I Consigli del Lunedì #23: Warrior Wolf Women of the Wasteland

Warrior Wolf Women of the WastelandAutore: Carlton Mellick III
Titolo italiano: –
Genere: Horror / Apocalyptic SF / Bizarro Fiction
Tipo: Romanzo

Anno: 2009
Nazione: USA
Lingua: Inglese
Pagine: 313

Difficoltà in inglese: *

McDonaldland è l’ultimo bastione della civiltà moderna, in un mondo devastato dall’olocausto nucleare. Sotto l’occhio benevolo della Benedetta Corporazione McDonald’s, gli abitanti lavorano sedici ore al giorno alla produzione di patatine fritte, pane per hamburger, carne di nu-mucca o nu-gallina, o altri cibi McDonald’s – gli unici legali a McDonaldland. A causa di questa dieta, gli abitanti sono quasi tutti grassi e sono incoraggiati a diventarlo ancor di più. Per chi si ribella alla volontà della corporazione, d’altronde, c’è un solo destino: essere esiliati da McDonaldland, aldilà del muro di trecento piedi che circonda la città, in una landa desolata infestata di famelici lupi mannari.
Un tempo anche i lupi mannari erano esseri umani – donne. In seguito alla guerra nucleare, un parassita si è insediato nei corpi di tutte le donne, infettandole con la sua maledizione. Da allora, ogni volta che una donna ha un orgasmo, perde un po’ della sua umanità e acquista tratti da lupo; il loro destino ultimo è di trasformarsi in bestioni di puro istinto grossi come autobus. Per questo, qualunque donna venga sorpresa a fare sesso o a masturbarsi senza aver ricevuto l’autorizzazione dal governo, viene immediatamente esiliata – condannata a trasformarsi in lupo mannaro o ad essere sbranata da uno di essi.
Daniel Togg conduce una vita infelice nella periferia di McDonaldland, producendo birra di nascosto con materiale di scarto e pensando a Nova, la sua fiamma del liceo, cacciata nelle terre selvagge dopo che un uomo l’aveva stuprata. Tra orari impossibili nella fabbrica di produzione di patatine e quel bullo di suo fratello, tenente di polizia di McDonaldland, la vita di Daniel non è mai stata facile – ma ora le cose stanno peggiorando. Devono aver messo qualcosa di sbagliato nel cibo, perché negli ultimi mesi a Daniel sono spuntate dal petto altre due braccia. Ora Daniel deve tenerle sempre nascoste sotto la maglietta, perché anche il destino dei mutanti, come quello dei lupi mannari, è di essere cacciati dalla città – e dati in pasto alle bestie là fuori.

Carlton Mellick III è un autore specializzato in novellas (racconti molto lunghi o romanzi brevi), ma con Warrior Wolf Women of the Wasteland torna al romanzo vero e proprio. Abbiamo già conosciuto questo campione della Bizarro Fiction con The Haunted Vagina e The Baby-Jesus Butt Plug prima, e con il modesto Sausagey Santa poi. In quel frangente, diversa gente aveva espresso sentimenti ambivalenti verso la Bizarro: uhm, sì, potrebbe essere interessante, però mi sembra un po’ troppo, e poi dai, gente che entra dentro la vagina di altra gente o il figlio di Dio infilato su per il culo, insomma, cioè! Bene – questo Consiglio è pensato proprio per voi!
Warrior Wolf Women of the Wasteland prende alcuni elementi tradizionali dell’horror pseudo-fantascientifico, come lupi mannari, mutazioni genetiche, e un mondo post-apocalittico, li inserisce in una struttura horror-action-splatter alla Grindhouse – Planet Terror e li shakera con un’ampia dose di Bizarro e di genialità.


Un importante precursore dell’opera di Mellick.

Uno sguardo approfondito
Una delle cose che mi ha sempre stupito di Mellick, è la sua capacità di mettere nello stesso romanzo un tale numero di idee che per un autore normale sarebbero bastate per tre o quattro libri diversi. Solo il primo capitolo introduce una tale quantità di trovate da abbagliare. Ma queste idee non sono un’accozzaglia di trovate messe insieme a caso, bensì discendono da un limitatissimo numero di premesse.
Premessa numero uno: una società governata dalla McDonald’s come se si trattasse di un’azienda, come funzionerebbe? Lo stile di vita dei suoi abitanti (obesi che muoiono prima dei cinquant’anni), la loro religione (una fusione di Cristianesimo e Islam con Ronald McDonald nel ruolo di Gesù), persino lo stile architettonico (rosso e giallo brillante nelle diverse sfumature, ovunque) discendono da quell’assunto.
Premessa numero due: come sarebbe organizzata una società in cui ogni esemplare femminile si trasforma progressivamente in un mostro orrendo ogni volta che ha un orgasmo? Mellick pensa a tutto: politica della castità totale, permessi rilasciati dal governo per avere figli, abbigliamento per donne che hanno avuto figli per nascondere le loro orribili fattezze, ma anche il disprezzo e la paura che gli uomini provano per le loro compagne e la trasformazione psichica a cui le donne vanno incontro mano a mano che si trasformano. E ancora, come potrebbero sopravvivere nelle lande selvagge le donne esiliate ma non ancora diventate pienamente lupo, come potrebbe organizzarsi una società di donne-mannare, che valori avrebbe, eccetera.
La premessa numero tre, ossia le strane mutazioni maschili che fanno spuntare braccia o gambe aggiuntive, all’inizio sembra quella più insulsa, poco più di un espediente per mettere il protagonista in una situazione di pericolo e innescare la vicenda. In realtà, andando avanti nella storia, Mellick riesce a innestare questa premessa in un insieme con le altre due che non solo è convincente, ma sembra anche l’unica spiegazione possibile per tutto quello che è successo. Mellick è stato spesso rimproverato di inserire elementi assurdi per il gusto di farlo; be’, in questo libro tutte le trovate scaturiscono da un background perfettamente coerente ed organico. Si capisce che ci ha lavorato molto, e i risultati si vedono 1.

