I Consigli del Lunedì #41: The Deep

The DeepAutore: John Crowley
Titolo italiano: E la bestia sorse dall’abisso
Genere: Science-Fantasy / Fairytale Fantasy / Low Fantasy / Politico
Tipo: Romanzo

Anno: 1975
Nazione: USA
Lingua: Inglese
Pagine: 200 ca.

Difficoltà in inglese: **

In un mondo medievale senza tempo e dalla perfetta geometria ad anello, si combatte l’infinita guerra per il trono tra i Neri e i Rossi. Little Black, il re demente, governa ormai da molti anni sulla cittadella al centro del lago che è al centro del mondo; non sa che i Rossi hanno radunato un esercito nelle pianure attorno al lago, e si preparano a riconquistare la corona con la forza. Sul conflitto vegliano i Grigi, arbitri implacabili di ciò che è ammesso e ciò che non lo è, dall’alto della fortezza di Inviolabile sulla vetta delle montagne. E intanto, tra le fila dei due eserciti, si muovono i Giusti, assassini anarchici che si mimetizzano tra gli schieramenti, e uccidono con le loro Pistole chiunque sia nella loro lista.
Per secoli, le forze tra queste fazioni si sono equivalse, e la corona è passata di mano in mano. Ma le cose cambiano una notte quando, sul campo di battaglia, piove dal cielo un uovo metallico. All’interno un essere, né uomo né donna, senza memoria e incapace di parlare. Preso in custodia da due donne del Popolo, il Visitatore apprende con una rapidità innaturale la loro lingua e i loro costumi. Dimentico delle proprie origini, sa però di essere stato mandato qui con una missione da svolgere – deve solo ricordare quale. Intanto, una forza misteriosa sembra attirarlo oltre i confini delle terre conosciute, dove si dice ci sia una Profondità senza fondo su cui poggia il pilastro che sorregge il mondo. Comincia così la storia di come il Visitatore venuto da Altrove si mischiò alla lotta dei Neri e dei Rossi, e cambiò inevitabilmente le sorti di questo mondo.

Nell’ultimo cinquantennio, il Fantasy ‘classico’ si è grossomodo consolidato in due filoni. Da una parte l’epica tolkeniana, fatta di ambientazioni pseudo-celtiche, grandi gesta, elfi e nani, e un’attenzione dell’autore al folklore medievale e pre-medievale; dall’altra lo sword&sorcery d’avventura alla Jack Vance e D&D, pieno di maghi che sparano le peggio cose, barbari che spakkano, portali dimensionali, dungeon crawling e una certa predilezione per le minchiate. E’ bello quindi trovare ogni tanto autori, come Martin o Abercrombie, che si discostano da entrambe queste tradizioni.
The Deep, in particolare, è un Fantasy che sembra scritto come se Il Signore degli Anelli non fosse mai esistito. Nato dalle ceneri di un romanzo storico sulla Guerra delle Due Rose che John Crowley lasciò incompiuto, The Deep – sua opera d’esordio – trae molta più ispirazione dalle cronache medievali sulle faide tra case regnanti che non dal folklore o dal mito, calandolo però in un’ambientazione da fiaba e buttandoci dentro qualche topos fantascientifico e qualche scintilla di teatro elisabettiano. Il risultato è uno strano calderone che non assomiglia davvero a niente che abbia mai letto. Vediamo perché preferisco quest’opera d’esordio di Crowley a tutto ciò che ha scritto dopo.

Medieval meme

E visto che siamo in tema cronache medievali… ^_^’

Uno sguardo approfondito
Considerato che The Deep non supera le duecento pagine, è incredibile la quantità di temi, ambientazioni e personaggi che Crowley è riuscito a buttarci dentro. Tanto per cominciare il suo è un romanzo corale, senza un vero protagonista. La cosa è chiarita fin da subito all’inizio del libro, dato che, prima del primo capitolo, c’è una pagina stile “Dramatis Personae” da sceneggiatura teatrale, con un elenco di tutti i personaggi del romanzo divisi per fazione di appartenenza.
Neanche il Visitatore può essere considerato un vero protagonista: benché sia colui che mette in moto uno dei nodi centrali del romanzo, non è il motore della storia; in diversi capitoli non compare affatto, e in molti dei capitoli in cui compare (specialmente nella prima metà del romanzo) il suo ruolo è marginale.

