Paranoia Agent

Paranoia AgentRegista: Satoshi Kon
Sceneggiatura: Satoshi Kon / Seishi Mikanami
Titolo originale: 妄想代理人 (Mōsō Dairinin)
Genere: Horror / Crime / Slipstream

N° Episodi: 13
Anno: 2004

La disegnatrice Tsukiko Sagi è una piccola star. Da quando ha creato il personaggio di Maromi, un cagnetto rosa super-deformed, lo studio per cui lavora ha raggiunto una fama inimmaginabile. Tutti amano Maromi, grandi e piccini; ci sono gadget di Maromi, zaini di Maromi, serie animate di Maromi. Ma ora, dopo anni di successo ininterrotto dovuto a un unico personaggio, lo studio ha chiesto a Tsukiko di inventare una nuova mascotte. E lei è terrorizzata. Quella notte, mentre rincasa da sola, sente che qualcuno la pedina – l’ultima cosa che vede, mentre le luci dei lampioni si spengono, e prima di essere tramortita, è un ragazzino su pattini a rotelle dorati, con una visiera a coprirgli il volto, un largo sorriso e una mazza da baseball. Si risveglierà in ospedale.
L’aggressione a Tsukiko sembrerebbe un caso isolato, se non fosse che, la notte dopo, un giornalista scandalistico che si era interessato al suo caso viene a sua volta malmenato dal piccolo aggressore sorridente. E poi ci sono una terza, una quarta, una quinta vittima. Ikari e Maniwa, i due investigatori assegnati al caso, si troveranno ben presto invischiati in un gioco più grande di loro, mentre gli attacchi del misterioso ragazzino con la mazza da baseball si fanno di notte in notte più violenti; e la città di Tokyo cade nell’ossessione e nella paranoia.

Quando si parla di lungometraggi d’animazione giapponese, il primo nome che mi viene in mente non è quello di Miyazaki, ma quello di Satoshi Kon. Nella sua breve carriera (è morto di tumore a quarantasette anni, manco fossimo nell’Ottocento…) ha porodotto una piccola serie di perle weird; storie che paiono un incrocio tra Philip K. Dick e una sessione psicanalitica degenerata nell’horror, storie in cui l’allucinazione e il sovrannaturale si inseriscono a poco a poco nel tessuto della realtà e non sai mai dove finisca uno e cominci l’altro. Una sola volta si è cimentato con una serie anime, e ne è uscito questo Paranoia Agent. Che, dopo un paio di episodi, si capisce subito non essere un anime dalla struttura classica, ma una roba sperimentale che gronda auteur da tutti i pori – nel bene e nel male.
Paranoia Agent è una storia corale e dalla struttura a episodi. Pur avendo una continuity interna e un numero limitato di personaggi ricorrenti – l’illustratrice Tsukiko, la prima vittima, e i due investigatori Ikari e Maniwa – ogni puntata è un racconto autoconclusivo, centrata su uno o più personaggi che si trovano a fronteggiare Shounen Bat (lett. “Il ragazzo con la mazza da baseball”). Ogni episodio è un’indagine psicologica, in cui siamo introdotti alla vita e ai problemi nascosti del suo protagonista, fino al climax dell’incontro/scontro con l’aggressore. Al tempo stesso, ogni puntata porta anche avanti la trama principale, aggiungendo un tassello all’indagine di Ikari e Maniwa – mano a mano, ciascuno di questi episodi di violenza permetterà ai due investigatori di arrivare più vicini all’aggressore misterioso e alla risoluzione del caso. Forse.


Opening di Paranoia Agent. Creepy as hell.

