I Consigli del Lunedì #42: The Moon Is A Harsh Mistress

The Moon Is A Harsh MistressAutore: Robert A. Heinlein
Titolo italiano: La Luna è una severa maestra
Genere: Science Fiction / Hard SF / Politico
Tipo: Romanzo

Anno: 1966
Nazione: USA
Lingua: Inglese
Pagine: 380 ca.

Difficoltà in inglese: ***

There ain’t no such thing as a free lunch.

Nel XXI secolo la Luna è diventata una colonia penale. Una prigione che non ha bisogno di sbarre né di molte guardie, perché fuggire è impossibile: pochi possono permettersi di pagare il passaggio sulle navi merci che transitano mensilmente; e soprattutto, dopo pochi mesi di permanenza sulla Luna, la bassa gravità opera sull’organismo cambiamenti irreversibili che rendono insopportabile la gravità terrestre. Sotto l’occhio vigile dell’Autorità Lunare, i Lunatici si sono costruiti la propria società, scavando intere città sotterranee e trattando lo sterile suolo terrestre in modo da convertirlo in acqua e grano. Una quota del grano prodotto viene mensilmente venduta all’Autorità, proprietaria di una catapulta con cui viene spedito nello spazio e giù sulla Terra.
Manuel non si è mai interessato di politica. Nato sulla Luna da nonni deportati, è fiero di essere un Lunatico, ma conduce una vita tranquilla come tecnico del super-computer che coordina tutte le attività amministrative a Luna City. Manuel è anche l’unico ad essersi accorto che un bel giorno il computer è diventato autocosciente; l’ha chiamato Mike ed è diventato il suo unico amico. Ma una sera del 2075, per fare un favore a Mike, Manuel si trova suo malgrado invischiato in una protesta dei Lunatici contro il monopolio dell’Autorità. E ben presto capirà che in gioco c’è il futuro stesso dei Lunatici e delle risorse lunari. O la Luna diventerà indipendente e libera dalla Terra, o sono condannati a un futuro di carestia e schiavitù… e Manuel potrebbe avere in mano la carta vincente per decidere le sorti della rivolta.

The Moon is a Harsh Mistress, o: piccolo manuale del rivoluzionario pragmatico. Il Consiglio di oggi non avrebbe certo bisogno di presentazioni; Robert Heinlein è uno dei Big Three della fantascienza della Golden Age, e questo è uno dei suoi romanzi più famosi, dopo (o accanto a?) Starship Troopers e Stranger in a Strange Land. Ma mentre alcuni dei suoi romanzi più celebri – compresi i due summenzionati – negli ultimi anni sono stati riportati nelle librerie italiane, dalla Mondadori e dalla Fanucci, La Luna è una severa maestra è rimasto relegato alle ristampe Urania. Un trattamento ingiusto. Dopo il Consiglio su Clarke e quello su Asimov, dunque, è giunto il momento di chiudere il cerchio con questo classico (non molto letto in Italia) di Heinlein.
Come potrebbe un piccolo satellite come la nostra Luna ribellarsi con successo alla Terra e conquistare l’indipendenza? Quali tattiche dovrebbe adottare, come dovrebbe organizzarsi? The Moon Is A Harsh Mistress ci racconta tutte le fasi della rivoluzione lunare – dai primi germi, alla preparazione, all’esecuzione, all’esito finale. Ma Moon è anche un’opera di Hard SF, e anche un romanzo d’azione; e a tratti diventa anche un trattato di filosofia politica. Vediamo come il buon vecchio Anson ha tenuto tutto insieme.

Brass cannon

Un cannone di ottone. Uno dei simboli del romanzo, infatti Heinlein originariamente avrebbe voluto intitolarlo “The Brass Cannon” (fortunatamente gli fu impedito di commettere questa pazzia).

Uno sguardo approfondito
Immaginate di essere andati a bere qualcosa con un amico che non vedevate da tempo. Seduti a un tavolo, boccale di birra davanti, il vostro amico vi racconta la storia della sua vita e voi, pazienti, lo ascoltate. Ecco: questa è esattamente la sensazione che lascia il narratore di Heinlein. The Moon is a Harsh Mistress, come molti altri dei suoi romanzi, è raccontato in prima persona e al passato remoto dal protagonista Manuel O’Kelly-Davis. Dico “raccontato” non a caso, perché per trovare delle scene mostrate decentemente in tutto il romanzo bisogna andare a cercarle col lanternino.
Tutto il romanzo è pesantemente filtrato dal punto di vista di Mannie, che non si fa problemi a commentare, fare del sarcasmo, lanciarsi in digressioni su questo o quello. A descrizioni dettagliate di alcune scene chiave, seguono riassunti sbrigativi di giorni o anche settimane di avvenimenti. Gli infodump sono spiattellati in faccia al lettore senza tanti problemi: per esempio, all’inizio del romanzo il protagonista va a incontrare Mike, e subito si lancia in un lungo excursus sulla natura del super-computer e sulla storia di come abbia scoperto che era senziente e come sono diventati amici. Solo il tono frizzante e sopra le righe della voce narrante, e il fatto che di norma queste digressioni siano interessanti, ti fa resistere alla tentazione di lanciare il libro dalla finestra.

