Stalker: un esperimento sul mostrare e il raccontare

Stalker Tarkovskij“Non c’è tutta questa differenza tra il ‘mostrare’ una cosa e ‘raccontarla’” è l’obiezione che mi sento muovere più spesso al concetto di show don’t tell. Un’altra è: “E’ solo una questione di stile”, come a dire che è una faccenda che riguarda soltanto la ‘poetica’ dell’autore, il suo modo di esprimersi, e non va ad influenzare più che tanto il contenuto (corollario: potremmo smetterla di criticare?). Eppure non è così. Raccontare una cosa, e mostrarla, suscitano in noi impressioni molto differenti. E dato che un esempio vale più di mille parole, vi racconterò una storia.
Nell’ultimo articolo vi ho parlato di Roadside Picnic, romanzo dei fratelli Strugatsky in cui si racconta di una Visitazione aliena che cambia per sempre le vite degli abitanti di una piccola città canadese. Se non l’avete letto fatelo, o non capirete questo. Bazzicando su Internet alla ricerca di maggiori informazioni sul romanzo e sugli Strugatsky, avevo scoperto che Roadside Picnic aveva catturato l’attenzione nientemeno che del regista Tarkovskij. Tarkovskij: non proprio il primo Roland Emmerich che passa!

Andrej Tarkovskij era uno a cui doveva piacere la fantascienza slava. Già nel 1972 aveva adattato per il grande schermo il celebre Solaris, del polacco Stanislaw Lem; nel 1979, dopo aver corteggiato a lungo il romanzo degli Strugatsky, decide di trarne ispirazione per il suo Stalker. Non solo: gli Strugatsky stessi partecipano alla stesura della sceneggiatura del film. Occasione ghiotta per crogiolarmi ancora un po’ nell’atmosfera della Visitazione – anche perché non avevo mai visto un film di Tarkovskij e la cosa mi faceva sentire in colpa. Sicché, lo scarico, acchiappo la dolce Siobhàn e le annuncio: la tal sera guarderemo Stalker. E lei, che non sapeva neanche di cosa stessi parlando: okay! Da qui, in modo del tutto involontario, nasce il mio piccolo esperimento.
Una premessa: ovviamente uso la parola ‘esperimento’ in senso lato. Un esperimento scientifico va replicato molte volte e sottoposto a un rigido sistema di controlli per avere qualche valore. Il mio ‘esperimento’ è in teoria replicabile, ma non l’ho replicato. Di conseguenza non posso dimostrare davvero niente, nel senso scientifico del termine; trovo però che ci dica qualcosa di interessante. Giudicate voi.

Stalker: una variazione sul tema?
Stalker TarkovskijIl film di Tarkovskij non è una trasposizione fedele di Roadside Picnic. Anzi. Per stessa ammissione del regista, ha in comune col romanzo originale solo la premessa di base: l’esistenza di una Zona contaminata da una Visitazione aliena e del mestiere di stalker. La cosa, in realtà, non mi dispiaceva affatto. Al contrario: come accennavo nello scorso articolo, trovo che il concetto alla base di Roadside Picnic sia così pieno di possibilità che volevo vedere delle declinazioni diverse del tema.
Sulla carta, la storia di Tarkovskij è affascinante. Il protagonista – lo stalker – si guadagna da vivere come guida, scortando i curiosi nella Zona. Al centro della Zona, infatti, c’è una stanza dove si dice che vengano realizzati i tuoi desideri più intimi (idea mutuata dal romanzo, dove circola la leggenda di una sfera dorata che realizza i desideri). Anche la Zona è diversa: mentre in Roadside Picnic aveva delle regole oggettive, determinate da leggi fisiche misteriose ma chiaramente esistenti, in Stalker regole e trappole cambiano. La Zona, spiega lo stalker, cambia ad ogni visita, e sembra che reagisca in modo differente ad ogni individuo e ai suoi stati d’animo. Pare quasi che la Zona di Tarkovskij sia viva.

Fin qui, tutto bene. Peccato che il film sia interessante solo sulla carta.
La Zona di Tarkovskij è assolutamente priva di regole a cui lo spettatore si possa aggrappare. Lo stalker ci dice continuamente quanto la zona sia pericolosa, quante persone ci siano morte, quanto bisogni stare attenti. Ma è tutto bla bla vuoto: di questi fantomatici pericoli non vediamo mai traccia; non assistiamo mai a ‘trappole’ che scattano; i visitatori che seguono lo stalker violano apertamente le sue raccomandazioni, e non gli succede niente. La tensione è inesistente. Persino il ‘tritacarne’, una delle creature più inquietanti e implacabili della Zona originale, diventa nel film qualcosa di assolutamente insulso.
L’impressione dello spettatore, dopo un po’ che guarda, è che la Zona sia qualcosa di ‘mistico’, di ‘metaforico’, che agisce assolutamente a caso e secondo le esigenze del regista. Di conseguenza non ci sentiamo veramente coinvolti. Tutto il setting alieno non diventa altro che un palcoscenico su cui Tarkovskij fa discorrere i suoi personaggi dei massimi sistemi – scienza vs arte, oggettività vs soggettività, determinismo vs libertà, conscio vs subconscio. Le solite banalità da primo anno di facoltà umanistica. I personaggi hanno nomi archetipici – “Stalker”, “Professore” e “Scrittore” – e infatti sono degli archetipi, nel senso peggiore del termine: del tutto privi di qualsiasi tratto originale o di personalità, non sono nient’altro che dei megafoni attraverso i quali il regista declama le sue idee.

