I Consigli del Lunedì #05: High Rise

High RiseAutore: James G. Ballard
Titolo italiano: Il condominio / Condominium
Genere: Horror / Slipstream
Tipo: Romanzo

Anno: 1975
Nazione: UK
Lingua: Inglese
Pagine: 200 ca.

Difficoltà in inglese: **

Era trascorso qualche tempo e, seduto sul balcone a mangiare il cane, il dottor Robert Laing rifletteva sui singolari avvenimenti verificatisi in quell’immenso condominio nei tre mesi precedenti. Ora che tutto era tornato alla normalità, si rendeva conto con sorpresa che non c’era stato un inizio evidente, un momento aldilà del quale le loro vite erano entrate in una dimensione più sinistra…

Nella periferia di Londra hanno edificato un nuovissimo supercondominio. Si compone di cinque grattacieli di quaranta piani l’uno, ciascuno un microcosmo autosufficiente: al loro interno ci sono supermercati, parrucchieri, negozi, centri ricreativi, piscine. I piani sono ordinati gerarchicamente secondo le fasce di reddito: dal primo al decimo, i più modesti appartamenti della working class (piccoli reporter freelance, piloti di linea del vicino aeroporto, etc.); dall’undicesimo al trentesimo, gli appartamenti della middle class (dentisti, psichiatri, e altri professionisti); dal trentunesimo al quarantesimo, l’alta borghesia londinese, composta di star televisive, ricchi commercianti e top manager.
Inizialmente le cose vanno bene. Ci sono piccoli screzi, litigi per futili motivi, dispetti; il disprezzo degli abitanti dei piani alti per gli inquilini dei piani bassi, e l’invidia di questi ultimi per i primi; ordinaria amministrazione. Ma quando cominciano i primi guasti all’impianto elettrico, quando le cose smettono di andare come dovrebbero, le inibizioni degli abitanti del condominio si abbassano, gli istinti dormienti iniziano a risvegliarsi… e la violenza esplode.

La storia segue le vicende di tre abitanti del grattacielo, ciascuno collocato a un differente livello gerarchico: Richard Wilder, piccolo produttore televisivo che abita al secondo piano con moglie e figli; il Dr. Laing, un pacioso psichiatra del venticinquesimo piano; e Anthony Royal, ricchissimo architetto nonché progettatore del supercondominio, che dall’alto del suo atelier su due piani in cima al grattacielo guarda in basso alla sua creatura. Attraverso le loro vicende personali, Ballard ci mette di fronte a una surreale ma fikissima escalation di violenza e follia collettiva.

High Rise

I sonnacchiosi palazzoni di periferia potrebbero rivelare delle sorprese…

Uno sguardo approfondito
Adoro la prosa di Ballard.
E’ una prosa gelida, distaccata, quasi giornalistica. Sta agli esatti antipodi dell’altro tipo di prosa che mi piace molto, quello di Mellick o di Gamberetta, dove tutta la storia è filtrata attraverso la voce querula e molto caratterizzata del protagonista. Qui il punto di vista è una via di mezzo tra la terza persona fotografica e la terza persona nella testa del personaggio: cogliamo frammenti dei pensieri e degli stati d’animo dei protagonisti, ma la loro psiche non ci è mai squadernata davanti agli occhi, permane sempre una zona di oscurità. Inoltre, anche quando la distanza tra la telecamera e la testa del personaggio si riduce al minimo, rimane sempre una sorta di distanza tra la voce narrante e il personaggio in questione. Quando i pensieri del personaggio-pov vengono riportati, è sempre in discorso indiretto, mai in quello diretto come accade ad esempio in King.
Ballard è anche un buon mostratore. I personaggi (in particolar modo Wilder) sono definiti soprattutto dalle loro azioni, anche se in alcuni casi il narratore indulge in lunghi raccontati su cosa passa per la loro testa (per esempio quando, all’inizio del capitolo 7, Ballard ci parla delle ambizioni deluse di Anthony). Non ci vengono fatte delle lunghe sbrodolate sull’oscenità e la crudeltà raggiunta dagli abitanti del condominio, come un certo autore di nostra conoscenza; Ballard ci mostra un gioielliere scaraventato fuori da una finestra, uno psichiatra che si cucina un cane, una piscina, dove prima facevano il bagno i bambini, gonfia di sangue, pezzi di cadaveri in decomposizione e umori assortiti.

