Archivi del mese: novembre 2012

Tre romanzi fikissimi che (forse) non scriverò mai

April March Herbert Quain“Esame dell’opera di Herbert Quain” è un racconto bizzarro che fa parte della famosa antologia di Borges Finzioni. Il racconto consiste in sostanza della finta recensione dei romanzi di un autore immaginario: un poliziesco apparentemente banale la cui frase di chiusura permette al lettore di capire che la soluzione del detective era sbagliata e gli fornisce l’indizio chiave per trovare – lui solo! – quella corretta; o un romanzo in cui, a partire da una situazione di base, si sviluppano storie alternative che si ramificano secondo uno schema simmetrico; e così via.
Si dice che, quando chiesero a Borges perché avesse scritto un racconto così strano (invece che scrivere davvero i libri che descriveva nella finta recensione), lui rispose che si trattava effettivamente di idee per romanzi che aveva avuto, ma che era troppo pigro per mettersi a scriverli davvero. Piuttosto che non farne nulla, aveva esposto le idee nude e crude.

Oggi voglio fare una cosa del genere. Dato che mi chiedono sempre se scrivo, cosa scrivo, quand’è che finisco qualcosa che ho scritto (ah! ah! ah!), mi son detto: “perché, invece che accontentare il mio pubblico, non parlare di romanzi che probabilmente non scriverò mai?”.
Che la maggior parte delle idee non diventino un romanzo non è strano. Swanwick racconta in un’intervista che, da quando ebbe per la prima volta l’idea di realizzare un’ucronia ispirata al Faust di Goethe, gli ci vollero più di vent’anni per decidersi a scrivere Jack Faust. Kafka non finì mai nessuno dei romanzi che scrisse (e molti rimasero a uno stato embrionale, un capitolo o poche pagine o anche meno). Forse neanche l’1% delle buone idee partorite da bravi scrittori raggiunge la forma scritta.
I motivi sono i più vari: l’autore può pensare che forse in fondo non siano idee così buone; oppure ha immaginato un’ambientazione interessante ma non gli viene in mente una storia decente da ambientarci; oppure gli passa la voglia; oppure è semplice pigrizia. Nel mio caso c’è un po’ di tutto, ma in particolare sento il problema della documentazione: per scrivere una buona storia su un argomento inusuale, e per non fare la figura degli ultimi arrivati, c’è bisogno di studiare talmente tanto che mi passa la voglia ancor prima di cominciare. Per non parlare del tempo che dovrei spendere per documentarmi. Non ce l’ho! E quindi non se ne fa niente. Che scusa del cazzo, eh? Be’, forse c’entra anche la pigrizia…

Bored to Death

…e come questa serie, farò una bruttissima fine.

Magari in futuro troverò il tempo e la voglia per mettermi a sviluppare una di queste idee. Nel frattempo voglio metterle a disposizione di tutti. Magari qualcuno di voi potrà farne buon uso, o darmi qualche suggerimento, o potrebbe nascere un’incredibile partnership (unlikely), o avrà una buona scusa per insultarmi.
Ecco tre romanzi fikissimi che (forse) non scriverò mai. I titoli ovviamente non sono “veri” titoli, ma soltanto delle etichette con cui li ho bollati nella mia testa. Sono abbastanza diversi tra loro, spero che almeno uno di essi vi piaccia.

La resurrezione di San Tommaso
La folgorazione: Fin da quando ho cominciato a studiare letteratura e filosofia al liceo, e a entrare nella testa di grandi pensatori morti da eoni, ho preso a chiedermi: chissà cosa penserebbe una di queste menti se venisse catapultato ai giorni nostri? Se Aristotele avesse potuto vedere l’Apollo 11 che atterra sulla Luna? Se Dante avesse potuto fare esperienza di Internet? Se Newton avesse potuto incontrare i padri della fisica quantistica? Impazzirebbero? Rifiuterebbero il nuovo mondo? Sarebbero ancora capaci di produrre del pensiero geniale?
Dovendo scegliere chi trasportare ai giorni nostri, di certo il gap mentale più ampio si avrebbe pescando un pensatore del Medioevo. E chi meglio di Tommaso d’Aquino, il frate domenicano che ebbe l’ardire di spiegare il mondo intero, e pure Dio e la Creazione, con la sua filosofia? Quale shock proverebbe un uomo convinto di aver spiegato l’universo intero, trovandosi di fronte a un mondo così completamente diverso da quello che conosceva? Propendo decisamente per la seconda, ma questo non mi impedisce di divertirmi un po’ con l’idea. E poi, non è stato proprio Ratzinger a dire: “Bisognerebbe tornare a San Tommaso”?

