Case di case, o: quello che gli italiani non scrivono

House of HousesQualche giorno fa, mi è arrivato a casa un paperback che avevo preso su Amazon, House of Houses. E’ un breve romanzo di Bizarro Fiction scritto da Kevin L. Donihe, e che non si trovava su library.nu.
E’ la prima volta che spendo 8 Euro per il cartaceo di un autore sconosciuto a scatola chiusa. Cosa mi ha spinto a farlo?

Prima di tutto, il blurb di Mellick, che vi vado subito a offrire 1:

“This is perhaps the weirdest book that anyone has ever written, or will ever write. Donihe is the grandmaster of the bizarro fiction genre” – Carlton Mellick III

“Questo è forse il libro più strano che sia mai stato scritto, o che sarà mai scritto. Donihe è il gran maestro del genere della Bizarro Fiction” – Carlton Mellick III

In genere non mi faccio incantare dai blurb, ma non capita spesso che Mellick commenti i lavori dei suoi colleghi; inoltre, se è Mellick in persona a dire che questo è il libro più strano che abbia mai letto, diciamo che mi fido.
In secondo luogo, e più importante, la sinossi:

There once was ad odd reclusive little man who was in love with his house. He loved this house not in the way that normal people love their homes. His was a more intimate love, like the love between two humans. He loved his house so much that he asked it to marry him, and he believed that his house happilty replied with a yes. Unfortunately, their love was to be torn apart the day before their wedding, on the day of the great house holocaust. On this day, every house in the world collapsed for no explainable reason. It was as if they killed themselves, and took many of their occupants with them. Distraught and despairing over the death of his fiancée, this man must go on a quest to find out what happened to his beloved home.
On his quest:
He will meet Tony, a self-declared superhero, who looks kind of like a black Man-At-Arms from the old He-Man cartoons and claims to protect the world from quasi-dimensional psychopomps with his powerful sexpounding abilities.
He will meet Manhaus, who semmes to be part man and part house.
And, finally, he will venture to House Heaven, a world where houses live inside of bigger houses made of people.

C’era una volta uno strano e schivo ometto, che era innamorato della sua casa. Amava la sua casa non nel modo in cui la gente normale ama la propria. Il suo era un amore più intimo, come l’amore tra due esseri umani. Amava la sua casa così tanto che le chiese di sposarlo, ed era convinto che la sua casa avrebbe felicemente risposto con un sì. Sfortunatamente, il loro amore doveva essere distrutto il giorno prima del loro matrimonio, nel giorno del grande olocausto delle case. In questo giorno, ogni casa del mondo collassò per nessun motivo apparente. Era come se le case si fossero suicidate, portando con sé molti dei loro abitanti. Sconvolto e disperato per la morte della sua fidanzata, quest’uomo deve imbarcarsi in un viaggio per scoprire cosa sia successo alla sua amata casa.
Nel suo viaggio:
Incontrerà Tony, un auto-dichiarato supereroe, che assomiglia a una versione nera di Man-At-Arms, dei vecchi cartoni di He-Man, e afferma di proteggere il mondo da psicopompi quasi-dimensionali con il potere della superchiavata.
Incontrerà Manhaus, che sembra essere parte uomo e parte casa.
E, infine, si avventurerà nel Paradiso delle Case, un mondo dove le case vivono dentro case più grandi fatte di persone.

Casa arrabbiata

Attenti a come trattate la vostra abitazione: potrebbe scegliere di rovinarvi in testa.

Ora, io non ho ancora letto il suddetto libro, anche se lo farò in questi giorni. Potrebbe anche fare schifo. Potrebbe essere scritto peggio di Unika, o potrebbe non mantenere le promesse iniziali, o potrebbe essere un ammasso di stramberie senza capo né coda. Potrebbe persino essere scritto da Sergio Rocca in incognito.
Ma la presentazione è riuscita a catturarmi. Il libro mi ha convinto a dargli una possibilità. Ora: magari la Bizarro Fiction vi ispira solo pensieri diarroici, e l’idea di un tizio che si mette in viaggio per scoprire perché tutte le case del mondo sono implose e finisce nel Paradiso delle Case vi toglie ogni poesia, però dovete ammettere che è una sinossi che non lascia indifferenti.
Dietro una storia del genere c’è una riserva di creatività incredibile. Non solo non avevo mai pensato si potesse scrivere una storia su una cosa chiamata grande olocausto delle case, ma non avevo mai pensato neanche che si potesse avere un’idea del genere!

E’ per questo che mi viene sempre un po’ di tristezza quando dal panorama internazionale sposto gli occhi sull’Italia. E non sto parlando solo dei libri regolarmente pubblicati, ma anche degli autopubblicati, che in teoria non avrebbero tutte le limitazioni dei canali tradizionali – tipicamente il dover rientrare in una “linea editoriale” – ma che a quanto pare ne hanno un’altra: mancanza cronica di creatività.
Con poche eccezioni, i libri autopubblicati che mi sono capitati tra le mani sono, quando va bene, l’equivalente italiano di un episodio qualsiasi di Supernatural, o di un brutto film d’azione, o di una brutta partita di D&D. Magari condite con un po’ di “misteri italiani”, filone di lunghissima tradizione e oramai francamente un po’ esausto.
E mi domando: perché? Perché non possiamo avere anche noi delle storie di uomini che amano morbosamente le proprie case finché queste non gli crollano in testa, o storie di tizi i cui peni si trasformano in vermoni giganteschi e sanguinari, o storie di talebani che vogliono dirottare un aereo ma devono fare i conti con un lupo mannaro su una sedia a rotelle?
Forse perché leggono poco, o forse perché non spaziano abbastanza tra i generi. E di conseguenza, che si possano scrivere storie così neanche gli viene in mente. Che si possa uscire dal solito canovaccio, neanche gli viene in mente.