A parte qualche rarissimo e breve scivolamento verso il narratore onnisciente, la telecamera rimane sempre ancorata al suo personaggio-pov. Nonostante questi siano tre, non c’è mai confusione: i salti di pov avvengono solo da un capitolo all’altro o, nei capitoli più concitati, da un paragrafo all’altro. L’idea di utilizzare più pov, e che i tre personaggi-pov ricoprano tre ruoli molto diversi all’interno della gerarchia del condominio, è stata una scelta molto felice. Come dice un commento al romanzo, infatti, “where you live in this structure will soon take on an importance beyond life itself”; possiamo così vedere il degenerare della convivenza tra gli abitanti del condominio da punti di osservazione molto diversi.
Wilder è in fondo alla gerarchia, ma è anche un innato arrampicatore sociale, aggressivo, furbo, dominatore per istinto, bigger than life, e il suo obiettivo è quello di arrivare in cima; Laing è il borghesotto educato, colto e soddisfatto di sé, desideroso soltanto di mantenere il proprio status e farsi coinvolgere il meno possibile dalla destabilizzazione; Royal è il wanna-be filantropo, il despota illuminato, desideroso di costruirsi un “feudo” di fedelissimi e di farsi amare dai suoi “sudditi”, ma impreparato alla vera violenza.

Defenestrazione di Praga

Defenestrazione di Praga. Gettare dalla finestra le persone antipatiche è un’antica e onorata tradizione.

Il fatto che la narrazione slitti fra tre personaggi che perseguono obiettivi diversi e sono l’uno contro l’altro, e l’assenza di un querulo narratore che faccia piovere dall’alto i suoi giudizi etici, creano un piacevolissimo clima di ambiguità morale. Il pericolo non viene dall’esterno: il “mostro” qui è costituito da quella rete di rapporti sociali di cui i protagonisti stessi fanno parte, e che contribuiscono ad alimentare. Non ci sono i Buoni e i Cattivi; tutti i personaggi-pov compiono, ad un certo punto, azioni molto discutibili.
A differenza di molti romanzi di King, in cui ci viene mostrata una progressiva crisi di follia collettiva dal punto di vista di individui che rimangono sani, in High Rise gli stessi personaggi-pov diventano sempre più mostruosi e “primordiali”. E’ una cosa che crea un certo disagio; ma al contempo, è difficile che non scatti una certa empatia per tutti loro o almeno alcuni di loro (vuoi perché la storia è filtrata attraverso i loro occhi, vuoi per il senso di pericolo che grava su di loro). Il lettore si trova a non sapere per chi debba “parteggiare”, o se sia anche solo il caso di parteggiare per qualcuno di loro.

In High Rise non c’è nulla di davvero “sovrannaturale”. Il condominio supermoderno del titolo è la versione esagerata dei quartieri autosufficienti che si è cominciati a costruire ai margini delle grandi metropoli dagli anni ’70 ad oggi, ma non c’è nulla di futuristico, di fantascientifico. Si può etichettare come romanzo horror, ma non c’è il Male, neanche nelle sue forme più sottili (come ad esempio in Shining). Come molti romanzi di Ballard, ha più l’aspetto di un esperimento sociale estremo, sulla scia di libri come Il signore delle mosche o, paragonandolo ad avvenimenti reali, il famoso esperimento carcerario di Stanford. Il gelido narratore osserva la vicenda come uno scienziato di fronte alle sue cavie, riportandola con fedeltà ma senza commentarla.
Non è nemmeno una violenza che indulga granché nello splatter o nel gore. E’ una violenza che punta su quel disagio nato dal fatto di vedere persone normali compiere gesti sempre più anormali; e dal fatto che non ci sia all’orizzonte nessun personaggio rimasto abbastanza sano a cui appigliarsi. Questo dà ad High Rise un’atmosfera molto surreale, anche se non sempre convincente. Alcuni passaggi da un grado di violenza al successivo sono troppo bruschi e non del tutto verosimili – ti fanno pensare: “Ma com’è che si è arrivati dal vandalismo all’omicidio multiplo?”. In più occasioni i condomini avrebbero l’occasione di interrompere il ‘gioco’, ma non lo fanno mai. L’impressione globale che ho avuto di High Rise è quindi più di un’esagerazione che di uno scenario possibile.
Anche se non c’è molto spazio per queste razionalizzazioni durante la lettura: il ritmo è serrato, la “situazione” del condominio evolve molto velocemente. E il finale è insolito e geniale (anche se ad alcuni potrebbe non piacere), tutto il contrario delle risoluzioni strascicate e banali alla King.