Insomma, l’impostazione narrativa ricorda tanto quella di un romanzo tardo-ottocentesco alla Henry James o Thackeray, non fosse per il fatto che il pov-narratore è troppo arrogante e dalla parlata troppo slang per confonderlo coi libri di quell’epoca. Ma oltre all’immersione – più che calarci direttamente negli avvenimenti della storia, ci sembra di essere di fronte a uno che ce li racconti – ne risente anche il ritmo della narrazione: a parti adrenaliniche in cui succedono cose e seguiamo concitatamente l’azione, seguono pagine e pagine di spiegoni sospesi nel tempo.
E a questo si aggiungono alcune scelte poco chiare di Heinlein nella gestione dei tempi. Un momento critico e anticipato per un centinaio di pagine, come il golpe dei ribelli sul governo lunare, è liquidato in poche pagine raccontate con grande distacco, mentre pagine e pagine sono dedicate a discussioni inconcludenti tra il protagonista e il Professore (il volto pubblico della rivolta lunare) sul pensiero anarchico.

Chiacchiere da bar

“E ti dicevo, no, di quando ho liberato la Luna dalle ingerenze terrestri…”

Non aiuta la caratterizzazione dei personaggi: The Moon is a Harsh Mistress presenta il tipico spaccato di figure piatte e stereotipate di quasi tutti i romanzi di Heinlein. Wyoming Knott, la bella rivoluzionaria che sedurrà il protagonista convincendolo così a unirsi alla causa, è la classica eroina heinleiniana, forte di carattere ma troppo idealista, indipendente ma sotto sotto ansiosa di essere posseduta da un uomo forte; il Professor de la Paz è il vecchio saggio, indurito e reso cinico da anni di lotte e angherie, ma determinato a fare del mondo un posto migliore. Gli altri personaggi, si fa fatica persino a ricordarseli. Lo stesso protagonista, benché col suo sarcasmo e la sua schiettezza sia un piacevole compagno di viaggio per le quasi 400 pagine del romanzo, è il tipico alter-ego heinleiniano: un uomo pragmatico e moderatamente egocentrico, disposto a cambiare il mondo quel tanto da garantirsi una vita in cui farsi serenamente i cazzi propri e campare cent’anni. Del resto, Heinlein sembra più preoccupato di far dire ai suoi personaggi battute a effetto e scambi brillanti, piuttosto che costruire una psicologia credibile.
Il personaggio più interessante alla fin fine è proprio il super-computer Mike, sorta di bambino prodigio che mescola una conoscenza enciclopedica dell’universo e una capacità di ragionamento sovrumana con un’incredibile ingenuità per le sottigliezze dell’animo e del linguaggio umano. Una sorta di HAL9000 ‘buono’, ma da approcciare con cautela per evitare di essere fraintesi. E’ stimolante vedere come Heinlein gestisca il rapporto tra l’intelligenza artificiale e i protagonisti umani, e come Mike “evolva” nel tempo in conseguenza di queste interazioni.

All in all, comunque, l’impressione è che, anche se fossero stati mostrati nei loro gesti e nelle loro azioni, invece che raccontati piattamente dal narratore, i personaggi di The Moon is a Harsh Mistress non sarebbero migliorati di molto. Discorso diverso per il worldbuilding, in cui Heinlein ha fatto un lavoro magistrale. La società lunare appare fin dalle prime pagine come qualcosa di molto diverso da quella terrestre, in ragione della sua storia (il fatto, cioè, di essere nata come colonia penale per ergastolani) e della sua scarsità di risorse (dal cibo alle persone). Farò giusto un paio di esempi.
Morire sulla Luna è facile, basta essere gettati fuori da un portellone dell’aria nel vuoto. Poiché la vita individuale è così a rischio, e in conseguenza della scarsità di popolazione lunare, i Lunatici hanno evitato di estinguersi organizzandosi in veri e propri clan familiari, all’interno dei quali vige il matrimonio di gruppo. In un line marriage, tutti i mariti e le mogli sono sposati tra di loro, e di conseguenza condividono tutte le responsabilità (dall’amministrazione delle finanze all’allevamento dei figli) e prendono insieme tutte le decisioni; quando un figlio raggiunge l’età adulta potrà sposarsi, abbandonando la famiglia originaria ed entrando in matrimonio di gruppo in un’altra famiglia.
In conseguenza della scarsità di donne nella società lunare originaria – quando ancora era soltanto un carcere – il gentil sesso era una risorsa preziosa. Di conseguenza, la donna ha acquisito un potere incredibile nella società. Nessun uomo oserebbe mai provarci con una che non ci sta, perché alla minima manifestazione di insofferenza di lei, il pugno di uomini più vicino potrebbe acchiappare il “molestatore” e mandarlo al creatore schiaffandolo fuori da un portellone. E all’interno dei matrimoni di gruppo, il voto delle donne conta quanto quello degli uomini. Insomma, una donna dovrebbe essere piuttosto contenta di vivere sulla Luna.

