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Le contraddizioni di un piccolo editore

EraserheadIl nome è quello del primo, allucinato lungometraggio di David Lynch (quando ancora faceva bei film). Il protagonista, un tipo qualunque con la sfortuna di avere per figlio un piccolo alieno deforme e una cantante piena di cancri in faccia che vive nel suo calorifero, ad un certo punto ha una visione: la sua testa si stacca dal corpo e precipita dal cielo. Un bambino la raccoglie e la porta in una fabbrica, dove viene trasformata in una gomma per matite: Eraserhead.
Eraserhead Press è, al momento, uno dei miei editori preferiti. Se siete frequentatori di vecchia data di questo blog, sapete già di cosa sto parlando: è la casa editrice che ha ‘inventato’ la Bizarro Fiction, nonché quella che ne pubblica la maggior parte. E’ quella che ha lanciato la carriera di Carlton Mellick III. E’ il porto degli amanti del grottesco.

Sembra incredibile che un editore così piccolo sia riuscito a realizzare tanto – a creare un nuovo sottogenere letterario, a radunare attorno a sé una comunità piuttosto unita di scrittori, aspiranti tali e lettori, e a lanciare decine di titoli all’anno. In realtà, ciò che gliel’ha permesso sono state proprio le sue piccole dimensioni. Il Duca ha più e più volte comparato le grosse case editrici a dei dinosauri: goffi, lenti a reagire, iper-burocratizzati. Difficile aspettarsi da uno di questi bestioni che prendano iniziative fuori dagli schemi; loro devono fare i numeri grossi per poter pagare tutto quel personale, e le sedi e i magazzini, e quindi devono inseguire il mercato di chi legge uno-due libri l’anno, e poi magari pubblicare questo romanzo dell’amico del giornalista che in cambio gli fa una recensione sull’inserto del Corriere e quell’altro libro della sorella dell’amica del cugino della figlia dell’amministratore delegato di Boh.
Una piccola casa editrice non ha tutto questo vekkiume ad appesantirla; può prendere decisioni rapide e radicali. Avrebbe, quindi, una chance in più di offrire qualcosa di bello. Questo, però, di solito non accade. La galassia dei piccoli editori sembra perlopiù una versione peggiorativa di quanto di peggio hanno le grosse case: meno soldi e quindi meno editing (che quasi sempre significa scarso o nessun content editing, ma a volte nemmeno line editing!), meno promozione, meno tutto.

Bizarro Convention

I tizi della Bizarro Fiction in un’imitazione della grande editoria italiana.

Il ‘segreto’ della Eraserhead è una banalità. “C’è una nicchia che l’attuale mercato della narrativa non copre; infiliamoci! C’è una categoria di lettori amanti del weird, dei film trashoni di serie b, del grottesco, insoddisfatti dell’attuale offerta del mercato della narrativa fantastica, e alla ricerca di qualcosa di nuovo; accontentiamoli! E dato che anche a noi piacciono un sacco queste cose, siamo le persone più adatte per soddisfarli”.
Scegliersi una nicchia e restare fedeli alla nicchia. Non una generica casa editrice di ‘narrativa fantastica’, o nemmeno di ‘fantasy’ o di ‘sci-fi’. L’offerta della Eraserhead è sempre stata abbastanza chiara: storie fantastiche imperniate sull’assurdo, sullo schifoso, sul disturbante; di piccole dimensioni (mediamente di 100-200 pagine, a cavallo tra novellas e romanzi brevi); ironiche e immaginose, ma senza pretese letterarie; spesso ispirati all’immaginario dei filmacci di genere (da Romero a Troma). Attorno al concetto di ‘Bizarro’, poi, hanno saputo costruire la propria immagine, un’immagine che non si può confondere con quella di nessun’altra casa editrice. E’ stato così che hanno focalizzato attorno a sé i primi lettori.