Exit

Nessuno pensa mai alla soluzione più semplice.

In definitiva, un’ottima lettura che mi ha colpito sia alla pancia che al cervello. Non escludo che un lettore di ultraviolenza più scafato di me – come il buon vecchio Zwei – possa rimanere indifferente o anche dire a Ballard “sftu n00b!”; riporterò come unica altra testimonianza quella di Siobhàn, che l’ha divorato in un giorno e mezzo ma dopo si è sentita fisicamente male. Evvai ^-^

Dove si trova?
Su library.nu si può trovare sia l’epub di High Rise in lingua originale, sia il pdf di un’edizione italiana, intitolata Il condominio. Purtroppo questa traduzione lascia un po’ a desiderare; e, nonostante la copertina ingannevole, non è la traduzione Feltrinelli, che è molto migliore.
A proposito: la maggior parte dei romanzi di Ballard sono editi da Feltrinelli in edizione economica, il che li rende facilmente reperibili e a prezzi abbordabili. Quando, un paio d’anni fa, ho comprato Il condominio, l’ho pagato solo 7,50 Euro. Un solo romanzo – L’allegra compagnia del sogno – e le raccolte di racconti sono edite da Fanucci.

Su Ballard
Ballard è un bravo scrittore, e ha delle ottime idee; il problema è che ne ha poche. Per tutta la sua carriera ha girato intorno a una manciata di intuizioni fondamentali, tornandoci sopra ancora e ancora: di conseguenza, se si arriva a leggere tre o quattro suoi libri comincia a farsi strada uno sgradevole senso di déjà vu. Altri suoi libri sono semplicemente noiosi.
Il grosso dei romanzi di Ballard si può dividere in due filoni, quelli in cui i protagonisti vengono trasformati da un ambiente o condizioni climatiche estreme, e quelli in cui i protagonisti vengono trasformati dall’interazione con le tecnologie e lo stile di vita moderno. Al primo filone appartengono, tra gli altri, The Drowned World (Il mondo sommerso), che forse è il più famoso, The Burning World (Terra bruciata), The Crystal World (Foresta di cristallo), The Day of Creation (Il giorno della creazione) e Rushing to Paradise (Il paradiso del diavolo). Al secondo filone, oltre a High Rise, Crash, Concrete Island (Isola di cemento) e la novella Running Wild (Un gioco da bambini).
Di questi, mi viene da suggerirne quattro, due per “tipo”:

Foresta di cristalloThe Crystal World (Foresta di cristallo). Un medico missionario si reca in Gabon, nell’Africa centrale, per raggiungere dei colleghi che lavorano in un lebbrosario locale. Ma la giungla è stata contaminata da una strana malattia, che cristallizza la terra e le piante, fermandole nel tempo, e ha uno strano effetto sulla psiche umana… La storia è inquietante al punto giusto, ma il protagonista è un po’ insulso e la pletora di personaggi secondari non approfondita come dovrebbe.

Il paradiso del diavoloRushing to Paradise (Il paradiso del diavolo). Un gruppo di ambientalisti prende il controllo di un’isoletta del Pacifico, che il governo francese utilizzava per gli esperimenti nucleare. Gli ambientalisti sognano di creare una comune autosufficiente, capace di vivere in armonia con la natura, ma l’avventura prende una strana piega e la nuova società degenera verso organizzazioni sempre più primordiali… Uno dei miei preferiti.

