Inglese e narrativa

Gentleman ingleseOrmai è passato circa un anno e mezzo, da che ho cominciato a leggere narrativa nella lingua della perfida Albione. I primi romanzi che ho letto in inglese, credo, sono stati Last and First Men di Olaf Stapledon e Orbitsville di Bob Shaw. Erano due storie che mi incuriosivano tantissimo, ma le traduzioni in italiano erano ormai introvabili.
Durante questi primi, timidi tentativi, mi accorsi di una cosa. Sebbene procedessi più lentamente, o avessi bisogno di aprire la funzione “vocabolario” tre volte a pagina, o facessi più fatica, l’esperienza complessiva era più appagante. Quando chiudevo il libro, mi sentivo meglio. Era svanita quella sgradevole sensazione che mi prendeva una volta su due quando mi trovavo a leggere una traduzione Fanucci o Urania o Nord; quelle traduzioni fatte di fretta, che ti fanno sempre chiedere: “ma sto leggendo la cosa vera, o il traduttore ha fatto un disastro?”. Tralasciando i casi più plateali del cervo che nelle mani di Altieri diventa un unicorno, o della politica Urania di tagliuzzare tutti i romanzi che superano le 300-350 pagine, ricordo ancora quel passaggio in un romanzo di Dick – traduzione italiana targata Fanucci – in cui a un certo punto un personaggio, in risposta all’osservazione di un altro, dice: “Io vedo”. E io sono sicuro che nell’originale inglese c’era scritto “I see”. OMG.
Così, mentre da un lato cominciavo a leggere fiction mai tradotta in italiano – la Bizarro, VanderMeer, eccetera – dall’altro mi ostinavo a leggere in inglese anche autori disponibili in italiano, o che fino a quel momento avevo sempre letto in italiano (per esempio mi sono riletto in inglese qualche romanzo di Dick). A maggior ragione quando ho scoperto che leggere narrativa in inglese in quantità industriale ti fa passare più facilmente gli esami di Cambridge.

Visto a un anno e mezza di distanza, abituarsi a leggere narrativa in inglese regala un sacco di vantaggi, mentre gli unici svantaggi sono all’inizio (quando ci si sta ancora impratichendo) e si superano in fretta. Certo: purché non si tenti di strafare, e si faccia una valutazione obiettiva della propria abilità nell’inglese. Ho imparato che può essere molto frustrante tentare di leggere un romanzo scritto con un livello d’inglese troppo difficile per la nostra preparazione; toglie il gusto alla lettura e può far passare la voglia di esercitarsi. Se i libri semplici ti incoraggiano, quelli troppo difficili possono farti venire voglia di non leggere mai più un solo rigo.
Per questo ho deciso, da adesso in avanti, di aggiungere ad ogni “scheda del libro” (quell’elenco di dati all’inizio di un Consiglio o di una Bonus Track) anche la voce ‘Difficoltà in inglese’. Per darvi subito un’idea dell’accessibilità del libro, senza rischiare brutte sorprese. Potete anche immaginarlo come un percorso: partire da libri con ‘Difficoltà 1’, impratichitevi e, quando comincerete a leggerli in modo fluente, passate a qualche libro di ‘Difficoltà 2’ – e così via. D’altronde, Grande Zeta mica ha imparato a sollevare 90 kg in un giorno!

Bodybuilder orribile

Non si diventa così dall’oggi al domani!

La valutazione della difficoltà dei libri non pretende di essere del tutto oggettiva – non ne avrei mezzi. E’ una valutazione basata sulla mia esperienza, sui progressi che ho fatto in quest’anno e mezzo e sulle difficoltà che ho incontrato. Se doveste trovare delle discrepanze, sentitevi liberi di lamentarvi (ma non di spezzarmi le gambe, plz).

I cinque livelli di difficoltà
Il livello di difficoltà di un libro sarà misurato in asterischi o stelline (*), dove una stellina corrisponderà al minimo di difficoltà e cinque al massimo.