Tarkovskij Gesù Cristo

“Ciao, mi chiamo Andrej Tarkovskij e no, non mi piace il simbolismo pacchiano.”

L’esperimento
Ma il mio giudizio poteva anche essere influenzato dalla lettura del romanzo solo pochi giorni prima. Anche se avevo deciso di guardare e giudicare il film di Tarkovskij ‘per sé stesso’, paragoni con il libro nascevano spontaneamente nella mia testa. Siobhàn era un’altro discorso. Non solo non aveva mai letto Roadside Picnic; ma non sapeva proprio della sua esistenza, né come mi fosse venuta in mente l’idea di scaricare e guardare Stalker. Per lei, si trattava di un film completamente autonomo – di conseguenza, l’ha giudicato per sé stesso. E ha detto alcune cose molto interessanti.
Quando sono nella Zona i personaggi, nel libro come nel film, si muovono in modo estremamente circospetto. Lo stalker è lapidario: devono muoversi in fila indiana, uno alla volta, lanciando sempre un dado o un sasso davanti a sé (per vedere se fa scattare qualcosa) prima di proseguire, e non devono mai deviare dal percorso. Nel romanzo si capisce subito il perché: la strada è disseminata dei cadaveri di chi “si è comportato male”, e vediamo coi nostri occhi alcune delle trappole. Ma nel film no. E dopo un po’, Siobhàn mi domanda: “Ma perché si muovono in quel modo? Ma perché devono fare così e cosà? Sono scemi?”. Avendo io letto il libro, sapevo perché i personaggi si comportavano così, ed ero tranquillo; ma lei non lo aveva letto, e dal film non si capiva perché lo facessero. Quindi, non riusciva a spiegarselo. E via via, la sua mente riempie i vuoti lasciati dal regista proponendo una serie di ragioni (1).

La prima spiegazione di Siobhàn: “Lo stalker li sta truffando.” Non c’è niente di pericoloso nella Zona, è un posto come un altro; lo stalker finge che sia pieno di trappole mortali e forze sovrannaturali solo per far provare un po’ di emozioni ai suoi clienti e giustificare i soldi che si fa pagare. Questa spiegazione permette di conciliare la contraddizione tra ciò che il film racconta (che la Zona è pericolosa) con ciò che il film mostra (non c’è nessun vero pericolo): una delle delle due versioni mente (lo stalker, cioè il ‘raccontato’). Permette di giustificare anche le aperte violazioni del raccontato – ossia, quando lo stalker dice ai suoi compagni: “non fare quella cosa o ti succederà qualcosa di terribile!”, quello la fa ugualmente, e non succede niente.
Ma alla lunga, questa spiegazione non tiene. Il personaggio dello stalker appare troppo ingenuo, troppo sempliciotto, troppo ‘puro di cuore’ per mentire in modo così spregiudicato sulla natura della Zona. Allora, seconda spiegazione: “Lo stalker non è uno stalker”. Fa finta di essere esperto della Zona, ma in realtà non ne sa niente; e questa è la sua unica bugia. Per il resto del tempo è onesto, perché crede realmente nei pericoli della Zona (che però è innocua). Da notare che questa seconda spiegazione arriva quando gli input del ‘mostrato’ sono tali da contraddire la prima teoria di Siobhàn; la sua soluzione quindi è di revisionare di nuovo gli input ‘raccontati’ e la sua spiegazione, per metterli in accordo con le nuove informazioni ‘mostrate’.

Stalker Tarkovskij

Scottanti rivelazioni.

Anche questa spiegazione però alla lunga non è soddisfacente – il film (dalla musica alle inquadrature ai discorsi dei personaggi) insiste troppo sulla natura sovrannaturale del loro viaggio. Terza spiegazione: “Secondo me è un’allucinazione, alla fine si scopre che sono tutti drogati”. Poiché gli avvenimenti del film non sembrano seguire una logica, Siobhàn conclude che questa logica non c’è perché non sono nel mondo reale. E’ un tentativo estremo di razionalizzazione. Un modo per spiegare perché il raccontato e il mostrato viaggino su due binari paralleli che non si incontrano mai, con una motivazione che rimane all’interno della trama.
Ma alla lunga, persino questo non tiene: ci stiamo avvicinando alla fine del film, ed è ormai chiaro che la storia non spinge nella direzione del sogno o allucinazione. La quarta e ultima spiegazione suona come una resa: “E’ solo un’allegoria; non vuol dire niente”. Quando questo succede, è il FAIL dell’opera narrativa. Non c’è niente di male se un’opera ha più livelli di lettura, anzi spesso è un plus. 1984 è un affascinante romanzo distopico ma è anche un discorso sui totalitarismi europei e in particolare dello stalinismo (Orwell stesso lo dichiarò); Evangelion è una bella storia di robottoni, paranoie e teologia, ma è anche un messaggio che Anno lanciava agli otaku: “Uscite di casa e affrontate la vita”. Ma quando un’opera funziona solo a livello simbolico e non a livello di trama, c’è qualcosa che non va.