Tommaso d'Aquino

Bisognerebbe tornare a lui. Ehm.

Di cosa parla: Futuro prossimo. Le nubi della Terza Guerra Mondiale si fanno ogni giorno più dense; l’Europa si trova intrappolata fra i due fuochi degli Stati Uniti e della Cina, e sembra sempre più probabile che – in stile Guerra Fredda – il nostro continente poss diventare il teatro del conflitto fra le due superpotenze. Anno di Giubileo; folle di milioni di persone che affluiscono a San Pietro, mentre la Chiesa lancia appelli di pace universale, di cessazione delle ostilità e di capitalismo etico (che non fa mai male). Ma sul soglio pontificio siede il debole Sisto VI; un vecchietto timido e insipido che non convince proprio nessuno.
Un gruppo di neocristiani borderline non ci sta e decide (come sempre accade) di tornare a un cristianesimo più original. Ma questa gente ha un’arma in più: un rituale che, a partire da un sufficiente numero di reliquie, permette di resuscitare i santi. E’ così che, una notte, in piena campagna, riportano in vita San Tommaso. Di qui comincerà la lenta rieducazione di Tommaso al mondo moderno, facendogli scoprire per gradi com’è il XXI secolo. All’inizio lo farebbero vivere in una vecchia cascina in mezzo al nulla, poi a poco a poco fargli vedere le automobili, il telefono, e così via… Fino a renderlo completamente edotto del mondo moderno. Ma come reagirebbe San Tommaso a queste scoperte? Resterebbe la stessa persona, o diventerebbe qualcosa di nuovo? Impazzirebbe? Smetterebbe di credere in Dio? E potrà guidare la cristianità verso una nuova era di rettitudine, mettendosi addirittura contro la sua Chiesa?

Non ho ancora deciso del destino di Tommaso. Quello che so è che alla trama principale vorrei agganciare qualche subplot minchione; per esempio la vicenda di un cardinale sudafricano che, radiato e scomunicato per la sua condotta violenta, una volta tornato in patria dà il via al suo scisma personale e diventa un signore della guerra. Magari, scoperto il rituale con cui è stato resuscitato San Tommaso, si dedicherebbe a creare il suo esercito personale di santi guerrieri e a unificare l’Africa. La Chiesa a sua volta potrebbe arruolare i propri santi. Sarebbe alquanto tamarro assistere a una battaglia in cui, per esempio, San Bernardo di Clairvaux imbraccia un RPG contro un carro armato guidato da Santa Caterina da Siena.
Tra le altre idee che avevo partorito, la possibile scoperta da parte dei protagonisti che Sisto VI in realtà è un fantoccio e che la Chiesa è guidata ormai da 50 anni da un’avanzatissima intelligenza artificiale imbottita di dottrina (il MAGI System? Ahahahaha). Come reagirebbe San Tommaso all’IA, lo riterrebbe un’emanazione divina o un segno che il demonio ha infilato il suo zoccolo caprino nel cuore della Cristianità? Di sicuro a un certo punto ci dev’essere una scena in cui i cinesi fanno esplodere San Pietro. Magari con una Bomba H.
Insomma, mi piacerebbe mischiare la storia molto seria di come si potrebbe educare un erudito iper-indottrinato del XIII secolo al mondo del ventunesimo, con una cornice demente nello stile della Bizarro Fiction. Stesso discorso per quanto concerne i protagonisti neocristiani: non vorrei farne delle macchiette ma anzi vorrei costruire dei personaggi complessi, ciascuno con la propria motivazione non banale per “tornare a San Tommaso”. Sarebbe un po’ Vonnegut, un po’ Dick, un po’ Mellick – in costante equilibrio tra il serio e il mongoloide.

Ratzinger cattivo

Questo romanzo ha già un fan.

Perché l’ho mollato: Un primo motivo è che, per fare le cose fatte bene, dovrei documentarmi parecchio su San Tommaso; non bastano certo le mie reminiscenze universitarie. Leggere la sua opera omnia (o almeno sapere a menadito la Summa Theologia), la sua biografia (per disegnare in modo verosimile il suo carattere), approfondire la mia conoscenza del Duecento europeo per avere un’idea più chiara di quale fosse il mondo a cui Tommaso era abituato.
Le cose peggiorano tenendo conto che, per fare un lavoro fatto bene e non una roba retorica, dovrei anche documentarmi sul Papato moderno; sulle sue procedure, i costumi, le gerarchie, fino alle piantine degli edifici pubblici di Città del Vaticano. Come fa il collegio cardinalizio a scomunicare qualcuno? Come si allestisce un Angelus? E non farebbe male un bel ripasso di tutta la storia della Chiesa dal Concilio Vaticano II in poi, per fare un ritratto credibile delle politiche papali nel futuro prossimo.
Nulla di impossibile, ma abbastanza da farmi venire voglia di rimandare ad libitum.

