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Cinque propositi per l’anno nuovo

Lightbulb Sun CoverCantano i Porcupine Tree di Steven Wilson, nella canzone Buying New Soul:

I woke up and I had a great idea
To buy a new soul at the start of every year
I paid up and it cost me pretty dear
Here’s a hymn to those that disappear

Steven Wilson è un tipo un po’ cupo, io lo sono meno.
Come Fabri Fibra e Tonio Cartonio non sono morto, anche se forse ho fatto di tutto per sembrarlo. Sì – il 2015 ha segnato decisamente un record negativo dell’attività di Tapirullanza. Mi dispiace, perché il blog è una cosa a cui tengo molto.
Quindi il mio buon proposito per l’anno nuovo – proposito che spero di aver cominciato a realizzare con l’articolo su Vaporteppa di lunedì scorso – è: proviamoci ancora, cerchiamo di essere più costanti. Anzi, per essere più concreti, non ‘un’ proposito, generico – ma cinque, specifici. Poi si farà un bilancio di quello che sono riuscito realmente a fare. Del resto il mio life coach lo dice sempre che l’attitudine è tutto, l’importante è volerlo. Anche se io non ho un life coach. Costa troppo. Whatever.

1. La Terminologia e altri elementi strutturali
Ho sempre pensato che il grosso di questo blog – a partire dalla sua formula: articoli piuttosto lunghi di presentazione o recensione di opere di narrativa, siano essi libri, film, serie, o videogiochi – funzionasse molto bene. Pubblico pochi articoli, ma quelli che pubblico trovano un posto nella struttura e rimangono facilmente accessibili e fruibili. Questo è il motivo per cui non ho mai cambiato – se non rare eccezioni – layout, né l’indicizzazione degli articoli, né i nomi delle sezioni principali (i Consigli, le Bonus Track, la Classifica).
C’è però una sezione che a mio avviso non lavora bene, sia per trascuratezza sia per un problema di progettazione iniziale, ossia la pagina Terminologia. Era nata come una pagina di approfondimento dove trovare le definizioni che do ai vari generi e sottogeneri con cui indico le opere di cui parlo; tuttavia, è cresciuta in modo disordinato e rimane difficile da consultare (oltre ad essere poco aggiornata). Inoltre, nel corso degli anni ho cambiato a poco a poco il mio modo di ‘taggare’ i generi dei libri di cui parlo, rendendo la pagina ancora meno utile e coerente col resto del blog. Non a caso, riceve pochissime visite.


“Buying New Soul”, dal bell’album Lightbulb Sun del 2001

Quello che voglio fare è rivedere completamente la sezione, salvando le definizioni ancora utilizzabile e riscrivendo le altre, cancellando i nomi di sottogeneri che non ho più utilizzato e facendo le sostituzioni necessarie. Soprattutto, vorrei per ogni articolo (fin dall’inizio del blog) trasformare i tag dei generi in dei link che portino immediatamente alla pagina e alla voce indicata, in modo tale che chi ha dubbi o curiosità possa levarseli subito. Insomma, voglio che Terminologia sia una pagina utile. Come potrete immaginare, si tratta di un lavoro molto lungo; cercherò di portarlo avanti poco alla volta nei prossimi mesi, sperando di finire prima dell’estate (sembra un sacco di tempo, ma considerando quanto me ne rimane per il blog, non lo è).
Accanto a questo vorrei portare avanti altri piccoli lavori strutturali, che ho già iniziato ma sono molto lunghi; per esempio, la sistemazione delle note (che nei primi articoli del blog erano link, e poi a seguito di un problema nel codice di WordPress, ora risolto, hanno perso le proprietà ipertestuali).

2. Indiegames
Quello che sapete, è che negli ultimi due anni mi sono sempre più interessato alla narrativa nei videogiochi, e soprattutto nelle opere degli sviluppatori indipendenti (dove generalmente c’è maggiore libertà creativa e quindi più idee nuove e interessanti). Quello che non sapete, è che negli ultimi due anni ne ho giocati davvero un sacco – solo una piccola parte dei quali sono diventati post.
Voglio scrivere più articoli sugli Indiegames. Sono un’ottima fonte di idee e intuizioni, e meritano di avere su Tapirullanza una pari dignità rispetto alle opere letterarie – magari anche con una sezione dedicata nel menu orizzontale (anche se prevedo che, da un punto di vista strettamente quantitativo, gli articoli dedicati ai libri resteranno nettamente maggioritari).

