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Mellick for Dummies

Carlton Mellick IIIAmo la Bizarro Fiction. Ne amo le premesse weird, la voglia di innovare, l’uscire dai soliti canovacci. Sono stati uno dei pochi, in Italia, a occuparsi di Bizarro, non solo come curiosità occasionale ma con continuità negli anni. Sono contento di aver sponsorizzato, nel mio piccolo, una corrente letteraria e un “modo di fare” narrativa che nel tempo ha prodotto un piccolo numero di autori in gamba.
Non potevo che essere felicissimo, quindi, quando il Duca ha cominciato a far tradurre in italiano le novelle di Carlton Mellick e a pubblicarle per Vaporteppa. Il Duca è una persona precisa, che ama il suo lavoro e che soprattutto non edulcorerebbe un’opera solo per renderla più marchettabile (a differenza di quell’editore che aveva trasformato Help! A Bear is Eating Me di Mykle Hansen nel triste “Missione in Alaska”) – non posso quindi pensare a una persona migliore di lui per far arrivare Mellick in Italia. Nel corso del 2014, ben quattro dei suoi libri sono stati pubblicati in italiano – Puttana da guerra, Il ninja morbosamente obeso, La vagina infestata, Kill Ball – e altri sembrano essere in cantiere.

Ma gli editori di Bizarro Central sfornano libri a un ritmo troppo elevato perché io possa stargli dietro con i miei Consigli e le mie Bonus Track. Da un paio d’anni a questa parte poi – come raccontavo in un mio vecchio articolo – Mellick ha deciso che per pagarsi il mutuo doveva accelerare i tempi e quindi ha adottato la politica di pubblicare un libro ogni quadrimestre (ogni Gennaio, Aprile, Luglio, Ottobre). Troppa roba! Ho quindi deciso deciso di sintetizzare le mie impressioni sull’opera di Mellick in un grande “articolo-catalogo” da consultazione. E quale momento migliore per pubblicarlo che il primo lunedì del 2015, come auspicio per un nuovo anno all’insegna del weird e del disagio?
Oltre a questo articolo, che pubblico nella sezione Risorse in modo tale da lasciargli maggiore visibilità, terrò una pagina parallela che sarà periodicamente aggiornata in modo da far posto alle nuove opere meritevoli di Mellick mano a mano che escono, e segnalare nuove uscite di traduzioni in italiano. Un lavoro in tutto e per tutto analogo, insomma, a quello de La Mia Classifica. Se invece volete sapere quello che penso degli altri autori di Bizarro Fiction, potete dare un’occhiata a questo mio vecchio articolo su cinque opere Bizarro, o farvi un giro nella sezione Bonus Tracks (dove ho parlato della Villaverde, di Mykle Hansen, Alan Clark e Patrick Wensink).

Panda Arcobaleno

Oggi come nel 2011: il mondo ha ancora bisogno di panda che vomitano arcobaleni.

Come funzionerà questo catalogo? Prenderò in considerazione le opere, tra quelle che ho letto, scritte tra il 2003 e il 2013 compreso – lasciando fuori per ora il 2014. Preciso “tra quelli che ho letto”, dato che non ho letto l’opera omnia di Mellick (chi può dire di averlo fatto?), ma soltanto una metà abbondante della sua produzione (28 opere su 45 al momento in cui scrivo – cazzo, hanno ampiamente superato i romanzi di King e tallonano da vicino quelli di Dick…). Inoltre, non troverete una rassegna completa delle opere che ho letto, ma solo una cernita delle più interessanti.
Uno dei meriti di Mellick è di saper spaziare, da un romanzo all’altro, nei generi e nelle ambientazioni più diverse – dal post-apocalittico alla commedia trash-romantica, dallo sperimentale lynchiano al camp horror di serie B, passando per l’urban fantasy. Ciononostante, i libri di Mellick possono tutti ricondursi a mio avviso a un numero limitato di categorie. Perciò, invece di fare una classifica o un elenco, ho pensato di presentarvi le sue opere suddivise in gruppi tematici: a voi decidere quale o quali categorie preferite, e quindi su che libri buttarvi.
Per ciascuna categoria, ho scelto i tre o quattro libri più rappresentativi tra quelli che ho letto, mettendoli poi in ordine in base a quanto li ho trovati interessanti. I miei commenti a ciascun libro saranno giocoforza sintetici, ma linkerò la recensione completa per tutte le opere a cui ho dedicato un articolo.

Nota: i ‘Mellick-starter’
Quando un autore ha prodotto tanta roba, succede spesso che i suoi fan, quando devono consigliare chi si avvicina per la prima volta all’autore, selezionino uno o più libri “da cui cominciare”. Questo è tanto più vero quando lo scrittore in questione scrive roba strana. Ci penserei due volte, prima di consigliare a un novizio di Bizarro Fiction di provare il racconto The Baby Jesus Butt-Plug, pieno com’è di gore e blasfemie (in senso buono) – anche se a volte quelli più assurdi sono anche i migliori.
Alcune opere, insomma, sono meglio di altre per “tastare il terreno” e capire se il lettore può essere interessato all’offerta. Segnalerò quindi con l’avviso ‘Mellick-starter’ i libri più adatti a chi non avesse mai letto Mellick in vita sua.

Mario Martinez

Mario Martinez: un altro artista che è entrato nello spirito giusto.

A. Storie surreali
Le storie di questo gruppo sono ambientate nel nostro mondo – o in una versione leggermente modificata – e hanno come protagonista una persona normale. Qualcosa di strano irrompe nella vita del protagonista, trascinandolo in una spirale di bizzarrie crescenti. Narrate generalmente in prima persona da persone che potremmo anche essere noi, sono molto immersive e inquietanti, e rispetto ad altri libri di Bizarro Fiction sono in genere più abbordabili. L’azione è scarsa, e quando c’è rimane nel territorio del verosimile – non ci sono gli eccessi pirotecnici da film di cui Mellick abbonda in altri libri. Come genere, sono catalogabili generalmente nell’Horror.

The Handsome Squirm Titolo: The Handsome Squirm
Tipo: Novella
Anno:
2012
Pagine:
 140 ca.

Mellick-starter: No
Edizione italiana: No
Su Tapirullanza: No

Cosa succederebbe, se ad andare al potere negli Stati Uniti fosse l’equivalente ammerigano del MOIGE? Se “proteggere i bambini” da qualsiasi possibile turbamento diventasse l’origine di tutte le leggi, e nel giro di pochissimo tempo l’aborto, il divorzio, avere figli fuori dal matrimonio o anche solo dire parolacce in pubblico diventasse illegale? E cosa succederebbe, se in questa società un povero cristo mettesse per errore incinta una donna aliena con il costume di divorare vivi i propri consorti?
The Handsome Squirm è la storia inquietante di un uomo normale che si trova solo contro tutti, in un mondo in cui il bene dei bambini e la preservazione della famiglia tradizionale sono così importanti che la vita del singolo non conta più niente. Del resto, cosa non saresti disposto a sacrificare per i tuoi figli?L’atmosfera del libro è un po’ troppo improbabile e sopra le righe perché il destino del protagonista faccia davvero paura, ma una sottile inquietudine attraversa tutta la storia e il ritmo si mantiene sempre altro. Forse un po’ troppo disgustoso e borderline per chi non si sia mai avvicinato al Bizarro.

The Haunted VaginaTitolo: The Haunted Vagina
Tipo: Novella
Anno:
2006
Pagine:
 120 ca.

Mellick-starter: Sì
Edizione italiana: La Vagina Infestata
Su Tapirullanza: I Consigli del Lunedì #04

Steve ha un problema. Ama alla follia Stacy, la sua sexy ragazza dai lineamenti asiatici, ma da quando ha scoperto che di notte dalla sua vagina escono sussurri e altri suoni inquietanti, non riesce più a fare sesso con lei. Stacy dice che la sua vagina è abitata da un fantasma, e che è sempre stato così – ma questo non lo tranquillizza. La situazione peggiora quando cose ben più strane cominciano a uscire dalla sua vagina, e nel momento peggiore! Steve sarà costretto a entrare di persona nella patata infestata per scoprire cosa diavolo sta succedendo, e proteggere così la sua Stacy.
Le premesse sono idiote quanto basta, ma in realtà The Haunted Vagina è molto di più: nello spazio di un centinaio di pagine, sa essere di volta in volta inquietante, demenziale, erotico, deprimente. E’ una storia di esplorazione di un mondo assurdo e apparentemente impossibile, ma in realtà è soprattutto una storia d’amore; una delle più strane che abbia mai letto, ma, devo dire, anche una delle più sincere, e delle più coinvolgenti. E grazie al fatto che l’assurdo si inserisce in una cornice di normalità, è un approccio dolce alla Bizarro Fiction. Assolutamente consigliato.

Village of the MermaidsTitolo: Village of the Mermaids
Tipo: Novella
Anno:
2013
Pagine:
 120 ca.

Mellick-starter: Sì
Edizione italiana: No
Su Tapirullanza: No

Pensate che gli animalisti di Greenpeace siete dei pazzi? Perché non avete ancora conosciuto quelli dell’ESS, l’Endangered Species Security! Nel mondo di Village of the Mermaids, le specie a rischio di estinzione contano più degli esseri umani, e ucciderne anche solo un esemplare può costare la condanna a morte. Questo anche se la specie in questione sono sirene mangiauomini. Vestiremo i panni del dottor Black, un uomo con una malattia terminale che sta trasformando il suo corpo in argilla, mentre compie la sua ultima missione prima di morire: visitare Siren Cove, remota isola di pescatori dove vivono alcuni degli ultimi esemplari di sirena, e scoprire perché hanno cominciato a comportarsi in modo strano.
Con il titolo insolitamente mite di Village of the Mermaids, Mellick ci presenta un horror rurale che richiama il celebre The Shadow over Innsmouth di Lovecraft. La sua consueta rivisitazione degli stereotipi di genere stavolta tocca le sirene, trasformate da fanciulle di fiaba in ferali e ottusi (ma bellissimi) mostri divoratori di uomini. L’assenza di un narratore in prima persona e l’ambientazione avvicinano questa novella ad altre categorie della narrativa mellickiana, ma lo sviluppo pacato della vicenda e l’assenza di scene d’azione pirotecniche lo avvicinano a Haunted Vagina e Handsome Squirm. Il finale è un po’ brusco (per essere ben sviluppata, a mio avviso la storia avrebbe richiesto il doppio delle pagine) e le sirene si vedono poco, ma nel complesso è una lettura interessante. La sua impostazione classica e l’assenza di scene ‘estreme’ lo rendono un ottimo primo approccio alla Bizarro.

B. Storie fantasy-horror drammatiche
Storie ambientate in universi alternativi, o su pianeti lontani, o in un futuro remoto e quasi irriconoscibile – ovunque sia, il Bizarro impregna queste ambientazioni da capo a piedi. Possiamo avere un unico protagonista che narra in prima persona (The Egg Man, Warrior Wolf Women) o pov multipli; ma in ogni caso, come per i protagonisti del gruppo precedente, si tratta di persone abbastanza “normali” – per gli standard della loro ambientazione – che si trovano invischiati in situazioni pericolose. L’azione c’è e può anche essere intensa, ma in genere è periferica al protagonista, che non ha poteri sovrumani.
Insomma, potremmo anche chiamare queste storie, “storie di sopravvivenza in mondi assurdi”. Il genere prevalente rimane l’Horror, spruzzato però di fantascienza o fantasy; le dimensioni sono spesso (ma non sempre) quelle del romanzo. La maggior parte dei miei libri preferiti di Mellick sono in questa categoria; ma la quantità elevata di bizzarre richiede un minimo sforzo di accettazione da parte del lettore.

The Egg ManTitolo: The Egg Man
Tipo: Novella
Anno: 2008
Pagine: 180 ca.

Mellick-starter: No
Edizione italiana: No
Su Tapirullanza: I Consigli del Lunedì #34

In un futuro distopico in cui le persone nascono come insettoni simili a mosche ed evolvono gradualmente in esseri umani schiavi delle corporazioni, Lincoln, un Odore, si mantiene come pittore e deve dimostrare all’azienda che lo possiede di essere in grado di produrre tele creative, o verrà gettato in mezzo alla strada, senza diritti e senza un soldo. E ora c’è una donna disgustosa e incinta, Luci, una Vista, che lo perseguita; e il suo ragazzo, che crede che Lincoln se la voglia portare a letto e ha giurato che lo ammazzerà; e una faida che si sta preparando nel suo palazzo tra gli uomini della OSM e quelli della MSM. E Lincoln sente di essere spacciato: non ha un briciolo di talento.
Questo è il mio romanzo preferito in tutta la produzione di Mellick. Rispetto al resto della sua produzione, in The Egg Man non c’è un briciolo della leggerezza e dell’umorismo grottesco tipiche mellickiane. La depressione, la crudeltà e il cinismo avvolgono ogni situazione, ogni personaggio e i rapporti tra di loro; e il protagonista stesso – ben lungi dall’essere semplicemente una vittima del sistema con cui empatizzare – riserverà qualche colpo di scena. Con la scusa che Lincoln è un individuo dall’olfatto iper-sviluppato, inoltre, Mellick ne approfitta per costruire una prosa affascinante in cui gli odori danno forma alle cose. Una storia vivida e che non può lasciare indifferenti; per molti però potrebbe risultare eccessivamente depressiva e sgradevole.

Quicksand HouseTitolo: Quicksand House
Tipo: Romanzo
Anno: 2013
Pagine: 220 ca.

Mellick-starter: Sì
Edizione italiana: No
Su Tapirullanza: No

In tutta la loro vita, Tick e Polly non sono mai usciti dalla nursery. Aspettano il giorno in cui saranno abbastanza grandi da incontrare i loro genitori. Non possono andare a cercarli da soli: la casa è troppo grande, e i corridoi fuori dalla nursery sono infestati di strani mostri che si muovono nelle ombre. La loro tata continua a ripetergli che, quando sarà il momento, i loro genitori verranno a prenderli. Perciò aspettano. Ma quando le macchine della nursery cominceranno a malfunzionare e la loro sopravvivenza sarà in pericolo, saranno costretti a trasgredire le regole – e avventurarsi nell’ignoto dell’immersa casa dei loro genitori.
Quicksand House è un romanzo atipico nella produzione di Mellick. Il ritmo pacato, il silenzio e l’ansia sottile che si respira nelle pagine, la tenerezza che spira dai pochi personaggi e dalla loro storia. Per dire, non c’è neanche una scena di sesso assurdo! Uno dei libri più intimi ed emotivamente coinvolgenti della produzione di Mellick, tranquillamente accostabile a diverse opere del New Weird.

