FERT!

Mole AntonellianaOgni tanto nella storia fanno capolino questi personaggi che, pur non possedendo del potere personale, riescono con totale faccia di merda a far fare agli altri quello che vogliono. Uomini capaci di trollare un’intera città e di plasmarla a propria immagine e somiglianza. Uomini come Alessandro Antonelli.
Oggi la Mole Antonelliana è il simbolo di Torino come il Duomo lo è di Milano e la Tour Eiffel di Parigi; è il tratto distintivo del suo skyline, viene rappresentata sul retro dei due centesimi italiani. Ma quel tozzo edificio, quella cupola a piramide e quella guglia che pare un’antenna televisiva non dovevano esistere.

La vicenda di come nacque la Mole Antonelliana è una storia edificante. Siamo nel 1863; l’Italia è fresca fresca dell’Unità e Torino sta vivendo i suoi pochi anni di splendore come capitale del nostro bel Paese.
La comunità ebraica di Torino voleva una nuova sinagoga. Avevano già comprato il terreno; gli serviva solo un architetto che tirasse su l’edificio, e pensarono ad Antonelli. E qui commisero il loro primo errore, perché all’epoca Antonelli era già famoso per la sua ambizione sfrenata e la sua tendenza a lasciare opere incompiute per esaurimento dei fondi o per problemi strutturali non previsti (dalla mai realizzata basilica di Castellamonte al Santuario di Boca). “State sereni” li tranquillizza comunque Antonelli, “il progetto sarà un semplice tempio neoclassico a base quadrata di 47 metri. Una sciocchezza”. Come avrete intuito non andò esattamente così.
Quattro anni dopo, nel 1867, la nuova sinagoga è alta 70 metri ed è tutto meno che finita. Una serie continua di problemi strutturali che minacciavano di far collassare l’edificio su sé stesso hanno costretto Antonelli a interventi continui; la comunità ebraica di Torino è ridotta in bancarotta dagli extra costi. I lavori si fermano. Dopo anni di negoziazione, gli ebrei ottengono quella che sarà la loro salvezza: smollano l’edificio incompiuto al Comune, e in cambio si fanno dare un terreno in un quartiere più periferico per farsi una sinagoga semplice semplice come la vogliono loro. Il Comune di Torino si fa carico dei costi per il completamento dei lavori. Al grido di: “Ebrei? Quali ebrei?”, Antonelli si rimette tutto contento a costruire il suo edificio, in sprezzo del buonsenso. E’ il momento di costruire la cupola!

Alessandro Antonelli

Alessandro Antonelli mentre esibisce la sua migliore trollface.

Questa volta, comunque, Antonelli è stato chiaro sul progetto: “Lo faremo di 113 metri! Insomma, il più è fatto”. E infatti undici anni dopo, nel 1884, l’edificio ha raggiunto i 146 metri, e la cupola piramidale si è munita di un elegante tempietto neoclassico. Nello skyline della città, la Mole di Antonelli torreggia su tutti i palazzi circostanti – ma è ancora tronca. Manca infatti da finire la guglia in cima al tempietto in cima alla cupola! Antonelli ha ottantasei anni suonati. Ma la sua volontà di potenza è inarrestabile: finirà quella cazzo di guglia.
Ma il destino degli uomini troppo ambiziosi è di morire prima di vedere la realizzazione dei propri sogni. Antonelli morirà nel 1888, a novant’anni, solo pochi mesi prima del completamento della Mole. Si dice che, negli ultimi tempi, si fosse fatto costruire un montacarichi lungo il fianco dell’edificio, per poter salire quotidianamente a osservare l’andamento dei lavori. Lavorò al suo progetto fino all’ultimo – e la vera domanda è se la Mole sarebbe davvero mai finita, se la vecchiaia non si fosse portata via il suo creatore. Qualche mese dopo la morte di Antonelli, a poche centinaia di metri dai cantieri della Mole, un tedesco corpulento veniva acchiappato di peso e ricoverato dopo aver abbracciato un cavallo ed essere scoppiato a piangere chiedendo perdono per la cattiveria dell’umanità. Ci dev’essere un legame.
La fine dei lavori fu curata dal figlio Costanzo, e la Mole venne inaugurata nell’aprile del 1889, con la posa in cima alla guglia di un genio alato che portava le dimensioni complessive dell’edificio a 167 metri e mezzo. Torino aveva finalmente il suo simbolo.