My nose itches

La vita sulla Luna può essere davvero dura.

Le città della Luna sono enormi complessi sotterranei di sale e corridoi organizzati a livelli, in cui perdersi è facilissimo. I Lunatici sopravvivono del suolo lunare attraverso culture idroponiche e altre complicate trasformazioni molecolari, mediante macchinari direttamente posseduti dalle famiglie. Lungi dall’essere importatori, i Lunatici esportano grano, sparandolo periodicamente sulla Terra da una catapulta di proprietà dell’Autorità Lunare. E proprio il possesso di questa catapulta diventerà il pomo della discordia tra Lunatici e Autorità e scatenerà la rivoluzione lunare.
A fronte di tutte queste belle idee, quindi, è un vero peccato che la storia sia tutta raccontata e che “vediamo” così poco. Le peculiarità antropologiche delle società lunari sono affidate agli spiegoni del protagonista, e anche delle affascinanti città della Luna vediamo ben poco: descrizioni fisiche degli ambienti ci sono solamente quando sono strettamente funzionali alla trama, come un inseguimento tra i cunicoli sotterranei o un assalto della fanteria terrestre alle città (1). Per la maggior parte del romanzo, sembra che i personaggi si muovano nel vuoto o quasi.

Ma il tratto in assoluto più interessante del romanzo è sicuramente ascoltare Heinlein che ci spiega come si fa la rivoluzione. Con un approccio da realpolitik che mi ha ricordato Tecnica del colpo di stato di Curzio Malaparte, Heinlein ci spiega che per rovesciare con successo un governo gli ideali di partenza non contano una mazza; ciò che conta è un’organizzazione efficiente e una strategia rigorosa. Nel corso della storia l’autore toccherà tutti i temi, da come si debbano strutturare le cellule del partito per limitare i danni in caso si venga scoperti, a come prendere il controllo dei punti chiave del governo da rovesciare, a come gestire la propaganda o i negoziati col nemico, fino a come gestire una vera e propria guerra.
L’esecuzione delle varie parti del piano è affascinante, e soprattutto traspare l’idea di quanto sia complicato, e improbabile anche nel migliore degli scenari possibili, avere successo. Qualunque siano le simpatie politiche personali (e le mie non collimano certo con quelle di Heinlein), e nonostante la difficoltà tecnica di immedesimarsi nei ribelli protagonisti, dopo un po’ non si può non simpatizzare per il piccolo Davide-Luna nella sua lotta per trionfare quel Golia che è la Terra. Così come è interessante vedere come il protagonista passi dalla frase con cui si presenta al lettore – My old man taught me two things: ‘Mind own business’ and ‘Always cut cards.’ Politics never tempted me” – a diventare uno degli organizzatori della rivoluzione. L’unico rammarico è forse che per Heinlein le possibilità di riuscita da parte di una società piccola come quella lunare è davvero così bassa, da far dipendere tutto il piano dei ribelli su un asso nella manica veramente sgravo: l’amicizia con il super-computer che amministra praticamente l’intero satellite. Così sembra quasi troppo “comodo”!

French revolution

La rivoluzione è crudele.

E’ comunque un bene che Heinlein abbia una visione così pragmatica della tecnica del golpe, perché quando si butta nella teoria politica viene da piangere. Tra le dissertazioni del Professor de la Paz e le riflessioni del protagonista, un sacco di pagine sono buttate in una celebrazione del liberismo e dello Stato anarchico che dopo i disastri del 2007-2008 sono assai difficili da prendere sul serio (“ah! Se i governi non si immischiassero e lasciassero che il mercato si autoregolasse negli scambi fra i privati, starebbero tutti meglio! Ah, solo i deboli hanno bisogno dello Stato, gli uomini davvero in gamba si assumono la responsabilità delle proprie azioni!”). Questi passaggi sono resi ancora più sgradevoli dal fatto che, proprio per lo stile pesantemente raccontato, queste teorie e la loro validità non passano come le convinzioni personali di alcuni personaggi, quanto come un dato di fatto sancito dal Narratore.

The Moon is a Harsh Mistress, insomma, è un romanzo geniale nelle idee benché povero nell’esecuzione – anche se, vale la pena dirlo, è pur sempre diverse spanne sopra i veri inetti della prosa, come Clarke o Poul Anderson. La vastità degli argomenti toccati – dal calcolo della traiettoria dei proiettili lanciati dalla Luna a una lezione sulla finanza lunare, dal funzionamento dei matrimonio di gruppo agli effetti della gravità lunare sulla struttura muscolare umana – da sola la dice lunga sulla cura e la serietà messe da Heinlein nello scrivere questo libro.
Se non avete mai letto Heinlein, questo è (come Starship Troopers o Stranger in a Strange Land) un ottimo punto di partenza. Se l’avete letto e vi piace il suo stile, e per qualche strana ragione non avete ancora provato The Moon is a Harsh Mistress, correte a farlo. Se Heinlein invece vi dà il voltastomaco (reazione comprensibile), be’… questo libro è puro Heinlein 100%, quindi statene alla larga. Quanto a me, in futuro mi piacerebbe tornare su Heinlein, magari toccando un romanzo meno conosciuto: la sua bibliografia è sterminata, e materiale di buona qualità non manca. Vediamo intanto le reazioni a questo articolo.

