I Consigli del Lunedì #36: Roadside Picnic

Roadside PicnicAutore: Arkady e Boris Strugatsky
Titolo italiano: Picnic sul ciglio della strada
Genere: Science Fiction / Crime Fiction
Tipo: Romanzo

Anno: 1972
Nazione: Unione Sovietica
Lingua originale: Russo
Pagine: 220 ca.

Difficoltà in inglese: **

Un tempo, Harmont era una sonnacchiosa cittadina canadese senza nulla da offrire. Poi è arrivata la Visitazione: una civiltà aliena ha invaso senza preavviso Harmont e altri cinque punti del pianeta. Non hanno interagito con gli esseri umani in alcun modo; sono rimasti alcuni giorni e poi, così come sono arrivati, sono ripartiti. Ma dietro di sé hanno lasciato la Zona: chilometri di superficie contaminati dal loro arrivo e ricolmi di tutti gli incomprensibili artefatti che hanno buttato. Come se fossero passati per un picnic e si fossero dimenticati di pulire.
Schuhart Redrick è uno stalker. Di giorno, lavora come assistente di laboratorio per l’Istituto Internazionale di Culture Extraterrestri; di notte, un uomo che si guadagna da vivere infiltrandosi nella Zona e rubando i tesori della civiltà aliena per rivenderli sul mercato nero. La Zona è cintata e pattugliata dalla polizia, ma questo non ha impedito a un intero microcosmo di criminali di radunarsi ad Harmont per contrabbandare i reperti della Visitazione. Ma la Zona è un luogo pericoloso: si aggirano strane cose che possono ucciderti o mutilarti al minimo movimento sbagliato; e anche chi sopravvive, viene cambiato dalla Zona in modi misteriosi e irreversibili…

I fratelli Strugatsky (1) sono generalmente considerati i migliori autori di fantascienza russa della seconda metà del Novecento – e Roadside Picnic (vi risparmio l’originale russo), complice probabilmente l’ambientazione internazionale, è la loro opera più famosa. Era parecchio tempo che non pubblicavo un Consiglio. E quale modo migliore per farlo, se non dedicandolo, una volta tanto, a un’opera di fantascienza russa? In traduzione inglese. Vabbé, non è colpa mia: il russo non lo parlo, e se aspetto di mettere le mani su una traduzione italiana decente sto fresco.
Cosa succederebbe se l’umanità si trovasse improvvisamente tra le mani gli artefatti abbandonati di una civiltà infinitamente superiore alla loro? In quali modi verrebbe cambiata la vita quotidiana delle persone? Sono queste le domande alla base di Roadside Picnic. Il romanzo parte da un evento fantastico per poi zoommare sulle vite che da questo evento sono state trasformate – sulla società, sui traffici, sui desideri, le aspirazioni e le angosce che ne sono nati. Ma chi l’avrebbe detto che anche quei fottuti comunisti sapessero scrivere fantascienza, mh?
Nota: Dato che, per una volta, recensisco un romanzo letto in traduzione e non in lingua originale, mi soffermerò meno sullo stile e la costruzione delle frasi; d’altronde la cose più importanti da analizzare sono la struttura e i contenuti, e quelli per fortuna sopravvivono nel passaggio da una lingua all’altra (posto che il traduttore sappia fare il suo lavoro).

Stalin watches you

“Scrivi, scrivi i tuoi romanzetti sovversivi. D’altronde, quella Stazione Spaziale Sovietica non si costruirà da sola, no?”