Fino a poco tempo fa non avevo la minima idea dell’esistenza di una storia così sublime. Torino, purtroppo, ha un po’ la fama di città noiosa. Basti dire questo: Torino dista 140 chilometri circa da Milano – il che equivale a un’ora e un quarto di macchina, o una-due ore di treno – ed è sempre a Torino che fanno la Fiera del Libro, che per tutti noi almeno per un breve periodo della nostra vita è parsa un qualche cosa d’interessante. Nonostante questo, ci volle un colloquio di lavoro, nel febbraio di due anni fa, per convincermi ad andarci. Fatta salva una gita scolastica alle elementari di cui non ricordavo nulla, non ci avevo mai messo piede.
Ma non poteva esserci momento migliore per scoprirla. Quello era il periodo in cui il Duca ci stava facendo una testa così con lo steampunk. Aveva scritto su Baionette tutta la sua serie di Introduzioni al genere, compreso quell’articolo di curiosità sul risorgimento italiano in cui auspicava che potesse nascere un’opera steampunk ambientata sull’italico suolo. Avevo letto e recensito solo l’estate prima The Difference Engine di Gibson e Sterling, e di lì a un paio di mesi avrei preso parte a Cittadella al mio primo e unico SteamCamp. Non avevo e non ho mai avuto un interesse particolare per lo steampunk (non più che per altri sottogeneri e ambientazioni); ma mentre camminavo per i viali squadrati del centro, tra una statua equeste di un qualche Vittorio Emanuele e un portico monumentale, raggiunsi l’illuminazione: “Se proprio dovessi mai scrivere la mia storia steampunk, è a Torino che dovrei ambientarla”.

Emanuele Filiberto

Rampolli di casa Savoia. Una volta eravate persone meglio.

Pensateci.
Se guardiamo alla storia, l’arco di tempo in cui Torino è una città interessante è piuttosto ridotto. Quasi tutti i luoghi d’interesse della città – palazzi, regge, basiliche – sono di costruzione posteriore al Rinascimento. Torino, che fino alla metà del Cinquecento rimase città secondaria di una casata che aveva i suoi interessi principali in Francia, sembra essere rimasta abbastanza impermeabile ai fermenti culturali di medioevo e rinascimento. Ha un Duomo, ma è talmente nascosto, eclissato e immiserito dalla grandiosità di Palazzo Reale e di Palazzo Madama, che molti non sanno neanche dove sia (e non l’ho trovato finché non sono andato a cercarlo apposta, Google Maps alla mano). La storia di Torino sembra veramente cominciare solo dopo che i Savoia ne hanno fatto la nuova capitale del Ducato.
Tutto, a Torino, parla di Casa Savoia. Ne parlano le regge che punteggiano la città – Palazzo Madama, il Castello del Valentino, Palazzo Carignano, la Reggia di Venaria appena fuori dalla città – ne parlano le vie. Il centro di Torino è delimitato a sud da corso Vittorio Emanuele II e a nord da corso Regina Margherita, ed è tagliato in due da corso Re Umberto. Attraversando Regina Margherita con il Po alle spalle, si incrocia prima corso Principe Eugenio, poi corso Principe Oddone. Il residence in cui ho alloggiato per un mese, in zona Porta Susa, stava a due passi da via Principi d’Acaja. L’altra sera sono stato in un locale in via Principe Amedeo; la macchina l’avevo parcheggiata a due minuti, in via Carlo Alberto. Sopra la facciata di Palazzo Carignano, un cartiglio recita: “QUI NACQVE VITTORIO EMANVELE II”.

Uno dei tratti a mio avviso più affascinanti dell’Ottocento, e dell’atmosfera steampunk, è l’esplodere della modernità nell’involucro della monarchia. Be’, è esattamente quanto stava accadendo a Torino negli anni del Risorgimento e nei primi decenni del Regno d’Italia. Da Torino si irraggiavano le decisioni politiche che avrebbero fatto l’Unità; per le sue strade e i suoi palazzi si muovevano Cavour, Rattazzi, il generale La Marmora. E Torino si avviava a diventare uno dei principali poli industriali d’Italia. La fondazione della FIAT nel 1899 è solo la punta dell’iceberg – in quegli anni aprirono una marea di case automobilistiche più o meni grandi, da Lancia alla scomparsa Itala.
E naturalmente, mentre tutto questo accadeva, fu possibile costruire un edificio assurdo come la Mole. Quale migliore esempio nostrano della fiducia positivista nelle magnifiche sorti e progressive, che non questo capolavoro di innovazioni tecniche reso nella più tradizionale delle estetiche? La Mole, la Mole… a questo continuavo a pensare mentre tornavo a casa dal colloquio di lavoro (decisamente non un buon segno!). E nella mia testa prendevano forma non ipotesi sul mio futuro, bensì l’ennesima idea per un romanzo che non si sa se proverò mai a scrivere.