Questa natura corale è rispecchiata nella prosa di Crowley, che potrei definire nel bene e nel male ‘flaubertiana’. Il romanzo è scritto in terza persona con narratore onnisciente neutrale. Per la maggior parte del tempo, questo Narratore abbassa la visuale a livello dei suoi personaggi e la porta dietro la testa di uno di essi, ma si riserva ogni tanto (specialmente all’inizio o alla fine di capitolo o paragrafo) dei campi lunghi che non possono appartenere ad alcun personaggio. Chiunque può diventare personaggio-pov (ne ho contati sette principali, più una miriade di usa e getta), e Crowley transita allegramente da uno all’altro, di solito con il movimento “Pov 1 – Onnisciente – Pov 2”.
Queste transizioni, in realtà, causano di rado confusione nel lettore – ma ciò perché la telecamera, anche quando non è a volo d’uccello, è piazzata sulle spalle dei personaggi e non entriamo quasi mai nella loro testa. Di conseguenza, gli eventi ci vengono presentati da una certa distanza, come se guardassimo un film, e quindi siamo già predisposti a passare da un punto di vista a un altro senza che ci venga il mal di mare. L’effetto collaterale di questo approccio è quello che ormai conosciamo: si crea una certa distanza emotiva tra lettore e vicende narrate, e tendiamo a non identificarci nei personaggi della storia.

Gustave Flaubert

“Perché mi devi sempre tirare in mezzo?”

Il che non significa che non ci affezioniamo a loro. Anzi: anche a distanza di mesi, diversi dei personaggi principali di The Deep sono rimasti vividi nella mia memoria. Ciascuno di essi ha la propria agenda personale, il proprio subplot e i propri conflitti (esterni e interiori). Abbiamo Redhand, Protettore della Cittadella come suo padre, diviso tra la fedeltà che deve al suo Re e il suo giuramento di difendere la propria famiglia e la propria gente anche a costo di assumere una posizione impopolare nella faida; suo fratello Learned Redhand, combattuto tra l’imparzialità arbitrale a cui lo chiama la sua tonaca da Grigio e gli obblighi che lo legano a una delle parti in causa, quella dei Rossi; Red Senlin’s Son, pretendente al trono dall’ambizione sfrenata, dalla cinica diffidenza verso gli uomini e dal disprezzo verso gli antichi costumi.
E poi suo fratello Sennred, eccelso spadaccino gobbo che tutti credono un pazzo maniaco, ma che semplicemente ha votato la propria vita alla difesa della sua famiglia; l’assassina Nyame/Nod, che ha sposato la causa dei Giusti per porre fine alla lotta per il trono che tante sofferenze procura al Popolo, ma che si trova ad uccidere persone impostele dall’alto e a seguire un’agenda che non capisce; e naturalmente il Visitatore (che nel corso del romanzo cambierà nome più volte), la creatura creata su una stella lontana, con il compito di fare quante più esperienze possibili nel tentativo di recuperare la sua identità e scoprire la sua missione in questo mondo. E poi ancora tutti gli altri.