Gli ingegneri del sole
La folgorazione: C’è stato un periodo – forse era il secondo anno di università – che una sera alla settimana mi trovavo a guardare con occhi sbarrati Voyager su Rai 2. Ipnotizzato dalla voce suadente di Giacobbo, mi chiedevo come potesse, lo spettatore ideale del programma, credere contemporaneamente ad Atlantide, al Nuovo Ordine Mondiale massonico, alla perduta Agarthi, alle scie chimiche, ai complotti Templari, ai cerchi nel grano, agli aglieni, alle profezie Maya e soprattutto al fatto che Paul McCartney sia stato ucciso e sostituito da un sosia.
Di cosa parla: E’ divertente, però, immaginare come sarebbe il nostro mondo se davvero alcune delle teorie dei voyageristi fossero vere. Perciò ho scelto la mia preferita, la teoria della terra cava; ma nella sua versione più radicale (teoria della terra concava). Il sistema copernicano è un falso, e noi ci troviamo in realtà sulla superficie interna del nostro pianeta, che è cavo al suo interno. La forza di gravità va dalla crosta terrestre giù, nelle profondità degli infiniti strati di terra del pianeta. Il sole se ne sta al centro della cavità, insieme alle stelle fisse e a quelle nubi e quei vapori che ci danno l’impressione del cielo. Ma come fa il sole a sostenersi al centro del pianeta, se la gravità lo trascinerebbe contro la crosta terrestre? Qui sta l’idea!

Terra concava

Benvenuti nella terra concava.

Il sole è una palla non più grande di uno stadio, sostenuta da un complicatissimo e raffinato sistema di impalcature costruite dalla casta degli Ingegneri. Opera degli Ingegneri è anche il sistema di muri mobili che circonda il Sole e che, eclissando periodicamente l’astro, permettono di simulare il ciclo giorno/notte. Supervisionare il corretto funzionamento del Sole è un compito oneroso, e la corporazione degli Ingegneri è la più rispettata e stimata nel mondo. La gente farebbe carte false per potervi entrare. E più si fa carriera, più si sale in alto lungo il sistema di impalcature, arrivando a eseguire compiti sempre più delicati e più vicini all’essenza stessa del Sole.
Il protagonista della storia sarebbe un giovane allievo che riesce a entrare nella corporazione e, lentamente, a fare carriera. Ma in realtà – conflitto! – il nostro giovane uomo è un terrorista, allevato da una setta religiosa nell’insegnamento che l’opera degli Ingegneri è empia e che bisogna affrettare la fine dei tempi. La sua missione segreta è raggiungere i vertici dell’organizzazione per poi sabotare le impalcature, e spegnere il Sole. Ma lungo la strada troverà molti ostacoli, fisici e morali, a mettere alla prova le sue convinzioni. Riuscirà il nostro eroe a provocare la fine del mondo?
Avevo immaginato la storia come una novella, magari da un centinaio di pagine o poco più, concentrato principalmente su questo mondo di impalcature che si estendono verticalmente fino al centro (cavo) della Terra, e solo secondariamente sul resto del pianeta cavo. In realtà avevo anche la mezza idea di un sub-plot di un uomo (o una squadra di uomini) che decide di scavare la crosta terrestre per scoprire se c’è qualcosa dall’altra parte. Come genere potrebbe ricadere tanto nella Bizarro Fiction quanto nel New Weird, a seconda che decidessi di evidenziare più l’aspetto minchione della storia o quello serio-speculativo. Certo però che non mi dispiacerebbe provare a dargli un taglio di verosimiglianza, giusto per scoprire cosa vien fuori; vorrei massimizzare il sense of wonder della storia.

Perché l’ho mollato: Banalmente? Perché non sono un ingegnere, non sono un fisico, e – allo stato attuale dei fatti – non ci capisco niente. Può sembrare una scusa stupida, ma mi sarebbe piaciuto dare a quest’idea completamente minchiona una patina di realismo scientifico nell’esecuzione. Il worldbuilding di questo romanzo ha tutto a che fare con la forza di gravità, l’ingegneria strutturale, and the like; il cuore del romanzo potrebbe consistere nei metodi con cui il protagonista tenterà di sabotare e forse di far saltare la struttura, quindi con un problema che almeno in parte è tecnico; e non volevo rovinare l’idea iniziale con banalità da umanista che non sa bene di cosa sta parlando.
Allo stato attuale, Gli ingegneri del sole è quello più improbabile da realizzare, anche se è forse quello con l’idea base più carina. Difficilmente diventerò mai abbastanza esperto dell’argomento (almeno di qui a 5-10 anni…); quindi, a meno che mi trovi un partner fisico o ingegnere che per puro amore delle belle lettere decida di darmi tutto il suo aiuto, questa storia rimarrà nel cassetto.

