I Consigli del Lunedì #15: Tales of the Dying Earth

Tales of the Dying EarthAutore: Jack Vance
Titolo italiano: Il crepuscolo della Terra / Le avventure di Cugel l’Astuto / La saga di Cugel / Rhialto il meraviglioso
Genere: Fantasy / Sword & Sorcery / Dying Earth / Picaresque
Tipo: Tetralogia di racconti e romanzi
Anno: 1950 / 1966 / 1983 / 1984 / 1997
Nazione: USA
Lingua: Inglese
Pagine: 741
Difficoltà in inglese: ***

These are tales of the 21st Aeon, when Earth is old and the sun is about to go out.
[…] By day the sun cast a wan maroon gloom across the land; by night all was dark and still, with only a few pale stars to post the old constellations. Time went at a languid pace, without purpose or urgency, and folk made few long-range plans.

Miliardi di anni nel futuro, il pianeta Terra è ormai giunto alla fine della sua vita. Il Sole è ridotto a una pallida sfera rossastra, che irradia il globo di una luce spettrale e potrebbe spegnersi da un giorno all’altro; la Luna è andata distrutta, e il firmamento è ridotto a poche stelle anziane. Il grosso della popolazione terrestre ha abbandonato il pianeta da moltissimo tempo, lasciando dietro di sé una civiltà decadente e priva di ambizioni. Regrediti a una civiltà preindustriale, gli esseri umani rimasti vivono in piccoli agglomerati isolati – villaggi, città-stato, regni di dimensioni irrisori; poche carovane di mercanti, pellegrini, o avventurieri coraggiosi osano varcarne i confini, per attraversare terre selvagge abitate da creature ostili e disseminate di rovine dell’antica civiltà. Quello che rimane dell’antica scienza, è condensato in complicate formule magiche che pochi maghi riescono a imparare dopo anni e anni di studio e disciplina.
E’ su questa Terra morente che si muovono stregoni come Turjan di Miir, desideroso di creare artificialmente una compagna, o Iucounu, collezionista di artefatti magici dotato di un ambiguo senso dell’umorismo, o Rhialto il Meraviglioso, altezzoso membro di un’associazione che raccoglie i maghi più potenti della sua era; ma anche avventurieri come Guyal di Sfere, che vorrebbe conoscere la risposta ad ogni domanda, o Cugel l’Astuto (Cugel the Clever), mascalzone professionista i cui unici interessi sono le belle donne e la buona tavola. Ciascuno di essi cerca di trarre il meglio dalla propria vita e godere ogni giorno come se fosse l’ultimo – perché nessuno sa quando morirà il Sole, ponendo termine alla vita sulla Terra.

A partire dal 1999, e fino all’ultima edizione nei Fantasy Masterworks della Gollancz, i quattro libri di Jack Vance ambientati nella Terra morente sono stati raccolti in un unico ponderoso volume – le Tales of the Dying Earth. Non si può parlare di saga, quanto di un’ambientazione condivisa: con l’eccezione del secondo e terzo libro, tutte le storie della Dying Earth sono scollegate e autonome.
A variare molto sono anche stile e contenuti – visto e considerato che i quattro libri sono stati scritti da Vance nell’arco di trentacinque anni. Le Tales of the Dying Earth sono insomma un contenitore molto eterogeneo; pertanto, nell’approfondimento, parlerò prima separatamente di ciascuno dei quattro libri, per poi tirare le somme del volume nel suo complesso. Il risultato, è un articolo di dimensioni ahimé gargantuesche – leggetevelo pure con calma, a puntate.

Nana bruna

Il Sole della Dying Earth?

Uno sguardo approfondito

The Dying Earth
Il primo libro del ciclo non è un romanzo ma una raccolta di sei racconti, vagamente interconnessi ma indipendenti, ambientati nella regione di Ascolais.  In “Turjan of Miir”, il mago Turjan si mette in cerca del mago Pandelume – che vive in una dimensione alternativa ad uso personale – perché gli insegni a creare artificialmente un altro essere umano. Il racconto non ha un vero e proprio finale, ma i suoi personaggi sono ripresi in “Mazirian the Magician”: l’avido Mazirian ha intrappolato Turjan in una scatola magica in compagnia di un drago affamato, per ricattarlo, ma è sua volta ossessionato da una bellissima fanciulla che ogni sera appare sul limitare dei suoi giardini. In “Liane the Wayfarer”, l’amorale bandito Liane entra in possesso di un anello magico, che può essere espanso in modo da avvolgere completamente il corpo del possessore e trasportarlo nella dimensione delle ombre; in “Guyal of Sfere”, un giovane ossessionato dal bisogno di conoscere ogni cosa si mette alla ricerca del Custode del Museo dell’Uomo, dove si dice che sia raccolta tutta la sapienza del genere umano.
La qualità dei racconti è molto altalenante. Alcuni, come “Mazirian the Magician” e “Ulan Dhor”, hanno una coerenza di fondo e sono carini; altri, come “T’sais”, saltano di palo in frasca e sono piuttosto insulsi; altri sono delle occasioni sprecate: le premesse di “Guyal of Sfere” sono interessanti, ma dopo le prime pagine il racconto va a remengo. Il protagonista, che inizialmente ti incuriosisce per il suo bisogno patologico di fare sempre domande, diventa rapidamente un avventuriero anonimo, che deve superare un ostacolo dopo l’altro per raggiungere la leggendaria biblioteca; e anche quando la raggiunge, il fulcro della storia non è più la ricerca della conoscenza, ma come eliminare un demone minore che si è infiltrato nel museo (WTF?).

Nei racconti si respira un’atmosfera rarefatta, onirica, quasi da fiaba. Questo in parte è dovuto alla stranezza dell’ambientazione – in cui capita che un mago, passeggiando per la foresta, incontri un twk-man (piccoli omini blu che viaggiano a cavallo di libellule che scambiano informazioni in cambio di granelli di sale), o una strega o un demone – e in parte al canovaccio stesso dei racconti (spesso, delle quest all’inizio delle quali il protagonista prepara o riceve un set di incantesimi o artefatti magici che gli serviranno per superare gli ostacoli lungo il cammino). Ma in parte è dovuto anche all’incapacità stilistica di Vance, che descrive sommariamente gli ambienti in cui si muovono i personaggi (e spesso raccontando, con piogge di aggettivi, invece che mostrando) e quindi rende difficile una visualizzazione nitida della storia. Gli stessi personaggi mancano in genere di profondità, e sono più simili a degli archetipi: i loro motivi sono semplici, i loro gesti convenzionali, e Vance ce li mostra sempre dall’esterno.
Volendo fare un bilancio complessivo, i racconti di The Dying Earth sono quasi tutti deboli e scritti in modo approssimativo. Ci sono un mucchio di buone idee e un’ambientazione molto suggestiva, ma tutto questo potenziale è in larga parte sprecato.