I'm Vomiting It

Tutto questo è raccontato con il consueto stile di Mellick, ossia con la prima persona e tempo presente. Daniel Togg è il tipico protagonista mellickiano: sulla trentina, tranquillo, un po’ ribelle e anticonformista ma tendenzialmente passivo, razionale, dal timbro narrativo caldo e scorrevole. Ogni capitolo è costituito da tanti brevi paragrafi (ma nelle scene più concitate un paragrafo può essere lungo anche alcune pagine).
Quando deve introdurre informazioni di background, Daniel non ha problemi a interrompere la narrazione (magari con un nuovo paragrafo) e ad aprire una digressione come se si stesse rivolgendo direttamente al lettore ignaro. Se da un lato questo espediente è un po’ illogico e spezza il ritmo, dall’altro in genere gli infodump sono abbastanza divertenti e/o curiosi da non dare fastidio – tranne in alcune circostanze particolarmente demenziali, come quando durante un’adrenalinica fuga dai lupi mannari Daniel apre una digressione sulla trasformazione del gioco del football a McDonaldland (WTF?).
Bisogna anche riconoscere che questo modo di inserire infodump – brevi, bizzarri, riferiti con lo stesso timbro vivace della storia principale – rende la storia più scorrevole e più facile da seguire; il lettore non deve dedurre niente o quasi perché gli viene detto tutto. Come direbbe il Duca, la prosa di Mellick è molto scemo-friendly. Pure troppo: in diverse occasioni Daniel sottolinea l’ovvio o chiarisce punti che sarebbe stato meglio lasciare in una piacevole ambiguità. Lo stile ermetico di Swanwick mi irrita, ma non mi fa nemmeno piacere che l’autore mi tenga la manina come se fossi il fratello scemo di Charlie Gordon.

Ci sono anche dei passaggi in cui questa propensione di Mellick all’infodump appare del tutto incompensibile e fastidiosa. Ogni volta che un personaggio riferisce qualcosa di nuovo sull’ambientazione a Daniel, invece di un monologo o un dialogo adeguatamente mostrato, Mellick apre un nuovo paragrafo e riferisce al lettore tutte le informazioni in discorso indiretto. Ad esempio: “Guy tells us about the wolf women. They call themselves The Warriors of the Wild…”, e parte un paragrafo lungo una pagina; oppure: “Krall says there was a time when he never would have risked his own life to save another, especially not a woman. […] When he was young, Krall…” e via così per due o tre pagine.
Per quanto mi sforzi, non riesco a immaginare quale vantaggio possa esserci nel preferire paginate di discorso indiretto e informazione pura rispetto a un dialogo. Un dialogo non è neanche particolarmente faticoso da scrivere.

Ronald McDonald's si incazza

Non fare incazzare la Benedetta Corporazione McDonald’s.

Il che è un peccato, perché Mellick con i dialoghi, e con le interazioni tra personaggi in generale, ci sa fare. Protagonista a parte, tutti i comprimari sono ben fatti. Ciascuno ha dei tratti psicologici distintivi e ben motivati, ciascuno ha degli obiettivi e degli ostacoli privati da superare, non esistono solo in funzione della storia né di Daniel: Guy, il fratello del protagonista, tenente di polizia con un amore morboso per i propri baffi, un odio altrettanto morboso verso i licantropi e, curiosamente, una moglie giunta al terzo figlio e sulla buona strada della trasformazione completa; il freddo anatomo-patologo Robert Krall, e poi Nova, la licantropa sull’orlo della depressione, o la dura Slayer, quasi completamente trasformata benché tecnicamente sia ancora vergine. Menzione speciale per la psicopatica Pippi (che ha le treccine come la più famosa omonima!).
Per contro alcuni personaggi importanti per la trama, come il Maggiore McCheese o l’Hamburglar, sono introdotti troppo tardi nella storia, nonostante il protagonista sapesse della loro esistenza fin dall’inizio. Sembra quasi che Mellick abbia improvvisato la loro esistenza man mano che scriveva, forse perché non sapeva bene che direzione dare alla trama. Infatti, a differenza dell’ambientazione – che funziona alla perfezione e sembra organizzata a tavolino fin dall’inizio – la trama del romanzo sembra procedere un po’ come capita, senza alcuna direzione precisa. Se la prima metà (quando si tratta di inserire tutti i tasselli dell’ambientazione) funziona alla perfezione, la seconda sembra barcamenarsi nel tentativo di arrivare a un finale. L’ultima parte del romanzo si inserisce nei binari classici da film d’azione, con tanto di supercattivo chiaramente riconoscibile e megacombattimento finale, e sembra un po’ peccato che Mellick abbia imbastito un mondo e personaggi così interessanti per poi andare a finire in questo modo 2.