Uno sguardo approfondito
Molte delle storie raccontate in Paranoia Agent sono estremamente affascinanti. Il secondo episodio, per esempio, è dedicato alla storia di un ragazzino, Yuuichi, bello e popolare, abituato ad essere sempre il primo della classe e ad avere la stima di tutti, che si trova ad avere la sfiga di assomigliare tantissimo (nell’aspetto e nell’abbigliamento) a Shonen Bat. Di colpo, compagni di classe e vicini di casa cominciano a pensare che potrebbe essere lui l’aggressore – la sua popolarità crolla in un attimo, comincia a essere bulleggiato e tenuto a distanza, e non ha idea di come fermare tutto questo.
Il terzo episodio è dedicato invece alla tutrice di Yuuichi, che dietro una facciata di ordine e perbenismo nasconde uno sdoppiamento di personalità. E poi, ancora: un poliziotto che di notte fa affari con la yakuza, una donna afflitta fin dall’infanzia da una malattia che la costringe a casa, un gruppo di due uomini e una ragazzina uniti dalla determinazione a suicidarsi insieme. Completano il quadro due strani figuri: un vecchietto che vive in un ospizio, e che passa tutto il suo tempo in uno stato di catatonia, a disegnare con un gesso un’equazione in cui parrebbe celarsi il pattern delle aggressioni di Shonen Bat; e un’altra vecchietta, una silenziosa senzatetto che potrebbe essere l’unico testimone oculare della prima aggressione.

L’analisi psicologica e l’interplay fra i personaggi è di certo l’elemento più importante di Paranoia Agent. Fortunatamente, tutti i personaggi sono ben caratterizzati, a partire dai protagonisti. L’illustratice Tsukiko sembra essere progettata per stare sul cazzo allo spettatore, pur essendo la vittima: debole e riservata, risponde a monosillabi, non sa interagire con gli altri, non collabora con chi vorrebbe aiutarla, sembra essere completamente concentrata su sé stessa, al punto dell’alienazione. Maniwa e Ikari sono un’ottima coppia: il primo è l’investigatore giovane, il rookie, amante delle speculazioni metafisiche, pronto a intraprendere approcci non ortodossi alle indagini e incline al sovrannaturale; il secondo un poliziotto navigato, vicino alla pensione, che crede nel buon senso, nei casi “normali” con moventi “normali” e colpevoli “normali”, e che rimpiange i bei tempi andati in cui tutto era più semplice. Il modo in cui evolve il rapporto tra questo triangolo di personaggi nel corso delle puntate è affascinante.
Più in generale, nell’opera di Satoshi Kon c’è un’onestà nel trattare argomenti difficili, e in cui scadere nella retorica è un attimo – l’ipocrisia, l’esclusione sociale, la frustrazione, lo stress lavorativo, il pettegolezzo, la vergogna, la rimozione collettiva – che non si incontra spesso negli anime. Tanto nelle serie leggere (come gli shonen) quanto in quelle drammatiche, c’è spesso una tendenza alla stilizzazione, al cliché, all’esagerazione grottesca (sì, Madoka Magica, ce l’ho anche con te). Paranoia Agent sta invece in quell’olimpo rarefatto di anime, come Evangelion (la serie originale, non il Rebuild), in cui le reazioni delle persone paiono realistiche e credibili, anche quando impazziscono.

Paranoia Agent - Ottavo episodio

I protagonisti dell’ottavo episodio. In questo anime non ci sono persone normali.

Certo, molti potrebbero essere infastiditi dalla struttura frammentaria dell’anime e dall’assenza di un protagonista riconoscibile che faccia da catalizzatore della storia. Gli episodi centrali della serie, in particolare, raccontano storie che inizialmente appaiono del tutto scollegate dalla trama principale (solo verso la fine si colgono i collegamenti), e l’assenza di qualsiasi personaggio già incontrato precedentemente disturba (“ma questo cosa c’entra? Cosa sto guardando?”). Alla fin fine, questi episodi non mi sono dispiaciuti e penso arricchiscano l’universo di Paranoia Agent (1) – ma qualche collegamento in più con la trama principale non avrebbe fatto schifo.
Cosa più importante: nonostante il carattere episodico, il senso di unità e progressione della trama è sempre molto forte. Di puntata in puntata, non solo le vite dei tre protagonisti, ma l’intera Tokyo subirà dei cambiamenti irreversibili – e alla fine della serie si avrà l’impressione di essere in un luogo molto diverso rispetto a quello da cui si è partiti. Lo stesso Shonen Bat muterà profondamente in proporzione all’aumento della sua popolarità, facendosi più violento di aggressione in aggressione, fino ad arrivare all’omicidio e alle stragi. Sino al climax delle ultime tre puntate, in cui la serie abbandona la struttura autoconclusiva per imbastire uno showdown tra protagonisti e antagonista.