Warrior Wolf Women of the WastelandTitolo: Warrior Wolf Women of the Wasteland
Tipo: Romanzo
Anno:
2009
Pagine:
 300 ca.

Mellick-starter: No
Edizione italiana: No
Su Tapirullanza: I Consigli del Lunedì #23

Cosa succederebbe se ad ogni orgasmo, una donna perdesse un poco della sua umanità per trasformarsi gradualmente in un licantropo? E’ quello che succede nel mondo post-apocalittico di Warrior Wolf Women of the Wasteland. Daniel Togg conduce una vita infelice a McDonaldland – l’ultimo bastione di civiltà in un mondo devastato – costretto a lavorare sedici ore al giorno e a mangiare cibo McDonald’s tutto il tempo. In questo mondo, per il terrore di trovarsi un lupo mannaro in casa, qualunque donna venga sorpresa a fare sesso o a masturbarsi senza aver ricevuto l’autorizzazione dal governo viene immediatamente esiliata aldilà dei confini di McDonaldland, e condannata così a finire in pasto ai licantropi là fuori. Ma a essere esiliati sono anche i mutanti, e le cose si mettono male per Togg, al quale sono appena spuntate due braccia in più…
Warrior Wolf Women of the Wasteland è la folle storia dell’esilio di un uomo nelle terre selvagge, delle spaventose creature che troverà la fuori, dell’infinita battaglia delle lupe mannare contro McDonaldland, e dell’impossibilità di un rapporto d’amore tra un uomo e una donna sotto il peso della maledizione della licantropia. Con questo romanzo, Mellick ha creato una delle sue ambientazioni più complesse e affascinanti, con conflitto a palate, personaggi memorabili e sviluppi imprevedibili. La parte finale non è all’altezza del precedente worldbuilding, ma nel complesso si tratta comunque di un romanzo molto bello (benché non adatto ai palati di tutti, con la sua abbondanza di splatter e idee disgustose). Se vi piace, date un’occhiata anche ai tre racconti di Barbarian Beast Bitches of the Badlands, che espandono l’ambientazione del romanzo; Mellick sta inoltre lavorando da un paio d’anni a un seguito, Pippi of the Apocalypse, anche se non è chiaro quando uscirà.

Tumor FruitTitolo: Tumor Fruit
Tipo: Romanzo
Anno:
2013
Pagine:
 290 ca.

Mellick-starter: No
Edizione italiana: No
Su Tapirullanza: No

Perché non prendiamo una storia di naufraghi sbattuti su un’isola misteriosa alla Lost, ma spostiamo il fulcro della trama dall’esplorazione dei misteri alla pura e semplice sopravvivenza? Detto fatto. Tumor Fruit non si svolge sulla Terra ma su un pianeta assurdo, dalle tinte rosa e una certa tendenza a essere tossico per l’uomo. Una navicella spaziale precipita, e solo in otto sopravvivono sulle coste bianche di un’isola in mezzo a un oceano corrosivo e inavvicinabile. Ora gli otto dovranno sopravvivere a un ambiente che chiaramente non è fatto per l’uomo, e che tenterà di ucciderli in ogni modo. Tocchi l’acqua e ti corrode fino a ucciderti. Mangi il cibo che cresce sull’isola e sarai sconquassato dalle malattie.
Mellick confeziona un romanzo corale d’avventura che ricorda vagamente Zombies and Shit, ma con un timbro narrativo più serio, tinte molto più fosche, una certa dose di misteri (con tanto di rivelazione sconcertante finale) e una maggiore attenzione all’analisi psicologica dei personaggi rispetto all’azione pura e semplice. Una storia violenta e delicata, tra le migliori di Mellick. Gli amanti di Lost dovrebbero apprezzare.

C. Storie fantasy-horror d’azione
Come le storie del gruppo precedente, anche queste sono ambientate in mondi assurdi che potrebbero essere una versione alternativa del nostro, o essere nel nostro futuro. Ma in questo caso, Mellick getta al vento ogni parvenza di credibilità. Queste storie si leggono come film d’azione folli, pieni di esplosioni, inseguimenti e colpi di scena, e spesso sono tributi espliciti a qualche pellicola o sottogenere cinematografico (Armadillo Fists è una tarantinata, Zombies and Shit è Battle Royale con gli zombie). Il che non significa che non ci si immedesimi nei protagonisti, anzi. Solo che questi protagonisti sono in genere individui eccezionali che fanno cose pirotecniche – e, spesso, muoiono orribilmente.
Proprio grazie a questi richiami al cinema di genere, i libri appartenenti a questa categoria sono spesso tra i più accessibili per chi si avvicini al Bizarro per la prima volta.

Zombies and ShitTitolo: Zombies and Shit
Tipo: Romanzo
Anno: 2010
Pagine: 310 ca.

Mellick-starter: Sì
Edizione italiana: No
Su Tapirullanza: No

L’apocalisse zombie incontra Battle Royale. In un mondo in cui i superstiti del genere umano hanno ricostruito la civiltà su isole artificiali al largo della costa, lasciando il continente in mano a orde di non-morti quasi indistruttibili, ogni anno il governo rapisce dagli slums una ventina di malcapitati per farli partecipare al più fiko dei reality. Un percorso attraverso le rovine di una vecchia metropoli, un elicottero sul punto d’arrivo, tre giorni di tempo per arrivarci. E un sacco di zombie! Ma l’elicottero è monoposto: solo uno dei contendenti potrà salvarsi, a costo di ammazzare gli altri con le sue stesse mani.
Questo è uno dei romanzi più divertenti e scorrevoli da leggere di Mellick. I personaggi sono quasi tutti spettacolari – ci sono nazisti, robot, punkettoni, super-guerrieri bioingegnerizzati, e l’immancabile scrittore disperato – l’intreccio è imprevedibile, il ritmo frenetico. Ma le risate e l’adrenalina sanno lasciare il posto, all’occorrenza, a momenti drammatici. Non sapere quali personaggi moriranno e quali sopravviveranno genera un’ansia inusuale nei confronti dei nostri preferiti: arriveranno sani e salvi fino al prossimo capitolo? Questo libro non si legge, si divora.

Armadillo FistsTitolo: Armadillo Fists
Tipo: Romanzo breve
Anno:
2012
Pagine:
 150 ca.

Mellick-starter: Sì
Edizione italiana: No
Su Tapirullanza: No

June Howard è la migliore pugile sulla piazza; nessuno è in grado di resisterle sul ring, e questo soprattutto grazie al fatto che si è fatta impiantare degli armadilli vivi al posto delle mani. Ma adesso è in fuga, perché l’organizzazione criminale per cui lavorava vuole farle la pelle. Il motivo? Una sciocchezza: ha inavvertitamente fatto fuori il loro capo! Con l’aiuto di Mr. Fast Awesome, il più veloce autista della città – benché non abbia né mani né piedi – June dovrà sfuggire ai membri dell’organizzazione; o ammazzarli uno dopo l’altro.
Armadillo Fists è un buffo incrocio tra Pulp Fiction e One Piece, e per la precisione quella saga di One Piece in cui i protagonisti devono combattere un’organizzazione di mentecatti che usano numeri al posto dei nomi. La storia salta continuamente tra più timeline parallele, caso unico nella narrativa di Mellick: da una parte assistiamo alla lotta tra June e l’organizzazione, dall’altra a una serie di flashback che ci mostreranno come June sia entrata nel mondo della boxe, com’è diventata quello che è, e perché abbia ucciso il capo. Data la semplicità della trama questi salti avanti e indietro non confondono più che tanto, ma in compenso danno un ritmo sostenuto alla vicenda. Una storia agrodolce, e piena d’azione pirotecnica a metà tra Tarantino e uno shonen – merita sicuramente di essere letta.

War SlutTitolo: War Slut
Tipo: Novella
Anno: 2006
Pagine: 110 ca.

Mellick-starter: Sì
Edizione italiana: Puttana da Guerra
Su Tapirullanza: No

In un futuro prossimo, tutti gli abitanti del mondo sono reclutati dall’esercito per partecipare all’ultima di tutte le guerre: la guerra contro i renitenti alla leva. Un pugno di soldati si trova isolato nell’Artico, dove parrebbe celarsi l’ultima roccaforte dei renitenti alla leva. Ma gli ufficiali sembrano entrati in uno stato catatonico, e i soldati si trovano senza una missione né ordini, mentre le provviste vanno esaurendosi. Cosa fare, come uscire dallo stallo?
War Slut parte come una storia surreale, per poi dare gradualmente spazio alle scene d’azione e all’introspezione psicologica. Il fascino della novella è dato dalla bizzaria della situazione di partenza – una guerra senza senso, l’attesa infinita di un evento imprecisato, stile Deserto dei Tartari – e da una piccola galassia di trovare geniali (come la puttana da guerra del titolo). Purtroppo le due metà della storia – la parte iniziale, e quella più di “azione” ambientata nella città di ghiaccio – non si integrano troppo tra loro, e ho l’impressione che Mellick abbia sottosfruttato le possibilità creative della premessa iniziale. Rimane comunque una lettura suggestiva.

D. Storie trash-demenziali
Con questo gruppo di storie entriamo nel territorio della parodia grottesca e della comicità nera. Non è facile tracciare un confine netto tra questa categoria e le due precedenti, ma mi sembra che tutte le storie di quest’ultima abbiano un elemento in comune: essere più divertenti (in un modo strano e spesso disgustoso) che drammatiche o tensive. Il che non significa che non possano esserci, a sorpresa, momenti da occhio lucido e lacrima che cola sulla guancia.
L’ispirazione sono anche in questo caso film o anime di serie B, reinterpretati in salsa Bizarro. I libri di questo gruppo sono quasi sempre novellas intorno al centinaio di pagine, letture ad alto ritmo da consumare nel giro di un pomeriggio.

ApeshitTitolo: Apeshit
Tipo: Novella
Anno: 2008
Pagine: 170 ca.

Mellick-starter: No
Edizione italiana: No
Su Tapirullanza: No

Si presenta come il tipico horror movie di serie b, con una comitiva di sei fikissimi studenti liceali che vanno a trascorrere in una casetta nei boschi un tranquillo week-end di paura. Orribili maniaci mutati e disumani li aspettano per fargli la festa. Ma più si va avanti nella novella, più la storia diventa grottesca, e gli stessi protagonisti prendono a comportarsi in modo strano, violando i cliché del genere. Fino a una serie di colpi di scena conclusivi che ribaltano il tavolo. No: questa non è proprio la classica storia horror.
Apeshit ricorda il cinema trash auto-parodico di Rodriguez, solo più Bizarro – e non tutte le scene fanno ridere. Una delle più belle rivisitazioni dello stereotipo horror della casa nel bosco, accanto al film prodotto da Joss Whedon Cabin in the Woods. Per stomaci forti.
E se Apeshit vi è piaciuto, date un’occhiata anche al seguito Clusterfuck, romanzo lunfo che riprende l’ambientazione della novella originale, ma calandola sottoterra e con protagonisti dei frat boy del college. Meno geniale del predecessore e più orientato al divertimento duro e puro, è un simpatico omaggio al sottogenere dello spelunking horror.

The Morbidly Obese NinjaTitolo: The Morbidly Obese Ninja
Tipo: Novella
Anno: 2011
Pagine: 100 ca.

Mellick-starter: Sì
Edizione italiana: Il Ninja Morbosamente Obeso
Su Tapirullanza: No

In un mondo in cui le grandi corporazioni assoldano ninja per custodire i propri prodotti e rubare quelli altrui, Basu, un ninja di 450 chili, deve proteggere un bambino-salvadanaio dalle grinfie di un’azienda avversaria. Ma se smette di mangiare maionese morirà di una morte atroce.
The Morbidly Obese Ninja è una novella scritta come se fosse la puntata di uno shonen alla Naruto, anche se con molta più intelligenza e originalità. Premessa, ambientazione e idee sono geniali, anche se poi lo sviluppo e la conclusione seguono i canoni classici della narrativa d’azione. Scontri all’arma bianca, inseguimenti ed esplosioni sono la linfa vitale di questa storia, ma l’atmosfera sopra le righe lo trasforma in una commedia dal ritmo indiavolato. Una delle opere di Mellick più accessibili a chi è a digiuno di Bizarro Fiction.

Sausagey SantaTitolo: Sausagey Santa
Tipo: Novella
Anno: 2007
Pagine: 130 ca.

Mellick-starter: Sì
Edizione italiana: No
Su Tapirullanza: Bonus Track Natalizia

Lo sapevate che Babbo Natale non era un vecchio bonario, ma un crudele tiranno con l’accento da pirata che odiava i bambini, e che li voleva tutti morti o in schiavitù, finché il buon Dio non decise di punirlo condannandolo a consegnare doni ai bambini per il resto dell’eternità? E sapete che ora Babbo Natale – a causa di un increscioso incidente – è fatto di salsicce legate insieme tra loro? E’ la vigilia di Natale a casa di Matthew Fry, e l’incontro con Sausagey Santa cambierà la sua vita per sempre…
Sausagey Santa è la versione mellickiana del classico tema “dobbiamo salvare il Natale”. Mellick innesta i suoi personaggi bizzarri e trovate creative su un impianto narrativo classico e abbastanza prevedibile, fatto di rapimenti, inseguimenti, combattimenti. Matt è un personaggio simpatico – con una moglie iperviolenta che sogna di diventare un Transformer malvagio, una figlia viziata con una disgustosa escrescenza sul lato della faccia, e un lavoro schifoso alla Nintendo – e il suo destino alla fine della vicenda è insolito per le storie di questo tipo. Una storia divertente e leggera, senza troppe pretese, da leggere sotto l’albero con in sottofondo l’album di Natale di Michael Bublé.

E. Storie sperimentali
Il Mellick ventenne aveva l’ambizione di diventare uno scrittore avanguardista. Il che vale a dire: libri in cui prima vengono le immagini grottesche, i contrasti assurdi, i dettagli vividi, e poi la trama. Le storie sperimentali di Mellick sono più una raccolta di scene e situazioni fuori di testa, alla David Lynch, che narrazioni con un inizio, un centro e una fine (anche se in alcuni di questi libri c’è almeno una parvenza di trama).
I libri di questo gruppo sono tutte brevi novellas, di genere Horror e/o Fantasy. Quasi tutti appartengono al ‘primo’ Mellick, prima che scrivesse The Haunted Vagina e War Slut e virasse verso storie più plot-driven. Ciononostante, ogni tanto gli capita ancora di scrivere storie sperimentali, come Ugly Heaven nel 2007 e The Tick People nel 2014.

Adolf in WonderlandTitolo: Adolf in Wonderland
Tipo: Novella
Anno: 2008
Pagine: 170 ca.

