Le fatine di Luca Tarenzi

Absinthe FairyA differenza di molti di coloro che si avvicinano al fantasy, non sono mai stato un grande appassionato di mitologia e folklore – le antiche credenze dei popoli mi sono sempre parsi poca cosa rispetto ai fatti della Storia e alle meraviglie della tecnica moderna, e i mondi alla Tolkien mi hanno sempre annoiato. Di conseguenza, tra le altre cose me ne ero sempre sbattuto delle fatine.
Finché nell’estate 2011 non è uscito Assault Fairies, il romanzo steam-fantasy di Gamberetta che immaginava un’Inghilterra vittoriana alternativa in cui il mondo degli uomini e quello delle fatine erano in comunicazione, e queste ultime svolgevano tutta una serie di incarichi particolarissimi per il governo britannico. Aldilà di tutti i suoi problemi, Assault Fairies aveva un worldbuilding veramente figo, ed era interessante vedere il modo in cui questi piccoli esserini petulanti interagivano con le cose del nostro mondo. Concettualmente, la fatina – oltre a essere indiscutibilmente sexy – pone al lettore un cambio di prospettiva che la maggior parte delle razze magiche della tradizione non vantano.
Purtroppo il romanzo era incompiuto – la prima parte di n. Con la promessa di poter leggere presto il seguito, abbiamo aspettato e aspettato, ma in quattro anni non è mai arrivato. Sicché – non so voi – ma a me un certo languore di fatine è rimasto. Peccato che sul mercato, nonostante abbiamo avuto vampiri, licantropi, angeli, zombie e tra un po’ pure ghoul innamorati, le fatine non siano mai diventate la next big thing. In assenza di Gamberetta, insomma, sono rimasto a bocca asciutta.

Finché, a fine 2014, un altro scrittore italiano ha deciso di cimentarsi nell’impresa: Luca Tarenzi con la serie di Poison Fairies. Tarenzi rimane fedele alla sua passione per l’urban fantasy, e a questo giro ci mostra la sorte delle fatine del folklore nel mondo moderno. La piccola Cruna, sorella del re, vive con tutta la sua tribù sulla collinetta di una discarica, dove i rifiuti degli uomini vengono riciclati per farne utensili per tutti i giorni. Ma la sopravvivenza della tribù è minacciata dalla vicinanza dei Boggart, fatine più grosse e meglio organizzate, e solo una tregua faticosamente negoziata da re Albedo li tiene al sicuro.
Un nuovo evento rischia però di rompere l’armistizio e trascinare le due tribù in una nuova guerra. La batteria di un auto è stata appena abbandonata sul fianco della collina controllata dai Boggart, vicino al confine tra i due territori – un’arma che potrebbe assicurare un netto vantaggio strategico a una delle due parti. Cruna è stata la prima ad accorgersene, e ora con i suoi compagni Verderame e Disgelo vuole appropriarsene. Ma per farlo dovrebbe invadere i territori nemici, rompendo i termini della tregua e rischiando di venire avvistata dai famelici gabbiani che pattugliano senza sosta la discarica… Le sue azioni impulsive cambieranno le sorti del suo popolo.

Poison Fairies

La copertina dell’edizione italiana di Poison Fairies – La guerra della discarica.

Aldilà della mia recente passione per le fatine, leggere Poison Fairies per me è come prendere due piccioni con una fava. Il primo motivo è l’autore: pur conoscendo il suo nome da anni, non ho mai letto nulla di Luca Tarenzi. I suoi urban fantasy alla American Gods, con angeli, demoni, spiriti e dèi che camminano tra di noi (Quando il diavolo ti accarezza, Godbreaker), mi sono sempre parsi roba vista e rivista e non ho mai avuto voglia di verificare. Al contrario, la discarica umana dove tribù di piccole fatine incattivite si sono accampate e si fanno la guerra sembra un setting dal sapore “fresco”.
Il secondo motivo è la casa editrice: Tarenzi ha infatti pubblicato con Acheron Books, un nuovo progetto editoriale molto insolito. Acheron pubblica esclusivamente in digitale, lo fa a dei prezzi onesti (il libro più costoso viene a 4,25 Euro, la media è tra i 3 e i 4 Euro), e – che io sappia – senza uso di DRM. Fin qui tutto bene. La cosa strana è che, pur essendo un progetto interamente italiano, Acheron pubblica tutti suoi i titoli simultaneamente in italiano e in inglese, e pare orientato principalmente al mercato internazionale: il sito è scritto in inglese, la currency impostata di default è il dollaro, e così via. La ragion d’essere di Acheron Books, infatti, pare proprio quella di esportare inediti italiani per far conoscere la nostra narrativa fantastica all’estero. Come riportato sul sito:

Acheron’s distinctive quality is that it selects the best speculative fiction written by Italian authors who take inspiration from the rich Italian historical and folkloristic tradition.