Qualche rammarico c’è. I personaggi secondari, una volta conclusa la puntata a loro dedicata, scompaiono quasi del tutto dalla storia, mentre sarebbe stato interessante vedere cosa ne è delle loro vite dopo il climax dell’incontro con Shonen Bat – chi rimane soffocato dai propri problemi, chi riemerge, e come? Prendiamo il caso di Yuiichi: cosa ne sarà di lui quando, nella seconda metà della serie, sarà evidente al di là di ogni dubbio che non può essere lui Shonen Bat? Concedendosi qualche episodio in più invece dei soli tredici che dura, Satoshi Kon avrebbe potuto riannodare tutti i fili del suo universo narrativo e portare l’intero cast fino alla fine della storia; purtroppo non sapremo mai cosa ne è di molti di loro.
Quanto al finale, è il tipico Satoshi Kon goes wild che gli amanti del regista avranno ben presente dagli altri suoi film – un degenero completo in una serie di avvenimenti uno più folle dell’altro, in cui non si capisce più cosa è reale e cosa non lo è, cosa è allucinazione e cosa è puro e semplice sovrannaturale. Nonostante qualche riserva sulla risoluzione del mistero dietro Shonen Bat (2), il finale mi è piaciuto – dirò solo che ho guardato gli ultimi tre episodi uno dietro l’altro, come in trance.

Paranoia Agent Maromi

Il cane Maromi. E’ pure più inquietante di Shounen Bat.

Paranoia Agent è un capolavoro. Se non vi farete intimidire dalla struttura sperimentale e dall’apparente assenza di un arco narrativo tradizionale, scoprirete una storia capace di regalarvi tensione, personaggi immersivi e appassionanti e diversi momenti creepy, immersi in una visione lucida della realtà e dei rapporti umani. L’assenza di gore e di scene veramente violente – qualche momento sanguinolento c’è, ma è poca cosa – rende inoltre la visione accessibile a tutti.
Di tutte le opere che ho presentato nel corso di questo mese e che ancora presenterò, Paranoia Agent è anche l’unica che si presti davvero a un’interpretazione metaforica. Alla fin fine, Satoshi Kon crea un grande affresco sociale; la sua storia vuole parlarci del disagio dell’uomo moderno (in particolare giapponese, ma non solo), e dare forma alle sue ansie e paure. La sua è la tipica opera di cui si dice che “fa pensare”. Ma no, non mettete mano alla pistola – perché Kon lo fa nel modo giusto, mostrandoci una serie di casi concreti e andando dal particolare al generale, e soprattutto confezionando una storia che ha comunque perfettamente senso, e ritmo, e tensione di per sé. Paranoia Agent è quel tipo di opera che, se avete un minimo di sensibilità, a fine visione non vi lascerà completamente uguali a com’eravate prima di vederla.

Chi devo ringraziare?
La prima persona a segnalarmi questo anime fu nientemeno che Gamberetta, intorno al 2010 o 2011, quando ancora il blog Gamberi Fantasy era un poco attivo. Mi segnai il titolo ma lo misi da parte.
L’ho riscoperto invece quest’anno, quando, stimolato da un mio amico, sono andato a recuperarmi tutte le opere di Satoshi Kon. E, che dire – Gamberetta aveva ragione.


La sigla di chiusura di Paranoia Agent

Tabella riassuntiva

Una serie atipica che coniuga tensione sovrannaturale e indagine sociale. La natura episodica potrebbe disturbare qualcuno.
Ottima caratterizzazione psicologica dei personaggi.  Le storyline dei personaggi secondari vengono abbandonate.
Adatto anche a chi si spaventa facilmente.
Shonen Bat è un personaggio geniale.

