Cosa ne penso di Attack on Titan

Attack on TitanL’umanità è sull’orlo dell’estinzione.
Oltre un secolo fa sono apparsi dal nulla i Titani, creature umanoidi di dimensioni gigantesche e intelletto limitato, e hanno cominciato una caccia metodica agli esseri umani, distruggendo intere nazioni e civiltà. I superstiti si sono trincerati in una piccola nazione difesa da tre cerchie concentriche di mura alte cinquanta metri, e hanno creato dei corpi speciali dell’esercito per difenderle. E l’umanità si è rassegnata a vivere come topi in trappola.
Finché, un giorno, fuori dalla cerchia di mura più esterne non è apparso un Titano di sessanta metri. Con un unico calcio ha sfondato il muro, permettendo l’entrata dei Titani e l’inizio dell’invasione del regno. Il giovane Eren Yaeger era lì; ha visto con i propri occhi la distruzione della sua città natale e la morte della madre, divorata da un Titano. Messosi in fuga con i suoi amici d’infanzia, la bella Mikasa e l’esile Armin, Eren ripara insieme ai profughi nella seconda cerchia di mura. Ma fa un giuramento a sé stesso: si arruolerà nell’esercito e dedicherà la sua vita allo sterminio dei Titani, fino a che anche l’ultimo di quei mostri non sarà sparito dalla faccia della Terra. Comincia così la carriera di Eren e dei suoi compagni nella grande guerra per la sopravvivenza tra umani e Titani.

Guardare una serie anime porta via un sacco di tempo, anche in confronto alla lettura di un romanzo di medie dimensioni – per questo capita molto di rado che lo faccia. Attack on Titan (進撃の巨人Shingeki no Kyojin, in italiano “L’attacco dei Giganti”) è, in effetti, la prima serie intera che guardo da quasi due anni a questa parte; e se mi sono deciso a farlo, è perché stava diventando così famosa, ne sentivo parlare così spesso in giro, che fare finta di niente era semplicemente impossibile. Se frequentate un minimo il mondo degli anime o della narrativa fantastica, sicuramente conoscete già quest’opera.
Saprete già, per esempio, che non si tratta di un anime originale, ma dell’adattamento dell’omonimo manga di Hajime Isayama. Un manga che in madrepatria ha riscosso un successo strepitoso e che poi ha sbancato anche negli Stati Uniti. La pubblicazione, che è cominciata nel 2009, è ancora in corso, e stando alle dichiarazioni di Isayama la storia andrà avanti ancora per alcuni anni. Insomma: pur sapendo più o meno a cosa andavo incontro, sono riuscito a impelagarmi in una situazione simile a quella dei disgraziati che si guardano la serie del Trono di Spade, ossia guardarmi una storia incompleta che non si sa ancora bene quando finirà. Maledizione a me. Coi suoi 25 episodi, l’anime copre pressappoco i primi otto volumi del manga – cioè un po’ più di metà della storia uscita fino ad oggi. Preciso da subito che non ho letto (né, al momento, intendo farlo), il manga originale, quindi il mio giudizio si limiterà esclusivamente all’anime.

La prima opening di Attack on Titan. Molto figa.

La scorsa settimana, con il Consiglio dedicato a The Deep, abbiamo visto un esempio di Fantasy atipico; con l’articolo di oggi voglio fare una seconda incursione nell’argomento. Attack on Titan parte da una premessa affascinante: un’umanità sull’orlo dell’estinzione, trincerata dietro mura altissime come topi in gabbia, e assediata da un nemico che non può sconfiggere. Come può, l’uomo, vivere in simili condizioni? E come farà, d’altronde, a respingere l’assalto e a riprendersi ciò che gli è stato tolto?
Ci sono tante angolazioni da cui si potrebbe raccontare una storia del genere. Ma Isayama è un mangaka, e non ha lo stesso grado di libertà di un romanziere; la sua scelta ricade quindi sulla storia adolescenziale di formazione, mescolata alla military fiction. Attack on Titan segue il protagonista, il giovane Eren Yaeger, dall’inizio della sua formazione nell’accademia militare alla sua carriera come soldato di professione nella guerra del genere umano contro i Titani. Il risultato ha più di una spruzzata dell’Heinlein di Starship Troopers, calato però in un fantasy dall’atmosfera sette-ottocentesca, e con la struttura tipica del seinen d’azione (1). E tanto gore.

Uno sguardo approfondito
Ho cominciato la visione di Attack on Titan con parecchie aspettative. Mi sono quindi cadute le braccia nel constatare, fin dai primissimi episodi, la quantità abissale di cliché da shonen/seinen che l’anime è riuscito a inanellare. A partire dal protagonista, il classico giovane che, da quando i Titani hanno distrutto la sua città natale e mangiato sua mamma sotto i suoi occhi, ha giurato eterna vendetta e che diventerà Hokage il miglior guerriero del mondo per ucciderli tutti.
Eren Yaeger è, in due parole, un Gary Stu. Si distingue da subito per la sua abilità combattiva eccezionale e la sua determinazione; i coetanei vedono in lui un leader naturale; il personaggio femminile più figo dell’anime gli sbava dietro, ha occhi solo per lui, morirebbe per lui, fin dal primo episodio, benché lui, come tutti i protagonisti giapponesi, sia apparentemente asessuato e non sembri accorgersene. La sua psicologia è elementare, la sua motivazione incrollabile, la sua etica adamantina, i conflitti interiori inesistenti. In pratica, è un given fin dal primo episodio che Eren è un eroe. Tutto in lui grida cliché.