Uno sguardo più approfondito
Cominciamo dalla struttura del libro, che è piuttosto particolare. Dopo un breve prologo-intervista con lo scazzato premio Nobel dottor Pilman – utile a introdurre al lettore le ‘basi’ dell’ambientazione – il romanzo è composto da quattro lunghi capitoli che sono praticamente dei racconti autoconclusivi. O meglio, degli episodi nella storia della cittadina di Harmont dopo la Visitazione. Ogni episodio racconta la propria storia, e tra un episodio e l’altro trascorrono anni (eccezion fatta per il passaggio dal terzo al quarto).
La gestione del pov è impeccabile. Ognuno dei quattro capitoli segue un unico punto di vista; in tre dei quattro, il personaggio-pov è lo stalker Redrick, cosa che lo rende il vero protagonista del romanzo. Ma lo stile cambia nel corso del libro. Il primo capitolo (per ragioni che non ho capito) è scritto in prima persona, mentre i successivi sono tutti in terza con telecamera ora nei pressi, ora nella testa del personaggio. E se all’inizio del libro il tono è prevalentemente ironico, leggero – soprattutto nell’intervista al dottor Pilman, piena di sarcasmo e assolutamente piacevole da leggere – mano a mano che si va avanti l’atmosfera si fa più drammatica.

I fratelli Strugatsky, poi, mostrano che è un piacere. I movimenti che fanno i personaggi mentre parlano, l’accendersi e lo spegnersi del mozzicone di sigaretta, i gesti nervosi delle dita e l’espressione degli occhi – tutto viene registrato e comunicato al lettore. C’è un passaggio del libro in cui un Redrick distrutto si trascina sotto il sole lungo una pianura brulla, a ridosso di una cava, dove possiamo sentire sulla nostra pelle la stanchezza, le labbra che si spaccano per l’arsura, i solchi lasciati dalle cinghie dello zaino sulla pelle coperta di bolle.
E questa capacità di mostrare perdura nella gestione degli infodump. Le coordinate essenziali dell’ambientazione, come dicevo prima, sono introdotte nella breve intervista che apre il romanzo. Il dottor Pilman spiega (in un tono leggero e svogliato che assolutamente non annoia) cosa siano la Visitazione, la Zona, gli stalker. Dopodiché, dall’inizio del primo capitolo in poi, gli infodump nel vero senso della parola quasi spariscono dalla narrazione. Redrick descrive le cose mano a mano che le vede; le informazioni appaiono a spezzoni, sotto forma di ricordi o di istruzioni che dà ai niubbi che lo accompagnano. Prendiamo la cosiddetta mosquito mange, o zona di gravità iperconcentrata, un fenomeno che si manifesta in alcuni punti della Zona e che comprime in modi orribili qualunque cosa gli si avvicini. Inizialmente è nominata senza spiegare cosa sia. Poi a un tratto Redrick la vede: la percezione di un cambiamento nel moto nell’aria, uno strano inclinarsi degli oggetti ai suoi confini, poi, dei frammenti di materia compressa in strani modi che sembrano fluttuare nel nulla. Solo alla fine Redrick spiega ai suoi compagni che quella è una mosquito mange, e come funziona. E che è meglio non la tocchino.

In Soviet Russia

Redrick, in generale, è una voce narrante eccezionale. Lo sguardo di chi la sa lunga; dello stalker professionista che guarda dall’alto in basso i nuovi arrivati, che si aspetta di essere obbedito all’istante all’interno della Zona, perché lui è il sopravvissuto mentre gli altri sono morti; dell’uomo che sa che la vita è tutto un prendere o dare calci nei denti. Il suo tono cinico e distaccato dà il ritmo a tutta la narrazione; un ritmo pacato, anche nel bel mezzo dei pericoli della Zona. E dato che un esempio vale più di mille parole:

“See those rags over there? You’re looking the wrong way! Over there, to the right.”
“Yes,” said Arthur.
“Well, that was a guy called Whip. A long time ago. He didn’t listen to his elders and now he lies there in order to show smart people the right way. Look just to the right of Whip. Got it? See the spot? Right where the willows are a little thicker. That’s the way. You’re off!”