Stalker è un caso emblematico di cosa succede quando raccontato e mostrato si contraddicono – quando, cioè, i personaggi (o anche la voce dell’autore, nel caso di un romanzo) dicono una cosa e poi invece ne succede un’altra. Istintivamente, lo spettatore (o lettore) è portato a dare ragione a quello che vede, reinterpretando o scartando il raccontato. Ed è quello che faceva Siobhàn. Finché questa contraddizione sembra una decisione intenzionale dell’autore – che magari vuole sviarci per poi sorprenderci, come quando si usa l’unreliable narrator – si sopporta (anche volentieri), ma quando ci si rende conto che questa contraddizione non era voluta e che l’autore è semplicemente clueless (o non interessato alla trama nel suo livello più basso, non-simbolico) emerge la frustrazione: ma che cavolo sto guardando?
Bisogna notare infatti che all’inizio Siobhàn aveva una disposizione positiva verso il film. Era più che disposta ad ammettere che il regista aveva saldamente il controllo della storia, e che volesse scientemente far venire dubbi allo spettatore mostrando quelle contraddizioni e quelle apparenti illogicità. Le sue prime spiegazioni rimangono ancorate alla storia; il primo a essere ‘screditato’ come insincero è il personaggio dello stalker (le cui parole contraddicono ciò che il film mostra), non l’autore. E’ solo mano a mano che la storia va avanti, che Siobhàn comincia ad ammettere che gli avvenimenti non hanno senso ‘perché sì’. Era partita piena di fiducia nel regista, ma poi ha progressivamente perso questa fiducia, e alla fine ha proprio perso interesse (dire che il film ha senso solo come allegoria, del resto, è un po’ come dire che non si è più disposti a cercare di interpretarlo: non ne vale la pena, tanto è solo un’allegoria). Il risultato finale della contraddizione tra raccontato e mostrato è: tu, autore, non sei onesto con me.

Stalker Tarkovskij

Il tunnel che porta al centro della Zona… o nelle profondità del nostro stesso subconscio?!?!?!

In conclusione
A questo si aggiunge il ritmo lentissimo, i take da dieci minuti l’uno con inquadratura fissa, le frasi sfumate – vero marchio del cinema d’autore! Il fatto che i personaggi ripetano di continuo la parola “stAlker” con una bella A spalancata non migliora la situazione (ah, la bellezza del doppiaggio italiano di una volta!). La fotografia è suggestiva e ci sono un paio di scene ben fatte (come quando squilla il telefono nell’anticamera della Stanza, o tutta la scena sulla bomba), lo ammetto; ma nel complesso domina la NOIA e la sensazione che il regista sia un borioso con poche idee originali.
A un critico che gli fece notare che i suoi film erano troppo lenti, Tarkovskij rispose: “I am only interested in the views of two people: one is called Bresson and one called Bergman.” Bene – io non sono né Bresson né Bergman. Saluto Tarkovskij e passo ad altri registi.

Chiudo con una considerazione. Umberto Eco aveva un metodo per capire se un film era o non era un porno: “Se per andare da A a B i protagonisti ci mettono più di quanto desiderereste, questo significa che il film è pornografico.”
Bene. Allora Tarkovskij girava porno:


Prima o poi arriveranno nella Zona. Forse.

(1) Nota: queste spiegazioni non sono state in alcun modo sollecitate, anche perché al momento della visione del film non avevo alcun esperimento in mente. Sono cose che Siò ha detto in modo del tutto spontaneo; come in genere succede quando un film non riesce a catturare l’attenzione degli spettatori (l’immersione del buon mostrato di cui parlo sempre), questi cominciano a chiacchierare e a commentare il film tra di loro.

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39 risposte a “Stalker: un esperimento sul mostrare e il raccontare

  1. Pffft, povera Sho usata come cavia da laboratorio XD È ignobile che un regista sia riuscito a trasformare un’idea così figa in un film così palloso, comunque.
    Il libro non l’ho ancora letto, ma anni fa giocai in un gdr una mini-quest basata sulla sua ambientazione, e mi colpì parecchio. Anche se credo che più che sul libro, il GM di turno si fosse basato sui videogame, di cui ho sempre sentito parlare un gran bene. Provali anche tu, Tapiro, così chiudi il trittico Stalkeroso!
    Se ti interessa, dovrei avere da qualche parte delle liste su quali episodi giocare (ce ne sono 2-3 + espansioni, mi pare), quali patch usare contro i bug, e cose così.

  2. Povera Sho, costretta a guardare pessimi film, almeno dopo l’hai portata fuori a cena?
    Cmq finalmente ho capito perchè il videogioco S.T.A.L.K.E.R. si chiama così.
    In effetti aprla di gente che va in un zona radioattiva a cercare roba.
    Cmq il libro l’ho recuperato e lo leggerò a breve, grazie per il consiglio.

  3. @Tales:

    Pffft, povera Sho usata come cavia da laboratorio XD

    ^-^

    Anche se credo che più che sul libro, il GM di turno si fosse basato sui videogame, di cui ho sempre sentito parlare un gran bene. Provali anche tu, Tapiro, così chiudi il trittico Stalkeroso!

    Io so che la serie di S.T.A.L.K.E.R. è famosa per due cose:
    – E’ ucraina
    – E’ piena fino ai capelli di bug
    Con queste premesse non so se ho tanta voglia.
    E poi ormai la grafica sarà datata, e io non sono molto per i giochi vintage…

    @Nicholas:

    Povera Sho, costretta a guardare pessimi film, almeno dopo l’hai portata fuori a cena?

    A un concerto. Direi che mi sono fatto perdonare…

    Cmq il libro l’ho recuperato e lo leggerò a breve, grazie per il consiglio.

