Le fregnacce sono tante, milioni di milioni

Fanucci FailOrmai il mercato dell’editoria mi ha abituato a qualsiasi cosa. La Fanucci, in particolare, non ne fa una giusta. Dagli errori marchiani – leggendaria la storia della quarta di copertina della riedizione di Perdido Street Station, su cui è raccontata la trama del libro sbagliato, l’ultimo capitolo della trilogia di Bas-Lag The Iron Council – alle idiozie volute, tipo pagare traduttori e revisori il meno possibile – sicché i libri Fanucci sono noti per la quantità psichedelica di refusi, punteggiatura creativa, traduzioni talmente improvvisate che in un paio di passaggi fanno rimpiangere Google Translate. Ogni volta che sento che un altro autore di fantascienza o fantasy viene pubblicato in esclusiva in italiano con Fanucci mi viene da piangere.
Fanucci, ahimé, al momento detiene anche l’esclusiva sul mio autore preferito, Philip K. Dick. E sembra che su Dick abbia costruito la sua fortuna, dato che metà del catalogo sembra fatto da sue opere e i suoi volumi ricoprono come l’edera gli scaffali delle sezioni di fantascienza nelle librerie. Alla Fanucci potrebbero cominciare a guardarsi intorno e pubblicare qualche autore inedito in Italia o quantomeno uscito da tempo del mercato – chessò, un Vinge piuttosto che un Bacigalupi (1) – ma no, molto meglio spremere la vacca grassa PKD finché sarà completamente prosciugata.

E quanta merda hanno pubblicato, dal 2008 a oggi, facendo leva sul suo buon nome? Dopo aver esaurito i romanzi di sci-fi belli sono passati a quelli brutti, quelli che Dick stesso aveva tranquillamente ammesso di aver scritto per pagarsi le scatolette di cibo per cani; roba indegna tipo Vulcan 3 o Doctor Futurity, libri sui quali sarebbe più pietosa una damnatio memoriae. Contemporaneamente si sono messi a setacciare i suoi romanzi postumi – quelle opere non fantastiche, slice-of-life, che Dick non riuscì quasi mai a pubblicare in vita. Ogni tanto è saltata fuori qualche perla, come la traduzione, nel 2009, di Scorrete lacrime, disse il poliziotto, che io adoro; più spesso romanzi inutili sul tramonto del sogno americano che si potevano anche lasciare agli americani.
L’anno scorso hanno riesumato Mary and the Giant (Mary e il gigante) e Humpty Dumpty in Oakland (Lo stravagante mondo di Mr. Fergesson). Quest’anno è toccato a The Broken Bubble. Ma ai piani alti della Fanucci devono essersi in qualche modo accorti che continuando a pubblicare mainstream mediocre col nome di Dick sopra le vendite non andavano proprio benissimo. Perciò, cambio di marcia!

Lo stravagante mondo di Mr. Fergesson

Un libro di cui sentivamo il bisogno. I fans di Amelie ringraziano.

Ma facciamo un passo indietro. Di cosa parla The Broken Bubble? Chiediamolo a Wikipedia:

The lives of two couples intertwine in mid-1950s California, and all learn important lessons about life. Jim Briskin is a classical music DJ. He and his ex-wife Patricia Gray are still very much in love but have divorced because he is sterile. The two divorcees meet a teenaged married couple named Art and Rachael and essentially swap partners.
Pat passionately loves the youthful but dysfunctional Art, almost as though he were her child, and the two of them have an abusive relationship in which he gives her a black eye. Meanwhile, Jim and Rachael hook up and Rachael offers to ditch Art and move to Mexico with Jim where he will adopt her baby and raise it as his own. In the end, however, maturity prevails and they all return to their original partners.

Okay, i temi e la felicità coniugale imperante sono tutta roba chiaramente dickiana, ma di sci-fi ce n’è pochina, sbaglio? Tutti d’accordo su questo? Perfetto. Ecco a voi l’edizione italiana:

Il cerchio del robot

Questa copertina è sbagliata in talmente tanti modi che non so da dove cominciare.