Il cambiare dell’atmosfera nel corso del romanzo (più ironica all’inizio, più cupa alla fine) non è che un riflesso dell’evolversi della psicologia del personaggio. Sì: pur essendo un romanzo breve, Redrick evolve. E a riprova della bravura degli Strugatsky: quando nel terzo capitolo si dà il cambio col pov del businessman cicciobombo Richard Noonan, anche il ‘timbro vocale’ della narrazione cambia.

Ma la vera protagonista del romanzo, alla fine, è la Zona. E’ uno dei tipi di ambientazione che preferisco in assoluto, perché è un luogo familiare, quotidiano, a cui si mescola in modi subdoli l’assurdo. La Zona si presenta come un posto normalissimo: una strada, un garage, degli edifici abbandonati, campi, una collina, una cava di pietra. Ma nella cava c’è un bulldozer abbandonato, inclinato su un lato. Le case sono vuote. E poi, all’improvviso, le vedi: un’ombra sbagliata, un luccichio che non dovrebbe esserci, luci lampeggianti che a un tratto diventano una tempesta infernale che sa di ozono e che ti brucia vivo se passi troppo vicino; o una gelatina apparentemente innocua, ma che trasforma in gomma inerte tutto ciò con cui entra in contatto. E la morte può arrivare in qualsiasi momento, al minimo segnale, alla minima disattenzione. L’atmosfera è molto differente, eppure in qualche maniera mi ha ricordato la serie di Silent Hill.
Nella Zona, però, si trascorre non più di un terzo del romanzo. Il resto avviene fuori, per le strade di Harmont. E in duecento pagine, gli Strugatsky ti creano tutto un microcosmo che ruota attorno al concetto della Zona: ci sono gli stalker, con tutta la loro mitologia – come la leggendaria sfera dorata che, si dice, può realizzare i desideri, ma che in cambio esige un pegno di sangue – e i loro eroi – come il vecchio e cinico ‘Avvoltoio’ Burbridge, famoso per essere tornato sempre illeso dalla Zona, mentre il prezzo lo pagavano sempre quelli che lo accompagnavano. E poi i ricettatori, le organizzazioni che rivendono e distribuiscono sul mercato nero gli artefatti della Zona, la polizia, le famiglie degli stalker, la comunità degli scienziati e dei tecnici dell’IIEC. In queste pagine Roadside Picnic smette (in parte) i panni del mystery fantascientifico e diventa crime fiction del tipo più cinico, un po’ The Shield, un po’ Breaking Bad. E queste due metà si armonizzano perfettamente nel raccontare il dramma di una cittadina la cui vita è stata cambiata per sempre da un avvenimento incomprensibile.

Meanwhile in Soviet Russia

In poco più di duecento pagine, insomma, i fratelli Strugatsky riescono a condensare una incredibile quantità di temi – da quelli più umani a quelli più metafisici – e ti colpiscono al cuore. Ciò che rimane alla fine, soprattutto, è l’idea di un mondo vivo, che continua a vivere oltre la pagina; ti chiedi quante altre storie si potrebbero raccontare sul mondo di Roadside Picnic, di quanti personaggi secondari si vorrebbe sapere com’è andata a finire, quali altre peripezie dovranno vivere. E’ davvero incredibile che da questo romanzo non sia mai nato un serial televisivo; si presta naturalmente, avrebbe potuto avere tante stagioni quante Lost senza mai rimanere a corto di materiale. Spero sempre che prima o poi succeda. In compenso ha ispirato un film di Tarkovskij chiamato Stalker (2).
Roadside Picnic è un romanzo che consiglio a tutti; persino agli amanti del crime e che non sono abituati a leggere sci-fi, che forse potrebbero apprezzarlo anche di più degli altri. Lo raccomanderei anche in italiano, visto che comunque la lingua originale è il russo – ma non ne ho trovata una versione decente, e poi c’è sempre il rischio (soprattutto nella narrativa di genere e nelle collane da edicola tipo Urania) di trovarti tra le mani una traduzione di seconda mano, mediata dall’inglese, mentre per definizione questo non può succedere se leggi la versione inglese.