Dove si trova?
Come potete immaginare, non è difficile procurarsi una copia digitale di quest’opera. Edizioni ePub di The Moon Is A Harsh Mistress si trovano sia su Library Genesis che su BookFinder, mentre su Emule potrete scaricarvi la traduzione italiana (La Luna è una severa maestra).

Su Heinlein
Ansioso di informarmi su uno degli scrittori ritenuti più importanti nella storia della fantascienza, nel corso degli ultimi due anni ho letto una decina abbondante di romanzi di Heinlein. Di seguito quelli che ho apprezzato di più – chissà, da uno di questi potrebbe nascere in futuro un Consiglio o una Bonus Track:
The Puppet Masters The Puppet Masters (Il terrore della sesta luna) è un classico dei romanzi d’invasione “tipo ultracorpi”: una navicella atterra in mezzo ai campi del Midwest, e in men che non si dica una progenie di lumaconi prende il controllo della popolazione locale. I lumaconi controllano le loro vittime attaccandosi al loro cervelletto, dopodiché si fingono umani normali e cominciano a diffondersi in modo sistematico… I protagonisti sono un pugno di agenti di un’organizzazione segreta della Difesa americana, e il romanzo racconta di come faranno a contenere l’invasione e quindi annientarla. I personaggi sono abbastanza bidimensionali, c’è molto machismo un po’ datato, nessuna ambiguità morale – ma la partita a scacchi tra i buoni e gli alieni cattivi è affascinante, e gestita con molta intelligenza. Un romanzo piacevole, nettamente superiore all’altro classico dell’invasione “tipo ultracorpi” – The Body Snatchers di Jack Finney.
Farmer in the Sky Farmer in the Sky (Pionieri dello spazio) è un romanzo per ragazzi, uno dei cosiddetti “Heinlein’s Juveniles”. La trama è molto semplice: racconta di un ragazzo che, non avendo prospettive sulla Terra, decide di emigrare sul padre nelle prime colonie su Ganimede, una delle lune di Giove. Ma la vita su Ganimede è dura, la voglia di mollare tanta. C’è una cosa di questo romanzo che me lo rende caro – la sincerità del messaggio che Heinlein lancia ai suoi lettori: nella vita nulla arriva gratis, se vuoi qualcosa devi darti da fare, con intelligenza e determinazione; se molli (per codardia, o pigrizia) perderai il rispetto di te stesso. Il tutto mostrato con molta efficacia. Per me Farmer in the Sky è il migliore degli Heinlein’s Juveniles.
The Door into Summer The Door Into Summer (La porta sull’estate) sembra il sogno bagnato di un’ingegnere mischiato a un romanzo sui viaggi nel tempo. Daniel Davis è il geniale inventore di una serie di automi per le faccende domestiche che hanno rivoluzionato il mercato, ma oggi è un uomo finito: la sua ex-amante e il suo partner d’affari l’hanno truffato e buttato fuori dalla compagnia. Amareggiato dalla vita, Davis decide di farsi criogenizzare assieme al suo unico caro – il suo gatto – per tornare a vivere in un futuro migliore; ma questo è solo l’inizio di una serie di avvenimenti rocamboleschi che lo porteranno a chiudere i conti con i due traditori. Il plot è melodrammatico e la dinamica dei viaggi nel tempo suona inverosimile, ma il protagonista è simpatico, la descrizione delle invenzioni deliziosa e l’interplay tra i personaggi (in particolare con il gatto!) ben riuscito. Il più dolce e meno pretenzioso dei romanzi di Heinlein.
Starship Troopers Starship Troopers (Fanteria dello spazio) non ha certo bisogno di presentazioni. Come tanti giovani della sua età Rico, appena diplomato, non sa cosa fare della propria vita; e più per emulazione che per reale convinzione, si arruola nell’esercito. Attraverso i suoi occhi, vivremo la vita militare in un mondo utopico in cui l’esercito ha assunto il controllo della Terra e la amministra con efficienza, dai boot camp per i cadetti ai campi di battaglia interstellari. Nonostante gli alti e bassi, un romanzo di formazione affascinante e ben scritto; incredibile pensare che sia stato scritto per un target Young Adult.
Stranger in a Strange Land Stranger in a Strange Land (Straniero in terra straniera), un altro dei romanzi più famosi della fantascienza, racconta le peripezie di Michael Valentine Smith, primo uomo nato ed educato su Marte, dopo il suo arrivo sulla Terra. A metà tra il romanzo d’avventura e il saggio antropologico, questo romanzo vuole mettere in luce le idiosincrasie della cultura occidentale attraverso gli occhi ingenui dell’uomo venuto da un altro pianeta. Nonostante alcune digressioni siano un po’ pesanti, questo è uno dei libri dove Heinlein ha trovato il miglior equilibrio tra narrazione e disquisizioni saggistiche. Assicuratevi di leggere la Uncut Version, che contiene un paio di centinaia di pagine in più rispetto alla versione tagliata che è circolata per decenni.
La produzione di Heinlein è in genere divisa in tre periodi cronologici. Tutte le opere che ho letto finora appartengono al Periodo Giovanile (fino a Starship Troopers) o al Periodo della Maturità (fino a The Moon is a Harsh Mistress). Ma visto che Heinlein mi è piaciuto, in futuro leggerò di sicuro anche qualcosa del Periodo Tardo (in particolare sono attratto da Time Enough for LoveFridayJob: A Comedy of Justice). Vi farò sapere che ne penso.