Lucarelli paura eh

Smettetela di vivere all'ombra di quest'uomo!

Ma voglio sottolineare una cosa.
Cari autopubblicati: sono questi i vostri avversari. Carlton Mellick, Mykle Hansen, Kevin Donihe, tutti signori nessuno che ce l’hanno fatta da soli, fondando delle case editrici, costruendosi un bel sito, studiandosi le regole della narrativa e scervellandosi per partorire idee nuove2.
Se volete essere competitivi, dovete cercare di scrivere roba almeno altrettanto buona. Altrettanto acchiappante. Roba da far impallidire le case di case! OK, la Bizarro non vi piace (e del resto ci sono anche brutti libri di Bizarro Fiction); ma non è una buona scusa per non spremervi le meningi e cercare di essere creativi, fantasiosi.
Se un’opera autopubblicata vende poco, o se è scaricata (gratis) poco, in parte dipenderà dal fatto che la ‘rivoluzione digitale’ in Italia è ancora agli inizi, in parte magari dipenderà da una visibilità insufficiente del sito e dell’autore, e/o da un cattivo marketing; ma non potrebbe anche darsi – forse, magari – che dipenda anche dal fatto che l’opera in questione non è poi ‘sto granché? Che non c’è, in fondo, tutta questa voglia matta di leggerla, e di farla leggere ai propri amici? Perché non si mette mai in discussione la qualità dell’opera, quando si parla della sua più o meno riuscita distribuzione?
E già che ci siamo, cari autopubblicati, leggetevi l’ultimo articolo del Duca, se non l’avete già fatto.

E quando sentite che state vacillando, che vi manca ogni certezza e ogni punto di riferimento, che siete – direbbe Dago – come un salame lanciato in un corridoio, ripetete tra voi queste parole:

un mondo dove le case vivono dentro case più grandi fatte di persone

Cioè, dai, cazzo!

Anticipazione finale
Già che siamo in argomento.
Da quasi due settimane sto preparando un grosso articolo sulla Bizarro Fiction, che raccoglierà tutte le impressioni che ho avuto modo di farmi sul genere negli ultimi tre-quattro mesi. Potrebbe già essere pronto per la settimana prossima, o per quella dopo al più tardi; in ogni caso, sostituirà, per una volta, il settimanale Consiglio del Lunedì.

Robottoni che fanno sesso

A proposito di allenare la creatività: questo potrebbe essere un inizio.

(1) Eccezionalmente, ho anche tradotto alla meglio la cosa in italiano. Mi sono preso qualche libertà nel tradurre “sexpounding abilities”; se avete suggerimenti migliori, sono pronto a correggere.Torna su

(2) Certo, avrebbero potuto fare di più – per esempio, puntando di più sul digitale. Nel momento in cui scrivo, sono ancora molti i loro libri che mancano completamente di un’edizione digitale; e quando ce l’hanno, è sempre e solo in formato kindle. Fino a poco tempo fa, il loro scopo principale era ancora quello di entrare nelle librerie.
Eppure un genere di nicchia come questo sembra fatto apposta per il digitale. I libri di Bizarro Fiction di solito sono brevi (100-200 pagine) e poco costosi, è stupido affogarli nelle spese di spedizione di un’edizione cartacea, che magari deve girare mezzo globo per arrivare al destinatario.Torna su

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24 risposte a “Case di case, o: quello che gli italiani non scrivono

  1. L’idea è assolutamente geniale! Facci sapere se è anche scritto bene. : )

  2. Io non leggo quanto te, almeno non in questo periodo, però gli autopubblicati che ho letto sono sembrati deludenti anche a me. In particolare mi ha lasciata veramente male “Urban Gods”, frutto di un concorso del WD (a cui ho partecipato anch’io, per mettere subito le carte in tavola): una traccia che lasciava spazio a un’infinità di sbocchi, un anno e più per fare promozione, selezionare i racconti, correggerli e per cosa? Una raccolta di racconti in gran parte monchi, con premesse magari buone ma una conclusione che ti fa venire voglia di menare l’autore. L’unico racconto che ho trovato notevole, seppure con un inizio un po’ lento e un paio di trovate discutibili, è il secondo. Quello è un racconto che, al di là dei suoi difetti, mi ha colpita.
    Francamente mi pare inquietante che il livello di noi aspiranti scribacchini italiani sia così basso.

  3. Nella Russia dei Soviet, le case ti abitano.

  4. Imho la Bizarro Fiction è: idee assurde e stupide che giungono a conclusioni sensate ed interessanti. L’originalità è un effetto collaterale del prendere questa spazzatura degna di Unika e svilupparla in una storia sensata. Le premesse sono, e restano, cretine.

    *Questa non è una critica al genere. Non stravedo per la Bizarro Fiction ma alcuni racconti li ho apprezzati molto.*

  5. Francamente mi pare inquietante che il livello di noi aspiranti scribacchini italiani sia così basso.

    D’altronde è inevitabile, finché l’atteggiamento dello scrittore italiano medio è lamentarsi e dare dei frustrati/acidoni/maestrini a chiunque faccia delle critiche puntuali alle proprie opere, prendere le obiezioni come degli attacchi personali e dei dispetti invece che delle critiche all’opera, e pensare che sia legittimo dire solo “non mi piace” e non “è brutto”.
    Atteggiamento che a quanto pare è filtrato benissimo dall’editoria tradizionale agli autopubblicati.

    Imho la Bizarro Fiction è: idee assurde e stupide che giungono a conclusioni sensate ed interessanti. L’originalità è un effetto collaterale del prendere questa spazzatura degna di Unika e svilupparla in una storia sensata. Le premesse sono, e restano, cretine.