Bondage Fairies - Fairie Fetish

Uno spaccato della fauna di Ascolais.

The Eyes of the Overworld & Cugel’s Saga
Le cose migliorano con il secondo e terzo libro del ciclo. Protagonista dei due romanzi è Cugel, un farabutto straccione della terra di Almery, dal corpo macilento e la faccia da faina, che vive di truffe e piccoli espedienti all’ombra del palazzo di vetro di Iucounu, “the Laughing Magician”. Un bel giorno, quel fetente del mercante Fianosther convince Cugel a infiltrarsi nel palazzo sguarnito di Iucounu per derubarlo dei suoi artefatti magici. Ma Cugel viene beccato, e lo stregone lo mette di fronte a due alternative: una morte orribile, oppure che si metta al suo servizio. La missione? Recuperare un prisma incantato ubicato dall’altra parte del globo, da aggiungere alla sua “collezione”. Dopo che gli è stato infilato in pancia un parassita uncinato di nome Firx, incaricato di farlo rigare dritto, Cugel è pronto per partire; e non soltanto dovrà impossessarsi dell’Occhio dell’Oltremondo, ma tornare ad Almery vivo e vegeto.
I due romanzi – uno seguito diretto dell’altro – raccontano il viaggio di Cugel e le innumerevoli peripezie che incontrerà lungo il cammino. Pur essendo delle opere unitarie, The Eyes of the Overworld e Cugel’s Saga mantengono la struttura episodica del primo libro: ogni capitolo rappresenta una tappa del viaggio, una “storia nella storia” in sé autoconclusiva. Anche la loro qualità è molto variabile: alcuni episodi, come quello sulla conquista dell’Occhio dell’Oltremondo, sono divertenti e ben costruiti, mentre altri sono scritti un po’ a tirar via. Il capitolo conclusivo di The Eyes of the Overworld, poi, è spassosissimo – mentre quello che chiude Cugel’s Saga e tutta la dualogia è più modesto.

Cugel l'Astuto

Un’immagine un po’ romanticizzata di Cugel.

Una differenza gradita rispetto a The Dying Earth, è che perde terreno l’atmosfera onirico-decadente in luogo di un clima più scanzonato e autoironico. Cugel non è un guerriero né un mago; per farsi strada nella vita, deve ricorrere alla retorica, all’inganno, ai mezzucci. Le sue avventure generalmente si imperniano su questo: tentativi di turlupinare il prossimo (gli abitanti di un villaggio, stregoni, pellegrini, mercanti) con ogni mezzo possibile. L’elemento comico è accentuato dal fatto che tutti – nobiluomini, poveri villici, maggiordomi, vagabondi, creature magiche – adottano un parlare forbito e ampolloso. E le battaglie dialettiche che imperversano nei due romanzi attingono a tutto il repertorio del genere: doppi sensi, cavilli burocratici, allusioni, omissioni, insulti velati.
Anche Cugel rimane una macchietta più che un personaggio a tutto tondo. Ciarlatano più per abitudine che per calcolo, mente e inganna sulle cose più stupide, spesso prima ancora di capire se può trarne un vantaggio; ha un’opinione di sé completamente scollegata dalla realtà; del tutto amorale, non esita a liberarsi di compagni di viaggio scomodi e a raggirare innocenti, e dà l’impressione che potrebbe anche vendere sua madre per una buona cena. Ma non si può fare a meno di sviluppare della simpatia nei suoi confronti: la gente con cui si trova ad avere a che fare non è certo migliore di lui, da fanciulle che mettono in dubbio la sua potenza sessuale, a datori di lavoro che cercano di spremerlo il più possibile, a maghi capricciosi che fanno di lui quello che vogliono, a gente che se la prende con lui anche quando non ha fatto niente.

Se si vuole muovere una critica ai due romanzi di Cugel, è che nella maggior parte degli episodi il magico e il fantastico vengono messi in secondo piano, rimangono sullo sfondo. Certo, nel corso dei viaggi del suo anti-eroe Vance ci mostra una pletora di popoli diversi dalle usanze più o meno bizzarre, ma raramente si varca il confine del sovrannaturale. Con pochi rimaneggiamenti, molte delle avventure di Cugel potrebbero essere anche ambientati nel nostro mondo (magari in un’epoca cinque-seicentesca). Questo è particolarmente vero per Cugel’s Saga, che ci mostra un pianeta molto più civilizzato e trafficato che non The Dying Earth e The Eyes of the Overworld.
Non è l’unica differenza tra le due parti del ciclo di Cugel. Tra l’uno e l’altro romanzo passano quasi vent’anni, e in Cugel’s Saga lo stile di Vance migliora: i singoli episodi sono costruiti con più cura, sparisce quel modo di scrivere un po’ sbrigativo, tipico di molta Sword&Sorcery dagli anni ’50 ai ’70. In Cugel’s Saga, Vance si preoccupa di descrivere meglio gli ambienti visitati dal suo protagonista, le sue riflessioni, i rapporti tra i personaggi. E in generale, dei quattro libri delle Tales delle Dying Earth è quello scritto meglio.

Dialettica

Dialettica.