Minecraft

Da Minecraft in poi, il mondo dei giochi indie ne ha fatta di strada.

3. Un uomo sceglie, uno schiavo obbedisce
Già che parliamo di videogiochi: è vero che le spinte creative vengono soprattutto dal mondo degli indie, ma non ha senso fare gli snob nei confronti dell’industria videoludica tradizionale. Già in passato ho dedicato articoli a videogiochi mainstream, spesso ma non sempre critici: Assassin’s Creed, Catherine, L.A. Noire, Shin Megami Tensei Nocturne, Silent Hill.
C’è in particolare una serie di cui vorrei parlare, che ha solleticato la mia immaginazione in modo particolare. La conoscerete tutti o quasi: la serie di BioShock. Con il mio consueto ritardo, ho finito l’ultimo capitolo – Infinite – e i relativi DLC meno di un anno fa, e sull’onda dell’entusiasmo ho cominciato a scribacchiarci della roba sopra.
È una serie ben lontana dalla perfezione, capiamoci subito, ma di episodio in episodio tocca tutta una serie di argomenti affascinanti – dall’obiettivismo di Ayn Rand alla gestione narrativa degli universi allargati, passando per la fisica quantistica – che vale la pena approfondire, partendo da un telaio narrativo che ci è familiare. Ho già scritto, del tutto o quasi, qualcuno di questi articoli. Spero di riuscire a pubblicare l’intera serie, anche in questo caso, prima che arrivi l’estate.

4. La nobile arte della programmazione
Mettiamo le mani avanti: non so programmare. Non sono neanche lontanamente capace. Ma nel corso degli anni ho sviluppato una certa fascinazione per la nobile arte e per coloro che sono in grado di praticarla; almeno da quando, studiando logica e filosofia del linguaggio all’università, mi avvicinai alla logica formale di Frege. I linguaggi di programmazione affascinano allo stesso modo in cui da piccoli eravamo affascinati dalla magia, dai grimori e dalle lingue magiche del fantasy fatto bene: sono un sistema coerente di regole che consentono di far fare delle cose a un’entità esterna. Una chiave per controllare e assoggettare a noi quel demone che sta all’interno dei nostri computer.
Col tempo, la mia attrazione è solo cresciuta, grazie a romanzi come The Difference Engine di Gibson e Sterling o Cryptonomicon di Neal Stephenson; ma anche grazie alle community di modder dei giochi Bethesda (Oblivion, Skyrim, Fallout), che mi mostravano nella pratica cosa potesse fare qualcuno in grado di padroneggiare quei linguaggi arcani, come si potesse alterare a livello grafico, fisico, strutturale, dei mondi aperti ed esplorabili; e anche grazie – eccoli che ritornano – a un trend nato negli ultimi anni nel mondo degli indiegames, cioè la realizzazione di giochi sulla programmazione, alcuni più didattici per neofiti, altri più per gente navigata, da Hack’n’Slash a Human Resource Machine, da The Magic Circle a Else Heart.Break().

Else Heart.Break() Screenshot

In Else Heart.Break(), il protagonista ha la possibilità di leggere e hackerare il codice di tutti gli oggetti esistenti nel mondo di gioco.

Da tempo mi chiedo se sia possibile inventare, a fini di worldbuilding, un sistema magico coerente e funzionale, che funzioni con la stessa logica dei linguaggi di programmazione (che è poi quella della logica fregeana). Quello che mi piacerebbe fare, è raccontarvi questi miei primi passi nel mondo della programmazione, sia dal punto di vista della teoria (attraverso saggi) che attraverso esemplificazioni pratiche, come quelle che troviamo nei giochi cui vi ho accennato sopra.
Si tratta di un’ambizione di molto più largo respiro delle precedenti. Forse troppo ambiziosa? Vedremo.