Qualche estratto
Il primo estratto, preso dall’inizio del libro, è la presentazione del personaggio di Mike da parte del protagonista, e dà subito un’idea del tono e del linguaggio colorito della voce narrante (ma anche della maniera in cui semina infodump a pioggia). Il secondo è invece un vivace dialogo tra il protagonista e la bella Wyoh, e tocca i temi caldi del libro: teoria e pratica della rivoluzione, l’organizzazione della famiglia di Mannie, il suo scetticismo pratico e la situazione politica terrestre. E’ un po’ lungo ma ha ritmo – e ne vale la pena.

1.
When Mike was installed in Luna, he was pure thinkum, a flexible logic—“High-Optional, Logical, Multi-Evaluating Supervisor, Mark IV, Mod. L”—a HOLMES FOUR. He computed ballistics for pilotless freighters and controlled their catapult. This kept him busy less than one percent of time and Luna Authority never believed in idle hands. They kept hooking hardware into him—decision-action boxes to let him boss other computers, bank on bank of additional memories, more banks of associational neural nets, another tubful of twelve-digit random numbers, a greatly augmented temporary memory. Human brain has around ten-to-the-tenth neurons. By third year Mike had better than one and a half times that number of neuristors.
And woke up.
Am not going to argue whether a machine can “really” be alive, “really” be self-aware. Is a virus self-aware? Nyet. How about oyster? I doubt it. A cat? Almost certainly. A human? Don’t know about you, tovarishch, but I am. Somewhere along evolutionary chain from macromolecule to human brain self-awareness crept in. Psychologists assert it happens automatically whenever a brain acquires certain very high number of associational paths. Can’t see it matters whether paths are protein or platinum.
(“Soul?” Does a dog have a soul? How about cockroach?)
Remember Mike was designed, even before augmented, to answer questions tentatively on insufficient data like you do; that’s “high optional” and “multi-evaluating” part of name. So Mike started with “free will” and acquired more as he was added to and as he learned—and don’t ask me to define “free will.” If comforts you to think of Mike as simply tossing random numbers in air and switching circuits to match, please do.

Super Mario on the Moon

Non c’entra niente ma DOVEVO metterla.

2.
 “Mannie, why do you say our program isn’t practical? We need you.”
Suddenly felt tired. How to tell lovely woman dearest dream is nonsense? “Um. Wyoh, let’s start over. You told them what to do. But will they? Take those two you singled out. All that iceman knows, bet anything, is how to dig ice. So he’ll go on digging and selling to Authority because that’s what he can do. Same for wheat farmer. Years ago, he put in one cash crop—now he’s got ring in nose. If he wanted to be independent, would have diversified. Raised what he eats, sold rest free market and stayed away from catapult head. I know—I’m a farm boy.”
“You said you were a computerman.”
“Am, and that’s a piece of same picture. I’m not a top computerman. But best in Luna. I won’t go civil service, so Authority has to hire me when in trouble—my prices—or send Earthside, pay risk and hardship, then ship him back fast before his body forgets Terra. At far more than I charge. So if I can do it, I get their jobs—and Authority can’t touch me; was born free. And if no work—usually is—I stay home and eat high.
“We’ve got a proper farm, not a one-cash-crop deal. Chickens. Small herd of whiteface, plus milch cows. Pigs. Mutated fruit trees. Vegetables. A little wheat and grind it ourselves and don’t insist on white flour, and sell—free market—what’s left. Make own beer and brandy. I learned drillman extending our tunnels. Everybody works, not too hard. Kids make cattle take exercise by switching them along; don’t use tread mill. Kids gather eggs and feed chickens, don’t use much machinery. Air we can buy from L-City—aren’t far out of town and pressure-tunnel connected. But more often we sell air; being farm, cycle shows Oh-two excess. Always have valuta to meet bills.”
“How about water and power?”
“Not expensive. We collect some power, sunshine screens on surface, and have a little pocket of ice. Wye, our farm was founded before year two thousand, when L-City was one natural cave, and we’ve kept improving it—advantage of line marriage; doesn’t die and capital improvements add up.
[…] But back to your plan, Wyoh: two things wrong. Never get ‘solidarity’; blokes like Hauser would cave in—because they are in a trap; can’t hold out. Second place, suppose you managed it. Solidarity. So solid not a tonne of grain is delivered to catapult head. Forget ice; it’s grain that makes Authority important and not just neutral agency it was set up to be. No grain. What happens?”
“Why, they have to negotiate a fair price, that’s what!”
“My dear, you and your comrades listen to each other too much. Authority would call it rebellion and warship would orbit with bombs earmarked for L-City and Hong Kong and Tycho Under and Churchill and Novylen, troops would land, grain barges would lift, under guard—and farmers would break necks to cooperate. Terra has guns and power and bombs and ships and won’t hold still for trouble from ex-cons. And troublemakers like you—and me; with you in spirit—us lousy troublemakers will be rounded up and eliminated, teach us a lesson. And earthworms would say we had it coming . . . because our side would never be heard. Not on Terra.”
Wyoh looked stubborn. “Revolutions have succeeded before. Lenin had only a handful with him.”
“Lenin moved in on a power vacuum. Wye, correct me if I’m wrong. Revolutions succeeded when—only when—governments had gone rotten soft, or disappeared.”
“Not true! The American Revolution.”
“South lost, nyet?”
“Not that one, the one a century earlier. They had the sort of troubles with England that we are having now—and they won!”
“Oh, that one. But wasn’t England in trouble? France, and Spain, and Sweden—or maybe Holland? And Ireland. Ireland was rebelling; O’Kellys were in it. Wyoh, if you can stir trouble on Terra—say a war between Great China and North American Directorate, maybe PanAfrica lobbing bombs at Europe, I’d say was wizard time to kill Warden and tell Authority it’s through. Not today.”
“You’re a pessimist.”
“Nyet, realist. Never pessimist. Too much Loonie not to bet if any chance. Show me chances no worse then ten to one against and I’ll go for broke. But want that one chance in ten.”