Mellick-starter: No
Edizione italiana: No
Su Tapirullanza: No

In un mondo alternativo in cui l’utopia nazista ha conquistato il mondo, un giovane ufficiale ariano delle SS con le parvenze di Adolf Hitler è mandato in missione in una terra sperduta, a trovare ed eliminare l’ultimo essere imperfetto sulla Terra. Ma il mondo nel quale sta entrando è quanto di più lontano dalla perfezione possa esistere, e lo precipiterà da un’assurdità all’altra.
Malgrado il plot promettente e un protagonista interessante, la trama è solo un pretesto per precipitare il lettore – attraverso gli occhi del suo malcapitato protagonista – in una spirale di situazioni e incontri grotteschi. Le idee carine non mancano, e questa versione dark di un paese delle meraviglie crea in effetti una certa atmosfera; ma il libro sembra composto di tanti episodi slegati più che di un tutt’uno coerente e non va a parare da nessuna parte; L’argomento della “perfezione” è un po’ il pretesto della storia ma non viene davvero approfondito. Adolf in Wonderland è un libro che va letto per il gusto dell’immaginario bizzarro – perché in tutto il resto delude.

Razor Wire Pubic HairTitolo: Razor Wire Pubic Hair
Tipo: Novella
Anno: 2003
Pagine: 80 ca.

Mellick-starter: No
Edizione italiana: No
Su Tapirullanza: No

Una delle primissime opere di Mellick, e di sicuro la sua più strana opera di Mellick che abbia mai letto. In un futuro post-apocalittico in cui l’intero genere maschile si è estinto, e gli esseri umani superstiti vivono in palazzi fatiscenti di città in rovina, vestiamo i panni di un dildo ermafrodita mutante dotato di autocoscienza. Il nostro protagonista è stato dato in “pasto” a Celsia, una donna vorace e completamente egocentrica, che se ne servirà per i suoi giochetti. Questo, finché l’appartamento in cui vive non sarà attaccato dai barbari stupratori delle wastelands, precipitando la vita del povero dildo nel caos più completo.
Nonostante la parvenza di trama, Razor Wire Pubic Hair è più che altro un susseguirsi di scene vivide e bizzarre, che colpiscono l’immaginazione e ogni tanto lo stomaco – un romanzo più affine alla Literary Fiction e al surrealismo che non alla narrativa di genere. Il risultato è molto lynchiano (chi ha mai visto Eraserhead può avere un’idea di cosa aspettarsi); le immagini evocate da Mellick sono estremamente vivide, materiche. Si visualizza senza difficoltà tutte le stranezze e le nefandezze che il povero dildo si trova a subire per opera di Celsia, e il contrasto tra la voracità di Celsia e la riluttanza del protagonista è resa molto bene. Non sono molte le storie in cui ci immedesimiamo in uno strumento sessuale vivente, e soprattutto viviamo il lato oscuro e grottesco dell’essere “vittime” di una completa ninfomane feticista. Unico.

Sea of the Patchwork CatsTitolo: Sea of the Patchwork Cats
Tipo: Novella
Anno: 2006
Pagine: 110 ca.

Mellick-starter: No
Edizione italiana: No
Su Tapirullanza: No

Un bel giorno, l’intero genere umano decide di suicidarsi senza alcun motivo. L’intero genere umano ad eccezione di Conrad, vecchio ubriacone, che rinviene dall’ultima sbornia per scoprire di essere l’unica persona rimasta sulla Terra. La sua quest per capire cosa sia successo e cosa debba fare ora della sua vita verrà ulteriormente complicata quando un’inondazione di origine sconosciuta si abbatte sul mondo. A bordo di una casa galleggiante, Conrad entrerà in un mondo onirico e surreale, fatto di ville al centro dell’oceano, donne mostruose dagli insaziabili appetiti, e ovviamente un sacco di gatti.
Per ammissione dello stesso Mellick, Sea of the Patchwork Cats è la prima (e unica, grazie al cielo) storia ispirata direttamente da un sogno. Pur avendo all’apparenza l’andamento della normale narrativa di trama, questa novella è in realtà un susseguirsi di scene bizzarre senza un vero nesso logico tra di loro. La premessa del suicidio di massa e dell’ultimo uomo rimasto sul pianeta è terribilmente affascinante, ma tutti gli avvenimenti successivi non hanno nessuna relazione con questo avvenimento. E’ vero, il libro è tempestato di immagini affascinanti e di scene che colpiscono come un quadro di Magritte e Dali; ma è anche vero che si arriva all’ultima pagina pensando: “Ma che minchia ho appena letto?”. Il materiale di partenza si sarebbe potuto sviluppare in direzioni molto più interessanti, invece Mellick ha deciso di lasciarlo allo stato di sogno, una pennellata di bizzarria liberamente interpretabile. Da leggere a proprio rischio e pericolo.

Ugly HeavenTitolo: Ugly Heaven
Tipo: Novella
Anno: 2007
Pagine: 90 ca.

Mellick-starter: No
Edizione italiana: No
Su Tapirullanza: No

Due uomini si risvegliano, dopo la morte, in Paradiso; ma l’aldilà è ormai diventato un luogo spaventoso, colmo di sofferenza e pericoli, e Dio sembra scomparso o morto. Tree e Salmon – completamente dimentichi di quella che era la loro identità e la loro vita sulla Terra – si incammineranno alla ricerca di un senso e di un luogo che possano chiamare casa. Lungo la strada incontreranno una compagna di viaggio e i resti di quello che era un tempo il Paradiso.
Ugly Heaven – storia che nasce come prima metà di un libro scritto a due mani con Jeffrey Thomas – è un’altra novella di esplorazione di un mondo assurdo. Il Paradiso di Mellick è pieno di idee interessanti – soprattutto quelli inerenti alla trasformazione dei corpi umani e dei nuovi sensi. Rispetto agli altri libri di questa sezione, inoltre, la vicenda ha meno la forma di una carrellata di immagini bizzarre e più quella di una storia compiuta. Il problema di Ugly Heaven è che sembra un’opera incompiuta – non solo non troverete risposta alle stranezze che pervadono il Paradiso, ma avrete proprio la sensazione che manchi il finale. O meglio, che Mellick si sia fermato a un terzo o a metà della storia. Una trama promettente, insomma, ma che delude – potreste volerci dare un’occhiata per trarne ispirazione per qualcosa di vostro, e nulla più.

E per finire: la mia classifica di Mellick!
Non poteva ovviamente mancare una conclusione prettamente personale. Ecco, in ordine, i miei dieci libri di Mellick preferiti. Inutile dire che questa classifica rispecchia unicamente i miei gusti, e prescinde dai criteri oggettivi che adotto di solito:

1. The Egg Man
2. Quicksand House
3. Zombies and Shit
4. Warrior Wolf Women of the Wastelands
5. Apeshit
6. Tumor Fruit
7. The Handsome Squirm
8. The Haunted Vagina
9. The Morbidly Obese Ninja
10. Razor Wide Pubic Hair

A ben quattro di questi dieci titoli ho già dedicato, nel corso di questi anni, un intero Consiglio – ma ovviamente non mi è stato possibile farlo per tutti. Se per caso sareste interessati a farmi approfondire uno di questi titoli (o anche un altro che non compare in questa lista, volendo) fatemi sapere.
Quanto ai miei programmi per il futuro: riprenderò da lunedì prossimo coi Consigli del Lunedì, sperando di riuscire a mantenere una scaletta un po’ più rigorosa (ah, beata ingenuità!). Buon 2015 gente!

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I Consigli del Lunedì #43: Apeshit

ApeshitAutore: Carlton Mellick III
Titolo italiano: –
Genere: Horror / Splatterpunk / Bizarro Fiction
Tipo: Romanzo breve

Anno: 2008
Nazione: USA
Lingua: Inglese
Pagine: 160 ca.

Difficoltà in inglese: *

Desdemona, Crystal, Jason, Rick, Kevin e Stephanie non sono dei liceali qualsiasi: sono i più ricchi, belli, popolari e snob della scuola. E sono pronti a partire sul loro fuoristrada per trascorrere un weekend di festa, birra e scopate epiche nella vecchia casa nel bosco del nonno di Jason. Non sanno che in quei boschi, ai margini della civiltà dove non prende neanche il cellulare e non ci sono abitazioni per miglia e miglia, si aggirano esseri atroci, dalla ferocia primordiale e cervelli grandi come noci.
Ma le creature che si nascondono nel bosco potrebbero anche essere l’ultimo dei loro problemi. Con delle storie disturbanti alle spalle, ciascuno dei sei adolescenti nasconde un orribile segreto agli altri. E quando questi segreti verranno alla luce, le conseguenze saranno imprevedibili. Li aspetta un weekend che non dimenticheranno.

Carlton Mellick aveva sempre desiderato sceneggiare un b-movie horror. “The typical cliché involving a group of teenagers in the woods getting killed off one at a time for some reason or another is my personal favorite” spiega nella Nota dell’Autore all’inizio del libro. “I wanted to do something like that, yet give it a little twist.” Apeshit è esattamente questo: una storia che parte da un setting familiare – la casetta di legno nel bosco nella terra dei redneck – per poi prendere, a poco a poco, direzioni inaspettate e finire in un modo completamente nuovo. E tuttavia: “The problem with starting a book with a goofy idea is that they rarely end up as comedies. Apeshit isn’t as goofy as I wanted it to be. In fact, it’s pretty fucked up. I didn’t want to write something so fucked up, but I guess I really couldn’t control the story. It wanted to go in its own direction”.
Apeshit è un romanzo particolare, nella sua miscela rara di umorismo nero, scene retard, e gore estremo. A differenza di altri romanzi di Mellick che sono apparsi su Tapirullanza – come The Haunted Vagina o Warrior Wolf Women of the Wasteland – non è un buon punto di partenza per chi non abbia mai approcciato al genere, perché la descrizione molto grafica di smembramenti, fluidi corporei e torture in cui pian piano la storia degenera potrebbe rivoltare gli stomaci più sensibili. Cominciamo quindi la nostra peregrinazione nell’horror da un autore familiare; setterà il mood per gli articoli successivi…

Jason meme

Uno sguardo approfondito
Apeshit è diviso in sei capitoli (più un epilogo), ciascuno con il nome di uno dei sei personaggi. Uno quindi si aspetterebbe che ognuno dei capitoli sia raccontato dal pov del personaggio che gli dà il nome, o che quantomeno metta quel personaggio al centro. Invece no. E qui sta la prima, amara sorpresa: Apeshit è scritto con un pov onnisciente. Come se davvero stessimo guardando un film, con una telecamera che inquadra e zoomma ora questo, ora quel personaggio, così la narrazione di Apeshit slitta continuamente dentro e fuori la testa dei suoi personaggi e da un personaggio all’altro – anche nel mezzo di una scena.
Poche pagine dall’inizio del libro, ci sono due personaggi: Stephanie, che si è chiusa in bagno (lei si chiude sempre in bagno a piangere), e Crystal, fuori, che le chiede se sta bene. Il paragrafo inizia dentro la testa di Stephanie (“She really doesn’t want to go on the trip, but she’s thankful she’ll be able to get away from home for a while”), ma pochi a capo dopo siamo nella testa di Crystal: “Crystal can hear her [Stephanie] breathing.” Tutto il libro è scritto così. Alle volte, proprio come in un film, vediamo anche cose che nessun personaggio può vedere; come quando, verso la metà del libro, il narratore onnisciente dice di Stephanie: “She doesn’t notice that the outside lamp has been smashed with a rock.”

Al contempo, un’altra scelta stilistica di Mellick va nella direzione opposta di questo stile cinematografico: l’abuso di raccontato. Vuoi perché deve raccontare le backstory di tutti i sei personaggi, vuoi per tenere la narrazione snella e il ritmo rapido, vuoi per pigrizia, Mellick racconta un sacco le emozioni, i pensieri e il passato dei suoi protagonisti invece di mostrarli. Un esempio, sempre preso dalla scena tra Stephanie e Crystal: “Crystal realizes that something else is going on. […] Crystal doesn’t push the issue. She knows Stephanie has major emotional issues and that she doesn’t like to talk about them. She knows that Steph prefers to keep that kind of stuff hidden deep inside of her so that she can pretend it doesn’t exist.” Un approccio simile è sicuramente comodo da scrivere per l’autore e dà velocità alla storia, ma alla lunga suona solo come una soluzione pigra e poco coinvolgente.
Il risultato combinato di queste due cattive trovate stilistiche – il raccontato e il pov onnisciente/ballerino – ormai lo conosciamo: minore immersione e identificazione nei personaggi, maggiore distacco emotivo, occasionale confusione nel capire le posizioni reciproche dei personaggi nella scena (anche se in questo Mellick è molto bravo e non perde mai traccia, almeno lui, di dove sia e cosa stia facendo chiunque in qualsiasi momento). Sul piano dell’immersione, Apeshit è un oggettivo passo indietro rispetto a opere come The Haunted Vagina o il coevo The Egg Man, che avevo lodato per la vividezza dei dettagli.

Chainsaw Massacre meme

Bisogna quindi fare un vero plauso a Mellick, se nonostante tutti queste oggettive debolezze stilistiche, Apeshit si legge che è un piacere, e si fa obiettivamente fatica a metterlo giù. E come fa Mellick a creare questa alchimia? Ho trovato almeno tre motivi.
In primo luogo, il setting familiare. La trama segue rigorosamente tutte le tappe del canovaccio da film “cabin in the woods”: la scena iniziale con i giovani che si ritrovano e caricano la roba in macchina, la fermata alla pompa di benzina gestita da vecchi redneck sdentati, il sentiero ripido fino alla follia per arrivare alla casa, la casetta piena di cose creepy lasciate dal vecchio proprietario, la notte di bagordi, l’apparizione dei “mostri” nel cuore della notte. Questo susseguirsi di elementi riconoscibili ci rassicura, il nostro cervello non deve fare sforzi per seguire la trama (sa già più o meno cosa succederà) e quindi si legge in modo scorrevole.

