Archivi tag: Il Mulino

Saggistica: Storia economica dell’Europa preindustriale

Storia economica dell'europa preindustrialeAutore: Carlo M. Cipolla
Editore: Il Mulino
Collana: Storica Paperbacks

Anno: 1974
Pagine: 491

Una breve premessa
Per lo scrittore di narrativa fantastica, il worldbuilding è uno degli aspetti più delicati. Creare un’ambientazione non è solo questione di “colore”, ma è lo sfondo e la ragion d’essere di tutto ciò che accade nel romanzo. Worldbuilding non significa stabilire quanti gradi ci sono d’estate e d’inverno a Granburrone, o decidere i nomi di tutti i regnanti della dinastia di Stocazzo, o disegnare foreste e montagne e città su una mappa formato A4 – quelle sono minchiate. Worldbuilding significa che se decido di raccontare la storia di un giovane paladino che vuole salvare il mondo dai demoni della scabbia, devo innanzitutto chiedermi: che armi usa il mio sbarbatello? Se va in giro mulinando spade e tirando con l’arco, allora difficilmente verrà da un mondo che conosce l’elettricità e costruisce navi volanti 1. Quindi, qual’è il livello tecnologico di questo mondo? E, già che ci siamo, come mai va da solo? Viene da una famiglia povera? O è un reietto del suo gruppo? E quindi, com’è la società in cui vive? E così via…
La pianificazione dell’ambientazione di un romanzo in genere non avviene (e non dovrebbe avvenire) dal generale al particolare, ma dal particolare al generale. Come spiega Scott Card in How to Write Science Fiction and Fantasy, tipicamente lo scrittore parte con un’idea, una suggestione, un personaggio, e gradualmente la espande (combinandola ad altre idee) in una storia. Il worldbuilding avviene in un secondo momento, come un processo che dà supporto e consistenza all’idea di base. E sua volta, il worldbuilding interagisce con le idee di base, espandendole, modificandole e correggendole in modo che il risultato finale siano una trama e un’ambientazione reciprocamente coerenti 2.
Il problema, quindi, sorge quando io, aspirante scrittore, ho la velleità di creare un’ambientazione medievaleggiante (o pseudo-rinascimentale, o inizio-industriale, o vittoriana-steampunk, etc.) senza sapere una mazza di questi periodi storici. Come farò a creare un’ambientazione e una trama coerente, se non ho i mezzi per giudicarla? Difficilmente il risultato sarà differente da quella coppia di geni che fanno cianciare il loro cavaliere medievale di Costituzione, di democrazia e uguaglianza di tutti gli uomini di fronte alla legge (true story). E l’equo-solidale non ce lo mettiamo?

Con i miei articoli di Saggistica – e in particolare con il primo – ho voluto instradare la gente verso uno studio un minimo serio delle epoche storiche e delle ambientazioni. Oggi voglio continuare questa tradizione con un altro libro di grandissima utilità per chiunque voglia ambientare la sua trilogia elfica sbrilluccicosa in un’epoca pre-industriale. Un libro che quando lo lessi (circa un anno e mezzo fa) mi colpì moltissimo, e mi iniziò a una lunga serie di letture sul medioevo: Storia economica dell’Europa preindustriale.
Okay – il titolo è eccitante come un film muto bulgaro.
Ma, aspettate! Permettetemi di provare a convincervi. Ecco perché dovreste leggere questo libro:

  • Perché Cipolla scrive molto bene e non ci si annoia quasi mai.
  • Perché è una storia non soltanto dell’economia, ma anche della demografia, delle condizioni igieniche, dello stile di vita e delle aspirazioni dell’epoca.
  • Perché non considera il solo Medioevo ma si spinge sino alla metà del Settecento. Può quindi interessare chiunque voglia occuparsi di un periodo post-preistorico e pre-industriale.
  • Perché non richiede una preparazione pregressa in economia o altro, né, a dire il vero, uno studio manualistico (date, avvenimenti etc. della vera storia d’Europa).
  • Perché questo libro vale come altri tre o quattro sull’argomento, quindi è anche un risparmio di tempo ed energie.
  • Perché Cipolla è quello che ha scritto le Leggi fondamentali della Stupidità umana (un must per tutti i fan del Duca). Una garanzia di qualità.