    Fammi sapere se t’è piaciuto!

    @Donnacamel:

    Bel post, ti ho ribloggato

    Grazie! ^_^

  4. Il gioco S.T.A.L.K.E.R. Shadow of Chernobyl si può aggiustare con la mod “Complete” del 2009 (http://www.moddb.com/mods/stalker-complete-2009). Questa aggiusterebbe molti bug e migliorerebbe anche la grafica. Io il gioco c’è l’ho e l’ho installato con la mod qualche tempo fa, ma nonostante sia un gioco relativamente vecchio il mio portatile per qualche strana ragione fa fatica a eseguirlo a massima risoluzione, costringendomi a giocarlo con una grafica pessima e a scatti. Così a malincuore l’ho disinstallato, rimandando l’esperienza a quando avrò una macchina più potente. Quel poco che ho provato però sembrava promettere bene.

    Esistono poi un prequel, Clear Sky, e un sequel, Call of Pripyat, e doveva essere realizzato uno S.T.A.L.K.E.R. 2 che però è stato interrotto per realizzare un MMO chiamato Survarium.

    Ok Tapiro, mi hai convinto a guardare Tarkovskij.
    Quando l’avrò fatto tornerò a commentarti.
    Tu se vuoi nel frattempo puoi ammazzare il tempo godendoti le seghe mentali di ‘sto tipo: http://www.amazon.co.uk/Zona-Book-About-Film-Journey/dp/0857861662/

  5. Il film è un racconto solo per immagini, come altro dovrebbe raccontare l’autore di un film? Al massimo dovrebbe usare una voce narrante in sottofondo. Tu stai semplicemente scovando dei buchi e delle contraddizioni nella trama, non c’entra niente tra mostrare e raccontare. Raccontare è scrivere ‘c’erano cadaveri ai bordi della strada’, mostrare è scrivere “Nell’erba Tizio vide la faccia gonfia e purolenta di Caia, qualcosa si muoveva dentro la bocca del cadavere”, oppure “Tizio inciampò e cadde. Caia disse ‘Qualcuno dovrebbe spostare i cadaveri dalla via ma nessuno osa toccarli'”

  6. @Giovanni:

    Tu se vuoi nel frattempo puoi ammazzare il tempo godendoti le seghe mentali di ‘sto tipo: http://www.amazon.co.uk/Zona-Book-About-Film-Journey/dp/0857861662/

    Uhm.
    Non penso che un tizio che ritiene Stalker il film più bello che abbia mai visto possa avere qualcosa da insegnarmi °_°

    On a side note: Guardo quanti libri ci sono, su Amazon, che parlano del film di Tarkovskij. E ho voglia di piangere.

    @fgdfgd:

    Il film è un racconto solo per immagini, come altro dovrebbe raccontare l’autore di un film?

    Si può raccontare in un film in molti modi (il voice over è uno di questi; le didascalie, tipo “cinque anni prima…”, un altro).
    Il protagonista che spiega per minuti e minuti la Zona mentre ci sono dentro è una forma di raccontato. La dissonanza che nasce nello spettatore sta proprio nel contrasto tra le parole dette e le cose viste intorno allo stesso oggetto (la Zona): una contraddizione tra raccontato e mostrato per definizione.
    L’effetto, tra l’altro, è amplificato spesso da primissimi piani del regista, che sembrano voler astrarre la faccia (e quindi il discorso) del personaggio dal background.

  7. In un film se il protagonista a new york dice qua attorno è tutta campagna lo vedi che non è vero. Nel libro no, a meno che la voce narrante o altri personaggi lo dicano. Non c’entra nulla un film fatto male con la differenza fra mostrare e raccontare. Quel film andrebbe paragonato a un libro dove la voce narrante dice ‘entrarono nella stanza’ e il protagonista dice ‘come si sta bene qua fuori’. E il discorso sulla necessità della trama c’entra ancora meno con mostrare versus raccontare, esiste altissima letteratura (e anche cinema) che fa a meno della trama.

  8. Il film è un racconto solo per immagini

    In quanto studente di cinema e sedicente montatore (mioddio come fa schifo “editor” tradotto in italiano, sembra un toro in calore) sappi che mi ritengo offeso. “Solo per immagini”? E i dialoghi, la musica, gli effetti sonori, i titoli e i sottotitoli (se distinguiamo la parola scritta dalle “immagini”) dove li metti? Al cinema forse più che in letteratura puoi notare la differenza tra mostrare e raccontare. Mai sentito nessuno lamentarsi che in un film c’è troppa esposizione? Stanno proprio parlando della regola d’oro della narrazione – anziché mostrare qualcosa, i filmmaker hanno scelto la via facile, pigra e noiosa della spiegazione.

    come altro dovrebbe raccontare l’autore di un film? Al massimo dovrebbe usare una voce narrante in sottofondo. […] In un film se il protagonista a new york dice qua attorno è tutta campagna lo vedi che non è vero. Nel libro no, a meno che la voce narrante o altri personaggi lo dicano.

    L’arte di rispondere alle tue stesse obiezioni nel giro di due righe scorre potente in te.

  9. Ma certo, Giovanni, infatti al cinema vedi un sacco di gente con gli occhi chiusi. E le obiezioni le fanno gli avvocati in tribunale, tu chi sei, la parte lesa o l’avvocato del querelante?

  10. infatti al cinema vedi un sacco di gente con gli occhi chiusi.

