Gli Italiani #11: Alieni coprofagi dallo spazio profondo

Alieni coprofagi dallo spazio profondoAutore: Marco Crescizz
Genere: Commedia Nera / Fantasy / Bizarro Fiction
Tipo: Romanzo breve

Anno: 2015
Pagine: 100 pg. circa
Editore: Antonio Tombolini Editore
Collana: Vaporteppa

A nessuno piacciono i ciccioni.
Lo impara ogni giorno a sue spese Nunzio, trentenne impiegato delle poste, talmente grasso che non riesce a vedersi il pisello e fa fatica a passare dalla porta. I colleghi lo deridono e si approfittano di lui, il capo lo copre di insulti. Fuori dal lavoro, si nasconde in casa dove affonda i suoi dispiaceri nelle vaschette di gelato e nei pacchetti di nachos. Da anni, per la vergogna, non va a trovare i genitori, ai quali ha raccontato di essere dimagrito. E a nulla valgono le esortazioni a fare attività fisica e a scuotersi dal torpore di Schwarzy, l’amico immaginario che si è creato sul modello dell’attore culturista.
Be’, direte voi, la vita di Nunzio non potrà certo diventare più miserabile di così, giusto? Può, può. Perché da qualche tempo, in città, si registrano sparizioni di obesi. E se gli escrementi degli esseri umani fossero, per le creature di un altro pianeta, una potente droga dal valore inestimabile? E se esistesse un traffico intergalattico di ciccioni, schiavizzati per l’abbondanza della merda che possono produrre? Nunzio scoprirà a sue spese che il passaggio da una vita di umiliazioni a quella di una “mucca mungi-merda” può essere sorprendentemente breve. Riuscirà a sopravvivere e a riscattare la dignità perduta, o diventerà l’ennesima vittima della tratta degli obesi?

Ultimamente ho cominciato un po’ troppi dei miei articoli con toni da barbogio: non sono un amante dell’high fantasy, non mi piacciono le storie di supereroi, non sono un fan delle Cronache di Martin… Basta! Oggi voglio riscattarmi ed esordire con un messaggio positivo: adoro i b-movie, tanto quelle pellicole vintage “so bad it’s good”, tanto gli omaggi volontari ai filmacci di genere (sullo stile dei film di Rodriguez). Inevitabilmente i miei occhi si sono illuminati quando ho scoperto che Vaporteppa, la collana di narrativa fantastica gestita dal Duca, aveva pubblicato un titolo che pareva un incrocio tra un filmaccio pseudo sci-fi degli anni ’50 e un’opera di Carlton Mellick.
Alieni coprofagi dallo spazio profondo – romanzo breve dell’esordiente Marco Crescizz – è una strana scommessa. Da una parte, per il modo in cui si presenta, rischia di attirare solo lo sparuto numero di amanti italiani della Bizarro Fiction (come me). Al contempo, vuole essere – pur senza prendersi troppo sul serio e senza assumere, vivaddio, toni da Pubblicità Progresso – una storia sull’obesità, su cosa significhi essere obesi e su quanto sia difficile superarlo. Due anime apparentemente distanti, che rischierebbero di non rivolgersi allo stesso pubblico – ma che nella storia di Crescizz collimano in modo interessante. Cercherò di dimostrarvi come.

It Came From Outer Space

Le pellicole anni ’50 a cui Crescizz dichiara di essersi ispirato. Sublime!

Uno sguardo approfondito
È molto raro, soprattutto nella narrativa di genere, trovare storie con protagonisti dalle condizioni fisiche non standard. L’unico altro romanzo letto negli ultimi anni con un protagonista obeso che mi venga in mente, per esempio, è The Morbidly Obese Ninja di Mellick. Ancora più raro, poi, è che la storia in questione riesca a trasmettere al lettore, a livello sensoriale, la diversità di questo corpo che sta abitando durante la lettura. Di recente ho letto Il padiglione d’oro (Kinkaku-ji) di Mishima, tratto dalla storia vera del giovane accolito buddista che negli anni ’50 diede inspiegabilmente fuoco al famoso tempio di Kyoto, radendolo al suolo. Il protagonista è balbuziente dalla nascita, e questo tratto è la chiave del suo essere un asociale e un misantropo – tuttavia, nel corso della lettura continuavo a dimenticarmi della sua balbuzie, ricordando solamente il suo essere genericamente uno ‘sfigato’ con problemi relazionali. Un po’ per la tendenza di Mishima a usare il discorso indiretto piuttosto che quello diretto, un po’ per l’uso del narratore onnisciente, la disabilità del protagonista, pur così rilevante (e interessante da vivere, del resto) rimaneva un dato astratto, privo di concretezza per il lettore.
Tutto il contrario in Alieni coprofagi. Scritto in terza persona ravvicinata, con il pov unico di Nunzio, il romanzo di Crescizz ci fa avvertire ad ogni riga l’obesità del suo protagonista – l’ingombranza, la pesantezza del suo corpo. La difficoltà di passare dalle porte, le sedie troppo strette per il proprio culone, la difficoltà di chinarsi, l’impossibilità di vedersi l’uccello o le scarpe a causa della trippa, i fiumi di sudore che colano continuamente da ogni orifizio e rimangono intrappolati nella tuta… La condizione di Nunzio, ossia l’elemento che più di ogni altro lo caratterizza nei suoi rapporti col mondo e determina i suoi conflitti (esterni e interiori), ci è continuamente davanti agli occhi, e la viviamo nella nostra pelle: “Tirò il freno a mano e aprì la portiera. Le cosce rimasero schiacciate contro la parte bassa del volante. Oddio non riesco a uscire! Oddio… devo stare calmo...” Diventiamo dei cicciomerda con Nunzio.