Attack on Titan testimoni di Jeova

Ora, la scelta di questo protagonista sarà stata fatta nell’ottica di una facile identificazione degli spettatori in lui. Per questo ne hanno fatto un personaggio super-positivo e facile da capire. Il risultato, tuttavia, è che Eren è irritante. Mettiamolo a confronto con Rico, il protagonista di Starship Troopers. Anche Rico deve affrontare le fatiche dell’addestramento militare, per poi trovarsi sbattuto in prima linea a combattere contro i mostri alieni. Ma Rico non è il protagonista senza macchia. Si arruola senza avere le idee chiare, durante i mesi di boot camp vacilla, si trova in difficoltà, finisce a chiedersi più volte se questa sia davvero la vita per lui e se non sia più facile rinunciare. Rico ha tutte le incertezze delle persone normali, e quindi lo sentiamo come “uno di noi”; attraverso i suoi occhi sentiamo la fatica dell’addestramento e il terrore cieco del campo di battaglia. Con Eren no: poiché tutto gli viene con naturalezza e il suo eroismo non viene mai messo in discussione, lo percepiamo immediatamente come un individuo eccezionale, e rimaniamo distaccati. Non solo: proprio perché la sua dedizione alla causa ci lascia freddi, i suoi continui appelli all’onore e al senso del dovere danno la sgradevole sensazione di un proclama militare, o di un perentorio invito all’arruolamento stile Zio Sam (2).
Ma la scelta di questo protagonista ha conseguenze ancora più gravi per l’anime. Il fulcro di Attack on Titan si fonda proprio sul rapporto impari che c’è tra gli esseri umani, per quanto addestrati, e i mostruosi Titani. Un Titano, anche il più debole, è una macchina per uccidere, che mentre sfascia case e strade solo camminando, spappola un abitante con un pugno, ne schiaccia un altro col piede e intanto ne mastica un terzo acchiappato al volo coi denti. Puoi esserti preparato quando vuoi, puoi esserti un supersoldato, ma quando vedi un Titano dal vivo ti si ghiaccia il sangue nelle vene e rimani pietrificato. E’ un terrore atavico, quasi chtulhiano. Ma con un protagonista come Eren, l’effetto si vanifica. Eren è così determinato, così accecato dalla rabbia, dall’odio, e dal desiderio di vendetta, che attraverso i suoi occhi si smette persino di provare paura per i Titani. E l’opera ne esce di molto indebolita.

Altrettanto cliché sono i comprimari. Mikasa è lo stereotipo giapponese della “amica d’infanzia”: bellissima, dolce con la sua cerchia ristretta di amici, dura gli con altri, combattente determinata e votata al protagonista. Si è tentata una botta di originalità facendone una guerriera eccezionale, tecnicamente superiore allo stesso Eren; ma la sua fissazione monomaniacale per il protagonista e il suo carattere silenzioso ne fanno comunque un personaggio piuttosto debole. Quanto ad Armin, l’altro amico d’infanzia, è il tipico nerd: fisicamente esile, vigliacco, incapace di difendersi da solo, ma al contempo un genio della strategia, si rivelerà utile alla squadra grazie alle sue intuizioni e alla sua sensibilità. Completano il quadro della banalità i power-up dei personaggi, convenientemente distribuiti nel corso della serie.
Attack on Titan si concede qualche tocco di profondità in più in alcuni dei personaggi secondari. Non appartenendo alla ristretta cerchia degli ‘eroi’ che devono arrivare fino alla fine della storia, a questi personaggi sono concessi tratti più umani: si cagano sotto, commettono errori (anche clamorosi) e possono pure schiattare. La mia preferenza va a Jean. Compagno di Eren all’accademia militare, Jean è un bravo combattente, ma è tutto fuorché un eroe senza macchia. Ha inizialmente scelto la carriera militare per guadagnarsi un posto nella guardia ristretta del Re e fare la bella vita, non per combattere i Titani; sul campo di battaglia, è dilaniato tra il suo senso dell’onore, e il desiderio di soccorrere i propri compagni in difficoltà da una parte, e il terrore cieco per i Titani, e il desiderio di darsela a gambe levate, dall’altra. Non solo Jean sembra una persona normale – pur facendo una vita straordinaria – ma i suoi conflitti interiori lo rendono interessante. Quando vediamo la battaglia col pov di Jean, tutto fa più paura, e anche i Titani sembrano inquadrati nella loro giusta dimensione. Mentre ogni volta che Eren fa la cosa giusta sembra prassi, quando Jean fa la cosa giusta è una conquista, e ci entusiasmiamo. Non posso fare a meno di chiedermi quanto più interessante sarebbe stato Attack on Titan con un protagonista complesso e ambiguo come Jean invece di Eren.

Uncle Sam cupcakes

…ma voglio anche che ti arruoli nella guerra contro i Titani. Per la patria!

Infelice scelta del protagonista a parte, l’elemento d’azione dell’anime ha alti e bassi. Tra le idee più interessanti, l’Equipaggiamento di Manovra Tridimensionale inventato dall’esercito del regno per combattere i Titani. Problema: i Titani sono quasi invincibili, l’unico punto debole è una parte molle collocata sotto la loro nuca. Come raggiungerla? Con un’imbracatura di cavi e rampini che, manovrata attraverso un sistema di propulsione a getto, permette ai soldati di sollevarsi in aria e manovrare di palazzo in palazzo alla Spiderman, così da poter combattere in tre dimensioni e saltare addosso ai giganti. Se dal punto di vista scientifico farà alzare più di un sopracciglio, visivamente è uno stile di combattimento molto affascinante.
Inoltre, crea tutta una serie di conseguenze tattiche: se per esempio è possibile combattere contro i Titani in città o in un bosco, muovendosi sui tetti o tra gli altri, la Manovra Tridimensionale è del tutto impossibile in uno spazio aperto come una prateria. Anche dal punto di vista dell’arte della guerra, poi, Isayama sembra aver fatto i compiti. Preciso subito di non essere un esperto di tattica militare; ma, ai miei occhi di profano, il modo in cui si dispongono i battaglioni sul campo di battaglia sembra avere un senso e suona credibili.