Ma per i novizi della Bizarro Fiction e del weird, il fatto che la trama del romanzo segua un canovaccio familiare potrebbe anche essere un pregio. Già dovranno fare i conti con cose assurde tipo sesso interspecie, cannibalismo, enormi ammassi di carne senza testa che stuprano… vabbé, smetto.
Warrior Wolf Women of the Wasteland è un ottimo romanzo horror d’azione, che unisce un certo gusto splatter-pulp con una buona dose di intelligenza e una creatività spropositata. C’è anche spazio per temi drammatici, come la questione su come possano convivere un uomo e una donna che si amano in un mondo in cui l’intimità e i rapporti sessuali hanno come conseguenza a lungo termine la distruzione di quello stesso rapporto. Infine, si tratta di un’opera di Bizarro Fiction in cui la weirdness sta più negli elementi dell’ambientazione che non nella struttura del romanzo, quindi è particolarmente adatta a coloro che hanno letto poco e niente del genere.

L’Hamburglar, uno dei cattivi del romanzo. Sì, Mellick non è normale.

Ma se ho deciso di dedicare questo consiglio a Warrior Wolf Women non è solo perché il romanzo è obiettivamente bello. Trovo anche che insegni un paio di cosine interessanti.
Primo: si può quasi dire che questo romanzo sia stato scritto su commissione. Era stato chiesto a Mellick di scrivere una storia sui lupi mannari, benché lui non ne fosse mai stato appassionato. Dopo un’iniziale reticenza, come spiega lui stesso nella nota autoriale all’inizio del libro, avrebbe scritto la prima bozza di getto in meno di un mese. Insomma: investimento emotivo iniziale scarso, tempi di gestazioni breve. Per contro la novella Adolf in Wonderland, progetto molto caro a Mellick, che rimaneggiò per otto anni prima di pubblicarla, è molto più brutta. La lezione che se ne ricava? Che non c’è alcun rapporto necessario tra l’importanza che una storia ha per lo scrittore, il tempo passato a lavorarci su e coccolarsela, e la bellezza dell’opera compiuta. Uno può stare vent’anni su un romanzo di 100 pagine e produrre una merda, mentre un altro può realizzare un’ottimo libro in un paio di mesi. Gli aspiranti scrittori dovrebbero quindi piantarla con la scusa “ci ho lavorato tanto, dev’essere per forza bella”: semplicemente non funziona così.
Secondo: a Mellick non interessavano i lupi mannari e la faccenda della luna piena lo annoiava a morte. Perciò che ha fatto? Ha tenuto fermi un paio di punti fondamentali (la trasformazione in bestia, la perdita della razionalità) e ha cambiato tutto il resto – tanto da chiedersi, “ma che cazzo, ho scritto una storia di lupi mannari o di furries?”. Warrior Wolf Women mostra che giocare con le ‘razze’ consuete della narrativa fantastica è bello e salutare, e si può arrivare a produrre una variante migliore dell’originale (almeno, a me piace molto di più!). Alla luce di questo, sperò risulterà più comprensibile il mio disappunto nel leggere le banali e già viste storie di Deinos3. Prendete esempio!

Bonus: Barbarian Beast Bitches of the Badlands
Barbarian Beast Bitches of the Badlands
Autore: Carlton Mellick III
Titolo italiano: –
Genere: Horror / Apocalyptic SF / Bizarro Fiction
Tipo: Raccolta di tre novellas collegate

Anno: 2011
Pagine: 284

Avete finito Warrior Wolf Women of the Wasteland e ne volete ancora? Vi chiedete cosa ne sia stato delle Bitches sopravvissute alla guerra? Mellick ha pensato a voi, con questo libro raccoglie tre novellas che riprendono l’ambientazione del romanzo. Le tre storie sono ambientate rispettivamente prima dei fatti di WWWW, durante e dopo, e si focalizzano su tre personaggi secondari del romanzo: Apple, l’Hamburglar e Hyena. Le tre storie sono in realtà collegate da un’unica trama, per cui si può dire che Barbarian Beast Bitches è una side-novel di WWWW divisa in tre parti.
I racconti sono tutti in terza persona con un pov tecnicamente ancorato sul protagonista, ma che nella sostanza balla un po’ (specialmente nelle scene di massa). Ahimé, devo ammettere che la qualità della scrittura è inferiore a quella del romanzo, e certe parti sembrano buttate giù proprio di fretta. Ancora, ci sono troppi combattimenti – ma davvero troppi – contro legioni di nemici piuttosto anonimi, benché Mellick sia abbastanza in gamba da dare a ogni combattimento caratteristiche particolari. Per contro, ci sono anche delle belle trovate (come la relazione tra Apple e il suo ragazzo Sam, la diatriba tra Horatio e Tomahawk se siano meglio le armi a corto raggio o quelle da tiro, o l’infanzia dell’Hamburglar). Nell’ultima novella è anche introdotta una nuova razza, che poteva essere molto interessante se non fosse che viene presentata in modo un po’ insulso.
Insomma, il libro è carino benché un po’ trascurato e ripetitivo. Ovviamente non ha senso leggerlo se prima non si è letto Warrior Wolf Women of the Wasteland.

Dove si trovano?
Le uniche copie piratate che sono riuscito a trovare di entrambi i libri sono dei pdf su Library Genesis. L’unico problema con questi pdf è che i romanzi sono pieni di immagini e abbellimenti estetici; convertire i file in epub o in altri formati comodi senza perdere le immagini può essere lungo e faticoso. Considerate perciò la possibilità – specialmente se avete già letto Mellick e sapete che vi piace – di comprare direttamente le versioni kindle disponibili su Amazon (qui e qui). Il prezzo è di 5,99 Euro, quindi accettabile (soprattutto considerando che si tratta di libri di 300 pagine circa e non di novellas striminzite).