Ma Nunzio è un tipo passivo, che si culla nei sensi di colpa e nell’autocommiserazione, un vigliacco che si fa mettere i piedi in testa e mente a sé stesso – per cui, sarebbe stato facile per il lettore provare insofferenza nei suoi confronti. L’autore riesce invece a farci sviluppare empatia nei suoi confronti. È vero, Nunzio non è un personaggio particolarmente positivo, ma quelli che lo circondano sono delle merde assai peggiori; i tanti piccoli imbarazzi che Nunzio prova nel corso della sua giornata toccano delle corde dentro di noi (come il senso di vergogna di presentarsi in cassa con quantità di cibo per un esercito e dover sostenere gli sguardi del cassiere…); e la figura immaginaria di Schwarzy, coi suoi incitamenti macchiettistici a tirare fuori le palle e cambiare vita, oltre a risolvere il problema della solitudine del protagonista – senza nessuno con cui parlare e scontrarsi, le scene non lavorative potevano diventare velocemente noiose – ci fa capire che in fondo in fondo Nunzio vorrebbe realmente cambiare. È la prima scintilla che fa capire al lettore che la storia non rimarrà statica, che Nunzio avrebbe dentro di sé il coraggio per fare qualcosa e che deve solo tirarlo fuori.
Noterete che non ho ancora nominato gli alieni. Nonostante il titolo del romanzo, infatti, il plot fantascientifico appare piuttosto tardi nella storia, all’incirca nella seconda metà del libro. Benché siano un pezzo fondamentale della storia, infatti – e indizi sono disseminati fin dall’inizio – gli alieni non sono il focus tematico del romanzo, che invece è centrato sulla lotta personale di Nunzio contro la sua inerzia esistenziale e quindi contro la ciccia. Gli alieni di Crescizz sono creature macchiettistiche, tra il cartone animato e l’omaggio alla fantascienza di serie b degli anni ’50; svolgono bene il loro doppio ruolo – come fonte di gag, e come antagonisti fisici del protagonista – ma rimangono caratterizzati in modo abbastanza superficiale. Non essendo il centro della storia, questo va bene; ma è un peccato che Crescizz non abbia speso qualche energia in più per creare un po’ di sense of wonder. La fisionomia degli alieni, l’astronave, la tecnologia aliena – è tutto molto citazionistico e a tratti divertente, ma anche abbastanza piatto e privo di reali sorprese.

Schwarznegger Personal Trainer

In generale, ho avvertito una certa scollatura tra la prima parte del romanzo, di vita quotidiana, e la seconda più improntata all’azione. La prima è assolutamente brillante, nel suo rendere i rapporti interpersonali, le piccole meschinità dell’ufficio (la collega opportunista, il capo a cui importa solo di pararsi il culo, la generale mediocrità intellettuale); la seconda è un po’ più convenzionale, benché il ritmo rimanga rapido. In questa seconda parte, soprattutto, si gioca la vera trasformazione del protagonista da perdente in vincente – per sfuggire alla prigionia Nunzio dovrà cambiare atteggiamento e superare i propri limiti – ma il cambiamento è troppo rapido. Da pavido cicciomerda che ha paura persino della propria collega a leader carismatico, capace di infondere coraggio nei compagni di sventura e di affrontare a muso duro gli alieni, il passo è molto lungo e andava a mio avviso scandito meglio. Complice anche il fatto che trascorre un lungo lasso di tempo nel corso della prigionia (lasso di tempo che non viviamo), la transizione dal vecchio Nunzio al nuovo Nunzio è troppo repentina per essere del tutto credibile.
Qua e là c’è qualche altra scelta poco felice. Ancora all’inizio del romanzo, Nunzio viene punito a lavorare due settimane al turno di notte: mi sarei aspettato che questo nuovo setting, con in più l’introduzione di un nuovo personaggio che per la prima volta menziona gli alieni, avesse un ruolo importante nel portare avanti la trama. Invece l’episodio rimane inconsequenziale sullo sviluppo della trama, e il personaggio di Tazzi riappare solamente alla fine del romanzo. Ancora: poco dopo aver introdotto gli alieni, Crescizz si affretta a spiegarci perché si esprimono in italiano anziché nella loro lingua – il che è apprezzabile. Ma lo fa in un As you know, Bob? terribilmente artificioso. Forse sarebbe stato più elegante posticipare la spiegazione di qualche capitolo ma farla emergere in modo più naturale, per esempio in un dialogo tra Nunzio e i suoi compagni di prigionia.