Qui nacque Vittorio Emanuele II

Il romanzo antonelliano
Tutti sanno che Torino è una città magica. Secondo i deficienti gli appassionati di occultismo, è uno dei tre vertici di due triangoli alchemici: quello della magia bianca (con Praga e Lione) e quello della magia nera (con Londra e San Francisco). Se provate a costruirli su una cartina del mondo vengono fuori due triangoli ben strani, ma non facciamoci queste domande ora. La domanda che invece dobbiamo farci invece è: e se l’avesse saputo anche Antonelli?
Antonelli ha una visione: infinite dimensioni parallele, infinite Storie alternative che poggiano lungo altrettante linee temporali. Queste linee esistono tutte contemporaneamente, ma non si intersecano mai, se non, a mazzi, in alcuni luoghi geografici particolari. Torino è uno di questi. L’intera sua vita viene allora dominata da un unico pensiero: costruire uno strumento che, attraverso le specialissime armonie matematiche generate dall’incontro delle sue parti, metta in comunicazione queste differenti dimensioni. Questo strumento sarà la Mole. E per trent’anni della sua vita Antonelli inseguirà questo sogno, lottando contro l’ottusità e la limitatezza di orizzonte degli altri uomini, senza poter rivelare a nessuno il reale scopo della sua opera.

Raccontare la storia dal punto di vista del folle architetto però non sarebbe tanto interessante. Come protagonista utilizzerei piuttosto il figlio Costanzo, assistente del padre tanto instancabile quanto ignaro del vero significato della sua opera. Dopo la morte di Alessandro, durante il completamento della guglia della mole, Costanzo intuisce che c’è qualcosa di strano nell’edificio; che dentro al tempietto in cima alla cupola, guardando certe arcate da certe angolazioni, la città sembra diventare un poco diversa, o qualcosa del genere…
Il romanzo potrebbe dipanarsi come un mystery, in cui Costanzo mano a mano scopre i segreti di suo padre e parallelamente viene in contatto con le dimensioni alternative rese visibili dal completamento della Mole: una in cui Torino è rimasta capitale d’Italia; una in cui l’Unità d’Italia è stata realizzata dai repubblicani di Garibaldi, e i Savoia sono stati cacciati; una in cui il Risorgimento è fallito; una, Dio non voglia, in cui la battaglia di Solferino è stata combattuta a bordo di satanici mech a carbone… E a poco a poco la contaminazione tra dimensioni alternative potrebbe espandersi, uscendo dalle proporzioni auree del tempietto della Mole e diffondendosi per tutta la città di Torino… In tutte le dimensioni, una sola costante: la costruzione della Mole, nel medesimo punto della città, ad opera di un medesimo, ossessivo Antonelli. Riuscirà Costanzo a fermare il dilagare delle follie paterne? E’ proprio vero che le colpe dei padri ricadono sui figli.

Torino magica

Le inoppugnabili argomentazioni degli occultisti.

La Mole si presta particolarmente bene a diventare un feticcio magico. Nel 1904, un fulmine abbatté la statua del genio alato in cima alla guglia; miracolosamente rimase integra, ma l’amministrazione cittadina non si azzardò più a rimetterla al suo posto (e ancora oggi sulla guglia non c’è niente). Chiaro segno dell’ira divina, monito all’arroganza degli uomini che non capiscono quando devono fermarsi? O forse la soluzione estrema con cui Costanzo ruppe l’armonia magica della Mole, ponendo fine al sovrapporsi delle dimensioni alternative? Ripercorrere la storia della sua costruzione, poi, potrebbe diventare un modo per osservare quei primi decenni di vita dello stato italiano, e anche per immaginare una serie di esiti ucronici per il Risorgimento e magari per l’intera storia europea. Certo nessuna delle Storie alternative visitate nel romanzo potrebbe essere troppo distante: tutte quelle raggiungibili richiederebbero la costruzione di una Mole nel centro di Torino.
Ovviamente per scrivere questa storia demente avrei bisogno della consueta mole di documentazione. Ho una conoscenza estremamente scolastica degli anni del Risorgimento, mentre questa storia richiederebbe di conoscerla bene. Qualcosa sulla Torino di quegli anni aiuterebbe. E non vi dico la difficoltà per ritrovare una biografia di Antonelli! Del resto, potrei anche inventare il grosso della sua vita, no? L’Antonelli del mio romanzo potrebbe essere quello di una dimensione parallela, con tutte le differenze del caso rispetto al nostro…