5. E un po’ di Storia
Hey, ma questo è un blog di libri giusto? Non si parla solo di videogiochi e linguaggi di programmazione, no? Corretto. E una delle cose di cui, nel suo piccolo e nonostante il mio approccio da neofita, ero più orgoglioso, erano i miei articoli dedicati ai saggi storici (in particolare alcuni di questi, come i libri di Norbert Elias o il saggio di economia storica di Cipolla). Certo, non ne ho mai scritti molti, anche perché in circolazione c’erano e ci sono persone molto più in gamba di me in campo storico, come Zweilawyer o Tenger. Negli ultimi anni poi ho smesso quasi del tutto di scriverne, dedicando i miei saltuari articoli di Saggistica alle scienze sociali. Ma lo studio della storia è fondamentale quando si vuole fare del worldbuilding decente per le proprie trame, soprattutto se si tratta di narrazioni di ampio respiro.
Per capire le leggi di movimento degli esseri umani e quindi della Storia, bisogna studiare sia i macrotrend, e quindi le grandi costanti della storia dell’umanità, sia i casi concreti, quindi la storia specifica di certe società, certi conflitti, certe successioni di avvenimenti. Conoscere i primi senza i secondi significa possedere una serie di indicatori astratti, senza essere in grado di adattarli a circostanze specifiche – senza quindi poterli utilizzare per dei worldbuilding e quindi delle ambientazioni credibili. Conoscere i secondi senza i primi, significa avere una nozione aneddotica della storia, quindi sapere magari molto bene cosa è successo ma non perché è successo e non è invece successo qualcos’altro. Vorrei quindi ritagliarmi spazio per articoli di entrambi i tipi – sempre partendo dal presupposto che non sono né pretendo di essere un autorità. Semplicemente riporterò tesi di storici che mi sembrano valide e interessanti.

Norbert Elias

Norbert Elias sarebbe letto molto di più se non scrivesse come un tedesco.

Da buon materialista storico, sono fermamente convinto che il comportamento degli esseri umani sia determinato dalle condizioni ambientali in cui vive, il che significa prima di tutto condizioni geografiche ed economiche. Sono affascinato dal cosiddetto ‘determinismo geografico’ di Jared Diamond, e mi piacerebbe parlare di aspetti della sua opera (a partire da Armi, acciaio e malattie che tutti conoscerete) e di quella di suoi epigoni. Allo stesso tempo, sto lavorando alle bozze di un paio di articoli su particolari accadimenti storici che, per una ragione o per l’altra, mi hanno affascinato o mi potevano essere utili per il tipo di storie che voglio scrivere.
Anche questa è un’ambizione di largo respiro, ma spero di riuscire a produrre qualche articolo degno di essere letto nel corso dell’anno.

Bene: queste sono le mie ambizioni per il 2016. Ma che cosa ho già fatto, o sto facendo? Alcune piccole cose.
– Tutti i menu principali – dedicati ai Consigli del Lunedì, alle Bonus Track, agli Italiani – sono aggiornati agli ultimi articoli usciti.
– Ho apportato qualche cambiamento al Blogroll, eliminando un blog ormai abbandonato e non così interessante (Dummy-System, dedicato a Evangelion) e introducendo un altro dei blog di scrittori di cui leggo gli articoli ma non i romanzi: Whatever di John Scalzi. Scalzi riempie il sul blog di cazzate come le foto dei suoi gatti – nulla a cui non siate abituati, comunque, se seguite tipo il Duca – ma è in gamba e scrive anche molta roba interessante. In particolare, è un’ottima fonte per tenersi aggiornati su cosa succede nel mondo della narrativa fantascientifica anglosassone, per esempio il tentativo di sabotaggio degli Hugo dell’anno scorso da parte dei Sad Puppies.
– La pagina Guida a Mellick è aggiornata con le ultime traduzioni italiane pubblicate da Vaporteppa. Rimane ancora da aggiungere qualche riga sui romanzi che Mellick ha scritto dal 2014 in poi, alcuni dei quali sono molto meritevoli.

John Scalzi

John Scalzi, autore di Old Man’s War e dell’omonima saga di military sf. Prima o poi leggerò anche la tua roba, giuro.