Rhialto the Marvellous
L’ultimo libro del ciclo è una raccolta di tre novellas imperniata su una società di maghi di Almery e Ascolais, e in particolare su uno di loro, il fascinoso quanto arrogante quanto puntiglioso quanto insopportabile Rhialto il Meraviglioso. Diversamente dai maghi della Dying Earth, quelli di Rhialto sono semidei con migliaia di anni di vita sulle spalle e poteri quasi illimitati, che vivono in regge e passano le giornate in placida contemplazione o nello studio e nella sperimentazione delle arti magiche. Stando così le cose, l’unica vera minaccia per questi maghi è il pericolo che rappresentano gli uni per gli altri! Vincolati alle leggi dei Blue Principles, un codice inciso su una lastra indistruttibile protetta da un demone immortale, e supervisionati da un segretario, l’anziano e svampito mago Ildefonse, questi stregoni sono riuniti in società non tanto per tutelare i comuni interessi, quanto per non farsi le scarpe a vicenda ogni cinque minuti.
La prima novella, The Murthe, è in realtà breve come un racconto, ed è anche il più brutto, nonostante le premesse bizzarre: la potente strega Llorio è tornata, e pianifica di asservire a sé tutti i maghi della Terra dopo averli trasformati in donnette vanitose! E’ un racconto scritto male, pieno di infodump, riassunti, discorsi indiretti, e quella generale sciatteria che lo rende più simile ai peggiori racconti degli anni ’50 che al resto della raccolta. Migliori Fader’s Waft – in cui i maghi della società, capitanati dall’infido Hache-Moncour, decidono di far pagare a Rhialto il prezzo della sua arroganza derubandolo di tutti i suoi oggetti magici e appigliandosi a deboli cavilli legali – e Morreion – in cui i maghi si imbarcano sul palazzo galleggiante di Vermulion the Dream-Walker per volare nello spazio e fino ai confini dell’Universo, alla ricerca del leggendario eroe Morreion. Ma anche qui troviamo tutte le pecche tradizionali del ciclo: personaggi bidimensionali, pov onnisciente che salta da un personaggio all’altro, descrizioni un po’ frettolose e mai molto mostrate.
Precede i tre racconti una piccola introduzione in cui l’autore dà qualche informazione sui maghi e sul sistema magico della 21esima era.

Anche se Rhialto the Marvellous recupera l’atmosfera magica lasciata un po’ più ai margini nel ciclo di Cugel, di quel ciclo riprende l’impostazione da commedia. I maghi della società sono gente meschina, avida, capricciosa e arrogante; la disciplina e lo studio non li hanno resi più saggi, ma solo più pericolosi. Buona parte del divertimento di queste storie (o, almeno, delle ultime due) sta proprio nelle battaglie dialettiche tra questi maghi infantili, piene di cavilli, minacce velate e doppiogiochismo.
Vance non se la cava altrettanto bene nella descrizione delle quest. Se la prima parte di Fader’s Waft – in cui Rhialto cerca di riaffermare i propri diritti di fronte all’assemblea di maghi capitanata dal viscido Hache-Moncour – è divertente, la seconda, in cui Rhialto cerca di recuperare il codex originale dei Blue Principles misteriosamente scomparso viaggiando nello spazio e nel tempo, è ripetitiva e non molto ispirata. In generale, Rhialto the Marvellous è divertente, ma non privo di difetti, e sicuramente lontano dal miglior Cugel.

I'm not a wizard

Un’immagine un po’ romanticizzata di Rhialto. Circa.

Giudizio complessivo
Probabilmente il pregio maggiore di Jack Vance sta nell’aver creato un’ambientazione vasta e suggestiva, in cui all’atmosfera fatata e sovrannaturale si mescolano indizi sull’antica civiltà e l’antica scienza. Per esempio in “Ulan Dhor”, il miglior racconto di The Dying Earth, il nipote del principe di Kaiin è mandato in missione nella remota e vecchissima città di Ampridatvir per recuperare delle antiche reliquie. Ma, benché in rovina e abitata da gente instupidita e superstiziosa, la città ospita ancora meraviglie ancora funzionanti – come macchine volanti e ascensori anti-gravitazionali. Così come le rovine di marmo del Museo dell’Uomo di “Guyal of Sfere” possono custodire al loro interno giganteschi computer e server.
Anche il sistema magico è permeato di questa commistione: vari indizi lasciati nel corso dei libri ci fanno capire che le formule magiche così faticosamente memorizzate dagli stregoni, altro non sono che complicate serie di equazioni matematiche. E’ impossibile tenere a mente molte di queste formule contemporaneamente; per questo è necessario che il mago si “prepari” un set di incantesimi prima di lasciare il suo eremo, selezionandoli tra quelli scritti nel suo grimorio 1.

Certo, complici i trentacinque anni che separano i primi racconti dagli ultimi, il mondo di Vance non è sempre coerente. Il sistema magico degli stregoni di Rhialto the Marvellous è completamente diverso, basandosi non più sulla memorizzazione di formule ma sulla convocazione di demoni magici legati a sé da regolare contratto scritto. Altra cosa che non quadra: se in The Dying Earth non è insolito trovare resti di civiltà avanzate come la nostra o anche più, queste tracce progressivamente spariscono nei libri successivi, e i maghi di Rhialto, nonostante il loro vasto potere e la possibilità di viaggiare nello spazio e nel tempo, non sembrano conoscere la tecnologia post-industriale 2! E ancora: se il mondo di The Eyes of the Overworld sembra un mondo spopolato, dove la gente non si muove o si muove poco e non sa niente di cosa ci sia cinquanta chilometri più in là, in Cugel’s Saga quello stesso mondo pullula di città fiorenti, battelli commerciali che solcano il mare, grossi circuiti carovanieri e via dicendo.
D’altronde, il mondo di Vance non è molto credibile in generale. Il fatto che la Terra stia morendo non sembra una giustificazione sufficiente a motivare il lassismo della popolazione mondiale – come nella città dorata di Kaiin, dove la gente passa il tempo a festeggiare e ad ubriacarsi in mezzo alle rovine di palazzi che da secoli nessuno pensa più a ristrutturare – e il regresso a una tecnologia pre-industriale. E non è pensabile un mondo in cui anche l’ultimo degli operai parla in modo raffinato e allusivo, ed è in grado di disquisire di metafisica e dei massimi sistemi.
Gli stessi incantesimi sono progettati più per essere divertenti che per dare l’impressione di un corpus coerente: abbiamo per esempio lo Spell of Forlorn Encystment, che imprigiona la vittima in una capsula posta a novanta chilometri sotto la superficie terrestre, ma che, se pronunciato scorrettamente, causa l’effetto opposto di rivomitare sopra la testa del mago i corpi di tutti coloro che hanno subito l’incantesimo dall’inizio dei tempi; il Lugwiler’s Dismal Itch, che causa nella vittima un prurito continuo peggiore di una tortura, o il Khulip’s Nasal Enhancement, che non ha nemmeno bisogno di spiegazioni, o il Green and Purple Postponement of Joy; o ancora il Tube of Blue Concentrate, a tutti gli effetti nient’altro che un tubo che spara innocuo concentrato blu con la strana caratteristica di terrorizzare sempre tutti.