IL CERCHIO DEL ROBOT, signori. Ammirate la finezza del marketing di Fanucci. Ammirate, soprattutto, la nonchalance con cui Fanucci spera di inculare il fanboy dickiano disattento che, vedendo il nuovo titolo sullo scaffale, se lo porta a casa sicuro di trovarci dentro roba fantascientifica senza prima leggersi i risvolti di copertina (in cui gli editor hanno dovuto essere onesti e ammettere che si tratta di un romanzo mainstream). Ammirate il rispetto che trasuda per il lettore.
Mi domando come siano venuti fuori con questo titolo. “Boh, nel titolo originale c’è un riferimento a una palla di vetro, la palla è rotonda, mettiamo cerchio”. Che poi, anche “La bolla del robot” o “La sfera del robot” non sarebbe stato male. E per quanto riguarda il robot? Non saprei. Magari a pagina 63 passa un automa sullo sfondo. Oppure, ancora meglio: la parola ‘robot’ non appare mai nel romanzo, ma è una metafora, un simbolo della condizione esistenziale apatica, depressa, insoddisfatta dell’America dei rombanti ’50 e un po’ anche dei nostri tempi disgraziati (l’aggancio con la contemporaneità ci vuole sempre)! Sto andando a braccio, ma sospetto che l’immancabile Carlo Pagetti nella sua introduzione abbia scritto qualcosa del genere.

E se il titolo non fosse bastato, abbiamo anche la fascetta. “L’ultimo inedito di Philip K. Dick”; ‘ultimo’ in che senso, scusate? Nel senso che è l’ultimo su cui siete riusciti a mettere le mani finora, l’ultimo prima del prossimo ultimo, magari fra sei mesi? Lo chiedo perché quando l’ho visto in libreria, insieme a quel titolo e tutto il resto, per un attimo ho pensato si trattasse davvero di ‘ultimo’ in senso cronologico – che magari fossero i brani sopravvissuti di quel The Owl in Daylight che Dick aveva cominciato a scrivere prima che gli venisse l’ictus (2). Ma The Broken Bubble ha ben poco di ultimo, essendo uno dei primi romanzi mai scritti da Dick. Sospetto però che scrivere sulla fascetta ‘Uno dei tanti romanzi del giovane Philip K. Dick rifiutato dalle case editrici e mai pubblicato se non dopo la sua morte per capitalizzare sul suo nome’ fosse giudicato poco redditizio.
O forse con ‘ultimo’ intendevano dire ‘è l’ultima volta, poi non lo facciamo più, prometto’. Anche perché, scava e scava, ormai li hanno pubblicati tutti. Ho controllato, e ormai di inedito non è rimasto più molto. Tra poco passeranno a pubblicare a tocchi l’Exegesis, quel malloppone allucinato da due-tremila pagine che Dick si mise a comporre dopo le visioni mistiche degli ultimi anni della sua vita e che passa con nonchalance dagli Atti degli Apostoli alle sue convinzioni che noi fossimo intrappolati senza saperlo nel 70 d.C. E quanto sarà finita anche quella? Qualcosa si troverà, magari le lettere private di Dick agli amici; qualcosa da spolpare si trova sempre.

The Owl in Daylight

Un gufo alla luce del sole.

Erano mesi che non mettevo piede il libreria. Ora mi ricordo perché!

—————–

(1) Per carità, ogni tanto lo fanno. Ho apprezzato il fatto che abbiano ripubblicato in italiano i cicli di Riverworld di Philip José Farmer e del Book of the New Sun di Gene Wolfe. Sulla qualità della traduzione non mi pronuncio, non avendoli letti.

(2) In realtà questo è impossibile. Un edizione di The Owl in Daylight non esiste neanche in lingua originale, dato che Dick ha scritto troppo poco del romanzo prima di morire, e non ha lasciato una traccia di come il romanzo avrebbe dovuto svilupparsi.

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23 risposte a “Le fregnacce sono tante, milioni di milioni

  1. Siamo sicuri che un titolo simile non sia perseguibile per falsa pubblicità?
    BTW, l’inlgese è la lingue più cretina della terra. Fatevi un piacere e leggete gli originali.

    P.S. Quello nella foto è un barbagianni, non un gufo. Glebano!

  2. Siamo sicuri che un titolo simile non sia perseguibile per falsa pubblicità?

    Bisognerebbe chiedere a Zwe.

    Quello nella foto è un barbagianni, non un gufo. Glebano!

    Ma cazzo… u.u
    Su Google Immagini avevo ben scritto “owl”!

  3. Ti regalerò un libro sugli animali al prossimo raduno ^_^

  4. In realtà quell’Esegesi di Dick sembra anche interessante. La si potrebbe considerare un saggio in prima persona delle visioni di un folle.

  5. @Tapiro: “IL CERCHIO DEL ROBOT, signori. Ammirate la finezza del marketing di Fanucci. ”

    LMAO, potrebbero fare una edizione limitata con vasetto di vasellina in omaggio.
    Bravo Tapiro, l’articolo mi è piaciuto.