Non mi sono dimenticato poi dei Consigli del Lunedì, anzi. Torneranno alcune nostre vecchie conoscenze – alle quali fatico a rinunciare – come Philip K. Dick, Harry Harrison, Jeff VanderMeer, Michael Swanwick e Robert Heinlein. Ma ci sarà spazio anche per diverse new entry, dai ‘classici’ come David Gerrold ad autrici contemporanee come la sudafricana Lauren Beukes, passando per grandi sconosciuti come Lucius Shepard (incidentalmente, uno degli scrittori preferiti di Swanwick).
E poi, tra gli scrittori che voglio continuare a leggere e di cui spero di scrivere qualcosa: Robert Silverberg, Fritz Leiber, Samuel Delany, Thomas Disch, Michael Bishop, Octavia Butler, Connie Willis, Gene Wolfe, Walter Tevis, Mary Gentle, Cristopher Priest. Merda, sono troppi! Devo razionalizzare.
Dov’è il mio life coach?

(1) Certo, ho l’impressione che, rispetto alla narrativa, i videogiochi – anche quelli indie – ricevano in Italia e all’estero maggiore attenzione e più articoli. Nondimeno, credo che il grosso del mio pubblico non segua molto questo mercato, e potrebbe non conoscere giochi – pur diventati dei classici dell’universo indie – come Braid, Papers Please o Antichamber. Spero quindi di poter far conoscere loro delle piccole gemme. Per tutti gli altri, creerei comunque un piccolo spazio di discussione attorno a opere di cui è bello parlare – non siete d’accordo?

Impressioni di Ottobre

Storia di un minutoQualche tempo fa mi sono accorto, riguardando la storia del blog, che su Tapirullanza c’è un genere della narrativa largamente sotto-rappresentato: parlo dell’horror. Se la fantascienza fa da padrona, e il fantasy (trainato soprattutto da Bizarro Fiction e New Weird) la segue a breve distanza, di horror mi sono occupato pochino.
Questo è dovuto, in parte, alla mia formazione. Essendo sempre stato attratto dalla speculative fiction e dai grandi affreschi storico-politico-social-whatever, ho sempre avuto la tendenza a snobbare il genere horror. La formazione di base in Poe-Lovecraft-King me la sono fatta, ma ammetto di non essermi avventurato più di tanto al di fuori degli autori canonici; aiutato, in questo, anche dal proliferare di film e romanzi horror di qualità così misera da farmi pensare: “hai fatto la cosa giusta”.

Be’ – c’è ancora tempo per correggere questo squilibrio. E il mese di Ottobre, che culmina in Halloween e nel ponte dei morti (che quest’anno cade di sabato e domenica – just our luck), non è forse il momento più adatto per un’operazione del genere?
Per un mese, gli articoli di Tapirullanza saranno dedicati tutti all’horror in diverse declinazioni – anche se non posso nascondere che la mia predisposizione per l’umorismo nero, la Bizarro, e l’horror psicologico si faranno sentire. Parlerò di libri, film, videogiochi. Vedetelo anche come una celebrazione del ritorno del blog – almeno per qualche tempo – a un posting più regolare.
Nel frattempo, sentitevi liberi di utilizzare i commenti a questo articolo per lasciare i vostri consigli di lettura o visione. Mentirei se vi dicessi che li implementerò immediatamente – ho già un programma fitto per tutto il mese di Ottobre – ma ne terrò conto per il futuro.


Impressioni di Settembre. Close enough.

Abbiamo fatto Gli Autopubblicati, ora bisogna fare Gli Italiani!

Pasta! HetaliaLa prima volta che mi venne in mente di riformare la sezione degli Autopubblicati fu un anno e mezzo fa, quando ebbi a che fare con la recensione di Ultimo Orizzonte di Valentina Coscia. A rigore, il libro della Coscia non era un autopubblicato: era edito, infatti, da una minuscola casa editrice digitale chiamata WePub. Per comodità, comunque, tirai dritto su questa magra distinzione e pubblicai l’articolo fra Gli Autopubblicati:

All’atto pratico, per il lettore, non fa molta differenza: si tratta di un romanzo digitale poco pubblicizzato di un autore abbastanza sconosciuto, che si può comprare ad un prezzo irrisorio (2,99 Euro).