Incuriositi?
Allora entriamo un po’ più nello specifico.

Final Fantasy XII nonsense

Final Fantasy XII. Sceneggiato dalla premiata ditta Siccardi-Montanaro?

Uno sguardo approfondito
Il saggio di Cipolla si propone il modesto compito di riassumere i punti salienti dell’organizzazione economica (e quindi, di riflesso, dello stile di vita) del mondo europeo dall’anno 1000 alla seconda metà del 1700, cioè alle soglie della Rivoluzione Industriale. L’idea forte alla base di questo scelta è che – tenuto conto delle modifiche nel tempo e del progresso – la vita economico-sociale dell’Europa nel corso di questi 700 anni abbia avuto notevoli tratti comuni. Il saggio si compone di due parti, chiamate “Un’approssimazione statica” e “Verso una descrizione dinamica”.
Se la prima parte considera questi 700 anni come un tutt’uno, vedendo cosa è rimasto invariato, o comunque quali sono state le note dominanti di tutto il periodo, il secondo mostra cosa è cambiato nel tempo, in cosa sia consistita l’evoluzione dal placido mondo agricolo dell’anno 1000 a quel laboratorio di tecnica e progresso che furono il Seicento e Settecento, e quali siano stati i fattori determinanti. Citando le parole di Cipolla all’inizio della seconda parte:

In certo senso le pagine che precedono [la prima parte] illustrano ciò che vi fu di permanente nell’economia europea tra l’età dei Comuni e la Rivoluzione industriale, mentre le pagine che seguenti illustreranno quello che cambiò.

In realtà le due parti fanno molto più di così.
Nella prima, Cipolla introduce prima di tutto il neofita ad alcuni concetti fondamentali dell’economia, ossia cosa si debba intendere per domanda, per offerta, per beni di prima necessità e desideri (o, in inglese, “needs” e “wants”), per tesaurizzazione, per inflazione, e così via. In questo senso, il saggio dà fin dall’inizio tutti gli strumenti perché il lettore possa capire l’argomento, senza presupporre – come fanno altre pubblicazioni – una preparazione di base nel lettore. Inoltre Cipolla sfata falsi miti e idealizzazioni, mostrando quanto spesso sia sfumata la linea di demarcazione tra un concetto e l’altro: difficile, per esempio, etichettare il cibo come “bene di prima necessità” e la costruzione di una cattedrale come “lusso”, quando leggendo i documenti si trova gente disposta a patire la fame pur di compiacere Nostro Signore con un abside nuovo.

Duomo di Milano

Un esempio di bene di prima necessità.

Nella seconda parte, poi, Cipolla considera prima di tutto i singoli fattori che hanno determinato l’evoluzione del nostro sistema economico e sociale. Il primo capitolo, per esempio, è dedicato alla rivoluzione urbana del Basso Medioevo – uno dei principali motori del progresso dell’ultimo millennio. Rinascita della città, infatti, significa tanti lavoratori concentrati nello stesso luogo, e quindi più efficienza produttiva, più commercio, maggiore circolazione dei beni, della moneta e delle persone, e quindi più investimenti, e aumento del benessere economico di una parte della popolazione, e così via. Inoltre, la bilancia della ricchezza monetaria e del peso politico comincia (molto gradualmente) a spostarsi dalla classe dei proprietari terrieri – che, soprattutto in Occidente, avevano dominato anche per tutta l’epoca greco-romana – a quella dei mercanti- banchieri-imprenditori puri, o, più di frequente, a quella di coloro che mescolavano i profitti dati dalla terra a quelli dati da commercio e imprenditoria 3.
Un altro capitolo è dedicato alla storia della demografia – dove Cipolla si interroga, analizzando indici di natalità e mortalità, su come mai l’Europa abbia sempre avuto una popolazione notevolmente più bassa di altre aree del mondo, come la Cina o il subcontinente indiano – un altro alla storia della tecnologia – perché gli uomini del Medioevo accettarono con tanta facilità innovazioni tecniche, come il mulino ad acqua, che non presero mai piede presso i Romani? – un altro sulla storia delle monete e del rapporto tra circolazione di denaro liquido e floridità dei commerci internazionali. Si impara così che alcuni progressi furono dettati non solo da cause profondi, ma anche da colpi di fortuna: uno dei fattori che fecero impennare il progresso tra Cinquecento e Seicento, per esempio, sarebbe l’enorme afflusso d’oro e argento (e quindi di monete) dovuto ai ricchi giacimenti trovati nelle Americhe, i quali a loro volta avrebbero accelerato e semplificato la circolazione delle merci in Europa e nelle colonie. Fino alla fine del Quattrocento, infatti, un problema critico del commercio europeo parrebbe essere stato la penuria di minerali preziosi con cui coniare le monete.
Negli ultimi due capitoli, finalmente, Cipolla affronta in modo sistematico le ragioni del progresso tra il Mille e la Rivoluzione industriale. Il primo capitolo, che considera il blocco 1000 – 1500, mostra le conseguenze immediate della rivoluzione urbana; mostra come il consequenziale aumento della popolazione europea (a fronte dell’insufficiente progresso tecnologico, e dell’inesistente progresso medico) portò a livelli di insostenibilità che sarebbero sfociati nella crisi economica della metà del Trecento, nella grande diffusione della peste, e nel diffuso malessere che si sarebbe protratto fino alla metà del Quattrocento; e mostra gli inizi della ripresa della fine del Quattrocento. Il secondo, dedicato al periodo 1500 – 1700, oltre a spiegare come si realizzò il grande progresso che avrebbe portato l’Europa a dominare il mondo, ci mostra le differenze tra le varie nazioni europee e cosa portò alcune alla supremazia (come Inghilterra e Olanda) e altre all’oblio (Spagna, Italia).