Sul piano teorico l’iniziativa è più che lodevole; resta da capire come potrà essere sostenuta economicamente. Far tradurre in inglese ogni opera del proprio catalogo costa, e al tempo stesso, il mercato anglosassone è un oceano gigantesco in cui farsi notare è molto difficile. Ci lamentiamo sempre che l’Italia è uno stagno e che gli italiani leggono poco, il che è vero – ma l’altra faccia della medaglia è che, poiché il bacino di narrativa fantastica in lingua italiana è più piccolo, risaltare in mezzo alla concorrenza diventa molto più facile. In un’intervista, il direttore editoriale di Acheron Books ha precisato di puntare a una nicchia specifica, ossia lettori non italiani alla ricerca di narrativa fantastica di sapore italiano: “Il presupposto di partenza è che se il meglio di questa produzione viene tradotta in inglese, può raggiungere una readership decisamente più ampia e con numeri che abbiano un senso economico. […] Contiamo anche sul fatto che la specificità dell’ambientazione e della storia italiane si rivelerà interessante, dato che l’Italia rimane un luogo ancora considerato affascinante per storia culturale e artistica a livello internazionale”.
Rimane da capire se questa nicchia di anglofoni appassionati di fantastico italiano non sia ancora più piccola e difficile da raggiungere di, poniamo, i malati di Bizarro Fiction (tipo me). Il fatto che il direttore in questione sia Adriano Barone – un uomo che ha all’attivo una brutta raccolta di racconti, Carni (e)strane(e), e un brutto romanzo, Il ghigno di Arlecchino – non mi fa esattamente ben sperare sui criteri di selezione e di editing. Il fatto che tra i primi autori pubblicati ci sia Davide Mana, persona che – esattamente come Girola – ha più e più volte sostenuto che le regole in narrativa sono un ostacolo e una ‘vivisezione’ delle opere letterarie, rinforza questa sensazione.

Acheron Books

Il banner della pagina FB di Acheron Books.

Ma cerchiamo di essere liberi dai pregiudizi.
Di tutto il catalogo di Acheron Books – che al momento in cui scrivo conta sei titoli – Luca Tarenzi è sicuramente il nome più conosciuto, e l’unico ad aver pubblicato con case editrici di medio-grandi dimensioni. Due sono i libri che ha pubblicato con Acheron: Poison Fairies, per l’appunto, e il thriller fanta-storico in odore di serialità Demon Hunter Severian (sotto lo pseudonimo di Giovanni Anastasi). La lettura di Poison Fairies può essere quindi il banco di prova per capire, se non altro, la qualità dell’offerta di Acheron Books e la serietà del progetto editoriale.

Prime impressioni
Nei giorni scorsi mi sono scaricato da Amazon l’anteprima del libro – tutto il primo capitolo e una parte del secondo, per un totale di 20 pagine circa – e me la sono letta. E devo dire che le mie speranze sono state realizzate: Tarenzi scrive bene. Il libro comincia in medias res, con le fatine protagoniste che pattugliano il confine tra le due tribù rivali e meditano il furto della batteria, il McGuffin che metterà in moto la vicenda. Il mondo della discarica, il rapporto che le fatine hanno con i rifiuti degli esseri umani non è infodumpato al lettore ma emerge a poco dalle osservazioni, dai dialoghi, dai gesti dei personaggi. Le stesse dimensioni del piccolo popolo sono mostrate al lettore in modo naturale da uno scambio di due personaggi, a poche righe dall’inizio del capitolo:

“Sono sceso fino al torrente. Non è profondo: cinque o sei centimetri al massimo”.
Verderame mandò un sibilo. “Basta anche meno per annegarci”.