Tutto questo intrico di trame potrebbe sembrare complicato, ma Crowley riesce a gestirlo con facilità. Incidentalmente, The Deep è anche una lezione per chiunque voglia scrivere un romanzo politico – pieno di nomi di personaggi e casate e fazioni – che non costringa il lettore a chiedersi ogni due pagine: “Aspetta, chi era questo?”. Associando ogni fazione a un colore (i Neri, i Rossi, i Grigi) o a un attributo facile da ricordare (i Giusti), e il nome dei personaggi importanti alla propria fazione (Black Harrah, Red Senlin, Fauconred…), fin dalle prime pagine il lettore si fa un’immagine chiara della situazione politica. Ancora meglio: i vari personaggi e gli schieramenti che rappresentano acquistano – nella forma, ad esempio, dei colori – da subito dei tratti concreti, palpabili (quelli che T.S. Eliot chiamava ‘correlativi oggettivi’). E così, i Neri si vestono di nero, i Rossi di rosso, e i Giusti si nascondono dietro abiti anonimi sotto cui celano le loro Pistole dall’origine misteriosa.
L’assenza di un vero protagonista ha inoltre un altro effetto interessante: ossia che nessuno è indispensabile, e quindi chiunque può morire in qualsiasi punto del romanzo. E succede. A lot. Fin dalle prime pagine. Quando impariamo la facilità con cui Crowley fa fuori i suoi personaggi (ma i lettori di Martin saranno abituati), ogniqualvolta uno dei nostri preferiti si trova in una situazione di pericolo cominciamo a sentire quella sana tensione a cui non siamo più abituati. Ce la farà? Non ce la farà? L’esito non è mai scontato.

George Martin favourite characters

L’uso alla Flaubert della telecamera onnisciente e la distanza dai personaggi, comunque, si trascina dietro tutta un’altra serie di problemi. Il ritmo della narrazione, per esempio, è più lento e meno avvincente, proprio per l’esistenza di questi filtri tra noi e l’azione. Non mancano gli infodump, che ci raccontano di questo o quel particolare dell’ambientazione, o della tal famiglia o della psicologia del tal personaggio; o i riassunti raccontati di avvenimenti e periodi di tempo che accadono “fuori scena”. E, cosa che mi irrita di più, queste scelte non sembrano derivare tanto dalla sciatteria stilistica tipica della narrativa fantastica degli anni ’40-’70 – Crowley anzi sembra uno scrittore ‘consapevole’ della propria prosa – ma al contrario da un modo tutto suo di fare “letteratura alta”.
Fortunatamente, queste cattive scelte sono mitigate da un altro tratto stilistico di The Deep: una prosa molto asciutta e rapida (1). Accennavo all’inizio che è incredibile come Crowley riesca a condensare in due centinaia di pagine una storia e un cast talmente ricchi. E in effetti, in The Deep succede una tale quantità di cose che un Martin ci avrebbe costruito sopra una trilogia o peggio. Ogni capitolo è costruito da una molteplicità di piccoli paragrafi, ciascuno con i suoi personaggi, e ogni paragrafo muove avanti la trama. Non si sprecano parole: in ogni pagina succedono un sacco di cose, narrate con pochi dettagli concreti. Prendiamo ad esempio il passaggio, ancora all’inizio del libro, in cui un membro importante di una delle fazioni viene ammazzato a sangue freddo:

The Gun she held in both hands was half as long as an arm, and its great bore was like a mouth; it clicked when she fired it, hissed white smoke, and exploded like all rage and hatred. The stone ball shattered Black Harrah; without a cry he fell, thrown against the stairs, wrapped in a shower of his own blood.

Bam! Non una parola in più. Conciso, brutale, materico (“wrapped in a shower of his own blood”!), senza sbavature. Proprio questa rapidità di avvenimenti e ricchezza d’azione impedisce al lettore di cadere nella noia di un pov spesso distante e impersonale.

Okay – ma alla fine The Deep di cosa parla? Perché nel romanzo si intrecciano due filoni tematici abbastanza diversi, quello politico e quello metafisico. Il primo, nonostante la storia sia ambientato in uno strano mondo di fiaba dalla geometria artificiosa, suona realistico e mi sembra particolarmente ben riuscito. Come nelle reali dispute tra case regnanti della cara vecchia Europa, la disputa tra Neri e Rossi oscilla tra il bisogno di legittimazione legale delle proprie rivendicazioni – presso gli imparziali Grigi, presso i consessi di famiglie feudali – e l’uso della forza e degli stratagemmi più biechi (pugnalate alle spalle, inviti a pranzo che si trasformano in carneficine, re fatti sparire). Soprattutto, c’è quel gusto per la faida familiare senza fine così ben riassunta in un dialogo del paladino Black Harrah con la Regina:

‘I will kill him.’
‘If he kills you . . . ?’
‘My son will kill him. If his sons kill my son, my son’s sons will kill his. Enough?’