La cosa generò una brevissima polemica con lo staff di WePub, ma non interessò i lettori di Tapirullanza, che avevano colto il punto: se il libro ha la stessa presentazione di un autopubblicato, un editing paragonabile a quello di un autopubblicato di buon livello, e un livello di promozione analogo (cioè: basso), allora la distinzione per il lettore sarà irrilevante. Still, avevo fatto qualcosa di non del tutto corretto.

La seconda volta fu quando, dopo lo SteamCamp 2013, meditai di dedicare un articolo a Mondo9, la raccolta di racconti steampunk fantasy di Dario Tonani edita da Delos. Se con il libro della Coscia c’era ancora qualche margine per cavillare, Mondo9 non poteva essere associato agli autopubblicati neanche per sbaglio. Bisognava infilarlo tra le Bonus Track, oppure – in previsione di altre entrate future – aprire una nuova sezione per i libri italiani editi dai Grandi Vecchi.
Al contempo, in quella fase stavo perdendo le speranze e l’interesse verso il mondo degli autopubblicati nostrani. La qualità miserrima dell’offerta (in termini sia di stile che di idee) e gli attacchi che avevo ricevuto ogniqualvolta parlavo in termini critici di una di queste opere mi avevano fatto passare la voglia di occuparmene ancora (1). Con l’eccezione di Soldati a Vapore (ma lì c’era lo zampino del Duca), l’ultima recensione di un autopubblicato propriamente detto – la triste antologia Deinos di Mr. Giobblin – risaliva a un anno prima, e non ne vedevo altre all’orizzonte. Insomma, avevo tanta voglia di mandare a morire Gli Autopubblicati e ristrutturare la sezione dedicandola a tutte le opere italiane meritevoli, indipendentemente dal metodo di pubblicazione.
Alla fine, però, decisi che il management di Delos mi stava davvero troppo sul cazzo e dell’articolo su Mondo9 non ne feci più niente. Non pubblicai più nulla ad argomento Autopubblicati, proprio come immaginavo; ma rimandai la decisione per un altro anno.

Autopubblicati

Mi guardo alle spalle, e mi accorgo che Gli Autopubblicati sembrano tanto una galleria del FAIL.

Fino ad ora.
Lunedì prossimo dedicherò un articolo a Caligo, l’ultima fatica di Angra – che abbiamo già incontrato su Tapirullanza con Marstenheim, proprio uno dei primi Autopubblicati – nonché primo romanzo italiano edito da Vaporteppa. E per l’occasione, “Gli Autopubblicati” diventa “Gli Italiani”.
Cosa cambierà, in sostanza? Non molto. Nella nuova sezione, rientreranno tutte le opere italiane uscite in anni recenti che riterrò meritevoli di essere segnalate. Anche autopubblicati, naturalmente, posto che riesca a trovarne di sufficientemente interessanti. Saranno escluse solamente opere italiane “classiche” o di nomi importanti della narrativa italiana, che rientreranno o nei Consigli o nelle Bonus Track – come era accaduto, per esempio, con Il fascio sulle stelle di Massimo Mongai. Non che veda molte possibilità in cui possa venirmi questo dubbio di catalogazione: nomi importanti, nella narrativa fantastica italiana, quasi non esistono.

