Mondi alternativi cercasi

PianetaC’è il pianeta Mesklin di Mission of Gravity, schiacciato in una forma ovale dalla sua stessa accelerazione centrifuga, la cui attrazione di gravità varia dai 3G dell’equatore ai 700G dei due poli. C’è il pianeta Gethen di The Left Hand of Darkness, dove il gelo è eterno e la specie umanoide dominante è costituita da ermafroditi che assumono uno dei due sessi soltanto per il breve periodo dell’accoppiamento. C’è la stella di neutroni di Dragon’s Egg, che ha sviluppato una particolare forma di vita dal ciclo vitale e dall’evoluzione rapidissima, e c’è Rocheworld, un sistema di due pianeti talmente ravvicinati che condividono la stessa atmosfera e si deformano l’un l’altro in una forma ovoidale. C’è il pianeta Lagash di Nightfall, in cui il giorno è eterno perché il suo cielo è illuminato da sei soli, e che precipiterà nel terrore il giorno in cui un eclissi gli farà conoscere l’oscurità. C’è il mondo acquatico di The Blue World, dove l’assenza pressoché totale di metalli pesanti ha costretto i transfughi terrestri a reinventare la loro tecnologia (ve ne parlerò nelle prossime settimane), e ci sono le comete bioingegnerizzate di Vacuum Flowers, trasformate in case e città attraverso la coltivazione di alberi di Dyson 1. C’è la Terra di West of Eden, che è il nostro pianeta ma è praticamente irriconoscibile, dato che in questa storia alternativa i lucertoloidi e non gli esseri umani sono diventati la specie dominante. E ci sono i mondi completamente artificiali come il Ringworld di Larry Niven o la gigantesca Sfera di Dyson di Orbitsville.
Ho sempre adorato le storie ambientate su mondi alternativi, per un mucchio di ragioni. Perché sono esotiche per definizione. Perché invecchiano meglio di molta altra sci-fi, come quelle ambientate quaranta o cinquant’anni nel futuro (un futuro rigorosamente pieno di macchine volanti ma privo di cellulare e con i computer che continuano ad andare a schede perforate – sigh, a volte è davvero difficile immergersi nell’immaginario fantascientifico degli anni ’50 – ’60). Perché pongono dei what if fikissimi: come sarebbe sulla vita su un pianeta dalla composizione chimica diversa dalla nostra, o con massa maggiore o minore, o più lontano o più vicino alla sua stella, o in un sistema solare diverso dal nostro o in una porzione differente della galassia? Perché ci mostrano quanto l’individuo sia plasmato (fisicamente, mentalmente, culturalmente) dall’ambiente in cui vive e debba adattarsi alle condizioni del suo habitat. In breve, perché sono esperimenti concettuali e di immaginazione.

Da ultimo, credo che questo tipo di fiction sia una delle più utili per l’aspirante scrittore di narrativa fantastica – sia di Sci-fi che di Fantasy. L’originalità, la fantasia, la profondità concettuale, sono tutte cose che si alimentano bombardandosi di stimoli, i più vari possibili 2. E cosa è più stimolante che leggere di possibili vite su mondi diversi (e a volte, radicalmente diversi) dal nostro? Quanto potrà arricchirsi il Mondo Medieval-Fantasy #452 se il nostro scrittore wanna-be scoprirà cosa succede aumentando o riducendo l’attrazione di gravità del proprio pianeta, o sottoponendolo a stagioni più lunghe, o sincronizzando rotazione e rivoluzione in modo tale che rivolga al proprio sole sempre la stessa faccia (tidal lock)?
Esempio stupido: immaginiamo un mondo povero di metalli, soprattutto in superficie. Su un simile pianeta, la tecnologia rimarrebbe necessariamente molto rudimentale… Quindi potrebbe essere condannato a rimanere un pianeta sottosviluppato. Oppure – oppure questo limite potrebbe essere da stimolo allo sviluppo di altri tipi di tecnologia, come un qualche tipo di “magia”… Ma che tipo di magia sarebbe? E che tipo di società nascerebbe?
O immaginiamo un mondo artificiale abbandonato dagli esseri umani e in decadenza, che ruota attorno a un sole morto o che si sta spegnendo, i cui unici abitanti – e protagonisti della storia – sono ormai i robot e le IA gestionali delle città (gli unici che potrebbero sopravvivere in un ambiente così freddo e ostile)… O un mondo in cui la specie dominante sono piante senzienti, che vivono una vita immobile nel punto in cui hanno messo radici ma che possono espandersi e riprodursi estendendo i propri rami o spargendo semi in cui è contenuta un’estensione del proprio cervello e del proprio apparato percettivo…

Dyson Eufloria

L’ex “Dyson”, poi ribattezzato “Eufloria”: un gioco in cui bisogna espandersi nel cosmo piantando e diffondendo alberi di Dyson. Devo giocarci.