Il secondo filone è incarnato dal Visitatore e dalla sua quest: scoprire com’è fatto questo strano mondo, e perché c’è finito sopra. Le risposte, alla fine, non sono nulla di concettualmente rivoluzionario; ma tutte le domande principali trovano soluzione, si gusta qualche brividino di sense of wonder lungo il viaggio e si arriva alla fine del romanzo bene o male soddisfatti. E i due filoni trovano un degno punto d’incontro in quello che è uno dei miei temi preferiti, ossia quello della Storia: sarà un cerchio, destinato a ripetersi sempre uguale, o una spirale, e la nuova generazione spazzerà via le tradizioni della vecchia? In che modo il viaggio del Visitatore influenzerà le sorti di questa eterna faida per la corona?

Almeno The Deep si risparmia questi problemi.

In conclusione, The Deep è un romanzo che se la tira e che ha evidentemente l’ambizione di essere qualcosa di più di una storia di viulenza e lotta per il potere; ma, almeno per quanto mi riguarda, è un tirarsela positivo, stile Swanwick prima maniera, che non va a mettere i bastoni fra le ruote alla storia ma anzi offre (almeno a tratti) il valore aggiunto di voler dire qualcosa sull’uomo e sulla realtà. E sicuramente, con la sua commistione di elementi low fantasy, fiabeschi e sci-fi, è un romanzo insolito nel panorama del Fantasy. Il suo parente più prossimo è forse Game of Thrones, ma si tratta comunque di una parentela alla lontana (e non sono sicuro che gli amanti di Martin apprezzeranno questo libro).
The Deep è uno di quei romanzi che si ama o si odia. E se questo Consiglio non vi ha ancora fatto capire da che parte state, probabilmente vi chiarirete del tutto le idee leggendo le prime pagine. Provatelo – se è il tipo di libro che tocca le vostre corde, vi ricorderete dei fratelli Redhand e del furioso Sennred e della dolce assassina Nyame/Nod e dell’enigmatico Visitatore e della bestia nascosta nelle Profondità a distanza di anni.

Dove si trova?
The Deep si può scaricare su Library Genesis (pdf) o su BookFinder (pdf o rar); se siete disposti a spendere per una formattazione decente, invece, su Amazon si trova a meno di 7 Euro il kindle dell’edizione SF Masterworks.

Su Crowley
Crowley è un altro di quegli scrittori che, pur avendo da quarant’anni nel business, hanno prodotto un numero abbastanza ridotto di libri. Oltre a The Deep, ne ho letti un altro paio:
Engine Summer Engine Summer (La città dell’estate) è un romanzo post-apocalittico sui generis, in quanto non è una distopia ma un’utopia new-age. Secoli dopo un’imprecisata catastrofe, la gente di Little Belaire vive una vita spensierata e comunitaria, seguendo una filosofia animista che ricorda quella degli indiani d’America. Ma il giovane irrequieto Rush-that-Speaks, della tribù della Corda, si imbarcherà in un viaggio attraverso il continente per ritrovare sé stesso e il perduto amore della propria infanzia. Con la semplicità di una fiaba, Crowley mescola una normale ambientazione post-apocalittica con stramberie aliene e tecno-magia arcana; tutto purtroppo si annacqua in un romanzo barocco, pieno di autocompiacimento letterario e scarso di trama. Geniale e odioso al tempo stesso.
Little, BigLittle, Big, il suo romanzo più famoso, è un fantasy delicato che segue la storia della misteriosa famiglia Drinkwater e i suoi ambigui rapporti col regno di Faerie e i suoi piccoli abitanti. Partendo dalla storia del mite Smoky Barnable, che per uno scherzo del destino si trova a sposare la misteriosa Alice Drinkwater, il narratore salta avanti e indietro nel tempo per mostrarci passato e futuro della famiglia. Le fatine sembrano uscite dai saggi di Conan Doyle sul piccolo popolo; nel romanzo appaiono di rado ma è come se la loro presenza fosse ovunque. Nonostante le idee di fondo siano interessanti, il tono literary, la costruzione barocca delle frasi, l’abuso sistematico di raccontato, il ritmo lento, l’atmosfera rarefatta e le dimensioni (600 pagine circa!) rendono Little, Big una lettura faticosa. Un libro per vecchie signore e per accademici con tanto tempo libero.