Una stellina
Libri dalla difficoltà paragonabile a quella degli Young Adult. Sono libri che ormai leggo con la stessa fluenza dell’italiano, e che comunque non mi hanno mai dato particolari problemi. La sintassi delle frasi è semplice, il vocabolario è perlopiù composto di termini di uso comune, non ci sono ardite metafore, la voce narrante mette a proprio agio, eccetera. A questo livello di difficoltà troverete molti libri di Bizarro Fiction, ma anche libri dallo stile piano e pseudo-saggistico come quelli di Stapledon.

Libri con una stellina su Tapirullanza:

Due stelline
La maggior parte dei libri che ho recensito hanno questo livello di difficoltà, e direi che in generale si tratta del livello più diffuso – almeno nella narrativa di genere. All’inizio della mia avventura linguistica avevo qualche difficoltà e incertezza nel leggere questo tipo di libri, soprattutto perché il vocabolario si fa più ampio e cominciano ad apparire un po’ di termini tecnici o ricercati. Avere un e-reader con il dizionario inglese-italiano integrato e accessibile con un click sulla parola sconosciuta è il modo migliore per fare rapidi progressi a questo livello di difficoltà.

Libri con due stelline su Tapirullanza:

Epic Fail di Loki

I cittadini di Stuttgart hanno seguito i miei consigli.

Tre stelline
Le cose cominciano a farsi più difficili! Questi sono libri che mi danno ancora qualche problema. Le ragioni sono le più varie: per esempio, l’uso di slang particolari, o di neologismi, o di un linguaggio molto colorito, in cui diventa più difficile distinguere tra immagini da considerare come metafore e altre da prendere in senso letterale. Ancora, libri con uno stile molto mostrato, in cui il protagonista conosce già il background della storia, e quindi il mondo è spiegato più attraverso allusioni e indizi che nero su bianco. Il lettore deve fare un po’ di lavoro interpretativo, e se non si è ferrati nella lingua si rischia di non capire niente e andare nel panico.

Libri con tre stelline su Tapirullanza:

Quattro stelline
Questi libri presentano gli stessi problemi di quelli precedenti, ma amplificati – un background estremamente complesso e spiegato per accenni e indizi, o una scrittura estremamente convoluta e con un vocabolario pieno di termini desueti, o la presenza di ambiguità e doppi sensi, o una grande concentrazione di termini tecnici e concetti complicati (come in certa Hard SF – spesso non quella meglio scritta). Questi libri mi danno ancora diversi problemi, e quando una traduzione italiana è disponibile, spesso me ne servo per superare i passaggi più complicati – di recente mi è capitato proprio con Neuromante. Comunque, si tratta in genere di libri che non sono semplici da leggere neanche per i nativi di lingua inglese.
Su Tapirullanza, come vedrete, me ne sono occupato finora solo una volta.

Libri con quattro stelline su Tapirullanza:

Cinque stelline
Al grado di difficoltà massima pongo quei libri così difficili da leggere in lingua originale, che ho dovuto abbandonarli del tutto o leggerli in italiano. Si tratta in realtà di una categoria teorica, perché un caso del genere non mi è ancora capitato2 (o forse il mio intuito mi ha tenuto inconsciamente alla larga dai libri troppo ostici). Allo stato attuale, quindi, le cinque stelline non sono rappresentate su Tapirullanza, ma si tratta di un “limite ideale” di difficoltà che è utile tenere a mente.