Concentrato blu

Tubetti di concentrato blu. Spaventosi, vero?

Vance quindi sacrifica il realismo per quel tocco di suggestività decadente, e per amplificare l’elemento comico. Il suo mondo è palesemente una finzione, un gioco – impressione acuita dallo stesso stile trascurato di Vance, e dal suo uso del narratore onnisciente che crea una grande distanza tra il lettore e i personaggi. Le storie delle Dying Earth hanno la forma di una farsa piacevole e divertente, qualcosa di leggero da non prendere troppo sul serio.
Paradossalmente, però, è anche un mondo infinitamente più credibile di tutta quella pletora di High Fantasy tolkeniani che invadono le librerie, pieni di buonismi e deus-ex-machina. Gli abitanti della Terra morente sono avidi, truffaldini, dalla doppia morale, pigri, spesso stupidi, presuntuosi, infantili, egoisti – come nella vita vera. Nella Terra morente, chi fa un passo falso ci rimette la vita; per mano di un leprecauno delle foreste, o di un tagliagole appostato nel vicolo, o di un mago che per catturare un demonietto mette distrattamente a ferro e fuoco un intero acro di terra. E’ un mondo ingiusto, in cui sopravvivono solo quelli che imparano come muoversi.

La migliore intuizione di Vance nel corso del ciclo, è stata comunque il progressivo abbandono dell’atmosfera onirico-decadente dei primi racconti in luogo di quella più divertente e minchiona dei successivi. Vance dà il meglio di sé nei dialoghi tra i personaggi, nelle discussioni ampollose, nelle dissertazioni filosofiche da ritardati, nelle recriminazioni, nelle fini tenzoni dialettiche. Il suo stile è invece inadeguato alle parti più descrittive, avventurose, le parti dove le azioni contano più delle parole, che sono sempre le più noiose da leggere.
I libri più piacevoli da leggere sono, quindi, in primo luogo i due romanzi su Cugel, e in seconda battuta la seconda e terza novella di Rhialto the Marvellous. Ma anche racconti come “Turjan of Miir”, “Mazirian the Magician” e “Ulan Dhor” meritano una chance.

Songs of the Dying Earth

Le “Songs of the Dying Earth”: un’antologia commemorativa di Vance pubblicata nel 2009. Sto pensando di comprarla.

Dove si trova
In lingua originale, le Tales of the Dying Earth si trovano su Bookfinder e Library Genesis, sia tutti insieme, sia sfusi. Su mIRC li ho trovati solo sfusi. Non che cambi qualcosa.
Su Emule si trovano senza problemi tutti e quattro i titoli in italiano. Tuttavia, Vance è un autore che sconsiglio di leggere nella nostra lingua: non perché sia intraducibile, come Bug Jack Barron, ma semplicemente perché tutte le traduzioni che ho potuto vedere – fatte abbastanza coi piedi, come da tradizione Urania/Nord/Fanucci – non hanno saputo riprodurre quel tono forbito e quella musicalità che da soli fanno 3/4 del divertimento di leggere le Tales.

Qualche estratto
Ho deciso di proporre un estratto per ciascuno dei tre ‘cicli’. Il primo viene dal racconto “Mazirian the Magician”, della raccolta The Dying Earth; il secondo, dal primo capitolo di The Eyes of the Overworld, in cui Cugel viene ‘beccato’ dal mago Iucounu mentre gli sta svaligiando la casa e tenta di giustificarsi; il terzo, dalla novella Fader’s Waft di Rhialto the Marvellous, in cui uno scandalizzato Rhialto protesta con Ildefonse di essere stato ingiustamente derubato dagli altri maghi.

1.
Within the box — actually a squared passageway, a run with four right angles — moved two small creatures, one seeking, the other evading. The predator was a small dragon with furious red eyes and a monstrous fanged mouth. It waddled along the passage on six splayed legs, twitching its tail as it went. The other stood only half the size of the dragon — a strong-featured man, stark naked, with a copper fillet binding his long black hair. He moved slightly faster than his pursuer, which still kept relentless chase, using a measure of craft, speeding, doubling back, lurking at the angle in case the man should unwarily step around. By holding himself continually alert, the man was able to stay beyond the reach of the fangs. The man was Turjan, whom Mazirian by trickery had captured several weeks before, reduced in size and thus imprisoned.
Mazirian watched with pleasure as the reptile sprang upon the momentarily relaxing man, who jerked himself clear by the thickness of his skin. It was time, Mazirian thought, to give both rest and nourishment. He dropped panels across the passage, separating it into halves, isolating man from beast. To both he gave meat and pannikins of water.
Turjan slumped in the passage.
“Ah,” said Mazirian, “you are fatigued. You desire rest?”
Turjan remained silent, his eyes closed. Time and the world had lost meaning for him. The only realities were the gray passage and the interminable flight. At unknown intervals came food and a few hours rest.
“Think of the blue sky,” said Mazirian, “the white stars, your castle Miir by the river Derna; think of wandering free in the meadows.”
The muscles at Turjan’s mouth twitched.
“Consider, you might crush the little dragon under your heel.”
Turjan looked up. “I would prefer to crush your neck, Mazirian.”
Mazirian was unperturbed. “Tell me, how do you invest your vat creatures with intelligence? Speak, and you go free.”
Turjan laughed, and there was madness in his laughter.
“Tell you? And then? You would kill me with hot oil in a moment.”
Mazirian’s thin mouth drooped petulantly.
[…] “Tonight,” said Mazirian with studied malevolence, “I add an angle and change your run to a pentagon.”
Turjan paused and looked up through the glass cover at his enemy.
Then he slowly sipped his water. With five angles there would be less time to evade the charge of the monster, less of the hall in view from one angle.
“Tomorrow,” said Mazirian, “you will need all your agility.”

