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Cinque propositi per l’anno nuovo

Lightbulb Sun CoverCantano i Porcupine Tree di Steven Wilson, nella canzone Buying New Soul:

I woke up and I had a great idea
To buy a new soul at the start of every year
I paid up and it cost me pretty dear
Here’s a hymn to those that disappear

Steven Wilson è un tipo un po’ cupo, io lo sono meno.
Come Fabri Fibra e Tonio Cartonio non sono morto, anche se forse ho fatto di tutto per sembrarlo. Sì – il 2015 ha segnato decisamente un record negativo dell’attività di Tapirullanza. Mi dispiace, perché il blog è una cosa a cui tengo molto.
Quindi il mio buon proposito per l’anno nuovo – proposito che spero di aver cominciato a realizzare con l’articolo su Vaporteppa di lunedì scorso – è: proviamoci ancora, cerchiamo di essere più costanti. Anzi, per essere più concreti, non ‘un’ proposito, generico – ma cinque, specifici. Poi si farà un bilancio di quello che sono riuscito realmente a fare. Del resto il mio life coach lo dice sempre che l’attitudine è tutto, l’importante è volerlo. Anche se io non ho un life coach. Costa troppo. Whatever.

1. La Terminologia e altri elementi strutturali
Ho sempre pensato che il grosso di questo blog – a partire dalla sua formula: articoli piuttosto lunghi di presentazione o recensione di opere di narrativa, siano essi libri, film, serie, o videogiochi – funzionasse molto bene. Pubblico pochi articoli, ma quelli che pubblico trovano un posto nella struttura e rimangono facilmente accessibili e fruibili. Questo è il motivo per cui non ho mai cambiato – se non rare eccezioni – layout, né l’indicizzazione degli articoli, né i nomi delle sezioni principali (i Consigli, le Bonus Track, la Classifica).
C’è però una sezione che a mio avviso non lavora bene, sia per trascuratezza sia per un problema di progettazione iniziale, ossia la pagina Terminologia. Era nata come una pagina di approfondimento dove trovare le definizioni che do ai vari generi e sottogeneri con cui indico le opere di cui parlo; tuttavia, è cresciuta in modo disordinato e rimane difficile da consultare (oltre ad essere poco aggiornata). Inoltre, nel corso degli anni ho cambiato a poco a poco il mio modo di ‘taggare’ i generi dei libri di cui parlo, rendendo la pagina ancora meno utile e coerente col resto del blog. Non a caso, riceve pochissime visite.


“Buying New Soul”, dal bell’album Lightbulb Sun del 2001

Quello che voglio fare è rivedere completamente la sezione, salvando le definizioni ancora utilizzabile e riscrivendo le altre, cancellando i nomi di sottogeneri che non ho più utilizzato e facendo le sostituzioni necessarie. Soprattutto, vorrei per ogni articolo (fin dall’inizio del blog) trasformare i tag dei generi in dei link che portino immediatamente alla pagina e alla voce indicata, in modo tale che chi ha dubbi o curiosità possa levarseli subito. Insomma, voglio che Terminologia sia una pagina utile. Come potrete immaginare, si tratta di un lavoro molto lungo; cercherò di portarlo avanti poco alla volta nei prossimi mesi, sperando di finire prima dell’estate (sembra un sacco di tempo, ma considerando quanto me ne rimane per il blog, non lo è).
Accanto a questo vorrei portare avanti altri piccoli lavori strutturali, che ho già iniziato ma sono molto lunghi; per esempio, la sistemazione delle note (che nei primi articoli del blog erano link, e poi a seguito di un problema nel codice di WordPress, ora risolto, hanno perso le proprietà ipertestuali).

2. Indiegames
Quello che sapete, è che negli ultimi due anni mi sono sempre più interessato alla narrativa nei videogiochi, e soprattutto nelle opere degli sviluppatori indipendenti (dove generalmente c’è maggiore libertà creativa e quindi più idee nuove e interessanti). Quello che non sapete, è che negli ultimi due anni ne ho giocati davvero un sacco – solo una piccola parte dei quali sono diventati post.
Voglio scrivere più articoli sugli Indiegames. Sono un’ottima fonte di idee e intuizioni, e meritano di avere su Tapirullanza una pari dignità rispetto alle opere letterarie – magari anche con una sezione dedicata nel menu orizzontale (anche se prevedo che, da un punto di vista strettamente quantitativo, gli articoli dedicati ai libri resteranno nettamente maggioritari).

Minecraft

Da Minecraft in poi, il mondo dei giochi indie ne ha fatta di strada.