Ma se fosse tutto qui, finiremmo per annoiarci: perché devo leggere l’ennesima storia sempre uguale? E’ qui che salta fuori il genio di Mellick, che fin dalle prime righe dissemina questo canovaccio collaudato di piccole stranezze ed elementi che non tornano. Il libro si apre sul personaggio di Desdemona, che già di per sé è una tipa parecchio strana: vice-capo cheerleader, popolarissima e bellissima, senza motivo è stata presa negli ultimi mesi da una mania per i tatuaggi. Ogni lembo della sua pelle è ora coperto di tatuaggi di farfalle di vari colori e dimensioni; ciliegina sulla torta, si è rasata i capelli e si è fatta la cresta. E Des, salterà fuori, è ancora il personaggio più normale dei sei.
Ogni poche pagine, Mellick introduce un nuovo elemento strambo, o nel presente o come backstory di uno dei protagonisti. In questo modo, l’attenzione del lettore rimane sempre viva: perché nonostante la storia principale proceda su binari collaudati, non sai mai esattamente cosa succederà dopo, o quale nuovo dettaglio inquietante scoprirai sui protagonisti. Grazie a tutti questi plot hook, il ritmo della trama rimane sempre elevatissimo, e si legge l’intero romanzo senza mai un momento di stanca. Il semplice, continuo shiftare tra l’azione al presente e gli episodi di vita passata di ciascuno dei sei ragazzi dà ritmo alla storia.

Venerdì 13

Gli assassini seriali dei camp horror sono piuttosto esigenti.

E infine, il vero capolavoro sono i personaggi stessi. Se il classico film alla Cabin Fever ci presenta davanti degli stereotipi privi di profondità, in Apeshit capiamo da subito che i sei ragazzi sono una bella collezione di freaks, ciascuno con il suo bagaglio di conflitti esterni (verso gli altri personaggi) e interiori. Desdemona è in una relazione a tre con Rick, il suo ragazzo di lunga data, e Kevin, il loro migliore amico; ma entrambi nascondono agli altri due un segreto che hanno intenzione di rivelare durante la gita. E la loro storia, all’apparenza molto piccante, cela in realtà una serie di insoddisfazioni e ripicche.
Crystal, la migliore amica di Desdemona, è la tipica ragazza perfettina, disgustata da qualsiasi cosa sia brutta o sporca (e specialmente all’idea di mangiare il cibo degli altri!); ma in realtà nasconde un fetish sessuale assolutamente disgustoso, che condivide unicamente con il suo ragazzo, Jason. E anche per Jason, ha in serbo una sorpresa che gli rivelerà solo durante il weekend. Quanto a quest’ultimo, ve lo raccomando: cresciuto dal padre nella convinzione che deve pensare solo a sé stesso e non deve avere paura di nessuna cosa al mondo, è diventato un macho psicopatico con una visione molto particolare della realtà. E infine anche Stephanie, ragazza costantemente depressa e con alle spalle una famiglia abusiva e perversa, nasconde un segreto – una mutazione genetica che la rende diversa da tutte le altre.
Nonostante questi sei ragazzi ci vengano mostrati da subito come un pugno di egocentrici viziati e figli di puttana – l’esatto tipo di persone che vedremmo volentieri sbudellate da una banda di redneck mutanti – e nonostante lo stile distanziante adottato da Mellick, nel corso della storia ci affezioneremo talmente alle loro personalità disturbate e ai loro problemi individuali, da sentirli vicini e soffrire con loro per le sventure che gli capiteranno.

Quanto a queste sventure, Apeshit è una vera e propria festa di sangue, arti che saltano, sesso disturbante, vomito, merda, sbudellamenti, torture fisiche e psicologiche. Parte calmo, e cresce con calma, ma l’ultimo capitolo è una vera e propria festa del gore – siete avvertiti. Il punto di vista distaccato mitiga un poco la violenza delle scene, ma Mellick non risparmia i dettagli truci. Tuttavia, non ho mai avuto l’impressione che si trattasse di scene buttate lì a caso per sconvolgere: ogni brutalità è una diretta conseguenza della psicologia dei personaggi, e a sua volta serve a sviluppare i conflitti tra loro e a portare avanti la trama.
Trama che ha una sua logica ineccepibile. Un sacco di elementi disseminati nel corso della storia, che inizialmente sembrano messi lì solo per il gusto di scioccare o dare un tono “eccessivo” alla storia – come la massa di animali morti che i protagonisti trovano sulla strada che porta alla casa – trovano alla fine una spiegazione perfettamente sensata, tante pistole di Cechov introdotte con apparente nonchalance e fatte poi sparare al momento giusto. Il finale è un capolavoro, non ho altre parole per descriverlo.

Hostel

Pfff… dilettanti.

Benché minato da uno stile discutibile, non ho problemi a dire che Apeshit è un piccolo capolavoro – non solo una delle cose migliori che Mellick abbia mai scritto, ma anche una delle più belle trame splatterpunk in cui mi sia mai imbattuto. Le sue dimensioni ridotte (si legge in una giornata), il ritmo incalzante e il setting familiare la rendono una lettura accessibile e ottima a tutti coloro che sono poco familiari con il gore, ma vogliono provarlo. Insomma: è una di quelle letture che ti restituiscono fiducia nel genere horror.
E a tutti coloro che già saranno pronti a dire: “sì, dì quello che vuoi, ma alla fine è solo un’altra roba scritta per il gusto di sconvolgere” (lo so che ci sei, Mikecas ^-^), non posso che rispondere citando un altro pezzo, molto bello, della Nota dell’Autore:

A few weeks ago, I was talking to Chuck Palahniuk about the whole “shocking for the sake of being shocking” thing, because both of us are regularly accused of doing this. I told him that I’m just trying to be interesting for the sake of being interesting. Whether I succeed or fail at being interesting, that’s up to the reader to decide, but I’ve never tried to shock anyone with my work. I didn’t think anyone actually gets shocked by anything anymore.
Chuck said that what some people view as interesting other people view as shocking. But shock fades with time. Eventually, people will see what is interesting about things that used to be shocking.

E se vi è piaciuto Apeshit: Clusterfuck
ClusterfuckGenere: Horror / Splatterpunk / Commedia nera / Bizarro Fiction
Tipo: Romanzo
Anno: 2013
Pagine: 240

A cinque anni dalla pubblicazione di Apeshit, Mellick è tornato alla sua ambientazione di boschi maledetti. Ma se il canone della prima storia era quello della “cabin in the woods”, per Clusterfuck il Nostro attinge dal filone meno conosciuto dello spelunking horror, ossia: gente che per un motivo o per l’altro – ma sempre pessimi – decide di esplorare grotte misteriose e antiche di millenni. Ovviamente rimarrà intrappolata nei cunicoli e si troverà di fronte orrori innominabili che li faranno a pezzi l’uno dopo l’altro. Vi avevo già accennato che non si tratta di un sottogenere particolarmente intellettuale?
In Clusterfuck, i protagonisti non sono più dei liceali, ma un pugno di frat boys – ossia ragazzi del college membri di una confraternita. Sono comunque dei riccazzi arroganti e con eccessi di testosterone, alla ricerca di emozioni forti: esattamente il tipo di persona che non ci spiacerebbe veder finire smembrata. I sei eroi – di nuovo, tre donne e tre uomini – si ritroveranno a esplorare delle grotte semisommerse negli stessi boschi del primo Apeshit, e a fare i conti con gli stessi orrori che avevamo intravisto nella prima opera.

Oltre a essere un vero e proprio romanzo (e quindi lungo circa il doppio di Apeshit), Clusterfuck è abbastanza differente dal suo precedessore. Se il primo, nonostante diversi momenti esilaranti e un certo distaccato sarcasmo nel tono narrativo, era soprattutto un romanzo drammatico (che assestava qualche sano pugno dello stomaco), Clusterfuck è una vera e propria commedia splatter. Aldilà di qualche scena ben riuscita – legata soprattutto alla claustrofobia nel muoversi negli spazi ristretti di una grotta sotterranea – Clusterfuck è un romanzo che fa sganasciare più che mettere ansia. I personaggi si esprimono come dei ritardati per la maggior parte del tempo; alcuni di loro hanno dei super-poteri nascosti; e le scene d’azione sono complicatissimi intrecci di mosse da action movie.
Clusterfuck è una storia valida e piacevole da leggere, ma sotto tutti i punti di vista è inferiore a Apeshit. In ogni caso, vi sconsiglio di leggerlo per primo. Anche se le storie che raccontano i due romanzi sono del tutto indipendenti, quello che è il grande plot twist finale di Apeshit – ed è veramente una bella scena! – in Clusterfuck viene “sputtanato” a metà storia con molta nonchalance: quindi a leggere per primo il secondo libro vi rovinereste la sorpresa.

Buco spelunking

“Vuoi entrare nel buco?”

Dove si trovano?
Apeshit si può scaricare in lingua originale su Library Genesis (ePub e pdf) o su Bookfinder (solo pdf); una traduzione italiana al momento non esiste. Quanto a Clusterfuck, a causa della politica adottata da Mellick negli ultimi anni non solo non si trovano edizioni piratate, ma non esiste proprio una versione digitale – potete acquistarne una copia cartacea su Amazon alla “modica” cifra di 10,50 Euro (che a mio avviso è decisamente troppo rispetto al valore reale del libro, but do what you want).

Qualche estratto
Per i due brani di oggi, ho scelto una scena ambientata al “presente” della storia, e una digressione nel passato di uno dei personaggi. La scena al presente è quella in cui i protagonisti, sulla strada per la casa nel bosco, si imbattono nella marea di animali morti, in un crescendo sempre più grottesco. La scena di backstory – molto più breve – è riferita al personaggio di Stephanie; non è un grosso spoiler (siamo ancora al secondo capitolo), ma dà un’idea delle proporzioni di gore e disgusto assortito che assumerà pian piano il romanzo.

1.
The farther up the mountain they go, the more roadkill they pass. At first, the roadkill is only small birds and squirrels. Down a ways, they find dead rabbits, dead snakes, dead skunks, and dead possum. Stephanie counts the dead animals they pass. She wonders why so many of them have been run over on such a sparsely driven highway.
The road becomes bumpy. It has fallen into disrepair here, crumbled, cracked. The forest is trying to take back the highway. There is even more roadkill here, and Stephanie is surprised at the various species of dead animals that they pass. They are not your typical roadkill. They pass a dead porcupine, a dead weasel, dead goats, dead bats, dead pigs, a dead turkey, a dead beaver, a dead hawk, a dead peacock. Stephanie didn’t even know that all of these types of animals lived in this part of the country.
“Oh my god,” Stephanie says, as she sees something up ahead.
The others see it, too.
The highway up ahead is so dense with roadkill that the dead bodies are in piles covering the road. There are dozens of animal corpses here, most of them too mutilated to recognize.
“What the fuck?” Jason says.
“Holy shit.” Crystal nearly knocks the beer out of Jason’s hand as she points at the biggest pile of bodies. It is nearly five feet high.
Desdemona wakes up Rick so that he can check this out.
“This isn’t roadkill,” Stephanie says. “Something else is going on.”
“It’s like something else killed them,” Crystal says. “Like pollution or radiation.”
“Or some crazy redneck with an automatic rifle,” Jason says.
They drive slowly through the bodies. Whenever they roll over an animal corpse and they feel the side of the van raise, Crystal and Desdemona cringe.
“It’s like the fucking apocalypse,” Kevin says.
As the smell hits them, they all cover their noses with their shirts and roll up the windows.
“There’s probably some reasonable explanation for it,” Desdemona says.
“Like what?” Jason says.
“Because of the variety of animals, I bet it has to do with taxidermy,” Des replies. “Probably some taxidermist that lives up here drove down this bumpy road with his pickup truck filled with dead animals he planned to stuff. He probably didn’t secure them properly and they spilled out of the back of his truck.”
“Bullshit,” Jason says.
“It sounds reasonable to me,” Crystal says.
But the farther up they drive, the less they believe Desdemona’s explanation. Because up ahead, the animals are bigger. They pass a few dead deer, a dead cow, and a dead black bear.

“He could have had a big truck… ” Desdemona says.
“No way,” Jason says. “This is something far more fucked up.”
Desdemona says, “Well, it’s obvious that these things didn’t all die here. Somebody either put them here on purpose or dropped them here by accident. Perhaps some hunter without a permit dumped them here and—”
Des stops talking when she sees the hunter. There is a man with a rifle in a hunting outfit, lying twisted in the dirt on the side of the road. He is not moving and is covered in blood.

Roadkill

2.
Stephanie is in the upstairs bathroom crying again. She is brushing her teeth while crying. She needs somebody to talk to but she doesn’t know who. She’s really not that close with anyone. Crystal is the closest thing to her best friend but Steph is listed as sixth or seventh on Crystal’s best friend list. Stephanie saw the list in Crystal’s diary last year.
She looks in the mirror and pretends that her mirror image is a close enough friend to confide in. She tells the mirror image friend her problems. She tells it about how she’s sleeping with her brother. Not because she wants to but because she’s scared of what he will do to her if she refuses. She tells it about how he beats her and humiliates her, about how he makes her lick black ants off of his dick after school before their mom gets home. The ants bite her tongue as she sucks him. They bite his penis as well, but he says he likes the pain. He says that she should like it, too.
She brushes her teeth until her gums bleed, crying at herself in the mirror. Punching herself in the stomach until her bellybutton swells and bruises.

Tabella riassuntiva

Una variante eccezionale sul tema della “casa nel bosco”. POV onnisciente e ballerino.
Sei protagonisti straordinariamente originali. Uso massiccio di raccontato.
Ritmo incalzante dall’inizio alla fine. L’abbondanza di gore e scene forti potrebbe disturbare il lettore medio.
Colpi di scena a ogni angolo! Non sai mai come andrà a finire!

Bonus Track: Broken Piano for President

Broken Piano for PresidentAutore: Patrick Wensink
Titolo italiano: –
Genere: Commedia nera / Bizarro Fiction
Tipo: Romanzo

Anno: 2012
Nazione: USA
Lingua: Inglese
Pagine: 372

Difficoltà in inglese: **

Hi, welcome to Broken Piano for President. Turn down the lights and fix yourself a stiff drink. Better yet, pour a couple cocktails and fix yourself a hangover.

Quando Deshler Dean beve, va sempre a finire male. Deshler si definisce un cliff drinker: finita la seconda bottiglia, il suo cervello va in blackout completo e diventa un’altra persona, un genio estroverso capace di fare le cose più incredibili. Almeno a detta dei suoi amici, perché di quello che fa da sbronzo Deshler non ricorda mai nulla – salvo svegliarsi la mattina nei posti più impensati. E se una volta la storia del cliff drinker era figa, Deshler comincia a chiedersi se non sia il caso di smettere: l’ultima volta che si è svegliato, era al volante di un auto costosa e non sua, con in tasca un cacciavite raggrumato di sangue e di fianco una donna (viva) con un cazzo di buco sanguinolento sulla testa.
Del resto, a cos’altro aggrapparsi? La sua vita fa schifo. Di giorno fa il portiere, in compagnia di un nano, in un albergo di lusso che organizza conferenze aziendali; di notte canta in una band underground-avanguardista odiata da tutti, i Lothario Speedwagon, nei pochi locali della città che non li hanno ancora banditi per sempre, vomitando e gettando sacche di urina sul pubblico. Ma la sua vita potrebbe stare per cambiare. La città in cui vive – Burger’s Town – è da decenni l’epicentro di una guerra senza esclusioni di colpi, quella tra le prime due catene di fast food d’America, la Winters’ Olde-Tyme Hamburgers e la Bust-A-Gut; e i top manager di entrambe le aziende sembrano conoscere Deshler, gli lanciano cenni e occhiate quando passano per la porta dell’albergo, come se si aspettassero qualcosa da lui. E non è l’unica cosa strana che è cominciata ad accadere attorno a lui… Nella sua testa, una sola domanda: che diavolo ha combinato mentre era sbronzo?