Sarei tentato di leggere qualcos’altro di Crowley in futuro, ma la sua tendenza al manierismo letterario e la sua crescente passione per i tomi logorroici (come la sua quadrilogia Aegypt, talmente grossa da far impallidire Il Signore degli Anelli) mi fanno un po’ passare la voglia. Vedremo.

Qualche estratto
Il primo brano è incentrato sul Visitatore, e sul suo passare dall’ebetismo del suo risveglio a quando, in tempo brevissimo, impara a parlare e ragionare con le sue soccorritrici; il secondo ci introduce alla Cittadella reale al centro del mondo e ai personaggi di Black Harrah e della Regina, poco prima dell’irruzione dei Rossi e dell’inizio della guerra. Entrambi mostrano, credo, il peggio e il meglio della prosa di Crowley: il narratore onnisciente e gli infodump da una parte, la vividezza dei dettagli e i dialoghi serrati dall’altro.

1.
They called him the Visitor. His strange wound healed quickly, but the two sisters decided that his brain must have been damaged. He spoke rarely, and when he did, in strange nonsense syllables. He listened carefully to everything said to him, but understood nothing. He seemed neither surprised nor impatient nor grateful about his circumstances; he ate when he was given food and slept when they slept.
The week had been quiet. After the battle into which the Visitor had intruded, the Just returned to the Nowhere they could disappear to, and the Protector’s men returned to the farms and the horse-gatherings, to other battles in the Protector’s name. None had passed for several days except peat-cutters from the Downs.
Toward the close of a clear, cold day, the elder Endwife, Ser, made her slow circular way home across the Drumskin. In her wide basket were ten or so boxes and jars, and ever she knelt where her roving eye saw in the tangle of gray grass an herb or sprout of something useful. She’d pluck it, crush and sniff it, choose with pursed lips a jar for it. When it had grown too dark to see them any more, she was near home; yellow lamplight poured from the open door. She straightened her stiff back and saw the stars and planets already ashine; whispered a prayer and covered her jars from the Evening Star, just in case.
When she stepped through the door, she stopped there in the midst of a ‘Well . . .’ Fell silent, pulled the door shut and crept to a chair.
The Visitor was talking.
The younger Endwife, Norin, sat rapt before him, didn’t turn when her sister entered. The Visitor, motionless on the bed, drew out words with effort, as though he must choose each one. But he was talking.
‘I remember,’ he was saying, ‘the sky. That – egg, you call it. I was placed. In it. And. Separated. From my home. Then, descending. In the egg. To here.’
‘Your home,’ said Norin. ‘That star.’
‘You say a star,’ the Visitor said blankly. ‘I think, it can’t have been a star. I don’t know how, I know it, but, I do.’
‘But it circled the world. In the evening it rose from the Deep. And went overhead. In the morning it passed again into the Deep.’
‘Yes.’
‘For how long?’
‘I don’t know. I was made there.’
‘There were others there. Your parents.’
‘No. Only me. It was a place not much larger than the egg.’
He sat expressionless on the edge of the bed, his long pale hands on his knees. He looked like a statue. Norin turned to her sister, her eyes shining.
‘Is he mad now?’ said Ser. Her sister’s face darkened.
‘I . . . don’t know. Only, just today he learned to speak. This morning when you left he began. He learned “cup” and “drink,” like a baby, and now see! In one day, he’s speaking so! He learned so fast . . .’
‘Or remembered,’ Ser said, arising slowly with her eyes on the Visitor. She bent over him and looked at his white face; his eyes were black holes. She intended to be stern, to shock him; it sometimes worked. Her hand moved to the shade of the lamp, turned it so the lamplight fell full on him.
‘You were born inside a star in the sky?’ she asked sharply.
‘I wasn’t born,’ said the Visitor evenly. ‘I was made.’