Ma si tratta di problemi tutto sommato marginali. Nel complesso la storia scorre bene: sia nella prima che nella seconda parte accadono continuamente cose, e quindi non si vivono mai momenti di stanca. Soprattutto, la lettura è resa piacevole dall’umorismo che pervade tutta la narrazione – un umorismo ora più drammatico (Nunzio che non passa dalle porte), ora più buffonesco (gli alieni che si sballano con la merda), senza il quale la quest del protagonista di ritrovare la propria dignità sarebbe risultata decisamente depressiva. La figura di Schwarzy, che volta a volta assume le sembianze di uno dei personaggi dei suoi film, è carinissima; Chen, il cinese, è un personaggio assolutamente esilarante.
Certo, è un umorismo nero e spesso scurrile, che deve piacere. Come questa battuta che introduce il personaggio di Chen: “«Tu sta celcando belo uomo, eh?» Le labbra si allargarono in un sorriso: un incisivo d’oro spiccò in mezzo ai denti bianchi. «Tu volele vedele mio piseeeelo, eh?» Si sventolò l’orecchio.” O la viscida parlantina di Talenti, il capo di Nunzio: “Talenti si risedette alla scrivania e accarezzò le biglie di ferro con la delicatezza che si usa per i testicoli. «Esistono dei posti, Becchi, dove è possibile andare a sfogare quello che un mio caro amico di Roma chiama Er Pacciani. È dentro ogni uomo e noi dobbiamo tenerlo sotto controllo…“. Squisito. Ma soprattutto, prima di approcciarsi alla lettura bisogna essere preparati a essere letteralmente sommersi da un mare di merda. Leggete questo breve brano per palati raffinati e valutate da voi se manda in tilt il vostro personale disgustometro:

Il contenitore di plastica attendeva tra le sue gambe. Lo stomacò brontolò.
Dio, che situazione. Devo solo superare il provino e tutto sarà finito…
Nunzio si abbassò le mutande e si sollevò sui talloni. Allargò i piedi per trovare equilibrio e la stoffa si tese tra le caviglie. Lo scoppio di una scoreggia rimbombò nella cantina. Fece strisciare il contenitore sotto di sé e ci poggiò il sedere scoperto. Spinse e tirò su col naso del moccio freddo. Spinse ancora.
Alla puzza del primo peto seguì un concerto di flaccidi stronzi e virtuose pernacchie. L’orchestra si fermò. Nunzio strizzò gli occhi e contorse il viso in una smorfia.
Arriva il caricoooooo! Oddio mi scoppia il cuore!
Nunzio sentì come se un melone avesse abbandonato il suo stomaco.
Tre flatulenze secche e concise sancirono la fine dell’evento, come un arbitro che fischi la fine di un incontro di calcio.
Non ho nulla per pulirmi.
Fece spallucce e si tirò su i mutandoni.

Cacca di Arale

La cacca: la grande discriminata della letteratura mondiale. Sogno una società più consapevole e libertaria, che abbandoni i bigottismi del presente, dove la cacca sia ovunque. Viva la cacca.

Alieni coprofagi dallo spazio profondo è una delle storie più originali mai pubblicate da Vaporteppa, e in generale è una delle cose più divertenti che abbia letto nell’anno appena trascorso. Aldilà del titolo – che comunque è delizioso – il romanzo breve di Crescizz racconta, con tono scanzonato, una storia seria capace di commuovere. Grazie al suo ritmo e alla brevità, si può leggere in una serata o due. E il finale è assolutamente geniale. Solo, non aspettatevi una storia improntata sul sense of wonder o sulle idee – restereste delusi – ma piuttosto una storia di crescita personale.

Bizarro sì o no?
Resta da capire se Alieni coprofagi sia classificabile come Bizarro Fiction. Il Duca stesso, nell’articolo di Baionette Librarie dedicato al romanzo, si mostra scettico: “Qui potrei sbagliami, ma non credo che Alieni Coprofagi dallo Spazio Profondo sia Bizarro Fiction: conteggiando gli elementi direi che è Fantascienza umoristica classica. L’autore è concorde con me che non sia Bizarro.” A voler essere rigorosi, in base alla definizione del genere di Rose O’Keefe dovremmo poter individuare almeno tre elementi ‘weird’ indipendenti a formare il telaio della storia. Se uno è sicuramente l’idea che esista un traffico intergalattico di stronzi umani col potere di sballare gli alieni, un altro potrebbe essere il fatto che il protagonista ha un amico immaginario con le sembianze di Schwarznegger; ma dovremmo metterci di buzzo buono per trovare un terzo elemento. Inoltre, come ho già sottolineato, gli elementi bizzarri non sono il centro tematico della storia.
Al contempo, però, se andiamo a sfogliare il catalogo di Bizarro Central troveremo diversi romanzi catalogati come ‘Bizarro’ con altrettanta, o anche minore enfasi sul fantastico e l’assurdo. E se è vero che Alieni coprofagi non è così bizzarro, sicuramente tocca una serie di corde che tutte insieme in genere piacciono ai consumatori di Bizarro mentre rivoltano altri: la volgarità, l’amore per i liquidi corporei e le cose schifose, un approccio low-brow alla commedia nera, il citazionismo pop. Può quindi essere utile classificare il romanzo come tale, pur con tutti i caveat del caso.