2.
Cugel was still seeking egress when in due course Iucounu returned to his manse.
Pausing by the alcove, Iucounu gave Cugel a stare of humorous astonishment. “What have we here? A visitor? And I have been so remiss as to keep you waiting! Still, I see you have amused yourself, and I need feel no mortification.” Iucounu permitted a chuckle to escape his lips. He then pretended to notice Cugel’s bag. “What is this? You have brought objects for my examination? Excellent! I am always anxious to enhance my collection, in order to keep pace with the attrition of the years. You would be astounded to learn of the rogues who seek to despoil me! That merchant of claptrap in his tawdry little booth, for instance — you could not conceive his frantic efforts in this regard! I tolerate him because to date he has not been bold enough to venture himself into my manse. But come, step out here into the hall, and we will examine the contents of your bag.”
Cugel bowed graciously. “Gladly. As you assume, I have indeed been waiting for your return.”
[…]
“If you will step this way I will be glad to examine your merchandise.”
Cugel glanced reflectively along the corridor toward the front entrance. “It would be a presumption upon your patience. My little knick-knacks are below notice. With your permission I will take my leave.”
“By no means!” declared Iucounu heartily. “I have a few visitors, most of whom are rogues and thieves. I handle them severely, I assure you! I insist that you at least take some refreshment. Place your bag on the floor.”
Cugel carefully set down the bag. “Recently I was instructed in a small competence by a sea-hag of White Alster. I believe you will be interested, I require several ells of stout cord.”
“You excite my curiosity!”. Iucounu extended his arm; a panel in the wainscoting slid back; a coil of rope was tossed to his hand. Rubbing his face as if to conceal a smile, Lucounu handed the rope to Cugel, who shook it out with great care.
“I will ask your cooperation,” said Cugel. “A small matter of extending one arm and one leg.”
“Yes, of course.” Iucounu held out his hand, pointed a finger. The rope coiled around Cugel’s arms and legs, pinning him so that he was unable to move. Iucounu’s grin nearly split his great soft head. “This is a surprising development! By error I called forth Thief-taker! For your own comfort, do not strain, as Thief-taker is woven of wasp-legs. Now then, I will examine the contents of your bag.” He peered into Cugal’s sack and emitted a soft cry of dismay. “You have rifled my collection! I note certain of my most treasured valuables!”
Cugel grimaced. “Naturally! But I am no thief; Fianosther sent me here to collect certain objects, and therefore—”
Iucounu held up his hand. “The offense is far too serious for flippant disclaimers. I have stated my abhorrence for plunderers and thieves, and now I must visit upon you justice in its most unmitigated rigor — unless, of course, you can suggest an adequate requital.”

3.
“Explain why you robbed me of my goods. My man Frole tells me that you marched in the forefront of the thieves.”
Ildefonse pounded the table with his fist. “Specious and egregious! Frole has misrepresented the facts!”
“How do you explain these remarkable events, which of course I intend to place before the Adjudicator?”
Ildefonse blinked and blew out his cheeks. “That of course is at your option. Still, you should be aware that legality was observed in every bound and degree. You were charged with certain offenses, the evidence was closely examined and your guilt was ascertained only after diligent deliberation. Through the efforts of myself and Hache-Moncour, the penalty became a small and largely symbolic levy upon your goods.”
” ‘Symbolic’?” cried Rhialto. “You picked me clean!”
Ildefonse pursed his lips. “I concede that at times I noticed a certain lack of restraint, at which I personally protested.”
Rhialto, leaning back in his chair, drew a deep sigh of dumbfounded wonder. He considered Ildefonse down the length of his aristocratic nose. In a gentle voice he asked: “The charges were brought by whom?”
[…]
“The complaints are too numerous to mention. Almost everyone— save myself and the loyal Hache-Moncour—preferred charges. Then, the conclave of your peers with near-unanimity adjudged you guilty on all counts.”
“And who robbed me of my IOUN stones?”
“As a matter of fact, I myself took them into protective custody.”
“This trial was conducted by exact legal process?”
Ildefonse took occasion to drink down a goblet of the wine which Pryffwyd had served. “Ah yes, your question! It pertained, I believe, to legality. In response, I will say that the trial, while somewhat informal, was conducted by appropriate and practical means.”
“In full accordance with the terms of the Monstrament?”
“Yes, of course. Is that not the proper way? Now then—”
“Why was I not notified and allowed an opportunity for rebuttal?”
“I believe that the subject might well have been discussed,” said Ildefonse. “As I recall, no one wished to disturb you on your holiday, especially since your guilt was generally conceded.”
Rhialto rose to his feet. “Shall we now visit Fader’s Waft?”
Ildefonse raised his hand in a bluff gesture. “Seat yourself, Rhialto! Here comes Pryffwyd with further refreshment; let us drink wine and consider this matter dispassionately; is not that the better way, after all?”
“When I have been vilified, slandered and robbed, by those who had previously shone upon me the sweetest rays of their undying friendship? I had never—”
Ildefonse broke into the flow of Rhialto’s remarks. “Yes, yes; perhaps there were procedural errors…”

Tabella riassuntiva

Ambientazione suggestiva agli ultimi giorni di vita della Terra! Qualità della raccolta molto altalenante.
Avventure scanzonate con protagonisti amorali. Pov onnisciente, poco show, scene scritte di fretta.
Vance è un maestro dei dialoghi! Ambientazione farsesca e storie poco “serie”.

(1) Il sistema vi è familiare? Beh, sappiate che i creatori di D&D si sono ispirati proprio alle Tales of the Dying Earth per creare il loro sistema magico, e in particolare la classe del Mago!Torna su

Scarlet Mage

Un mago di D&D oggi. Il gioco di ruolo si è un po’ intruzzito dai tempi della Scatola Rossa, mh?

(2) Ma non sembrano nemmeno ignorarla del tutto: a un certo punto, in Fader’s Waft, Rhialto somministra a una donna una pillola analgesica.Torna su

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27 risposte a “I Consigli del Lunedì #15: Tales of the Dying Earth

  1. Ho acquistato tempo fa l’edizione nei “Fantasy Masterworks”, proprio perchè incuriosito dalla “genesi” dei maghi dndiani…
    Ho letto solo la prima novel, poi per ragioni di tempo/altre letture ho lasciato le altre da parte. Magari quest’estate riprendo la lettura 🙂
    PS: bella, la fauna di Ascolais.

  2. L’idea di leggere dialoghi pseudofilosofici ai limiti del retard conditi da parole forbite e barocche- un quadro della mia vita universitaria in pratica- mi ha convinto, vedo di scaricarmi almeno i racconti centrali di Cugel.. a proposito il parassita uncinato svolge un qualche ruolo, stile voce della coscienza/ compagno chiacchierone o è un semplice- disgustoso- parassita?