I problemi cominciano se dalla singola scena di battaglia allarghiamo lo sguardo a una visione d’insieme. In una delle prime puntate dell’anime, quando assistiamo al primo vero combattimento tra i nostri eroi e i Titani, si scatena una vera e propria carneficina. Gli autori vogliono mostrarci la brutalità dei Titani, e l’incredibile disparità di forze tra loro e gli umani: nel giro di pochi minuti, tutta una serie di personaggi che avevamo conosciuto nelle puntate precedenti viene fatta fuori come moscerini. E’ uno degli episodi più potenti della serie, e stabilisce due punti fondamentali: che i Titani sono davvero fortissimi, e che chiunque può morire in qualsiasi momento. Figo, no?
Peccato che poi la promessa non sia mantenuta. Come in un cattivo horror, i Titani che inizialmente sembravano così in gamba diventano goffi nelle puntate successivi. I personaggi smettono di morire – anche se posti in situazioni identiche, dal punto di vista del rischio e della bravura individuale, dei loro colleghi morti nella puntata precedente – e la sensazione di pericolo gradualmente scende.
A questo si aggiunge poi una gestione sconclusionata delle scene d’azione, che fatico a capire. In più di un’occasione, momenti salienti di una battaglia vengono tagliati e raccontati poi fuori scena. Succede per esempio nel secondo episodio: nel momento più importante dello scontro – quando il Titano Corazzato sfonda il Muro Maria, aprendo la strada agli altri giganti – quando ci si aspetterebbe una scena dettagliata della resistenza, e della fuga dei profughi dalle pianure che vengono invase di mostri, tac! dissolvenza, e andiamo avanti veloce ad alcuni giorni dopo, mentre il narratore ci spiega cos’è successo nel frattempo. E’ la cosa più anticlimatica e deludente dell’universo. E già che ci siamo: il regista abusa delle dissolvenze incrociate. Ma questo è un tipo di transizione che si usa tra due scene calme; non la puoi usare in un momento ad alta tensione, nel culmine di una battaglia, così come quando un uomo viene mangiato da un Titano non puoi usare un “chomp!” da cartone animato – sarebbe fuori luogo. Dà fastidio.

Attack on Titan

CHOMP!

Alla fin fine, però, la ragione principale per cui si guarda un anime come Attack on Titan è una sola: i Titani stessi. E qui gli autori fanno centro. Perché i Titani fanno veramente paura. Con delle fattezze pressoché umane, ma al tempo stesso distorte in modo disumano, i Titani ci scuotono perché fanno appello a quel fenomeno detto ‘Uncanny valley‘ di cui avevamo già parlato in passato: la dissonanza cognitiva data da qualcosa che dovrebbe essere umano ma chiaramente non lo è. Oltre alle dimensioni esagerate, ciò che fa soprattutto spavento dei Titani – e che, paradossalmente, rende più inquietanti i Titani normali rispetto a quelli eccezionali – è la loro espressione ebete, di incredibile stupidità, e assoluta serenità mentre sbranano e distruggono.
I Titani sono stupidi, irrimediabilmente stupidi; comunicarci è impossibile, perché sembrano non avere nient’altro che un rudimentale istinto assassino. Questo li rende ancora più crudeli. I Titani infatti non hanno bisogno di mangiare per sopravvivere, ma sembrano programmati per puntare e ammazzare qualsiasi essere umano attiri la loro attenzione. Insomma, i Titani sono un vero enigma: non si sa da dove vengano né cosa vogliano. Scoprire la verità su di loro è una delle ragioni principali che invogliano a continuare la visione, e gli autori gestiscono bene questo hook, dispensando periodicamente risposte parziali e aprendo nuovi misteri.

Affascinante è anche l’ambientazione, che mescola un’architettura da bordo nord-europeo ottocentesco (con i suoi castelli, le strade acciottolate, le carrozze trainate da cavalli, le lampade a petrolio, i fucili ad avancarica) con l’atmosfera da horror post-apocalittico. Il regno degli umani in cui è ambientata la storia ha la struttura politica, militare e amministrativa di una monarchia assoluta moderna. L’esercito è organizzato in tre corpi di militari di professione rigidamente organizzati – la Polizia Militare, che pattuglia le città e le Mura; la Gendarmeria, ossia la guardia scelta del re e degli alti dignitari; e i Corpi Esplorativi, che organizzano spedizioni fuori dalle Mura nel tentativo di riconquistare dai Titani i terreni perduti. Ma la società di Attack on Titan è ricca di spunti interessanti, come la Chiesa dei Muri, un culto nato dopo l’apertura della cerchia esterna e che venera le tre mura (chiamate Muro Maria, Muro Rose e Muro Sina) come divinità scese in terra.
Certo, non mancano anacronismi tecnologici in pieno stile giapponese. L’Equipaggiamento di Manovra Tridimensionale sembra un’invenzione quasi fantascientifica, e vediamo il padre di Eren, che è un medico, fare al figlio un’iniezione con una moderna siringa. Ma siamo lontani dal puro retard delle ambientazioni alla Naruto, dove la gente si combatte a colpi di shuriken anche se ha la corrente elettrica.

Attack on Titan

Il fatto che abbiano una faccia da ritardati li rende ancora più inquietanti.

Quel che è meglio, Attack on Titan è una di quelle – poche – storie che migliora nel tempo. Se arrivato alla quarta puntata ero pronto a lanciare quest’anime dalla finestra e a dimenticarlo per sempre, superata la metà ero determinato a finirlo. Nonostante tutti i cliché – di cui la trama sembra incapace di liberarsi, anche dopo i primi episodi – e i colpi di scena cheesy, la vicenda diventa più interessante col passare del tempo, e anche un protagonista piatto come Eren vive una piccola evoluzione psicologica. L’anime trova persino il tempo di toccare alcuni temi interessanti, come l’onere del comando (sei disposto a sacrificare un numero imprecisato di tuoi uomini, se questo porterà un importante vantaggio strategico nella lotta contro i Titani?) e il dilemma tra il fidarsi solo di sé stessi e del proprio istinto, e avere fiducia nei propri compagni di squadra. E trova pure delle risposte originali (per un anime)! (3)
Ho una teoria per questo stato di cose. Come molti manga – di cui non si sa, all’inizio, se avranno successo, e quindi quanto potranno andare avanti – Attack on Titan è partito più classico e familiare che potesse. Aveva bisogno di costruire fanbase, e per questo ha integrato gli elementi innovativi – i Titani e la lotta contro di loro – in una struttura riconoscibile e personaggi standardizzati, che non sbalestrassero i lettori. Solo poco alla volta, mano a mano che il successo dell’opera si consolidava e si poteva concedere più respiro a livello di trama, Isayama ha cominciato a esplorare territori meno banali e ad aggiungere complessità. Il risultato è un’opera che parte super-standard ma che potrebbe, a conti fatti, finire in qualsiasi modo (benché preveda una conclusione abbastanza banale, che accontenti i fan).