Yo Dawg

Consigli aggiuntivi
1. Soprattutto all’inizio, quando è possibile, procuratevi due copie della stessa opera, una in inglese e l’altra in italiano (ovviamente scaricandole gratis, almeno una delle due). Cercate di leggere quella in inglese, e quando arrivate ad un passaggio difficile controllate sulla copia in italiano: in questo modo si evita il rischio di arenarsi e si impara rapidamente come certe parole o espressioni o passaggi si traducono in italiano. All’inizio della mia “carriera” l’ho fatto con due romanzi della LeGuin, Changing Planes e The Lathe of Heaven; di recente mi è capitato con un libro parecchio ostico in inglese, Neuromante.
2. Procuratevi un reader con dizionario inglese-italiano integrato, e possibilmente veloce e comodo da utilizzare. Per esempio, io utilizzo il PRS T1 della Sony, che ha il touch screen; mi basta cliccare su una parola mentre leggo e in basso mi si apre la finestra del dizionario con la traduzione. Tempo impiegato: una manciata di secondi; e quindi il minimo di distrazione dalla storia.

(1) Come ho mostrato nel Consiglio, City of Saints and Madmen è un’opera molto eterogenea, e il livello di difficoltà varia molto. Gli pseudo-saggi secondo me si assestano in genere sulle 2 stelline, mentre i racconti veri e propri (che comunque sono la maggior parte) raggiungono spesso le 3 stelline.Torna su

(2) In realtà mi è capitato un caso di abbandono di un romanzo in lingua inglese – Dragon’s Egg di Robert Forward. Si trattava di una lettura faticosa, frustrante e ben poco appagante. Certo la lingua ha fatto la sua parte, ma credo che i motivi del mio abbandono siano altri:
1. La difficoltà dei termini e dei concetti che Forward impiega per spiegare gli elementi scientifici centrali del romanzo, come la formazione della stella di neutroni o la struttura e lo scopo di vari macchinari scientifici mandati nello spazio per studiarla.
2. La piattezza dei personaggi, la telecamera onnisciente con cui è osservato il viaggio e la formazione della stella di neutroni, la storia insulsa, il ritmo inesistente – in una parola, la noia. E se alla noia aggiungi la fatica e l’impossibilità di seguire i ragionamenti di astrofisica più complessi, il desiderio di andare avanti finisce nel cesso.
Ho retto fino tipo a pag.50, poi mi son detto “ma chi me lo fa fare?” e amen.Torna su

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21 risposte a “Inglese e narrativa

  1. A che punto eri arrivato, prima d’interrompere Dragon’s Egg? Non ricordo se cambia qualcosa nello stile procedendo col romanzo, ma sicuramente da un certo punto cambia parecchio nella trama.
    Comunque è un libro che mi è piaciuto tantissimo. È vero però che la terminologia non sempre è semplicissima, e di certo se da prima non si sa nulla – o se non interessa l’argomento – può venire a noia. Del resto è fantascienza hard, non mi stupisce quindi un simile approccio.
    Sicuramente non è uno dei libri piú facili; Forward stesso ne ha parlato come un libro sulla fisica delle stelle a neutroni camuffato da romanzo.

  2. Un autore che ho trovato molto difficile da leggere è Stross: in Halting State ho arrancato per la tutta prima metà del libro, ho continuato solo perché era molto interessante, ma era faticoso, soprattutto quando si mettevano a parlare in scozzese.
    Ho iniziato anche Singularity Sky, ma era troppo difficile e ho smesso. Magari lo riprendo quando finisco gli esami e posso permettermi letture più faticose ._.

  3. Il mio primo romanzo in inglese è stato Wuthering Heights, e non è stato traumatico come credevo: qualche costruzione gramaticale un po’ circonvoluta e desueta mi ha costretto a controllare la versione italiana, ma lessicalmente parlando non ho avuto particolari problemi. Questo finché non compariva in scena Joseph, il domestico che parlava in uno strettissimo dialetto dello Yorkshire in cui la quantità di apostrofi superava quella delle lettere pronuciate.

    Un autore che invece mi ha fatto piangere sangue è Glen Duncan: adoro il suo stile, ma il suo slang britannico ha fatto impazzire il dizionario del mio reader. Ne è valsa la pena, comunque, viste certe oscenità adocchiate nella traduzione italiana (look up tradotto come ricercare su. ARGH.)