    PS Che fine ha fatto la sezione “chiavi di ricerca weird? L’adoravo 😛

  3. Non so se hai deciso di leggere e discutere di questa storia perchè Urania ha deciso di pubblicarla, suscitando una violenta reazione da parte dei lettori che ritengono (a ragione?) che Urania dovrebbe essere una collana di romanzi di fantascienza, e non di fantasy come oggettivamente sono questi… In realtà questi romanzi di Vance erano stati programmati nella collana Fantasy chiamata Epic, che però è collassata dopo pochi numeri. Io ho un’idea precisa del perchè, ma non è questo il posto dove esporla. In ogni caso Mondadori doveva far qualcosa per i titoli di cui aveva pagato i diritti, e li ha riciclati su Urania, dove i lettori fedeli sembrano in grado di ingurgitare praticamente ogni obbrobrio. Questa volta però no, e quindi la violenta reazione contro queste storie, divise in due volumi, il cui secondo dovrebbe uscire il mese prossimo.
    E’ possibile che tu sia arrivato a leggerlo del tutto indipendentemente dalla discussione uraniana, ma onestamente mi sembra difficile, visto che si tratta di romanzi decisamente di secondo ordine.
    Io ho letto nel lontano 1974 la prima metà del libro, pubblicato da Fanucci come Crepuscolo di un Mondo e comprendente The Dying Earth e The Eyes of th Overworld. Non me ne è rimasta una impressione particolare, anzi, me ne ricordo piuttosto come di una lettura piuttosto insulsa.
    Onestamente non me la sento di rileggerlo per verificare che il mio giudizio possa o meno corrispondere con il tuo.
    Diciamo che al momento mi sembra che tu lo giudichi fin troppo bene…

  4. @Coscienza:

    a proposito il parassita uncinato svolge un qualche ruolo, stile voce della coscienza/ compagno chiacchierone o è un semplice- disgustoso- parassita?

    No, il parassita non parla, però diciamo che si fa capire^^’ Insomma, in qualche modo Cugel “ci discute”…

    Che fine ha fatto la sezione “chiavi di ricerca weird? L’adoravo

    Li avevo tolti perché occupavano spazio e pensavo non se li inculasse nessuno^^”
    Se piacciono li rimetto…

    @mikecas:

    Non so se hai deciso di leggere e discutere di questa storia perchè Urania ha deciso di pubblicarla

    No, non ne sapevo niente: non seguo le pubblicazioni di Urania, tant’è vero che neanche sapevo della pubblicazione di Behold the Man di Moorcock come INRI dell’anno scorso…
    Comunque ho cominciato a leggere Vance già lo scorso dicembre; sono venuto a conoscenza della Dying Earth perché negli Stati Uniti Jack Vance è stimato e riverito tra gli scrittori di fantasy e fantascienza.
    Ne ho parlato solo questa settimana per controbilanciare gli ultimi due Consigli, che erano poco fantastici.

    Io ho letto nel lontano 1974 la prima metà del libro, pubblicato da Fanucci come Crepuscolo di un Mondo e comprendente The Dying Earth e The Eyes of th Overworld. Non me ne è rimasta una impressione particolare, anzi, me ne ricordo piuttosto come di una lettura piuttosto insulsa.

    L’hai letto in italiano? Perché, come ho detto sopra, le traduzioni italiane che ho avuto modo di vedere sono abbastanza pietose: il divertente, nei dialoghi di Vance, è il modo in cui sono costruite le battute, e non solo il significato, per cui una traduzione approssimativa le rende scipite.
    Ciò detto, mi sembra di aver sottolineato pregi e (numerosi) difetti della scrittura di Vance. Nel complesso il giudizio è buono, soprattutto per i due romanzi su Cugel, ma non mi sono mai lanciato in celebrazioni sperticate.

  5. Quando ho letto l’introduzione alla tua recensione, mi è venuto in mente un racconto che lessi tempo fa sul lento declino della razza umana e sugli ultimi giorni di vita dell’ultimo uomo rimasto sulla Terra. Dopo una ricerca su Internet, penso di aver individuato questo racconto in Till A’the Seas di Lovecraft e Barlow. Lo conosci?
    Mi è tornata anche in mente una serie di storie pubblicate su Topolino a fine anni ’90 in cui gli abitanti di Paperopoli erano inseriti in un contesto post-apocalittico (tipo mad Max) e reperti della civiltà antica (tipo cellulari e televisori non più funzionanti) venivano ritenuti artefatti magici molto potenti e preziosi.
    Speravo che anche Tales of the Dying Earth raccontasse storie inserite in un contesto simile, ma se la magia è magia a tutti gli effetti allora questa raccolta di racconti non mi interessa più.

    Andato WOT (e cioè Way Off Topic, stavolta): su Kotaku ho letto questo articolo e ho pensato che lo potessi trovare divertente. A proposito: letto mai niente di questo tale Haruki Murakami?

  6. @ Tapiro
    vorrei chiarire un fatto che ho l’impressione possa essere stato frainteso. Credo sia chiaro almeno a te che io sono una persona anziana, e che molti dei romanzi di cui si parla li ho letti quando ero giovane, molti anni fa. Spesso non ne ho più un’idea chiara, e se devo parlarne, come per i miei consigli mensili, devo rileggerli. Ma non li ho riletti tutti, per cui molto spesso l’impressione che ne ho è quella di quando io ero diverso, sia per l’età e perchè non avevo alcuna competenza critica. Semplicemente qualche romanzo mi piaceva di più di qualche altro, ma senza saperne capire la ragione. Ora ho un approccio critico diverso, ma posso applicarlo solo alle mie letture più recenti.
    In ogni caso quando esprimo un mio parere non è mai, se non adeguatamente evidenziato, in contrasto con un parere diverso, specialmente il tuo se scrivo qui. Rispetto sempre il parere degli altri, specialmente se argomentati come fai tu, anche quando non è un parere che condivido. Ma se ho argomenti in contrario cerco di esporli, altrimenti mi limito a dare il mio giudizio, che non deve essere mai considerato “contro”, ma al massimo diverso, perchè diversa è la mia storia e la mia esperienza.
    Se commento i tuoi post è perchè apprezzo molto la tua capacità critica, e voglio semplicemente portare un contributo che so essere basato su una lettura che non può che essere diversa per tante ragioni…

  7. divise in due volumi, il cui secondo dovrebbe uscire il mese prossimo.