Prevengo da subito un’obiezione che mi si potrebbe rivolgere. Perché far confluire Autopubblicati e opere italiane edite da case editrici, e non invece far ricadere queste ultime in Consigli e Bonus Track? Creare una sezione dedicata agli Italiani non è come dire che siamo una nazione di handicappati, da tenere separati rispetto al resto della narrativa? Be’, che siamo una nazione di handicappati è un dato di fatto; ma no, non sono queste le ragioni della mia scelta. Ecco le mie ragioni:
– Nella maggior parte dei casi, queste opere edite da piccole case editrici vivono una situazione molto più simile a quella degli autopubblicati che non dei titoloni dei Consigli e delle Bonus Track. Poco budget, poca pubblicizzazione, e quindi difficoltà a raggiungere un alto bacino di elettori. I titoli di Vaporteppa o di WePub dipendono dal passaparola tra lettori affezionati tanto quanto le opere che un indipendente come Girola si gestisce da solo.
– Oltre al fatto che queste opere hanno bisogno di essere pubblicizzate, io voglio pubblicizzarle. Se le inserissi, mettiamo caso, tra le Bonus Track – una sezione che si “muove” a velocità più che doppia rispetto a quella degli Autopubblicati – oltre a trovarsi in un bacino di titoli molto più ricco (e quindi a partire con meno visibilità) sparirebbero dalla home page nel giro di pochi mesi. Guardate invece il menu degli Ultimi Autopubblicati (ora sapientemente ribattezzato “Ultimi Italiani”): diamine, nel momento in cui scrivo l’entrata più vecchia è ancora di inizio 2012! Riunire questi titoli sotto una sezione chiamata “Gli Italiani” è quindi un modo per farli risaltare e ribadire: ragazzi, venite a vedere, non c’è solo la roba in lingua inglese di cui parlo sempre, ogni tanto qualcosa di decente pure noi lo tiriamo fuori dal cilindro!

Massimo d'Azeglio

“Pur troppo s’è fatta l’Italia, ma non si fanno Gl’Italiani”. Vai tra’ Massimo, ghe pensi mi.

Creare una sezione separata per le nuove uscite italiane, insomma, non è un modo per “ghettizzarle”. Non faccio trattamenti di favore ai nostri conterranei, non sono più morbido con la roba italiana – ben lo sanno gli autopubblicati di cui mi sono occupato, che non hanno mancato di farmi sapere che sono “troppo duro” e “criticone” e “acido” e che mi masturbo di gusto sulle mie stroncature. I metri di giudizio sono gli stessi, perché leggere Caligo di Angra mi costa lo stesso tempo e la stessa fatica che leggere Starship Troopers, quindi Caligo compete direttamente con Starship Troopers per guadagnarsi la mia attenzione. Ergo: non ha senso metterlo su un altro livello.
Il fatto di essere opere italiane non è un merito né un demerito – nel momento di analisi dell’opera è un elemento del tutto irrilevante, dato che conta solamente l’opera in sé. Solo, posso sperare in questo modo di mettere un po’ più in evidenza opere che mi sono piaciute e sperare di convincere qualcuno in più a provarle.

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(1) A conclusioni simili stanno arrivando più o meno tutti. A cominciare dal buon Zwei, che era partito lanciatissimo nel 2011 con la sua Z-List per poi abbandonare il progetto dopo pochi mesi di sconforto. Persino tra gli irriducibili si è ormai giunti all’accettazione di come stanno le cose, di fronte a un concorso fallito clamorosamente e all’osservazione dell’offerta media su Amazon.

Una settimana di esilio

Spiderman memeNegli ultimi giorni, come avrete notato, la mia presenza sul blog è stata minimale. Solo nel weekend sono riuscito a rispondere ai commenti arrivatimi durante la settimana, e il povero Mikecas, preso di mira dal filtro anti-spam per troppa solerzia nel fornire link, ha visto i suoi interventi sistematicamente bloccati per tre giorni. Eh sì, lo ammetto: ero troppo impegnato a fare gli occhi a palla di fronte alla dichiarazione del governo cinese di essere intenzionato a costruire una linea ferroviaria che colleghi la Cina agli Stati Uniti passando per lo stretto di Bering (con un tunnel subacqueo) e toccando Siberia, Alaska e Canada. OMG. Il Consiglio del Lunedì #41, che era inizialmente previsto per lunedì scorso, è comprensibilmente slittato in avanti, e così tutti gli altri articoli che dovevano attaccarcisi.
Moreover, per tutta la settimana non sarò in Italia; e nel posto in cui vado non è nemmeno detto che riesca ad avere un accesso decente a Internet. Ho riflettuto se fosse il caso di provare a rispettare la scaletta di articoli iniziale, ma sarebbe folle perché non riuscirei a stare dietro ai commenti e tutto il resto. Perciò opto la soluzione pigra: sospendo la pubblicazione di articoli per una settimana. Ci si rivede, se tutto va bene, lunedì prossimo ^_^

In caso voleste sapere dove minchia vado, la risposta è banale: sarò in un luogo segreto in Kamchatka ad addestrare corpi d’élite in vista della rivoluzione imminente.
Have fun in mia assenza.