Dove si trova?
Roadside Picnic si può scaricare in inglese sia su Library Genesis che su BookFinder; purtroppo si trova solo in pdf, ma è un file di buona qualità e in una mezz’oretta se ne può fare un ePub più che dignitoso. In alternativa, si può acquistare l’edizione cartacea dei SF Masterworks (in cui, mi dicono, sono stati corretti anche alcuni piccoli errori di traduzione) su Amazon.co.uk; l’ultima ristampa si può portare a casa anche a prezzi molto bassi, spese di spedizione escluse.

Sui fratelli Strugatsky
Non avevo mai sentito parlare di questa coppia di scrittori russi prima di imbattermi in Roadside Picnic. L’introduzione all’edizione che ho letto (quella che si trova su Library Genesis) è scritta nientemeno che da Theodore Sturgeon, il quale nomina altri due libri dall’aria molto interessante: Hard to Be a God e soprattutto il satirico Tale of the Troika. Un’altra loro opera che ha raggiunto una certa notorietà internazionale (ma sembra già meno interessante) è l’utopia Noon: 22th Century.
Mi piacerebbe leggerli, ma purtroppo sui circuiti pirata non ho trovato nessuno di questi titoli, e sui canali legali i prezzi sono proibitivi. In Italia, sono in circolazione due traduzioni edite dalla Marcos y Marcos, e una di queste è proprio È difficile essere un dio – ma dovrei prima superare la mia naturale diffidenza verso le traduzioni italiane di opere di genere in lingue non-occidentali. Magari nei prossimi giorni andrò in libreria a controllare.

Meanwhile in Soviet Russia

Qualche estratto
Il primo brano è preso dal primo capitolo, nel momento in cui lo stalker Redrick entra nella Zona in compagnia del suo amico scienziato Kirill; osservando la zona dal velivolo, ha modo di evocare (e così di farci sapere) varie vicissitudini capitate agli stalker in questo piccolo appezzamento di pensiero. Il secondo pezzo, molto più avanti nel romanzo, è un estratto del dialogo tra Noonan e il dottor Pilman sulla natura della Visitazione e degli alieni: in fondo non si è trattato d’altro che di un picnic sul ciglio della strada.

1.
We were off.
The institute was on our right and the Plague Quarter on our left. We were traveling from pylon to pylon right down the middle of the street. It had been ages since the last time someone had walked or driven down this street. The asphalt was all cracked, and grass had grown in the cracks. But that was still our human grass. On the sidewalk on our left there was black bramble growing, and you could tell the boundaries of the Zone: the black growth ended at the curb as if it had been mown. Yeah, those visitors were well-behaved. They messed up a lot of things but at least they set themselves clear limits. Even the burning fluff never came to our side of the Zone—and you would think that a stiff wind would do it.
The houses in the Plague Quarter were chipped and dead. However, the windows weren’t broken. Only they were so dirty that they looked blind. At night, when you crawl past, you can see the glow inside, like alcohol burning with blue tongues. That’s the witches’ jelly breathing in the cellars. Just a quick glance gives you the impression that it’s a neighborhood like any other, the houses are like any others, only in need of repair, but there’s nothing particularly strange about them. Except that there are no people around. That brick house, by the way, was the home of our math teacher. We used to call him The Comma. He was a bore and a failure. His second wife had left him just before the Visitation, and his daughter had a cataract on one eye, and we used to tease her to tears, I remember. When the panic began he and all his neighbors ran to the bridge in their underwear, three miles nonstop. Then he was sick with the plague for a long time. He lost all his skin and his nails. Almost everyone who had lived in the neighborhood was hit, that’s why we call it the Plague Quarter. Some died, mostly the old people, and not too many of them. I, for one, think that they died from fright and not from the plague. It was terrifying. Everyone who lived here got sick. And people in three neighborhoods went blind. Now we call those areas: First Blind Quarter, Second Blind, and so on. They didn’t go completely blind, but got sort of night blindness. By the way, they said that it wasn’t any explosion that caused it, even though there were plenty of explosions; they said they were blinded from a loud noise. They said it got so loud that they immediately lost their vision. The doctors told them that that was impossible and they should try to remember. But they insisted that it was a powerful thunderbolt that blinded them. By the way, no one else heard the thunder at all.
Yes, it was as though nothing had happened here. There was a glass kiosk, unharmed. A baby carriage in a driveway—even the blankets in it looked clean. The antennas screwed up the effect though—they were overgrown with some hairy stuff that looked like cotton. The eggheads had been cutting their teeth on this cotton problem for some time. You see, they were interested in looking it over. There wasn’t any other like it anywhere. Only in the Plague Quarter and only on the antennas. And most important, it was right there, under their very windows. Finally they had a bright idea: they lowered an anchor on a steel cable from a helicopter and hooked a piece of cotton. As soon as the helicopter pulled at it, there was a pssst! We looked and saw smoke coming from the antenna, from the anchor, and from the cable. The cable wasn’t just smoking—it was hissing poisonously, like a rattler. Well, the pilot was no fool—there was a reason why he was a lieutenant—he quickly figured what was what and dropped the cable and made a quick getaway. There it was, the cable, hanging down almost to the ground and overgrown with cotton.