CrashCrash è un romanzo morboso che si potrebbe mettere sia nello scaffale della literary fiction che in quello del romanzo erotico, che in quello del mainstream un po’ strano. I protagonisti di Crash vengono eccitati dagli incidenti automobilistici, dalla carne che si mescola alle lamiere, dai corpi delle star del cinema deturpati e mutilati. C’è un sacco di sesso: sesso etero, sesso lesbo, sesso omo, sesso di gruppo, scambi di coppia, sesso in macchine accartocciate, sesso con protesi artificiali, incidenti stradali causati volontariamente per eccitarsi, eccetera. Le idee di base sono ottime, peccato per una certa ripetitività e il ritmo lento. Comunque è breve, meno di 200 pagine.

Un gioco da bambiniRunning Wild (Un gioco da bambini), breve novella investigativa in forma di diario. Uno psichiatra lavora al caso di un condominio della high class i cui abitanti sono stati tutti massacrati, tranne i bambini e i ragazzi, che sono scomparsi (rapiti?). La risoluzione è prevedibile e il finale “politico” non mi è piaciuto, ma la storia non è affatto male e ricorda l’atmosfera di High Rise. Ideale per chi voglia approcciare Ballard con qualcosa di breve e più semplice.

Chi devo ringraziare?
Ballard fu portato alla mia attenzione dal professore di fisica del liceo di un mio amico, che era suo grande fan. Ma a convincermi definitivamente a leggerlo è stato Crash di Cronenberg, trasposizione cinematografica dell’omonimo romanzo ballardiano. La pellicola di Cronenberg è uno di quei rari film che riescono a cogliere in pieno lo spirito dell’opera originale, a tratti riuscendo anche a migliorarla.
Se siete incerti sul fatto che Ballard sia il vostro uomo, vi consiglio di scaricare il film e darci un occhio – anzi, dateci un occhio in ogni caso: sono sicuro che non avete mai visto niente del genere. Attenzione però a non confondervi: c’è una caterva di film intitolata “Crash”, ahimé.

Crash Cronenberg

Una delle immagini più soft del film.

A proposito di trasposizioni cinematografiche: Vincenzo Natali, il regista dell’ottimo Cube, ha in cantiere di girare un film ispirato proprio ad High Rise. Come scritto su questo articolo, “non c’è una data d’uscita ufficiale, ma il film è in lista per il 2012 su IMDb”.

Qualche estratto
Il primo estratto viene dal secondo capitolo, e offre un accenno dell’escalation di violenza e della regressione infantile dei condominio; il secondo, sempre nella prima metà del libro, dà un assaggio di scontro tra due personaggi-pov.

1.
As Laing waited to be served, what resembled a punitive expedition from the upper floors caused a fracas in the swimming-pool. A party of residents from the top three floors arrived in a belligerent mood. Among them was the actress whose Afghan hound had drowned in the pool. She and her companions began by fooling about in the water, drinking champagne on a rubber raft against the swimming-pool rules and splashing people leaving the changing cubicles. […]
The elevators were full of aggressive pushing and heaving. The signal buttons behaved erratically, and the elevator shafts drummed as people pounded impatiently on the doors. On their way to a party on the 27th floor Laing and Charlotte were jostled when their elevator was carried down to the 3rd floor by a trio of drunken pilots. Bottles in hand, they had been trying for half an hour to reach the 10th floor. Seizing Charlotte good-humouredly around the waist, one of the pilots almost dragged her off to the small projection theatre beside the school which had previously been used for showing children’s films. The theatre was now screening a private programme of blue movies, including one apparently made on the premises with locally recruited performers.
At the party on the 27th floor, given by Adrian Talbot, an effeminate but likeable psychiatrist at the medical school, Laing began to relax for the first time that day. He noticed immediately that all the guests were drawn from the apartments nearby. Their faces and voices were reassuringly familiar. In a sense, as he remarked to Talbot, they constituted the members of a village.
“Perhaps a clan would be more exact,” Talbot commented. “The population of this apartment block is nowhere near so homogeneous as it looks at first sight. We’ll soon be refusing to speak to anyone outside our own enclave.”