  4. Stross molto spesso “inventa” le parole, e se quindi è già difficile leggerlo in italiano, tradotto da qualcuno che ci capisce veramente (cosa estremamente difficile ed altamente improbabile), diventa veramente ostico in inglese, a meno che uno non sia quasi di madre lingua…

  5. @Mauro:

    A che punto eri arrivato, prima d’interrompere Dragon’s Egg? Non ricordo se cambia qualcosa nello stile procedendo col romanzo, ma sicuramente da un certo punto cambia parecchio nella trama.

    Sì, ricordo che eri stato tu a suggerirmi di leggere il libro di Forward durante una discussione sui Gamberi^^
    Comunque, il punto in cui mi sono bloccato è questo, dopo che Dragon’s Egg è stato individuato ma prima che ci spediscano la nave:

    The expedition was still six months away from Dragon’s Egg, but it was time to start the activities of the automated probes that had been sent ahead by St. George. There would be a lot of work to do in preparation for their close-up view of the star. Now that they had found and identified the asteroidal bodies around the neutron star that they would need, the work could be done as easily by robot brains as human ones.
    The largest of the probes was really an automated factory, but its single output was very unusual— monopoles. It had some monopoles on board already, both positive and negative types. These were not for output, but the seed material needed to run the monopole factory. The factory probe headed for the first of the large nickel-iron planetoids that the strong magnetic fields of the neutron star had slowed and captured during its travels. It started preparing the site while the other probes proceeded with the job of building the power supply necessary to operate the monopole factory, for the power that would be needed was so great that there was no way the factory probe could have carried the fuel. In fact, the power levels needed would exceed the total power-plant capability of the human race on Earth, Colonies, Luna, Mars, asteroids, and scientific outposts combined.
    Although the electrical power required was beyond the capability of those in the Solar System, this was only because they didn’t have the right energy source. The Sun had been—and still was—very generous with its outpouring of energy; but so far the best available ways to convert that radiant energy into electricity, either with solar cells or by burning some fossilized sun energy and using it to rotate a magnetic field past some wires in a generator, were still limited.
    Here at Dragon’s Egg, there was no need for solar cells or heat engines, for the rapidly spinning, highly magnetized neutron star was at one time the energy source and the rotor of a dynamo. All that was needed were some wires to convert the energy of that rotating magnetic field into electrical current.
    The job of the smaller probes was to lay cable. They started at the factory and laid a long thin cable in a big loop that passed completely around the star, but out at a safe distance, where it would be stable for the few months that the power would be needed. Since a billion kilometers of cable was needed to reach from the positions of the asteroidal material down around the star and back out again, it had to be very unusual cable—and it was. The cables being laid were bundles of superconducting polymer threads. Although it was hot near the neutron star, there was no need of refrigeration to maintain the superconductivity, for the polymers stayed superconducting almost to their melting point—900 degrees.
    The cables became longer and longer and started to react to the magnetic field lines of the star, which were whipping by them ten times a second—five sweeps of a positive magnetic field emanating from the east pole of the neutron star, interspersed with five sweeps of the negative magnetic field from the west pole. Each time the field went by, the current would surge through the cable and build up as excess charge on the probes. Before they were through, the probes were pulsating with displays of blue and pink corona discharge—positive, then negative. The last connection of the cable to complete the circuit was tricky, since it had to be made at a time when the current pulsating back and forth through the wire was passing through zero. But for semi-intelligent probes with fractional-relativistic fusionrocket drives, one-hundredth of a second is plenty of time.
    With the power source hooked up to the factory, production started. Strong alternating magnetic fields whipped the seed monopoles back and forth at high energies through a chunk of dense matter.
    The collisions of the monopoles with the dense nuclei took place at such high energies that elementary particle pairs were formed in profusion, including magnetic monopole pairs. These were skimmed out of the debris emanating from the target and piped outside the factory by tailored electric and magnetic fields, where they were injected into the nearby asteroid. The monopoles entered the asteroid and in their passage through the atoms interacted with the nuclei, displacing the outer electrons. A monopole didn’t orbit the nucleus like an electron. Instead, it whirled in a ring, making an electric field that held the charged nucleus, while the nucleus whirled in a linked ring to make a magnetic field that held onto the magnetically charged monopole.
    With the loss of the outer electrons that determined their size, the atoms became smaller, and the rock they made up became denser. As more and more monopoles were poured in the center of the asteroid, the material there changed from normal matter, which is bloated with light electrons, into dense monopolium. The original atomic nuclei were still there; but, now with monopoles in linked orbits around them, the density increased to nearly that of a neutron star.
    As the total amount of converted matter in the asteroid increased, the gravitational field from the condensed matter became higher and soon began to assist in the process, crushing the electron orbits about the atoms into nuclear dimensions after they had only been partially converted into monopolium.
    After the month-long process was complete, the 250-kilometer-diameter asteroid had been converted into a 100-meter-diameter sphere with a core of monopolium, a mantle of degenerate matter of white dwarf density, and a glowing crust of partially collapsed normal matter.
    After the first asteroid had been transformed, the factory turned to the next, which had been pushed into place by a herder probe that had started its task many months ago. The process was repeated again and again until finally there was a collection of eight dense asteroids circling the neutron star: two large ones and six smaller ones, dancing slowly around each other as they moved along in orbit. They were kept in a stable configuration with thrusts from the probes, which used the magnetic fields from a collection of monopoles in their noses to exert a push or pull from a distance on the hot, magnetically charged, ultra-dense masses.
    The probes, herding their creations along, now waited patiently for St. George to arrive. As the humans approached the neutron star, the herder probes became more active. They pushed, pulled, and nudged the two larger asteroids until they approached one another. As the ultra-strong gravitational fields of the two asteroids interacted, they whirled about one another at blinding speed and then took off in opposite directions on highly elliptical orbits that would meet again many months later at a point much closer to the nearby neutron star.