Qualche estratto
I due estratti di oggi sono centrati sulle squisitezze della licantropia femminile. Il primo, preso dal primo capitolo, riassume la condizione femminile a McDonaldland e mostra il modo piuttosto infodumposo ma comunque gradevole che Mellick usa sempre quando deve spiegare qualcosa; il secondo mostra invece i piaceri (?) del sesso tra un essere umano e un lupo grosso come un camion.

1.
Molly is turning into a wolf. This happens to all women, once they begin to have children. Some women become less wolf-like than others. I haven’t seen a woman as wolf-like as Molly since my mother was pregnant with her third kid a long time ago.
It is a disease that came about in the early days of McDonaldland. They call the disease lycanthropy, which was named after a fictional disease of the same name that turned people into werewolves. But there is a big difference between this version of lycanthropy and the fictional one. For starters, only women are affected by this disease. It doesn’t affect men. Secondly, the disease isn’t spread from a werewolf bite. All McDonaldlandian women are born with this disease. Thirdly, the changes are not caused by a full moon. The changes occur only during the act of having sex. Fourthly, once the transformation occurs, the women do not return to human form as werewolves would the next morning. The mutation is permanent. Fifthly, the transformation doesn’t happen all at once. The changes happen a little at a time, each time the female engages in sexual activity, including masturbation.
It is believed that these changes occur during sex because the mutation is a result of the virus reacting to endorphins released in the brain during sexual stimulation and especially orgasm. This is a shaky theory, however, because endorphins are released in the brain for more reasons than just sex.
Because sex is the cause of these lycanthropic changes, sex has become illegal in McDonaldland. You can only partake in sexual activity if you obtain a permit from the board of directors. And you can only get a permit if you are married and only have sex to procreate. The permit is good for only five days and you are only allowed to have sex once per day. It doesn’t matter if the pregnancy is a success or not after the five days are up. If the new wolf-like features are not too serious, then you can apply for another permit to have a second kid in the future. The upper class, of which Guy is a part, is usually allowed to get a third permit. This is why Molly is now almost more wolf than human. Most women are not allowed to mutate this much.
[…] Molly is ferocious when Guy gives her the burgers. She rips open the wrappers on three Double Cheeseburgers at once and tears into them with her slobbery black jaws. After the first bite, she realizes what she is doing and composes herself. She sits her two daughters at the table into their chairs and gives them their meals. Then she sits herself down and continues eating in a more civilized manner.
Women who are as wolf-like as Molly often have problems controlling their instinctual urges. They become more wild and unruly. Molly has probably transformed so much that Guy isn’t allowed to let her out of the house. That is the law with some women who have been granted three sex permits.
If she becomes any more beast-like, the Fry Guys will have to capture her and release her into the wasteland outside of the walls. The only reason she hasn’t been taken out of town already is probably because of Guy’s status.
Even if they are not yet unruly, any woman who has sex without a permit is sent into the wasteland. It is not just against the law, it is considered heresy. It is McDonaldland’s strictest law. There is no leniency toward any woman. Even the Chief of the Fry Guys had to send his own daughter into the wasteland, because she had sex a single time without a permit. I know that story all too well.

Philosoraptor licantropi

2.
We sneak through bushes toward the noise, keeping a safe distance. The snarling becomes louder the closer we get. I can see hair and movement through the leaves. We get so close that I can almost feel the body heat of the enormous beast.
The man in the white suit motions for us to get down once we are close enough to see. We lie on our bellies and peek out of the bushes at the creature in front of us. The beast is not just snarling, it also appears to be moaning and breathing heavily. We also hear a man’s muffled cries.
Lying in a meadow, we find the blonde wolf who had attacked us on the road. She is on the ground, on her side, with her paws in her crotch. She is wiggling and thrashing her hips. Then we see the man. The yellow Fry Guy who the blonde wolf had carried into the woods. We only see his yellow legs, but we can tell it is him.
The wolf is shoving the man into her furry crotch with the pads of her paws. Most of his upper body is inside of her, inside of the wolf’s vagina. The creature is fucking his entire body.
The man in the white suit speaks quietly over my shoulder, “The more they grow, the bigger their sex drive.”
The blonde wolf seems to orgasm with the man inside of her. As she orgasms, her body grows. There is a stretching and popping sound coming from her muscles as her flesh expands.
“And the more they have sex, the bigger they grow.”
The man shrieks inside of her, as if he can feel her growing bigger around him.
“With that kind of sex drive, she might continue raping him over and over, and she’ll just get bigger and bigger.”
Then the blonde wolf digs her muzzle into her crotch and sucks the yellow man out of her vagina. We listen to his muffled cries as she chews and swallows him.
“Or maybe she’s more hungry than horny,” adds the white suited man.

Tabella riassuntiva

Una fikissima reinterpretazione dei lupi mannari. Infodump e discorsi indiretti quando se ne poteva fare a meno.
Ambientazione curata e coerente. Canovaccio un po’ classico e conclusione prevedibile.
Personaggi interessanti e trovate weird a palate. A volte è davvero troppo scemo-friendly.
Stupri interspecie! Yay!