Mentre Laing attendeva di essere servito, quella che sembrava una spedizione punitiva dei piani superiori provocò un gran trambusto in piscina. Un gruppo di inquilini degli ultimi tre piani era sceso in atteggiamento bellicoso. Fra loro c’era anche l’attrice il cui levriero afghano era stato annegato nella vasca. Lei e i suoi compagni cominciarono a fare gli stupidi in acqua, bevendo champagne su un canotto di gomma contro le norme della piscina e schizzando la gente che usciva dalle cabine. […]
Gli ascensori erano pieni di gente aggressiva che spingeva e si faceva largo a gomitate. Le spie dei piani continuavano ad accendersi e spegnersi e i vani degli ascensori risuonavano dei colpi insistenti degli inquilini in attesa davanti ai cancelli. Laing e Charlotte si stavano recando a un party al ventisettesimo piano, quando il loro ascensore fu fatto scendere bruscamente al terzo da un terzetto di piloti ubriachi, che, bottiglie alla mano, tentavano da mezz’ora di salire al decimo. Afferrando Charlotte per la vita, uno dei tre cercò di trascinarla verso la piccola sala di proiezione posta dietro la scuola e, in precedenza, era stata usata per proiettare film per i bambini. Nella sala adesso si stava svolgendo una proiezione privata di film pornografici, uno dei quali, a quanto sembrava, era stato girato in loco con protagonisti reclutati nel grattacielo.
Laing cominciò finalmente a rilassarsi per la prima volta durante quella giornata al party del ventisettesimo piano offerto da Adrian Talbot, uno psichiatra effeminato ma simpatico, suo collega di facoltà. Notò subito che gli invitati venivano tutti dagli appartamenti vicini. Facce e voci erano rassicuranti nella loro familiarità. In un certo senso, come fece notare a Talbot, erano come gli abitanti di un villaggio.
“Forse sarebbe più esatto dire clan” commentò Talbot. “Gli abitanti di questo condominio non formano un insieme omogeneo come potrebbe sembrare a prima vista, Tra poco ci rifiuteremo perfino di rivolgere la parola a chi non fa parte della nostra enclave.”

2.
Two young women, Royal’s wife and Jane Sheridan, were crouching behind an overturned desk. Like children caught red-handed in some mischief, they watched Wilder as he beckoned theatrically towards them.
Holding the alsatian on a short leash, Royal pushed back the glass doors. He strode through the residents in the lobby, who were now happily breaking up the children’s desks.
“It’s all right, Wilder,” he called out in a firm but casual voice. “I’ll take over.”
He stepped past Wilder and entered the classroom. He lifted Anne to her feet. “I’ll get you out of here-don’t worry about Wilder.”
“I’m not…” For all her ordeal, Anne was remarkably unruffled. She gazed at Wilder with evident admiration. “My God, he’s rather insane…”
Royal waited for Wilder to attack him. Despite the twenty years between them, he felt calm and self-controlled ready for the physical confrontation. But Wilder made no attempt to move. He watched Royal with interest, patting one armpit in an almost animal way, as if glad to see Royal here on the lower levels, directly involved at last in the struggle for territory and womenfolk. His shirt was open to the waist, exposing a barrel-like chest that he showed off with some pride. He held the cine-camera against his cheek as if he were visualizing the setting and choreography of a complex duel to be fought at some more convenient time on a stage higher in the building.

Due giovani donne, la moglie di Royal e Jane Sheridan, si erano acquattate dietro un banco rovesciato. Come bambine prese con le mani nel sacco, fissavano Wilder che le indicava con gesti teatrali.
“Va bene, Wilder” gridò con voce ferma ma in tono noncurante. “Ci penso io”.
Passò davanti a Wilder ed entrò nella classe. Aiutò Anne ad alzarsi. “Vi porto via di qui… non preoccuparti per Wilder”.
“Io non sono…” Nonostante quello che aveva passato, Anne era incredibilmente serena. Fissava Wilder con evidente ammirazione. “Mio dio, è proprio matto…”.
Royal aspettava l’attacco di Wilder. A dispetto dei vent’anni che li separavano, si sentiva calmo e padrone di sé, pronto per lo scontro fisico. Ma Wilder non accennò a muoversi. Studiava Royal con interesse, battendosi sotto l’ascella in modo quasi animale, come se fosse contento di vederlo ai piani bassi, finalmente impegnato anche lui nella lotta per il territorio e le donne. Aveva la camicia aperta fino alla vita e metteva in mostra con un certo orgoglio un torace grande come una botte. Teneva la macchina da presa contro la guancia, come per visualizzare il set e la coreografia di un complicato duello, che si sarebbe dovuto combattere in un’occasione più propizia, su un palcoscenico più in alto nell’edificio.

