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To go Apeshit

Apeshit Pazzi furiosi PreitanoNon vorrei proprio trovarmi nella situazione di un editore che deve scegliere il titolo italiano di un’opera straniera. Quando ti va bene, il titolo si può tradurre in modo letterale senza perdere di significato; un The Moon Is a Harsh Mistress che rapido e indolore diventa “La Luna è una severa maestra”. Altre volte va un po’ meno bene, ti capita sottomano The Windup Girl di Bacigalupi e, anche se il concetto è chiaro, ti chiedi come renderlo in italiano senza che suoni terribilmente lame. ‘La ragazza caricata a molla’? Decisamente no. ‘La ragazza a molla’ allora? Meh. E finisci come Multiplayer Edizioni che l’ha portata in Italia con il grigio, anonimo ‘La ragazza meccanica’. Altre volte, poi, ti va proprio di merda e devi pubblicare The Word for World is Forest della Le Guin, e a quel punto non vorrò proprio essere nei tuoi panni, amico.
Carlton Mellick è un altro di quegli autori che amano i giochi di parole e le espressioni idiomatiche. Certo, Warrior Wolf Women of the Wasteland si può tradurre come “Le guerriere licantrope delle terre selvagge”, ma che tristezza infinita non è? E tanti saluti al coraggioso che vorrà tradurre Zombies and Shit (“Zombie e altra merda”? “Zombie e altre stronzate”?). Pure Apeshit (così come il suo seguito Clusterfuck) non scherza. Letteramente ‘to go apeshit’ significa incazzarsi, impazzire, andare fuori di testa. Il titolo del romanzo può leggersi al contempo come infinito che elide il verbo ‘go’ (“Sbroccare”) e come sostantivo (“Sbroccati”) – come scegliere? E al tempo stesso, si porta dietro quell’immagine di merda e di bestialità che tanto ci piace e che fa tanto gorefest splatterpunk.
Ma il Duca ha scelto bene, e per l’ultima uscita di Vaporteppa ha optato per il doppio titolo: “Apeshit – Pazzi Furiosi”.

Dopo una serie di edizioni italiane di libri di Carlton Mellick che non ho mai letto (Cuddly Holocaust, Cannibals of Candyland) o che non mi entusiasmavano troppo (Kill Ball, Village of the Sirens), Vaporteppa ha ultimamente importato titoli mellickiani di altissimo livello. Ad Aprile La casa sulle sabbie mobili (Quicksand House in originale), a mio avviso una delle cose più belle – e dolci, e intime – mai scritte da Mellick. E ieri Apeshit, un’altra storia stupenda e, con la sua crudezza splatter da b-movie horror, il perfetto contraltare a Quicksand House.
Non starò a raccontarvi nel dettaglio perché mi piaccia tanto Apeshit: ci ho scritto a suo tempo un intero Consiglio del Lunedì. Come tutti i romanzi mellickiani particolarmente ben riusciti, il suo bello è che viaggia in parallelo a più livelli di lettura. Può essere letto come una storiella pulp sopra le righe, un tour-de-force grottesco ed esilarante che non perde mai di ritmo; o ci si può immedesimare e leggerla come una storia seria e drammatica, e ci si rende conto che tiene benissimo (tanto dal punto di vista psicologico, di coerenza e credibilità dei personaggi, quanto da quello logico, di ferreo rapporto causa-effetto di tutto ciò che succede); o ancora si può leggere in ottica meta-narrativa, come presa in giro e ribaltamento degli stereotipi degli horror slasher. Comunque si scelga di ‘interpretarla’, la storia tiene e dà soddisfazione.

Apeshit Pazzi furiosi cover

La copertina di Apeshit – Pazzi Furiosi

Vi serve un’altra ragione per leggerlo? E’ una lettura breve: 110 pagine circa nell’edizione italiana, l’equivalente quindi di un pomeriggio ozioso o un paio di sere (si sa che queste letture conciliano il sonno). Un’altra ragione ancora? La traduzione italiana per Vaporteppa è opera della dolce Siobhàn. Ho avuto modo di leggerla (anzi: di ascoltarla dalla sua viva voce) e, avendo ancora in testa l’originale – che ho letto due volte – posso dire che mi sembra un ottimo lavoro.
Un’altra? La copertina è a mio avviso una delle più belle che Manuel Preitano abbia mai realizzato per Vaporteppa. Non solo basta guardarla un secondo perché ti si imprima nella retina – con quell’occhio di ghiaccio, la bocca feroce, il riflesso del mostro nella lama – ma è anche un’eccellente sintesi dei temi principali del libro. In generale, trovo che lo shift dell’ultimo annetto dalle vecchie copertine con il collage di situazioni e il protagonista in primo piano, alla scelta di un’immagine unica, sia un netto miglioramento in termini di eleganza e memorabilità. E’ una mia impressione e non ho dati oggettivi a supporto, ma dai pareri che ho raccolto credo di non essere l’unico a preferire questo tipo di copertine.

Detto tutto questo, Apeshit è il romanzo ideale per chi non si sia mai avvicinato a Mellick o alla Bizarro Fiction? Probabilmente no.
La struttura narrativa, che ricalca fedelmente l’archetipo horror del weekend nella ‘casa nel bosco’, lo rende sicuramente accessibile e facile da leggere, ma al tempo stesso è così grafico nel mostrare l’ultraviolenza che potrebbe disturbare molti lettori. Apeshit entra con tutte e due le scarpe nel territorio dello splatterpunk e più ancora che il pubblico tradizionale della Bizarro Fiction, forse i suoi destinatari elettivi sono gli appassionati di horror estremo e di autori come Edward Lee – vedi Header – e Jack Ketchum (e più in generale di tutte quelle trashate che piacciono a Zwei). Per il neofita di Mellick, una storia più ‘delicata’ come La casa sulle sabbie mobili è sicuramente più adatta (e certo non meno bella).
Ciò detto, per chi si sentisse pronto ad affrontarlo, Apeshit è una lettura che regala un sacco di soddisfazioni e uno dei punti più alti del canone di Mellick. Bravo il Duca che si è accollato l’onere di portarlo in Italia.

Batshit crazy

E quando nemmeno ‘andare apeshit’ è abbastanza, si diventa direttamente batshit crazy. Non so perché tutta questa fissa per la cacca degli animali.

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