Ziggy Stardust

Né uomo né donna, venuto dalle stelle con una missione… Ok, inutile continuare a girarci intorno: il Visitatore è chiaramente Ziggy Stardust.

2.
There are seven windows in the Queen’s bedroom in the Citadel that is the center of the City that is on the lake island called the Hub in the middle of the world.
Two of the seven windows face the tower stones and are dark; two overlook inner courtyards; two face the complex lanes that wind between the high, blank-faced mansions of the Protectorate; and the seventh, facing the steep Street of Birdsellers and, beyond, a crack in the ring of mountains across the lake, is always filled at night with stars. When wind speaks in the mountains, it whispers in this window, and makes the fine brown bed hangings dance.
Because the Queen likes light to make love by, there is a tiny lamp lit within the bed hangings. Black Harrah, the Queen’s lover of old, dislikes the light; it makes him think as much of discovery as of love. But then, one is not the Queen’s lover solely at one’s own pleasure.
If there were now a discoverer near, say on the balcony over the double door, or in the curtained corridor that leads to the servants’ stairs, he would see the great bed, lit darkly from within. He would see the great, thick body of the Queen struggling impatiently against Black Harrah’s old lean one, and hear their cries rise and subside. He might, well-hidden, stay to watch them cease, separate, lie somnolent; might hear shameful things spoken, and later, if he has waited, hear them consider their realm’s affairs, these two, the Queen and her man, the Great Protector Black Harrah.
‘No, no,’ Black Harrah answers to some question.
‘I fear,’ says the Queen.
‘There are ascendancies,’ says Black Harrah sleepily. ‘Binding rules, oaths sworn. Fixed as stars.’
‘New stars are born. The Grays have found one.’
‘Please. One thing at a time.’
‘I fear Red Senlin.’
‘He is no new star. If ever a man were bound by oaths . . .’
‘He hates me.’
‘Yes,’ Harrah says.
‘He would be King.’
‘No.’
‘If he . . . ?’
‘I will kill him.’
‘If he kills you . . . ?’
‘My son will kill him. If his sons kill my son, my son’s sons will kill his. Enough?’

Tabella riassuntiva

Un insolito blend di low fantasy medievale, fiaba e fantascienza. Narratore onnisciente e gestione dei pov alla cazzo.
Un vastissimo cast di personaggi interessanti e sempre a rischio morte. Infodump e raccontati che rallentano il ritmo.
Quando vuole la prosa di Crowley è secca, concreta e precisa. Crowley se la tira.
In 200 pagine succede di tutto!

(1) Nei romanzi successivi Crowley imboccherà purtroppo la strada opposta, adottando uno stile sempre più verboso e barocco. Se Engine Summer è irritante, Little, Big è talmente pomposo e naif da prendere a testate il muro.

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14 risposte a “I Consigli del Lunedì #41: The Deep

  1. Lo voglio leggere **
    Per chi non volesse dare soldi ad Amazon, segnalo che si può trovare anche su altri siti, come Kobo books.

  2. Ammetto di aver letto l’articolo saltando qui e lì per non assorbire troppi dettagli che avrebbero tolto gusto ad una lettura che comincerò quanto prima possibile. Sembra il romanzo dei miei sogni: fantapolitica scacchistica, tanti personaggi in conflitto ma moralmente ambigui, scrittura asciutta, momenti thrilling, mistero, sense of wonder.