Tabella riassuntiva

Ti spiega come si fa la rivoluzione! E’ tutto raccontato!
Rigoroso worldbuilding di una società lunare autosufficiente. Infodump a pioggia e ritmo altalenante.
Il destino dei ribelli lunari è incerto fino all’ultimo. Personaggi stereotipati.
Voce narrante frizzante e piacevole. Ti ingozza a forza di dottrine politico-economiche assai discutibili.

(1) L’unica eccezione importante sta nel linguaggio. Sia nei dialoghi, sia nel parlato stesso della voce narrante, Heinlein fa uso di una grammatica strana, dai periodi spezzati, in cui spesso gli articoli come the o i pronomi personali vengono omessi. Al contempo, i Lunatici usano un gergo tutto loro che mischia le lingue più diverse, come il buffo termine ‘dinkum thinkum’ adottato da Manuel per indicare Mike o l’abbondanza di parole di origine russa (‘nyet’, ‘tovarish’…). Questo mix sarebbe una conseguenza del melting pot di razze che hanno caratterizzato la colonia penale lunare fin dalle origini.
Heinlein, insomma, crea un linguaggio personalizzato a scopo narrativo alla maniera di Burgess in Arancia Meccanica, anche se senza spingersi così in là. Il risultato è piacevole, anche se non sempre facile da seguire in inglese. Bravo Robert.

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18 risposte a “I Consigli del Lunedì #42: The Moon Is A Harsh Mistress

  1. Il protagonista virile, intelligente e ironico, la tipa tosta ma non quanto gli uomini, e il vecchio mentore che però un giorno il protagonista supererà.
    Certo che a Heinlein piacciono proprio queste tre tipologie di personaggio, li mette dappertutto!
    Però parla di cose così interessanti che alla fine lo perdono U.U

  2. Certo che a Heinlein piacciono proprio queste tre tipologie di personaggio, li mette dappertutto!

    Assolutamente sì.
    Gli stessi tre personaggi, nello stesso (o quasi) tipo di relazione lo troviamo in un sacco di altri romanzi di Heinlein per adulti – The Puppet Masters, Double Star, lo stesso Stranger in a Strange Land.

    Credo che in totale Heinlein abbia in testa cinque o sei archetipi di personaggi, che ricicla e usa a rotazione in tutte le sue storie.

  3. Caspita: questo articolo mi ha spiazzato, perché…. ho appena cominciato a leggerlo (l’ho scaric iniziato a sfogliarlo venerdì sera XD).
    Che dire? Solo una coincidenza? Noi di Voyager pensiamo di no 😛

    Srsly: in ogni caso, giudizio sospesp finché non lo finisco (non avendo enormi scadenze, credo potrei riuscire nell’impresa entro la prossima settimana, eventi vari permettendo). POI dirò la mia, visto che del libro si era già parlato in altra sede (anche con Daghino).

    In particolare mi incuriosisce questa parte della perorazione sul neoliberismo che non ho ancora trovato (ma son ancora a inizio inizio, anche perché sabato giustamene avevo altro da fare, e domenica sera dovevo ripijarmi dal sabato 😛 ).