So what
In accordo con la mia attention span da criceto, nel giro di pochi giorni da quella giornata a Torino archiviai le mie idee su Antonelli e non ci pensai più. Né mi trasferii nella città sabauda. All’epoca.
A Torino invece ci sono andato a vivere adesso. Per ragioni lavorative, e per la precisione da febbraio, proprio due anni dopo quella famosa giornata, proprio da quando ho smesso di aggiornare il blog. In questi quattro mesi ho pensato spesso di pubblicare qualcosa – e come al solito ho lavorato a un sacco di bozze contemporaneamente – ma mi è mancato materialmente il tempo e la tranquillità necessarie. E Tapirullanza ha languito.
Ora la mia vita si è normalizzata (forse), e voglio avere abbastanza fiducia in me stesso da riprendere con gli articoli. Ho tanti libri, film, videogiochi, anime, saggi di cui parlarvi. E poi, i miei numerosi (?) fan stavano cominciando a temere per la mia vita.

Mole Antonelliana notturno

Un panorama che si presta naturalmente al science-fantasy.

Non so dirvi cosa ci sia nel futuro di Tapirullanza. Quello che so, è che in bozza ho la solita ventina di articoli tra Consigli del Lunedì, diversi giochi indie che mi hanno affascinato, un manuale di scrittura atipico, una saga videoludica che ha fatto la grana, una serie tv promettente, un paio di film che mi hanno lasciato basito e un paio di cose troppo dementi per essere altrimenti descritte. Cercherò di mantenere la mia consueta tabella di marcia e vediamo dove arriveremo.
Si dice che cambiare location possa essere stimolante per la creatività. Non saprei. Ma camminando per Torino, ho ricominciato a pensare a questa storia semiseria di Antonelli; quindi forse è un buon segno.

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16 risposte a “FERT!

  1. L’idea della Mole come porta per altre dimensioni è stupenda. Spero un giorno ne farai davvero qualcosa 😀
    Per intanto bentornato e goditi la splendida Torino. E’ una città meravigliosa per viverci

  2. Gli Stati Uniti hanno la Grande Mela, l’Italia la Grande Mole! 😀

  3. Nietzsche era corpulento?
    Voglio sapere quali sono i film che ti hanno tanto colpito!
    E voglio anche leggere il romanzo antonelliano.

  4. Ragazzo, vorrei dire che mi sono commosso quando ho visto che Tapirullanza era stato aggiornato… ma la verità è che le emozioni che ho provato sono state talmente forti da non poter essere descritte con la sola “commozione”. Erano mesi che entravo almeno una volta al giorno sul blog e speravo. GRAZIE! Il comunismo, ancora una volta, ha vinto.

    Passando all’articolo, l’idea di romanzo che hai delineato è tipo fichissima. Non credevo che Antonelli fosse così birichino, non si truffano così i poveri ebrei indifesi. Non so se vedrà mai la luce in forma scritta, ma lo spero… e magari in una delle realtà parallele, la Gran Madre non è una rozza copia del Pantheon ed è intitolata a Cibele (come a lungo ho creduto che fosse, prima di scoprire che si riferivano alla noiosa Madonna).

  5. Bentornato 🙂

  6. @Hendioke:

    Per intanto bentornato e goditi la splendida Torino. E’ una città meravigliosa per viverci

    True enough

    @Giovanni:

    Nietzsche era corpulento?

    Così pare, a giudicare dalle immagini.
    E col testone.

    Voglio sapere quali sono i film che ti hanno tanto colpito!
    E voglio anche leggere il romanzo antonelliano.

    Sarai accontentato su almeno uno dei due punti^^

    @zethani:

    Erano mesi che entravo almeno una volta al giorno sul blog e speravo.

    Eh addirittura!

    Il comunismo, ancora una volta, ha vinto.

    Quello sempre.

    Non so se vedrà mai la luce in forma scritta, ma lo spero… e magari in una delle realtà parallele, la Gran Madre non è una rozza copia del Pantheon ed è intitolata a Cibele (come a lungo ho creduto che fosse, prima di scoprire che si riferivano alla noiosa Madonna).

    Non è una cattiva idea.
    Io la prima volta che l’ho vista ho pensato fosse un tribunale.