    La noia è palpabile, e la fatica non vale la ricompensa.
    A me l’Hard SF non dispiace (ho letto con gusto Rama, Ringworld, The Fountains of Paradise, etc.) ma questa spatafiata infinita con narratore onnisciente è indigeribile. E di parti scritte così è pieno! (non che quelle coi personaggi umani siano molto meglio). Ma forse dipende anche dal fatto che non sono molto ferrato in fisica e la parola “monopolo” non mi suscita una particolare eccitazione.
    Se vuoi puoi anche provare un tiro di Persuasione, ma mi auguro che il tuo Carisma sia molto alto.

    @Tales:

    Il mio primo romanzo in inglese è stato Wuthering Heights, e non è stato traumatico come credevo: qualche costruzione gramaticale un po’ circonvoluta e desueta mi ha costretto a controllare la versione italiana, ma lessicalmente parlando non ho avuto particolari problemi.

    Sono d’accordo: in genere i romanzi dell’800 non sono difficili da leggere in inglese (e a volte pure più facili). Il libro di Twain è difficilotto perché i personaggi medievali usano un linguaggio arcaico che fa impazzire il dizionario e richiede una buona dose di immaginazione.

    @mikecas:

    Stross molto spesso “inventa” le parole, e se quindi è già difficile leggerlo in italiano, tradotto da qualcuno che ci capisce veramente (cosa estremamente difficile ed altamente improbabile), diventa veramente ostico in inglese

    Gibson mi ha dato gli stessi problemi con Neuromante: un sacco di neologismi e concetti inventati, che il lettore deve in gran parte dedurre dal contesto.
    Comunque Gamberetta mi aveva detto di aver mollato Singularity Sky a metà; forse l’ha fatto proprio per questo motivo.