  4. Io sto cominciando a convincermi che la fantascienza old-style non sia roba per me, anche per questa insana abitudine di voler per forza far discutere i personaggi dei massimi sistemi o peggio ancora di politica.
    Anche perché spesso le suddette disquisizioni sono di un livello poco superiore alle chiacchiere da bar, benchè mascherate da un apparente profondità. E con questa storia del “non esistono pasti gratis” mi hanno talmente frullato le gonadi ad Economia Politica che ho sviluppato una sorta di avversione e “quando sento fare le lodi del liberismo, metto mano alla pistola”, per parafrasare un nefasto personaggio leader della Hitler-Jugend.
    Quindi, già ho dovuto trattenermi dallo spezzare il Kindle leggendo le minchiate che Jerrold mette in bocca ai suoi personaggi ne “La guerra contro gli Chtorr”, ergo credo sia meglio evitare Heinlein, almeno per un pò.

    P.S. : Tapiro hai posta 🙂

  5. Del grande Henlein ho già letto ” fanteria dello spazio” a inizio estate.
    Sono rimasto soddisfatto ma confesso di non essere arrivato alla fine con scioltezza e disinvoltura.
    Credo che affronterò altre sue opere quando sarò riuscito a digerire quel malloppone.

  6. @Anacroma:

    In particolare mi incuriosisce questa parte della perorazione sul neoliberismo che non ho ancora trovato

    Guarda, non dovrai addentrarti molto ^-^’

    @Gargaroz:

    Anche perché spesso le suddette disquisizioni sono di un livello poco superiore alle chiacchiere da bar, benchè mascherate da un apparente profondità.

    In questo Heinlein, bisogna dirlo, è anche più bravo di molti suoi colleghi; il suo sano scetticismo verso gli esseri umani, i governi e la burocrazia è giustificato.
    La sua fiducia nei vantaggi della libera concorrenza (quasi come se si fosse sempre nell’epoca dei pionieri e dei piccoli imprenditori coraggiosi), tuttavia, è ingenua.

    P.S. : Tapiro hai posta

    Sì, ho visto x°D
    Purtroppo non ho avuto il tempo materiale per risponderti, ma lo farò

  7. heinlein è stato uno dei primi autori che ho amato,negli anni settanta.rileggerlo oggi mi fa quasi tenerezza!
    dei suoi romanzi ricordo volentieri “la via della gloria” e “sesta colonna”.

  8. @Mauro:

    dei suoi romanzi ricordo volentieri “la via della gloria” e “sesta colonna”.

    Ammetto di non aver letto nessuno dei due, ma non me ne hanno parlato troppo bene (in particolare del primo dei due)…

  9. Di Heinlein ho letto solo Fanteria dello Spazio, ricordo che per le prime 40 pagine mi sono elettrizzato: se tutto il romanzo è cosi, ho pensato, mi downloaddo Heinlein in blocco.

    E invece poi mi sono trovato in una interminabile serie di pipponi, di deus ex e di cose che funzionano “perchè è fantasy” e di artefici narrativi poco superiori a quelli della Troisi.

    Peccato per il world building ma non posso sciropparmi 400 pagine solo per un buon world building.

  10. Faro’ arrabbiare il Dio dell’Internet con questo commento inutile ma devo dire che concordo su tutti i punti sollevati dal Tapiro. Il fatto che il supercomputer che gestisce TUTTO sulla Luna sia dalla parte dei ribelli mi ha fatto storcere il naso: l’Autorità Lunare come poteva avere qualche possibilità? E lasciamo perdere come Heinlein liquida in due pagine il pusch dopo un centinaio di pagine di preparazione. Da espulsione immediata dall’albo degli aspiranti rivoluzionari.

  11. @Nicholas:

    E invece poi mi sono trovato in una interminabile serie di pipponi, di deus ex e di cose che funzionano “perchè è fantasy” e di artefici narrativi poco superiori a quelli della Troisi.

    Sui pipponi sociopolitici sono d’accordo: quasi tutti i libri di Heinlein ne sono infarciti a un certo livello. Il che non sarebbe un male in sé, anzi: c’è moltissima fantascienza sociale di altissimo livello in circolazione. Il modo è come vengono presentati, ossia come affermazioni statiche che la voce narrante comunica al lettore.
    Sui deus ex machina e “tanto è fantasy”, invece, non ti seguo: da che ricordo l’ambientazione di Starship Troopers poggia, sì, su premesse idealizzate, ma poi rimane sempre coerente.

    @Zethani:

    Il fatto che il supercomputer che gestisce TUTTO sulla Luna sia dalla parte dei ribelli mi ha fatto storcere il naso: l’Autorità Lunare come poteva avere qualche possibilità?

    Be’, sì, ma non dimenticare che rovesciare l’Autorità Lunare era la parte facile della rivoluzione. Il problema è che l’Autorità era solo il debole braccio di un gigantesco e famelico apparato governativo giù sulla Terra. Il vero nemico da sconfiggere, nel romanzo di Heinlein, è sempre la Terra – su cui lo stesso Mike non ha potere.
    Certo, forse sarebbe stato più interessante se conquistarsi l’alleanza di Mike (prima o poi da quel punto si sarebbe dovuti necessariamente passare) fosse stata un’altra parte del piano dei rivoluzionari. Forse.