Veniamo al dunque.
Mi era stato chiesto per quanto tempo avrei mantenuto il sondaggio ‘Cosa leggerà il Tapiro?’. Beh, lo tolgo adesso, solo per sostituirlo con una nuova richiesta: consigliatemi storie su pianeti esotici! Ho stabilito criteri molto ampi:
1. Scienza sì o scienza no? Non deve trattarsi necessariamente di romanzi Hard SF, anzi, non è nemmeno necessario che sia fantascienza in senso stretto. Alcuni degli esempi che ho fatto in testa all’articolo, come The Left Hand of Darkness della LeGuin, sono in realtà più vicini al Fantasy che non alla Sci-Fi, e tradizionalmente sono stati messi nella prima categoria solo per una questione di colore (nel caso della LeGuin, le astronavi e l’Ecumene interplanetaria sullo sfondo) e di prestigio. L’importante è che l’ambientazione dei romanzi che mi consiglierete non siano una violazione palese delle leggi della fisica così come le conosciamo: quindi, no ai mondi completamente sconclusionati di certa Bizarro Fiction o a quelli permeati di una magia chiaramente anti-scientifica. In altre parole cerco mondi che, almeno teoricamente, potrebbero davvero esistere da qualche parte là fuori.
2. Il concetto di “mondo”. Ho parlato soprattutto di pianeti, ma, come si evince dagli esempi in testa all’articolo, mi va bene qualsiasi setting che sia un mondo visitabile – dalla stella di neutroni di Dragon’s Egg alle comete terraformate di Vacuum Flowers. Sì anche ai pianeti artificiali; preferirei tenere fuori artefatti più piccoli come le astronavi plurigenerazionali (tipo quella di Incontro con Rama), ma se avete tra le mani una storia – per esempio – su un’astronave megafika potete provare a passarmela lo stesso.
3. Il ruolo del setting. Le caratteristiche del mondo esotico non dovrebbero stare semplicemente sullo sfondo ma dovrebbero avere un qualche ruolo nella storia. L’ideale sarebbe che la particolarità del setting (e le sue conseguenze sui personaggi) fossero il fulcro della storia, il tema centrale attorno a cui ruota tutto il romanzo. Ma va bene anche un libro in cui l’ambientazione ha un ruolo subordinato, purché tangibile.
4. Più “alieno” è, meglio è. A patto di non violare la prima clausola di plausibilità. Adolf in Wonderland di sicuro è weirdissimo, ma al prezzo di non avere senso logico.

Tutti i titoli che mi incuriosiranno e quelli che avranno più successo tra i miei lettori (non dubito che tempo mezza giornata si leverà un coro di Dune! Dune!) finiranno nella mia coda di lettura. Potrebbero inserirsi anche molto in alto. Di quelli che mi piaceranno è probabile che riparlerò, e quando un titolo mi piace molto, be’, ho l’obbligo morale di farci un Consiglio!
Quindi spammate titoli, miei cari ^-^

Captain Planet

Tipo, lui non va bene.

 (1) Cos’è un albero di Dyson? Per farla breve, dal blog Strait of Magellan:

Basically you plant a giant, genetically engineered tree inside the void pockets of a comet.
The tree processes the water and carbon dioxide ice and creates oxygen, which fills the voids. Habitat is created in the voids of the comet and in hollows in the tree itself. Possibly the tree would grow out of the comet and create a stable biome under its intertwined canopy. Animals, including humans, live off of the tree, and produce soil to further nourish it, establishing a stable biome.

Albero di Dyson

Fiko, no?

Torna su

(2) Preciso: purché superino una soglia minima di intelligenza. Devono ancora convincermi che una persona cresciuta a sci-fi, horror psicologico e romanzi storici possa trarre un qualsiasi beneficio dal leggere Twilight, per esempio. Anche se sicuramente sarebbe qualcosa di “nuovo” per lui.Torna su

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65 risposte a “Mondi alternativi cercasi

  1. @Giovanni: Ho visto il trailer, e devo troppo vederlo^^ Voglio dire, c’è pure Kirsten Dunst…! ❤
    Il rischio cagata è forte, ma che ci possiamo fare?