Certo, ogni tanto un accesso di pigrizia si fa largo nel mostrato di Tarenzi e qualche infodump poco elegante ce lo becchiamo: “Cruna fissò di nuovo la montagna e poi i gabbiani. Tecnicamente quello era territorio dei Boggart, la tribù rivale. Il confine passava proprio nella valle tra le due pareti di spazzatura, due metri e mezzo sotto di lei […]. E questo piazzava in territorio nemico la ragione per cui lei e i suoi compagni erano venuti di nascosto fin lì: la batteria.”
Altre volte la pigrizia danneggia anche le scene d’azione (grassetto mio): “Con un grugnito il Boggart si voltò e le scaricò addosso una tempesta di colpi che Cruna parò con la velocità della disperazione, finché un fendente centrò di taglio la spada e la spezzò in due.” Ma questi passaggi non sono la norma, e il grosso della narrazione procede con un solido mostrato. Lo stesso combattimento che conclude il primo capitolo è dinamico, non è cliché e si conclude in modo interessante.

Fatina anime

Le fatine non sono tutte delle creaturine pucciose (o delle allusioni sessuali semoventi) come vogliono farci credere i giappi…

Il problema principale del libro è forse la gestione del pov. La storia è raccontata in terza persona dal punto di vista di Cruna, la sorella del re della tribù di fatine; è lei la vera protagonista di Poison Fairies. Tuttavia, il tono neutro della voce narrante e una telecamera un po’ vacillante fanno sì che all’inizio, quando le fatine sono tutte insieme, non si capisca bene dal punto di vista di chi si stia guardando la vicenda. Il problema si risolve in fretta dopo le prime pagine, quando le protagoniste si dividono e continuiamo a seguire solo Cruna; ma all’inizio, quando non si conoscono ancora bene i personaggi e non si sa bene chi faccia cosa o chi sia il protagonista, questo approccio può essere un problema per l’immersione. Io stesso ci ho messo un po’ prima di imparare a distinguere Cruna, Verderame e Disgelo – nomi e azioni dei personaggi mi si mischiavano insieme.
Prese come razza, le fatine di Tarenzi sono molto interessanti. Come le fatine di Gamberetta sono brutali e short-tempered, ma a differenza di quelle di Assault Fairies appaiono meno civilizzate, più animalesche – più vicine in questo alla tradizione. Il glamour è un alone magico che le circonda e che possono concentrare attorno a sé per celarsi alle creature non fatate – come i terribili gabbiani che volteggiano sopra la discarica – oppure concentrare in parti specifiche del proprio corpo per potenziarne le prestazioni o per attutire i colpi. Ma la cosa che più ho gradito di queste fatine, è il modo in cui – vivendo nella discarica – si sono appropriati dei rifiuti del nostro mondo per farne gli strumenti della loro vita, dai pezzi di lamiera che diventano spade, ai cassetti che diventano slitte, alle scarpe da bimbo che diventano divani.

Il pretesto che mette in moto la vicenda, per contro, mi sembra un po’ debole. Cruna e le sue compagne violano espressamente l’ordine di re Albedo, violando la tregua e mettendo a repentaglio il destino della loro gente, per rubare una batteria e l’acido solforico al suo interno. Pare insomma un oggetto di importanza inestimabile. E per farne che? Veleno con cui intingere le proprie armi bianche: “Quanto veleno si poteva distillare da lì? Cruna strinse le labbra. Tanto da avvelenare almeno cento armi Goblin. Tanto da vincere solo con quello una battaglia. E non una piccola.” Tutto qui? Un po’ debole come ragione per mettere in moto una guerra, soprattutto considerando – come spiega Cruna nel capitolo successivo – che il vantaggio strategico che la tribù nemica sta guadagnando su di loro (più territorio, più uomini, più risorse) difficilmente potrà essere controbilanciata dall’avere armi avvelenate (1).
Ora, a questo punto della storia non possiamo sapere che ruolo rivestirà l’acido della batteria per le sorti del conflitto – e certo io, avendo letto solo l’estratto, non posso sbilanciarmi in quel senso. Qui però il punto è un altro, ossia la capacità dell’autore di persuadere il lettore dell’importanza cruciale dell’evento. Tarenzi mi deve convincere che questa batteria, se davvero è ciò che mette in moto le azioni del protagonista, sia la cosa più importante mai accaduta dalla crocifissione di Gesù. Non è lo strumento che aiuterà a vincere una battaglia ‘non piccola’; dev’essere la chiave per vincere la guerra, per ribaltare le sorti tra fatine e Boggart. Tarenzi stesso, a giudicare dalla costruzione della frase, non sembra del tutto convinto dell’escamotage che ha orchestrato per iniziare il romanzo. Ma se l’autore non è convinto, allora trovare una situazione iniziale alternativa che gli funzioni meglio e che sia poi in grado di venderci.

Car Battery

Può cambiare le sorti di una guerra. O quantomeno di una battaglia non piccola.