Rose O'Keefe

Rose O’Keefe. Una tipa di cui ci si può fidare.

Meanwhile, on Vaporteppa…
L’ultima volta che abbiamo parlato di Vaporteppa era stato un annetto fa, quando ho raccolto una sintesi dei tre racconti italiani a tema Steampunk in occasione del mio Consiglio su Infernal Devices. Nel frattempo, nel corso del 2015 la collana del Duca ha pubblicato un po’ di roba interessante. Non ci dedicherò degli articoli appositi, ma vediamo molto brevemente di che si tratta:
BlestematBlestemat, inedito italiano di 120 pagine circa di Federico Russo (anche noto sul web come Taotor). È una storia semiseria e rocambolesca, che si svolge quasi tutta nel corso di un’unica, sventurata notte, e vuole rispondere alla domanda: cosa saresti disposto a fare per un po’ di figa? Uno studente fuoricorso, senza prospettive e cornificato dalla tipa, per tirarsi su di morale partecipa a un appuntamento al buio con due sexy slave; ovviamente, si ritroverà invischiato in una faida tra clan rumeni, tra magia nera, inseguimenti e demenza assortita. Divertente e ben scritto (anche se pure qui di sense of wonder ce n’è poco), sono contento che Taotor sia riuscito a pubblicare una sua storia!
Il Grande StrappoIl Grande Strappo, altro inedito italiano di poco meno di 300 pagine, dello stesso autore che a fine 2014 aveva pubblicato il romanzo d’esordio Abaddon, Giuseppe Menconi. Devo ancora leggerlo, ma avendo a suo tempo apprezzato il primo libro di Menconi, ho buone aspettative anche per questo. E poi sembra space opera militare, e di space opera militare non ne abbiamo mai abbastanza.
La Marcia CarnaleTre novelle e un romanzo di Mellick. Le novelle Marcia Carnale (The Handsome Squirm) e Pugni di Armadillo (Armadillo Fists) sono entrambe ottime; le ho lette in lingua originale e ne ho già parlato nella mia guida Mellick for Dummies. Non ho invece mai letto l’altra novella, I cannibali di Candyland (The Cannibals of Candyland… duh), né il romanzo breve Apocalisse Peluche (Cuddly Holocaust); non escluderei, a questo punto, di leggerli direttamente in traduzione.

Qualche estratto
Per i due brani in anteprima, ne ho scelto uno deprimente e uno divertente. Il primo ci mostra un episodio di vita quotidiana – e quotidiana umiliazione – di Nunzio; il secondo introduce lo splendido personaggio del cinese Chen mentre intavola una tirata da venditore degna di Mastrota.

1.
Cassa 5… donna… 6, donna… 7, un uomo!
Nunzio spinse il carrello vicino alla cassa sette. Calò le braccia nelle buste della spesa e poggiò cinque sacchetti di patatine al bacon, cinque pacchi di pop-corn per microonde, bastoncini di pesce, patatine fritte surgelate, cordon bleu, due secchielli di gelato gusto mou, bruschette surgelate, tre pacchi di biscotti al cacao, quattro bottiglie di succo di mela, ketchup piccante, maionese, salsa barbecue, salsa worcester, salsa rosa, tre pacchi di costine, due di hamburger, un merlot e un cabernet, tre salami, un pezzo di gorgonzola, un triangolo di grana padano, una boccetta di aglio in polvere, tre pesti e cinque sughi pronti, due burrate, tre pacchi di caramelle acide, sei spiedini, del succo di limone, un vaso di Nutella da 825 grammi, sette buste di risotti pronti, olio aromatizzato al rosmarino, quattro scatole di cereali al cioccolato, arachidi, burro di arachidi, cinque pacchi di caffè, quattro confezioni di budino alla vaniglia, tre pacchi di spaghetti, due di rigatoni, tre di pennette rigate, uno di fusilli, un kit per la preparazione dei burrito, due chili di burro, sciroppo d’acero, tre scatole di sofficini, olio per friggere, dentifricio e spazzolino, schiuma da barba e lamette, due pacchi maxi di carta igienica.
«Qu-qui ci sono due casse di birra.» Nunzio indicò nel carrello.
«Basta che mi passi una bottiglia. Amico, devi dare proprio una gran festa.» Il cassiere prese la birra e il blip! confermò la lettura.
«Già… una festa…»
Invece le tue colleghe lo sanno che sono uno sfigato e che mangerò tutto questo schifo solo come un cane!

