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I Consigli del Lunedì #38: The Dancers at the End of Time

The Dancers at the End of TimeAutore: Michael Moorcock
Titolo italiano: I danzatori alla fine del tempo
Genere: Fantasy / Dying Earth / Commedia
Tipo: Romanzo (Trilogia)

Anno: 1972-1976 / 1993
Nazione: UK
Lingua: Inglese
Pagine: 670 ca.

Difficoltà in inglese: ***

The cycle of our Earth (indeed, our universe, if the truth had been known) was nearing its end, and the human race had at last ceased to take itself seriously…

Può esistere l’amore alla Fine del Tempo? Jherek Carnelian crede di sì.
Miliardi di anni nel futuro, quando il sole è ormai consumato e la Terra si avvicina alla fine della sua vita, gli esseri umani sono ormai diventati simili a dèi. Gli anelli che hanno alle dita permettono, con il più piccolo dei movimenti, di comporre e disgregare la materia a piacimento, così che in un secondo possono fare o disfare palazzi, città, interi continenti, esseri viventi. Non conoscono il dolore né la malattia, e possono vivere in eterno; perciò passano la vita a divertirsi, correndo da un party all’altro, creando capolavori di bellezza e scambiandosi complimenti.
Jherek Carnelian, l’ultimo essere umano ad essere nato da un ventre materno, è un’esteta, ammirato da tutti per il buongusto delle sue creazioni e delle sue maniere. E quando un bel giorno, durante un party, appare dal nulla una viaggiatrice del tempo venuta dalla Londra di fine ‘800, Jherek decide di innamorarsene e vivere una bellissima storia d’amore. Ma Mrs. Underwood è una donna di sani principi, e farà di tutto per resistere alle tentazioni e tornare nella sua epoca. E mentre Jherek si lancia attraverso il tempo e lo spazio per coronare il suo impossibile sogno d’amore, si avvicina il giorno della morte dell’intero Universo… Quella tra Jherek e Amelia Underwood potrebbe anche essere l’ultima delle storie d’amore.

Anelli dai poteri illimitati, viaggi nel tempo, banditi spaziali, inseguimenti, galassie che esplodono, intrighi diabolici che si dipanano lungo milioni di anni: The Dancers at the End of Time è una commedia d’avventura che non può essere presa sul serio. La Gollancz l’ha pubblicata negli SF Masterworks, ma anche se si maschera dietro il gergo della fantascienza l’opera di Michael Moorcock è un Fantasy spensierato. Ciò che mi ha incuriosito e affascinato da subito è il soggetto: esseri semidivini che riprendono l’atteggiamento decadente dei dandy fine-ottocenteschi alla Oscar Wilde, i cui unici timori sono la noia e il cattivo gusto.
The Dancers at the End of Time si presenta come una trilogia – composta da An Alien Heat, The Hollow Lands e The End of All Songs – ma a conti fatti è un’unico romanzo diviso in tre parti; ogni libro comincia dove finiva il precedente, ed elementi e subplot introdotti nel primo libro trovano risoluzione nel terzo. Nel complesso, seguiamo le avventure di Jherek e Amelia Underwood per quasi 700 pagine. La grande domanda con cui avevo avvicinato il romanzo era quindi: come farà l’autore ad acchiappare e mantenere l’interesse del lettore, con protagonisti virtualmente invincibili e un mondo senza conflitti?

I'm Bored

Pure gli abitanti della Fine del Tempo hanno i loro problemi.

Uno sguardo approfondito
I romanzi di Moorcock si possono dividere in due filoni. Ci sono quelli “seri”, drammatici, come Behold the Man o Gloriana (entrambi dei quali hanno un Consiglio dedicato su questo blog) o Mother London: romanzi ben strutturati, con un tema subito riconoscibile e una trama che si dipana in una catena di cause ed effetti. E poi ci sono le minchiate sword&sorcery, come i cicli di Elric, o Corum, o del Nomade del Tempo (The Warlord of the Air e seguiti): serie di episodi più o meno scollegati, che spesso nascevano come racconti autonomi sulle rivistacce di fantascienza e fantasy dell’epoca. Anche la qualità della scrittura era ben diversa. Benché Moorcock non sia mai stato un grande prosatore, i primi erano più curati, mentre i secondi paiono seguire la filosofia del “buona la prima”.
The Dancers at the End of Time è una via di mezzo tra i due filoni. Come le opere della seconda categoria, è scritto abbastanza da cani. La storia è raccontata da un narratore onnisciente, che per la maggior parte del tempo sta alle spalle o nella testa di Jherek, ma di tanto in tanto non si fa problemi a zoommare su altri personaggi, a fare commenti sull’ingenuità, o a parlarci di cose che esplicitamente il personaggio non vede o non nota. I sentimenti dei personaggi sono spesso raccontati, invece che mostrati attraverso le loro azioni. Quando Moorcock non ha voglia di scrivere una scena, ricorre ai riassuntoni e persino a lunghi discorsi indiretti. Interi episodi che vengono anticipati al lettore, e che ci si aspetterebbe sarebbero mostrati in ogni dettaglio, vengono invece risolti fuori scena e spiegati in due righe in maniera del tutto anticlimatica. Ecco ad esempio come vengono trattati i primi appuntamenti amorosi tra Jherek e Amelia: “They explored the world in his locomotive. They went for drives in a horse-drawn carriage. They punted on a river which Jherek made for her”. Pretty lame, huh?