Al netto di tutte queste considerazioni, comunque, l’inizio di Poison Fairies sembra promettere un bel romanzo. E lo stile di Tarenzi è decisamente sopra la media degli scrittori italiani di fantastico. Come mai allora non mi sono fiondato a leggere il resto del romanzo? Perché come per Assault Fairies, anche Poison Fairies – La guerra della discarica è solo la prima parte di una storia più ampia; il progetto completo sarà una trilogia di cui il secondo e il terzo libro devono ancora uscire. Insomma – per il momento mi dovrei accontentare anche questa volta di una storia incompiuta; come infatti sembrano precisare le recensioni su Amazon, è che La guerra della discarica sembrerebbe terminare con un cliffhanger, lasciando la storia tronca (2). E i miei dubbi sulla solvibilità futura di Acheron Books non mi tranquillizzano di certo.
Rimango fedele alla mia politica di non iniziare una saga fino a che non sia compiuta (saggia idea che mi ha tenuto alla larga dalla Ruota di Jordan e dalla Song di Martin, che probabilmente rimarrà incompiuta, almeno nella versione cartacea). Leggerò Poison Fairies solo quando e se uscirà l’ultimo capitolo della trilogia.

Quel che è certo, è che ho voglia di leggere Poison Fairies. Tarenzi è bravo, e con questo ciclo sembra aver trovato un’ambientazione originale e ricca di possibilità. Incrociamo le dita (3).

Luca Tarenzi

Luca Tarenzi: una piacevole sorpresa.

(1) Tra l’altro, la sinossi su Amazon dice qualcos’altro: “…Ma Cruna ha deciso che le cose devono cambiare: convince i suoi amici Verderame e Disgelo a rubare la batteria di una macchina, in modo che il suo acido possa fornire energia alla sua gente, visto che l’inverno è alle porte.”
Mettetevi d’accordo.

(2) “La trama, invece, mi ha colpito meno del resto non perché non sia buona, anzi, ma perché è tronca. Pur sviluppandosi attorno a una vicenda che vede un inizio e una fine la maggior parte delle premesse e il grosso degli eventi, appassionanti, che vengono messi in moto troveranno continuazione solo nel libro successivo lasciando il lettore con quel misto di attesa e delusione a fine lettura da “E adesso?”
(dalla recensione di Marco Parini)

“Se proprio devo trovare un difetto a questo romanzo è la sua brevità (I want more pages! Give me more!) e il fatto che non si concluda. Si chiude con un bel cliffhanger che mi ha fatta indispettire, lo ammetto, ma mi è piaciuto talmente tanto il romanzo che glielo perdono.”
(dalla recensione di Angharad)

Il concetto è ribadito anche da altre recensioni, questi sono solo due esempi.

(3) EDIT: Segnalo un errata corrige. Nei commenti all’articolo ho scritto che tutti i libri presenti nel catalogo di Acheron Books sono unicamente i sei pubblicati al momento del lancio. Sono però stato informato da Acheron Books dell’esistenza di un settimo libro, Eternal War – La guerra dei santi di Livio Gambarini, pubblicato il 2 Giugno. Potete vedere la pagina del libro qui su Amazon.
Il mio è stato comunque un errore in buona fede, dato che, “per precisa strategia editoriale”, il romanzo di Gambarini non è presente sul sito di Acheron Books (è invece presente un box dedicato a Gambarini nella sezione Authors, ma sotto la sua bio sono segnalati “0 ebooks“). Riporto a proposito uno stralcio del commento di Lorenzo dello staff di Acheron:

Eternal War, per precisa strategia editoriale, per ora è pubblicata solo su Amazon Italia. Seguirà a breve pubblicazione sul sito, sugli altri stores, e in pod. E’ per questo che non la si vede ancora sul sito di Acheron.

Eternal War - Livio Gambarini

La copertina di Eternal War – Gli eserciti dei santi

Ringrazio Lorenzo per l’informazione e la correttezza.
Non posso purtroppo dire lo stesso delle conversazioni apparse sulla pagina FB di Tarenzi,  ma uno giustamente sulla propria pagina può fare quello che vuole. Spero solo che Tarenzi si renda prima o poi conto che quanto ho scritto era privo di cattiveria (per cosa poi?) e riportava semplicemente le mie reazioni di lettore; se i miei post gli facciano vendere più o meno copie non mi riguarda, è la qualità del suo lavoro che deve fargli vendere copie.