Tabella riassuntiva

Una cruda storia di barbarie collettiva! Non c’è nulla di realmente “sovrannaturale” o “fantastico”.
Atmosfera ansiogena e disturbante, senza appigli di sanità mentale. I passaggi da un grado di violenza al successivo non sono sempre convincenti.
Scrittura gelida e priva di giudizio morale.
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27 risposte a “I Consigli del Lunedì #05: High Rise

  1. Aah, adoro “Il condominio”! E’ il mio preferito insieme a “Il paradiso del diavolo.” E condivido il tuo punto di vista su “La foresta di cristallo”: idea di base fantastica (una cristallizzazione apocalittica? Fikissimo!) ma rovinata da un cast abbastanza scialbo e non adeguatamente delineato.

  2. Le mie letture più piacevoli, in termini di Ballard, risalgono alla raccolta(e) Fanucci dei suoi racconti, però proprio per questo mi stupisce la tua asserzione sulle sue idee. Io lo trovo un grande immaginifico, ma con poca propensione allo sviluppo di una trama avvincente. Per questo nei racconti rende a mio parere al meglio.

    Mi stupisce l’omissione de “The Atrocity exhibition”, che ritengo disturbante e che so ritenuto uno dei suoi lavori più innovativi.

    Quanto al condominio, ci darò una letta, grazie per la segnalazione

  3. Aah, adoro “Il condominio”! E’ il mio preferito insieme a “Il paradiso del diavolo.”

    Noi due andremo molto d’accordo ^-^

    Le mie letture più piacevoli, in termini di Ballard, risalgono alla raccolta(e) Fanucci dei suoi racconti, però proprio per questo mi stupisce la tua asserzione sulle sue idee. Io lo trovo un grande immaginifico, ma con poca propensione allo sviluppo di una trama avvincente.

    Non ho detto che non sia immaginifico; dico che però, nella sua carriera, è girato sempre attorno allo stesso grappolo di idee, e che alla lunga diventa ripetitivo (ed è per questo che ho smesso di leggere quello che ha scritto dopo Rushing to Paradise). Se confronti le trame e le idee dei suoi romanzi, infatti, vedi che continua a tornare sempre sulle stesse.
    Dei racconti ho letto solo quelli contenuti nella raccolta Urania “Ora zero” e quelli della Atrocity Exhibition, quindi non mi espongo.

    Mi stupisce l’omissione de “The Atrocity exhibition”, che ritengo disturbante e che so ritenuto uno dei suoi lavori più innovativi.

    I racconti di quella raccolta (se vogliamo chiamarli così) sono un po’ troppo sperimentali per i miei gusti. In generale, ho preferito quelli della seconda parte, tipo “Come ho fottuto Ronald Reagan” (^-^) o quello sulla terza guerra mondiale.
    Magari ne parlerò in futuro, ma come curiosità letteraria, non come Consiglio.

  4. L’ho letto. Mi ha turbata. Immagino sia una cosa positiva ^^’

  5. Tapi, stavolta andiamo d’accordo! 😀
    Il Condominio mi è piaciuto assai, e anche Un Gioco da Bambini secondo me merita.
    Io un Crash l’ho anche visto, ma lo ricordo a malapena…credo non sia lo stesso crash però, altrimenti mi avrebbe fatto un’impressione diversa. Credo.
    Degli altri libri citati Il Paradiso del Diavolo è quello che mi intriga di più, sarà che ho una passione per la sf con esperienze di comunità che degenerano. 😀