Gatto ingegnere

Forse lui potrebbe scriverlo.

Infelix Austria, o Il lungo, lungo regno di Francesco Giuseppe
La folgorazione: Ho già avuto modo di dirlo da qualche parte nel blog, ma se c’è un periodo che mi affascina particolarmente, nella nostra storia recente, sono l’Europa centro-orientale nel tardo Ottocento e fino alla Prima Guerra Mondiale. Coacervi di etnie diverse che ribollivano sotto pochi Imperi, insurrezioni nazionaliste puntualmente represse, populisti con la mania di assassinare gli zar, buffi anacronismi come i servi della gleba russi, che rimasero vincolati alla terra fino all’infelice riforma di Alessandro II nel 1861. Benché non fosse il più moderno dei paesi, l’Austria di Francesco Giuseppe produsse tra la metà dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento una quantità incredibile di figure geniali, da Freud a Kafka, da Dvorak a Mendel.
E poi c’era lui, Francesco Giuseppe, il grande vecchio – uno dei regnanti più longevi in assoluto nella storia mondiale, padre di tre e forse quattro generazioni di austriaci. L’imperatore ha anche il fascino della figura tragica: il fratello ammazzato dai rivoluzionari messicani, il figlio (nonché erede al trono) che gli muore suicida, la moglie (la principessa Sissi) che oltre ad essere in esaurimento nervoso viene a sua volta ammazzata da un anarchico (italiano), fino ad arrivare al nipote (nonché nuovo erede al trono) Francesco Ferdinando, a cui sappiamo cos’è successo.

A leggere i romanzi di Joseph Roth sull’Impero asburgico – in primis il bellissimo La marcia di Radetzky, di cui ho parlato nella mia Classifica, ma anche La cripta dei cappuccini o La milleduesima notte – si ha l’impressione che nella mente degli austriaci l’impero non potesse mai avere fine. Fosse qualcosa di eterno, di dato e immutabile come il cielo sopra di noi, o il fatto che il sole sorga ogni mattina. Immaginate il trauma, quando è scoppiata la Prima Guerra Mondiale e poi è tutto finito. Ma era inevitabile che andasse così? E se qualcuno più previdente avesse trovato una soluzione alternativa?
Ricordo che lo stesso anno in cui leggevo Roth e seguivo un corso di Storia dei Paesi slavi (che in sostanza era sulla Russia prima della Rivoluzione d’Ottobre e sul suo rapporto con l’Ucrania – una figata), ero anche nel mio periodo di fissa con Philip K. Dick. E ricorderete di cosa si convinse Dick verso la fine della sua vita. Che noi non siamo davvero nel XXI secolo. Siamo ancora nel 70 d.C., intrappolati in un’illusione, orchestrata dall’Imperatore Romano per preservare in eterno il suo trono. Ecco, forse avete capito dove voglio arrivare…

Francesco Giuseppe

Questo è un uomo!

Di cosa parla: Avuto sentore, dopo i moti del 1848 e i tentativi di insurrezione indipendentista che da allora non si contano nel suo regno, che l’Impero Asburgico ha gli anni contati, Francesco Giuseppe è corso ai ripari. Le migliori menti dell’impero si sono messe all’opera per realizzare l’opera più ambiziosa nella storia dell’umanità: una macchina che fermi il tempo e renda eterno il regno di Francesco. La macchina ha preso la forma di un plastico della corte imperiale a Vienna, sul quale manichini in scala, che riproducono tutti i membri della corte, vengono mossi da un meccanismo e ripetono ogni giorno le stesse azioni.
Da 400 anni, nel mondo non succede più nulla di nuovo. Ribellioni continuano a scoppiare alla periferia dell’Impero, ma sono continuamente soffocate; i Confederati continuano a separarsi dagli Stati Uniti e puntualmente sono riannessi con la forza; in Russia, ogni nuovo zar è puntualmente assassinato dai populisti della Narodnaja Volja con una bomba gettata nella carrozza; e così via. I figli succedono ai padri, ma compiono le stesse azioni. Il progresso si è fermato. Solo Francesco Giuseppe vive ininterrottamente da 400 anni, reso immortale dalla macchina.
Ma l’imperatore non è felice. Il fatto che il suo regno non finisca mai ha avuto conseguenza che anche i suoi dispiaceri non finissero mai: continua a litigare con tutti i suoi figli maschi, che raggiunta una certa età puntualmente si suicidano; tutte le sue mogli sono finite nevrotiche, per poi essere pugnalate da sporchi terroristi; e così via.