3. Un uomo sceglie, uno schiavo obbedisce
Già che parliamo di videogiochi: è vero che le spinte creative vengono soprattutto dal mondo degli indie, ma non ha senso fare gli snob nei confronti dell’industria videoludica tradizionale. Già in passato ho dedicato articoli a videogiochi mainstream, spesso ma non sempre critici: Assassin’s Creed, Catherine, L.A. Noire, Shin Megami Tensei Nocturne, Silent Hill.
C’è in particolare una serie di cui vorrei parlare, che ha solleticato la mia immaginazione in modo particolare. La conoscerete tutti o quasi: la serie di BioShock. Con il mio consueto ritardo, ho finito l’ultimo capitolo – Infinite – e i relativi DLC meno di un anno fa, e sull’onda dell’entusiasmo ho cominciato a scribacchiarci della roba sopra.
È una serie ben lontana dalla perfezione, capiamoci subito, ma di episodio in episodio tocca tutta una serie di argomenti affascinanti – dall’obiettivismo di Ayn Rand alla gestione narrativa degli universi allargati, passando per la fisica quantistica – che vale la pena approfondire, partendo da un telaio narrativo che ci è familiare. Ho già scritto, del tutto o quasi, qualcuno di questi articoli. Spero di riuscire a pubblicare l’intera serie, anche in questo caso, prima che arrivi l’estate.

4. La nobile arte della programmazione
Mettiamo le mani avanti: non so programmare. Non sono neanche lontanamente capace. Ma nel corso degli anni ho sviluppato una certa fascinazione per la nobile arte e per coloro che sono in grado di praticarla; almeno da quando, studiando logica e filosofia del linguaggio all’università, mi avvicinai alla logica formale di Frege. I linguaggi di programmazione affascinano allo stesso modo in cui da piccoli eravamo affascinati dalla magia, dai grimori e dalle lingue magiche del fantasy fatto bene: sono un sistema coerente di regole che consentono di far fare delle cose a un’entità esterna. Una chiave per controllare e assoggettare a noi quel demone che sta all’interno dei nostri computer.
Col tempo, la mia attrazione è solo cresciuta, grazie a romanzi come The Difference Engine di Gibson e Sterling o Cryptonomicon di Neal Stephenson; ma anche grazie alle community di modder dei giochi Bethesda (Oblivion, Skyrim, Fallout), che mi mostravano nella pratica cosa potesse fare qualcuno in grado di padroneggiare quei linguaggi arcani, come si potesse alterare a livello grafico, fisico, strutturale, dei mondi aperti ed esplorabili; e anche grazie – eccoli che ritornano – a un trend nato negli ultimi anni nel mondo degli indiegames, cioè la realizzazione di giochi sulla programmazione, alcuni più didattici per neofiti, altri più per gente navigata, da Hack’n’Slash a Human Resource Machine, da The Magic Circle a Else Heart.Break().

Else Heart.Break() Screenshot

In Else Heart.Break(), il protagonista ha la possibilità di leggere e hackerare il codice di tutti gli oggetti esistenti nel mondo di gioco.

Da tempo mi chiedo se sia possibile inventare, a fini di worldbuilding, un sistema magico coerente e funzionale, che funzioni con la stessa logica dei linguaggi di programmazione (che è poi quella della logica fregeana). Quello che mi piacerebbe fare, è raccontarvi questi miei primi passi nel mondo della programmazione, sia dal punto di vista della teoria (attraverso saggi) che attraverso esemplificazioni pratiche, come quelle che troviamo nei giochi cui vi ho accennato sopra.
Si tratta di un’ambizione di molto più largo respiro delle precedenti. Forse troppo ambiziosa? Vedremo.

5. E un po’ di Storia
Hey, ma questo è un blog di libri giusto? Non si parla solo di videogiochi e linguaggi di programmazione, no? Corretto. E una delle cose di cui, nel suo piccolo e nonostante il mio approccio da neofita, ero più orgoglioso, erano i miei articoli dedicati ai saggi storici (in particolare alcuni di questi, come i libri di Norbert Elias o il saggio di economia storica di Cipolla). Certo, non ne ho mai scritti molti, anche perché in circolazione c’erano e ci sono persone molto più in gamba di me in campo storico, come Zweilawyer o Tenger. Negli ultimi anni poi ho smesso quasi del tutto di scriverne, dedicando i miei saltuari articoli di Saggistica alle scienze sociali. Ma lo studio della storia è fondamentale quando si vuole fare del worldbuilding decente per le proprie trame, soprattutto se si tratta di narrazioni di ampio respiro.
Per capire le leggi di movimento degli esseri umani e quindi della Storia, bisogna studiare sia i macrotrend, e quindi le grandi costanti della storia dell’umanità, sia i casi concreti, quindi la storia specifica di certe società, certi conflitti, certe successioni di avvenimenti. Conoscere i primi senza i secondi significa possedere una serie di indicatori astratti, senza essere in grado di adattarli a circostanze specifiche – senza quindi poterli utilizzare per dei worldbuilding e quindi delle ambientazioni credibili. Conoscere i secondi senza i primi, significa avere una nozione aneddotica della storia, quindi sapere magari molto bene cosa è successo ma non perché è successo e non è invece successo qualcos’altro. Vorrei quindi ritagliarmi spazio per articoli di entrambi i tipi – sempre partendo dal presupposto che non sono né pretendo di essere un autorità. Semplicemente riporterò tesi di storici che mi sembrano valide e interessanti.