  6. Grade Tapiro. Mi piace questa cosa delle stelline inglesi. Il mio primo libro in inglese e’ stato Seabiscuit (il cavallo, niente fantascienza), una fatica, ma gran bel libro. Pero’ se leggo per passare il tempo (vedi lettura da ombrellone) perche’ fare la fatica e spendere tempo in piu’ (in inglese non ho la modalita’ di lettura verso l’infinito e oltre)? Su altri piani l’ho sto leggendo in italiano.
    Per gli altri provo. Con Ringworld mi son detta: “persevera, ce la puoi fare!”. Con Neuromante e’ stato: “aiuto! frenaaaaa!! Italiano vieni a me!”
    Quando posso, preferisco leggere in italiano… maledetti traduttori!

  7. Le traduzioni alla cazzo in italiano sono capolavori tragicomici. Approvo questo nuovo sistema di rating, sarà molto utile per i lettori intimoriti dal passaggio all’ inglese ^_^

  8. Tapiro sei un grande…
    Ho preso un libro che tu hai contrassegnato con una stellina (the haunted vagina) e devo dire che in poco tempo sono già a pagina 30.
    Certo, non capisco tutto e sono col dizionario a portata di mano (o di click) ma pensavo di essere messo molto peggio visto che l’ultimo libro che avevo provato a leggere era ringword.

    Visto che ci sei, perché non segnali tra i commenti libri che hai letto con difficoltà “*” anche se non li hai ancora recensiti/proposti?
    Non una vera e propria segnalazione ma un: questo libro è facile e l’ho trovato decente.

    Ps perché non fai anche un indice delle Bonus track presenti in altri articoli?
    L’altro giorno mi sono trovato in libreria e volevo ordinare quel saggio de Il Mulino sulla religione nel medioevo ma non trovavo proprio l’articolo.

  9. Attualmente di libro in “inglese vero e proprio” ne ho letto solo uno, Max Brook’s Zombie Survival Guide, che secondo me si assesta su un livello di * stellina. Un’altra cosa: la maggior parte dei videogiochi non ha fasi raccontate, quindi per quanto riguarda “espressioni” e “parole” sono utili perché raramente superano il livello **

  10. @fraflabellina:

    Per gli altri provo. Con Ringworld mi son detta: “persevera, ce la puoi fare!”. Con Neuromante e’ stato: “aiuto! frenaaaaa!! Italiano vieni a me!”

    Eh sì: se Ringworld è da tre, Neuromancer è decisamente da quattro u.u

    @Guardiano:

    Visto che ci sei, perché non segnali tra i commenti libri che hai letto con difficoltà “*” anche se non li hai ancora recensiti/proposti?
    Non una vera e propria segnalazione ma un: questo libro è facile e l’ho trovato decente.

    Non sono moltissimi (anche perché in totale non avrò letto più di un centinaio di libri in inglese, e probabilmente anche un po’ meno), comunque ci provo. Vediamo:
    – Oltre a quelli citati nell’articolo, quasi tutti quelli di Mellick che ho letto. Il mio preferito, The Egg Man, forse si avvicina alle due stelline ma non sono sicuro.
    – Oltre a Last and First Men, anche Odd John e Sirius di Stapledon. Il vocabolario di Stapledon è piuttosto ampio (soprattutto in Last and First Men), ma lo stile è piano e uniforme, e la costruzione delle scene è elementare. Può capitare che non si capisca qualche particolare, ma nei suoi libri si ha sempre il pieno “controllo della situazione”. Il rischio al massimo è la noia.
    Star Maker è un po’ più complicato invece, e lo collocherei sulle due stelline.
    Bring the Jubilee di Ward Moore è un altro libro piuttosto semplice. Anche qui, il vocabolario non è sempre immediato (e ci sono anche alcuni neologismi o nomi che hanno cambiato significato, trattandosi di un’ucronia), ma la storia è narrata in prima persona con uno stile uniforme e pacato. Il romanzo – ucronia in cui i Confederati sudisti hanno vinto la Guerra di Secessione e ora sono una nazione grande e prospera, mentre gli Stati Uniti (che vanno dal Maine alla Virginia) sono un paese povero, depresso e orribile – è carino, ma niente di trascendentale; il finale è divertente, anche se telefonato.
    Emphyrio di Jack Vance, un science-fantasy un po’ romanzo d’avventura e un po’ mainstream. Non saprei dire se sia da una o due stelline, forse è qualcosa nel mezzo; comunque si legge in modo abbastanza scorrevole. Ci sono diverse idee carine, ma purtroppo ha i soliti difetti alla Vance: narratore onnisciente, abbondanza di raccontato, gestione sballata dei tempi e dei climax, etc.