(1) SPOILERS AHEAD.
In particolare mi sto riferendo agli episodi otto, nove e dieci, dedicati rispettivamente al club dei tre suicidi, alle vicine di casa pettegole, e allo studio d’animazione incaricato di girare l’anime di Maromi. Oltre a raccontare le storie individuali di questi personaggi, questi episodi muovono la trama principale mostrando la graduale trasformazione di Shonen Bat.
Siamo infatti arrivati a un punto in cui – subito dopo l’omicidio del copycat Kozuka in maniera chiaramente sovrannaturale – Shonen Bat è diventato talmente potente da non aver più bisogno di un legame diretto tra le varie vittime per poter colpire. Non è più indispensabile che i personaggi degli episodi precedenti compaiano, e infatti non compaiono. Assistiamo, invece, all’ingigantirsi del mito dietro Shonen Bat, e di conseguenza alla sua trasformazione da ‘semplice’ serial killer a leggenda metropolitana, fino a divinità mitologica in grado di essere ovunque in qualsiasi momento e prendere qualunque forma voglia.

(2) Again, SPOILERS AHEAD.
Scopriamo il passato di Tsukiko e della morte del vero cagnolino Maromi negli ultimi due episodi. Nel penultimo, la faccenda viene spiegata a Maniwa per accenni, ma lasciandola aperta a più interpretazioni. Io, ovviamente, ci avevo messo la mia – e la trovo più figa di come poi si scopre essere andata realmente.
Io mi ero convinto che ad ammazzare Maromi fosse stata Tsukiko stessa, in un raptus. Dato il suo carattere introverso e passivo-aggressivo, non era così impensabile. Dopodiché, non potendo accettare ciò che aveva fatto, aveva rimosso la propria responsabilità nel gesto trasferendo la colpa su una figura immaginaria, quella del ragazzino con la mazza da baseball. In questo modo, aveva “esternalizzato” la propria parte malvagia, che aveva finito per prendere vita propria. Il ritratto di questa ragazzina, omicida e folle, mi piaceva molto.
Alla fine invece, non so se per mancanza di coraggio o perché era la sua idea fin dall’inizio, Satoshi Kon opta per il cliché del pirata della strada: Tsukiko ha la responsabilità di aver lasciato inavvertitamente finire il cane sotto la macchina, ma non è direttamente colpevole della sua morte. La cosa mi ha un po’ deluso.

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22 risposte a “Paranoia Agent

  1. Bandwidth Thief! Sei stato beccato! xD

  2. Parecchio interessante, mi è venuta voglia di vedermelo e anche di scrivere O.o

  3. Me ne avevano già parlato molto bene, me lo segno.

  4. Ehi ma l’opening somiglia tantissimo al corteo dei sogni di Paprika. Satoshi Kon è bravissimo e pure io lo trovo molto più fantasioso e ardito di Miyiazaki, che invece non ha mai voluto da discostarsi dalle sue storie senza conflitto e dal suo chara sempre uguale a sè stesso. Mi ha molto colpito il suo modo così naturale e smaliziato di descrivere la sessualità dei personaggi femminili, su cui di solito i giapponesi sono molto morbosi e contraddittori. Paradossalmente, la sopracitata Paprika non mi pare nemmeno così weird: è il regista che cerca di riprodurre la surrealtà dei sogni su pellicola, è naturale che il lavoro che ne esca sia surreale, altrmenti avrebbe toppato 🙂
    Comunque mi tengo d’appunto questa serie, non avrei mai detto che Kon fosse un regista da anime.

  5. Questo l’ho visto! E l’ho adorato.

    Non lo definirei molto horror comunque, è più un thriller psicologico che progredisce in satira surreale o qualcosa del genere. Perfect Blue è più orrorifico, specie nelle sue battute finali (e non dirmi che hai capito cosa è un’allucinazione e cosa non lo è lì perchè mi faresti sentire una merdaccia).

    Comunque di Paranoia Agent ho preferito la prima parte, con i drammi personali che culminano nelle aggressioni, e quel misto di dolore e catarsi molto tosto. L’episodio ambientato nel mondo fantasy è un po’ il climax di questa prima parte e parer mio è un capolavoro assoluto della metanarrazione nonsense, demente come Excel Saga ma insieme serissimo. A quel punto l’anime non poteva continuare a migliorare per cui si assesta su un otto pieno con qualche picco a 9 (pettegolezzi ftw), ma quell’episodio è da 10 sparato imho.

  6. @Giovanni:

    Bandwidth Thief! Sei stato beccato! xD

    WTF?