    Intanto ho passato tre bellissimi fini settimana grazie a The Master, Cloud Atlas e Django Unchained. E settimana prossima, Looper!
    Sono una persona felice ^_^

  2. Cloud Atlas ti è piaciuto? Io ho letto una recensione negativa e i fratelli Watchowski dopo V per Vendetta e gli altri due Matrix non li posso più sentire nominare, quindi pensavo di evitare.

  3. Cloud Atlas ti è piaciuto? Io ho letto una recensione negativa e i fratelli Watchowski dopo V per Vendetta e gli altri due Matrix non li posso più sentire nominare, quindi pensavo di evitare.

    I film dei Wachowski sono sempre abbastanza farciti di bassa retorica; lo erano già ai tempi del primo Matrix, e Cloud Atlas non fa eccezione (c’è di tutto, dal karma al lottare per la libertà del genere umano e contro le discriminazioni, etc.). Un paio di passaggi sono sdolcinati e moralisti in modo intollerabile. In questo senso è un film “meh”. Inoltre alcune sequenze mi hanno convinto poco (es. quella fantascientifica a New Seoul; mentre ho adorato quella sul compositore gaio).
    Però nel complesso è un film che si guarda con curiosità, ed è girato e montato in modo eccellente. Sul piano tecnico è più interessante che sul piano narrativo. E poi, non mi sono mai annoiato.

    Stesso discorso per V per Vendetta: messaggio di fondo da “retorica per il popolo”, ma molto coinvolgente (per trama, ritmo, dialoghi, montaggio).
    Matrix 2 e 3 invece sono obiettivamente indecenti.

  4. Oggi ho visto anche io Looper – idea interessante, anche se l’esecuzione mi ha lasciato un po’ così così. Ho sentito soprattutto la mancanza di un epilogo. Rimane comunque uno dei film di fantascienza più intelligenti che abbia visto negli ultimi anni (c’è da dire però che lo standard stabilito da robaccia come Star Trek, Avatar e Prometheus era a livelli bassissimi).
    Ma piuttosto: che tu sappia esiste un libro che colleziona, esplora e definisce diverse teorie esistenti sui viaggi nel tempo?

  5. Ciao, non so se il sondaggio è ancora aperto o questo è necroposting, cmq ti consiglio: The Concentration City di Ballard, racconto breve ambientato su un pianeta che è un’unica enorme città, dove gli ingegneri sono la casta più potente perchè abbattono quartieri e li ricostruiscono e dove è possibile orientarsi solo attraverso la quotazione degli alloggi.

  6. Salve, faccio anch’io un po’ di necroposting per consigliare “Inverted World” di Christopher Priest (il romanzo, non il racconto). Non credo soddisfi tutti i criteri, ma vale la pena leggerlo lo stesso se vuoi vedere un mondo MOLTO alternativo. È comunque un buon romanzo, sembra un viaggio in acido.

  7. @Krampus:

    Salve, faccio anch’io un po’ di necroposting per consigliare “Inverted World” di Christopher Priest (il romanzo, non il racconto). Non credo soddisfi tutti i criteri, ma vale la pena leggerlo lo stesso se vuoi vedere un mondo MOLTO alternativo

    Su questo articolo non esiste necroposting: nuovi consigli sono sempre ben accetti! Quindi grazie ^_^
    Inverted World me l’aveva già consigliato il Duchino, e infatti ce l’ho nel reader da un sacco di tempo. Purtroppo non ho ancora avuto modo di leggerlo – ma è in programma.

    @Nicholas:

    Ciao, non so se il sondaggio è ancora aperto o questo è necroposting, cmq ti consiglio: The Concentration City di Ballard, racconto breve ambientato su un pianeta che è un’unica enorme città, dove gli ingegneri sono la casta più potente perchè abbattono quartieri e li ricostruiscono e dove è possibile orientarsi solo attraverso la quotazione degli alloggi.

    Allora io faccio un po’ di necroanswering, dato che questo tuo commento di Aprile mi era sfuggito fino a ora! Ballard mi piace e il racconto sembra interessante – sai dove posso procurarmelo?

  8. Pingback: Una Terra alternativa | Un fiume da un panno strizzato

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