Spagna

Finora ho parlato del libro come di un saggio di storia economica. Ma come si sarà capito fra le righe, nel libro di Cipolla c’è molto di più. Parlare dell’economia preindustriale significa infatti parlare di un sistema economico soggetto a continue crisi di sottoproduzione; un sistema fondato sull’agricoltura, e quindi sugli incontrollabili capricci del clima; un mondo in cui carestie e malnutrizione erano la norma più che l’eccezione, e quindi un mondo con aspettativa di vita, e qualità della vita, estremamente basse. Tutto questo significa parlare di distribuzione per età della popolazione europea, e della percentuale della popolazione abile al lavoro, e delle percentuali di ciascuna categoria di lavorati.
Parlare di carestie significa poi parlare di fiumane di contadini che si riversano nelle città. Significa quindi parlare di sovrappopolazione, del rapporto tra popolazione lavoratrici e mendicanti (tra cui, altissimo il numero dei trovatelli), di condizioni igieniche sempre più precarie – e quindi di storia della medicina. Significa anche parlare dei sistemi con cui i governi cittadini si premuravano di proteggere la popolazione dalle conseguenze di una carestia, allestendo scorte di cibo altri sistemi preventivi. E questa panoramica sulle condizioni di perenne precarietà dell’uomo preindustriale, a sua volta, spiega la forte religiosità della gente del periodo, e così si ritorna, ad anello, a uno dei problemi iniziali: come si fa a dire che per questa gente la pagnotta fosse più importante di raccomandarsi al proprio Dio con una chiesa nuova?
Cipolla quindi disegna una storia della società e della mentalità del mondo preindustriale. E il ritratto che emerge – oltre ad essere, in certe pagine, un vero pugno nello stomaco – insegna allo scrittore di fantasy una delle lezioni più importanti: quanto siano infantili, falsi, wish-fulfilling, i medioevi patinati come la Cyrodiil di Oblivion o la Contea di Tolkien. Soprattutto, ti fa riflettere seriamente se vuoi davvero ambientare il tuo romanzo in un periodo così ricolmo di sofferenza, precarietà, povertà, morte, al cui confronto anche l’ultimo immigrato del Burqina Faso sembra un privilegiato. Per dirla in poche frasi:

L’invocazione più frequente nell’Europa pre-industriale era: Domineiddio, liberaci dalla guerra, dalla carestia e dalla peste. […] Per chi è vissuto nell’Europa industrializzata del secolo XX è difficile immaginare cosa fossero la fame e la carestia dei secoli passati. […] La gente moriva letteralmente di fame e non era raro in tempi di carestia il trovare individui morti per la strada con i denti affondati nella terra o nell’erba.

Black Horse Courier

Il punto più basso mai raggiunto dagli Elder Scrolls.