In Soviet Russia Mr.T

2.
“But what about the Visitation? What do you think about the Visitation?”
“My pleasure. Imagine a picnic.” Noonan shuddered. “What did you say?”
“A picnic. Picture a forest, a country road, a meadow. A car drives , off the country road into the meadow, a group of young people get out of the car carrying bottles, baskets of food, transistor radios, and cameras. They light fires, pitch tents, turn on the music. In the morning they leave. The animals, birds, and insects that watched in horror through the long night creep out from their hiding places. And what do they see? Gas and oil spilled on the grass. Old spark plugs and old filters strewn around. Rags, burnt-out bulbs, and a monkey wrench left behind. Oil slicks on the pond. And of course, the usual mess—apple cores, candy wrappers, charred remains of the campfire, cans, bottles, somebody’s handkerchief, somebody’s penknife, torn newspapers, coins, faded flowers picked in another meadow.”
“I see. A roadside picnic.”
“Precisely. A roadside picnic, on some road in the cosmos. And you ask if they will come back.”
“Let me have a smoke. Goddamn this pseudoscience! Somehow I imagined it all differently.”
“That’s your right.”
“So does that mean they never even noticed us?”
“Why?”
“Well, anyway, didn’t pay any attention to us?”
“You know, I wouldn’t be upset if I were you.”

Tabella riassuntiva

Un blend ben riuscito di mystery sci-fi e crime fiction. Potrebbe essere troppo mainstream per alcuni palati.
Personaggi che evolvono e di cui ci importa il destino. Il ritmo non è sempre al massimo.
La Zona è troppo figa nel suo essere familiare e aliena insieme.  
Ottima gestione del mostrato e del timbro narrativo.  

(1) Il sistema europeo di traslitterazione dei caratteri russi vorrebbe che il loro nome si scrivesse “Arkadij e Boris Strugackij”; così come scriviamo Fëdor Dostoevskij e non Fyodor Dostoyesky, Lev Tolstoj e non Leo Tolstoy. In questo caso però faccio uno strappo alla regola: a livello internazionale i due scrittori russi sono molto più conosciuti nella traslitterazione americana che non in quella nostrana. In altre parole, è molto più facile che troviate qualcosa su Internet scrivendo “Strugatsky” che non “Strugackij”. Persino in Italia sono confusi sull’argomento: per esempio, la casa editrice Marcos y Marcos, che pubblica qualcuno dei loro libri, li chiama “Arkadi e Boris Strugatzki”.
Ecco cosa succede quando invece di essere uno scrittore coccolato dalla critica sei uno che viene pubblicato nelle riviste pulp!