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21 risposte a “Le fatine di Luca Tarenzi

  1. uhm.. le fatine non mi hanno mai attirata particolarmente, e di solito evito gli autori italiani in generale, a parte due o tre eccezioni, però è un pezzo che sento parlare di luca tarenzi in maniera positiva, tanto che potrei fare un pensierino concreto sulle sue opere. (quando sarò arrivata a buon punto della mia lista di lettura… sigh)
    visto il prezzo basso, questo me lo consiglieresti? non mi dispiacerebbe leggere urban fantasy lontano dalle solite banalità su angeli, demoni e vampiri innamorati (che finora ho evitato come la peste). non che abbia letto molta UF, anzi, poca roba, giusto perchè di buono mi pare che in giro ci sia poco.

  2. Se vuoi libri su esserini piccini e pucchosi che si nascondono in discariche e altre zone “da umani”, potresti buttarti sulla saga del Piccolo Popolo di Pratchett ù.ù

  3. Confermo che l’unico (ché a mio avviso altri non ce ne sono) difetto di Poison Fairies è che arrivi alla fine e ti rendi conto che le cose più fighe accadranno nel libro successivo. Il che non vuol dire che non capitino cose fighe nel libro, eh?

    Una scena, in particolare, è di un immaginifico da brividi e i vari personaggi, man mano che li si approfondisce, sono appassionanti (personalmente sono diventato fan del re dei Boggart, tanto che forse per la prima volta in vita mia tiferò per la vittoria dei cattivi 😛 )

    Sulla questione della batteria vorrei spendere due veloci parole. Giustamente ti chiedi se valga la pena rischiare una guerra contro gli acerrimi, e più potenti nemici di sempre, per un vantaggio tattico non risolutivo; se lo chiederebbe chiunque, tranne Cruna.
    Buona parte delle vicende del libro ruotano attorno al fatto che Albedo, il fratello di Cruna, è un re assennato e prudente, forse anche troppo prudente, mentre Cruna è la classica eroina nobile e avventata, sempre convinta della necessità e grandezza delle sue azioni e che non si ferma un secondo a pensare alle conseguenze.

    Insomma, che rischi così tanto per una batteria che non è, dopotutto, l’evento più grande dopo la crocifissione di Cristo trova spiegazione nel suo carattere che, lungi dall’essere un carattere del cacchio datole apposta per giustificare l’avvio del romanzo, dà forma a parte della storia 😀

  4. @Rogue:

    visto il prezzo basso, questo me lo consiglieresti? non mi dispiacerebbe leggere urban fantasy lontano dalle solite banalità su angeli, demoni e vampiri innamorati (che finora ho evitato come la peste).

    Be’, aspetterei a dire ‘economico’: l’ebook de La guerra della discarica costa 5,20€ al momento in cui scrivo, ed è la prima parte di una trilogia in cui (come conferma anche Hendioke qui sopra) i singoli libri si chiudono con un cliffhanger e non concludono.
    Se tanto mi dà tanto, significa che per leggere tutta la storia dovrai spendere minimo 15€.

    Ciò detto, la storia sembra interessante e originale quanto basta – ma avendo letto solo l’anteprima ovviamente non mi pronuncio sul resto del romanzo.

    @Zero:

    Se vuoi libri su esserini piccini e pucchosi che si nascondono in discariche e altre zone “da umani”, potresti buttarti sulla saga del Piccolo Popolo di Pratchett ù.ù

    Guarda, con Pratchett sono già parecchio indietro sul Mondo Disco… ne ho di arretrati da recuperare.

    @Hendioke:

    Insomma, che rischi così tanto per una batteria che non è, dopotutto, l’evento più grande dopo la crocifissione di Cristo trova spiegazione nel suo carattere che, lungi dall’essere un carattere del cacchio datole apposta per giustificare l’avvio del romanzo, dà forma a parte della storia

    Più che nobile e eroica, così facendo Cruna passerà per una cretina che non sa dare il peso corretto alle situazioni, e fa morire la propria gente (Stilo solo nel primo capitolo) per nulla…
    Il punto comunque è un altro. Se Cruna è così convinta che la batteria sia importante, e noi vediamo la storia attraverso il suo punto di vista, allora la scrittura dovrebbe fare sì che noi stessi ci convinciamo dell’importanza della batteria; dovremmo essere immersi nel mood e nelle fissazioni mentali di Cruna. Invece il modo in cui Tarenzi ci comunica la cosa è poco convinto, è debole – e quindi non convince. Si crea così uno scollamento tra quello che il personaggio pov pensa/crede e quello che noi lettori pensiamo/crediamo. Qui sta il problema.