    • @ tapiro porto un paio di esempi perchè l’ho letto ormai un po’ di anni fa e non mi ricordo tutto.

      PER TUTTI GLI ALTRI: ATTENZIONE SPOILER

      deus ex: durante l’addestramento a un certo punto il protagonista ha unc rollo psicologico, momento molto bello e potenziale fonte di conflitto.
      Come si risolve al cosa? Botta di culo il giorno dopo gli arriva una lettera del suo vecchio professore di scuola che non se lo era mai inculato rpima e non se lo inculerà mai più, ma la lettera è piena di entusiasmo e buone parole e il conflitto è bello che risolto.

      In pausa su una base del chissadove il nostro eroe incontra… il padre! Milioni di soldati, centinaia di basi e di astronavi, pause di pochi giorni su missioni di mesi e incredibile ecco incontrare il padre, che culo, manco fosse un manga.
      E cosa serve questo incontro? Solo a magnificare la vita militare.

      Perchè si: l’elefant in the room è il sistema politico-economico che a detta di Heinlein funziona perchè può votare solo chi ha servito il suo paese e questo ha portato al paese del latte e miele (pieno occupazione, 0 criminalià, rispetto della cosa sociale etc.) però non vi è una spiegazione che leghi le due cose, è semplicemente detto che facendo A allora B.
      Ora questo è falso sotto innumerevoli pdv, io non sono un sociologo ma un economista e la piena occupazione di Heinlein e in generale il suo sistema economico è una chimera matematica, senza bisogno di disturbare Arrow e Sen.

      Artefici narrativi: cito solo la fine.
      Ipermischia, missione nel sottosolo a salvare i compagni, climax alle stelle e…. bho niente, il protagonista si becca una botta in testa e si risveglia a battaglia finita, robe alla Troisi insomma.

      Il libro mi ha deluso sopratutto perchè Heinlein è bravo e lo dimostra all’inizio ma poi si lascia andare al suo papello di cazzodurismo e logica della frontiera, che posso anche digerire se almeno lo scrivesse con uno stile decente.

  12. @Nicholas:

    deus ex…

    Sì, le coincidenze ci sono, indubbiamente, ma nell’economia della trama sembra che abbiano più un valore simbolico che di trama. Non metto in dubbio, comunque, che Heinlein avrebbe potuto gestire quegli snodi della storia con più eleganza.

    Ipermischia, missione nel sottosolo a salvare i compagni, climax alle stelle e…. bho niente, il protagonista si becca una botta in testa e si risveglia a battaglia finita, robe alla Troisi insomma.

    Confermo, quella scena è tristemente nota nel mondo della fantascienza x°D

    Il libro mi ha deluso sopratutto perchè Heinlein è bravo e lo dimostra all’inizio ma poi si lascia andare al suo papello di cazzodurismo e logica della frontiera, che posso anche digerire se almeno lo scrivesse con uno stile decente.

    Come la maggior parte dei libri che Heinlein ha scritto per gli Young Adult, Starship Troopers è esplicitamente didattico. Questa tendenza di Heinlein la si respira in quasi tutti i suoi romanzi che ho letto, ma nei Juveniles è particolarmente forte.
    Si potrebbe forse dire che faceva parte del “patto col lettore”, dato che la cosa all’epoca era ben nota…

  13. vorrei ricordare a tutti che Heinlein era un socialista con idee militariste, ma anche un militare con idee socialiste… insomma un gran casino, vero?… 😛

  14. @Mikecas:

    Heinlein era un socialista con idee militariste, ma anche un militare con idee socialiste

    In quale universo narrativo scusa?
    Ammesso e non concesso che i romanzi veicolino le reali idee di un autore – ma può essere lecito pensarlo per Heinlein, almeno in parte, data la ricorrenza delle stesse idee da un libro all’altro e il modo didattico in cui vengono presentate – Heinlein sembra in generale promuovere un tipo di società libertaria, con ingerenze minime da parte del governo e un mercato libero e deregolato. Ergo, un sistema economico capitalista ed estremamente liberista, che incentiva e valorizza l’iniziativa privata. Cos’ha a che fare tutto questo col socialismo?

    Heinlein era pure un estimatore di The Fountainhead di Ayn Rand, for fuck’s sake!

  15. come speravo di far notare con lo stupido gioco di parole, la formazione di Heinlein è stata piuttosto complessa. Indubbiamente ha sempre avuto molto rispetto per la cultura militare e le sue regole, ma anche (da Wikipedia):
    Heinlein was active in Upton Sinclair’s socialist End Poverty in California movement in the early 1930s

    Poi ha derivato verso una destra liberale, ma tracce del passato si trovano ancora qua e là… Non può essere etichettato tanto facilmente, specialmente in schemi europei…
    Questo volevo dire… 🙂

  16. Pingback: Moon e la solitudine | Tapirullanza

  17. Mi intriga da un punto di vista antropologico!

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