Due sarebbero i protagonisti, i cui pov verrebbero alternati di capitolo in capitolo. Il primo è lo stesso Francesco Giuseppe. La sua infelicità e l’impossibilità di spiegarla agli altri membri della corte lo ha spinto tra le braccia della nascente disciplina della psicanalisi. Due volte a settimana si siede sul lettino nello studio di Otto Freud (un lontano discendente del primo teorico della psicanalisi, un vecchio moravo morto nel silenzio generale e di cui non si ricorda più nessuno) e comincia a parlare dei suoi problemi. Ma Otto Freud fatica a dargli una mano: è prigioniero della corte e sa che se offendesse in qualche modo l’imperatore finirebbe agli arresti.
L’altro è Aleksej, un populista russo rivoluzionario. La sua vita cambia una mattina, quando è appostato nei pressi del Palazzo d’Inverno, in attesa del passaggio della carrozza dello zar Alessandro XIX per farla saltare in aria. Ma all’ultimo momento, invece di lanciare la bomba nella carrozza, la tira in un vicolo, e lo zar sopravvive. Cosa l’ha spinto a mandare all’aria l’attentato? Lui stesso non è in grado di dirlo; sa solo che deve scappare dalla Russia, dato che la polizia e i suoi ex-compagni fanno a gara per linciarlo. Quel che è successo, è che per qualche ragione Aleksej è sfuggito alle maglie della macchina asburgica, è una scheggia impazzita libera dal circolo vizioso temporale creato da Francesco Giuseppe. E una serie di circostanze lo spingeranno a Vienna…

Narodniki

Quelli di Narodnaja Volja. Bravi ragazzi.

Come i precedenti, sarebbe un romanzo a metà tra il serio e il faceto, ma molto meno Bizarro. Sviluppi steampunk sarebbero teoricamente possibili (la stessa macchina ha un che di steampunk), ma più che di futuro “alternativo” mi piacerebbe realizzare un futuro immobile.
Non ho ancora in mente un finale, ma ci sono un sacco di possibilità interessanti. Dalla più melodrammatica, con un Francesco Giuseppe che in un raptus depressivo dà fuoco al plastico e si getta sulle fiamme; a una più inquietante-imprevedibile, con un Otto Freud che, venuto a conoscenza della macchina dall’imperatore, se ne impossessa e decide di sfruttarla per fare un po’ di esperimenti sociali (diventando così il “main villain”); a un bad ending in cui il rivoluzionario finisce con l’ammazzare l’Imperatore asburgico, ma non viene a conoscenza della macchina, sicché questa continuerà a intrappolarci in eterno; oppure, la mancata uccisione di Alessandro XIX potrebbe scatenare un effetto domino che vanifica l’azione della macchina, e quindi uno sviluppo della trama ancora diverso. Quante cose si potrebbero fare con questa ambientazione!
Perché l’ho mollato: Perché, come ogni romanzo storico (o fantastorico), richiede una mole di documentazione agghiacciante. Dal punto di vista della pura quantità, è quello dei tre che ne esige di più. Come si viveva nell’Ottocento, nell’Impero Austro-Ungarico così come in Russia, e poi biografie su Francesco Giuseppe e la vita alla sua corte; info su vestiti, costumi, cibi, tecnologie, etichetta, eccetera. Un lavoro immane. Senza una mano – ma anche tre o quattro – dubito che riuscirò mai a realizzare un progetto così ambizioso. Oppure sì, ma mi ci vorranno dieci anni. Come avrete visto dalla mole di parole che ci ho speso, dei tre progetti è anche quello che a pelle mi appassiona di più – vedremo.

Ovviamente, queste non sono le uniche idee che ho partorito in questi anni. C’era per esempio l’idea di un romanzo ambientato in un mondo che segue realmente le leggi della fisica aristotelica (e in particolare la teoria dei luoghi naturali e quella del primo motore immobile), giusto per vedere cosa succede; quella di un cyberpunk in cui la coscienza umana è manipolabile al punto che ciascuno di noi nasce come tre individui distinti, i cui corpi e le cui menti coordina in contemporanea, e che permettono di vivere in eterno in quanto la morte di uno dei tre individui dà la possibilità di riceverne uno nuovo in sostituzione; un’ucronia fantasy ambientata alla fine del V secolo, subito dopo il crollo dell’Impero Romano d’Occidente, in cui il punto di divergenza è la discesa degli angeli (quelli veri!) su Costantinopoli e la trasformazione dell’Impero Bizantino nella Città di Dio agostiniana; e così via. Ma si tratta di idee ancora più embrionali e ancora più difficili da realizzare.
Sto lavorando anche a progetti più concreti – e, per ora, più modesti di quelli che ho appena descritto – ma di quelli non parlerò fino a che non avrò completato quantomeno una prima stesura. Sempre che ci arrivi, dati i miei ritmi. Se penso a quando Gamberetta diceva che per diventare bravi a scrivere bisogna esercitarsi ogni giorno – anche poco, ma tutti i giorni – non posso che concludere di essere un pessimo scrittore.