    Anche se i meda sono molto diversi mi ricorda un po’ l’anime Code Geass come impostazione. E ovviamente Martin (che ha preso egli stesso spunto dalla Guerra delle due Rose le Cronache) pur senza quella spossante – ma anche intrigante, va detto – lentezza.

    Ho un titolo per l’estate.Evviva!
    Grazie Tapiro 🙂

  3. Mi ispira tantissimo! Non ero nemmeno a metà recensione che già l’avevo scaricato.

  4. @Tales:

    Per chi non volesse dare soldi ad Amazon, segnalo che si può trovare anche su altri siti, come Kobo books.

    Grazie dell’indicazione.
    Vedrò di aggiungerla nel corpo dell’articolo!

    @Alb:

    Anche se i media sono molto diversi mi ricorda un po’ l’anime Code Geass come impostazione.

    Capisco cosa intendi, ma in realtà la somiglianza è debole.
    In Code Geass c’è un sacco di pathos: la storia insiste moltissimo sui drammi interiori e morbosi dei personaggi principali, e spesso tende al melodrammatico. In The Deep succede l’esatto opposto: con la sua telecamera distante e i paragrafi concisi, la narrazione rimane molto fredda. Ciò che mi ha colpito, infatti, è proprio il contrasto tra la drammaticità di molti degli avvenimenti e la freddezza della narrazione.

    @Coniglietto:

    Mi ispira tantissimo! Non ero nemmeno a metà recensione che già l’avevo scaricato.

    Yay ^_^

  5. Una chance gliela darei volentieri ma non l’ho trovato in italiano e non è il tipo di libro che vorrei leggere in lingua originale.

  6. @Tapi: bellobellobello! l’ho iniziato qualche giorno fa ed ora è quasi finito,
    Mi piace davvero un sacco. Ultimamente hai inanellato una serie di consigli di libri davvero entusiasmanti. Bravo Tapiro 😛

    @Nicholas:

    Una chance gliela darei volentieri ma non l’ho trovato in italiano e non è il tipo di libro che vorrei leggere in lingua originale.

    e se poi te ne penti?

    • 😄
      eh hai anche ragione te ma avendo una pila infinita di roba da leggere me ne pentirò tra un bel po.
      Così intanto tapiro ci da altri consigli.

  7. Bella rece. Il libro sembra molto interessante. Appena ho tempo tenterò di dargli una letta.

    Tapi, se riusi un altra volta l’aggettivo “flaubertiano”, giuro che vengo lì e ti picchio!

  8. Tapi, se riusi un altra volta l’aggettivo “flaubertiano”, giuro che vengo lì e ti picchio!

    Non è colpa mia se il narratore di The Deep è flaubertiano u.u
    Pensa: con una sola parola sintetizzo così tanti concetti! (il narratore onnisciente ma neutrale, invisibile; lo spostamento da pov a pov intra-paragrafo di taglio cinematografico)

    E poi dovresti essere contento che arricchisca il tuo vocabolario.

  9. La premessa e’ proprio interessante, e’ venuta subito voglia di leggerlo anche a me! Ma con tutti questi paragoni con Martin devo dedurre che alla fine ti sei messo a leggerlo/guardare il telefilm, o te ne hanno parlato talmente tanto che alla fine e’ come se lo avessi fatto da te?

  10. @Giovanni:

    Ma con tutti questi paragoni con Martin devo dedurre che alla fine ti sei messo a leggerlo/guardare il telefilm, o te ne hanno parlato talmente tanto che alla fine e’ come se lo avessi fatto da te?

    Più la seconda che la prima, in realtà… ovunque ti giri, c’è gente che parla di Martin.
    Come già dissi sul blog, a quindici o sedici anni avevo letto il primo libro italiano delle Cronache (vale a dire, metà del primo libro originale). Non era male, ma non mi aveva neanche appassionato abbastanza da comprare quello dopo, quindi avevo mollato la storia lì. La riprenderei in mano volentieri, ma solo se Martin si decidesse a finire la storia e pubblicare l’ultimo volume – odio le cose lasciate a metà.