    Uhm…sei sicuro di non confonderti con Store dal Crepuscolo di un Mondo? Perchè, se è quello che intendi, i due volumi non sono la saga di Vance, bensì la traduzione di quel Songs of the Dying Earth che Tapiro ha citato nell’articolo, la raccolta organizzata da Martin e Dozois in onore di Vance.
    Raccolta di cui ho comprato il primo volume.
    E mi ha fatto cagare a spruzzo.
    Storie banali, bruttarelle, scritte a tirà via. Del primo volume l’unica che un po’ si salva è quella di VanderMeer. Ma forse sono io che l’ho letto partendo già scettico… Tapi, mi farebbe piacere che, nel caso in cui lo leggessi, ci dessi un tuo parere. Tanto per confrontare le posizioni. 😀

    P.S. Anche a me piacevano le chiavi di ricerca weird! 😀

  8. @gherardopsicopompo
    sì, hai ragione… mi ero sbagliato io per quanto riguarda Urania, che avevo del tutto ignorato ma di cui avevo solo letto grandi critiche…

  9. @Giovanni:

    mi è venuto in mente un racconto che lessi tempo fa sul lento declino della razza umana e sugli ultimi giorni di vita dell’ultimo uomo rimasto sulla Terra. Dopo una ricerca su Internet, penso di aver individuato questo racconto in Till A’the Seas di Lovecraft e Barlow. Lo conosci?

    Non mi viene in mente niente a dire il vero… Però sono passati cinque anni buoni da quando ho letto Lovecraft, è possibile che me lo sia dimenticato.

    Speravo che anche Tales of the Dying Earth raccontasse storie inserite in un contesto simile, ma se la magia è magia a tutti gli effetti allora questa raccolta di racconti non mi interessa più.

    Eh, sì: le Tales non sono nemmeno classificabili come science-fantasy, sono un fantasy a tutti gli effetti.
    Un romanzo più vicino al tuo gusto potrebbe essere The City and the Stars di Clarke, anche questo ambientato sulla Terra alla fine dei suoi giorni ma con l’elemento fantascientifico decisamente più accentuato. Purtroppo, a parte le premesse fighe, il libro di Clarke deraglia in una schifezza abominevole da metà in poi…

    su Kotaku ho letto questo articolo e ho pensato che lo potessi trovare divertente. A proposito: letto mai niente di questo tale Haruki Murakami?

    Se stavi cercando di linkare un articolo, hai fallito.
    Murakami non l’ho mai letto. Se dovessi farlo, comunque, mi orienterei sui primi libri (Norwegian Wood, La fine del mondo e il paese delle meraviglie) e lascerei stare gli ultimi disgustosi polpettoni (Kafka sulla spiaggia, 1Q84 e compagnia: delle schifezze dichiarate).

    @Psicopompo:

    Raccolta di cui ho comprato il primo volume.
    E mi ha fatto cagare a spruzzo.

    ç_ç E io che speravo in una bella antologia… Oltre a VanderMerr, ci sono racconti anche di Silverberg, Martin e Gaiman, nomi verso cui a istinto ho fiducia…
    Comunque su Amazon si trova l’edizione Kindle a 8 Euro, quindi magari oso lo stesso anche dopo le tue deprimenti affermazioni.

    Anche a me piacevano le chiavi di ricerca weird!

    Okay, okay, le rimetto! xD

    @mikecas:

    Credo sia chiaro almeno a te che io sono una persona anziana, e che molti dei romanzi di cui si parla li ho letti quando ero giovane, molti anni fa.

    No, a dire il vero non ci avevo mai fatto caso.
    Comunque, certo che puoi esprimere il parere che vuoi. Non me la sono mica “presa”; ti stavo solo rispondendo.

  10. Ecco, bravo, hai seguito il mio consiglio ^-^
    Tra l’altro mi hai fatto venir voglia di leggerlo, magari mi frego prendo in prestito il tomo gigante che ho visto girare in camera tua.

    Se dovessi farlo, comunque, mi orienterei sui primi libri (Norwegian Wood, La fine del mondo e il paese delle meraviglie)

    Sono i due che ho letto io. Norwegian Wood è proprio mainstream, ma non mi è dispiaciuto. Un po’ deprimente, dipende se ti piace il genere. Comunque mi sembra di ricordare che fosse scritto bene, ma è stato qualche anno fa, non sono sicura.
    La fine del mondo e il paese delle meraviglie ha dei tratti abbastanza weird, ma si dà delle arie da literary, e verso la fine orienta sul cose metafisiche a cazzo, deriva che capita spesso ai giappi moderni e che odio a morte. Avevo sentito di altri suoi libri interessanti, ma mi era passata la voglia. Forse gli darò ancora qualche possibilità in futuro, ma non è detto.

  11. A proposito: chiavi di ricerca weird FTW!
    E tienici aggiornati con un update mensile. u_u

  12. polveredighiaccio

    L’opera mi attira dato che stravedo per tutto ciò che è favoloso proprio nel senso della favola che mischia mostriciattoli, uomini e inclinazioni negative. Se poi attinge a varie tradizioni (leprecauni sempre graditi!^^) ancora meglio.

    Ah il caro Murakami. A me piace. Norwegian Wood è un po’ ansiogeno ma ha un suo perché. Invece ho fatto fatica a finire Kafka sulla spiaggia, credo non avesse le idee ben chiare sulla gestione della trama e il finale è andato un po’ a ramengo.

  13. Cosa ti fa pensare che gli ultimi libri di Murakami siano delle schifezze dichiarate? Chiedo da profano, poiché non l’ho mai letto e non ho nessuna idea in merito.

    Ho sfogliato qualche pagina in libreria e/o dato un’occhiata alle preview su Internet, e tanto m’è bastato.
    Il Murakami degli ultimi (tre? quattro? cinque?) romanzi è: verboso, logorroico, fumoso, pseudo-metafisico, anti-catartico e, quando superi tutta questa cortina di fumo, banale e con una storia stiracchiata al limite. Una perdita di tempo.

    tienici aggiornati con un update mensile. u_u

    Ehm, ci farò un pensiero…
    Intanto ho reintrodotto la voce.

    Se poi attinge a varie tradizioni (leprecauni sempre graditi!^^) ancora meglio.