In conclusione, sono contento di aver visto Attack on Titan. Nonostante tutti i suoi limiti, e pur essendo ben lontana dall’essere un capolavoro, è un’opera che si sforza di essere diversa e dire qualcosa di nuovo. L’atmosfera di sana disperazione apocalittica che si respira è ben bilanciata dall’azione selvaggia delle battaglie e dagli elementi mystery che ruotano attorno all’origine dei Titani. Se si sopporta la vagonata di cliché stantii e quel brutto odore di occasione sprecata che aleggia su tutto, è una visione piacevole.
Peccato solo che ci vorranno diversi anni prima di arrivare a una conclusione. La serie si chiude con la fine di un mini-arco narrativo, ma le domande principali sono ancora tutte senza risposta. Se Isayama terrà fede alla sua dichiarazione di chiudere la storia intorno al ventesimo volume del manga, immagino che l’anime potrebbe richiedere altre due stagioni di 20-25 episodi. Solo a pensarci mi viene la nausea.

Manovra Tridimensionale Attack on Titan

Il bizzarro equipaggiamento per la Manovra Tridimensionale.

Chi devo ringraziare?
Pur conoscendo già l’opera – la prima volta che ne sentii parlare fu probabilmente da Zwei sul sup blog – non mi sono deciso a provare a vedere l’anime finché il buon Dago non mi ha convinto. Quindi è colpa, o merito, suo^^

Dove trovarlo
Dato il successo dell’anime, trovarlo in rete non è difficile. Diverse comunità italiane di fansubber lo ospitano, sia con link di download diretto, sia come torrent (di singoli episodi o pacchetto di tutta la serie), doppiato in giapponese con hardsub in italiano. Io personalmente li ho presi da qui, ma li ho trovati anche qui.
In Italia, i diritti per l’adattamento sarebbero stati appena comprati da Dynit, anche se non è ancora dato sapere quando e dove andrà in onda.

——–

(1) Il termine seinen, riferito a un manga o un’anime, indica un’opera destinata a un target di giovani adulti, cioè sopra i 18 anni. Insomma, se gli shonen sono dedicati a ragazzini e adolescenti, i seinen si prendono il range di età immediatamente successivo. Nei seinen c’è più libertà espressiva che negli shonen: l’autore può indulgere molto più nel gore (sangue, budella, torture!) e nei riferimenti al sesso. Nei seinen c’è anche molta più varietà che negli shonen, benché molti seguano poi, nella struttura, gli stessi cliché. Vedremo che anche Attack on Titan non sfugge a questo difetto.

(2) Non ci sarebbe nemmeno nulla di male, nel fatto che il protagonista conquisti il cuore della tipa più figa di tutte: in gran parte della fiction le cose vanno in questo modo. Ma si tratta di un amore che bisogna conquistarsi. Grazie ai suoi talenti e al suo impegno, l’eroe si guadagna l’amore della bella.
Nel corso dell’anime, ci verrà anche data, mediante flashback, una ragione plausibile del sentimento che Mikasa prova per Eren (e anche questa è tremendamente cliché). Ma è troppo tardi. L’amore di Mikasa non appare come una legittima conquista di Eren, perché era già stato stabilito a priori: ci viene mostrato fin dalle prime scene del primo episodio della serie. Insomma, questo amore viene presentato come un normale plus del protagonista in quanto protagonista, e non come il risultato finale di una relazione tra i due personaggi. E quindi noia, noia, noia.

Eren Yaeger

Boooring.

(3) In particolare, trovo molto interessante la risposta che si dà Eren al culmine della lotta contro il Titano Femmina nella foresta. Seguono spoiler in bianco.
Inizialmente, Eren decide di fidarsi dei suoi compagni di squadra – che sono dei veterani, e che inoltre sembrano sapere il fatto loro – e invece di trasformarsi, come gli diceva il suo istinto, lascia a loro il compito di combattere contro il Titano Femmina. Questa è una decisione che si è rivelata corretta in passato: nella fase finale dell’assedio di Trost, è stato solo affidandosi ad Armin e Mikasa che è riuscito a riprendere il controllo della sua forma Titano e a chiudere il buco nelle Mura.
Ma questa volta la sua decisione è sbagliata. I suoi compagni di squadra non sono all’altezza del Titano Femmina, e vengono eliminati uno dopo l’altro davanti ai suoi occhi. Eren capisce di aver sbagliato; deduce che fidarsi degli altri, questa volta, è stato un errore, e la conseguenza è la morte dei suoi compagni. Capisce che a volte è corretto affidarsi agli altri, altre volte è corretto fidarsi solo di sé stessi, e che è indecidibile a priori quale sarà la soluzione corretta.
Senonché… anche questa teoria si rivela sbagliata! Dopo essersi trasformato, pure lui viene massacrato di botte dal Titano Femmina. E sarebbe stato spacciato, se Mikasa e Levi non lo avessero salvato all’ultimo secondo. Questo significa che: entrambe le decisioni (sia fidarsi degli altri, sia fare di testa sua) sono risultate in un fallimento. Ossia: a volte perderai qualunque sia la scelta che hai fatto. E’ una conclusione interessante che capita molto di rado di trovare in un anime.

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27 risposte a “Cosa ne penso di Attack on Titan

  1. Ho guardato Attack on Titan questo inverno, l’ho gradito molto e poi ho continuato leggendo di tanto in tanto anche il manga. Anche io ho pensato che per quanto l’intreccio fosse originale e avvincente, certi elementi si sarebbero potuti scrivere meglio, primo fra tutti la relazione tra Eren e Mikasa come hai detto anche tu (in realtà l’affetto che Mikasa prova per Eren viene anche spiegato in un flashback – quello che da’ fastidio e’ la freddezza di Eren che quasi non interagisce nemmeno con la sua amica/sorella adottiva).
    Le due sigle spakkano.

  2. Boh, a me questa serie ha sempre detto poco, ma io ho solo letto la versione manga, che tra l’altro soffre del fatto che il disegnatore realizzi i personaggi tutti in maniera simile, così che ci si confonde che è una bellezza. Concordo comunque che la cosa migliore della serie siano i Giganti o Titani che dir si voglia.
    Tapiro, se hai l’occasione fossi in te darei un’occhiata anche a Knights of Sidonia – http://en.wikipedia.org/wiki/Knights_of_Sidonia
    E’ più sul versante fantascientifico e ha un’ambientazione fighissima (anche se il pianeta-astronave che ospita quel che resta della razza umana si è già visto, qui ha alcuni “twist” davvero interessanti, tipo gli esseri umani capaci della fotosintesi), anche se purtroppo anche questo è on-going e non si sa quando finirà…

  3. Io sono arrancato fino alla fine, dicendomi che avrei chiuso con la serie dopo ogni episodio.Ho tenuto duro ma poi mi sono accorto di aver solo perso tempo.