Gamberetta doesn't approve.

Gamberetta doesn’t approve.

Spero comunque di avervi fatto venire un po’ di acquolina in bocca o almeno di avervi divertito. Mi sarebbe dispiaciuto portarmi queste idee nella tomba.

Un anno di Tapirullanza

The cake is a lieEsattamente 366 giorni or sono, Tapirullanza apriva i suoi battenti al mondo. Meglio sarebbe stato se questo compleanno fosse capitato in un periodo più vivace nella vita del blog, dato che – ahimé – non mi faccio sentire da quasi tre settimane; ma una fetta di torta me la taglio lo stesso.
Nel mio primo post, annunciavo di voler creare una vetrina in cui ospitare, una volta alla settimana, libri di narrativa fantastica degni di essere letti. Libri curiosi, strani, originali, magari anche molto imperfetti ma con un quid che era solo loro. Tempo di bilanci: ci sono riuscito? Sì? No?

Per cominciare, facciamoci una piccola indigestione di numeri. In un anno, Tapirullanza ha ampiamente superato le 100.000 visite – il che non è male. A dirla tutta, le visite avevano già superato le 70.000 tra Maggio e Giugno, nel periodo di picco (a quei tempi facevo +400 visite al giorno!); e se fossi riuscito a mantenere anche in questi ultimi mesi lo stesso ritmo di postaggio, probabilmente a quest’ora viaggerei anche sulle 120.000 – 130.000 visite totali.
Purtroppo la Realtà, questa roba tutta unta e appiccicosa, mi ha strappato ai miei passatempi e il mio tempo libero è andato giù per lo sciacquone. Avrei potuto fare come tanti altri, e mantenere una cadenza dignitosa con post più brevi, meno impegnativi, magari spezzati in più parti. Mi sono rifiutato. Come ho detto fin dalla nascita di Tapirullanza, per me questo blog è un museo, un archivio di informazioni sempre disponibili. Non sono interessato a post che ha senso leggere soltanto oggi o domani o tra una settimana; certo, qualche articolo minchione per spezzare ogni tanto ci sta, ma non devono diventare la norma. Ho sempre cercato di evitare di parlare di attualità; non è per fare il reazionario o perché non mi informi, ma ci sono tanti siti e blog là fuori che fanno questo lavoro meglio di me. Che senso avrebbe ripeterli?

Piramid Head

La mia reazione quando mi propongono di fare un blog più in linea con i “moderni tempi di lettura web”.

Il mio ideale invece era il blog del Duchino. Ancora a distanza di anni da quando sono stati scritti, la gente ancora va a cliccare su articoli come quello sulle performance dell’arco da guerra inglese, quello sui test di penetrazione delle armature, o come la breve introduzione allo Steampunk. Scrivendo quegli articoli, il Duca ha reso un servizio prima agli altri (a tutte quelle persone che avevano bisogno di informazioni dettagliate e non le trovavano), e poi a sé stesso. Non mi sto paragonando a lui. Non ho mai scritto articoli tecnici e dettagliati come i suoi, su nessun argomento. Ma diciamo che Baionette Librarie (accanto a Gamberi Fantasy) è un po’ il mio ideale regolativo, il modello da seguire: articoli solidi, completi (cioè non spezzettati in parti), che durino nel tempo. Che magari qualcuno, fra dieci anni, cerca su Google “The Haunted Vagina” – giustamente indeciso se comprare un libro con un titolo del genere – e capita sulla mia recensione, e si schiarisce un po’ le idee. Ecco: se succederà questo, Tapirullanza avrà raggiunto il suo scopo.
E a proposito di visite: da qui viene la nota più positiva di quest’anno di blogging. Diamo un’occhiata a chi sono i primi cinque referrer:

– Motori di ricerca: 36.661 visite
– Gamberi Fantasy: 2.614 visite
– Zweilawyer: 1.965 visite
– Baionette Librarie: 968 visite
– Facebook: 644 visite

Il dato parla da solo. Il grosso delle visite a Tapirullanza viene dai motori di ricerca; il che significa che – tralasciando i pazzi delle chiavi di ricerca weird e quelli, comunque numerosi, che digitano “Tapirullanza” – un sacco di gente arriva qui senza conoscermi e perché in cerca delle cose di cui io parlo. Questa è la soddisfazione più grande; significa che forse ho fatto il mio lavoro. E difatti, anche nei periodi più “bui” del blog – tipo il greve Ottobre appena trascorso, in cui ho pubblicato solo 3 magri articoli, o lo scorso Aprile – quando nessuno dei miei visitatori abituali si aspettava dell’attività, non sono pressoché mai sceso sotto le 200 visite al giorno.