    @Tenger: Quello nella foto è un barbagianni, non un gufo. Glebano!
    Hai abilmente mascherato la tua smodata passione da teenager per Harry Potter usando il termine colto “Glebano” invece di quello che avresti voluto usare cioè “Babbano”. 😛

  6. Orsù Tapiro, consolati con le imminenti entusiasmanti novità editoriali dell’estate ^__^

    http://imageshack.us/f/198/23682362.jpg/

  7. No, Duns, ho semplicemente una passione per gli uccelli.
    Ed essendo che sono il Tapiro, sto facendo outing.

  8. Omosessualità, zoofilia, travestimento…aggiungeteci un paio di frustini e di candele sgocciolanti, e il nuovo Mummy Porn di successo è pronto ^_^

  9. @Tengi:

    Ti regalerò un libro sugli animali al prossimo raduno ^_^

    Tutto questo è così umiliante ._.

    No, Duns, ho semplicemente una passione per gli uccelli.
    Ed essendo che sono il Tapiro, sto facendo outing.

    Sappi che questa frase mi ha fatto vivere un momento di autentico sense of wonder.

    @Giovanni:

    In realtà quell’Esegesi di Dick sembra anche interessante. La si potrebbe considerare un saggio in prima persona delle visioni di un folle.

    Cioè esattamente quello che è.

    @Daghino:

    Orsù Tapiro, consolati con le imminenti entusiasmanti novità editoriali dell’estate ^__^

    ”^^/
    (da Sasha Grey però mi aspetto grandi cose)

  10. Beh, non dubito che la signorina Grey riuscirà a scrivere scene erotiche più verosimili di quelle delle 50 sfumature, in cui era palese che l’autrice non sapesse una straminchia di bondage. Come se fosse noioso, poi, documentarsi su pratiche simili.

    Ma passando a commentare l’articolo… Beh, sono sempre più felice di avere un lettore ebook e non acquistare più un cartaceo da una vita u.u e approposito di Dick, ci tengo a pubblicizzare la sua [biografia a fumetti] scritta dal mio prof di sceneggiatura :3 A me è piaciuta, anche se la storia risente molto dello striminzito numero di pagine e se non conosci già la vita di Dick cicapisciuncazzo. Può essere interessante per i feticisti come il Tapiro, insomma.

  11. un momento di autentico sense of wonder.

    Ah, si dice così al nord?

  12. @Tengi: “No, Duns, ho semplicemente una passione per gli uccelli.”

    e pensare che io questa battuta te l’avevo risparmiata per pura bontà.

    “Ed essendo che sono il Tapiro, sto facendo outing”

    non mi stupirebbe più di tanto, piccina 😛

    @Tapiro: “Tutto questo è così umiliante ”

    come al solito però ignori le giuste correzioni che ti vengono offerte e non hai corretto l’errore. Glebano Babbano

  13. @Tales:

    approposito di Dick, ci tengo a pubblicizzare la sua [biografia a fumetti] scritta dal mio prof di sceneggiatura :3 A me è piaciuta, anche se la storia risente molto dello striminzito numero di pagine e se non conosci già la vita di Dick cicapisciuncazzo.

    Questo direi che è un problema, trattandosi di una biografia xD

    Può essere interessante per i feticisti come il Tapiro, insomma.

    Se mi capita sottomano (es. alla Feltrinelli) ci dò un’occhiata…

    @Dunseny:

    come al solito però ignori le giuste correzioni che ti vengono offerte e non hai corretto l’errore. Glebano Babbano

    Non entro certo nel merito dei commenti degli altri. –‘

  14. @Tapiroulant:

    Cioè esattamente quello che è.

    E tu sei contrario alla traduzione di un documento così prezioso?

  15. A sua discolpa c’è da dire che Gufi, Barbagianni e civette in inglese sempre “owl” sono…

  16. Post interessante; ora so quale libro NON comprare.
    Quando scrivi “Ogni tanto è saltata fuori qualche perla, come la traduzione, nel 2009, di Scorrete lacrime, disse il poliziotto” … ti chiedo: la traduzione è fatta così male?
    Ce l’ho nella pila dei libri da leggere; se la traduzione fa schifo, lo metto in fondo alla pila 😛

  17. @Giovanni:

    E tu sei contrario alla traduzione di un documento così prezioso?