Anche dal punto di vista della struttura, The Dancers at the End of Time ricorda le storie pulp di Elric o Corum. La storia si sviluppa come una serie di episodi autoconclusivi, retti dal tema centrale della quest amorosa di Jherek per conquistare il cuore della bellissima viaggiatrice del tempo: prima Jherek deve scoprire dove si trova; una volta scoperto, dovrà trovare il modo di sottrarla all’uomo che la tiene prigioniera; una volta riscattata, deve riuscire a farla innamorare di sé; e così via, un ostacolo alla volta. E in generale, ho avuto più volte l’impressione che Moorcock sviluppasse la trama man mano che scriveva e gli venivano in mente le cose, senza un vero piano generale
Al contempo, però, diversamente dal filone sword&sorcery, si ha la sensazione ci una certa unitarietà della storia, e che la trama stia andando da qualche parte. Nel corso della vicenda si aprono una serie di subplot che non vengono mai abbandonati, ma si riaffacciano periodicamente e alla fine trovano una conclusione. All’inizio del primo libro, un buffo alieno arriva sulla Terra dai recessi della galassia per annunciare che si sono palesati i segni dell’imminente fine dell’Universo, dopodiché il tema è accantonato. Ma nel terzo libro la fine dell’Universo arriva davvero e i protagonisti dovranno affrontarla.

Big Crunch

A sinistra, il Big Crunch secondo la moderna cosmologia. A destra, il Big Crunch secondo JFK.

Il vero piacere di leggere The Dancers of the End of Time sta nel godersi le trovate e l’ambientazione fuori dal mondo di Moorcock. Gli abitanti della Fine del Tempo sono personaggi buffissimi, talmente abituati a vivere senza rischi o bisogni da essere mentalmente dei bambini: ogni volta che vogliono cambiano sesso, razza, forma, carattere. Non temono neanche la morte, dato che se accidentalmente vengono ammazzati possono essere resuscitati con uno schicco di dita. E’ divertente anche soffermarsi sulla loro immoralità. Affascinati come sono da ogni cosa esotica, amano collezionare alieni e viaggiatori nel tempo, per cui si divertono a catturare tutti quelli che trovano e a imprigionarli nelle loro menagerìe – dei veri e propri harem di schiavi. Ma loro non si accorgono di star facendo qualcosa di orribile; non si sono neanche posti il problema.
I personaggi sono adorabili. L’Orchidea di Ferro, la madre di Jherek, è una donna fine e volubile che ama dipingersi dei colori delle pietre più pure e ha concepito suo figlio con un perfetto sconosciuto per noia. Lord Mongrove è un gigante dal volto deforme che, per posa, passa il tempo ad autocommiserarsi e vive in un castello gotico munito di fulmini e pioggia eterna. E che dire dell’enigmatico Lord Jagged di Canaria, che veste sempre di giallo e non perde mai il suo sorriso beffardo, o del Duca di Queens, famoso per il suo cattivo gusto, o di Mistress Christia, la Concubina Eterna, o di Gaf il Cavallo in Lacrime, o dei Lat, alieni con tre occhi a forma di pera che vivono per stuprare e distruggere. Il romanzo di Moorcock è una galleria di personaggi cretini.

Ma se i comprimari sono perlopiù delle macchiette bidimensionali, i protagonisti sono più sfaccettati e capaci di una certa evoluzione nel tempo. La trasformazione più forte la vediamo in Amelia, che parte come lo stereotipo della donna vittoriana della piccola borghesia, tutto rispettabilità e “cosa penseranno i vicini” ed “esportiamo la civiltà britannica attraverso il tempo e lo spazio”, per poi essere davvero cambiata dagli eventi e diventare qualcosa di diverso alla fine della trilogia. E Jherek, che conosciamo come un dandy perfettamente a suo agio nel proprio mondo, sarà di colpo un fanciullo inerme quando finirà in un’altra epoca, dove i suoi anelli non funzionano.
Anche se i toni della commedia scanzonata sono il mood prevalente del romanzo, Moorcock sa toccare anche altre corde, e in alcuni momenti l’atmosfera diventa seria, o addirittura drammatica, o lirica e romantica. Stesso discorso per il genere: nel corso delle quasi 700 pagine di Dancers, si passa dal romanzaccio d’avventura alla storia d’amore, dal vaudeville alle piccole miserie della vita coniugale, passando per la commedia da salotto.

Vaudeville

Vaudeville. Una roba di questo genere.