    Mh.
    “Assurde” ci può stare, ma “stupide” e “cretine” è un peggiorativo gratuito. Perché l’idea di case che abitano dentro case fatte con le persone sarebbe un’idea meno degna di essere sviluppata (di per sé), della storia di un elfo che deve salvare il suo popolo dall’invasione degli orchi?
    E’ forse un’idea più stupida della storia di un uomo che si sveglia e scopre, senza alcun motivo, di essere diventato uno scarafaggio? O è un’idea più stupida di un uomo che va in villeggiatura in un paese sperduto e scopre che i suoi abitanti sono orribili mutanti che si trasformano progressivamente in pesci orribili?

    Nella Russia dei Soviet, le case ti abitano.

    E’ per cose come questa che ti voglio bene ^-^
    A parte le boobz, intendo.

  6. D’altronde è inevitabile, finché l’atteggiamento dello scrittore italiano medio è lamentarsi e dare dei frustrati/acidoni/maestrini a chiunque faccia delle critiche puntuali alle proprie opere, prendere le obiezioni come degli attacchi personali e dei dispetti invece che delle critiche all’opera, e pensare che sia legittimo dire solo “non mi piace” e non “è brutto”.
    Atteggiamento che a quanto pare è filtrato benissimo dall’editoria tradizionale agli autopubblicati.

    Sì, ma quello è solo un sintomo: da dove viene questo atteggiamento? Perché in Italia la maggior parte degli scribacchini viaggia in quella direzione? Il mondo della scrittura italiana sembra veramente una gabbia di matti: da una parte gente che non legge nulla e si limita a imitare malamente Manzoni; dall’altra un battaglione di post-futuristi che darebbe fuoco a qualunque cosa scritta prima del 1900. Perché?

  7. Diciamo che aspetto una tua recensione post-lettura… Nel frattempo continuo a tenermi ben distante dalla bizarro fiction. Cioè, per la verità qualche tempo fa mi sono spulciato un po’ il sito Bizarro Central… Io c’ho provato. Per esempio trovo snervante il fatto che nelle opere bizarro (dai, nel 95% di esse, sono buono) siano onnipresenti tette, culi, fighe, cazzi ecc. Magari sono senzienti, o sono infestati dai fantasmi, o sono zombie… Ma sempre di quello si parla. Lungi da me essere puritano eh, è solo una questione di…. Rottura di coglioni. 😀 Ecco, non avrei mai pensato di dire questo della bizarro fiction, ma tutto quello che mi è venuto in mente navigando Bizarro Central è stato: maledettamente monotona e monotematica.

    P.S.

    psicopompi quasi-dimensionali

    E’ una citazione a me! 😀

  8. Sì, ma quello è solo un sintomo: da dove viene questo atteggiamento? Perché in Italia la maggior parte degli scribacchini viaggia in quella direzione?

    Il sintomo e la causa sono strettamente legati. Cercherò di spiegare la questione.
    Gli autori italiani, come anche il pubblico, sono privi di cultura (sulla scrittura e sulla narrativa) e spesso sono superficiali. La superficialità è il problema principale, perché è la mentalità superficiale che porta a non pensare di dover studiare, a non pensare che sballonzolare sulla poltroncina del cinema fa vibrare i posti accanto, a non pensare che se uno lascia il cellulare accesso OMG potrebbe suonare, a non pensare che per scrivere un brano su un dato argomento bisogna conoscere l’argomento MOLTO a fondo (problema di FantasyMagazine, per esempio) ecc…

    E soprattutto porta a fare affermazioni prive di citazioni puntuali o con interpretazioni personali sparate là come se avessero un senso o fossero vere, nonostante siano colossali cazzate. Uno prima si informa, poi parla. La superficialità porta a non pensare di doversi informare. E crea il rumore di fondo che rende il Web un ammasso di chiacchiericci privi di valore, con poche cose interessanti annegate nel rumore di fondo

    Prendiamo prima la frase di Charblaze. Ha detto una sciocchezza, dimostrando ignoranza su cosa sia la Narrativa fantastica (ma anche il mainstream-fantastico, Franz Kafka e il suo “La Metamorfosi”)… mentre si introduceva in un argomento specialistico come il fantastico, visto che voleva dare un’opinione sulla Bizarro Fiction.
    Tapiro ha dimostrato la sciocchezza di quanto detto da Charblaze.

    Creare pregiudizi, come affiancare le idee della Bizarro Fiction con termini denigratori come “cretine” e “stupide”, è uno dei principali problemi degli italiani, popolo troppo superficiale nelle proprie affermazioni. Costruito così, non so come, ma con diletto e vantaggio degli organi delegati al plagio dei gonzi, ovvero i giornali dei partiti e i demagoghi interni o esterni ai partiti.

    Poi ci si stupisce di perché gli italiani scrivono sempre le solite cose o narrativa intimista… se uno prova a essere troppo originale per i deboli cuoricini italiani lo accolgono le “strida dei Beoti”, citando Gauss sulla chiusura mentale dei colleghi matematici (mi pare quelli seguaci di Kant). Meglio allora mettere nella storia i Grandi Temi, inseriti a caso dentro la storia fantastica invece di pensare una storia fantastica che nasca dal tema, per soddisfare gli intellettuali e mettere in soggezione i Beoti che non potranno urlare “Ahhhhh… una casa di case, che idea cretina! Scrivi dell’immigrazione attuale in Italia invece di perdere tempo in boiate per bambocci!”.