  6. avevo molto apprezzato il Mondo Sommerso, letto alla sua apparizione, quando ero giovane anch’io, per la sua capacità di immedesimazione in questo mondo ormai morente e nella sua desolazione anche morale. Gli altri dell’epoca, Terra Bruciata e Foresta di Cristallo, mi erano piaciuti di meno, perchè sostanzialmente erano meno coinvolgenti emotivamente.
    Non ho letto Condominio, ma diversi altri della sua produzione recente, tutti basati sull’analisi delle psicosi sociali delle periferie urbane ad alta densità abitativa, e concordo con la tua diagnosi che tutto sembra un po’ troppo esagerato… finchè non ti viene il dubbio che sia ancora esagerato… ma per quanto?
    🙂

  7. Degli altri libri citati Il Paradiso del Diavolo è quello che mi intriga di più, sarà che ho una passione per la sf con esperienze di comunità che degenerano.

    Il paradiso del diavolo non è fantascienza; non ha nulla di fantascientifico. Lo si può definire horror senza sovrannaturale, o magari mainstream particolarmente crudo/morboso. Un cugino del Signore delle mosche, diciamo.

    avevo molto apprezzato il Mondo Sommerso, letto alla sua apparizione, quando ero giovane anch’io, per la sua capacità di immedesimazione in questo mondo ormai morente e nella sua desolazione anche morale. Gli altri dell’epoca, Terra Bruciata e Foresta di Cristallo, mi erano piaciuti di meno, perchè sostanzialmente erano meno coinvolgenti emotivamente.

    Il mondo sommerso è affascinante, però ha alcuni problemi: ritmo troppo lento; troppi pochi personaggi, e troppo passivi; e in generale, succede troppo poco. Ha più l’aria di un racconto tirato per i capelli che di un vero romanzo.
    In Foresta di cristallo se non altro succedono tante cose, il cast è ampio e dinamico. Ma il miglior Ballard probabilmente è quello che comincia con Crash.

  8. Credo di avere un edizione vecchissima di questo libro, ma comunque temo che non mi ispiri.

  9. Condominio mi ispira parecchio.

  10. åkertätöckeng, åkertätöckeng!

  11. åkertätöckeng, åkertätöckeng!

    Mi obblighi a risponderti Jæwëlcøck…

    Tu sei fuori, ma ti perdono, lo so che non sei il mandante morale ^-^

  12. dtrshgé#é+khdazxzxb!
    loikju, wumm$nne.



    mmm…ma…qual’è lo scopo di questa conversazione?

  13. @Nelav:

    Lascia stare, è solo un inside joke tra me, Talesdreamer e alcuni altri tizi di mia conoscenza.

    Anzi, ne approfitto per dire una cosa: basta con questi commenti cretini o mi vedrò costretto ad aprire una Fogna dei Retard^^’

  14. Cos’è questa dittatura anti commenti cretini? I commenti stupidi stanno a un blog come la nutella sul panino, la crema bianca tra i due biscottini Oreo, la panna sopra il gelato… e io dovrei fare merenda, ora che ci penso.
    Parere costruttivo sul libro giusto per non farmi cestinare il post: sembra interessante. Il signore delle Mosche mi piacque assai, e un libro sulle stesse tematiche (ma con meno bimbi psicotici, peccato) non può non farmi piacere. Stessa cosa dicasi per Rushing to Paradise… Peccato solo che la lunghezza della mia lista di roba da leggere sia ormai inversamente proporzionale al tempo che posso dedicare ad essa. Uff.

  15. Uhm, forse sarebbe davvero il caso di aprire una retard.

  16. Il libro non l’ho letto, ma dal riassunto fatto da Tapiroulant ho idea che abbia influenzato parecchio Grant Morrison, dato che uno dei capitoli del suo fumetto “The Filth” è più o meno questa storia, solo che è ambientata su una futuristica mega-nave che è un vero e proprio stato indipendente & galleggiante.
    E, incidentalmente, se siete amanti del Bizarro “The Filth” non può mancare nella vostra biblioteca (insieme a “The Invisibles”, ovviamente).

  17. Cos’è questa dittatura anti commenti cretini? I commenti stupidi stanno a un blog come la nutella sul panino, la crema bianca tra i due biscottini Oreo, la panna sopra il gelato… e io dovrei fare merenda, ora che ci penso.