    Più che altro sono scettico riguardo la sua commerciabilità o_ò
    Non avrei il coraggio di leggerlo manco io che sono un fanboy.

    @Ippino:

    Quando scrivi “Ogni tanto è saltata fuori qualche perla, come la traduzione, nel 2009, di Scorrete lacrime, disse il poliziotto” … ti chiedo: la traduzione è fatta così male?

    Mah, in realtà me la ricordo buona. Tieni conto però che non ho fatto una comparazione puntuale.
    Inoltre, tieni presente che i romanzi di sci-fi che più rischiano di essere danneggiati, e sono stati storicamente danneggiati, dalle traduzioni, sono quelli di Hard SF (o quantomeno vicini all’Hard SF). Lì hai a che fare con concetti e terminologia di fisica, astronomia, chimica e altre discipline ancora; se non sei versato in queste materie e non capisci bene cosa stia accadendo, inevitabilmente tradurrai in modo disastroso. E infatti mi sono capitati molte traduzioni (soprattutto Urania, a dire la verità) che omettevano completamente alcuni capoversi perché evidentemente il traduttore non aveva capito cosa ci fosse scritto. Sigh ._.
    Rispetto a questi, i romanzi di Dick se la cavano ancora bene. Lui di matematica o scienze naturali ci capiva come mia nonna, e nei suoi romanzi al massimo trovi dottrine filosofiche o teologiche bislacche, o nomi di farmaci caduti in disuso. Quindi per i traduttori il lavoro è più semplice e la mole di errori od omissioni molto ridotta.

  18. Mamma mia!! Non hanno pudore!
    Quando facevano le edizioni molto economiche di Dick compravo fanucci volentieri, poi hanno alzato i prezzi senza alzare la qualità e ora leggo questo.

    Bellissimo “scorrete lacrime!”.

  19. herrjoemadamefreida

    Cercavo qualche articolo su Dick, visto che hai proposto un sondaggio per The Man in the High Castle e l’ho adorato… questo articolo mi ha fatto scassare xD
    Poi ovviamente sono indignatissima per questo pressappochismo ai limiti (oltre?) della fregatura .-.
    Ma più di tutto mi sto rotolando per l’articolo 😉

    @Tapiroulant, sai che MHC era in programma per l’esame di Letteratura Inglese Contemporanea in Statale a Milano? E sai che il professore si chiama Carlo Pagetti? Omonimia o stessa persona? .-.

  20. @herrjoeccetera:

    Cercavo qualche articolo su Dick, visto che hai proposto un sondaggio per The Man in the High Castle e l’ho adorato

    Bene! Ti anticipo che quel sondaggio sta per avere un seguito. Ho già preparato un articolo che probabilmente posterò a fine estate, quando sarò certo che i miei lettori abituali siano tornati tutti dalle vacanze…

    sai che MHC era in programma per l’esame di Letteratura Inglese Contemporanea in Statale a Milano? E sai che il professore si chiama Carlo Pagetti? Omonimia o stessa persona? .-.

    Ahahah.
    L’omonimia la vedo difficile: Pagetti è il curatore di tutta la collana Dick di Fanucci, nonché il traduttore della maggior parte dei titoli. Praticamente è l’Esperto Italiano Ufficiale di Dick.
    Dopo quello che ho visto lo reputo un mongolo a rotelle. Ma non l’ho mai visto di persona e magari a far lezione è bravo.

  21. herrjoemadamefreida

    Aspetto l’articolo con ansia!

    Per quanto riguarda Pagetti, non conoscevo questa sua attività; però mi stupisce sapere di queste traduzioni/prefazioni assurde, perchè dal corso sembrava uno in gamba. Per dire, ha parlato di fantastico considerandolo letteratura degna di insegnamento accademico, però non si è speso in lodi sperticate per Tolkien e ha detto chiaramente che come scrittore lasciava alquanto a desiderare.
    Però il mio istinto mi dice che la ragione sta dalla parte del Tapiro >.<

  22. Con Pagetti ho seguito Storia del Teatro Inglese e diciamo che è un tipo particolare. Nel corso degli anni ha tenuto molti corsi sul fantastico, il che è da rispettare data la bassa considerazione che molti accademici (e non solo) hanno del genere. Non credo sia un grande professore (mette troppa carne sul fuoco e i suoi corsi mancano in organicità), ma spero possa spingere qualche giovane docente a proseguire su questa strada, possibilmente in maniera più costruttiva.

  23. Pingback: La supercazzola e il Glimmung | Tapirullanza

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