    • Secondo me è un non-problema, alla luce di una lettura completa. Se Cruna fosse la protagonista assoluta del libro e noi dovessimo seguirla sempre sarei d’accordo con te, ma in realtà il libro vede all’opera un gruppetto di protagonisti che, nonostante sia Cruna l’effettivo motore della vicenda, sono tutti ugualmente importanti e a Tarenzi non importa convincerci delle ragioni di questo o quello. Si limita a mostrare i protagonisti in azione lasciando poi scegliere al lettore chi abbia ragione o torto.

      Come ho scritto sopra io ho finito col parteggiare con il re dei Boggart, Argiope, che sarebbe il villain della situazione mentre Cruna l’avrei presa a schiaffi doppi fino a farli diventare dispari. Altri lettori invece hanno adorato Cruna adottandone le ragioni, altri parteggiano per Disgelo ecc.

      Complice l’essere personaggi molto archetipici diciamo che ogni lettore trova alla fine il suo protagonista da “adottare” 😀

  5. Mi aggiungo alla schiera di chi ha sentito parlare bene di Tarenzi, anche se nessuno dei suoi romanzi mi ha mai attirato abbastanza da vincere la diffidenza (e i gusti personali) nei confronti dell’urban fantasy.

    Sulla scena della batteria: devo ammettere che mi sembrava piuttosto cretina la motivazione del furto descritta da Cruna. Ripensandoci ci può però stare che Cruna (per le motivazioni addotte da Hendioke) faccia una scelta di questo tipo, bisognerà vedere come la situazione si evolverà nel romanzo per stabilire se questa decisione troverà una giustificazione dal punto di vista della trama. Magari la batteria offrirà davvero dei vantaggi decisivi, molto probabilmente in modi che Cruna (per i suoi limiti) non riesce proprio ad immaginare.

    In questo caso la scelta di Tarenzi mi sembrerebbe coerente, IMHO.

  6. Leggendo la recensione non capivo perché non ne scrivessi come al solito dopo averlo letto tutto… maledette trilogie!
    Di storie con creature fantastiche calate nella realtà moderna a me è piaciuta molto la trilogia A modern faerie tale di Holly Black (peraltro ogni libro è autoconclusivo!), ma non ci sono solo fatine, quindi forse non è quello che cerchi. Potresti leggere anche solo il secondo libro che è incredibilmente cattivo per il genere.
    Tanto per fare la spammatrice molesta (ed evitare di scrivere un papiro) ti linko le mie recensioni:
    Libro 1: http://conigliodellamoda.blogspot.it/2014/04/la-fata-delle-tenebretithe-modern.html
    Libro 2: http://conigliodellamoda.blogspot.it/2014/04/le-fate-sotto-la-cittavaliant-modern.html
    Libro 3: http://conigliodellamoda.blogspot.it/2014/05/ironside-modern-faerys-tale-holly-black.html

  7. “Be’, aspetterei a dire ‘economico’: l’ebook de La guerra della discarica costa 5,20€ al momento in cui scrivo, ed è la prima parte di una trilogia in cui (come conferma anche Hendioke qui sopra) i singoli libri si chiudono con un cliffhanger e non concludono.
    Se tanto mi dà tanto, significa che per leggere tutta la storia dovrai spendere minimo 15€.

    Ciò detto, la storia sembra interessante e originale quanto basta – ma avendo letto solo l’anteprima ovviamente non mi pronuncio sul resto del romanzo.”

    beh, 15 € per tre libri sono sempre meno delle cifre improponibili che appioppano certe case editrici per un libro singolo. comunque come te, aspetterò che pubblichino l’intera trilogia, non amo leggere le saghe incomplete, di norma aspetto che escano tutti per buttarmi nella lettura, salvo alcuni casi.
    e già che ci sono darò un’occhiata al catalogo di questa nuova casa editrice, pare promettente.

  8. @coniglietto:

    Di storie con creature fantastiche calate nella realtà moderna a me è piaciuta molto la trilogia A modern faerie tale di Holly Black […] Tanto per fare la spammatrice molesta (ed evitare di scrivere un papiro) ti linko le mie recensioni

    Grazie!
    Le leggerò molto volentieri ^_^

    @Rogue:

    beh, 15 € per tre libri sono sempre meno delle cifre improponibili che appioppano certe case editrici per un libro singolo

    Nel mondo dei libri digitali, 15€ è un prezzo che non sta in piedi da nessuna parte, e nessuna casa editrice solo digitale lo proporrebbe.
    Chi ancora lo fa, sono in genere grandi case editrici che proteggono in questo modo la loro offerta cartacea (una forbice troppo grande tra le due edizioni rischierebbe di cannibalizzargli le vendite dei cartacei, cosa che al momento non possono permettersi).

    e già che ci sono darò un’occhiata al catalogo di questa nuova casa editrice, pare promettente.