    In realtà Vance usa perlopiù mostri inventati (i deodands, i pelgranes, etc.), che però sono quasi identici a mostri del folklore. Purtroppo i mostri non sono mai descritti granché, e hanno un ruolo molto secondario di “minaccia diffusa” fuori dai confini delle città.

  14. Beh Vance è considerato la base di tanto fantasy ,personalmente a me il suo stile scansonato piace , principi demoni sono il suo apice anche se sono sf.
    @ mikas ma un discorsetto su epic si potebbre pure fare …ed anche per hd della rizzoli .
    Baccio

  15. L’ambientazione mi stuzzica, ma i vari racconti probabilmente non sono il mio genere.

  16. Uhm…. Mi permetto un paio di commenti sparsi. Innanzi tutto, non mi aspettavo che il primo libro della terra morente fosse così brutto. Poi, sono abbonato a Urania, e ho apprezzato molto l’antologia. Niente di eccezionale, ma onestamente divertente, specie uno dei racconti di Cugel. Magari non eccezionali, ma una lettura piacevole e senza impegno (e no, non sono uno di quei lettori che ingurgita qualsiasi cosa – e-doll non sono mai riuscito a finirlo, illeggibile, pari fine ha fatto Korolev di Paolo Aresi [del quale per inciso non sono riuscito a costringermi a leggere nemmeno il raccontino in fondo al secondo volume di storie dal crepuscolo di un mondo], Retief ambasciatore galattico è fermo alla metà e non riesco ad andare avanti, e via dicendo). Personalmente apprezzo una deviazione dalla fantascienza per buttarsi nel fantasy, non sempre, ma ogni tanto è gradita. Ho apprezzato anche le deviazioni horror di Onryo, Avatar di morte, antologia italo-nipponica di racconti basati sul japan horror alla Ringu, sebbene solo alcuni secondo me meritino una lettura, ma non sono un appassionato del genere. Non vedo cosa ci sia di male. A parte questo, comunque, qui in italia il ciclo della terra morente è fuori catlogo dl 2008, a quanto pare. Mi sa che me lo leggerò in digitale e in inglese.

  17. @Blackstorm:

    ho apprezzato molto l’antologia. Niente di eccezionale, ma onestamente divertente, specie uno dei racconti di Cugel. Magari non eccezionali, ma una lettura piacevole e senza impegno

    Non è che le tue parole mi consolino molto, e infatti mi è un po’ passata la poesia di comprare l’antologia; ma la terrò comunque a mente, magari un giorno mi sentirò abbastanza masochista da provare a leggerla.

    Personalmente apprezzo una deviazione dalla fantascienza per buttarsi nel fantasy, non sempre, ma ogni tanto è gradita

    Se stai parlando di science-fantasy, devo correggerti: la Dying Earth di Vance è puramente fantasy, il fatto che la magia abbia un remoto fondamento scientifico fa solo “colore”.

    Non vedo cosa ci sia di male.

    Veramente neanch’io.

    @Piperita:

    L’ambientazione mi stuzzica, ma i vari racconti probabilmente non sono il mio genere.

    Sempre sull’ambientazione “crepuscolo della Terra”, ma più serioso e dark, potresti provare la tetralogia The Book of the New Sun di Gene Wolfe. Precisazione: parlo per sentito dire; io non l’ho ancora letto. Ma la saga è stata celebrata pure da gente come Swanwick e Thomas Disch.

    • @Tapiro: guarda, onestamente l’antologia mi ha strappato più di un sorriso, e quindi mi accontento. Forse gli autori delle antologie sono riusciti a tirare fuori un po’ di più dal fatto di essere nel mondo morente rispetto allo stesso Vance. Insomma, non un capolavoro di antologia, ma scorre bene…
      Per quanto riguarda la deviazione di cui parlavo, in questo articolo, o forse nei commenti (non riesco più a ritrovare il punto, perdonami), qualcuno diceva che il fatto che urania abbia deciso di pubblicare un’antologia fantasy in una collana di fantascienza sarebbe da considerarsi una presa in giro dei lettori. Personalmente, se urania ripropoponesse anche tutta la saga di Melnibone, non farei una piega. Il problema è quando mi tirano fuori roba come E-Doll o Toxic@… insomma, che siano scritti almeno in maniera decente.

  18. Visto che si parla di Urania, avrei una domanda un po’ off topic: tempo fa lessi tre volumi credo pubblicati da questa collana, prestatimi da un amico, di cui però non mi segnai il titolo, e che vorrei rintracciare, anche solo per sapere se anche i lettori di Tapirullanza li conoscono.
    Uno era un romanzo che parlava di uomini rifugiatisi nel sottosuolo in seguito all’apocalisse nucleare che avevano sviluppato l’abilità di orientarsi con il suono come i pipistrelli per muoversi in un ambiente completamente avvolto dall’oscurità.
    Un altro parlava di una spedizione scientifica su un pianeta completamente rivestito da foreste fatte da alberi enormi e abitato da una razza umanoide i cui membri erano tutti accompagnati dal proprio famiglio personale, che se non sbaglio aveva le sembianze di un orso.
    Un altro invece era una raccolta di racconti a metà fra il serio e il divertente. Quello che mi ricordo meglio parlava di un soldato chiamato Raven che compiva missione pericolosissime che non potevano essere affidate a nessun altro, poiché non era un semplice uomo ma bensì un alieno costituito a sua volta da una miriade di esseri senzienti (un po’ come se ogni cellula del nostro corpo fosse un essere senziente a sé stante), che aveva una moglie (anch’essa un’aliena) con la quale però non aveva nessun tipo di rapporto sessuale, perché la loro razza non provava il bisogno di esprimere i loro profondi sentimenti attraverso un rapporto fisico.
    Nessuno ne sa niente?

  19. @Giovanni: Ehm, temo di non aver letto nessuno di questi^^’

  20. @Giovanni: il primo l’ho letto. Ci ho messo un po’ a trovarlo su internet perchè non ricordvo il titolo preciso. Sono praicamente certo che sia “Universo Senza Luce” : http://www.delosstore.it/collezionismo/scheda.php?id=30270, anche se quella edizione è di editrice nord. Fra l’altro una bella storia, mi è piaciuta molto (cercando sulla rete per il titolo ho scoperto che era canditato al premio Hugo, strappatogli dall’inarrivabile Ammiraglio Heinlein)… Per gli altri due, mi spiace ma non saprei aiutarti…

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