Mappa della Kamchatka

Ritrovare la naturale regolarità

Old Snake naturale regolaritàAprile sarà il mese più crudele, ma anche Marzo, quest’anno, non ha scherzato. Progetti, progetti, e alla fine non sono riuscito a pubblicare neanche un articolo nell’ultimo mese. Questo languire del blog, però, mi disturba.
Io ho un sogno: avere un sogno. Però ne ho anche un altro: restituire a Tapirullanza la regolarità di appuntamenti che aveva un tempo. L’ideale: avere due post ogni settimana. Uno – quello principale, e più lungo – il lunedì; l’altro – breve e leggero – a metà settimana, per esempio al giovedì o al venerdì. Questo è un pio desiderio, certo, e non voglio fare promesse che con ogni probabilità non riuscirò a mantenere; ma, nel dubbio, in questi giorni ho preparato una manciata di articoli più o meno lunghi con cui tenerci occupati per qualche settimana.
Nel frattempo, ho continuato a lavorare a quegli aggiustamenti per il blog su cui mi ero messo all’opera lo scorso anno. Ecco i risultati.

La mia classifica
La classifica che trovate a questa pagina (e nel menu orizzontale sotto l’header) è finalmente completa. Dentro potrete trovare i 100 romanzi, scritti tra il 1884 e oggi, che ho amato di più. Ovviamente continuerò ad aggiornare la classifica mano a mano che troverò altri titoli meritevoli.

Cattive abitudini

E per la serie “le buone abitudini non muoiono mai”, eccomi arrivato a quota 25 articoli in bozza. Fuck yeah!

New Entry nel Blogroll
Alcuni mesi fa avevo pubblicato una breve ‘guida’ ai link del mio Blogroll. Ebbene: da allora sono arrivati due nuovi ospiti. Ve li presento:

Twentysided
Mi sono imbattuto nell’antro di Shamus Young qualche mese fa, per puro caso, mentre in un momento di noia cercavo su Google gente che si lamentasse di Skyrim.
Shamus è un tizio incredibile – software designer, programmatore di architetture di videogiochi a tempo perso, fumettista, scrittore, critico di videogiochi, master di D&D e non so cos’altro. Il suo blog esiste dal 2005 e ormai è stratificato come la crosta terrestre, ma io lo frequento principalmente per leggere le sue considerazioni sui videogiochi e vedere le cose che programma (anche se per la maggior parte si tratta di progetti non finiti). E’ bello trovare qualcuno che ti critica un gioco non semplicemente dal punto di vista di un giocatore ma da quello di uno che capisce come si sviluppa un videogioco. Inoltre, mi ha fatto conoscere una marea di giochi indie di cui ignoravo l’esistenza (tra cui The Stanley Parable).
Attenzione quando entrate in questo blog: potrebbe rubarvi la vita.

Fortezza Nascosta
Il blog della dolce Tengi, una fanciulla con “una passione malsana per la violenza” e una notevole preparazione storica. Fortezza Nascosta – che ha aperto da poco, un paio di mesi – si occupa principalmente di storia del Giappone medievale, e in particolare di organizzazione militare, politica, amministrazione (ma non è escluso che in futuro si occupi anche di narrativa o altre sue passioni). Il nome del blog si riferisce probabilmente all’omonimo film storico di Kurosawa del 1958.
E se la definizione “Giappone medievale” vi suona vaga o imprecisa o outright wrong o avete voglia di menare le mani con me, forse siete il pubblico ideale per questo blog. Quindi fateci un salto!

Ho aggiunto queste stesse descrizioni nella pagina di Guida al Blogroll, che trovate nella finestra Risorse sulla colonna di destra.

E per finire…
Negli ultimi mesi, ho letto diversi romanzi cui varrebbe la pena di dedicare un Consiglio o una Bonus Track. Eccovi un piccolo assaggio. Fatemi sapere se c’è qualcosa di vostro interesse qui in mezzo ^-^

Titoli

Un assaggio di possibili Consigli del Lunedì futuri.