Companion Cube 1.5

Vediamo inoltre quali siano stati gli articoli più visitati nel corso dell’anno, tralasciando ovviamente l’Home Page:

– Alternative a library.nu: 14.854 visite
– Gli Autopubblicati #05: Deinos: 1758 visite
– Chi sono: 1260 visite
– I Consigli del Lunedì #01: Flatland – A Romance of Many Dimensions: 1202 visite
– E adesso, cosa leggerà il Tapiro?: 1068 visite
– Un tour-de-force di Bizarro Fiction: 959 visite
– Cos’è Tapirullanza: 905 visite
– Consigli del Lunedì: 877 visite
– I Consigli del Lunedì #02: The Sirens of Titan: 772 visite
– Correre ignudi con la fiammea quadriga: 699 visite

Non li commenterò tutti adesso. Diciamo subito che spicca il primo, di cui sono particolarmente orgoglioso. E’ l’articolo oggettivamente più utile, dato che fornisce i link a due dei più grandi archivi gratuiti di libri digitali oggi esistenti – e a Library Genesis in particolare, che in questi ultimi mesi sta spakkando sempre di più – oltre che a consigli su come utilizzare un’altra ottima risorsa, ossia mIRC. Ho sempre cercato di curarlo e tenerlo aggiornato; alcuni mesi fa, per esempio, su segnalazione di un paio di utenti, avevo aggiornato i link ad entrambe le librerie dopo che quelli vecchi avevano cessato di funzionare. Ma in generale, sono piuttosto fiero di tutta la sezione “Risorse”, dato che mi permette di dare una mano pratica agli altri e non soltanto di cianciare; e infatti anche il post “La combo che spakka” se la cava molto bene in classifica, arrivando quattordicesimo.
Com’era prevedibile, tra le voci più visitate ci stanno quelle della barra orizzontale, da “Chi sono” a “Consigli del Lunedì” – il che conferma la vocazione di ‘archivio’ del blog. Che gli unici Consigli in classifica siano i primi due, è merito più che altro di Gamberetta che li aveva linkati fin quasi dalla nascita del blog; molti utenti continuano a trovare comodo raggiungere il blog attraverso quei due link. Comunque, scendendo in classifica oltre la decima posizione trovo un sacco di altri Consigli (nell’ordine, i sei successivi: The Iron Dream, The Haunted Vagina/The Baby Jesus Butt Plug, Tales of the Dying Earth, Childhood’s End, The Zap Gun, A Canticle for Leibowitz), il che mi tranquillizza sul fatto che queste cose alla fin fine interessino.
Sono particolarmente felice di due voci. “Un tour-de-force di Bizarro Fiction”, che è uno degli articoli più completi su un genere ancora poco conosciuto in Italia; spero di aver attirato da queste parti tutti coloro che erano indecisi se comprare o no un libro di Bizarro Fiction. L’articolo è, credo, molto equilibrato, dato che ho lodato alcuni libri e ne ho cazziati altri. L’altro pezzo che mi rende fiero è “Correre ignudi sulla fiammea quadriga”, in cui me la prendevo con quel cazzone di Thomas Mann mostrando come ci siano vagonate e vagonate di scrittori di genere oggettivamente più bravi di lui. Il fatto che Mann sia portato in palmo di mano come uno dei più grandi scrittori nella storia della letteratura mondiale da quelle stesse persone che considerano di ‘serie b’ il fantastico anglosassone, è significativo di quanto nella cultura letteraria ufficiale conti il pregiudizio e quanto poco un’effettiva conoscenza della materia.

Pistola floreale

Quando Carlton Mellick incontra Thomas Mann, Thomas Mann è un uomo morto.