    A quanto ho visto, sembra che tutti i titoli in catalogo sono quelli che erano già presenti al lancio della casa editrice, questo inverno.
    Certo, le piccole case editrici digitali sono giustamente piuttosto lente nelle pubblicazioni, soprattutto se cercano di tenere alta la qualità (Vaporteppa non pubblica un inedito italiano da Natale); spero solo non significhi una prematura battuta d’arresto.

  9. Ciao! Ci permettiamo di precisare che è uscito da un paio di settimane (in italiano, l’inglese seguirà a brevissimo) l’historical fantasy Eternal War di Livio Gambarini, e che nelle prossime settimane uscirà la prima opera Acheron scritta direttamente da un autore statunitense (a due mani con un autore italiano), a confermare il nostro approccio internazionale. Non parlo di traduzione di opera già edita negli Stati Uniti. Parlo di scrittore statunitense – direi molto noto – che ha scritto appositamente un’opera inedita per Acheron Books. ciao! – Acheron Books staff

  10. Precisazione ulteriore: Eternal War, per precisa strategia editoriale, per ora è pubblicata solo su Amazon Italia. Seguirà a breve pubblicazione sul sito, sugli altri stores, e in pod. E’ per questo che non la si vede ancora sul sito di Acheron.

  11. Ciao Lorenzo, grazie mille delle precisazioni. Come immaginavi il mio post si è basato sul catalogo presente sul sito di Acheron; ignoravo l’esistenza di altre pubblicazioni.
    Ho inserito l’errata corrige alla fine del post.

    nelle prossime settimane uscirà la prima opera Acheron scritta direttamente da un autore statunitense (a due mani con un autore italiano), a confermare il nostro approccio internazionale. Non parlo di traduzione di opera già edita negli Stati Uniti. Parlo di scrittore statunitense – direi molto noto – che ha scritto appositamente un’opera inedita per Acheron Books

    Ottimo!
    Paul DiFilippo?

  12. Sì, si tratta di Paul Di Filippo. Con riferimento agli autori Acheron che, tranne Tarenzi, non hanno mai pubblicato per editori medio-grandi, approfitto della tua disponibilità per segnalare anche che Samuel Marolla ha pubblicato per Mondadori (Category: Epix e Urania) ed è sceneggiatore per la Sergio Bonelli (Dampyr, Zagor, Le Storie), oltre a essere il primo autore italiano in assoluto ad aver partecipato al Bram Stoker Award (edizione 2014). Giusto per correttezza nei confronti dell’autore stesso. Grazie ancora.

  13. “Nel mondo dei libri digitali, 15€ è un prezzo che non sta in piedi da nessuna parte, e nessuna casa editrice solo digitale lo proporrebbe.
    Chi ancora lo fa, sono in genere grandi case editrici che proteggono in questo modo la loro offerta cartacea (una forbice troppo grande tra le due edizioni rischierebbe di cannibalizzargli le vendite dei cartacei, cosa che al momento non possono permettersi).”

    ah, non ci avevo pensato, consideravo il prezzo in rapporto ai libri cartacei. in effetti hai ragione, sorry. 🙂

  14. La voglia di fatine ce l’ho anche io, quelle di Gamberetta erano troppo calate nel mondo umano e quindi mi interessavano meno, mi attira molto di più una storia di creature piccoline in un mondo grande.

    Ricordo con piacere la parte del romanzo di Swanwick (la figlia del drago di ferro) dove parlava di esserini infestanti che sviluppavano intere società dai rifiuti salvo poi essere spazzati via dal cambio di stagione (o dalla deblattizzazione).

  15. Assault Fairies aveva un worldbuilding veramente figo

    ahem… mi permetto educatamente di dissentire: la definizione esatta sarebbe “un worldbuilding veramente retard “.

    Fuor di polemica, al di là della lodevole intenzione di distaccarsi dal fastidioso modello (credo vittoriano, perché i “faeries” della tradizione popolare erano ben lontani dall’essere “piccoli esserini teneri e coccolosi”) delle fatine pucciosezuccherose da carie ai denti (idea che poteva volendo essere interessante, e che invece è riuscita purtroppo solo a metà, perché le protagoniste delle Fatine d’Assalto risultano caricature delle caricature), il worldbuilding in Assault Fairies era il momento più problematico di un’opera già di suo ben lontana dalla perfezione (per una disamina puntuale di alcuni fra gli elementi critici dell’opera, rimando a questa divertente recensione ).