    Ed essendo boiate per bambocci, il pubblico a cui piace merita cosa da bambocci (ragionamento del marketing): oscuri signori ed elfi, angeli mutaforma ecc… tutto in salsa bambocciosa. La scrittura “seria” agli argomenti “seri”. E sel bambocciate non vendono non è colpa del loro essere bambocciate, è colpa degli italiani che NON vogliono proprio leggere a nessun costo (saggezza del marketing)! Sigh. Sigh. Sigh.

    Come si risolve la superficialità? Smettendo di fare affermazioni non solidamente basate sulla conoscenza e con puntuali citazioni dei fatti, ovvero smettendo di ESSERE superficiali.
    Chiunque può farlo se vuole farlo. Basta farlo. Come anticipato sintomo e problema si assomigliano molto: il problema “generale” della superficialità, di cui tutto il resto è emanazione concreta “specifica”, nasce dalla mentalità superficiale.
    Mentalità che si cambia cambiandola.

    Tornando alle tue frasi, invece, questo è solo l’ennesimo caso in cui vedo tue affermazioni superficiali o incomplete e di conseguenza spesso false… solo per questo motivo, questa volta, ho deciso di inserirmi e citare il pezzo problematico di oggi:

    Il mondo della scrittura italiana sembra veramente una gabbia di matti: da una parte gente che non legge nulla e si limita a imitare malamente Manzoni; dall’altra un battaglione di post-futuristi che darebbe fuoco a qualunque cosa scritta prima del 1900. Perché?

    Chiunque può indicare almeno DUE buoni motivi per cui questa frase è Falsa denotando o malafede (mentire sapendo di mentire) o superficialità (fare affermazioni generali che tali non sono o non informarsi prima di parlare… sì, ho catalogato l’ignoranza come superficialità, essendo frutto di quest’ultima).

    La struttura della frase, “da una parte…. dall’altra” e il riferimento alla scrittura precedente alla rivoluzione del Mostrato avviata da Flaubert (Manzoni), sottintende una “completezza”. Ovvero ci sono questi e gli altri, senza altri grandi schieramenti, sottintendo che chi STUDIA seriamente, come me o Gamberetta, essendo uno dei grandi schieramenti, sia nel gruppo dei post-futuristi (quale? dove? citazione puntuale assente mantiene troppo vaga e quindi priva di valore l’affermazione).

    Se l’affermazione sottintende questo, e lo parrebbe sottintendere visto che sappiamo benissimo da chi e da dove è venuta l’attuale fenomeno dello STUDIARE prima di scoreggiare la propria opinione (parafrasando Harlan Ellison… la citazione completa te la riporto dopo) e chi tante volte ha criticato l’adorazione cieca e acritica di Manzoni, allora è FALSA.

    FALSA sia perché oggettivamente falsa, dato che il pluri-citato Don Chisciotte è precedente al 1900 e un sacco di romanzi, scritti magari con uno stile che verrebbe condannato come poco efficiente dagli esperti di narrativa in quanto retorica (Wayne Clayson Booth, le idee sono principalmente SUE, uno dei più grandi esperti di narrativa del XX secolo, non di qualche originale idea di fantomatici post-futuristi italiani), sono citati come ottimo esempio di idee valide per l’epoca (Edison’s Conquest of Mars, Il Ventesimo Secolo di Albert Robida, La Guerra dei Mondi…) e/o come esempio di scrittura buona o quanto meno in cui l’autore ha capito quanto basta il concetto di Mostrare (La Guerra dei Mondi, Uno Yankee del Connecticut alla Corte di Re Artù ecc…).

    Senza contare che le eventuali critiche alle Auctoritas sono regolarmente contestualizzate: o in rapporto al concetto di Narrativa (quindi alla Retorica) per la lettura di lettori moderni oppure in rapporto agli altri autori dell’epoca, sempre considerando la Narrativa come Retorica (Manzoni o Omero, il primo fa una brutta figura come Narrativa rispetto ai colleghi della prima metà dell’Ottocento, il secondo nonostante sia un narratore estremamente intrusivo fa un’ottima figura -ce lo dice Aristotele e lo riporta Booth- rispetto ai suoi colleghi greci ancora più intrusivi!).

    Poi se uno è superficiale e INTERPRETA e inventa i contenuti invece di limitarsi a leggere quello che c’è scritto e ragionare solo su ciò che davvero è scritto (motivo di TUTTE le discussioni pubbliche su Mostrare/Raccontare), può allora inventarsi ogni sorta di idiozia o mentire per il gusto di mentire.
    Capita molto spesso, come anche Mauro, con cui ho discusso dell’argomento superficialità/invenzione/fonti-non-citate in privato tempo fa, può attestare.

    Non per niente con Mauro, che non è superficiale, si può discutere di argomenti legati alle tecniche Narrative NON banali, quindi discussioni complesse sui pro e contro e sulle decisioni da prendere e su come le regole si influenzano. Non molto tempo fa abbiamo parlato proprio di Mostrato e Narrato nel manuale di Card (Characters and Viewpoint, mi pare), andando oltre le sciocchezze e capendo cosa DAVVERO implica l’affermazione di Card e perché, conoscendo molti altri manuali, ha preferito dire le cose così (e lo ho anche giustificato, nonostante sia dell’idea opposta, perché capisco il problema che ha incontrato).

    Se tanti altri fossero meno superficiali, queste discussioni potrebbero avvenire ogni giorno in pubblico, e non in privato tra pochi lettori affidabili, invece di dover ripetere sempre le stesse cose ai soliti ignoranti che difendono Manzoni senza sapere di cosa si sta parlando (Booth? Perché leggerlo?) o che non riescono a mettere a sistema il concetto di Mostrato con l’Assioma della narrativa (Ford Madox Ford) e con la regola della Sinteticità (Aristotele e Strunk & White), per cui hanno dubbi sul “ommioddio se mostro tutto è noioso”. Sigh.