    @Christian:

    Paradossalmente, la sopracitata Paprika non mi pare nemmeno così weird: è il regista che cerca di riprodurre la surrealtà dei sogni su pellicola, è naturale che il lavoro che ne esca sia surreale, altrmenti avrebbe toppato

    Be’, la definizione di “weird” non implica rendere strano il quotidiano o come cose che non dovrebbero essere strane; significa semplicemente la creazione di un’atmosfera e/o avvenimenti surreali, a prescindere da altre connotazioni.
    Comunque sì, sono d’accordo: Paprika è un bel film, e Satoshi Kon è molto bravo nel dare vita ai personaggi femminili. E mi spingo ancora più in là, dicendo che ho preferito Paranoia Agent a tutti i suoi lungometraggi.

    @Alb:

    Perfect Blue è più orrorifico, specie nelle sue battute finali (e non dirmi che hai capito cosa è un’allucinazione e cosa non lo è lì perchè mi faresti sentire una merdaccia).

    Alla fine tutta la trama l’ho più o meno ricostruita; ma sì,distinguere tra il reale e e l’allucinazione durante la visione del film è assolutamente impossibile…

    A quel punto l’anime non poteva continuare a migliorare per cui si assesta su un otto pieno con qualche picco a 9 (pettegolezzi ftw), ma quell’episodio è da 10 sparato imho.

    Personalmente la mia puntata preferita è il settimo episodio, quello dedicato a Maniwa. E’ l’episodio in cui si chiude il ciclo sul copycat e si rivela in modo definitivo la natura di Shounen Bat (anche se la cosa era evidente già dalle prime puntate).
    E poi non possiamo dimenticare alcuni passaggi stupendi, come il “Chi hai chiamato ‘papà’?” di Ikari nell’ultimo episodio *_*

  7. Dove dovrebbe esserci il cane Maromi vedo una bambina con in mano un coltello da macellaio e una barchetta sulla testa con la scritta “Bandwith Thief” e una roba in francese: http://media.lost-edens.com/images/divers/mechant.png

  8. @Alb
    Già confermo, Deep Blue è allucinante negli sviluppi centrali, dopo viene messa molto in chiaro cosa sia realtà e cosa no. Anche se
    si realizza l’alternativa meno improbabile di tutte, cioè il lato “idol” della protagonista avesse preso vita propria e avesse iniziato a manipolare le menti altrui. Sarebbe stato realistico che tutto invece fosse stato frutto della percezione distorta della realtà da parte della protagonista
    Deep Blue mi ha interessato anche per il realismo magico: i personaggi assistono a manifestazioni paranormali e le accettano serenamente

  9. @Giovanni:

    Dove dovrebbe esserci il cane Maromi vedo una bambina con in mano un coltello da macellaio e una barchetta sulla testa con la scritta “Bandwith Thief” e una roba in francese

    Grazie dell’avviso, a me si vedeva normale x°D
    Adesso, comunque, il problema dovrebbe essere risolto.

  10. Tapi, questo anime potrebbe (dico potrebbe XD) scuotermi dalla mia abituale letargia nei confronti delle serie, che siano di animazione o “live action”.

    Penso che ci butterò un occhio… grazie della segnalazione 🙂

  11. @Tapiro @Christian
    Purtroppo tutte le cose di Satoshi Kon le ho viste davvero tanti anni fa e una sola volta (a causa di traumi latenti probabilmente) per cui non so rispondere alle vostre citazioni puntuali. Quello che mi è restato delle sue opere è l’immaginario malato, quell’onirismo psichedelico tipico degli incubi e il ricordo di alcuni memorabili personaggi/scene. Riguarderò entrambe le opere comunque prossimamente.

    Ah aggiungo una cosa. Dopo tanto tempo, nel 2012 tipo, mi ricordai del buon Satoshi e, curioso di sapere se nel frattempo avesse fatto altre opere, vado su Wikipedia che di solito è aggiornata su queste faccende. Trovo che è morto due anni prima di cancro. Una bella botta.
    Come se non bastasse nell’articolo erano riportate le sue ultime parole pubbliche: “Pieno di gratitudine per tutto ciò che di buono c’è nel mondo, poso la mia penna. Con permesso.”
    Mi viene ancora il magone a pensarci…

  12. @Anacroma:

    Tapi, questo anime potrebbe (dico potrebbe XD) scuotermi dalla mia abituale letargia nei confronti delle serie

    Ci sono un po’ di serie anime carine là fuori; il pregio di Paranoia Agent è di essere tra le più brevi. Guardando una media di due episodi a sera (durata complessiva: meno di un’ora), ci vuole comunque neanche una settimana a vederlo tutto.
    Meno sforzo che a leggere un romanzo.