    Invece l’ambientazione dell’opera di Terenzi, pur non originalissima (mi ricorda, per esempio, quella dei “little” di “little grrrl lost” di Charles de Lint) mi sembra più interessante.

    In ogni caso, grazie della segnalazione, as usual 😉

  16. @Nicholas:

    Ricordo con piacere la parte del romanzo di Swanwick (la figlia del drago di ferro) dove parlava di esserini infestanti che sviluppavano intere società dai rifiuti salvo poi essere spazzati via dal cambio di stagione (o dalla deblattizzazione).

    Esatto! E se non ricordo male alla fine la specie sopravviveva trasferendosi all’interno del drago di ferro e costruendo la loro nuova società tra le sue costole biomeccaniche…
    La figlia del drago di ferro dà il suo meglio nelle piccole cose e nelle singole scene, come tanta produzione di Swanwick. Peccato che l’opera nel suo complesso sia inferiore alla somma delle sue parti.

    @Anacroma:

    ahem… mi permetto educatamente di dissentire: la definizione esatta sarebbe “un worldbuilding veramente retard “.

    Come si suol dire: haters gonna hate… u_u
    Aldilà della puttanata, la coerenza del worldbuilding di Assault Fairies è difficile da valutare per il semplice fatto che la storia è incompiuta. Fin dove la storia esiste, il worldbuilding mi sembra logico e funzionante, ma ne abbiamo visti solo scorci.

    mi ricorda, per esempio, quella dei “little” di “little grrrl lost” di Charles de Lint

    Ne ho sentito parlare, ma non l’ho letto.
    Bello?

  17. Fin dove la storia esiste, il worldbuilding mi sembra logico e funzionante

    Meh… segnalo solo le prime fra le incongruenze che mi hanno colpito maggiormente per la loro evidente retardaggine: il fucile da cecchino a vapore e soprattutto l’ armatura di sostengo vitale PARIMENTI A VAPORE . O l’ingresso nella mente dello gnomo, senza nessuna difficoltà apparente, nessuna prova e nessuna conseguenza in caso di fallimento. O … (e potrei continuare, ma dovrei rileggermi quella roba e Tap, davvero, non me la sento 😛 ).

    Non nego, tuttavia, che vi fossero invece idee abbastanza fique, come per esempio quella madre (alla base dell’intero ciclo) di sovvertire il cliché della fatina pucciozuccherosa (riuscita a metà, come dicevo, ma dannatamente interessante e che prometteva bene), e scorci di autentico sense of wonder (specie nelle parti più “oniriche”). Che però, secondo me, non sono sufficenti a redimere un’opera al più mediocre a tacer d’altro (sempre per il mio personale ed opinabile giudizio, si intende).

    Ne ho sentito parlare, ma non l’ho letto.
    Bello?

    Meh… non mi è dispiaciuto, a differenza di altri romanzi consigliati su quei lidi. Se in questo momento t’è salita la scimmia di esserini “alti due mele o poco più” potrebbe valere il tempo che ci dedichi: in caso contrario, pur non essendomi dispiaciuto, non me la sento di consigliarlo (sia mai che tu mi faccia causa 😉 😛 ).

  18. Sulle fatine (o meglio sarebbe dire faeries) ha scritto una serie Marie Brennan, autrice di A Natural History of Dragons. Non ho personalmente letto niente della Onyx Court, ma ho molto apprezzato A Natural History of Dragons e per questo potrebbe valere la pena di dare un’occhiata agli altri suoi libri. La sinossi di Midnight Never Come (primo libro della Onyx Court) sembra promettere bene. Ti lascio il link a WWE: https://www.worldswithoutend.com/novel.asp?ID=5216

  19. @Anacroma e Zethani: Grazie a entrambi, farò un pensiero su tutti e due i libri. In particolare a quello di De Lint, dato che queste fatine ce le sto vedendo bene in contesto urban fantasy.

  20. @Taps:
    visto che sei preda del feticismo verso i fairies, ti segnalo anche quest’opera di Millar

    The Good Fairies of New York 1992 ISBN 1-85702-076-6

    Personalmente adoro Millar, anche se a volte la sua prosa lascia un po’ a desiderare. Ma visti i tuoi gusti, dovrebbe piacerti 😉

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