    @Mikecas:

    bentornato…
    però dovresti imparare finalmente a cercare su Library Genesis

    😛
    Perché imparare, quando ho lettori così solerti?

    Non avevo notato che c’era l’ePub dell’omnibus con tutti i primi romanzi di Crowley. Se mi dici che è formattato dignitosamente, bene!
    Potrebbe essere un’occasione anche per dare un’occhiata a Beasts, il secondo romanzo di Crowley (che non ho letto).

  11. Commento (quasi) spoileroso!

    Ho appena terminato di leggere The Deep, e devo dire che mi ha lasciato un po’ perplesso. La parte del romanzo che mi attirava di più era quella che riguardava l’avventura del Visitatore, che mi aspettavo si concludesse con una rivelazione/colpo di scena che avrebbe messo luce sulla strana natura di quel mondo piatto e circolare sostenuto da una lunga colonna sospesa nel vuoto (per esempio, mi aspettavo che alla fine si scoprisse che in realtà i Rossi e i Neri erano dei batteri che vivevano sulla superficie di un tubo incrostato, o qualcosa del genere). Invece la conclusione di quella parte e’ piuttosto vaga e incompleta (quasi da lasciare spazio a un seguito, volendo), e ultimamente non offre niente di particolarmente brillante. L’idea di guerra eterna come strumento per mantenere l’equilibrio e’ interessante, ma andava meglio sviluppata: che cos’era successo agli uomini che avevano chiesto a questa entità superiore di raccoglierli e di portarli in un mondo dove vige un eterno medioevo? Significa che per Crowley il progresso e’ portatore di malessere, e quindi il finale di The Deep e’ in negativo?
    Questi sono gli interrogativi che mi fanno chiedere se 200 pagine erano fin troppe, oppure troppo poche (di sicuro Martin ci avrebbe tirato fuori almeno tre libri).

    Cambiando argomento: per commentare qui ho dovuto scorrere per intero tutti gli ultimi tuoi articoli. Non avresti la possibilità di far comparire solo il primo paragrafo di ogni articolo nella home del blog? Secondo me verrebbe fuori una cosa più elegante ed accessibile.

  12. @Giovanni:

    Invece la conclusione di quella parte e’ piuttosto vaga e incompleta (quasi da lasciare spazio a un seguito, volendo), e ultimamente non offre niente di particolarmente brillante.

    Esatto: era proprio ciò a cui mi riferivo nella recensione, quando parlavo di una conclusione della storyline metafisica non del tutto soddisfacente. A onor del vero, tutte le domande importanti trovano risposta (da dove venga quel mondo, perché sia fatto così, chi sia il Visitatore e quale sia il suo ruolo); il problema è che le risposte sono superficiali e non ripagano del tutto dell’investimento fatto nel libro.
    Sicuramente un trattamento più ampio della questione (e magari un centinaio di pagine in più sparpagliate per tutto il romanzo) avrebbero giovato alla storia.

    Significa che per Crowley il progresso e’ portatore di malessere, e quindi il finale di The Deep e’ in negativo?

    Non penso che Crowley esprima un vero giudizio.
    A volerne trovare uno, però, è l’esatto opposto: per quanto si tenti artificialmente di bloccare il progresso e fermare la Storia, non ci si riuscirà a lungo perché nell’uomo è insito il cambiamento. Basta una piccola scheggia nell’ingranaggio (la perdita della memoria del Visitatore) e il bel meccanismo immutabile va a remengo.
    E’ questo che suggerisce il finale del romanzo, con Sennred nella piazza della cittadella.

    Non avresti la possibilità di far comparire solo il primo paragrafo di ogni articolo nella home del blog? Secondo me verrebbe fuori una cosa più elegante ed accessibile.

    E’ una buona idea e posso lavorarci, anche se non so dirti di preciso quando troverò il tempo per farlo.
    Comunque sappi che per ora questo Consiglio su The Deep è ancora nel menu degli Ultimi Articoli.

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