    Apprezzavo molto Tetsuro Araki, regista molto tecnico e pieno d’inventiva, ma ormai è stato fagocitato dall’industria d’animazione big e temo non ne uscirà più. Con Attack on Titan sapevo a cosa andavo incontro ma speravo che l’anime potesse togliere al manga (che non ho letto, l’ho solo spiluccato qua e là) tutta quella ruggine e quella macchinosità di un autore esordiente: il ritmo e l’azione potevano fare grandi cose, oltre alla mera spettacolarizzazione e alla narrazione non lineare, e invece tutto è molto piatto e pesante.

    Mi spiace molto che il risultato finale sia così fiacco, come te sono rimasto folgorato dalla raffigurazione dei titani, oltre a tutto il background, che ha un fascino davvero niente male – per una volta tanto sarebbe stato interessante poter vedere un anime che si staccasse dal manga e offrisse una sua visione, invece la trasposizione fedelissima azzoppa parecchio il prodotto.

    Anyway, dato che sei interessato all’utilizzo della magia in modo “non convenzionale” (ti lurko da mo), in animazione potrei consigliarti From the New World, un bel weird tra fantasy e sci-fi con un world builnding molto particolare e un’interessante meccanica della magia ingabbiate da leggi tutte sue. 🙂

  4. @Giovanni:

    certi elementi si sarebbero potuti scrivere meglio, primo fra tutti la relazione tra Eren e Mikasa come hai detto anche tu (in realtà l’affetto che Mikasa prova per Eren viene anche spiegato in un flashback – quello che da’ fastidio e’ la freddezza di Eren che quasi non interagisce nemmeno con la sua amica/sorella adottiva).

    Esattamente.
    E come dicevo nell’articolo, quando la spiegazione dell’affezione di Mikasa arriva, è troppo tardi: sono già stati ‘stabiliti’ come coppia.

    @Gargaroz:

    Boh, a me questa serie ha sempre detto poco, ma io ho solo letto la versione manga, che tra l’altro soffre del fatto che il disegnatore realizzi i personaggi tutti in maniera simile, così che ci si confonde che è una bellezza.

    Sì, mi è stato confermato da chi ha letto il manga e visto l’anime che il primo è generalmente peggiore, proprio perché disegnato alla cazzo di cane, mentre il secondo, pur essendo fedelissimo al materiale originale, è indubbiamente fatto come Dio comanda.
    Puoi sempre mollare il manga e provare a continuare a seguire la storia con l’anime, nel giorno del mai in cui dovesse partire la seconda stagione.

    Tapiro, se hai l’occasione fossi in te darei un’occhiata anche a Knights of Sidonia – http://en.wikipedia.org/wiki/Knights_of_Sidonia
    E’ più sul versante fantascientifico e ha un’ambientazione fighissima

    Ho buttato un occhio e in effetti sembra un Attack on Titan fantascientifico e con i combattimenti mecha al posto della Manovra Tridimensionale x°D
    Anche se in realtà a giudicare da questo breve video i combattimenti ricordano più quelli di Evangelion (ed è un complimento):



    Ciò detto, per ora non ho voglia di imbarcarmi in un’altra serie ongoing. Vedremo in futuro.

    @Simone Corà:

    Anyway, dato che sei interessato all’utilizzo della magia in modo “non convenzionale” (ti lurko da mo), in animazione potrei consigliarti From the New World, un bel weird tra fantasy e sci-fi con un world builnding molto particolare e un’interessante meccanica della magia ingabbiate da leggi tutte sue.

    Parli di questo? Pare sia un romanzo science-fantasy da cui hanno tratto un manga da cui hanno tratto un anime.
    Da una lettura superficiale non ho capito benissimo di cosa parli, ma vedrò di approfondire. Grazie del consiglio! ^_^

  5. Come dissi a suo tempo, e come da te ribadito, l’ambientazione, il concept e le premesse del manga/anime sono ottime. Peccato che l’autore dopo la prima carovana di titani ti obblighi a sorbirti le paturnie dei soliti protagonisti giappi con figanza >9000.

    Ah, secondo me la struttura sociale del Mondo Attack on Coso è abbozzata alquanto male e, come detto sopra, ingiustamente ignorata a favore dei giappominkietti con gli spadoni.
    Per fare un esempio: dopo secoli tornano i titani, invadono un terzo del territorio, il governo gli manda contro millemila uomini perdendoli tutti senza costrutto (tranne forse quello di sfoltire la ressa di bocche da sfmare) e…cazzo, possibile che non ci sia una rivoluzione, un moto di ribellione, una protesta, qualcosa??

    Similmente, va bene che il regno è vissuto in pace per 200 anni, ma nel momento in cui i titani tornano all’attacco e la monarchia si dimostra sanguinosamente incapace di riconquistare i territori persi mi aspetterei come minimo dei plot di colpo di stato militari, un pusch dei generali, oppure delle succitate rivoluzioni popolari. Cioè, l’umanità è sull’orlo del baratro e noi ci lasciamo docilmente governare da un cojone colla parrucca bianca coi bigodini??

    Tutti temi che immagino avrebbero istigato Heinlein all’onanismo estremo, mentre qui passano del tutto in secondo piano.

    >>(2) Non ci sarebbe nemmeno nulla di male, nel fatto che il protagonista conquisti il cuore della tipa più figa di tutte: in gran parte della fiction le cose vanno in questo modo. Ma si tratta di un amore che bisogna conquistarsi. Grazie ai suoi talenti e al suo impegno, l’eroe si guadagna l’amore della bella.

    Ma anche vaffankulo eh?!
    Non è che se la devono tirare per forza pure nella fiction.