(2) Inizialmente pensavo di parlarne qui, in fondo all’articolo; poi invece ho deciso di incorporarlo in un post successivo, come parte di un piccolo ‘esperimento’ sulla narrativa. Se tutto va bene l’articolo in questione sarà pronto tra pochi giorni.

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16 risposte a “I Consigli del Lunedì #36: Roadside Picnic

  1. Molto interessante. Conoscevo Stalker di Tarkovskij (che voglio vedere da tempo ma che mi trattengo ugalmente dal farlo visti i tempi lunghi prediletti dai registi russi) e “il videogioco ispirato dal film ispirato dal libro” S.T.A.L.K.E.R. (che ho provato e poi mollato), ma il libro non lo conoscevo.
    Grazie del consiglio, aggiungo sicuramente alla lista!

  2. su Library Genesis prova a cercare solo Boris Strugatsky, dovresti trovare piu’ o meno tutto…
    Intanto leggo questo e poi ti dico.
    Grazie per il suggerimento…

  3. Roadside Picnic si può scaricare in lingua originale

    Intendevi dire in inglese? 😛

  4. @Giovanni:

    Conoscevo Stalker di Tarkovskij (che voglio vedere da tempo ma che mi trattengo ugalmente dal farlo visti i tempi lunghi prediletti dai registi russi)

    Fai bene a trattenerti.
    Venerdì (spero) vedremo perché.

    Intendevi dire in inglese?

    Sono un deficiente.
    L’abitudine…

    @mikecas:

    su Library Genesis prova a cercare solo Boris Strugatsky, dovresti trovare piu’ o meno tutto…

    Nope.
    Se vai sul link che ho messo negli articoli, vedrai che per sicurezza come chiave di ricerca avevo messo solo “Strugatsky”: i risultati sono gli stessi. Non c’è nessuno dei tre romanzi che dicevo.

    Comunque fammi sapere se ti piace^^

  5. Libro carino. Aggiungo in lista ^-^

    E bell’articolo. malgrado la svista di non aver citato manco di striscio il pluripremiato vg (la sho ti frusterà per questo!)

  6. Mikecas, ti devo stringere la mano.
    Quella che mi hai passato sembra essere una sezione di Library Genesis completamente diversa da quella che conoscevo e frequentavo. Ho scaricato come prova da un paio di link e funzionano.
    Nei prossimi giorni me la spulcerò meglio. Intanto grazie.

    @Daghino:

    E bell’articolo. malgrado la svista di non aver citato manco di striscio il pluripremiato vg (la sho ti frusterà per questo!)

    Quale, S.T.A.L.K.E.R.?
    Ne ho sentito parlare ma non ci ho mai giocato e ne so pochissimo, quindi non avrei potuto scriverci niente…

  7. Tapiro, quella è la Library Genesis che ho sempre usato io. Prova anche a partire dal sito madre (libgen.org) se cerchi dei libri non di narrativa. Devo dire che sulla narrativa è un sito che si difende bene, molto meglio di BookFinder, anche se sui libri “scientifici” la compianta library.nu non aveva paragoni…
    Al momento non ho mai trovato un link che non funzionasse…
    Goditela… 🙂

  8. Ringrazio anche io mikecas per il link. E’ un libro che mi aveva sempre interessato ed ora ho una buona scusa per leggerlo! 🙂

  9. Uhh, mi ispira!
    Grazie mille Mikecas, per ora mi sono tirata giù questo e la Troika 😀

  10. Oooh, il libro sembra molto più interessante del film! Ho capito come mai hai voluto vederlo! ^^

    Certo però che potevi evitare di usarmi come cavia per vedere le reazioni di chi lo guardava senza sapere niente del libro >o<

  11. @mikecas:

    Tapiro, quella è la Library Genesis che ho sempre usato io.