    Secondariamente l’affermazione può essere FALSA, data la costruzione della frase, o INGANNEVOLE (equivalente a falsa in una logica non fuzzy/sfumata, visto che si DECIDE cosa scrivere e quindi se si scrive in modo ingannevole o poco chiaro è per esplicita volontà di non dichiare in modo netto e chiaro il Vero… o per superficialità, e torniamo al problema italiano per eccellenza, la mentalità peracottara), se nei due cosiddetti schieramenti definiti non si trovano quelli che studiano i manuali e ritengono DAVVERO che vomitare idiozie sia peggio di dire cose senate. Gruppo in cui ci sono anche Mauro e Tapiro.

    Sul problema del dare indicazioni poco chiare che suggeriscono qualcosa di denigratorio o falso, lasciando però margine per dire “ah, non intendevo questo” (forse volevi mettere che sembra una gabbia di matti e di conseguenza SEMBRA che da una parte ci siano gli imitatori di Manzoni e dall’altro SEMBRA che ci siano i post-futuristi, chiarendo che SEMBRA soltanto? Se era così, perché non l’hai fatto? Scrittura superficiale e ingannevole), ho parlato diffusamente con Mauro riguardo certi blogger che adottano costantemente questo atteggiamento, come Mana, per esempio, o come quel tizio che ha detto di voler denunciare chiunque dica qualcosa su di lui che possa non piacergli, che chiamerò con uno pseudonimo comprensibile però a chi conosce la questione… uhm… MacN00b90.

    Parafrasando molto liberamente Kennedy:

    Non lamentiamoci che tutto va a rotoli per la superficialità degli ALTRI, domandiamoci quanto grande è la NOSTRA superficialità e correggiamola.

    O si è parte del problema o si è parte della soluzione.
    Troppa gente che si lamenta del problema non capisce di essere parte del problema. E non possono capirlo, perché chi danneggia sé stesso e gli altri, secondo Cipolla e Livraghi, è incapace di capire la propria condizione (se potesse capirla smetterebbe, risolvendo il “problema”).

    E ora la citazione di Harlan Ellison tradotta alla bruttodio:

    Tutti hanno opinioni: io le ho, tu le hai. E fin da quando abbiamo aperto gli occhi ci hanno detto che abbiamo diritto di avere nostre opinioni. Be’, è una stronzata, naturalmente. Non abbiamo diritto di avere opinioni, abbiamo diritto di avere opinioni informate. Senza studio, senza basi, senza comprensione, un’opinione non vale niente.
    È solo un farfugliamento. È come una scoreggia nella galleria del vento, gente.

    http://harlanellison.com/buzz/bws006.htm

    Inutile dire che chi ha davvero capito il concetto di Mostrato, e non mente dicendo di aver capito, sa che argomentare con puntuali citazioni non è altro che l’applicazione dello stesso principio alle Discussioni (Retorica più tradizionale) invece che alla Narrativa (Retorica anch’essa, ma in senso meno tradizionale temo).

    Spero di non aver messo troppi errori di battitura e che non diano problemi alla lettura. Ho riletto più volte per evitare la superficialità, ma non sono un correttore di bozze…

  9. Un mio esempio di superficialità beccato rileggendo di nuovo:

    motivo di TUTTE le discussioni pubbliche su Mostrare/Raccontare

    In realtà è di tutte quelle che ho letto, non tutte in rapporto all’Universo, ma il problema è che se uno non conosce DAVVERO l’argomento non può capire DAVVERO che lo sono nemmeno linkandole per fargliele leggere (a una ha partecipato Mauro non molti giorni fa sul blog di Zwei, desistendo alla fine dal proseguire, molte altre le trovate nei commenti sul blog di Gamberetta).

    Visto quanto è insidiosa la superficialità?

  10. Non entro nel merito del discorso del Duca perché non ne ho gli strumenti. É certo che i termini scelti da Charblaze sono fuori luogo. Se il genere di idee utilizzate nella Bizzarro F non stimolano il suo immaginario personale va bene, è accettabile, ma definire tali idee cretine no.
    Il “bizzarro” nell’etimologia odierna indica ciò che è strano, insolito, impossibile da inserire in una realtà quotidiana. La parola racchiude già in sé il contenuto, che senso ha aggiungere altro al concetto?
    A me non piace perché non stimola il mio immaginario personale. Fine. Non per questo posso permettermi di dire che è cretino. Parola che tra le altre cose non argomenta nulla.
    Spero di avere espresso bene ciò che penso. ^_^

  11. Il mondo della scrittura italiana sembra veramente una gabbia di matti: da una parte gente che non legge nulla e si limita a imitare malamente Manzoni; dall’altra un battaglione di post-futuristi che darebbe fuoco a qualunque cosa scritta prima del 1900. Perché?

    Sembra eccessivo perfino a me questo spartiacque. Non mi è mai piaciuta molto la storia degli schieramenti ed infatti mi sento libero di leggere Manzoni, Il Duca, GL o altri senza per forza dover abbracciare con infinito amore le loro idee.

    Ogni volta che mi approccio ad una cosa scritta rimuovo chi sia l’autore di tal cosa e metto in moto il mio senso critico, unito ad una ricerca via web se necessaria. Prima di iniziare questo viaggio nella narrativa frequentando i loro blog ero molto più incline a lasciarmi andare ad opinioni personali, ma dopo aver affrontato qualche figura di merda, ho cominciato pian piano ad informarmi sempre di più prima di commentare. Che fosse solo una ricerca su wikipedia, sul dizionario o sulla data di un determinato articolo da linkare. Se inizialmente dunque sparavo molte più sentenze e cazzate, ora sparo sempre sentenze e cazzate, ma più “raffinate”.