    Se me ne vengono in mente altri poi li aggiungo.

    perché non fai anche un indice delle Bonus track presenti in altri articoli?
    L’altro giorno mi sono trovato in libreria e volevo ordinare quel saggio de Il Mulino sulla religione nel medioevo ma non trovavo proprio l’articolo.

    Forse dovrei; il problema è che, con tutti i libri di cui ho parlato per vie traverse, servirebbero vagonate di indici x°D Ci penserò in futuro, quando avrò un po’ di tempo.
    Nel tuo caso specifico, il libro è La santità nel Medioevo e si trova in fondo al Consiglio #06: A Canticle for Leibowitz.

    @Gluttony:

    Attualmente di libro in “inglese vero e proprio” ne ho letto solo uno, Max Brook’s Zombie Survival Guide, che secondo me si assesta su un livello di * stellina

    Sì, avevo dato un’occhiata a quel libro (anche se poi non l’ho letto), e sembra anche a me da una stellina. Puoi aggiungerlo alla lista, Guardiano.
    E già che ci siamo, pure World War Z di Brooks mi sembra da una stellina.

    la maggior parte dei videogiochi non ha fasi raccontate, quindi per quanto riguarda “espressioni” e “parole” sono utili perché raramente superano il livello **

    Io ho imparato l’inglese con Final Fantasy VII e Vagrant Story ^-^ (che non erano molto semplici, comunque).

    @tutti: Sono veramente contento che l’iniziativa sia piaciuta, grazie del feedback! ^_^

  11. Dragon’s Egg: in pratica eri ancora alla mega-introduzione.
    Sicuramente se non t’interessa la fisica e/o gli argomenti trattati il libro perde molto; a me è piaciuto, ma anche tutta la parte scientifica m’interessava, cosí come tutta la parte sui monopoli.

  12. Nel leggere in Inglese dei romanzi fantasy bisogna stare anche attenti ad un altro aspetto, e uso come esempio la trilogia The First Law di Joe Abercrombie che ho finito qualche settimana fa. Si legge senza difficoltà insuperabili, ma bisogna fare attenzione all’uso di parole inconsuete e di derivazione arcaica, che “fanno atmosfera” per chi è di lingua madre, e impongono il vocabolario agli altri. Ma l’aspetto principale è che ognuno “parla come mangia”, e quindi ogni personaggio usa un diverso stile e un diverso vocabolario. I “rudi” uomini del Nord usano quindi un linguaggio “rude”, folcloristico e sboccato. Alla fin fine non è difficile da capire ed è divertente, ma il pericolo è che poi si pensi che in inglese certe cose si dicano proprio in quel modo…
    😉

  13. @ Mikecas: vero, ma… concordo con il Tapiro. Leggere in originale apre la mente, ed a volte ribalta il giudizio su di un libro o su di uno scrittore.
    Turtledove (e la sua prosa) l’ho rivalutata tantissimo leggendolo in originale (dove peraltro ci sono un sacco di tongue in cheek e “gomitini gomitini”, del tipo il celta che parla come un airisc etc., che mi hanno fatto morire 🙂 )
    Joe Abercrombie merita davvero? Sono quasi tentato di scaricarlo acquistarlo, visto che se ne è sentito parlare gran bene.