La storia di come Broken Piano for President, pubblicato solo un anno e mezzo fa, è diventato famoso, la dice lunga sulle dinamiche del mercato editoriale – compreso quello digitale. La copertina, potete vederlo, imita l’etichetta storica delle bottiglie di Jack Daniel’s. L’azienda se ne accorge e manda a Wensink una lettera di diffida; dalla controversia che nasce, il libro riceve talmente tanta pubblicità che – wham! – schizza alla posizione n.6 dei libri più venduti su Amazon.com. Una cosa mai successa per un libro pubblicato sotto la bandiera della Bizarro Fiction; mi immagino le facce di Rose O’Keefe (direttrice di Eraserhead Press) e di Cameron Pierce (direttore di Lazy Fascist Press, la casa editrice che l’ha pubblicato). Tutto questo, ovviamente, prescindendo dalla qualità reale del libro o anche dal suo argomento. Io stesso mi sono imbattuto nel libro in questo modo, e francamente non sapevo cosa aspettarmi quando l’ho comprato.
Broken Piano for President è una strana commedia sulle conseguenze del vivere una vita da debosciati, sulle dinamiche dei mercati del largo consumo e sulla paranoia aziendale, sull’arte e sugli artisti (o sedicenti tali), sul bisogno di ciascuno di noi di essere riconosciuti e amati e alle cose folli e demenziali che questo bisogno ci porta a fare. E si gioca tutto su una domanda centrale: se la nostra vita fosse un pozzo senza fondo, e se improvvisamente ci venisse tesa una mano e data una nuova sfavillante possibilità, saremmo disposti a coglierla? Qualunque sia il prezzo da pagare? La risposta è in queste pagine. Forse.

Jack Daniel's lettera di diffida

La lettera di diffida della Jack Daniel’s (clicca per ingrandire). Che carino il legale!

Uno sguardo approfondito
Se dovessimo giudicarlo dallo stile, Broken Piano sarebbe un romanzo comico. Non solo viola le regole tradizionali dell’immersività – le ribalta e ci caga sopra. Il piccolo brano proposto in testa all’articolo – con l’autore che parla in prima persona al lettore, e lo introduce con voce da cantante confidenziale nel mondo del romanzo – non solo è l’incipit del romanzo; è l’intero primo capitolo. La prosa di Wensink ha molto dello stile estroso alla Vonnegut, e chi ha letto romanzi come The Sirens of Titan (recensito qui, agli albori del blog!) o Cat’s Cradle sa di cosa sto parlando: un narratore onnisciente invadente, che commenta le vicende senza farsi problemi e chiacchiera col lettore; digressioni che spezzano l’azione in un momento di cesura o, viceversa, interrompono la narrazione nel momento di massima tensione con brevi interventi più o meno comici.
Qualche esempio. Siamo all’inizio del romanzo, Deshler si è svegliato nella macchina non sua e ha cominciato a registrare i dettagli assurdi e inquietanti del suo risveglio. Comincia a chiedersi se questo meriterà di entrare nella Hall of Hame dei suoi risvegli più assurdi. Poi vede la tipa sanguinante. Ansia. Tenta di svegliarla; non reagisce. E’ morta? Forse dopotutto questa mattinata non merita di entrare nella Hall of Fame… E bam: digressione di una paginetta sui migliori risvegli della Hall of Fame (dirò solo che uno è intitolato mid-fellatio).

Secondo esempio. Più avanti nel romanzo, in un momento di pausa tra scene importanti, l’autore coglie l’occasione per parlarci della storia delle due catene di fast-food che reggono il destino dei nostri eroi, e della loro eterna guerra. Insomma, un infodump bello e buono. Ma spiattellato in una maniera talmente onesta e diretta che fa sorridere:

So right now, you’re probably saying something to the effect of: “Jeez, there is a lot of burger talk flying around. This book is one coldcut away from being a butcher shop menu.”
This is the point I’d say: “Yeah, maybe you’re right. Is this a little overkill?” You’d shrug and I’d feel kind of guilty.
So maybe it’s time you were brought up to speed about the Burger Wars, the Beef Club, the Winters Family, Globo-Goodness Inc. and Burger Town, USA.
Let’s start at the top…

E così via per alcune pagine. Ma il tono è così affabile, la cesura così manifesta, e il ritmo si mantiene talmente rapido anche nelle pagine infodumpose, che si legge con piacere anche questo. Siamo nel regno dell’umorismo, dove non importa la sensazione di essere dentro la storia, ma la battuta fulminea, l’atmosfera ridanciana, e il ritmo. E Wensink tiene tutti questi elementi alla perfezione.
Ultimo esempio. Siamo nella seconda metà del libro, in pieno build-up del momento clou della storia, e stanno succedendo tutte insieme un sacco di cose che coinvolgono l’intero, vasto cast del romanzo. Come gestire tutti questi fili in un modo non noioso, né da leggere né da scrivere? Be’, Wensink la risolve mettendosi a commentare la sua stessa prosa, e dichiarando come ha intenzione di costruire i prossimi capitoli:

Okay, so everyone’s got problems.
This story is getting crowded with them. But hey, you and I are busy, too. So here’s a public service. Instead of rattling on for pages and pages of plot and feelings and blah blah, we’ll chop out the gristle and bone until all we have left is a meaty fillet. You guessed it: time for a montage.

Seguono (giuro) montaggi accelerati di scene su tutti i personaggi del romanzo, con tanto di colonna sonora di sottofondo. Genio!

McDonald's

La guerra è crudele.

C’è, in realtà, una marcata differenza tra i due tipi di digressione – quelle nel mezzo dell’azione e quelle nei momenti di stanca – a dimostrare che sì, dopotutto Wensink sa cosa sta facendo. Le prime sono sempre brevi e fulminee, e ricordano quelle scene de I Griffin in cui Peter o un altro personaggio dice: “Ah, questo mi ricorda quella volta che…” e segue sketch autoconclusivo di dieci secondi. In breve:
a) Rimangono sempre sull’argomento della scena principale;
b) Essendo compresse e impostate in modo vivace, mantengono il ritmo;
Il risultato è che il lettore, invece che distrarsi o rallentare la lettura, al contrario rimane ancorato in fibrillazione alla pagina e, alla fine della digressione, ritorna alla trama principale nello stesso stato d’animo in cui l’aveva lasciata. Le seconde, invece, hanno un andamento più lento, cambiano argomento, e funzionano da calma transizione tra due scene spazialmente e temporaneamente lontane (e che magari coinvolgono personaggi diversi).

Ma Broken Piano non è soltanto un libro comico. E’ agrodolce. Wensink somiglia a Vonnegut anche in questo, nella sua capacità di allontanare e avvicinare la telecamera ai suoi personaggi a seconda del momento; e quando la ripresa è vicina, è davvero in grado di farci sentire vicino ai suoi eroi. Non si raggiungono le vette di drammaticità dei romanzi di Vonnegut, ma in diversi momenti Broken Piano diventa dannatamente serio. E ci sentiamo empatici con Deshler, sentiamo sulla nostra pelle i suoi stessi dubbi e il suo stesso dolore. Del resto, come dicono gli ammerigani, Deshler Dean è someone you can relate to: chi di noi non si è mai sentito un fallito, o quantomeno non si è sentito infelice di sé e delle proprie scelte?
Soprattutto, il romanzo di Wensink trabocca ambiguità morale. Dean Deshler è un infelice, ma è uno che si è scavato la fossa con le proprie mani, perché per tutta la vita ha compiuto scelte autodistruttive. La sua ‘arte’ non piace a nessuno, ma è davvero arte o solo growl e spruzzi di vomito?, e non è che semplicemente gli piace fare l’hipster, non vuole essere capito e quindi fa apposta musica incomprensibile? Gli altri membri della band vorrebbero fare musica più orecchiabile ed essere amati dal pubblico, ma lui fa loro pressione e cerca di farli sentire in colpa per volerlo ‘tradire’. Gli altri lo prenderanno a calci, ma quando può lo fa anche lui – come con Napoleon, il nano che lavora con lui come portiere, e che lui continua a sfruttare quando gli fa comodo e a ignorare nel momento del bisogno. E poi c’è l’altro Deshler, il Deshler ubriaco e geniale: non lo vediamo in azione, ma da quel che gli altri personaggi raccontano di lui sembra proprio un gran figlio di puttana.

Hipster

E anche se Deshler è l’indiscusso protagonista, Broken Piano è un romanzo corale: spesso e volentieri il narratore lo abbandona e discende su un altro personaggio. Per esempio Hamler, il batterista della band, un uomo insoddisfatto che in fondo cerca solo l’approvazione degli altri, e che forse ha raggiunto lo scopo della sua vita diventando (di nascosto dai suoi amici) un assassino prezzolato per conto delle multinazionali degli hamburger. O Juan Pandemic, lo scheletrico bassista nonché tossico, che vive chiuso in uno stanzino buio che puzza di crystal meth, ricoperto di croste, ma poi bazzica su un computer da millemila euro e sembra avere uno strano rapporto col padre.
O Thurman Lepsic, spietato vice-presidente della Bust-A-Gut, che apparentemente vive per la sua azienda e per la curva dei profitti, ma al tempo stesso è vegetariano, odia l’odore della carne, e sogna di diventare un buon leader/padre per i suoi dipendenti. O Malinta, la conturbante carrierista dallo sguardo di ghiaccio e la parlata di un carrettiere, che vorrebbe smetterla di dire parolacce e diventare una buona madre (WTF!?). I personaggi di Wensink, come le persone reali, sono tutte fatte di luci ed ombre, a volte li troviamo degli insopportabili pezzi di merda e a volte li guardiamo e pensiamo: “awwwww”.

Sullo sfondo, il cinico mondo delle aziende e del marketing. In genere, quando uno scrittore affronta il mondo aziendale, o lo fa con piglio moralistico (personaggi bidimensionali e condanna morale dell’autore che grava come una cappa sul romanzo) o trasforma tutto in una macchietta divertente, sì, ma senza relazione con la realtà. Anche in Wensink c’è esagerazione grottesca (con multinazionali che pagano sicari per far fuori figure chiave dell’azienda rivale, o campagne pubblicitarie che violano i più basilari diritti umanitari), ma la mentalità aziendale, regolata dai bilanci trimestrali, dallo stress dei dati di vendita, dalla fedeltà eterna di facciata, dal rapporto ambiguo che si crea tra un manager e i prodotti della sua azienda, dalla paranoia e dall’ansia da prestazione continua nascosta dietro un muso duro, è ritratta con insolito realismo. C’è qualcosa di vero, e onesto, nel modo in cui Wensink parla della gente di marketing.
E poi c’è il weird. Un solo esempio: all’inizio del romanzo, la Winters’ Olde Tyme Hamburgers lancia sul mercato lo Space Burger. Ma come pubblicizzarlo? Ecco cosa organizza. Un gruppo di astronauti russi sottopagati viene mandato in orbita con un carico di Space Burger. Gli hamburger vengono infilati in una tuta vuota con legato un jetpack e lanciati nello spazio. Gli astronauti non hanno altro cibo con sé. Ogni incarto di Space Burger distribuito sul mercato ha un codice a barre; di tutto quelli distribuiti, 450mila codici danno al consumatore la possibilità di accedere ai controlli del jetpack e riportare la tuta carica di Space Burger agli astronauti, in modo tale che non muoiano di fame. Ma se un nuovo consumatore riscatta un altro codice valido, il controllo è immediatamente sottratto. Una troupe televisiva riprende il tutto in stile reality. E tu, non ti sei ancora affrettato a comprare il tuo Space Burger? O sei un orribile essere umano che preferisce vedere quei poveri astronauti morire di fame piuttosto che spendere qualche dollaro per provare a salvarli? …sì, è assolutamente fuori di testa come sembra.

Cosmonauti nello spazio

Non c’è niente di soprannaturale, di davvero impossibile in Broken Piano. E’ solo molto, molto sul filo dell’improbabile e dell’esagerato. Ci sono i terroristi russi che seminano il panico tra la folla. C’è la misteriosa azienda di prodotti ipocalorici che trama nell’ombra. C’è la coppia di produttori discografici giapponesi dai gusti folli. C’è la storia d’amore ghei. C’è l’hamburger a base di crystal meth. C’è la Papamobile. C’è pure una pistola di Cechov, sotto forma di video amatoriale girato da un nano che potrebbe contenere tutte le risposte. E ci sono esplosioni!
Wensink se la gioca tutta sul filo tra la plausibilità e l’implausibilità. E su questo filo, trova il modo di gettare sulla strada dei suoi personaggi dilemmi fin troppo seri e realistici: è meglio una vita vissuta rimanendo fedeli a sé stessi e seguendo le proprie passioni, o un lavoro vero, che non ci soddisfa ma che ci rende rispettabili agli occhi degli altri e di noi stessi? Cos’è l’arte, e come facciamo a sapere se stiamo facendo qualcosa di buono se non piace a nessuno? Cosa rende la vita degna di essere vissuta? Perché ci facciamo del male da soli e sembriamo ripetere sempre gli stessi errori? Ma questo non è un romanzo di Fabio Volo e non c’è una risposta; ci sono solo i destini diversi dei vari personaggi a seconda delle loro scelte. Il finale è strano, ti coglie di sorpresa, e non ho ancora deciso se mi piace. Ma se non altro non è quell’happy ending consolatorio da commedia di Owen Wilson e Vince Vaughn, che non suona mai credibile. Se siete artisti frustrati in attesa di riscatto, non cercate consolazione in Broken Piano for President.