    Tanta quanta quella che si tappa le orecchie.

    le obiezioni le fanno gli avvocati in tribunale, tu chi sei, la parte lesa o l’avvocato del querelante?

    No, non hai capito – sei tu stesso che poni delle obiezioni a quello che c’è scritto nel post (“Il film è un racconto solo per immagini”; “Nel libro [non vedi che il protagonista è a new york]”) per poi invalidare quello che hai appena scritto rispondendoti da solo (“usare una voce narrante in sottofondo”; “a meno che la voce narrante o altri personaggi lo dicano”).
    Comunque io sono la parte lesa, visto che come ho scritto sopra mi sento offeso.

    Tapiro per favore dimmi che sei tu con un secondo account che cerchi di compensare la mancanza di Dunseny. x°D

  11. Esistono gli audiolibri, te li puoi far leggere. Magari esistono anche film senza immagini e io non lo so. E io non pongo obiezioni perché non sono davanti a un giudice, dico quello che penso riguardo a un argomento sperando che nessuno mi rompa le scatole. Se ti senti offeso dall’affermazione che il film parla per immagini e il libro no, eh, peggio per te, la vita è fatta così.

  12. Avviso fin d’ora che tutti i futuri commenti di questo fgdfgd/fkgfj saranno rimossi all’istante. Questo tizio sembra Dunseny; d’altronde è evidentemente uno che si è creato un’identità usa e getta solo per dare fastidio.
    Giovanni, pls, non rispondere più.

    Se qualcun altro (possibilmente con un nome pronunciabile) vuole partecipare alla discussione in modo costruttivo può farlo.

  13. Corri Forrest! Corri!

  14. Stupenda la citazione di Eco!
    Io ho Solaris, se vuoi te lo presto. Non mi ha completamente convinto e ha una scena estremamente porno di un viaggio in autostrada che durerà 10 minuti. Però non mi sento di bocciarlo del tutto.

  15. Tapiro che gente strana che attiri sul tuo blog! xD

  16. Eh dai, Tapiro, magari era semplicemente qualcuno totalmente clueless, che con un esempio parlante si sarebbe reso conto delle bischerate che diceva ù_ù
    Bell’articolo, ceci dit. Io sarei stata molto meno disponibile della Sho. Sarei passata solo per le due tappe “ma che cazzo?” e “questo film fa SCHIFO!”.
    E BTW, dopo averle propinato un film così palloso, se di fa mordere il marciapiede le danno le attenuanti generiche @_@ (No, il fatto che anche tu stessi soffrendo non è una scusa).

  17. @Giovanni:

    Tapiro che gente strana che attiri sul tuo blog! xD

    A ciascuno il troll che si merita.

    @Tengi:

    Io sarei stata molto meno disponibile della Sho.

    In più di un senso.

    (…era pessima ma DOVEVO dirla.)

    BTW, dopo averle propinato un film così palloso, se di fa mordere il marciapiede le danno le attenuanti generiche @_@ (No, il fatto che anche tu stessi soffrendo non è una scusa).

    Più semplicemente, mi sa che la prossima volta che le dico: ‘guardiamo questo film!’ mi risponderà: ‘fottiti con questo palo di frassino’.

    @Piperita:

    Io ho Solaris, se vuoi te lo presto. Non mi ha completamente convinto e ha una scena estremamente porno di un viaggio in autostrada che durerà 10 minuti.

    Allora è recidivo il ragazzo ^-^
    Comunque vergognati, ho appena detto che con Tarkovskij ho chiuso e tu già mi tenti con un altro dei suoi film! Dannata, non desisterò dai miei propositi (forse)!

  18. >>In più di un senso.
    Zotico.
    >>‘fottiti con questo palo di frassino’.
    Reazione più che giustificata ù_ù

  19. Da questo esperimento emerge sopratutto che siamo tutti d’accordo sul fatto che sei stato cattivo con la Sho.
    Ma sappiamo tutti che la ricerca sociologica non guarda in faccia a nessuno!
    Mentre cercavo il libro in questione ne ho trovati alcuni altri tradotti del dinamico duo…
    Vi farò sapere se meritano.

  20. Tapì, quanto a fotteseganza dei principi etici il professor Jane Elliott te lo sgrulla coi denti. Povra Sho $__$

    Btw, ti sei chiesto come sarebbe stato questo film se invece dei tovarish fosse stato un prodotto made in yankeeland??
    Tipo che al posto dei pipponi esistenziali, le dotte metafore, le allegorie, le 18 bobine, l’occhio della madre, la carrozzella col bambino (*), avremmo avuto 200 min di: PEW PEW CRISTO COS’E’ QUELLO SPARA SPARA SIGNORE SIAMO STATI ATTACCATI PEW PEW DIO BENEDICA L’AMERICA LO FACCIO PER MIA MOGLIE E I MIEI FIGLI IL PRESIDENTE VUOLE VEDERLA PEW PEW SIGNORE SONO STATO FERITO UNITI RISORGEREMO SONO UNA STRAFIKA COL MITRA DI RAMBO PEW PEW SI RITIRANO VIVA L’AMERICA ABBIAMO VINTO IL MONDO E’ SALVO ANDIAMO A FARCI UN CHEESEBURGER THE END(SALVO TRILOGIA)

    (*) Tapiro ti conosco, tra un film cecoslovacco e l’altro, capace che non l’hai mai visto. meglio che lascio il link va: http://www.youtube.com/watch?v=tSlLtjyZiMQ

  21. @Nicholas:

    Mentre cercavo il libro in questione ne ho trovati alcuni altri tradotti del dinamico duo…
    Vi farò sapere se meritano.