Il Duca ha già spiegato più e più volte (quando ancora aveva interessi diversi dal Franciacorta) che per sopravvivere alla rivoluzione digitale gli editori non potranno più limitarsi a fare i gatekeeper, ma dovranno diventare aggregatori di servizi. Editing, impaginazione e grafica, pubblicazione sulle piattaforme online, pubblicizzazione, gestione dei rapporti con i lettori, eventuali traduzioni, eccetera. Lo credo anch’io. Liberare l’autore di questi compiti ‘gestionali’ e di marketing sono l’unica ragione per cui un autore dotato di cervello potrebbe preferire affidare il proprio manoscritto a un editore invece di autopubblicarsi. E gli editori dovranno impegnarsi, per convincerci che possono ancora essere buoni a qualcosa.
Ma a questa realtà voglio aggiungere un altro elemento. Una piccola casa editrice, se vorrà essere riconosciuta, se vorrà diventare un punto di riferimento per i lettori, e se vorrà sopravvivere alla competizione a suon di Euro dei Grossi, dovrà individuare la propria nicchia – una nicchia ancora non, o non adeguatamente, coperta – e costruirci sopra la propria immagine. Babbage Editori: la prima casa editrice italiana dedicata allo Steampunk di Qualità! Non si può sperare di entrare sul mercato offrendo ‘di tutto’, perché del ‘di tutto’ non frega niente a nessuno. E poi, se siete piccoli e avete solo uno o due editor, ciascuno specializzato nei propri generi, come sperate di essere credibili se questi devono mettersi a editare qualsiasi tipo di libri, dal romanzo rosa al noir al fantasy tolkeniano? E’ la via più sicura per produrre lavori di scarsa qualità, perdere la faccia e finire nella melma delle centinaia di micro-editori tutti uguali.

Bizarro Convention

Una sintesi dei valori della Bizarro Fiction.

Il passaggio dai libri di carta agli ebook è la più ghiotta occasione per questo tipo di casa editrice ‘specializzata’: si abbattono i costi di produzione e distribuzione, e diventa più facile raggiungere la propria nicchia di lettori (attraverso un uso intelligente dei tag). Nel mercato anglosassone si possono raggiungere numeri allucinanti di lettori, ma anche nel piccolo della nostra Italia semianalfabeta, se si lavora bene, qualche soldo lo si può fare.
Trovo quindi paradossale lo scarso impegno della Eraserhead Press in questo senso. Quando si tratta di libri digitali, la madre della Bizarro Fiction, che si fregia di essere tanto avanguardista, sfrontata, coraggiosa, innovativa, di colpo diventa più conservatrice dei dinosauri italiani. Molti libri di Mellick, l’autore di punta della Bizarro, in formato digitale semplicemente non esistono – per leggere Adolf in Wonderland ho dovuto importare la versione cartacea dagli Stati Uniti. Prezzo maggiorato, una settimana e mezza perché arrivi, e c’è pure il rischio che si sia rovinato nel trasporto.
Le ultime opere di Mellick digitalizzate (The Morbidly Obese Ninja, Crab Town, Fantastic Orgy) risalgono all’inizio del 2012; da un anno a questa parte, non ne fanno più. Altri autori di prima linea, come Kevin Donihe, non sono mai stati pubblicati in ebook, e così decine di scrittori minori di Bizarro che avrei letto volentieri. In altri casi, l’ebook c’è ma viene gestito nel modo sbagliato: come HELP! A Bear Is Eating Me di Mykle Hansen (ne parlai bene agli albori del blog), agile libretto che si legge in un pomeriggio ma che hanno il coraggio di metterti a 6,99 Euro.

Che ci sia dietro una qualche ragione strategica? No. Queste le uniche parole di Mellick in merito, scritte sulla sua message board nel forum della Deadite Press a Marzo 2012:

There won’t be any new kindle editions for at least a couple months. The guy who designs the eraserhead/deadite kindles just left for a long vacation.

Da allora, più nulla. WTF? Il tizio che fa gli ebook se n’è andato e si blocca tutto? Non stiamo parlando di un ingegnere nucleare: è un lavoro che anche una persona digiuna di HTML può imparare a fare in una settimana! E’ chiaro che c’è qualcos’altro sotto, ossia l’incapacità dei tizi di Eraserhead di capire come si stia muovendo il mercato. Forse credono di stare rinunciando a un vezzo, a qualche numero in più che si può sempre recuperare dopo; non si rendono conto che stanno perdendo vagonate di lettori e di passaparola.

Eraserhead Press

Le belle facce di Eraserhead Press.