Su tutto, prevale un ritmo forsennato, fatto da capitoli spesso brevi e a volte brevissimi e una sequela di avvenimenti che si accumulano con effetto valanga, lasciando al lettore poco tempo per respirare. C’è a mio avviso qualche errore nella gestione delle fasi della trama e della progressione verso il climax finale, ma son cose che si perdonano facilmente. Posso dire con certezza che era da qualche anno che non leggevo un libro così rapito, senza mai provare stanchezza o voglia di metterlo giù.
Dopo la mezza delusione di A Parliament of Crows e la delusione totale di Night of the Assholes, ho cominciato Broken Piano for President con una punta di scetticismo. Invece, mi sono trovato tra le mani quello che mi sembra essere il più bel libro mai uscito con l’etichetta di Bizarro Fiction – almeno tra quelli che ho letto. Spero che leggendo questa recensione così entusiastica non comincerete a pensare che abbia perso la mia lucidità – è solo un libro che mi ha colpito molto, che mi ha divertito, e che mi ha messo ansia nei punti giusti. Non è perfetto ma è un piacere da leggere – datemi retta! La mia unica, vera lamentela? Il titolo del romanzo è poco attinente col suo contenuto. “Broken Piano for President” è il titolo dell’unico, inascoltabile LP dei Lothario Speedwagon; ma a parte quello, non c’entra niente! Peccato.

E permettetemi di concludere con una domanda: If your life were a tasty Winters Burger, would you be the bun or the beef? Meditate, gente. Meditate.

Owen Wilson e Vince Vaughn

Owen Wilson e Vince Vaughn. I loro film sai come vanno a finire prima ancora di andare a vederli.

Ma insomma: è Bizarro Fiction?
Se eravate dei frequentatori di Gamberi Fantasy, ricorderete lo stralcio di intervista a Rose O’Keefe pubblicato in questo articolo. Alla domanda su cosa caratterizzasse una storia di Bizarro Fiction rispetto ad altri sottogeneri del fantastico, la O’Keefe aveva così risposto:

Many people say that science-fiction is weird fiction. But the thing is, most science-fiction has only a single weird element to the story. With bizarro, there are three or more. So to make a science-fiction story bizarro, two or more weird elements should be added.

Si potrebbe provare ad applicare quest’aritmetica a Broken Piano, controllare se nella storia vengano combinati almeno tre elementi catalogabili come “weird”. Ho provato a fare quest’esercizio (affamare astronauti come strategia di marketing? La guerra degli hamburger? Le performance disgustose di Deshler? E l’idea del cliff drinker, è di suo un elemento “weird”?); ma alla fine mi sono semplicemente sentito stupido.
Una soluzione ci viene invece guardando alla storia editoriale – o forse dovrei dire odissea – di Broken Piano; ce la racconta lo stesso Wensink in questo bell’articolo intitolato Getting Published After Six Years of Failures. Comincia con “I’ve been a failure at every job I’ve ever held”, quindi è un articolo divertente: leggetelo. In sintesi, Broken Piano è nato e cresciuto indipendentemente dal movimento Bizarro. Non solo è probabile che Wensink non conoscesse Eraserhead Press e le altre al momento della stesura, ma ha anche aspettato anni prima di rivolgersi ad esse; pensava che le destinatarie ideali del suo manoscritto fossero ben altre case editrici. Quindi possiamo dire che no, Broken Piano non era un romanzo pensato per essere Bizarro, e che lo è diventato solo per una serie di circostanze.

E’ anche vero, però, che le case editrici “serie” avevano sistematicamente respinto il romanzo, che Cameron Pierce ha invece visto il potenziale di Broken Piano e ha capito che poteva interessare l’audience della Bizarro Fiction, che Wensink e i ragazzi della Bizarro si sono trovati bene insieme. Un’etichetta di sottogenere è utile finché serve a far capire a chi può interessare, e anch’io penso che possa piacere agli amanti della Bizarro soft, non spiccatamente weird.
I suoi cugini più prossimi, è vero, non sono le altre opere di Bizarro; sono i romanzi sarcastici alla The Sirens of Titan di Vonnegut, i fantasy comici alla Christopher Moore e le commedie nere epico-urbane tipo Una banda di idioti di John Kennedy Toole. Decidete voi se è il tipo di storia che vi aggrada.

Jack Daniel's Logo

Trova le differenze.

Dove si trova?
Purtroppo, non ho trovato Broken Piano sui canali pirata. Wensink comunque è un bravo autore all’inizio della sua carriera, e se gli estratti che qui trovate vi sono piaciuti è anche giusto comprarlo; stranamente, su Amazon l’edizione kindle costa molto di più del paperback! Considerate le spese di spedizione, a noi italioti conviene comunque l’edizione digitale.

Qualche estratto
Ci sono così tanti brani del romanzo che meriterebbero di essere postati, anche solo per il fatto di essere pieno di capitoli brevi e sketch gustabili per sé stessi. Ho scelto una manciata di pezzi eterogenei, giusto per dare l’idea: un dialogo tra i membri dei Lothario Speedwagon sulla campagna di marketing dei poveri cosmonauti senza cibo; un capitolo interamente costituito da un esempio di conversazione tra Deshler e un amico che incidentalmente ci dice molto sul nostro protagonista; e infine una raccolta di recensioni dell’LP dei Lothario Speedwagon. Enjoy!

1.
The band works up a thin layer of sweat and finishes more bottles. In the middle of a collective noise-demolition, Pandemic holds a metal sheet over his scuffed head, yelling: “Stop, stop, wait, hold on.” The band spins out of control with feedback and drunk muttering through the PA until the insect buzz of thousands of Christmas lights fills the room. “What time is it?”
Henry looks at his phone. “Only ten forty five, why?”
“Oh, man,” Pandemic pouts like a child with melted ice cream. “Why didn’t any of you tell me?”
They look confused.
“We’re done. Now I’m missing the webcast.”
“Webcast of what?” Deshler asks, again questioning everyone’s commitment. He slumps against a wall, his loose skull bobbing side-to-side.
“Jesus, dude. Come on. The Space Burger webcast.” Pandemic fetches a laptop and starts typing.
[…] “Hey, we’re practicing,” Dean’s voice is like a nasty shove. “Don’t you guys care about this?”
“Man, we can listen to my fine-ass drumming later. This shit’s important.” Juan looks down at his screen, face glowing blue.
Through a haze of turpentine wine, Deshler thinks it is kind of odd that Pandemic has a laptop and even more unthinkable that this dump has Wi-Fi. “What are you guys so worried about?” Deshler says, annoyed.
“I swear, man, you are totally out of it. Do you know what year it is, who the president is?” Pandemic says.
“Cute,” Dean says.
“What did they teach you in orphan school?”
“I went to regular school,” Dean gets red. “Quit being a dick and tell me what’s up.”
“Okay, Oliver Twist. There is a spacesuit floating around in orbit. If you have the right burger wrapper number sequence, you can control the jetpack from Earth.”
“Why would you want to do that?”
“Duh, so you can feed the starving cosmonauts with all the hamburgers in the suit and become famous,” Pandemic says.
“And win four hundred and sixty thousand dollars,” Henry adds.
Pandemic says, “Yeah, I forgot.” He tugs hamburger wrappers from deep inside his sweatpants and smoothes them out. Each has a sticker with a different bar code. “It’s a real life video game. This is pretty much the most important thing in the world. Don’t blow it for me.”
“The further the suit floats away from the space station, the harder it gets to guide it back, obviously,” Hamler says.
“Big deal. What if nobody does?”
“That’s totally unlikely,” Pandemic says. “There are four hundred and sixty thousand winning numbers. You can enter your number at any time to control the suit, but anyone else with numbers can override you and steal the controls. The last person in command when the suit floats home is the winner. The whole country is a team. Get some patriotism, asshole.”
“Isn’t that kind of like Cannonball Run?” Deshler says.
“No,” Pandemic sounds blunt and mean. “Plus, the cosmonauts don’t have any other food. Not even freeze dried ice cream. Their lives are in our hands. So, stop being a total douche, and give a shit about all this.”
“So…what? Practice is over because of a hamburger?”
“Sorry, man. I guess I’ll have to save somebody’s life instead. I feel real bad about it.”

Bear Grylls a McDonald's

Never gets old.

2.
*Excerpt from an eye-rolling conversation between Deshler and a friend.
DEAN: The longest I ever waited? I once had to wait three months for a video to arrive.
FRIEND: That’s ridiculous. Was it something kinky from Thailand? Ping-pong balls or orangutans and stuff?
DEAN: No, better than that. It was this rare Butthole Surfers tape.
FRIEND: Oh, dude, don’t start…
DEAN: Gibby was wild as shit at this concert, Milwaukee or something. There was smoke, a small pile of burning trash on the stage, an old medical school film of a penile transplant playing behind the drummers—
FRIEND: Drummers? As in plural?
DEAN: Yes, they had two. I’ve told you this. Anyway, he was singing real nasty. Gibby just ripped apart this mannequin and there were chunky plastic limbs everywhere. He took out this wiffleball bat…
FRIEND: Dude, come on, this was only interesting the first hundred times you told me.
DEAN: Gibby’d pissed in the bat’s tiny opening earlier, and was swinging it around. Called it his Piss Wand. It splattered the audience. He was singing “The Shah Sleeps in Lee Harvey’s Grave.”
FRIEND: And this guy’s your hero? That’s kind of messed up.
DEAN: No, not at all. Look, I needed that. When I bought that video my brother and I were staying at, at, at this relative’s place. My folks were…you know.
FRIEND: Gone?
DEAN: In several senses. Anyhow, Gibby burned into my skin like a fog lamp. He was up there doing it, bringing people to their knees like a puke-stained preacher.
FRIEND: You’re sick. I need to go home. Can you grab my coat? You should really try watching some of that Thai porno. Sounds like you need a little culture.
DEAN: Gibby broke the rules. He did everything, so now anything is possible. His art was so over the top that he clear-cut a forest for the rest of us to march through. I can do anything I want. My art is free, thanks to him.
FRIEND: I’ll be sure to send him a card.

3.
In addition to selling their tape online and at gigs, Lothario Speedwagon mailed out free copies of Broken Piano for President to magazines and websites they thought would review it. Though, the band is still not sure how Japanese reporters got a hold of the cassette. Here’s what the press has to say:

“There’s a guy yelling about pianos…maybe…it’s hard to tell because it sounds like he’s underwater. And I think there are a couple other guys destroying a Chevy with hammers. My speakers are bleeding.” –Le Bombsquad.org

“Thirteen minutes of uncomfortable hell.”
–Standard Times Review

“The deepest voice this side of the Grinch.”
–Tucson Weekly

(Translated from Japanese) “Lothario bad bad bad noise feels good good good to young ears!!!!”
–Nagano Weekly Gazette

“Who wasted money on this thing getting printed?”
–Squeege Blog.com

“I don’t get it.” –Broken Mirror

“A tape? Seriously? Who makes tapes anymore? I had to go to my grandma’s house just to listen to this stupid thing.”
–Imperfect Scrawl

“In a world where so many bands try very hard to seem insane, you get the vibe Lothario Speedwagon just rolled out of bed that way.” –Clap Amp Quarterly

“My first thought was, ‘Eewww, are these fingernails and band aids?’” –Static Magic Monthly

“I didn’t hear a guitarist in the mix. However, that doesn’t mean Lothario Speedwagon isn’t torturing one in a dark shed somewhere.” –Weekly Observer

“Until now, no band has properly captured the sound of tossing bags of urine at you. Enter Lothario Speedwagon.”
–Impact Weekly

“I want to think these guys are just that cool for making a tape, but my best guess is that they’re just that dumb.”
–[YELLOW] Journalism

(Translated from Japanese) “Ear holes make yummy buzz, melt bubble gum to trashcans. Babies dance! Babies dance!” –Tokyo City Blues.com

(Translated from Japanese) “Burn Lothario like nuclear missile of love. Hail, hail, hail, The Anti-Beatles.”
–Osaka Daily News

Tabella riassuntiva

Un romanzo assurdo sulla vita, l’arte, la carriera, il marketing. Prosa troppo eclettica per alcuni palati.
Personaggi ambigui e tridimensionali. Forse troppo poco Bizarro per essere Bizarro Fiction.
Ottima alternanza di digressioni divertentissime e momenti drammatici.  
Ritmo incalzante per tutto il romanzo.  

Guida al Blogroll

Kant touch thisDa alcuni mesi, a singhiozzo, sto ristrutturando il blog. La Classifica è a buon punto, ma mancano ancora diverse voci e altre sono prive di testo. Volevo risistemare la pagina dei Consigli del Lunedì, che è un po’ spoglia, ma avrò bisogno della sapienza grafica di Siobhàn (e dopo Stalker, diplomazia vuole che lasci passare un po’ di tempo prima di avanzare la richiesta…). Sul modello della nuova pagina dei Consigli, poi, mi piacerebbe costruire quella delle Bonus Track – che poverine, al momento vengono inghiottite dal trascorrere dei mesi.
Intanto, ho dato una bella risistemata al Blogroll, eliminando blog che non seguivo più (vuoi perché non venivano più aggiornati, vuoi perché la qualità degli interventi era scesa sotto il livello minimo) e aggiungendone altri più interessanti. Sono tutti link che ho citato almeno una volta sul blog; ma non farà male spendere due righe per raccontarli a chi se li fosse persi. E se ve lo state chiedendo, sì: vi state per beccare l’inevitabile post semestrale di servizio.

Il nuovo blogroll
Di tutti i vecchi link del Blogroll, ne sono sopravvissuti solo quattro. Tre di questi sono blog italiani dedicati alla narrativa fantastica e ad altre amenità correlate, e se siete capitati qui quasi certamente li conoscerete: parlo di Gamberi Fantasy, Baionette Librarie e Zweilawyer. Per il restante 1%, ecco in due parole di che si tratta:
Gamberi Fantasy è il punto di riferimento per chi voglia scrivere narrativa fantastica. Si va dalle recensioni di grandi classici del fantatrash italiota a stupendi articoli che spiegano le regole della narrativa. Gamberetta era una che ci credeva veramente, nell’idea di insegnare agli altri a scrivere come Dio comanda; e la notizia che presto tornerà a pubblicare qualche articolo (dopo un paio d’anni di assenza quasi completa) mi fa saltellare di gioia come uno dei coniglietti ritardati del Duca.
– E visto che parlavamo del Duca: Baionette Librarie è un’altra figata di blog. Circoscrivere gli argomenti di cui parla è difficile; principalmente Steampunk (di cui ne capisce più di tutti), storia del Lungo XIX Secolo (da una bibliografia sull’età vittoriana a spiegazioni sul funzionamento di armi da fuoco dell’epoca), rant contro i deficienti, lotta ai DRM, considerazioni sul mercato degli ebook. Memorabili i vecchi articoli sui test di penetrazione delle armature medievali e rinascimentali. E, purtroppo, valanghe e valanghe di coniglietti.
– Zweilawyer, infine, è un tizio che ha con il fantatrash lo stesso rapporto che ha uno con la sindrome di Stoccolma col suo carceriere. Ma Zweilawyer è anche il suo blog. Oltre a recensioni (in più parti!) di capolavori della letteratura occidentale come Arsalon, Amon e Unika, ci sono articoli molto curati sulle armi bianche, su battaglie storiche dimenticate dai libri di storia, e professioni di sincera ammirazione per il fu ayatollah Khomeini. Ogni tanto sbucano discussioni interessanti su argomenti tipo la logistica degli eserciti medievali o la comodità di portarsi in giro una cotta di maglia. Poiché è inviso a Zwei tutto ciò che sa di polvere da sparo, il suo blog è diventato un po’ un ritrovo degli aspiranti scrittori fissati col Medioevo e il mondo pre-industriale.