Infine, tre considerazioni sullo stile di Cipolla.
Primo, l’autore dà l’impressione di sapere di cosa sta parlando. Le pagine sono corredate di tabelle e statistiche che disaminano argomenti di ogni sorta, dalle dimensioni delle maggiori città d’Europa nel corso dei sette secoli alla distribuzione della popolazione per tipo di impiego in differenti città, al costo medio di varie categorie di articoli in diversi periodi.
Una delle cose che si notano subito, e che ci portano al secondo punto, è la carenza di informazioni. Cipolla è il primo a dire che i documenti sono spesso lacunosi e scarsi, che molte considerazioni dello storico si basano più su ipotesi e supposizioni che su dati reali. Una patina di dubbio ragionato, di cautela, di rifiuto della spiegazione unica pervadono tutto il saggio. Cipolla è una persona schietta, che quando non è sicuro lo dice, che quando trova superficiale la spiegazione dominante di un certo fenomeno lo fa presente 4.
Terzo, Cipolla scrive bene. E’ immediato, leggero, fa battute, preferisce l’esempio concreto e l’immagine vivida a imbottirsi di termini tecnici – si trova, quindi, all’estremo opposto dello stile pomposo e ripetitivo di Norbert Elias. E’ molto difficile annoiarsi leggendo Cipolla, e si passa con curiosità da un argomento all’altro, dal modo sistematico in cui venivano sfruttati i bambini all’impatto rivoluzionario del mulino ad acqua o della sostituzione del cavallo al bue come animale da tiro.

Insomma, Storia economica dell’Europa preindustriale è piacevole da leggere e ricco di informazioni. Certo, come già per La guerra nel Medioevo di Contamine, il limite del saggio di Cipolla è quello di condensare in meno di 500 pagine quasi un millennio di storia, toccando molti argomenti solo per sommi capi. Ma lo scopo di questo saggio vuole proprio essere quello di dare un’infarinatura di base al neofita. Soprattutto, è degna di lode la capacità di Cipolla di collegare un’argomento all’altro, dalla numismatica alle condizioni di vita del contado, da una panoramica sulla Lega anseatica alla nascita dell’orologio meccanico, dando al lettore uno sguardo d’insieme del mondo europeo preindustriale.
Un notevole risparmio di tempo e fatica, dato che in genere queste stesse nozioni si trovano sparpagliate in più testi. Il curioso di storia medievale scoprirà un sacco di cose nuove; l’aspirante scrittore e worldbuilder avrà in mano gli strumenti di base per creare un’ambientazione credibile. Ho letto diversi volumi di storia dell’economia – come il noioso e compilatorio Storia economica del mondo di Cameron, che non consiglierei a nessuno – e mai nessuno mi ha preso quanto questo.
Uno dei saggi storici più belli che abbia mai letto.

Tabella riassuntiva

Una storia economica e sociale dall’anno Mille alla Rivoluzione Industriale. Impossibilità di approfondire i singoli argomenti.
Facile da seguire, non richiede conoscenze pregresse.
Stile schietto e piacevole.

—-

(1) No: Final Fantasy XII non è un esempio di buon worldbuilding. E’ più un esempio di: “voglio inculare a sangue un branco di 13enni che non sanno niente di niente”.Torna su

(2) Gamberetta esprime opinioni in alcuni punti analoghe nel suo ultimo post:

A proposito di descrizioni e world building: la qualità batte sempre la quantità. È meglio una città ben descritta che venticinque generiche. Meglio una fortezza interessante che cinquanta castelli tutti uguali.
I due approcci principali al world building sono: dal generale al particolare e dal particolare al generale. Io consiglio caldamente il secondo approccio.
Ovvero, quando progettate il vostro mondo fantasy, non partite da un pianeta, o da un continente, partite da una stanza. O da una piazza. O da un angolo di bosco. E, partendo dai dettagli che vedete intorno a voi, costruite l’ambientazione.
Perché è meglio? Perché, a meno che non stiate progettando una guerra interplanetaria, i personaggi non vedranno mai come le grandi montagne dell’Ovest si incuneano nelle pianure meridionali accanto al lago eterno; viceversa vedranno una grotta innevata che si apre sul fianco della montagna, vedranno una mandria di bufalogatti pascolare per la pianura, vedranno i canneti crescere sulla sponda del lago.
Raramente vi serve avere sottomano un intero pianeta, invece è vitale conoscere ogni dettaglio dei luoghi dove si svolgerà l’azione. Sento già l’appassionato di high fantasy frignare che lui ha bisogno di almeno un paio di continenti perché ci deve ambientare una guerra epica. Be’, la guerra epica può funzionare anche se i continenti sono appena abbozzati, l’importante è che si abbia una conoscenza dettagliata di dove si svolgono le battaglie.
Se mostrate a un marine in partenza per il Medio Oriente una cartina muta e gli chiedete di indicare l’Iraq, non avrà idea di dove posare il dito. Questo non gli impedirà di combattere, uccidere, farsi ammazzare e compiere gesta più o meno epiche.