E intanto, sul sito di Bizarro Central, sul blog di Mellick, e anche su molti dei libri di Bizarro che ho comprato, si trova l’invito a diffondere la fama del genere in questo modo: cercarlo nelle proprie librerie e biblioteche di fiducia e, se non lo si trova, richiederlo.
Sì. Dico sul serio. C’è scritto.
Non so esattamente cosa sperino di ottenere in questo modo. Forse sperano che prima o poi questa crociata per l’inserimento della Bizarro nei canali normali scateni lo sdegno di qualche pia WASP e che si scateni un putiferio mediatico che porti qualche pubblicità al movimento. O forse ci credono veramente. Ma è assurdo. Un genere di nicchia come la Bizarro, scritto in una lingua che è parlata in tutto il mondo, sembra nato apposta per essere diffuso in digitale: istantaneamente, senza barriere geografiche, scavalcando a pié pari la diffidenza dei distributori tradizionali. Non mi sarei mai avvicinato alla Bizarro se non avessi avuto la possibilità di scaricarmi un paio di libri di Mellick e verificare che roba fosse. E ora smetterò di comprare suoi libri, perché non è che tutto quel che scrive valga la carta su cui è stampato, e ho preso più di una sòla dalla Eraserhead, e non ho più voglia di spendere soldi in un editore così poco sveglio.

Il che ci porta al secondo problema della Eraserhead, la qualità. Una qualità che è altalenante, molto altalenante; chi ha letto il mio articolo Un tour-de-force di Bizarro Fiction se ne sarà già accorto. Prendiamo il caso di Donihe. Questo tizio è illuminato da idee assolutamente geniali; ma scrive così male che le rovina. In House of Houses, la trovata folle di un mondo in cui le case prendevano vita diventava una menata semi-incomprensibile sullo stile ‘lager nazista’. Night of the Assholes invece nasce come reinterpretazione della Notte dei morti viventi di Romero, in cui però invece degli zombie ci sono gli ‘stronzi’ (assholes), gente sgradevole che diffonde l’epidemia insultando gli altri: un’altra idea fantastica, ma lo sviluppo del plot e i personaggi sono così piatti che già dopo 40-50 pagine del fascino iniziale non rimane nulla. Libri che sulla quarta di copertina funzionano benissimo, ma che poi non mantengono la promessa. A Donihe non serve un po’ di editing: serve un’assistente sociale.
Ma alla Eraserhead non sembrano pensare che quest’uomo abbia bisogno di aiuto. Un sacco di complimenti, la pubblicazione, ed ecco un altro autore che probabilmente non crescerà più (non dal punto di vista tecnico, almeno), privando il mondo del suo potenziale. Mi sembra un film già visto più e più volte qui da noi, anche se c’è da dire che almeno Donihe il talento immaginativo ce l’aveva. Ma che figata di romanzi avrebbe realizzato, se la casa editrice lo avesse costretto a un editing più ferreo, a pensare meglio la costruzione della trama e dei conflitti – se, in una parola, avesse offerto all’autore un servizio migliore? E quanto, invece, libri malriusciti o riusciti a metà come questi danneggiano il concetto di ‘Bizarro Fiction’, facendolo apparire come una cagata quando invece ha un potenziale enorme? Quanto i libri mediocri generano (giustamente) un word-of-mouth negativo per il movimento?

Kevin L. Donihe

Kevin L. Donihe is not ashamed.

Ecco perché non voglio più comprare cartacei dalla Eraserhead. Se almeno ogni loro libro fosse un centro, forse, e dico forse, potrei pensare di scucire 9 Euro più spese di spedizione a ogni quarta di copertina stuzzicante – e già stiamo parlando di prezzi improponibili. Ma non così. E dire che ci sono molti nuovi libri di Mellick che vorrei leggere: Armadillo Fists, The Handsome Squirm, Tumor Fruit, Cuddle Holocaust; e poi le ripubblicazioni di sue vecchie glorie, tra cui i suggestivi The Steel Breakfast Era e Ugly Heaven; e ancora Pippi of the Apocalypse, seguito di Warrior Wolf Women of the Wasteland e di Barbarian Beast Bitches of the Badlands la cui uscita è prevista entro la fine del 2013. Per non parlare di tutti quei libri di autori minori che hanno stuzzicato la mia curiosità.
Ma c’è una nota positiva in tutto questo. Se, nonostante tutte queste magagne, la Eraserhead Press ce l’ha fatta, e ha raggiunto la notorietà che ha oggi, questo lascia capire quanto potere possa avere una buona costruzione di ‘immagine’ e l’occupazione di una nicchia scoperta. Ovviamente non si può creare una buona immagine di sé se poi l’offerta fa cagare, quindi questa non dev’essere letta come una scusa per trascurare la qualità; ma il rapporto è dialettico, e una cosa aiuta l’altra.