  6. … ma non sarebbe bastata una bella vaccinazione AntiTitanica? 😀

  7. @dagored87: in quelle che saranno la seconda e a terza stagione dell’anime (posto che rimanga fedele al manga) viene buttata un po’ più’ di luce sul funzionamento della monarchia e della religione di quel mondo, e i personaggi cercano risposte simili alle domande che hai posto tu.

  8. segnalo al volo un piccolo refuso

    che mescola un’architettura da bordo nord-europeo ottocentesco

    credo tu volessi dire “ borGo .

    @Dago

    Ma anche vaffankulo eh?!
    Non è che se la devono tirare per forza pure nella fiction.

    LOL ^_^
    Dago, mi sa che anche in “Attack of the Titans” la regola è, come sempre, questa

    😛

  9. Ah, secondo me la struttura sociale del Mondo Attack on Coso è abbozzata alquanto male e, come detto sopra, ingiustamente ignorata a favore dei giappominkietti con gli spadoni.

    In realtà, dell’organizzazione politica e degli alti vertici del mondo di Attack on Titan vediamo così poco, ma così poco, che mi è molto difficile anche immaginare cosa sarebbe plausibile e cosa implausibile a livello di rivolte / rivoluzioni / golpe.
    Nell’anime si parla molto alla lontana di scontri e rivolte in seguito all’esodo di immigrati del Muro Maria, ma non entra molto nel dettaglio, e comunque ha più l’aspetto di guerra tra poveri “tornatevene-al-vostro-paese”. Più in generale, si ha l’impressione che negli anni successivi al crollo del muro esterno ci siano stati disordini in alcuni distretti, ma tutte cose debolmente organizzate e facilmente represse.

    Che venga dedicato così poco spazio all’argomento politico è sicuramente un peccato e un’altra occasione sprecata, anche perché le possibilità erano molte.

    Ma anche vaffankulo eh?!
    Non è che se la devono tirare per forza pure nella fiction.

    Eh ragazzo mio… vabbé che è finzione e che ci dev’essere il wish-fulfillment, ma un minimo di legame con la realtà ce lo vorrai pure mettere no? 😛

    @Giovanni:

    in quelle che saranno la seconda e a terza stagione dell’anime (posto che rimanga fedele al manga) viene buttata un po’ più’ di luce sul funzionamento della monarchia e della religione di quel mondo, e i personaggi cercano risposte simili alle domande che hai posto tu.

    Anch’io avevo sentito che nei capitoli successivi il focus della storia vira molto sul tema politico; mi fa piacere che confermi. Spero solo che l’argomento sia trattato in modo credibile.

    @Anacroma:

    segnalo al volo un piccolo refuso

    Yep, grazie.
    Facessi sempre così pochi errori di battitura come in questo articolo…!

    Dago, mi sa che anche in “Attack of the Titans” la regola è, come sempre, questa

    No, qui è proprio l’esatto contrario, abbiamo una serva della gleba…

    @hypercube:

    … ma non sarebbe bastata una bella vaccinazione AntiTitanica?

    Sta per venirmi un’emorragia cerebrale.

  10. Uuuh, Attack on TItan! L’ho maratonato qualche mese fa in due giorni, causa assenza totale di coinquiline e di internet. E devo dire che la visione consecutiva mi ha attenuato molto i grossi problemi della serie, una su tutte la lenteeeezza e il paaaathos che annacquano inevitabilmente ogni scontro.

    Concordo pienamente con quanto detto sui protagonisti, ma sono problemi che non mi hanno toccato molto: dopo le prime 4-5 puntate il cast si allarga, e del trio principale non me n’è più fregata una mazza. E credo che pure l’autore provi le stesse sensazioni, più si prosegue nel manga e più Eren viene messo da parte…
    Jean invece sarebbe un ottimo pg, se non venisse relegato a poco più di una spalla comica. Tra tutto il cast, è uno dei più “umani” e credibili.
    Applauso anche per Levi, pg che IMHO funziona pur essendo uno dei meno caratterizzati. Sarà che invece di raccontare flashback sul suo tragico passato, l’autore mostra fin dall’inizio cosa sa fare: spaccare culi. La sua scena di presentazione, in cui viene definito come un maniaco della pulizia salvo poi stringere un compagno insanguinato un millisecondo dopo, te lo rende simpatico all’istante.

    @Dago: in realtà poco dopo la fine della parte adattata nell’anime parte un lunghissimo arc di trama basato proprio sulla politica. È da quasi due volumi che non si vede un titano, i personaggi tutti troppo impegnati a rovesciare il regime e cose così.

  11. Il motivo per cui degli altissimi vertici della monarchia di AoT non si sia ancora visto pressoché’ niente e’ dovuto al fatto che per lo più’ la storia viene raccontata con un POV molto saldo a Eren e ai personaggi a lui immediatamente vicini. Man mano lui e gli altri dei Corpi Esplorativi investigano sulla vera natura dei Titani vengono rivelati sempre maggiori dettagli sull’organizzazione sociale e politica del loro mondo. Penso che ogni membro del pubblico di AoT si ponga certe ovvie domande (chi e’ il re? da dove vengono i Titani? chi ha costruito i muri mentre i Titani mangiavano la gente? com’e’ che nessuno si ricorda niente di quello che e’ venuto prima?), e l’autore allunga il brodo il più’ possibile prima di dare delle risposte. E’ la stessa tecnica che ha permesso a Lost di sopravvivere per sei stagioni, e’ la stessa tecnica di quella porcheria che ha permesso alla serie di The Maze Runner di vendere tre libri assai bruttini (prossimamente sui vostri schermi adesso che finiscono gli Hunger Games!).

  12. @Tales: secondo te, per chi (come il sottoscritto) ha pochissimo tempo libero (e ancor meno sbatto) è meglio darsi all’anime o al manga?
    (la domanda è rivolta, in subordine, anche al buon amanuense Daghino)

    E… cosa ne pensi (pensate) di Fullmetal Alchemist?

    Attento trepido e speranzoso risposte 😛

  13. @Tales:

    Concordo pienamente con quanto detto sui protagonisti, ma sono problemi che non mi hanno toccato molto: dopo le prime 4-5 puntate il cast si allarga, e del trio principale non me n’è più fregata una mazza. E credo che pure l’autore provi le stesse sensazioni, più si prosegue nel manga e più Eren viene messo da parte…

    Suppongo che anche nella caratterizzazione di Eren abbia giocato il fattore marketing: dargli tratti standardizzati e fortemente positivi in modo da raggiungere un target più mainstream. Un protagonista come Jean sarebbe stato già segmentante, e probabilmente avrebbe fatto vendere meno copie. E’ – tanto per cambiare – la triste legge del mercato: non si rischia mai sul protagonista (a meno di voler fare un’opera esplicitamente di nicchia).