    Yes, la cosa mi interessa parecchio.

    @Daghino:

    Btw, ti sei chiesto come sarebbe stato questo film se invece dei tovarish fosse stato un prodotto made in yankeeland??

    E se fosse stato giapponese?

    La gita nella Zona diventa un deathmatch tutti contro tutti in cui ne resterà solo uno. Nel corso del massacro, tutti i personaggi mettono a nudo le loro turbe psichiche e gli atroci traumi infantili.
    Alla fine rimane solo lo stalker, in un bagno di sangue. La Zona prende forma umana (femminile, con le tettone) e sentenzia: “PER QUESTO LI HAI UCCISI”.
    Stalker (piegandosi in posizione fetale): “Non è così, non è affatto così!”
    Zona: “PER QUESTO LI HAI UCCISI”
    Stalker: (urlo dilaniante di negazione)
    Dopodiché il mondo esplode.
    Fine.

    Tapiro ti conosco, tra un film cecoslovacco e l’altro, capace che non l’hai mai visto. meglio che lascio il link va

    Il film intero no, lo ammetto. Ma L’OCCHIO DELLA MADRE è imprescindibile xD

  22. Dai, dai, ho capito che non l’hai fatto apposta, ti perdono. Ma la prossima volta informati di più. O almeno rispondi alle mie osservazioni con qualcosa di più della faccia da “so qualcosa che tu non sai, ma non te lo dico”. Che in effetti è un pochino irritante. Cioè, se anche mi dicevi: “Ho letto il libro ed è bello” e basta, non è che cascava il mondo.

  23. Tapiro, nella giappoversion mancano i tentacoli ù__ù

  24. Dopodiché il mondo esplode.
    Fine.

    “Che schifo.” (cit.)

  25. Pingback: Guida al Blogroll | Tapirullanza

  26. Tapiro, nella giappoversion mancano i tentacoli ù__ù

    My bad.

    “Che schifo.” (cit.)

    : *

  27. Non ho visto il film in questione, e credo non lo vedrò mai, ma al di là delle gogliardate che ne sono seguite (beata gioventù 🙂 ), credo che il tuo post sia molto importante per far capire la differenza che il “mostrato” e il “raccontato” possono avere nei diversi modi di espressione. Anche l’intervento di Dunseny (non può essere che lui) aiuta molto nella compensione, perché si pone come antagonista e rende più chiare le differenze.
    Lui confonde il “mostrare” con il “vedere”, per cui l’espressione del film non può essere altro che 2mostrare”, a parte situazioni estreme come “voce narrante fuori campo” o sottotitoli ad hoc. Io penso invece, e mi sembra che tu sia della stessa opinione, la differenza tra “mostrato” e “raccontato” in un film stia molto più nel coinvolgimento [del lettore] dello spettatore, come è poi anche in un romanzo. A differenza che in un romanzo, in un film i dialoghi sono un rallentamento dell’azione, un richiedere allo spettatore di capire cosa viene detto, invece di vederlo… Quindi in un film i dialoghi sono l’equivalente della descrizione in un romanzo: un poco va bene, e è anche necessario, ma troppo diventa “raccontato”, in entrambi i casi…
    Ci sono anche altri aspetti che potrebbero essere esaminati, ma credo di aver chiarito quello che penso: il “raccontato” esiste anche nei film, e può nascondersi in aspetti anche banali della sceneggiatura, e dare lo stesso fastidio dei tanti infodump dei romanzi…

  28. Stalker è un caso emblematico di cosa succede quando raccontato e mostrato si contraddicono

    E soprattutto, parlando delle fasi che portando alla costruzione di un’opera artistica, di cosa succede quando perdi tutto ciò che hai filmato per un anno, ti stanno per silurare e sei costretto a raffazzonare un film completamente differente prima che ti spediscano in Siberia:

    In an interview on the MK2 DVD, the production designer, Rashit Safiullin, recalls that Tarkovsky spent a year shooting a version of the outdoor scenes of Stalker. However, when the crew got back to Moscow, they found that all of the film had been improperly developed and their footage was unusable. The film had been shot on experimental Kodak stock with which Soviet laboratories were unfamiliar.

    Even before the film stock problem was discovered, relations between Tarkovsky and Stalker’s first cinematographer, Georgy Rerberg, had deteriorated. After seeing the poorly developed material, Rerberg left the first screening session and never came back. By the time the film stock defect was discovered, Tarkovsky had shot all the outdoor scenes and had to burn them. Safiullin contends that Tarkovsky was so despondent that he wanted to abandon further production of the film.

    After the loss of the film stock, the Soviet film boards wanted to shut the film down, officially writing it off. But Tarkovsky came up with a solution: he asked to make a two-part film, which meant additional deadlines and more funds. Tarkovsky ended up reshooting almost all of the film with a new cinematographer, Aleksandr Knyazhinsky. According to Safiullin, the finished version of Stalker is completely different from the one Tarkovsky originally shot

    http://en.wikipedia.org/wiki/Stalker_%281979_film%29#Production_2
    A quanto si capisce seguendo la nota 2 su wikipedia che rimanda a “The Films of Andrei Tarkovsky: A Visual Fugue”, il budget iniziale era di 700.000 rubli e venne buttato nel cesso allegramente con il film a pezzi causa pellicola mal gestita, poi ricevettero altri 300.000 rubli per tirare insieme qualcosa comunque (per quanto completamente differente dal precedente: dicono che il progetto passò dalla fantascienza pura al film parabola filosofico-morale e venne ripensato quindi da zero).
    Direi che questo spiega tutto.
    Fico, no?