Qualche settimana fa, parlando del romanzo di Valentina Coscia, ho tirato in ballo l’editore WePub. Rientra nella definizione: piccola casa editrice che pubblica solo in digitale. Ho avuto una breve discussione con un signore di WePub circa il ruolo dell’editore nella pubblicazione del libro della Coscia. Di sicuro un editore che faccia il suo lavoro – valutazione, editing, promozione, etc. – e lo faccia bene, offre un servizio all’autore.
Ma se vuole che questo servizio sia percepito anche dal lettore, l’editore deve rendersi riconoscibile. Se WePub vuole che il lettore associ il romanzo che stia leggendo a WePub, così come io associo i romanzi di Mellick e Donihe e la Villaverde e Burke a Eraserhead Press, deve fare un lavoro aggiuntivo. Ossia focalizzarsi su un genere circoscritto, specializzarsi; lavorare per diventare il punto di riferimento di *quel* genere, e di *quei* lettori. Farsi riconoscere come gli Esperti, i Professionisti di quel segmento della narrativa. Che significa anche farsi un mazzo così per documentarsi su quel genere, e diventare davvero esperti – come ha fatto il Duca con lo Steampunk. D’altronde, se uno è appassionato di narrativa, e del genere di cui si occupa, documentarsi non dovrebbe essere un peso, no?
I piccoli non possono permettersi il lusso di essere generalisti.

Eraserhead Alien

Nuovi piccoli editori nascono…

Nuovo giro

PaneDato che il mio panettiere ha riaperto, deduco che le vacanze estive stiano finendo. Per me sono finite. Per giunta qualcuno dei miei aficionados ha cominciato a tampinarmi: quand’è che ricominci? Quand’è che ricominci? E allora ricomincio.
E cominciamo, quindi, con una carrellata veloce su ciò che potrebbe aspettarci in questo nuovo anno di Tapirullanza.

Buoni propositi
Per il nuovo anno ho intenzione di continuare a seguire i movimenti letterari recenti – come la Bizarro Fiction, che rimane la corrente più vitale e simpatica (anche se alla Eraserhead quest’anno hanno pubblicato molta meno roba dell’anno scorso) o il New Weird, che come al solito produce poco e tende a ruotare attorno a VanderMeer – e a rinvangare vecchi classici semi-scomparsi.
Oltre ai Consigli ho in mente anche diverse Bonus Track, molte più dell’anno scorso. Non ho mai definito con troppa precisione cosa siano le mie Bonus Track, se non come “libri curiosi, che per una ragione o l’altra non meritano di entrare nei Consigli, ma di cui val la pena di parlare”. Ci provo ora, dividendoli in quattro categorie:
– Libri contemporanei, che pur essendo interessanti e/o ben scritti, probabilmente non meritano di sopravvivere alla prova del tempo.
– Libri che hanno fatto la storia del genere fantastico, ma che sono invecchiati male e non potrebbero essere gustati con lo stesso piacere di allora. Più degli “oggetti di studio” per il curioso e l’aspirante scrittore, che dei must read.
– Libri che, pur essendo magari strambi e originali, non appartengono al genere fantastico.
– Specialoni su un gruppo di libri, come l’articolone sulla Bizarro Fiction o quello sui capolavori mancati che avrebbero bisogno di un reboot.
Nel corso dei prossimi mesi toccherò tutte queste categorie.

Hitler European Tour

Avere dei programmi è importante.