    Tanto per dire, quando scrissi dal Duca la stupidaggine del: “Anche i Bonsai nel loro piccolo si inalberano” citando Gino e Michele (Anche le formiche nel loro piccolo s’incazzano) per essere sicuro di non aver scritto una scemata, mi sono cercato sul dizionario il termine inalberare per conoscerne l’etimologia e poi Bonsai su Wikipedia scoprendo che:

    l’arte di dare una forma, di coltivare, il praticare le tecniche più svariate sempre nel rispetto della pianta. I bonsai sono dunque natura viva, piccoli alberi che malgrado le dimensioni contenute esprimono tutta l’energia che è racchiusa in una pianta grande.

    In questo modo il gioco di parole ha assunto doppio significato, da una parte intende che anche i piccoli si incazzano e dall’altro che anche se piccoli i Bonsai sono alberi a tutti gli effetti. Una volta assicuratomi di non aver scritto una scemenza l’ho postata.

    E tutto questo per una frase stupida. Sinceramente come “scrittore in erba” (LOL) non mi considero nè in uno nè nell’altro gruppo. Filtro le idee che mi ispirano e le applico. Fine. Posso citare Manzoni, i puffi, Miyazaki, le Charlie’s Angels ecc. Non me ne frega niente da che anno provengano e di che corrente siano.

    JM2C.

  12. @Psicopompo:

    trovo snervante il fatto che nelle opere bizarro (dai, nel 95% di esse, sono buono) siano onnipresenti tette, culi, fighe, cazzi ecc. Magari sono senzienti, o sono infestati dai fantasmi, o sono zombie… Ma sempre di quello si parla.

    95% no, anche se è vero che diversi autori riscaldano sempre la stessa minestra. Però ci trovi anche idee geniali e, bisogna dirlo, una tecnica narrativa media superiore alla norma (anche tra gli autori meno bravi che ho letto).
    Ne riparliamo quando avrò finito il post sulla Bizarro.

    E’ una citazione a me!

    Ehm, come no…!

    @Duca:

    sottintendo che chi STUDIA seriamente, come me o Gamberetta, essendo uno dei grandi schieramenti, sia nel gruppo dei post-futuristi (quale? dove? citazione puntuale assente mantiene troppo vaga e quindi priva di valore l’affermazione).

    Credo che con l’insieme dei post-futuristi Fos indicasse quel tipo di persone (molto diffuso in Italia) che idolatra Infinite Jest, crede che la sola letteratura degna di nota sia la Literary Fiction più estrema, dice “post-moderno” e “trans-mediale” ogni tre secondi e ritiene degne di nota soltanto opere assolutamente incomprensibili per darsi un tono. Tipo il Gruppo 63.

    Secondariamente l’affermazione può essere FALSA, data la costruzione della frase, o INGANNEVOLE […] se nei due cosiddetti schieramenti definiti non si trovano quelli che studiano i manuali e ritengono DAVVERO che vomitare idiozie sia peggio di dire cose senate. Gruppo in cui ci sono anche Mauro e Tapiro.

    Fos può averci escluso perché siamo una nicchia poco influente.

    @Polvere:

    Spero di avere espresso bene ciò che penso. ^_^

    Perfettamente ^-^

  13. Hai ragione, per amore dell’iperbole mi sono espressa in maniera poco chiara e anche falsa. Ho provato a pensare a qualcosa da dire in mia difesa, ma immagino che non sia possibile. Meglio chiarire allora in maniera meno scenografica ma più chiara cosa avrei dovuto scrivere fin da subito.

    Fuori dal magico mondo di internet conosco parecchia gente che scrive: ex compagni delle superiori, compagne dell’università, amici, amici di amici, gente che viene in palestra, perfino il mio ragazzo. Ho letto molte cose loro e ci sono tre cose che li (ci?) accomuna tutti: la prima è la tendenza a inseguire uno stile forbito, pieno di immagini strane e “artistiche”. La seconda – probabilmente causa della prima – è il tentativo di imitare gli stili di autori classici (come il buon Manzoni) che di sicuro non si sposano con il gusto contemporaneo. La terza è il desiderio di scrivere qualcosa di significativo, il che porta spesso a prendere sotto gamba il fattore “trama” in favore dell’espressione di un presunto senso della vita.
    Lo considero un modo di accostarsi alla scrittura sbagliato, che ha come unico risultato opere di qualità infima che imitano alla meno peggio quello che altri hanno già scritto in altri tempi e contesti.

    In internet ho poi trovato molte persone che, pur apprezzando i classici, non cercano di imitarli, che tentano di maturare un proprio stile in base alle regole della scrittura contemporanea. Molti di loro studiano manuali su manuali, si aggiornano e si documentano.
    Trattasi della categoria che, per contrapporre i due estremi, ho trascurato.

    E poi i cari post-futuristi. Marinetti invitava a bruciare i musei, a cancellare il passato per puntare solo al progresso: da qui la mia definizione, forse un po’ eccessiva.
    In questa categoria ho messo, più che Gamberetta e il suo attacco a Manzoni (che non condivido), tutti quelli che sembrano incapaci di valutare un libro (o un’idea) in base al contesto nel quale è stato scritto. A Filosofia di gente così se ne trova a palate: un professore a un esame si stupì perché non mi ero indignata per le sparate maschiliste di Martinetti (con la “t”, non il futurista). Io gli risposi che non aveva senso pretendere il più sfrenato femminismo in un’opera degli anni ’30 scritta da un uomo nato a fine ‘800, e che anzi avrei considerato il contrario una piacevole eccezione.
    Ecco, i post-futuristi, sono coloro così eccessivi da considerare merda qualunque cosa non rispetti le attuali regole dello scrivere bene, e sono tanti.
    Leggere Manzoni, o chi per lui, rendendosi conto che il suo stile va contro le regole della scrittura contemporanea è il minimo per uno scribacchino del 2012. Ciò non dovrebbe però significare dimenticarsi di contestualizzare un’opera e di giudicarla in base ai canoni del suo tempo, non del proprio.

