che non succederà – farei di sicuro la stessa scelta (e sì, Giovanni, ci sarebbero i treni a levitazione che vanno sul mare! ^-^).

Battersea Power Station Renewing Project

Ecco come potrebbe diventare il sito della centrale tra pochi anni! Tramonto romantico incluso. Grazie Malesia!

Purtroppo non potremo mai vedere quel giorno lontano con i nostri occhi; il giorno in cui Makassar sarà il centro finanziario e commerciale del globo, e al largo dell’isola di Celebes si innalzerà l’ascensore orbitale che permetterà di fare viaggi Terra-Luna in due ore scarse! Mi accontenterò, nel 2018 e giù di lì, quando sarà pronta, di fare un salto a Londra a guardare il fumo sollevarsi dalle quattro ciminiere della centrale di Battersea.

…and now, something completely different!


Summer ’68, da Atom Heart Mother ❤

(1) Acronimo per Brasile, Russia, India, Cina, Sud Africa: i cinque paesi emergenti più importanti degli ultimi anni.Torna su

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5 risposte a “Breve storia di una centrale elettrica a carbone

  1. Menzione d’onore per gli immensi Pink Floyd. A quando un bel romanzo con un Pig on the Wing?

  2. Mi sembra un’ottima idea, grazie! Come facevi a sapere che è il mio sogno fin da piccola di abitare in una fabbrica restaurata? Però il mutuo lo paghi tu 😛

  3. Quella centrale mi ricorda un racconto di Gibson (era dentro Chrome) in cui un tizio inizia ad avere allucinazioni in cui vede la realtà come se fosse il futuro immaginato negli anni 20.

  4. @Reno:

    Veramente è The Gernsbeck Continuum, dal nome di Hugo Gernsbeck, il fondatore della rivista Amazing Stories e pioniere della fantascienza pulp ammerigana (per chi non lo sapesse il Premio Hugo è dedicato proprio a lui).

    @Piperita:

    Uno dei migliori racconti mai scritti da Gibson!
    Nota curiosa: pure a me, guardando le immagini e scrivendo l’articolo, era venuto in mente quel racconto. L’humus è lo stesso. Volevo anche citarlo all’interno del post, ma non m’è venuto nessun modo intelligente per farlo e alla fine ho lasciato stare… Be’, è venuto fuori lo stesso, e questo mi fa piacere ^_^

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