2.
«Io no vedele te qui mai.» Chen incrociò le braccia, sembrava ancora più grosso così.
«È la prima v-volta e sarà l’ultima.» Sospirò.
«Tu volele peldele peso, volele questo.» Sfilò la canotta da dentro i jeans e mise in mostra addominali scolpiti sopra i quali Nunzio avrebbe potuto grattugiarci del grana padano.
«No-non potrò mai essere così.» Nunzio si risedette.
«Lamentale no selve, belo ciccione, io era come te…» Chen gli mise una mano sulla spalla e si sedette accanto a lui.
«I-impossibile.»
Chen infilò una mano nella tasca dei jeans e tolse il portafogli, lo aprì a metà, con un due dita a pinza sollevò una foto ingiallita di un bambino cinese obeso seduto in un prato.
«Io avele otto ani e ola gualda me.» Gonfiò un bicipite, le vene grosse come lombrichi. Lo baciò.
«Tu, davvero, pu-puoi aiutarmi? Mi a-allenerò ogni giorno.»
Chen si alzò e gli si piazzò davanti alla faccia. «Ehi, belo ciccione, io non vuole dile bugia, ma tu può fale tuto attlezzo di palestla che vuole, ma non potele mai avele questo.» Sollevò ancora la canotta e col pugno picchiò sui cubetti degli addominali. «Pel diventale come loccia dula te deve plendele medicina di Chen. Io ha in macchina se vuole vedele.»
«È doping?»
Chen scoppiò a ridere. «No dloga. Essele medicina olientale natulale, licetta segleta di Chen. Segui me.»
Nunzio si alzò e seguì le spalle larghe del cinese fino a una macchina sportiva gialla.
«Una Porsche Cayman che io avele pelchè tlasfolmo bei ciccioni come te in muscolosi come me.» Aggirò la vettura e aprì il bagagliaio.
[…] Chen rimise a posto la borraccia e sollevò la tuta di Nunzio scoprendo l’ombelico. Si aggrappò a un rotolo di ciccia e lo tirò. «Più massa tu avele e più muscolo glosso avele dopo. E quando tu avele muscolo glosso, può entlale in palestla Wolkout e fottele Gianna in culo.» Scoppiò a ridere e il dente d’oro mandò un bagliore. «Io scopale tanto-tanto con Gianna nelo spogliatoio e nela macchina.» Strizzò l’occhio a mandorla. «Plima venile muscoli glossi, poi belle donne e alla fine lispetto di tutti uomini.»

Tabella riassuntiva

Si prova sulla propria pelle cosa significa essere obesi. Evoluzione del protagonista troppo brusca.
Ottima resa del conflitto interiore del protagonista.  Gli alieni e tutto ciò che li riguarda rimane un po’ superficiale.
 Personaggi esilaranti e setting demente al punto giusto.
La cacca è bella. Vogliamo più storie sulla cacca.
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14 risposte a “Gli Italiani #11: Alieni coprofagi dallo spazio profondo

  1. Uhm…il confine tra il b-movie che parla di cacca e un b-movie di cacca è piuttosto sottile. In genere, l’umorismo che piace al Duca non è un buon umorismo, a mio modo di vedere (lo trovo sempre troppo artificioso, forzato). Mellick invece riesce a stupire e divertire mantenendo sempre una certa “misura”, il che non gli impedisce di infilare non tre, ma almeno sei-sette elementi weird nelle sue storie. Appena finisco “Puttana da guerra” passo agli Alieni mangiamerda. Non vedo l’ora di “strizzare” ancora un po’ il Duca (no, dai, in fondo gli voglio bene, sul serio).

  2. Mille grazie per aver recensito il mio raccontone. Una recensione bellissima che coglie molte sfumature dell’opera. Sono molto soddisfatto di esser finito su Tapirullanza, blog che seguo da un sacco di tempo.
    Iniziare l’anno così è di buon auspicio!
    Crescizz

  3. Ecco che mi delurko anche da Tapirullanza 🙂

    Sono molto curioso di sapere cosa ne pensi de “Il Grande Strappo”.
    Ho letto tutto quello che è stato pubblicato da Vaporteppa, ma non riesco ad andare oltre il 62% di quest’ultimo.
    Blestemat e Alieni Coprofagi Dallo Spazio Profondo, come hai detto tu, non sono molto improntati sulle idee, e anche nel romanzo di Menconi ne è presente solo una che è carina e originale. Il resto degli elementi fantascientifici è tutta roba abbastanza banale (anche se non so cosa accadrà dopo il 62%).
    Il romanzo è incentrato sui drammi del protagonista, su cosa sia giusto e cosa sbagliato, sulla famiglia ecc… ma ci sono poche idee.
    Ho anche molta difficoltà mandare giù la ripetitività delle emozioni/pensieri del protagonista. Molte scene credo che abbiano come unica utilità proprio il mostrare quanto lui si senta male o sia in tensione o spaventato ecc… ma io a un certo punto non le ho più rette.
    In più il protagonista è un idiota! Ovviamente è così che deve essere, è indispensabile per il romanzo, ma a me proprio non va giù.
    Perfino la copertina penso che sia la peggiore della collana. Certo non aiuta il logo ingombrante con l’ussaro, che stona con la copertina da space-opera.