(1) Mellick tenta anche di dare una spiegazione scientifica coerente con l’ambientazione a tutti i fenomeni strani del libro, ma non si tratta di una cosa da prendere troppo sul serio. Parassiti che modificano il proprio ospite umano fino a trasformarlo in una bestia grossa come un capannone? Conservanti chimici che donano la vita eterna (assieme a un’elegante pelle plasticosa)? WTF? Le cause profonde delle stranezze del romanzo seguono una logica interna, anche affascinante, ma non c’è nulla di scientificamente plausibile. Se quindi mi va bene di definire il setting del romanzo “Post-Apocalyptic SF”, mi rifiuto categoricamente di definire questo romanzo “fantascienza”.Torna su
(2) Mi riferisco alla “parte finale” e non all’epilogo vero e proprio, perché al contrario quest’ultimo è piuttosto insolito e divertente.Torna su
(3) Ovviamente non sto dicendo che qualsiasi sperimentazione o variazione sul tema vada bene. I vampiri di Twilight fanno cagare. Ma fanno cagare perché sono una roba retard, poco ispirata dal punto di vista fantastico e che non sta in piedi dal punto di vista della logica interna; non perché “si distaccano dal concetto originale di vampiro”. Non c’è nulla di male nel distaccarsi dall’originale, se si è in grado di realizzare qualcosa di meglio, o quantomeno una variante interessante e consistente.
A questo proposito (e per restare in tema di parassiti e horror), potreste dare un’occhiata a Peeps di Scott Westerfeld (sì, quello di Leviathan).Torna su

28 risposte a “I Consigli del Lunedì #23: Warrior Wolf Women of the Wasteland

  1. I racconti sono tutti in terza persona con un pov tecnicamente ancorato sul protagonista, ma che nella sostanza balla un po’ (specialmente nelle scene di massa). Ahimé, devo ammettere che la qualità della scrittura è inferiore a quella del romanzo, e certe parti sembrano buttate giù proprio di fretta. Ancora, ci sono troppi combattimenti – ma davvero troppi – contro legioni di nemici piuttosto anonimi.

    Anche per me è un problema.
    Conosci qualche esempio positivo che si possa studiare come modello?
    Bella segnalazione. Ma nel secondo libro le scene di battaglia sono descritte in modo esteso o breve “alla Jack Vance”?

  2. Whoa, grazie della segnalazione, sembra interessante!
    Di solito quello che trovo più sgradevole nei libri di Mellick è che le varie stramberie dei suoi libri sembrano indipendenti tra loro, trovo molto fastidioso il fatto che la trama non abbia una coerenza interna. Quindi se questo libro non ha questo difetto potrebbe piacermi parecchio.
    Un po’ come il Ninja obeso. Chissà perché i suoi libri più interessanti contengono degli obesi.

  3. @Reno:

    Ma nel secondo libro le scene di battaglia sono descritte in modo esteso o breve “alla Jack Vance”?

    No, i combattimenti di entrambi i libri sono mediamente descritti bene. Negli scontri importanti è descritta ogni singola azione dei contendenti, e Mellick riesce a inserire qualche tocco particolare che li differenzia gli uni dagli altri. Il problema più che altro è che in BBBB ce ne sono troppi, e con vagonate di nemici amorfi che si riducono a bodycount. In WWWW è meglio, perché i combattimenti sono meglio e più spaziati. Ma hai fatto bene a ricordarmi la questione dei combattimenti, l’ho lasciata un po’ da parte mentre avrei dovuto dedicarci qualche riga in più.

    Conosci qualche esempio positivo che si possa studiare come modello?

    Non mi capita spesso di leggere romanzi con molti combattimenti. Mi hanno parlato bene della trilogia di Abercrombie The First Law Trilogy; oppure puoi dare un’occhiata al primo capitolo di Zodd, gentilmente messo a disposizione di Grande Zeta sul suo blog… xD
    Un film con scontri memorabili che guardo ancora volentieri è Kill Bill: i combattimenti sono tutti uno diverso dall’altro, ciascuno ha la sua personalità e il suo stile, e i contendenti sono interessanti.

    Un paio di dritte per creare combattimenti interessanti, aldilà del solito adagio dello show don’t tell:
    1. Gli scontri devono riguardare contendenti in cui il lettore ha compiuto un investimento emotivo. Un combattimento Protagonista VS Zombie #43 è insulso, perché non ce ne frega niente dello zombie; un combattimento Protagonista VS Ex-Tipa del Protagonista che in Realtà Era Una Spia è potenzialmente molto più interessante, perché noi siamo affezionati a entrambi i contendenti.
    2. Gli scontri non devono avere un esito prevedibile. Protagonista VS Zombie #43: sappiamo già chi vincerà, quindi la tensione è nulla.
    3. Ogni scontro dovrebbe servire contemporaneamente ad altri scopi a parte far menare un po’ le mani; più funzioni assolve nell’economia della trama e meglio è. Se un combattimento si può eliminare senza che la storia cambi, allora è meglio eliminarlo.

    @Siobhàn:

    Chissà perché i suoi libri più interessanti contengono degli obesi.

    O forse semplicemente ha imparato col tempo. Questo romanzo è del 2009, The Morbidly Obese Ninja è del 2011; i romanzi di cui avevo parlato nel primo Consiglio erano del 2004 e del 2006.

  4. Conservanti chimici che donano la vita eterna (assieme a un’elegante pelle plasticosa)? WTF?

    L’anno scorso il mio prof di chimica mi spiegò che secondo alcune ricerche, i cadaveri al giorno d’oggi faticano a decomporsi molto più di quelli dei nostri antenati. Il motivo? I troppi conservanti che ingurgitiamo in vita. La parte da te citata, quindi, è scientificamente plausibile! ^__^ Circa.
    Molto circa.