    @ Gluttony: io l’inglese ho iniziato a masticarlo con Diablo :;-)
    Ah, dolci ricordi 🙂 😉

  14. @ Gluttony: io l’inglese ho iniziato a masticarlo con Diablo :;-)
    Ah, dolci ricordi 🙂 😉

  15. @Mauro:

    Dragon’s Egg: in pratica eri ancora alla mega-introduzione.
    Sicuramente se non t’interessa la fisica e/o gli argomenti trattati il libro perde molto; a me è piaciuto, ma anche tutta la parte scientifica m’interessava, cosí come tutta la parte sui monopoli.

    Dipende: la parte sulle creaturine che abitano la stella neutroni, il modo in cui si adattano all’ambiente e si evolvono mi piaceva tantissimo.
    Ma ammetto che il problema sta anche nella mia scarsa preparazione fisica di base. Quando Forward si mette a parlare di monopoli e compagnia cantante, faccio proprio fatica a convertire i concetti da lui spiegati in immagini – faccio fatica a visualizzare quello che mi sta dicendo. E quindi arranco.
    La sua prosa, poi, certo non aiuta.

    Comunque non dubito che chi riesca a superare questi problemi (come te) possa godersi il romanzo e le sue speculazioni fascinose.

    @mikecas:

    Alla fin fine non è difficile da capire ed è divertente, ma il pericolo è che poi si pensi che in inglese certe cose si dicano proprio in quel modo…

    Meh. Sarebbe come giocare a GTA e pensare che tutti gli anglosassoni parlino come le gang di negri madafaka.
    Comunque forse leggero’ anch’io la trilogia di Abercrombie, prima o poi, visto che ne ho sentito parlare cosi’ bene.

  16. L’Essere (il mio fratellino) ha imparato l’inglese sui manuali di D&D, quindi è proprio vero che tutto fa brodo.
    Quanto a cosa leggere in lingua, io a tutt’oggi non riesco a leggere Pratchett in lingua: qualcun altro ci ha provato?

  17. La parte sui Cheela è la mia preferita, adoro la loro evoluzione, come sono, come si evolvono i concetti (il perché le piante crescono… fantastico).
    Ma sì, visualizzare le parti di fisica non è facile; ora non ricordo, ma tutta la parte sulla nascita della stella a neutroni dubito d’averla visualizzata.

  18. Mi sembra un’ottima idea!
    Con Twain in effetti faccio un po’fatica. Anche se al momento l’ho un po’mollato lì, come vari altri, visto che continuo a prendermi bene con altri libri. Ma prim’o poi li finirò tutti!

  19. Parlando di “livello Young Adult” mi viene in mente Westerfeld, che è proprio un autore Young Adult.
    Consiglio di evitare Leviathan che ha un target davvero basso, ma le altre due saghe che ha scritto, quella degli Uglies e quella dei Midnighters, non sono così male. E la lingua è davvero semplice.
    Forse quella dei Midnighters è meglio da questo punto di vista, perché è ambientata ai giorni nostri quindi è più semplice ambientarsi e perché il finale ha una deriva meno Young Adult che nell’altra.

  20. Visto che si parla di hard-SF: aggiungendo libri alla mia wishlist di Amazon che si allunga a dismisura man mano leggo il blog del Tapiro e che non si esaurirà mai, Amazon mi ha consigliato la saga di Hyperion di Dan Simmons. Qualcuno l’ha letta o la conosce?

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    Ciao, qui potete trovare dei libri in inglese facili da leggere, perfetti per chi sta imparando l’inglese, ma molto interessanti anche per chi gia lo sa.

    Sono fiabe e racconti folkloristici da tutto il mondo. Costano circa 3€ in formato digitale e circa 5€ di carta (prezzo onesto!)

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