    Sono un po’ deluso, anche perché Abaddon lo avevo trovato carino.
    Ho detto che voglio sapere che ne pensi perché adoro Vaporteppa, e spero di essere l’unico a cui non sta piacendo per niente Il Grande Strappo. D’altra parte non pensavo che qualcosa di Vaporteppa mi avrebbe fatto tanto schifo, e ho bisogno di confrontarmi, anche perché a me piace la space-opera militare, ad esempio qualche anno fa ho amato tantissimo la serie Battlestar Galactica, e anche Heinlein mi intrippa un casino.

    In generale questa piega che ha preso la collana non mi piace, io preferisco di gran lunga i racconti pieni di idee (o almeno un’idea sola ma incredibile), infatti Lo Specchio Di Atlante è il mio preferito fra i romanzi italiani e se dovessi stilare una classifica generale starebbe nelle posizioni più alte, insieme ai Mellick e sopra Swanwick.

    P.S: A proposito di romanzi pieni di idee:
    Qualche mese fa ho letto The Three Body Problem di Cixin Liu e nonostante lo stile non sia quello che trovo in Vaporteppa (ovviamente direi, chissà che pensieri hanno sullo stile in Cina?) mi ha fatto urlare di gioia e ha riempito la mia testa di idee incredibili per giorni e giorni e me ne ha fatto parlare con i miei amici e con mio padre. Hai intenzione di dargli una possibilità?

  4. L’idea è interessante, ma potrei essere troppo schifiltosa per quanto la cacca sia simpatica.

  5. Beh, se cerchi il confronto, io la penso in maniera quasi opposta dalla tua. ^^
    “Lo specchio di Atlante” è divertente, ma a mio avviso spreca molte buone idee per dare spazio alla risoluzione di un delitto. Mi sono divertito a leggere il processo, il personaggio del giudice era carino, ma le parti più interessanti erano altre e sono state sfruttate poco, dunque mancava un vero mordente per chi, come me, non è interessato ai “gialli”.
    Mentre ne “Il grande strappo” c’è parecchio materiale su cui discutere fin dall’inizio (tipo quanto sia insignificante la vita umana ^^) e tutti i temi vengono approfonditi, è l’azione a ruotare attorno a loro, non il contrario come accade in opere più superficiali in cui il centro focale sono battaglie, esplosioni, colpi di genio sorprendenti da parte del protagonista figo che sa sempre come cavarsela e robe del genere.
    C’è un conflitto permanente tra chi lotta per un ideale o un dovere e chi lotta per la prorpia dannata vita. E non è un conflitto facile da risolvere perché se lotti per te stesso, calpesti gli altri senza pensarci e sei un egoista, se lotti per un ideale, anche. Calpesti gli altri per un “organismo” superiore che neppure esiste, la “società” e che oltre a essere un’astrazione è pure un’idea basata su menzogne messa in piedi da singoli individui che pensano solo alla propria pellaccia. Non c’è via d’uscita…
    Tutto il libro è praticamente il finale di Abaddon elevato al cubo. Ipocrisia e egoismo usati, non per dipingere un antagonista e renderlo antipatico al lettore, ma per descrivere ognuno di noi…
    Per tutto il libro il protagonista userà i figli quasi come un alibi per non dover prendere posizioni difficili e giustificare le proprie scelte. Alla fine dovrà fare una scelta.

    E questo tralasciando tutti gli altri temi piuttosto attuali.
    Insomma, una società altamente credente che non ha mai letto la bibbia, non ti ricorda qualcosa? Tipo dei tizi che qualche anno fa invocavano il “Dio Po” e che oggi mettono cartelli nei paesi per ribadire le origini cristiane della loro “cultura”? ^^
    E’ un libro ben ancorato nel presente che usa l’ambientazione fantascientifica solo per mostrare l’umanità reale e la vacuità dei conflitti. Non ci sono buoni, non ci sono cattivi, solo menzogne, ipocrisia e egoismo che rendono i personaggi terribilmente umani. L’unico personaggio veramente negativo è una capra che, per citare una battuta che va di moda ora, è praticamente la sezione dei commenti di facebook fatta a persona.
    Il tutto inserito in una space opera militare che funge da cornice agli eventi e, per fortuna, non è troppo invadente.