    È vero, nel contrapporre la primo e l’ultima categoria ho dimenticato coloro che si pongono nel mezzo, quelli che considero gli scribacchini più virtuosi. È anche vero, però, che la maggior parte di coloro che ho incontrato non sta in quel gruppo.

  14. Sui post-futuristi dimenticavo: è vero che imitare certi autori è sbagliato, ma cestinandoli in toto si rischia di “buttare il bambino insieme all’acqua sporca”, ovvero di lasciare andare spunti interessanti che potrebbero aiutare nella crescita come autore.

    Aggiungo, caro Duca, che tacere e sbottare tutto in una volta serve a poco: la prossima volta che trovi qualcosa che ho scritto sbagliato o incompleto, dimmelo.

  15. Però ci trovi anche idee geniali e, bisogna dirlo, una tecnica narrativa media superiore alla norma (anche tra gli autori meno bravi che ho letto).

    Sulle idee geniali sono d’accordo solo un po’. Più che altro originali, questo sì. Purtroppo non sempre originale coincide con geniale.
    Per la tecnica narrativa… Beh, è vero, però personalmente me ne sbatto, se non è messa al servizio di una storia che mi interessa. E, parlo per me, la storia dei goblin-culo di Auschwitz… No, non mi interessa. 😀

    Ne riparliamo quando avrò finito il post sulla Bizarro.

    Volentieri! ^_^
    Ti dirò la verità: aspetto un tuo “Consiglio” per decidere di imbarcarmi nella lettura di un’intera opera bizarro fiction. 😀

  16. Credo che con l’insieme dei post-futuristi Fos indicasse quel tipo di persone (molto diffuso in Italia) che idolatra Infinite Jest, crede che la sola letteratura degna di nota sia la Literary Fiction più estrema, dice “post-moderno” e “trans-mediale” ogni tre secondi e ritiene degne di nota soltanto opere assolutamente incomprensibili per darsi un tono. Tipo il Gruppo 63.

    Di quelli ce ne sono moltissimi anche negli USA, credo più degli appassionati puri di narrativa fantastica a giudicare dal peso e dallo 0 in più degli anticipi per la Literary Fiction. Non è in nessun modo una caratteristica tipicamente taliana… la nostra caratteristica è non avere un corrispettivo di forti lettori di genere e di mainstream di dimensioni decenti né in numero di persone né in numero di libri letti per persona e avere un tremendo 30% all’interno dei NON Lettori che si definiscono tali per lo schifo che hanno provato quando hanno provato a leggere ciò che si pubblica in Italia (dato citato molte volte).

    Tant’è che Literary Fiction è un termine COMMERCIALE, non utilizzato nell’accezione che pensiamo (bello per il gusto del bello) nei testi di narratologia e storia della critica in inglese che ho studiato.

    Un termine commerciale per pseudo-snob per nascondere la spazzatura scritta come capita, fingendosi poeti e intellettuali intimisti per mascherare il nulla della propria mente.
    A riguardo negli ultimi 10 anni l’attenzione al parallelo editoriale tra spazzatura snob e Literary Fiction ha generato parecchi articoli, tra cui questo di Myers di cui pensavo di parlare in futuro:

    More than half a century ago popular storytellers like Christopher Isherwood and Somerset Maugham were ranked among the finest novelists of their time, and were considered no less literary, in their own way, than Virginia Woolf and James Joyce. Today any accessible, fast-moving story written in unaffected prose is deemed to be “genre fiction”—at best an excellent “read” or a “page turner,” but never literature with a capital L. An author with a track record of blockbusters may find the publication of a new work treated like a pop-culture event, but most “genre” novels are lucky to get an inch in the back pages of The New York Times Book Review. Everything written in self-conscious, writerly prose, on the other hand, is now considered to be “literary fiction”—not necessarily good literary fiction, mind you, but always worthier of respectful attention than even the best-written thriller or romance.

    Da “A Reader’s Manifesto – An attack on the growing pretentiousness of American literary prose” di Myers.
    http://www.theatlantic.com/magazine/archive/2001/07/a-reader-apos-s-manifesto/2270/
    Segueno esempi di quella scrittura di MERDA, con domande retoriche troisiane, che viene considerata Literary Fiction negli USA. Altro che “bello per il gusto del bello”: merda per plagiare i gonzi, e ce ne sono tantissimi negli USA come da noi, che se leggono un testo che scorre bene e permette di immergersi lo accusano di essere “troppo facile”. Solo un testo che impedisce l’immersione, un testo difficile da leggere magari perché scritto come Unika, è considerato degno di essere letto.

    Di Literary come “bello per il gusto del bello” praticamente non parla mai nessuno, perché chi sostiene la Literary a livello critico e commerciale NON ha alcuna competenza per giudicare né sa nulla di Narrativa. D’altronde chi conosce la Narrativa la ignora, C.V.D.

    Anzi, nei libri che letto “literary fiction” è sinonimo di narrativa scritta, ovvero fiction “non filmata”… si ignora allegramente la categoria commerciale per snob inventata negli anni 1960 (senza alcuna base teorica a sostenerla).