    @Alb:

    Come se non bastasse nell’articolo erano riportate le sue ultime parole pubbliche: “Pieno di gratitudine per tutto ciò che di buono c’è nel mondo, poso la mia penna. Con permesso.”
    Mi viene ancora il magone a pensarci…

    Soprattutto spiace perché chissà quanta altra roba figa avrebbe potuto tirare fuori… Il progetto di portare a termine il suo film incompiuto, The Dreaming Machine, al momento è fermo, e in ogni caso non sarei sicuro della sua riuscita.

  13. Pingback: Bonus Track: The Girl Next Door | Tapirullanza

  14. Eccellente, la mia ignoranza in fatto di manga mi spinge sempre a evitarli.
    Ma vedo che questo lo consigliate tutti, quindi me lo passo pure io.
    (Per far capire quanto sia ignorante a me Puella Magi Madoka non era nemmeno spiaciuto così tanto…).

  15. (Per far capire quanto sia ignorante a me Puella Magi Madoka non era nemmeno spiaciuto così tanto…).

    Capiamoci: Madoka Magica non è un brutto anime, anzi – è sicuramente sopra la media. Gamberetta e il Duca lo adorano.
    Io ritengo semplicemente che sia un poco sopravvalutato, e soprattutto ho problemi con la caratterizzazione over-drammatica (fino a scadere nella retorica e nel melodramma) delle protagoniste.
    Come anche lo stile di disegno super-loli, per cui tutte le ragazze sembrano bambine delle elementari. Posso capire la ragione dietro questa scelta stilistica, ossia esacerbare la drammaticità della vicenda esagerando i tratti infantili dei personaggi. Ugualmente, la scelta non mi piace: mi sembra un trucchetto pacchiano per rendere l’opera più “pesante”.

    In questo senso Paranoia Agent, evitando tali eccessi, mi sembra più “onesto” verso lo spettatore e verso gli argomenti trattati.

  16. Anche per me il miglior Kon, con la serialità è veramente in grado di sviluppare tutti i suoi temi con una follia tenuta sotto controllo in maniera incredibile, passa da un genere all’altro ed è sempre coerente con se stesso. Impressionante. 🙂

  17. @Tapiroulant
    Riguardo Madoka, e mi scuso per il mostruoso OT, gran parte della sua fama è dovuto all’aver sconvolto genere sentai mono, che dopo l’exploit di Sailor Moon si era consolidato su atmosfere molto molto molto puerili e vanesie. La scelta stilistica di Madoka è una voluta citazione a tutti gli anime che l’avevano preceduto, Tokio Mew Mew e Magica Doremi per dirne un paio, fa loro il verso in pratica. Fa loro il verso il pratica.

    È vero, la storia è eccessivamente drammatica e lacrimevole, con diversi momenti retard (ad esempio, dove sono i genitori di queste ragazzine? come si mantengono? Che piano assurdamente complicato hanno gli Incubator?) ma l’aver rotto così violentemente con i suoi predecessori è un fattore di successo che non può essere ignorato.

  18. Questo mese non posso avvicinarmi alla roba che recensisci (l’horror mi spaventa), ma questo mi incuriosisce troppo… Non mi fa paura il sangue, ma più i momenti di ansia e angoscia, o mmm tipo le bambine di Shining in mezzo al corridoio, hai presente ^^? Per momenti simili, questo anime com’è messo? Ho visto Deep Blue anni fa, e quello per me era proprio sul limite fra il guardabile e il non guardabile (nel senso che un po’ più di paura e non ci sarei riuscita XD).