Il mio interesse qui è puramente di costruzione della trama e non di stile di scrittura, quindi non tornerò sulla questione “mostra gli ambienti dove avviene la storia e non il background”, che comunque è giustissima. Il lavoro di worldbuilding, del resto, deve rimanere al 90% sotto la superficie: il lettore non deve neanche vederlo.Torna su

(3) La mancata compenetrazione tra queste due classi, e soprattutto la posizione subordinata di mercanti, tecnici e artigiani, fu infatti una delle ragioni del fallimento di alcune nazioni rispetto ad altre. Il caso della Spagna mi sembra emblematico.
La Spagna nel Cinquecento ebbe l’opportunità di diventare la più potente nazione d’Europa; ma la sua società difettava di borghesi e operai specializzati, e il potere era concentrato nelle mani di proprietari terrieri e burocrati incapaci di capire il valore della tecnica. Risultato? I soldi spagnoli, invece di alimentare le imprese patrie, fecero crescere le economie degli altri Paesi – cosicché la Spagna fu inculata nel breve periodo da Olanda e Inghilterra, e sul lungo periodo da tutta l’Europa occidentale. Per usare le parole di Cipolla:

La Spagna del secolo XVII mancò di imprenditori e artigiani ma ebbe sovrabbondanza di burocrati, preti e poeti. E il Paese sprofondò in una tragica decadenza.

Coglioni.Torna su

Torero incornato

Un riassunto della storia della Spagna dalla nascita a oggi.

(4) Se dovessi trovare un difetto, d’altronde, sarebbe proprio nell’eccesso di diffidenza che a volte mostra per certe teorie consolidate. Certo, non sono uno storico, e la mia opinione vale quello che vale – ma, per fare un esempio, la diffusione della schiavitù e la quantità di potere concentrato nell’aristocrazia fondiaria mi sembrano ancora le ragioni principali nella refrattarietà al progresso tecnico dell’antica Roma; e la conquista dell’Atlantico e il contemporaneo consolidamento degli Ottomani in Medio Oriente mi sembrano tutt’ora delle cause importanti del declino delle nazioni europee del Mediterraneo a partire dalla metà del Cinquecento.Torna su

Trittico per niubbi sul mondo feudale europeo

Battaglia di San RomanoCirca un anno e mezzo fa, complici alcune letture e una tutto sommato bella esperienza con i beceri Forgotten Realms, mi prese un’insana passione per una cosa che fino ad allora non mi aveva granché incuriosito: il medioevo e il rinascimento europeo. Volevo sia leggerne, che scriverne.
E’ così che ho cominciato, metodicamente, a leggere una serie di saggi sull’argomento.

In questo articolo, vorrei trasmettere qualcosa dell’esperienza che ho maturato in un anno e mezzo di letture sul Medioevo europeo. Un articolo per niubbi.
Non è facile cominciare a studiare un argomento che non si conosce per niente; per questo ho pensato di consigliare alcuni libri che mi hanno aiutato a darmi una prima immagine della società medievale. Ho scelto un argomento circoscritto, ossia il mondo feudale dei signori, delle curtes, dei cavalieri, lasciando da parte il mondo cittadino e borghese, a cui magari dedicherò un altro articolo in futuro.
Persone ben più esperte di me – nella fattispecie il Duca e Zwei – hanno steso delle pagine di bibliografia minima sul Medioevo, pagine a cui io stesso ho attinto. Se non l’avete già fatto, dateci un’occhiata:

La pagina del Duca è dedicata ai niubbi come la mia, mentre la bibliografia di Zwei è più ad ampio spettro, e più specialistica (oltre che in inglese). Va da sé che, se in qualche punto dovessi dire qualcosa sull’argomento che entra in contraddizione con quanto detto dal Duca o da Zwei, dovrete prendere per buono che io ho torto e loro ragione. ^-^’

Bloch, La società feudaleTitolo: La società feudale
Autore: Marc Bloch
Editore: Einaudi
Collana: Piccola Biblioteca Einaudi / Storia

Anno: 1939
Pagine: 551

Il libro di Bloch è la bibbia del mondo feudale.
Lo si potrebbe definire un libro di “sociologia storica”: suo argomento è infatti l’organizzazione del mondo feudale del Basso Medioevo, dall’epoca delle ultime grandi invasioni (Vichinghi, Ungari, Saraceni) fino alla nascita dei moderni stati nazionali. Dai rapporti vassallatici alle forme di sottomissione del contado, dalla frammentazione politica alla formazione della “nobiltà” come classe sociale, da quel che succedeva quando una castellana rimaneva vedova ai sistemi di spartizione dell’eredità tra i figli del signore, Bloch tocca pressoché tutti gli argomenti che possono venirvi in mente. Fa incursioni nell’economia – il signore feudale come mantiene sé stesso e la sua corte? – nell’antropologia – come vede il mondo il signorotto feudale? – nel diritto – come venivano regolati legalmente i rapporti tra un monastero e il suo protettore, o tra una famiglia contadina e il suo signore bannale? – nella politica – come fa un sovrano o un principe territoriale a riprendere il controllo dei signorotti minori che infestano il suo territorio e fanno il cazzo che gli pare?

Fight Club medievale

Su alcuni punti il modello di Bloch è stato rivisto e corretto dalla storiografia successiva (per esempio, Bloch avrebbe dato troppa importanza alle invasioni del IX-X secolo come causa della frammentazione feudale), ma nelle linee generali, a tre quarti di secolo dalla pubblicazione, è ancora un’ottima risorsa sul Medioevo. Soprattutto per uno scrittore che volesse creare ex novo la propria ambientazione medievale, La società feudale è un ottimo punto di partenza per il worldbuilding.

Titolo: La guerra nel MedioevoContamine, La guerra nel Medioevo
Autore: Philippe Contamine
Editore: Il Mulino
Collana: Storica Paperbacks

Anno: 1980
Pagine: 435

Mille anni di storia militare – dalla caduta dell’Impero Romano alla nascita dei primi eserciti permanenti europei agli albori del Rinascimento – in poco più di 400 pagine: questo l’ambizioso obiettivo del libro di Contamine. La prima parte dell’opera si occupa, con un andamento cronologico, dell’evoluzione del servizio militare e della composizione degli eserciti medievali, mentre la seconda approfondisce una serie di argomenti secondari, dalle armi da fuoco tardomedievali al rapporto tra uomini d’arme e Chiesa.
Il limite principale di La guerra nel Medioevo è intrinseco al suo carattere compendiario: trattando moltissimi argomenti in poco spazio, molti argomenti rimangono poco approfonditi. In particolare, tutta la parte dedicata al tardo impero e all’Alto Medioevo mi sembra poco spendibile, mentre ho trovato molto ben fatte le parti sulle tecniche di assedio, sul ruolo dell’artiglieria a partire dal Trecento, e in generale tutta la parte dedicata al servizio militare e agli eserciti del Tardo Medioevo; l’esempio di battaglia campale quattrocentesca riportato nel capitolo sull’arte della guerra è stupendo.

Thou art performing yon task incorrectly!