    Awwww, ti voglio bene Zero ^-^

    (ma con meno bimbi psicotici, peccato)

    In compenso il protagonista di Rushing to Paradise è un ragazzotto con un complesso di Edipo lungo come lo stretto della Manica. Va bene lo stesso?

    @Gargaroz: Il fumetto occidentale ahimé lo conosco poco (non si può fare tutto), comunque mi segno questo The Filth.

  18. Tapirullanza, puoi trovare il fumetto in 2 diverse versioni in italiano (pa traduzione mi pare ottima) : a puntate su “Vertigo presenta” della Magic Pressi, dal n.29 al 43, oppure in un unico volumone ultra-costoso per quei dementi della Planeta, che hanno tradotto il titolo mi pare come “La Monnezza” o “Il Lerciume” o simili.
    Oppure ci sono le solite fonti, cerca “Grant Morrison miniseries”, ovviamente in lingua originale.

  19. Ho adorato “Il condominio”, da ragazzina è stato il mio battesimo verso l’horror sociale e da lì in poi mi si è aperto un mondo, è un filone che ancora oggi mi affascina tantissimo 🙂
    Appoggio in pieno la segnalazione!

  20. Pingback: I Consigli del Lunedì #13: The Death of Grass | Tapirullanza

  21. Di Ballard fin’ora ho letto il condominio e Crash e stavo pensando di provare Rushing to paradise. In entrambi Ballard mi ha lasciato un po’ di rimpianto, specie nel condominio. Potrebbe essere un problema di traduzione, perche’ Crash stilisticamente lo trovo migliore e al contrario del condominio l’ho letto in originale. L’amaro in bocca mi e’ rimasto perche’ l’idea e’ troppo figa, sta cosa del condominio che degenera in una gabbia di matti aveva un fascino inquietantissimo; bello il modo in cui la situazione degenera, l’immagine della piscina, del supermercato… ma c’e’ troppo raccontato per i miei gusti, specie quando si tratta di caratterizzare i personaggi, non sono riuscita a calarmi nella storia ed e’ un peccato.
    Con Crash ho avuto un altro problema, un po’ imbarazzante… non l’ho capito. Sara’ che ho gusti diversi, a me gli incidenti d’auto mi fanno venire in mente solo lacci emostatici e punti di sutura per niente sexy. Non capisco dove stia il punto.

  22. c’e’ troppo raccontato per i miei gusti, specie quando si tratta di caratterizzare i personaggi, non sono riuscita a calarmi nella storia ed e’ un peccato.

    E’ vero, spesso nella narrazione di Ballard rimane un filtro residuo tra il lettore e i suoi personaggi, che non c’è, per esempio, in Dick o in King.
    Ma può darsi che tu sia rimasta distante anche per difficoltà ad accettare il comportamento dei protagonisti? Io ero riuscito a identificarmi con tutti e tre i personaggi pov…

    Con Crash ho avuto un altro problema, un po’ imbarazzante… non l’ho capito. Sara’ che ho gusti diversi, a me gli incidenti d’auto mi fanno venire in mente solo lacci emostatici e punti di sutura per niente sexy.

    A distanza di qualche anno dalla lettura, non saprei dire con certezza se Ballard dimostri il punto in modo convincente. Io ho visto prima l’ottima trasposizione cinematografica di Cronenberg – che è molto convincente! – e quando ho cominciato a leggere il libro ero già persuaso ^-^

  23. Pingback: Tre film di Vincenzo Natali | Tapirullanza

  24. Ho visto Crash il film. Ho finalmente capito il punto e prendo appunto di uno dei rari casi in cui il film mi è piaciuto di più del libro.

    • Conoscevo, e sono piuttosto entusiasmato. Il film era stato persino proiettato al Torino Film Festival lo scorso novembre, ma purtroppo non ero riuscito a vederlo.
      Vincenzo Natali è quindi uscito definitivamente dal progetto?

  25. Da quanto ne so, Vincenzo Natali ha lavorato per un po’ con lo stesso produttore ma poi ha abbandonato il progetto.

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