  19. @Christian Stocco: grazie per aver citato Paprika… me lo sono sfucilato ieri sera, ed è un film godibilissimo, “intrippante” (come direbbe un mio caro amico) e una gioia per gli occhi, sia dal punto di vista del character design che per la realizzazione dei sogni.
    Unica nota di demerito, la computer graphic (che proprio “non ci sta”, e mostra in più punti le corde).
    Consiglio a mia volta la visione, e grazie ancora per averne parlato 😉

  20. Ho terminato pochi minuti fa di vedere Paranoia Agent. Come Paprika e Deep Blue prima di questo, l’ho trovato piu’ interessante dal punto di vista tecnico/narrativo che per la storia vera e propria. Nel momento in cui non ho capito che era impossibile tenere traccia di cosa fosse reale, immaginario o addirittura metaforico (quindi ne’ reale ne’ immaginario per i personaggi, ma una rappresentazione visuale di un’idea – di un messaggio? – per il beneficio degli spettatori) ho smesso di provare interesse, ma sono andato avanti solo per sapere come andava a finire. Nel momento in cui si presenta la possibilita’ che “sia tutto solo un sogno” per me e’ impossibile provare qualsiasi tipo di tensione. Vorrei sviluppare il discorso piu’ a fondo anche con delle domande, ma non so come nascondere le mie parole per evitare di fare spoiler.

  21. @Christian:

    È vero, la storia è eccessivamente drammatica e lacrimevole, con diversi momenti retard (ad esempio, dove sono i genitori di queste ragazzine? come si mantengono? Che piano assurdamente complicato hanno gli Incubator?) ma l’aver rotto così violentemente con i suoi predecessori è un fattore di successo che non può essere ignorato.

    Ribadisco: non ho detto che Madoka Magica sia un brutto anime. Mi è piaciuto. Ha un sacco di ottime idee, e il concetto di fondo è interessante.
    Sto dicendo che, assieme ai meriti, ha anche dei grossi difetti.

    @Gwen:

    Non mi fa paura il sangue, ma più i momenti di ansia e angoscia, o mmm tipo le bambine di Shining in mezzo al corridoio, hai presente ^^? Per momenti simili, questo anime com’è messo? Ho visto Deep Blue anni fa, e quello per me era proprio sul limite fra il guardabile e il non guardabile

    In tutta onestà, non posso dire che Paranoia Agent faccia “paura”.
    In alcuni momenti sa essere inquietante, e può mettere un po’ d’ansia, ma nessuna emozione davvero forte.
    In Deep Blue ci troviamo immersi in un unico personaggio, che sembra lentamente sprofondare verso la pazzia e l’alienazione dalla realtà, quindi una certa sensazione di claustrofobia, disagio e anche terrore può plausibilmente farsi largo in noi. In Paranoia Agent, l’azione è troppo frammentata perché possiamo trovarci altrettanto “vicini” ai suoi personaggi, ergo viviamo le loro disavventure con più distacco.
    In sintesi: puoi guardarlo x°D

    @Giovanni:

    Nel momento in cui non ho capito che era impossibile tenere traccia di cosa fosse reale, immaginario o addirittura metaforico (quindi ne’ reale ne’ immaginario per i personaggi, ma una rappresentazione visuale di un’idea – di un messaggio? – per il beneficio degli spettatori) ho smesso di provare interesse, ma sono andato avanti solo per sapere come andava a finire.

    Be’, questo in teoria dovrebbe succedere solo nei due episodi finali (in cui appare il gigantesco blob).
    In ogni caso, da come ho interpretato l’anime, è tutto *reale*, nel senso che il personaggio di Tsukiko ha il potere di dare vita alle sue fantasie inconsce (ed è l’unico a farlo in tutta la serie). Ovviamente tutta la trama ha un piano di lettura metaforico, ma fila perfettamente anche sul piano dei meri fatti – nel senso che quello che vedi accade realmente ai personaggi.
    Da dove Tsukiko tragga questo potere non è spiegato né è importante, come del resto nella saga di Silent Hill non è mai spiegato da cosa traggano il loro potere Alessa o il culto.

    Vorrei sviluppare il discorso piu’ a fondo anche con delle domande, ma non so come nascondere le mie parole per evitare di fare spoiler.

    Il sistema che adotto io è quello di fare il testo bianco.
    Si fa aprendo il tag font color=”white” e lo si chiude con /font.

  22. Oh, perfetto, grazie mille :)!

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