L’altro sopravvissuto è il sito Ebook-reader.it. Il sito – che ha subito vari restyling negli ultimi anni – è una comoda guida nella scelta del lettore ebook, e io stesso me ne servii al tempo in cui mi feci regalare il T1 della Sony (non il migliore acquisto del mondo, a posteriori, ma questa è un’altra storia).
Sull’Home Page c’è una breve ma precisa spiegazione su che cos’è un e-reader; altre pagine hanno elenchi degli ebook attualmente in commercio, consigli dove comprarlo, recensioni sui vari modelli e pure tabelle comparate con pregi e difetti. Fateci un salto se volete prendere un e-reader o cambiarlo.

E-book

Una seconda categoria di link sul mio Blogroll sono i blog di alcuni scrittori che mi piacciono. Flogging Babel, come ho accennato in diversi articoli ad Agosto, è il blog di Michael Swanwick. Lo aggiorna con una certa continuità (tranne adesso che in vacanza), ma non è che sia sempre interessante; perlopiù parla di eventi a cui parteciperà – sempre negli States – dello stato dei suoi progetti, di scrittori a lui cari che sono morti, o di aneddoti vari sulla sua vita o sulle cose che ha scritto.
Una cosa che noterà chi era abituato alla verve di Gamberetta o del Duca, è che Swanwick, purtroppo, è mogio. Usa sempre nomi e cognomi quando fa i complimenti, ma mai che parli male di qualcuno? Il perché? L’ha spiegato lui stesso in questo articolo. A quanto pare anche nei grandi States, se non sei proprio lo Stephen King multimilionario della situazione, non puoi permetterti di farti dei nemici. La cricca di amyketti è fondamentale per restare a galla anche per un pezzo da novanta come Swanwick – se cominci a sparlare a destra e a manca, che opinione si faranno di te? Una scoperta triste.

Se come scrittore preferisco Swanwick, come blogger preferisco Charles Stross; Charlie’s Diary è il suo blog. I suoi articoli si possono dividere in due articoli: quelli in cui spiega alcuni retroscena sui suoi romanzi, e racconta come li abbia concepiti e realizzati; e quelli dedicati alla politica e all’attualità. Negli ultimi mesi (cioè da quando ho cominciato a seguirlo con regolarità) ha parlato di Snowden, dell’NSA, delle telecamere di Londra, delle rivolte in Europa e nei Paesi Arabi, della mentalità aziendale, del declino del capitalismo. Non è komunista, ma dice cose interessanti e parla fuori dai denti. E di informatica sembra capirci – del resto era un sistemista, prima di diventare scrittore a tempo pieno.
E poi c’è la Bizarro Fiction. Di Bizarro Central, il portale delle case editrici che hanno inventato la Bizarro Fiction, ho parlato fino alla nausea. Hanno una redazione enorme e pubblicano a manetta, quindi bisogna fare un po’ di cernita; ma con un po’ di pazienza si trovano diverse chicche, tra film pulp a basso budget pescati chissà dove alle tele di artisti surreali a storie assurde ma vere pescate da qualche giornale di cronaca. Seguo anche il blog di Carlton Mellick III. Più che blog è una vetrina pubblicitaria: Mellick non pubblica quasi mai (fa bene: è impegnato a scrivere), e quando lo fa, in genere sono brevissimi articoli in cui pubblicizza il suo nuovo libro almeno uscito. Ma seguendolo si può sapere quando pubblica qualcosa il giorno stesso!

Mario Martinez

Un’opera di Mario Martinez, artista ‘ospitato’ su Bizarro Central.

Infine, ci sono i blog che raccolgono curiosità pure e semplici. Prima parlavamo di Bizarro Fiction; ecco allora Bizzarro Bazar, un blog italiano che raccoglie fatti e aneddoti inusuali, ma veri. Rispetto a Bizarro Central, questo ha il vantaggio che aggiorna meno spesso (in media c’è un post nuovo a settimana) ed è più particolareggiato. Le storie di Bizarro Bazar vanno dalla vera storia della donna che si scopava i morti al progetto delle montagne russe della morte, da uomini deformi che diventano campioni di pugilato a rituali schifosi celebrati ancora oggi in qualche remota parte del mondo (probabilmente in Polinesia, là fanno di tutto). Probabilmente devo ringraziare il Duchino se ho scoperto questo posto.
Poi c’è Dummy System, una new entry di cui devo ringraziare Talesdreamer. E’ un sito italiano dedicato a parlare in modo piuttosto ossessivo di Evangelion e delle sue varie incarnazioni. Offre tutta una serie di teorie più o meno ragionevoli (ma affascinanti) sul progetto Rebuild, più cose utili tipo la spiegazione di che roba sia End of Evangelion. Uno dei coautori è Caska Langley, il che per quanto mi riguarda è motivo sufficiente per seguirlo. Non aggiorna spesso, e ciò è bene.

What If? è il mio preferito. L’autore è Xkcd, un tizio che mi sembra di aver capito faccia il ricercatore di fisica (o qualcosa del genere) e che è famoso anche perché pubblica vignette nerdose-demenziali (sicuramente ne avrete letta qualcuna anche voi). Ma non è importante. Quel che è importante è che su What If? pubblica, ogni martedì, un articolo buffo – ma rigoroso – in risposta a domande del tipo: “quanto velocemente si prosciugherebbero le acque se sul fondo del punto più profondo dell’oceano noi aprissimo un portale di 10 metri di raggio che dà sullo spazio?”. Oppure: “Se chiamassi un numero a caso e dicessi: ‘salute!’, quante probabilità ci sarebbero che la persona che risponde abbia appena starnutito?”.
Alcuni articoli sono seri, come quello che parla della velocità orbitale e spiega quali siano le difficoltà di far stare un corpo in orbita bassa attorno al nostro pianeta. Altri sono degli enormi mindfuck che cercano di restare coerenti pur su argomenti abbastanza nonsense, come il bellissimo A Mole of Moles (“What would happen if you were to gather a mole (unit of measurement) of moles (the small furry critter) in one place?”). Altri sono roba deficiente pura e semplice, come quello sulle conseguenze positive del “che cosa succederebbe se il Sole si spegnesse all’improvviso?”. Xkcd è divertente, ma è anche uno che sa. E la cosa migliore, è che i suoi articoli partono sempre da domande che gli hanno fatto veramente.

Xkcd

Xkcd.

Tra gli ultimi arrivati, troviamo infine:
Twentysided di Shamus Young. Shamus è un tizio incredibile – software designer, programmatore di architetture di videogiochi a tempo perso, fumettista, scrittore, critico di videogiochi, master di D&D e non so cos’altro. Il suo blog esiste dal 2005 e ormai è stratificato come la crosta terrestre, ma io lo frequento principalmente per leggere le sue considerazioni sui videogiochi e vedere le cose che programma (anche se per la maggior parte si tratta di progetti non finiti). E’ bello trovare qualcuno che ti critica un gioco non semplicemente dal punto di vista di un giocatore ma da quello di uno che capisce come si sviluppa un videogioco. Inoltre, mi ha fatto conoscere una marea di giochi indie di cui ignoravo l’esistenza (tra cui The Stanley Parable).
Attenzione quando entrate in questo blog: potrebbe rubarvi la vita.
Fortezza Nascosta, il blog della dolce Tengi – una fanciulla con “una passione malsana per la violenza” e una notevole preparazione storica. Fortezza Nascosta – che ha aperto da poco, un paio di mesi – si occupa principalmente di storia del Giappone medievale, e in particolare di organizzazione militare, politica, amministrazione (ma non è escluso che in futuro si occupi anche di narrativa o altre sue passioni). Il nome del blog si riferisce probabilmente all’omonimo film storico di Kurosawa del 1958.
E se la definizione “Giappone medievale” vi suona vaga o imprecisa o outright wrong o avete voglia di menare le mani con me, forse siete il pubblico ideale per questo blog. Quindi fateci un salto!

Questi sono i blog che seguo, e che hanno una qualche attinenza con Tapirullanza. L’articolo finisce nella colonna Risorse, così che sia facilmente raggiungibile per chi voglia leggere o rileggere le mie spiegazioni sul Blogroll. Potrei aggiornarlo qualora aggiungessi nuovi link. Forse.

Il consueto appuntamento con il LOL di fine articolo
Questo era un post di servizio e quindi era un po’ noioso, lo ammetto; per questo voglio sollevare i vostri animi mortificati (“Un nuovo articolo su Tapirullanza! …be’, tutto qui?”) con un po’ di sano LOL – che, si dice, allunga la vita.
Vi lascio quindi con due videate che si commentano da sole, e di cui devo ringraziare un mio caloroso lettore. State attenti: ESSO si nasconde tra voi.

Screenshot troll cestino
Screenshot troll spam

Tutti quei commenti sono stati scritti in poco più di 24 ore. Senza contare i primi, che sono stati regolarmente pubblicati. La prossima volta che qualcuno mi dice “bannare è censura, senza se e senza ma!”, gli copincollerò quegli screen.

I Consigli del Lunedì #34: The Egg Man

The Egg ManAutore: Carlton Mellick III
Titolo italiano: –
Genere: Horror / Bizarro Fiction / Distopia
Tipo: Novella

Anno: 2008
Nazione: USA
Lingua: Inglese
Pagine: 150 ca.

Difficoltà in inglese: **

Her vagina opened wide and released the babies. Hundreds, maybe thousands, of tiny fetus flies fluttered out of her.

Lincoln è uno Smell (Olfatto); significa che l’olfatto è il suo senso dominante, e può sentire odori che gli altri non sentono. Come tutti i bambini allevati dalla Georges Organization, deve diventare un artista, e ha deciso che diventerà un pittore. Ora che ha finito il periodo di apprendistato, l’organizzazione gli ha assegnato una stanza in un palazzo fatiscente dove dovrà mettere a frutto ciò che ha imparato. Ha quattro anni di tempo per dimostrare il suo talento e la sua unicità, o la GO lo disenfranchiserà e lo butterà in mezzo a una strada. A quel punto sarà una persona senza diritti e senza un soldo.
In un mondo in cui tutti gli esseri umani nascono come mosche-feto indifese; in cui quelle che sopravvivono all’infanzia e acquistano un aspetto umano, vengono spartite tra le compagnie e allevate nelle loro scuole, dove vengono indottrinati con i valori dell’azienda; dove gli unici diritti che possiedi sono quelli dati dalla compagnia a cui appartieni; dove la povertà e la miseria sono ovunque; in un mondo simile, la vita è dura per tutti. Ma è particolarmente dura per uno Smell che vuole fare il pittore ed è circondato da gente ostile. E ora c’è una donna disgustosa e incinta, Luci, una Sight (Vista), che lo perseguita; e il suo ragazzo, che crede che Lincoln se la voglia portare a letto e ha giurato che lo ammazzerà; e una faida che si sta preparando nel suo palazzo tra gli uomini della OSM e quelli della MSM; e il puzzo disgustoso di fico e carne di hamburger macinata che filtra dalla stanza accanto a quella di Lincoln, e che si dice appartenga al misterioso uomo-uovo. E Lincoln sente di essere spacciato: non ha un briciolo di talento.

Si può far puzzare un libro? Scrivere con una prosa talmente vivida da evocare odori, profumi, puzze così come si evocano immagini o suoni? E’ quello che ha provato a fare Mellick in questa novella di poco più che un centinaio di pagine, scegliendo come protagonista un uomo che vive di odori, che filtra la realtà prima di tutto attraverso il suo naso.
E’ quasi un anno che questo blog non ospitava una recensione sul più bravo autore di Bizarro Fiction, per cui mi sembra opportuno rimediare. The Egg Man è una delle sue opere meno conosciute, ma anche una delle più particolari. Se infatti la Bizarro Fiction, e Mellick in particolare, con la sua prosa quasi infantile, ci ha abituato ad atmosfere leggere, e più grottesche che drammatiche, questa novella – che prende a prestito diversi elementi del cyberpunk distopico tradizionale per farne qualcosa di nuovo – è di una cupezza e di un cinismo disperanti. E’ anche una storia particolarmente autobiografica (per stessa ammissione di Mellick), in quanto parla del processo creativo e di come un artista possa smettere di fare schifezze e produrre qualcosa di buono.
Mellick ha dichiarato sul suo blog di trovare The Egg Man una delle cose migliori che abbia mai scritto. Io ho scritto nella mia classifica che a mio avviso è proprio il miglior libro di Mellick. Ora proverò a spiegarvi perché.

Fico e carne di hamburger

E questo accostamento è ancora nulla.

Uno sguardo approfondito
Cosa rende la prosa di Mellick così piacevole da leggere? Tre cose: l’uso del mostrato, la semplicità nella costruzione delle frasi e il timbro caldo della voce narrante. Come molti suoi libri, la storia è raccontata in prima persona. Questo permette all’autore di commentare le cose che accadono e inserire piccoli brani di informazione in modo naturale, senza mai dare l’impressione di fare infodump. Il timbro lineare, molto matter-of-fact di Lincoln, rende per contro le cose che vede e le persone che incontra ancora più inquietanti; e al contempo, il suo tono lamentoso e rassegnato ci dice molto su di lui. E dato che un esempio vale più di mille parole: “The inside of the building smelled like vinegar-ham and a nutty variety of pipe tobacco smoke. It could have been worse. Some of these buildings smell like urine and dead rats. I couldn’t handle a place that smelled like urine or dead rats.”
Ed è molto anche importante l’ordine in cui si inseriscono le scene. Per esempio, l’incipit del romanzo fa così: “The fetus fly wasn’t yet dead when my steel-toed boot squished into it. The thing was lying there, half dead. It was trying to cry but its vocal cords were dried out.” Un’immagine che già di per sé è abbastanza disgustosa. Ma poi, nel capitolo successivo: “I wondered what it was like when I was just a fetus fly. I wondered why I was the one to survive out of all of those that I was born with.” BAM! Salta fuori solo adesso che il protagonista ha spiaccicato un proprio simile. Peggio: un neonato.