    Non avevo notato indicazioni di questo lolloso retroscena in questo post o nel precedente sul romanzo: “se mi sbaglio mi corrigerete” (1978, quasi a tema col 1979).

  29. Cosa è successo al blog del duca?

  30. @mikecas:

    Quindi in un film i dialoghi sono l’equivalente della descrizione in un romanzo: un poco va bene, e è anche necessario, ma troppo diventa “raccontato”, in entrambi i casi…

    Così è eccessivo, non lo penso affatto.
    Un dialogo può anche ‘mostrare’ molto, ad esempio il carattere dei personaggi coinvolti. E’ come si usa ogni strumento a disposizione (e il dialogo è uno di questi) a fare la differenza.

    @Duchino:

    E soprattutto, parlando delle fasi che portando alla costruzione di un’opera artistica, di cosa succede quando perdi tutto ciò che hai filmato per un anno, ti stanno per silurare e sei costretto a raffazzonare un film completamente differente prima che ti spediscano in Siberia

    Ammetto che non sapevo nulla di questa storia. Be’, è una bella integrazione all’articolo. La morale sarebbe che non dovrei giudicare un regista da un unico film di cui ignoro le difficoltà di lavorazione?
    Diciamo che a questo punto sono disposto a raccogliere la proposta di Piperita e dare una chance anche a Solaris

    @reno:

    Cosa è successo al blog del duca?

    Boh, direi niente.

  31. Un dialogo può anche ‘mostrare’ molto, ad esempio il carattere dei personaggi coinvolti. E’ come si usa ogni strumento a disposizione (e il dialogo è uno di questi) a fare la differenza.

    è >b>sempre come si una lo strumento, Tapiro… anche il raccontato nei romanzi può essere non solo accettabile, ma anche molto positivo… dipende da come si usa, e da quanto si usa… 🙂

  32. Ciao a tutti, finalmente mi delurko 😛
    Mi permetto di copiare qui una domanda posta anche sui Gamberi.
    Spero che qualcuno qui possa chiarire i miei dubbi sul mostrare, sperando non siano troppo stupidi (spero me lo perdonerete vista la giovane età e l’ignoranza abissale :D). Vorrei capire se il mio è un problema di documentazione o altro, e come potrei muovermi per risolverlo.
    Come si può mostrare in maniera convincente qualcosa che pochi hanno sperimentato, a maggior ragione se quel ‘qualcosa’ provoca la morte dei suddetti (o l’isolamento a livello sociale, o il coma, o il ‘rimanerci’, o altre conseguenze che impediscono loro di raccontarla)? Come si possono descrivere in maniera realistica le sensazioni provate nel, che so, morire di decompressione esplosiva? Nell’essere vittime del fosforo bianco? Nel subire un’operazione chirurgica senza anestesia? Nel fare un placido bagno nell’azoto liquido o al circolo polare artico, nell’essere bruciati vivi? Nel ‘rimanerci sotto’ con gli acidi?
    Ho esagerato, certo, ma anche, molto più semplicemente, come si mostrano le sensazioni di chi ha provato una determinata droga o farmaco? Per esperienza personale, la presenza di certi dettagli nel descrivere una sensazione (per esempio indotta da una droga) fa capire subito, a chi l’ha provata, se il narratore conosce ciò di qui parla. Allo stesso tempo una persona estranea non riuscirebbe mai ad immaginarsi quei dettagli (che quindi sono ciò che rende veramente realistica una scena). Spesso inoltre chi ha vissuto certe esperienze è restio a raccontarle, anche per motivi sociali (la ‘fratellanza’ nel gruppo di tossicodipendenti e l’opposizione nei confronti degli ‘altri’).
    Come si può risolvere questo problema? Devo documentarmi più a fondo? L’unica soluzione è la fantasia (che però minerebbe la credibilità)? Qualcuno può aiutarmi?
    Grazie

  33. Pingback: The Stanley Parable, o: come sfanculare il narratore onnisciente | Tapirullanza

  34. IN VERITA’ ARKADJ STRUGATSKIJ FU CONTENTO DEL FILM DI TARKOVSKIJ, ALMENO E’ QUELLO CHE SI PUO’ LEGGERE IN UN POST PUBBLICATO SU URANIAMANIA CHE RIPORTA UNA INTERVISTA ALLO STESSO ARKADJ

    “dall’intervista ad Arkadi Strugatski

    ….l’idea….
    R: …eravamo in una stradina nella foresta e qualcuno era già stato lì la sera prima, perchè c’erano tracce di un picnic: avanzi di cibo, erba calpestata, lattine di birra, e cose del genere.

    ….il confronto con gli U.S.A….
    D: Un equivalente della Space Opera americana?
    R: Ho letto con piacere Edmond Hamilton perchè la storia procedeva veloce, l’autore era inventivo, un maestro nel suo campo. Da noi non ci sono storie come quelle di Hamilton: i nostri autori sono troppo seri per questo filone tradizionale.