  5. @Tapiroulant
    Si ho capito quello che intendi.
    Praticamente sempre meglio scontri 1:1

  6. @reno: be’, non è detto che gli scontri debbano essere SEMPRE 1:1. Certo, sono più facili da scrivere, ma, citando la Gamberetta, “chi ha detto che scrivere è facile?”. Il problema viene più che altro se vuoi fare combattimenti realistici, in cui è più facile che due personaggi abbiano la meglio su un solo nemico, ma la regola non è tanto mettere più o meno personaggi (secondo me, eh) ma di quanto sia “interessante” il combattimento. Ovviamente, combattere 100 persone spersonalizza tutti, ma un 1:2 o 2:2 possono dare anche impressioni migliori, se lo scrittore sa giostrare il tutto.

  7. @gluttonysin e Tapiro
    Dato che volevo scrivere un romanzo di guerra con armi da fuoco retrocarica il problema è proprio quella della spersonalizzazione.
    Rlieggendo il messaggio di Tapiro mi sono accorto che l’1:1 è più facile per chi descrive un duello all’arma bianca. Nel mio caso sarebbe più difficile. Ecco perchè preferirei usare il nemico #a-scelta

  8. @Tales:

    Molto circa.

    Sì, molto circa, dato che continuiamo a invecchiare e morire e nessuno è mai arrivato a duecento anni fresco come un bimbo^^’
    E poi, io sapevo che, se i cadaveri oggi stentano a decomporsi, in genere è perché le bare moderne sono perfettamente sigillate e quindi il normale processo di decomposizione è interrotto sul nascere.

    @Reno:

    Si ho capito quello che intendi.
    Praticamente sempre meglio scontri 1:1

    No.
    Combattimenti di massa ci possono stare (ogni tanto), purché in questi scontri ci sia la seria possibilità, per i protagonisti (o almeno alcuni di questi) di tirarci le cuoia. Esempio classico: pugno di protagonisti VS orda zombie. Gli zombie dell’orda in sé sono insulsi, ma gestito con la giusta dose di terrore da “non ce la faremo mai” e adrenalina, può essere una scena interessante.
    Gli scontri di massa che non vanno bene sono quelli completamente sbilanciati, in cui i protagonisti sono talmente più bravi della massa di nemici che questi ultimi diventano esclusivamente bodycount e/o pretesti per fare della “coreografia da combattimento”. Tensione: non pervenuta. E purtroppo, nei due romanzi di Mellick (e soprattutto nel secondo) succede proprio questo.

    Dato che volevo scrivere un romanzo di guerra con armi da fuoco retrocarica il problema è proprio quella della spersonalizzazione.

    Se il nemico è anonimo devi giocartela sull’altro fattore, ossia quello del pericolo di vita per il protagonista. Se lui può sparare ai soldati nemici, anche quelli possono sparare a lui.
    Oppure puoi spostare il focus dai combattimenti a un altro aspetto. Un romanzo di guerra non è per forza incentrato sui combattimenti; anzi, nelle storie sulla Prima Guerra Mondiale che ho letto le cariche costituivano una parte decisamente minoritaria della vita al fronte.

  9. E poi, io sapevo che, se i cadaveri oggi stentano a decomporsi, in genere è perché le bare moderne sono perfettamente sigillate e quindi il normale processo di decomposizione è interrotto sul nascere.

    Ha!
    …Sì, in effetti questa cosa dei conservanti pare essere una balla. Ecco cosa accade a fidarsi di un prof che una volta è entrato in classe urlando “avete mai avuto esperienze extrasensoriali? Perché io alla vostra età pilotavo le interrogazioni con pensiero!1!11”
    Tru story.

  10. Tapiro, mi delurko al volo perché mi piacerebbe discutere della questione che hai alzato riguardo il rapporto tra cura dell’opera ed effettivo risultato. Dici che ci sono diversi casi in cui il pargolo dell’autore, portato in grembo per anni, coccolato, riscritto e revisionato più e più volte, risulti essere mediocre. E invece scritti d’occasione, su commissione, come questo WWWW, capita che riescano ad avere maggior efficacia. Mi rendo conto che il tuo discorso non ha nulla di radicale, è solo un’osservazione utile a relativizzare la superficiale tendenza di pensiero che considera perfetto tutto-quello-che-è-stato-scritto-con-amore. Però in ogni caso mi ha un po’ turbato pensare che uno scrittore consapevole come Mellick, con esperienza, fantasia ed estro possa inconsapevolmente fare un lavoro migliore con un testo di occasione che con il proprio libro preferito. Come è possibile che i continui cambiamenti apportati al romanzo su Hitler non l’abbiano ricorsivamente migliorato? Mellick era accecato dalle proprie emozioni? Mellick era sotto effetto di droghe ogni volta che lo riprendeva in mano? Mellick soffre di schizofrenia? Esistono due Mellick che si firmano allo stesso modo?
    Non dico che con in mano entrambi i romanzi io non sarei arrivato alla tua stessa conclusione, anzi, ma la cosa mi avrebbe stupito moltissimo, e mi sarei certamente chiesto se era colpa mia il fatto di non essere riuscito a leggere “Hitler” in maniera da dargli merito. Il dubbio di non aver saputo assaporare certe raffinatezze narrative per ignoranza personale mi tormenterebbe.
    Niente, volevo chiederti se questa specie di paradosso a te non ha mai causato degli scompensi. In questo senso capita spesso di trovare disgustosi libri o film che la critica ha celebrato, e meravigliosi dei prodotti che invece sono stati scartati da tutti. Io nel tempo credo di essermi formato un senso critico piuttosto acuto nel campi di mio interesse, ma all’inizio è stata dura remare contro masse di fanboy ululanti.
    E poi già che ci siamo, visto che sei del campo, mi piacerebbe sapere – giusto due righe – la tua posizione nei confronti della faccenda estetica. Se ti va. Sei hegeliano a proposito? O strutturalista? Il bello è la tendenza verso qualcosa di idealmente perfetto o ha natura dialettica? O quali altre prospettive ci sono?
    Complimenti per gli articoli che sono sempre piacevoli e offrono un sacco di spunti di riflessione.
    Ciao!