    E a tutti quanti: grazie del bentornato ^.^

  7. Ma che cazzo è 4 mesi che sei a Torino e non dici nulla?
    Ti portavo io a farti fare un giro in centro!
    Cmq Torino è una città stupenda, i milanesi non capiscono un cazzo (questo a prescindere).

  8. >> Torino, purtroppo, ha un po’ la fama di città noiosa. Basti dire questo: Torino dista 140 chilometri circa da Milano

    Chissà come se Milano è così divertente a luglio i milanesi son tutti dalle mie parti ^_^

    Anyway, felice ritorno, bell’articolo e bel progetto (anche se adesso ce l’hai bello che spoilerato!).

    Due hints:

    – In uno degli universi alternativi i mecha si sfidano in combattimenti a squadre. E quella locale è verniciata di bianco-nero ^_^

    – L’origine ebraica del progetto della mole nel libro potrebbe avere anch’essa a che fare con le sue proprietà occulte (magia cabalistica?).

  9. @Nicholas:

    Ti portavo io a farti fare un giro in centro!

    Cioè sei di Torino?
    Ops…

    @Daghino:

    Chissà come se Milano è così divertente a luglio i milanesi son tutti dalle mie parti ^_^

    Povero stolto.
    Lo sanno tutti che Milano è divertente fino a metà luglio, e poi ritorna divertente a settembre.

    In uno degli universi alternativi i mecha si sfidano in combattimenti a squadre. E quella locale è verniciata di bianco-nero ^_^

    SIGH.

  10. Frequento da molto tempo il blog, non ho mai scritto nulla però.
    Abbiamo idee un po’ distanti sulla letteratura in genere (forse, in fondo, non troppo), ma non sai quanta felicità entrare sul sito e vedere che, finalmente, era stato aggiornato; proprio la sera prima di entrare nel vortice oscuro degli esami di stato.
    Prendo al volo l’occasione per farti i complimenti per il blog, perchè, anche se a volte sono in disaccordo, è sempre un piacere confrontarsi con una persona che parla con passione e competenza di ciò che ama.
    Bentornato!

  11. XD
    Va be una volta ci dobbiamo vedere dal vivo!
    Ben arrivato!

  12. @Satan Burger:

    Abbiamo idee un po’ distanti sulla letteratura in genere

    Dici?
    Non l’avrei detto a giudicare dal tuo nick…

    ma non sai quanta felicità entrare sul sito e vedere che, finalmente, era stato aggiornato

    Mi compiaccio di sentirtelo dire ^-^

    @Nicholas:

    Va be una volta ci dobbiamo vedere dal vivo!

    Penso proprio di sì

  13. @Tapiroulant

    Anche se in ritardo, ti faccio a mia volta gli auguri di bentornato ^^.
    Torino capitale è un’ambientazione interessante per un racconto steampunk, pur nel più generale quadro del sottofruttato contesto risorgimentale.
    Attendiamo cautamente eventuali sviluppi, attention span da criceto e impegni vari permettendo.

    >>E poi, i miei numerosi (?) fan stavano cominciando a temere per la mia vita.

    In effetti si iniziava a temere il rapimento nella dimensione iperuranica in cui si è ritirata Gamberetta in odio ai peccati letterari dell’umanità XD.
    A parte gli scherzi, era chiaro che l’inattività del blog fosse dovuta a mancanza di tempo e a più urgenti incombenze irl.
    Si sperava, ovviamente, che non si trattasse di nulla di troppo serio.
    Sono quindi contento che tu sia per ora riuscito a risolvere le tue problematiche lavorative e ci sia già tanto materiale in serbo per i prossimi articoli, anche se, sotto sotto, il mio enorme arretrato tra libri, film, giochi e quant’altro mi aveva spinto ad accogliere con un pò di sollievo la temporanea mancanza sul blog di ulteriori titoli da aggiungere alla fatale lista.
    Vedrò di farmene una ragione. Keep up the good work, sir.

  14. @Null:

    Keep up the good work, sir.

    Yay ^^/

    @Dago:

    Questo sembra scritto per te

    Basta: se lo dice Sterling dev’essere così.

  15. Antonelli doveva essere un po’ svitato, a dargli motivazioni taumo-architettoniche lo fai sembrare normale!
    L’idea della tua storia è davvero interessante, spero che un giorno ti venga la voglia di scriverla 😀 e non scartare troppo in fretta l’idea di dago dei mech bianconeri, puoi approfittarne per trollare i due triangoli magici di cui hai parlato 😛

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