    Applauso anche per Levi, pg che IMHO funziona pur essendo uno dei meno caratterizzati.

    Sono d’accordo, Levi è un ottimo personaggio. E’ il credibile prodotto dell’ambiente in cui è vissuto e del ruolo che ha nell’esercito, unito alla giusta dose di badassery.
    E già che siamo in argomento, anche il comandante Erwin è fatto bene (benché ovviamente colpisca meno a livello emozionale).

    @Giovanni:

    E’ la stessa tecnica che ha permesso a Lost di sopravvivere per sei stagioni

    Sì, sperando che l’ambientazione non vada a remengo come quella di Lost 😛
    Mi piacerebbe dedicare anche un breve articolo ad alcuni aspetti interessanti di Lost e alle ragioni del suo parziale fallimento, ma vorrei inanellarlo con altri articoli di teoria narrativa che sto abbozzando. Ma sono una faticaccia da scrivere; vedremo cosa riesco a combinare.

    @Anacroma:

    E… cosa ne pensi (pensate) di Fullmetal Alchemist?

    Ero tentato di guardare Brotherhood of Steel ma poi non l’ho mai fatto. Ho paura che sia troppo adolescenziale e quindi fondamentalmente una perdita di tempo.

  14. Mah, non mi ispira proprio nonostante tutte le recensioni interessanti che leggo, sarà il gore o il protagonista asessuato (non li sopporto! E’ figa e te la sta sbattendo in faccia, insomma, daglielo!).
    @Anacroma: Fullmetal Alchemist è fighissimo!!!

  15. @Anacroma: io ti suggerisco di guardare l’anime e poi passare al manga: non ti perdi nulla a livello di trama, e skippi quei primissimi volumi in cui l’autore proprio non sa disegnare.

    Fullmetal Alchemist è fichissimo, comunque. Non è nulla di troppo adolescenziale, Tapì: anche se è stato pubblicato in una rivista di shonen, in realtà è un seinen vero e proprio, con un sistema magico sensato, un cast variegato, e una bella trama che mischia cazzotti, conflitti globali e casini politici.
    Non ha nessun elemento particolarmente innovativo, ma quello che racconta lo svolge alla perfezione.
    Dagli una chance, non farti scoraggiare dai primi volumi: dopo qualche avventura scema per “testare il terreno”, la trama ingrana che è una meraviglia.

  16. @Tales: Zero, grazie millemila, ti lovvo affettuosamente ❤ (e baideuei dobbiamo sentirci anche per l'altra faccenda… aspettati una mia e-mail nei prox giorni 😛 )

    @Conigliettoassassino: grazie mille 😛

  17. @Tales:

    Dagli una chance, non farti scoraggiare dai primi volumi: dopo qualche avventura scema per “testare il terreno”, la trama ingrana che è una meraviglia.

    Uhm, maybe ^_^
    Il manga o l’anime? (e mi riferisco al reboot fedele al manga, non alla prima versione)

  18. Commento balzano ma pur sempre pertinente: da’ fastidio solo a me che abbiano deciso di chiamare questa serie “Attacco a Titano” anziche’ “Attacco ai Titani”? Io all’inizio mi aspettavo un cartone di fantascienza in stile Gundam ambientato sulla luna di Giove, e invece questi al massimo si trovano nella esoticissima Germania…

  19. Alla fine detto manga ha annoiato anche me. Tempi davvero lassi. Quando lo segnalai avevo molte più aspettative.

  20. @Tapiro:

    Il manga o l’anime? (e mi riferisco al reboot fedele al manga, non alla prima versione)

    Non ho visto l’anime, ho un’istintiva avversione verso le serie troppo lunghe >< so che è molto fedele al manga, comunque. Indi, perché non leggersi direttamente l'opera originale?

    @Giovanni: è risaputo che i giappi non sappiano una ceppa di inglese. Non è la prima volta che vedo titoli privi di plurale perché boh, non sanno che sia… King of bandit Jing, per fare un esempio random.

  21. personalmente trovo che il manga sia disegnato malissimo quasi roba da fare sanguinare gli occhi, quasi perchè purtroppo si è visto di peggio ma non è una giustificazione

    e poi i cavalli… che cosa ti hanno fatto di male i cavalli da non volerne vedere nemmeno una foto su internet e poi ridurti a usate come modello una mano in un calzino?

    e mi si dirà “eeh ma è importante la trama” e io rispondo: COL CAZZO! tu riusciresti a vedere un film recitato come a una recita delle elementari e girato con un cellulare di tre generazioni fa da un cameraman con il parkinson?

  22. nell’anime per fortuna hanno preso il caractering del manga e hanno tirato lo sciacquone

  23. @Zwei:

    Alla fine detto manga ha annoiato anche me. Tempi davvero lassi. Quando lo segnalai avevo molte più aspettative.

    Vero: certi episodi mi hanno fatto tornare in mente i “bei” tempi di Dragon Ball.
    Due puntate per muovere un cazzo di masso °_°

    Poi, capisco perché ti abbia deluso: parte come un horror dall’atmosfera super-gore, ma si rivela subito come un semplice anime d’azione.

    @Tales:

    Non ho visto l’anime, ho un’istintiva avversione verso le serie troppo lunghe >< so che è molto fedele al manga, comunque. Indi, perché non leggersi direttamente l'opera originale?

    Boh. Perché ci vuole di più?

    è risaputo che i giappi non sappiano una ceppa di inglese.

    Nope: Attack on Titan è il titolo americano.
    Quello originale è in giapponese ed è Shingeki no Kyojin, che stando a Siobhàn significa letteralmente “I giganti dell’attacco” ma potrebbe anche essere reso come “Giganti all’attacco” o “Giganti che attaccano”. Un titolo comunque abbastanza retard, lo concedo x°D

    @iome:

    nell’anime per fortuna hanno preso il caractering del manga e hanno tirato lo sciacquone

    Ma infatti: a meno che tu non abbia smania di sapere come va a finire (not my case) lascia perdere il manga e aspetta di guardare l’anime.