  11. non mi stupisce che il Bizarro Melick ci abbia messo poco a ideare la storia, direi che gli spunti non brillino di originalità, al contrario olezzano di metafora sociale a miglia di distanza (la regione governata dalla mulinazionale amerikana che rende gli uomini schiavi del fast food rovinandone corpo e mente, le femmine-femministe-selvagge che impauriscono l’uomo obeso-nerd, argomenti SciFi un po’ anni 70-80)
    Però avrò presto del tempo da sprecare e quindi lo aggiungo alla lista di cose da leggere, grazie per il consiglio e per non aver spoilerato.
    Basta che la spiegazione tanto coerente delle mutazioni non sia il cibo fatto con le persone tipo soilent verde, in quel caso la mia vendetta sarà implacabile 🙂

  12. Oppure puoi spostare il focus dai combattimenti a un altro aspetto. Un romanzo di guerra non è per forza incentrato sui combattimenti; anzi, nelle storie sulla Prima Guerra Mondiale che ho letto le cariche costituivano una parte decisamente minoritaria della vita al fronte.

    Mi passeresti i titoli. mi servirebbero proprio
    grazie

  13. @Marv:

    Come è possibile che i continui cambiamenti apportati al romanzo su Hitler non l’abbiano ricorsivamente migliorato?

    La mia impressione è che Mellick fosse partito con un’idea iniziale carina (in un mondo in cui il nazismo ha trionfato, un giovane ufficiale nazista è mandato in missione a uccidere l’ultimo uomo imperfetto sulla Terra), ma poi non sapesse bene che farsene. E infatti il giovane protagonista di Adolf in Wonderland viene sballottato a destra e a manca senza che si sviluppi una vera trama. Forse è proprio per questa confusione, e questa difficoltà a tracciare una vera storia a partire dall’idea iniziale, che Mellick ha fatto fatica a completare la novella.
    I miei due cent? Se passi così tanto tempo a lavorare alla tua opera, forse è perché intimamente ti rendi conto che non funziona. Proprio averci speso così tanti anni (magari riprendendola e rimollandola a fasi alterne) può essere una spia del fatto che non stava venendo su bene.

    @Dunseny:

    Basta che la spiegazione tanto coerente delle mutazioni non sia il cibo fatto con le persone tipo soilent verde, in quel caso la mia vendetta sarà implacabile

    Divertiti ^-^
    (beninteso: anche se si capisce come la pensa, Mellick nei suoi romanzi non fa critica sociale).

    @Reno:

    Mi passeresti i titoli. mi servirebbero proprio
    grazie

    Non sono uno specialista della Grande Guerra, e forse dovresti chiedere al Duca o a Dago. Io ho letto alcuni dei classici:
    Un anno sull’altipiano di Emilio Lussu;
    Addio alle armi di Hemingway;
    Niente di nuovo sul fronte occidentale di Maria-Remarque.
    Altri due che potrebbero interessarti, anche se riguardano la guerra civile spagnola e non la Prima Guerra Mondiale (e il secondo non si svolge neppure al fronte), sono Omaggio alla Catalogna di Orwell e Per chi suona la campana, sempre di Hemingway.
    Se me ne vengono in mente altri poi li aggiungo.

  14. Mi permetto di aggiungere, giusto per rimanere a quelli ultracelebri:

    Good-Bye to All That di Robert Graves
    Nelle Tempeste d’Acciaio di Ernst Jünger
    The Good Soldier Švejk di Jaroslav Hašek
    Soldier’s Pay di Faulkner William
    Three Soldiers di John Dos Passos
    Johnny Got His Gun di Dalton Trumbo

    Se poi ci spostiamo anche a quelli meno che famosissimi, o relativi alle altre guerre, la lista diventa pressocchè infinita

  15. E poi già che ci siamo, visto che sei del campo, mi piacerebbe sapere – giusto due righe – la tua posizione nei confronti della faccenda estetica. Se ti va. Sei hegeliano a proposito? O strutturalista? Il bello è la tendenza verso qualcosa di idealmente perfetto o ha natura dialettica? O quali altre prospettive ci sono?

    A me personalmente mi garba assai la figa…

  16. @Dago:

    The Good Soldier Švejk di Jaroslav Hašek

    Questo son due anni che voglio leggerlo. Comunque è ceco, quindi il titolo potevi anche metterlo in italiano u.u
    E mi stupisco di te: Dago che legge Faulkner? OMG!

    Come vedi, Reno, Dago è il nostro esperto di fiducia sulle guerre della prima metà del Novecento: chiedi a lui per ulteriori dritte. Oppure potresti chiedere al Duca, anche lui mi pare ferrato (per quanto le sue preferenze vadano al Lungo Secolo XIX).

    @Marv:

    E poi già che ci siamo, visto che sei del campo, mi piacerebbe sapere – giusto due righe – la tua posizione nei confronti della faccenda estetica. Se ti va. Sei hegeliano a proposito? O strutturalista? Il bello è la tendenza verso qualcosa di idealmente perfetto o ha natura dialettica? O quali altre prospettive ci sono?