Hai dei rimpianti? E chi non ne ha! Se potessi tornare indietro, non cambieresti qualcosa? Mentirei se dicessi di no. In quest’anno ho imparato molte cose, e sono anche diventato – credo – un miglior giudice. Se mi trovassi a rifare tutto da zero, cambierei qualche Consiglio. Il #11, Last and First Men, sarebbe probabilmente retrocesso a Bonus Track: libro interessante, ma sente troppo il peso del tempo rispetto ai suoi “colleghi”. Discorso simile per il #15, Tales of the Dying Earth, che forse è scritto troppo male ed è troppo disomogeneo per meritare addirittura un Consiglio; anche Changing Planes della LeGuin, il #08, è decisamente sovrastimato come Consiglio, con in più l’aggravante che non ha fatto e non farà mai la storia della narrativa fantastica. Invece sono piuttosto soddisfatto degli ultimi Consigli, benché un paio di volte sia stato cazziato per The Blue World di Vance (non sapete quello che dite!). Siete d’accordo con me?1
Ciò di cui sono più pentito, però, è di aver scritto quell’articolo sull’antologia Deinos. Continuo a pensare che il proposito fosse giusto, ma il risultato è stato perlopiù una vagonata di flame, deliri spalmati su più blog, molta attenzione indesiderata e gente che mi voleva spezzare le gambe. Questo per dire quanto gli scrittori amatoriali siano più ricettivi alle critiche che non i G.L. Per carità, nella settimana successiva al post ho raggiunto il tetto massimo di visite giornaliere – fino a sfiorare le 1000! – ma non mi ha fatto piacere. I commenti di bassa qualità, i flammoni, i trolleggi, sono come una melma che affoga il blog che li ospita. Per questo mi sono ben guardato dall’occuparmi ancora di libri simili; d’ora in poi, la sezione Autopubblicati sarà riservata a libri meritevoli, o a libri migliorabili il cui autore abbia un QI a tre cifre.

Non spenderò altre parole futuro del blog, dato che ho già detto tutto quel che c’era da dire negli scorsi articoli. Le reazioni che ho ricevuto in quest’anno di vita mi hanno confermato che ho preso la direzione giusta, e continuerò a seguirla – semmai cercando di aumentare ancora la qualità degli articoli. Dirò solamente che ho altri due post praticamente pronti – il che significa che non dovrete aspettare altre tre settimane perché qui si muova qualcosa. In particolare, ho preparato un articolo carino che spero divertirà alcuni di voi…
E molti di voi meritano di essere ringraziati. Senza Gamberetta e il Duca, che ho seguito per anni prima di aprire Tapirullanza, questo blog nemmeno sarebbe mai esistito. Gamberetta mi ha restituito la passione per la narrativa fantastica – che in quel del 2009, causa indigestione di brutta narrativa, stava scemando – e mi ha convinto a darmi all’inglese; e poi, in modo del tutto inaspettato, a sole due settimane dall’apertura si è messa attivamente a supportare il blog! E mi ha anche dato una mano ad aggiustare un paio di ebook! Mi intristisce vedere Gamberi Fantasy così abbandonato, ma preferisco immaginarmi Gamberetta impegnata a fare cose più importanti e più divertenti, tipo, chessò, studiare ingegneria aerospaziale al MIT o fare un’internship al CERN. PhD che nel tempo libero scrivono di fantasy e sci-fi: una combinazione non tanto strana negli States.

Gamberetta al lavoro

La vita di Gamberetta quando guardo il mondo attraverso i miei occhiali rosa.

Quanto al Duca, ogni volta che parla di me mi fa arrossare le gote dall’imbarazzo. Ed è una miniera di porno dell’Ottocento raccomandazioni per la corretta educazione di fanciulle e fanciulli in conformità con le leggi della morale naturale, oltre che l’autore del blog più fiko che conosca. E non vedo l’ora che l’Antologia Steampunk da lui curata sia pronta (adesso mi dicono l’inizio dell’anno prossimo…)!
E poi Zweilawyer, che oltre ad essere il mio punto di riferimento per le bibliografie su medioevo e armi bianche mi sta anche contagiando con la sua passione morbosa per Edward Lee e la bizarra Deadite Press; e i miei lettori più affezionati, come quel terrone di Dago, e Giovanni, e Talesdreamer che sta scrivendo una cosa carina carina, e la dolce Tenger, e Mikecas che ormai è sparito, e gli altri. E un bacino a Siobhàn, che praticamente ha messo in piedi questo blog (la grafica è tutta sua) e che continua a darmi una mano e ad assecondare le mie manie.

Vabbé, basta smancerie. Spegniamo le candeline e prendete una fetta ciascuno… Ci sentiamo fra qualche giorno ^-^

The Cake is a Spy!

…ah: domani, proprio come nel giorno del mio primo Consiglio, cade l’anniversario della Rivoluzione d’Ottobre. Guardate a est e pensate a me, mentre vi asciugate la palpebra inumidita dalla nostalgia.

(1) In realtà c’è un’altra cosa di cui mi sono pentito e che mi turba profondamente: l’aver proposto quattro Consigli di fila che cominciano con l’articolo ‘The’. Ogni volta che butto un occhio alla colonna di destra mi prende male. Non ci dormo la notte.Torna su