    Quella definizione del “bello per il gusto del bello” è una invenzione di chi, come me, vuole dare un senso alla Literary senza ridursi alla sola l’accusa di Booth di essere “brodaglia informe” (in quanto viola i precetti della Narrativa come Retorica) e salvare la Literary Fiction perché lo si ritiene giusto e perché si vuole darle una radice storica nel Tumor Asiano dei retori antichi. Salvarla e giustificarla anche se non la si apprezza come forma di scrittura…

  17. Grazie Fos87. ^_^
    Ora si capisce meglio e hai dissipato i dubbi, e ridotto i danni, che il commento poteva generare nei lettori casuali che avrebbero interpretato e completato a piacere quanto detto.
    Così si fa.

  18. [“Assurde” ci può stare, ma “stupide” e “cretine” è un peggiorativo gratuito. Perché l’idea di case che abitano dentro case fatte con le persone sarebbe un’idea meno degna di essere sviluppata (di per sé), della storia di un elfo che deve salvare il suo popolo dall’invasione degli orchi?
    E’ forse un’idea più stupida della storia di un uomo che si sveglia e scopre, senza alcun motivo, di essere diventato uno scarafaggio? O è un’idea più stupida di un uomo che va in villeggiatura in un paese sperduto e scopre che i suoi abitanti sono orribili mutanti che si trasformano progressivamente in pesci orribili?]

    Forse ho un po’ esagerato però non ho detto che l’idea delle case sia meno degna di essere sviluppata, solo che, di per sé, è una idea stupida.


    Bizarro Fiction?

    Tutti sono in grado di venirsene fuori con un nosense come persone-casa per case o vagina infestata dagli spiriti, basta alzare il gomito, scegliere parole a caso, confondersi a leggere/dire/sentire qualcosa, drogarsi, ecc. costruirci sopra un storia sensata è un altro paio di maniche.
    Il merito e l’originalità della Bizarro Fiction è nello sviluppo di queste idee e nel dargli senso nella storia.

  19. A proposito di auto-pubblicati di successo e dell’importanza di una presenza digitale: nel caso non ne fossi già a conoscenza, ti segnalo questo sito inglese che parla del caso di Amanda Hocking, autrice americana diventata milionaria nel giro di un anno auto-pubblicandosi tramite Amazon Kindle: http://www.chrisjonesblog.com/2012/01/diy-distribution-nets-millions-for-content-creators.html

    Nello stesso articolo si parla anche di come il comico americano Louis C. K. abbia guadagnato un milione di dollari ditribuendo un filmato online per $5 al download, chiedendo gentilmente di non piratarlo, e di come abbia speso tutti quei soldi pagando le persone che lo hanno aiutato, facendo beneficenza e comprandosi un nuovo pene, ma questa è un’altra storia.

  20. @Charblaze:

    Tutti sono in grado di venirsene fuori con un nosense come persone-casa per case o vagina infestata dagli spiriti, basta alzare il gomito, scegliere parole a caso, confondersi a leggere/dire/sentire qualcosa, drogarsi, ecc.

    OK. Quando avrai scritto una storia con queste caratteristiche (mi accontento di un racconto) fammelo sapere. Così vedremo se è proprio vero che ne sono in grado tutti.

    E’ chiaro poi che l’idea folle è solo metà del lavoro (o meglio, un terzo: gli altri due terzi sono inserire le follie in un insieme coerente e scrivere bene), ma questo non ha nulla a che vedere con la stupidità o lo scegliere parole a caso.

    @Duca:

    Bello l’articolo che l’hai linkato. C’è una frase, in particolare, che riassume tutto il pensiero dello pseudo-intellettuale che qui da noi si chiama radical-chic:

    Even the most obvious triteness is acceptable, provided it comes with a postmodern wink. What is not tolerated is a strong element of action—unless, of course, the idiom is obtrusive enough to keep suspense to a minimum. Conversely, a natural prose style can be pardoned if a novel’s pace is slow enough

    La regola di questo tipo di pubblico è: un libro è notevole nella misura in cui ci vuole del fegato per leggerlo (nel senso che è talmente una palla / talmente incomprensibile che è difficile trovare buoni motivi per leggerlo – a parte inventarseli).

    Sul fatto che anche in passato le masse tendessero a farsi ammaliare più da discorsi incomprensibili e da lingue arcane (es. il latino nelle celebrazioni) che non da discorsi sensati se ne sono lamentati anche molti illustri predicatori medievali.
    La famosa frase di San Bernardino da Siena scolpita in calce in cima al blog si riferisce proprio alla tendenza di molti oratori da piazza di fare discorsi inconsistenti che erano applauditi proprio perché nessuno li capiva.

    @Giovanni:
    Conosco il caso di Amanda Hocking, ne aveva parlato lo stesso Duca in un vecchio articolo (forse di un anno fa).

  21. La famosa frase di San Bernardino da Siena scolpita in calce in cima al blog si riferisce proprio alla tendenza di molti oratori da piazza di fare discorsi inconsistenti che erano applauditi proprio perché nessuno li capiva.

    È una citazione bellissima.

  22. Visto che ti è piaciuta te ne regalo un’altra, sempre di San Bernardino:

    Doh, avete mai veduto pescare a lenza? Elli si piglia il lombrico, e mettesi nell’amo, e ‘l pesce va per pigliare el lombrico, e rimane preso lui. Vedi che per avere il cibo rimane preso il pesce. Che significa il cibo? Significa la parola; che per andare a pigliar la parola, rimane presa l’anima, imperò che il corpo ha il diletto di pigliare quel cibo dalla parola. E se tu arai il diletto, subito rimarrai preso.

    Spiegaglielo a Don DeLillo!

  23. Mah, non mi ispira. Meglio il ninja ciccione o le vagine infestate.
    Comunque se riprenderò davvero a scrivere (e in modo serio) terrò da conto le tue sagge parole.

  24. Pingback: Alternative a library.nu | Tapirullanza

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