    ….il film….
    D: Nel ’79 ‘Tarkovski ha filmato Stalker. Cosa pensate di quella pellicola?
    R: Lo ritengo uno dei dieci migliori film della storia del cinema, e non solo perchè io e Boris abbiamo firmato la sceneggiatura. Però da noi sono in molti a pensare che il film abbia tradito in parte il libro nonostante la nostra sceneggiatura.”

    DETTO QUESTO IL FILM PUO’ ESSERE CRITICATO (SONO MOLTO ILLUMINATI LE CRITICHE DEL FILOSOFO SLOVENO ZIZEK). MA DETTO ANCHE QUESTO SINCERAMENTE APPARTENGO ALLA CATEGORIA DI QUELLI CHE HANNO AMATO (E AMANO) VISCERALMENTE IL FILM DI TARKOVSKIJ. D’ALTRA PARTE SECONDO UN ANTICO DETTO “CHI MOLTO E’ AMATO, MOLTO E’ ANCHE ODIATO.”

    SALUTI DALLA ZONA!

  35. @Slot:

    Ciao Slot, ben arrivato su Tapirullanza!
    Sarei più felice se tu evitassi di scrivere in caps lock, ma poi fai come vuoi.

    Vedo sul sito di Urania che l’intervista di cui parli è riportata nell’Urania n.1066, del 1988. L’intervista si trova anche da qualche parte online? Sarebbe utile poterla leggere per intero.
    In ogni caso, quello che dici mal si concilia con ciò che riportava il Duca un anno fa sui problemi tecnici e artistici che incontrò Tarkovskij durante la realizzazione del film – e che comportarono una quasi totale distruzione del girato originale e un rifacimento pressoché completo del film, con minori disponibilità economiche e di tempo.

    La questione andrebbe approfondita leggendosi nel dettaglio com’è andata la produzione del film, le differenze tra le due versioni, e se alla fine Tarkovskij stesso fosse soddisfatto del risultato.
    Il testo citato dal Duca, “The Films of Andrei Tarkovsky: A Visual Fugue”, sembra figo, ma in questo periodo mi manca il tempo per aggiungere un altro libro alla lista. Rimando a data da destinarsi xD

  36. Ciao Tapiro. Ho appena scoperto il tuo blog (curiosamente, volevo cercare se qualcuno aveva fatto un’ambientazione per GDR su Ringworld, pensando che sarebbe adattissimo… :D) e, dopo aver letto qualche consiglio del lunedì, che ho apprezzato molto, sono capitato su questo post. Anch’io, come il mio predecessore caps-lockiano sono un ammiratore del cinema di Tarkovskij. Stalker è stato il primo film suo che ho visto (prima di leggere Pic Nic sul ciglio della strada… e questo ha probabilmente influito molto. Stessa cosa mi accadde con Dune di Lynch ed i romanzi di Herbert), e mi ha affascinato fin da subito… Non tanto per i dialoghi, un po’ pretenziosi, quanto per le immagini e le belle musiche di Edward Artemiev. Ritengo Tarkovskij superlativo nella fotografia. Nel viaggio nella Zona, al contrario di Siobhán, avevo avuto l’impressione di un costante pericolo nascosto, ancora più misterioso e spaventoso perché non mostrato esplicitamente.

    Rispetto al romanzo, manca un po’ di quell’anti-antropocentrismo che caratterizzava il rapporto fra gli umani e la visita aliena. Curiosamente, un altro grande romanzo in cui il tema è molto evidente, è Solaris, di Stanislaw Lem, anch’esso trasposto “a modo suo” da Tarkovskij.
    Non ho trovato consigli o recensioni su Solaris o altri romanzi di Lem, quindi se non li avessi mai letti, te li consiglierei. In particolar modo Solaris e Cyberiade. (In Solaris, aspettati dei grossissimi infodump! …che a me, comunque, non dispiacciono più di tanto)

  37. @Ticky:

    Ben arrivato sul mio blog ^_^
    Mi fa molto piacere che i miei vecchi articoli continuino ad attirare visite – il Consiglio su Ringworld è stato uno dei miei primi post in assoluto, quando ancora studiavo all’università – era esattamente uno degli scopi che mi prefiggevo con Tapirullanza.
    Come vedi sei arrivato in un momento di inattività, ma cerco sempre di rispondere a chi mi scrive (prima o poi)…

    Non ho trovato consigli o recensioni su Solaris o altri romanzi di Lem, quindi se non li avessi mai letti, te li consiglierei. In particolar modo Solaris e Cyberiade. (In Solaris, aspettati dei grossissimi infodump! …che a me, comunque, non dispiacciono più di tanto)

    Solaris lo lessi anni e anni fa e ne conservo un bel ricordo, anche se era prima di cominciare a frequentare quelle cattive compagnie di Gamberetta e soci, quindi ero di manica più larga. Non mi dispiacerebbe rileggerlo oggi per vedere se ha mantenuto intatto il suo fascino.
    Cyberiade lo conosco di nome ma non l’ho mai avvicinato; se me lo consigli darò un’occhiata. Non ho mai neanche visto il film di Tarkovskij su Solaris, e ad essere sincero non è che la cosa mi entusiasmi troppo dopo l’esperienza di Stalker.

  38. Nel caso volessi vedere il film su Solaris, evita il doppiaggio italiano. A meno che tu non voglia sentire degli scienziati discutere usando forti inflessioni dialettali espressività quasi inesistente e cadenza monotona. 😀

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