    Capito… io invece usavo l’indirizzo “gen.lib.rus.ec.”, che è sempre di Library Genesis, ma a quanto sembra i due indirizzi non si linkano l’un l’altro.
    Ma ho avuto poco tempo per approfondire la faccenda. Spulcerò un po’ meglio nei prossimi giorni.

    @Siò:

    Certo però che potevi evitare di usarmi come cavia per vedere le reazioni di chi lo guardava senza sapere niente del libro >o<

    Ahahah! Non era meditato – volevo vedere il film per pura curiosità, ma già che c’ero ho pensato di non dirti niente per vedere se ti sarebbe piaciuto ‘spontaneamente’.
    Comunque il post su Stalker è quasi pronto x°D

  12. Oooh, il libro sembra molto più interessante del film! Ho capito come mai hai voluto vederlo! ^^
    Certo però che potevi evitare di usarmi come cavia per vedere le reazioni di chi lo guardava senza sapere niente del libro >o<

    Che uomo orribile ._.

  13. Pingback: Stalker: un esperimento sul mostrare e il raccontare | Tapirullanza

  14. L’ho finalmente letto durante le vacanze pasquali, ma devo purtroppo ammettere che non mi è piaciuto un granché. In compenso, mi ha fatto venire una gran voglia di provare il videogioco.
    Sono due le cose che mi hanno fatto storcere il nasino. Seguono SPOILER! Vediamo se mi ricordo come si usa il tag.

    – La Zona non mi ha convinto come ambientazione. I fenomeni che c’erano dentro non mi sembravano abbastanza “alieni”, ed erano così scollegati tra loro che più che evocare un senso di mistero, hanno rotto totalmente la mia sospensione dell’incredulità.
    Finché si parla di gelatina corrosiva e piaghe bizzarre, ok. Ma quando ci aggiungi gli zombie, i mutanti e la gente che ha strani incidenti quando si trasferisce, diventa tutto un minestrone insensato.

    – Il finaleeeeeh. Non ho nulla contro i finali aperti, a patto che essi lascino qualche spunto di riflessione.
    In Roadside Picnic io questo non l’ho trovato. Nessuno sapeva un cazzo sulla Golden Ball, ed è impossibile in quanto lettori decidere se è vero o meno che esaudisca i desideri. Il romanzo semplicemente si tronca lì, senza dare abbastanza indizi per capire come potrebbe continuare la storia. Bah… <<

  15. L’ho finalmente letto durante le vacanze pasquali, ma devo purtroppo ammettere che non mi è piaciuto un granché.

    😦

    Finché si parla di gelatina corrosiva e piaghe bizzarre, ok. Ma quando ci aggiungi gli zombie, i mutanti e la gente che ha strani incidenti quando si trasferisce, diventa tutto un minestrone insensato.

    Granted, i misteri della Zona non vengono mai spiegati. L’effetto naturalmente è voluto, dato che gli Strugatsky volevano esplicitamente suscitare un senso di timore reverenziale rendendo i ‘resti’ dell’atterraggio alieno incomprensbili e apparentemente illogici.
    Sarei quindi incline a dire che è più una questione di gusto personale se la Zona appare credibile o posticcia. A me è piaciuta e non ha creato problemi di verosimiglianza, benché sono d’accordo che non le avrebbe fatto male se i fenomeni che vi si manifestavano avessero avuto più correlazione tra loro.

    Sui mutanti e la gente che ha strani incidenti anche quando si trasferisce, la cosa può sembrare poco elegante ma non è del tutto illogica. Possiamo considerare gli abitanti dell’area circostante la Zona come contaminati da qualche sorta di ‘radiazione’, emessa dalla tecnologia aliena, che quindi li affligge anche se se ne vanno.

    On a side note: Ti ho fixato gli spoiler, usando il tag “font color=white”. Si possono leggere gli spoiler evidenziando il testo nascosto.^^

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