Norbert Elias

Norbert Elias sarebbe letto molto di più se non scrivesse come un tedesco.

Da buon materialista storico, sono fermamente convinto che il comportamento degli esseri umani sia determinato dalle condizioni ambientali in cui vive, il che significa prima di tutto condizioni geografiche ed economiche. Sono affascinato dal cosiddetto ‘determinismo geografico’ di Jared Diamond, e mi piacerebbe parlare di aspetti della sua opera (a partire da Armi, acciaio e malattie che tutti conoscerete) e di quella di suoi epigoni. Allo stesso tempo, sto lavorando alle bozze di un paio di articoli su particolari accadimenti storici che, per una ragione o per l’altra, mi hanno affascinato o mi potevano essere utili per il tipo di storie che voglio scrivere.
Anche questa è un’ambizione di largo respiro, ma spero di riuscire a produrre qualche articolo degno di essere letto nel corso dell’anno.

Bene: queste sono le mie ambizioni per il 2016. Ma che cosa ho già fatto, o sto facendo? Alcune piccole cose.
– Tutti i menu principali – dedicati ai Consigli del Lunedì, alle Bonus Track, agli Italiani – sono aggiornati agli ultimi articoli usciti.
– Ho apportato qualche cambiamento al Blogroll, eliminando un blog ormai abbandonato e non così interessante (Dummy-System, dedicato a Evangelion) e introducendo un altro dei blog di scrittori di cui leggo gli articoli ma non i romanzi: Whatever di John Scalzi. Scalzi riempie il sul blog di cazzate come le foto dei suoi gatti – nulla a cui non siate abituati, comunque, se seguite tipo il Duca – ma è in gamba e scrive anche molta roba interessante. In particolare, è un’ottima fonte per tenersi aggiornati su cosa succede nel mondo della narrativa fantascientifica anglosassone, per esempio il tentativo di sabotaggio degli Hugo dell’anno scorso da parte dei Sad Puppies.
– La pagina Guida a Mellick è aggiornata con le ultime traduzioni italiane pubblicate da Vaporteppa. Rimane ancora da aggiungere qualche riga sui romanzi che Mellick ha scritto dal 2014 in poi, alcuni dei quali sono molto meritevoli.

John Scalzi

John Scalzi, autore di Old Man’s War e dell’omonima saga di military sf. Prima o poi leggerò anche la tua roba, giuro.

Non mi sono dimenticato poi dei Consigli del Lunedì, anzi. Torneranno alcune nostre vecchie conoscenze – alle quali fatico a rinunciare – come Philip K. Dick, Harry Harrison, Jeff VanderMeer, Michael Swanwick e Robert Heinlein. Ma ci sarà spazio anche per diverse new entry, dai ‘classici’ come David Gerrold ad autrici contemporanee come la sudafricana Lauren Beukes, passando per grandi sconosciuti come Lucius Shepard (incidentalmente, uno degli scrittori preferiti di Swanwick).
E poi, tra gli scrittori che voglio continuare a leggere e di cui spero di scrivere qualcosa: Robert Silverberg, Fritz Leiber, Samuel Delany, Thomas Disch, Michael Bishop, Octavia Butler, Connie Willis, Gene Wolfe, Walter Tevis, Mary Gentle, Cristopher Priest. Merda, sono troppi! Devo razionalizzare.
Dov’è il mio life coach?

(1) Certo, ho l’impressione che, rispetto alla narrativa, i videogiochi – anche quelli indie – ricevano in Italia e all’estero maggiore attenzione e più articoli. Nondimeno, credo che il grosso del mio pubblico non segua molto questo mercato, e potrebbe non conoscere giochi – pur diventati dei classici dell’universo indie – come Braid, Papers Please o Antichamber. Spero quindi di poter far conoscere loro delle piccole gemme. Per tutti gli altri, creerei comunque un piccolo spazio di discussione attorno a opere di cui è bello parlare – non siete d’accordo?

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