  6. AleK, mi ritrovo molto nelle tue affermazioni su “Il Grande Strappo”, anche se non avevo per nulla riflettuto su come il protagonista utilizzi i figli. A questo punto credo che finirò di leggere il romanzo, anche alla luce di quello che mi hai detto.
    Preciso che la mia opinione è fortemente pregiudicata dai miei gusti (ovviamente). Per natura non ho a cuore il tipo di problemi sollevati dal romanzo di Menconi (ma anche le storie incentrate sull’azione e i protagonisti geniali e fortissimi mi schifano). Di solito invece mi piacciono molto i problemi scientifici tipici della fantascienza hard o le pure idee matematiche, oppure l’approfondimento delle relazioni fra singoli individui (di qualsiasi tipo), oppure le forti impronte estetiche che rimangono impresse nella mente per sempre (per questo adoro l’animazione, e un po’ l’ho ritrovato nel romanzo di Cicchetti, che mi ha affascinato anche esteticamente).
    Queste sono le mie preferenze, ma in realtà finisco per apprezzare quasi tutto (l’unica cosa che davvero mi annoia sono i film azione-azione), ed è strano che non abbia apprezzato questo romanzo, in un certo senso mi ha allarmato. Grazie per la tua risposta, era quello che volevo sentire 🙂

  7. @Non Cogito:

    Mellick invece riesce a stupire e divertire mantenendo sempre una certa “misura”, il che non gli impedisce di infilare non tre, ma almeno sei-sette elementi weird nelle sue storie.

    Dipende da cosa intendi per “misura”.
    Nelle storie di Mellick ci sono donne che decapitano zombie per poi scoparne i cervelli, esseri umani usati come vibratori e tizi che si scopano feti di mutanti deformi. Se per te questo è avere ‘misura’ più di una semplice storia in cui la cacca umana è utilizzata come droga da una specie aliena…

    @Crescizz:

    Una recensione bellissima che coglie molte sfumature dell’opera. Sono molto soddisfatto di esser finito su Tapirullanza, blog che seguo da un sacco di tempo.

    Mi fa piacere^^
    Spero che tu riesca a pubblicare presto qualcos’altro.

    @Emanuele:

    Sono molto curioso di sapere cosa ne pensi de “Il Grande Strappo”.
    Ho letto tutto quello che è stato pubblicato da Vaporteppa, ma non riesco ad andare oltre il 62% di quest’ultimo

    Dovrei riuscire a leggerlo durante l’inverno. Essendo più lungo delle ultime opere di Vaporteppa, avrò bisogno di più tempo.
    Ti farò sapere. Incidentalmente, Lo specchio di Atlante è anche il mio preferito, quindi magari avremo opinioni simili su Strappo.

    Perfino la copertina penso che sia la peggiore della collana.

    Su questo dissento. Preferisco la strada delle ultime copertine rispetto a quelle con lo sfondo a collage di vignette; mi sembra che come layout guadagni in leggibilità e sia meno dispersivo.

    Qualche mese fa ho letto The Three Body Problem di Cixin Liu […] Hai intenzione di dargli una possibilità?

    Il fatto che sia fantascienza cinese e che abbia vinto l’ultimo Hugo lo rendono un ottimo candidato alla lettura, ma a essere onesto non so quando avrò tempo. Cerco di alternare roba contemporanea con romanzi più ‘classici’, e non leggo solo narrativa di genere né solo narrativa, quindi tocca sempre fare delle scelte.

  8. Innanzitutto un “bentornato!” al Tapiro, che credevo fosse stato rapito dagli alieni coprofagi di cui sopra.
    Poi, qualche pensiero sulle ultime “Vaporteppate”:
    – Alieni Coprofagi….: Mi è piaciuto molto, ma concordo con la mancanza di “sense of wonder”.
    – Blestemat: grande ambientazione e grandi personaggi, ma la “stregoneria” rumena resta un pò troppo sullo sfondo e mi chiedo perché: hai la possibilità di usare qualcosa di originale, perché relegarla a “tappezzeria”?
    – Pugni di Armadillo: FANTASTICO! Tra i migliori Mellick mai letti, azione & trovate a profusione! Il paragone con la Baroque Works di One Piece è azzeccatissimo.
    – Abaddon: non male, ottima ambientazione, buoni personaggi, finale un pò telefonato ma vabbé…
    – Lo Specchio di Atlante: ottimo wordbuilding e sense of wonder a pacchi, peccato che la storia non decolli mai veramente. A me ha detto poco
    – La Marcia Carnale: ottimo esempio del Mellick che ha me fa venir voglia di lanciare il Kindle dalla finestra, ovvero quello dei finali “ad minchiam”. Si vedano anche “La Vagina Infestata”, “Puttana da Guerra” e purtroppo anche “Tumor Fruit”, che parte alla grande e regge benissimo fino al finale che ti fa venir voglia di bruciare il libro.
    – Il Villaggio delle Sirene: altro esemplare del Mellick che mi fa gridare al miracolo: ambientazione da urlo, storia para-investigativa coinvolgente, finale apocalittico ma non banale.

    Top Vaporteppa per me fino ad adesso: Caligo & Il Ninja Morbosamente Obeso
    New entries in Top: Pugni di Armadillo & Il Villaggio delle Sirene
    Worst Vaporteppa: La Marcia Carnale, La Vagina Infestata & Puttana da Guerra

    Come si evince facilmente ho un rapporto di odio / amore con Mellick, ma d’altra parte con una produzione quasi “industriale” di racconti come lui una qualità altalenante fa parte del gioco.