  24. Quello originale è in giapponese ed è Shingeki no Kyojin

    Insomma, hanno fatto la traduzione letterale delle due parole agli estremi e hanno girato il “no” in mezzo. A farlo con Google Translate gli sarebbe uscito meglio.

  25. @Tapiro su Tales:

    “Boh. Perché ci vuole di più?”

    Well, l’anime di Brotherhood, escludendo gli OVA aggiuntivi, è composto da 64 episodi per una media di circa una ventina di minuti l’uno, mentre il manga consta di 108 capitoli.
    Dato che sei un lettore piuttosto avido, forse col manga potresti cavartela più velocemente. Anche perchè credo sia più facile da mollare e riprendere nei tempi morti della giornata.
    In merito a quale scegliere, considera innanzitutto che è una storia con un’elevato taglio d’azione, per cui numerose scene tendono ad essere meglio valorizzate nella trasposizione animata rispetto alla controparte cartacea.
    Se non altro l’anime usa sostanzialmente lo stesso chara design del manga, per cui a questo giro, a differenza di Shingeki, non si ha l’indubbio vantaggio di evitare che ti sanguinino gli occhi (a differenza del layout dello Zweiblog ad ogni tornata in cui cambia…).
    Narrativamente parlando l’anime è molto fedele al materiale originale, salvo qualche minore aggiunta come l’intero primo episodio, ma col non trascurabile difetto che nelle prime puntate, dovendo ripercorrere quasi gli stessi eventi già trattati nella serie del 2003 e nella consapevolezza di rivolgersi in larga misura alla fanbase di quest’ultimo, il Brotherhood cerca di arrivare quanto più rapidamente possibile al punto in cui la trama inizia a divergere dalla serie precedente. Il che si traduce nel prendere qualche scorciatoia sia in termini di qualità dell’animazione sia per quanto riguarda i tempi narrativi e la caratterizzazione di alcuni comprimari, tanto che, rispetto alle stesse parti della serie 2003, certe vicende sono trattate in maniera talmente sbrigativa da lasciare quasi indifferenti.

    Per le tematiche, non me la sento di condividere in toto il giudizio entusiasta di Talesdreamer ma non si può negare che Fma sia comunque un buon prodotto, lontano anni luce dal puro retard di altri shonen. Certo, sconta il fatto di concedere talvola il fianco a qualche eccessiva deriva di idealismo e si potrebbe benissimo fare a meno di una buona quota della componente umoristica, che risulta a tratti stridente quando si inserisce con troppa disinvoltura nell’atmosfera drammatica che domina (o meglio, dovrebbe dominare) gran parte della storia. Niente di insopportabilmente adolescenziale, ma in diversi punti si avverte la sensazione che una certa dose di cinismo in più non avrebbe fatto male.
    Io consiglierei comunque di dargli una chance, in fondo diversi spunti sono comunque interessanti e anche ben sviluppati.
    E poi, suvvia, vuoi davvero fare il bimbominkia edgy che legge solo storie mature per gente matura™ XD? Anche con tutte le sue ingenuità, Fullmetal Alchemist viaggia comunque pienamente sulla soglia della decenza, accostarlo al livello medio del fantatrash sarebbe quantomeno ingeneroso.

    La vera occasione mancata, semmai, la si rinviene nella critica che Dago ha rivolto qualche commento fa alla prima parte di Shingeki no Kyojin, cioè la mancanza di adeguato focus sulla struttura sociale dell’ambientazione e le sue dinamiche interne. Va bene che in Fma la storia ruota attorno alle avventurose peripezie dei fratelli Elric, ma ho sempre trovato fastidioso quanta poca attenzione venga dedicata a quali dovrebbero essere le importanti ricadute socio-economiche in un mondo in cui la scienza alchemica funziona e, tanto per fare un esempio, un alchimista sufficientemente pratico della disciplina può trasmutare in pochi istanti del materiale grezzo in un’identica quantità di prodotto finito.
    Mi pare di aver una volta accennato alla cosa in un post sul blog di Zwei, che non ho però voglia di andare a recuperare. Valgono comunque gran parte delle considerazioni che hai fatto nel tuo precedente articolo sul prezzo della magia.

  26. @Giovanni:

    Insomma, hanno fatto la traduzione letterale delle due parole agli estremi e hanno girato il “no” in mezzo.

    Sort of.

    @Null:

    E poi, suvvia, vuoi davvero fare il bimbominkia edgy che legge solo storie mature per gente matura™ XD?

    Maccome, la mia immagine pubblica poggia interamente su quello!
    Speravo si fosse capito dai post in cui lollavo su The Baby Jesus Butt-Plug o su Rampaging Fuckers of Everything on the Crazy Shitting Planet of the Vomit Atmosphere

    Va bene che in Fma la storia ruota attorno alle avventurose peripezie dei fratelli Elric, ma ho sempre trovato fastidioso quanta poca attenzione venga dedicata a quali dovrebbero essere le importanti ricadute socio-economiche in un mondo in cui la scienza alchemica funziona e, tanto per fare un esempio, un alchimista sufficientemente pratico della disciplina può trasmutare in pochi istanti del materiale grezzo in un’identica quantità di prodotto finito.

    Sigh.
    Questa suona come una brutta lacuna.

    Ciò detto, grazie della raccomandazione ^_^

  27. AoT per me è stato il classico modo in cui una buona storia si può buttare alle ortiche.
    Oltre a tutti i difetti che hai evidenziato tu, trovo insopportabile la mania dei manga giapponesi all’infodump spinto.

    Da questo pdv il personaggio di Armin sarebbe da ammazzare di botte ogni volta che pensa o pare bocca, lo schema è sempre “azione mostrata, Armin che spiega per filo e per segno quello che è successo” manco dovessero proiettarlo in una stanza cone metà ciechi e metà sordi.

    In aggiunta a ciò manca il fan service.
    Però i titani con quelle facce retard sono molto fighi.

    Mi sa che la seconda stagione me la salto a piè pari.
    Un giorno troverò di nuovo anime decenti come Trigun, Evangelion o Cowboy Bebop…

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