Ma non si può pretendere che il libro di Contamine sia ciò che non è, e che non può essere. La guerra nel Medioevo serve da base per chi è a digiuno dell’argomento, per dargli un quadro minimo e dei punti di riferimento, affinché poi possa approfondire su libri più specializzati gli argomenti che più gli interessano. Dopo aver letto il libro di Contamine, si può per esempio passare agli Osprey (qui la sezione dedicata al Medioevo) o spulciarsi la sua ricca bibliografia.
Ah: ho scoperto questo libro grazie alla bibliografia minima del Duca, per cui ne approfitto per ringraziarlo ^-^

Flori, Cavalieri e cavalleria del MedioevoTitolo: Cavalieri e cavalleria del Medioevo
Autore: Jean Flori
Editore: Einaudi
Collana: Piccola Biblioteca Einaudi / Storia

Anno: 1998
Pagine: 286

I primi due libri consigliati erano dei grossi compendioni sul mondo medievale; questo invece tratta un argomento più specifico della società feudale. E mentre i primi si possono leggere indipendentemente, questo vi consiglio di considerarlo come una chiosa a Bloch e Contamine, un ponte tra i due libri.
Flori parte da una domanda: cos’è esattamente un “cavaliere”? E’ definito dalla sua classe sociale (il cavaliere è un nobile?) o dal suo mestiere (il cavaliere è colui che combatte a cavallo)? Ricordo una discussione che si era avuta l’estate scorsa sul blog di Zwei, in cui il Guardiano domandava se fosse possibile per un plebeo, un uomo qualsiasi, diventare cavaliere. La risposta si trova in questo libro. Da quando il miles era semplicemente l’uomo che possedeva un equipaggiamento da cavaliere e l’addestramento necessario a usarlo, magari al servizio di un potente, a quando la cavalleria divenne un’istituzione sociale, con la sua deontologia, i suoi valori, il suo prestigio, e un sistema di controllo che decidesse chi poteva entrarvi e chi doveva rimanere fuori; fino a che divenne il simbolo dell’élite europea, un costoso rituale privilegio di principi e pochi notabili – Flori ripercorre tutte le tappe di questa trasformazione. E ci fa capire cosa significhi, negli occhi di un uomo dell’epoca, cosa significhi essere un uomo d’arme.
Il libro di Flori studia sia la storia della mentalità, che quella sociale, che quella militare, mostrandoci il ruolo della cavalleria nell’esercito medievale, ma anche il costo per mantenere l’equipaggiamento da cavaliere – che non permetteva a tutti di accedervi e costringeva molti a decadere di condizione – come il cavaliere vedesse la guerra, la caccia, i tornei, come i cavalieri si mitizzavano nell’epica cavalleresca e nelle canzoni dell’amor cortese, e quanto questi ideali corrispondessero alla realtà, e così via. Questo recupera gli argomenti di Bloch e Contamine, e ne approfondisce e sviluppa alcuni punti, e per questo mi sembra un ottimo corollario alla lettura dei precedenti.

In conclusione
La lettura di questi libri – o quantomeno dei primi due – è utile soprattutto se si è tentati di scrivere qualcosa ad ambientazione medievale. Leggerli mi ha permesso:

1. Di capire che ero davvero interessato a un setting medievale, e non solamente al “colore” medievaleggiante fatto di armature piene di spunzoni, draghi cromati e altre minchiate D&Desche.
2. Di crearmi una prima impressione su come potesse essere una storia ambientata in un setting medievale: che tipi di personaggi potessero esistervi, che problemi avrei incontrato, di che argomenti avrei potuto parlare.
3. Di capire quali aspetti del Medioevo volevo approfondire, come cercarli, e come strutturare le ricerche successive.

Potreste optare per un’ambientazione monastica sul modello de Il nome della Rosa e, forti delle conoscenze preliminari sui rapporti tra monasteri e società feudale acquisiti con il libro di Bloch, leggere un libro un po’ più specialistico come I monaci di Cluny di Cantarella; o magari vi intriga l’idea di un pugno di cavalieri isolati in una zona di frontiera, dal clima estremo, circondati da indigeni ostili, e allora potreste dare un’occhiata a Le crociate del Nord di Christiansen; o ancora, alla noiosa nobiltà campagnola del Medioevo nordico potreste preferire una vivace ambientazione cittadina sul modello dell’Italia comunale (che io adoro), e provare l’ottimo Cavalieri e cittadini di Maire-Vigueur; oppure, spostando l’orologio in avanti di uno o due secoli, Signori e mercenari di Michael Mallett. E non dimentichiamo che la buona vecchia library.nu ci apre le porte allo sterminato mercato di lingua anglosassone, e che numerosi Osprey vi si possono trovare…
Insomma, sperimentate, ma per carità, state alla larga da quell’insulsa menata di Monaci e religiosi nel Medioevo di Marcel Pacaut!

2 girls 1 cup medievale