    Oh! Avevo completamente bypassato questa parte!
    Dunque, nell’ordine:
    – Hegel mi fa venire l’orticaria solo a sentirlo nominare, e ho l’impressione che non capisse niente d’arte.
    – Lo strutturalismo è del tutto inutile per giudicare se un’opera è bella o brutta.
    – Sembra che il senso del bello derivi in parte dalla nostra forma mentis come esseri umani (cioè è genetico); in parte dal condizionamento derivante dalla società in cui viviamo e dai suoi valori; in parte dal condizionamento privato della famiglia e dell’ambiente ristretto che frequentiamo.
    Come tale ha componenti oggettive – ossia, valide per ogni essere umano – e altre più o meno soggettive – limitate ossia al contesto in cui vive ciascun individuo. Il che significa che non posso dire in assoluto cosa sia *bello* e cosa non lo sia, ma significa anche che, qualunque canone adotti, troverò facilmente molte persone che lo condividono.
    – Non mi sono mai preoccupato troppo di una teorizzazione astratta di cosa fosse il bello perché mi sembrava poco utile e interessante. Comunque condivido l’opinione del Duca (che lui fa risalire alla scuola di Booth; io non ho letto Booth, ma mi fido) secondo cui la Narrativa è Retorica, e pertanto il suo obiettivo è immergere il lettore nella storia, fargliela vivere come se fosse qualcosa di vero e non una finzione (sospensione dell’incredulità), e in generale intrattenerlo. Se una storia ha più valori di lettura e nel mentre insegna anche qualcosa (es. la fisica quantistica!) tanto meglio; ma un’opera letteraria non deve diventare una maschera per parlare dei nostri tempi corrotti o della questione della donna e altre amenità.

    E comunque anche Dago non ha tutti i torti.

  17. @Dago-Tapiroulant.
    grazie per le dritte. Quelli di tapiro li conoscevo per fama. Gli altri proprio no.
    -Dago : Per la prima guerra mondiale pensavo al fronte orientale. Li le cose se non sbaglio erano più in movimento che su quello occidentale. hai qualche libro da consigliarmi?
    Al Duca gli scriverò. In questi giorni mi sembra occupato.

  18. Ma cosa si fuma Mellick prima di mettersi alla tastiera? Se doveste scoprirlo passatemi il nome del suo spacciatore :p

  19. @Tapiro: Il che significa che non posso dire in assoluto cosa sia *bello* e cosa non lo sia, ma significa anche che, qualunque canone adotti, troverò facilmente molte persone che lo condividono.

    …tranne le regole di Gambera che sono assolute. Non rovinare le certezze filosofiche di molti. Voglio essere io il solo sporco relativista, rimani nel lato chiaro! ^__^

    @Tapiro: Comunque condivido l’opinione del Duca

    ma che dici, pazzo eretico ??? non è una semplice opinione è “certezza scientifica” LOL LOL LOL

    @Tapiro: “E comunque anche Dago non ha tutti i torti.”

    li ha sempre e comunque ^__^

  20. -Dago : Per la prima guerra mondiale pensavo al fronte orientale. Li le cose se non sbaglio erano più in movimento che su quello occidentale. hai qualche libro da consigliarmi?

    Se intendi sempre di narrativa francamente non mi viene niente. Di saggi storici invece presumo se ne trovino a bizzeffe sui vari siti. Inizia con gli osprey.

    @Tapiro: che, non posso leggere Faulkner?
    Also, il libro di Hasek è spassosissimo.

    @Dunsi: vai viah

  21. @Reno:

    Al Duca gli scriverò. In questi giorni mi sembra occupato.

    Il Duca è sempre impegnato xD
    Ma se gli fai una domanda intelligente, sono sicuro che ti risponderà.

    @Dago:

    Also, il libro di Hasek è spassosissimo.

    Eh, me l’hanno detto. E’ per quello che voglio leggerlo.
    Magari quest’estate…

  22. Il libro chi gliel’ha commissionato, McDonald? Perché mi sembra strano che non l’abbiano denunciato per violazione di copyright.

  23. Ho finito oggi Zombies and Shit. È supermegafikissimo!!!111!!1
    È pieno di trovate geniali, che però sono coerenti tra loro e con l’ambientazione, niente cose a caso come nei suoi libri meno belli. È pieno di personaggi originali e ben caratterizzati, e interagiscono in modo interessante. La trama ti tiene con il fiato sospeso fino alla fine.
    E poi è Battle Royale. Con gli zombie.
    Leggere questo libro mi ha risollevato l’amaro in bocca che mi era rimasto dal brutto film Hunger Games. U.U
    Tutto questo per dire che mi ha fatto proprio venir voglia di leggere altro di Mellick, e quindi WWWW è il prossimo della lista.

  24. Colgo l’occasione della riapertura del blog per dire che ho poi letto Warrior Wolf Women of the Wasteland. In linea di massima sono d’accordo con la recensione, ma Zombies and Shit rimane più bello. Avresti dovuto parlare di quello.

  25. In linea di massima sono d’accordo con la recensione, ma Zombies and Shit rimane più bello. Avresti dovuto parlare di quello.

    Primo: Zombies and Shit non l’avevo ancora letto all’epoca della recensione (anche se l’ho letto pochi giorni dopo).
    Secondo: WWWW era un po’ meno famoso di Zombies, volevo fargli pubblicità.
    Terzo: non è detto che non possa parlare anche di Zombies in futuro, anche se c’è almeno un titolo di Mellick che ha la precedenza.

  26. Pingback: I Consigli del Lunedì #31: Farewell Horizontal | Tapirullanza

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