  9. @Tapiro
    Per “misura” intendo riuscire a scrivere una storia di alieni ninfomani che inseminano commercialiste rettiliane allo scopo di far loro partorire banconote porrnografiche (ok fa schifo, mi è uscita così), riuscendo comunque a sfornare una BUONA storia. Il weird non può vivere di “luce propria”, ma questo lo sai meglio di me. Per questo dicevo che il confine tra “storie che parlano di merda” e “storie di merda” è molto sottile. A breve appurerò se gli alieni mangiamerda sono all’altezza del compito, ma finora i lavori del Duca non mi hanno esaltato.

    • Hey, guarda che le pubblicazioni di Vaporteppa sono molto variegate. Basta che confronti Abaddon con Caligo; sono completamente diversi!
      Il Duca fa l’editor ma sono gli autori a decidere cosa scrivere, e ho letto che, ad esempio, Giulia Besa non ha quasi avuto bisogno di editing. Se dici “i lavori del Duca” pare che li abbia scritti lui tutti quei romanzi >.<
      Fra l'altro nella postfazione di Alieni Coprofagi dice che l'idea della cacca non piaceva neanche a lui, ma che lo ha pubblicato lo stesso dopo averlo fatto sistemare. Il Duca non influisce sulle idee.

  10. @Gargaroz:

    La Marcia Carnale: ottimo esempio del Mellick che ha me fa venir voglia di lanciare il Kindle dalla finestra, ovvero quello dei finali “ad minchiam”. Si vedano anche “La Vagina Infestata”, “Puttana da Guerra” e purtroppo anche “Tumor Fruit”, che parte alla grande e regge benissimo fino al finale che ti fa venir voglia di bruciare il libro.

    Non ti seguo del tutto su questa considerazione su Mellick.
    Se con “ad minchiam” intendi dire che ti urtano, posso accettarlo, ma in realtà nei casi che citi i finali non sono mai distonici rispetto al resto della storia. La rivelazione finale di Tumor Fruit (che personalmente trovo fantastica) rende conto di tutta una serie di elementi misteriosi che Mellick aveva disseminato nel romanzo e che non avevano spiegazione. Allo stesso modo, i finali di Handsome Squirm e Haunted Vagina portano alle estreme conseguenze la situazione originale: sono per certi versi dei “bad ending”, per nulla rasserenanti, ma non sono incoerenti rispetto al resto della storia.

    Condivido invece l’apprezzamento per gli altri romanzi. Village of the Mermaids non mi fa impazzire rispetto al grosso della produzione di Mellick ma non è male.

    • [SPOILER ALERT]

      Precisiamo: tanto per intenderci per me il finale PEGGIORE che abbia mai visto è quello della versione filmica di “The Mist” di King. Giuro, ho rischiato di spaccare il monitor dal nervoso.
      Ti sarà quindi facile capire perché il finale di “The Handsome Squirm” non mi sia piaciuto : che senso ha far lottare il protagonista per tutta la storia contro una particolare sfiga che gli è piombata tra capo e collo per poi farlo morire proprio a causa di quella sfiga nel finale? Non fa ridere, non suscita orrore (è esattamente il finale che si prefigura alla fine del primo capitolo, non c’è nessun “conceptual breakthrough”, nessun colpo di scena), rimane solo la sensazione di aver peso tempo.
      Nel caso di “Haunted Vagina” il finale è semplicemente inutile, incompiuto. La sensazione che ho avuto è quella di essere uscito dopo il primo tempo di un film. E dopo? Mah.
      Il caso di “Tumour Fruit” è ancora diverso: il finale mi è sembrato forzato e pesantemente in sospetto di Deus Ex Machina, come se Mellick non sapesse più dove andare a parare. Stesso caso identico di “Puttana da Guerra”: per la serie “Ragazzi ho finito le idee per questo, passiamo al prossimo racconto!”
      Questa mia idiosincrasia per i finali di Mellick prosegue anche in racconti ancora non tradotti in Italia, tipo “Zombies and Shit”, bellissimo fino a quella specia di finale che vorrebbe essere beffardo e invece è solo WTF.

      Tre finali di Mellick che viceversa ho apprezzato molto sono quelli di “The Egg Man” (Sardonico ma godibile), “Apeshit” (Un finale perfetto per l’atmosfera anni ’80 che pervade tutto il racconto), “Il Villaggio delle Sirene” (Splendido nella sua visione apocalittica) e “Pugni di Armadillo” / “Il Ninja Morbosamente Obeso” (Entrambi agrodolci ma in linea con quanto narrato)

  11. Ho finito oggi di leggere il lavoro di Crescizz e devo dire che mi trovo perfettamente d’accordo con la recensione. L’ho trovato piacevole e sono molto contento che Vaporteppa l’abbia pubblicato, soprattutto perché rispondere alla domanda “che stai leggendo?” nell’ultimo paio di giorni è stato molto più interessante del solito. Solo per questo, impagabile.

  12. Pingback: Alieni Coprofagi dallo Spazio Profondo | Vaporteppa

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