Qualche libro che sto tenendo d’occhio
In queste settimane non ho mai spesso di cercare libri dei tipi più disparati. Oltre ai classici e ad altri romanzi su cui ho già deciso di fare dei post, ecco qualche libro che ha attirato la mia attenzione:

1. Prima ho accennato a quel simpatico panzone di VanderMeer. Forse ricorderete che, nel mio articolo su City of Saints and Madmen, avevo menzionato la sua raccolta di racconti del 2010 The Third Bear; quella che contiene il “The Situation” recensito da Gamberetta anni or sono. Volevo leggerla, ma esisteva solo in cartaceo e il cartaceo puzza, specie se devono spedirmelo da oltreoceano. Beh, ora The Third Bear è disponibile su Amazon al prezzo quasi accettabile di 5,67 Euro.
Ho spulciato le recensioni e ho visto che molti lamentano l’inconsistenza di VanderMeer: storie piene di immagini strane e affascinanti, che però si perdono la storia per strada. Altri, per c0ntro, lo esaltano per la sua “poeticità”. Mh. VanderMeer si prepara a diventare il Baricco americano? Augurandomi di no, comprerò il libro e verificherò con i miei occhi. Ma non ho ancora deciso quando.

Space Walrus2. Kevin L. Donihe, uno degli autori di punta di Bizarro, ha appena pubblicato Space Walrus – la storia di un tricheco che, beh, va nello spazio. Per una settimana ha spammato il sito di Bizarro Central con deliri sui trichechi, tra i quali raccomando questo frammento:

The walrus takes pride in its wrinkly roadmap skin.
The walrus has a penile bone, and wants you to know it.
The walrus has private names for the places it goes, the things it loves and the things it eats.
The walrus is fluent in 700 languages, none of which are human.
The walrus has no need for guile or artifice.
The walrus knows love and hate in equal measure.
The walrus has vision so powerful it can glimpse the soul.
The walrus has mastered telekinesis.
The walrus only appears to die.
The walrus is older than the oldest thing.
The walrus transcends all notions of time and space.
The walrus understands your hopes and fears.
The walrus wants to be your friend.
The walrus wants to be your only friend.
The walrus waits inside of you.
The walrus can become you.
But you can never become the walrus.

O questo video:

Se gliel’hanno lasciato fare invece che prenderlo a calci, un motivo ci sarà (forse). Inoltre assieme a Space Walrus è uscita la raccolta Walrus Tales, che comprende racconti, tra gli altri, di Carlton Mellick e Mykle Hansen. Due fatti fanno esitare la mia compulsione all’acquisto: Kevin Donihe mi ha già fregato una volta col deludente House of Houses, e inoltre per qualche strana ragione nessuno dei suoi libri è mai stato digitalizzato. Quindi per ora è un no; ma forse qualche coraggioso vorrà farsi avanti…

The Greenlanders3. Cambiamo completamente genere. Saltando di link in link sono incappato in questo tomo da 600 pagine chiamato The Greenlanders: è del 2006, l’autrice è tale Jane Smiley e dovrebbe mostrarci la dura vita di alcuni di quei normanni che nel Tardo Medioevo approdarono in Groenlandia, pieni di voglia di colonizzazione, per poi fare una fine miserabile nel giro di un secolo (con grande gioia degli inuit). I romanzi storici mi piacciono, l’ambientazione è esotica quanto basta e ho sempre avuto un debole per le storie di estinzione.
Punti deboli: oltre a essere parecchio lungo, quasi tutte le recensioni che ho letto, pur lodando la qualità della ricostruzione, lamentano la monotonia dello stile e la piattezza dei personaggi. Per un romanzo slice of life questo è un limite grave. A ciò si aggiunge il fatto che l’edizione Kindle viene a costare 9,36 Euro, cioè quasi quanto la versione cartacea: bella mossa.

In conclusione
Ci sono troppi libri e troppo poco tempo per leggere. La condivisione e la discussione sono indispensabili per godere del nostro tempo – liquidando in fretta le cose brutte e portando all’attenzione quelle belle. Quindi continuerò a parlare di libri, sperando che il feedback sia positivo come l’anno scorso e anche di più.
E intanto la Donna Camél, che si è appena fatta regalare il Kindle, ha pubblicato un piccolo tutorial per quelli che vogliono farsi una copertina senza spendere la paccata di soldi che costa l’originale ^-^

Copertina kindle fai-da-te