Ma questi concetti li abbiamo già detti e stradetti. Ciò che ci interessa adesso è: è riuscito Mellick a dare corpo al mondo di odori del suo protagonista? La risposta: in parte. La soluzione di Mellick è quella degli elenchi – la stanza dell’Henry Building dove vive sa di vaniglia artificiale mescolata a lucido per legno e pelo di cane bagnato; Luci puzza di chiodi di garofano.
Detto così può suonare un po’ asettico, ma inserito nel flusso della storia funziona abbastanza bene e presto mi sono trovato avviluppato nelle variegate puzze del mondo di The Egg Man. Alla definizione degli odori in sé e per sé si sommano le reazioni (più o meno disgustate) di Lincoln e i dati mandati dagli altri sensi (gli aloni di sudore sotto le ascelle di Luci, la nuvola di fumo della sigaretta ai chiodi di garofano che fuma, i piedi lerci…). E se alcuni accostamenti sembrano messi lì a caso, i primi che gli venivano in mente, altri suonano azzeccati. Il risultato è soddisfacente, e del resto non saprei come esprimere gli odori in un modo migliore.

Mosca morta

Un caso di omicidio?

Ma non pensate che scrivere in questo modo sia semplice o banale. Anzi: proprio la sinteticità delle descrizioni richiede una certa abilità nel sapere cosa e quanto tagliare. Del resto è impressionante pensare a quante cose, quante trovate e dettagli del suo mondo Mellick abbia potuto condensare in una novella che si leggere in un pomeriggio. E come cazzo gli sono venute in mente?
Dal fatto che tutti gli esseri umani nascano nella forma di mosche, che poi si ingrossano giorno dopo giorno, sempre più indifese e disgustose, finché perdono le ali e acquistano sembianze umanoidi; all’immagine di corporativi che vanno in giro per le strade armati di retino per acchiappare le mosche-bambino e portarle dietro i recinti degli asili nido della loro compagnia; all’idea che tutti gli esseri umani siano divisi in cinque tipologie, ciascuna con un senso dominante (i Sight, i Sound, i Taste, i Feel e naturalmente gli Smell); a piccoli dettagli come il fatto che ogni azienda abbia proprio la lingua, e che ad esempio agli uomini della Toyota sia insegnato solo il Toyotese e non la lingua comune perché siano leali alla casa madre e non fraternizzino con le altre; al modo in cui Lincoln mescoli pittura e odori per creare le sue tele. E così via, e così via.

Molti lettori, probabilmente la maggior parte, troveranno quest’atmosfera di crudeltà e cose schifose asfissiante e illeggibile. Per quanto mi riguarda, lo trovo affascinante proprio per la capacità di Mellick di rendere onnipresente questa sensazione di sporco. Sporco fisico come sporco morale. Tutti i personaggi di The Egg Man sono figure ambigue, di cui non ci si può fidare fino in fondo neanche quando sono amichevoli (le rare volte in cui questo accade); ma di cui del resto non si può neanche dire che siano cattivi perché sì. Luci è una sanguisuga, una donna che si approfitta degli ingenui per campare sulle loro spalle, ma è anche l’unica a dare del calore e una direzione alla vita di Lincoln – e allora chi sta usando chi? E del resto, Lincoln è buono, o è semplicemente un vigliacco, un debole, che si comporta in modo educato solo per aumentare le proprie possibilità di sopravvivenza? E come si comporterà se dovesse trovarsi con il coltello dalla parte del manico?
Soprattutto, The Egg Man racconta una storia. Va in una direzione. Tutti quegli elementi strani non sono messi lì a caso, ma sviluppano il dramma personale di Lincoln e i suoi tentativi di affermarsi come artista, per salvarsi dal finire in mezzo a una strada con un coltello piantato nella schiena e dare un senso alla propria vita. Il ritmo è rapido, e diventa sempre più rapido mano a mano che si va avanti e gli eventi si accavallano gli uni agli altri. E tra gli esami settimanali di fronte alla severa commissione artistica della GO, il rapporto di attrazione e diffidenza con Luci, gli sprazzi di violenza che si moltiplicano nel palazzo, la follia artistica che cova dentro Lincoln, e l’uomo-uovo, c’è sempre qualcosa a tenere impegnata la curiosità del lettore. E con personaggi così ambigui, davvero non si sa mai dove la storia andrà a finire e cosa ne sarà dei nostri “eroi”. Gli ultimi capitoli sono spiazzanti – o almeno, lo sono stati per me – e il finale è un vero pugno nello stomaco.

Bear Grylls e la piscia

La fuori è una giungla.

Quasi tutti i libri di Mellick che ho letto rientrano in una di due categorie. Ci sono – soprattutto nel Mellick del primo periodo – i tour-de-force di Bizarro, storie con una ricchezza immaginativa e trovate che non avrei avuto nemmeno nei miei incubi migliori, mostrate con un pov saldissimo; e che però mancano di una trama vera e propria, sembrano andare un po’ a casaccio e finiscono spesso senza un finale. E ci sono – soprattutto nel Mellick degli ultimi anni – storie costruite più attorno alla trama, all’interplay tra i personaggi, più coerenti; che tuttavia rinunciano a un po’ di bizzarria per seguire canovacci più tradizionali, e spesso hanno una gestione del pov più approssimativa. Per rimanere su libri di cui ho già parlato sul blog, un esempio del primo tipo è il racconto lungo The Baby Jesus Butt Plug, mentre un esempio del secondo tipo è il romanzo Warrior Wolf Women of the Wasteland (1).
The Egg Man prende il meglio dell’uno e dell’altro tipo, e ci dà una storia breve che è al contempo immaginazione selvaggia, prosa materica, una storia consistente e personaggi interessanti. Il Bizarro non ostacola lo sviluppo della trama, ma anzi la rinforza. L’unico difetto (molto soggettivo) è che The Egg Man è disgustoso, cinico e deprimente quant’altri mai. Ma se vi piace il Bizarro, l’odore di piedi e pus non vi spaventa e magari volete farvi un po’ del male, be’, dovete leggerlo.

Dove si trova?
Purtroppo, a differenza di molti altri libri di Mellick, The Egg Man non è mai stato piratato – o quantomeno, non sono mai riuscito a trovarlo in nessuno dei canali di mia conoscenza – e forse è per questo che è poco noto anche tra molti suoi fan. Comunque, è disponibile su Amazon un’edizione kindle a 5,99 Euro. Trattandosi di una novella il prezzo è un po’ alto, ma io non me ne sono pentito.

Su Mellick, di nuovo
Sul mio Anobii puntualmente non aggiornato, Mellick figura come l’autore di cui ho letto più libri dopo Dick. Non è strano, considerando quanto scriva e quanto ci si mette in media a leggerne uno. Ecco quindi una seconda cernita di suoi libri che mi hanno in qualche modo colpito (anche se soltanto l’ultimo dei tre merita davvero di essere letto). Se ve lo state chiedendo, i primi due appartengono ai libri mellickiani del ‘primo tipo’, il terzo a quelli del secondo.
Adolf in Wonderland (new cover) Adolf in Wonderland è una novella ambientata in un mondo in cui l’utopia nazista ha conquistato il mondo. Un giovane ufficiale ariano delle SS è mandato in missione in una terra sperduta, a trovare ed eliminare l’ultimo essere imperfetto sulla Terra; ma il mondo nel quale sta entrando è ben lontano dalla perfezione, e lo precipiterà da un’assurdità all’altra. Malgrado il plot promettente e un protagonista interessante, il libro si perde in una successione di avvenimenti abbastanza sconnessi tra loro e non va a parare da nessuna parte; l’argomento della “perfezione” è un po’ il pretesto della storia ma non viene davvero approfondito. Occasione sprecata. Ah, quella è la nuova copertina!
Ugly HeavenUgly Heaven è un’altra novella di esplorazione di un mondo assurdo. Due uomini si risvegliano, dopo la morte, in Paradiso; ma l’aldilà è ormai diventato un luogo spaventoso, colmo di sofferenza e pericoli, e Dio sembra scomparso o morto. Tree e Salmon andranno alla ricerca di un senso e di un luogo che possano chiamare casa. Il Paradiso di Mellick è pieno di idee interessanti – soprattutto quelli inerenti alla trasformazione dei corpi umani e dei nuovi sensi – ma anche questo libro non risponde ai suoi perché e non conclude niente; si vede che la storia manca di un finale. Migliore di Adolf in Wonderland, ma con gli stessi difetti (2).
Zombies and Shit Zombies and Shit è un romanzo lungo che mischia insieme Battle Royale e un post-apocalittico zombesco. I ricchi annoiati organizzano un programma televisivo in cui una serie di vittime vengono rapite dai quartieri poveri e gettati in mezzo agli zombie. L’unica via di salvezza: un elicottero posto all’altro capo del percorso, che può ospitare una sola persona. Chi riuscirà a salvarsi e a tornare alla propria vita, in questo tutti contro tutti letale? Il miglior romanzo lungo di Mellick: personaggi divertenti, un sacco di storyline che si intrecciano, adrenalina e cose schifose. Persino gli zombie sono interessanti (e schifosissimi)!

Qualche estratto
Il primo estratto dovrebbe dare un’idea chiara di come gli odori impregnino ogni scena o quasi di questa novella, e della fantasia di Mellick nell’utilizzarli e descriverli. Il secondo mostra in un colpo solo i personaggi principali della storia (Lincoln e Luci), come sono scritti i dialoghi in The Egg Man e il modo naturale e non-fastidioso in cui l’autore ci dà frammenti del background del suo mondo.

1.
In the dark, I smelled the air and tried to identify my surroundings by their scent. It’s kind of a weird thing to do, but all Smells do it. We can’t help ourselves. I wish I would have been a Sight or maybe a Sound, but my dominant sense had to be Smell.
I sniffed about 17 different scents in the air. The dominant scent was the cigarette smoke that was issuing into my room from under the door. The second most dominant smell was the sink. There were actually four different scents coming from the sink. One was the rust of the faucet metal, one was the light sewage flavor coming out of the drain, one was a rotten odor coming from the scum that lined the drain, and the last was an odd black pepper smell that seemed to come from the water.
I continued smelling the room. There were four varieties of dust aroma. There was a maple syrup odor coming from the closet. There was a greasy smell hidden behind the toilet. There were a few smells coming in from the outside; two forms of pollution from the nearby factories and a burnt spaghetti sauce from the window of an above neighbor’s kitchen. After a couple hours, I had figured out the origins of 16 of the 17 smells. But there was one that I couldn’t figure out. It smelled like fig and raw hamburger meat. It issued from the west wall of my apartment.
After smelling the wall for several minutes, I had to turn on the light to see if there was a stain there. It could have been a strange cocktail that was thrown at the wall, or maybe the grease of a sweet and spicy Asian meal was wiped along the bricks. But, after close examination, I couldn’t find anything unusual about the wall. There wasn’t a sticky film anywhere.
The smell didn’t seem to come from the wall itself, but from something on the other side of the wall. It must have been something extremely pungent for me to be able to smell it through brick. I wondered what the heck that smell could be, racked my brain trying to figure it out, but it remained a mystery.
I fell asleep close to dawn with the room’s smells attacking my nostrils.

Weird smells everywhere

2.
On the way home, I ran into the pregnant woman again. She was sitting on the sidewalk without any pants on. She was crying and breathing hard. Her eyes were covered by a pair of ashy smog goggles and her sweaty white tank top was being held up by her chin.
As I passed her I said are you okay?
No she said.
I said what’s wrong?
She said what the fuck do you think?
I then realized what was happening. She was about to give birth.
I said is there anything I can do?
She said I’ve done this dozens of times before.
I said I’ve never seen a birth before and want to help anyway.
She asked if I had anything to put under her ass.
She said my ass is killing me.
I said I have a package of paper towels.
She said give it a try.
Then she lifted her bare butt off of the pavement and waved me over.
I slid the 4-pack of paper towels under her and she sat down on it.
Not much better she said.
Sorry I said.
I watched her huffing and puffing for a while.
She said are you just going to stand there?
I shrugged at her.
I knelt down and held one of her hands. I didn’t know what else to do.
She gave me an annoyed look, but she didn’t refuse my hand. Her palm was gritty and cold. When her breathing got heavy, she squeezed my hand as tight as she could.
Once it happened, she leaned back into my arm and the sweat from her hip got onto my wrist.
She said here it comes.
Her vagina opened wide and released the babies. Hundreds, maybe thousands, of tiny fetus flies fluttered out of her. They swarmed into the air and created a small cloud. I’d never seen so many fetus flies before. I’d never seen them so tiny. They were only the size of small moths. I watched as the swarm of tiny babies spread apart and went their separate ways. Half of them wouldn’t survive the night. Those that made it would double in size every day. Only a few of them, if any, would live long enough to see adulthood.
After they were all gone, the woman said leave me alone.
I left her alone.
She looked exhausted. Her head slumped to her knees. She pushed the package of paper towels out from under her. They were covered in a black goop. I thought she better keep them. I didn’t want to know what that black afterbirth smelled like.
Upon entering the Henry Building, I looked back at the fetus flies dissipating in the distance. I wondered what it was like when I was just a fetus fly. I wondered why I was the one to survive out of all of those that I was born with. Luck, most likely. Luck had a lot to do with it. Too many fetus flies were unlucky. They died from the cold, they got zapped by bug lights, they got trapped in spider webs, they got eaten by birds, they got splattered across car windshields. And once they grew larger they were hunted by alley cats and shot with pellet guns by the neighborhood children. They got caught in the machines on the industrial side of town and they got poisoned from drinking the water in the river.
You had to be really lucky to survive infancy.

Tabella riassuntiva

Una distopia che trasuda sporcizia e crudeltà da ogni poro! Troppa insistenza sullo schifoso e il deprimente per il lettore medio.
Ottima prosa mostrata, dominata da puzze e profumi. La descrizione degli odori non è sempre convincente al massimo.
La quest artistica del protagonista è affascinante.
Ambiguità morale che rende la storia imprevedibile.

(1) Restando in argomento, The Haunted Vagina è forse l’unico altro romanzo di Mellick che trovi una buona sintesi tra i due tipi di storia. Gli altri due libri mellickiani che adoro, Zombies and Shit e Apeshit, sono entrambi del secondo tipo: alla fine continuo a preferire i libri con una storia.
(2) Scrive Mellick nell’introduzione alla novella che non gli dispiacerebbe tornare nell’ambientazione di Ugly Heaven con alcuni seguiti, in cui spiegherebbe finalmente perché il Paradiso è diventato quel che è diventato e che ne è stato di Dio. Ma per farlo, vuole aspettare che dei lettori gli chiedano attivamente di farlo (per esempio, sul suo blog), mostrando interesse. Io credo che lo farò, perché bene o male sono curioso, e deluso dal finale tronco di Ugly Heaven.