Quel che è più importante, The Dancers at the End of Time non si prende mai sul serio. Sa di essere una mezza minchiata, ma vuole esserlo nel modo più appassionante possibile. Non è certo un capolavoro, sia perché è scritto un po’ alla cazzo, sia perché quando si chiude il libro non si ha una nuova visione del mondo né si ha scoperto una grande verità. E’ un romanzo di intrattenimento, puro e semplice, che però riesce a esserlo in modo intelligente, non banale, e fantasioso. Ed è un romanzo dal ritmo serrato, in cui succedono sempre cose e c’è sempre un motivo per andare avanti, e difficilmente ci si annoia. Alcuni dialoghi sono veramente deliranti, e mi è capitato una volta di scoppiare a ridere come un deficiente mentre ero in tram (e non è una cosa che mi capiti spesso). Chissà cos’avranno pensato le vecchiette.
Per gli appassionati dell’ambientazione condivisa moorcockiana del Campione Eterno (che io ho sempre trovato cretina, ma c’è a chi piace), l’opera non manca di lanciare riferimenti e strizzate d’occhio. Ritroviamo Oswald Bastable di The Warlord of the Air, Una Persson del ciclo di Jerry Cornelius, pure la macchina del tempo di Karl Glogauer di Behold the Man (e Glogauer stesso fa una breve apparizione). Né, visto l’elemento vittoriano, possono mancare citazioni de La macchina del tempo, e Wells stesso fa un cameo.

Jherek Carnelian è il fanciullo ingenuo e spontaneo di Rousseau, non conosce il dovere né il dolore. Ma la sua quest per trovare l’amore lo porterà a scoprire cos’è la moralità, la virtù, la colpa, il dubbio, il rimpianto, e la felicità. La sua sarà veramente l’ultima storia d’amore alla fine del Tempo?

Dove si trova?
The Dancers at the End of Time si può scaricare in lingua originale su Bookfinder (formati mobi ed ePub) e su Library Genesis (solo mobi); in italiano non l’ho trovato.

Are we human or are we dancers

Un romanzo che si pone domande importanti.

Qualche estratto
Ho scelto due brani il più possibile diversi. Il primo, tratto dal primissimo capitolo della trilogia, mostra una conversazione tra Jherek e sua madre, l’Orchidea di Ferro: Jherek, che si sta appassionando di letteratura vittoriana, vuole imparare ad essere ‘virtuoso’ ma non è sicuro di aver afferrato il significato. Intanto sua madre rievoca cose divertenti che hanno fatto (tra cui scatenare un olocausto nucleare). L’altro, tratto dal secondo libro, è un dialogo davanti a una tazza di tè tra Jherek e Howard Underwood, rispettabile borghese dell’Inghilterra del 1896, che col suo crescendo di assurdità e conflitto mi ha fatto rotolare per terra dal ridere.

1.
Jherek went to sit with his back against the bole of the aspidistra. “And now, lovely Iron Orchid, tell me what you have been doing.”
She looked up at him, her eyes shining. “I’ve been making babies, dearest. Hundreds of them!” She giggled. “I couldn’t stop. Cherubs, mainly. I built a little aviary for them, too. And I made them trumpets to blow and harps to pluck and I composed the sweetest music you ever heard. And they played it!”
“I should like to hear it.”
“What a shame.” She was genuinely upset that she had not thought of him, her favourite, her only real son. “I’m making microscopes now. And gardens, of course, to go with them. And tiny beasts. But perhaps I’ll do the cherubs again some day. And you shall hear them, then.”
“If I am not being ‘virtuous,’ ” he said archly.
“Ah, now I begin to understand the meaning. If you have an impulse to do something — you do the opposite. You want to be a man, so you become a woman. You wish to fly somewhere, so you go underground. You wish to drink, but instead you emit fluid. And so on. Yes, that’s splendid. You’ll set a fashion, mark my words. In a month, blood of my blood, everyone will be virtuous. And what shall we do then? Is there anything else? Tell me!”
“Yes. We could be ‘evil’ — or ‘modest’ — or ‘lazy’ — or ‘poor’ — or, oh, I don’t know — ‘worthy.’ There’s hundreds.”
“And you would tell us how to be it?”
“Well…” He frowned. “I still have to work out exactly what’s involved. But by that time I should know a little more.”
“We’ll all be grateful to you. I remember when you taught us Lunar Cannibals. And Swimming. And — what was it — Flags?”
“I enjoyed Flags,” he said. “Particularly when My Lady Charlotina made that delicious one which covered the whole of the western hemisphere. In metal cloth the thickness of an ant’s web. Do you remember how we laughed when it fell on us?”
“Oh, yes!” She clapped her hands. “Then Lord Jagged built a Flag Pole on which to fly it and the pole melted so we each made a Niagara to see who could do the biggest and used up every drop of water and had to make a whole new batch and you went round and round in a cloud raining on everyone, even on Mongrove. And Mongrove dug himself an underground Hell, with devils and everything, out of that book the time-traveller brought us, and he set fire to Bulio Himmler’s ‘Bunkerworld 2’ which he didn’t know was right next door to him and Bulio was so upset he kept dropping atom bombs on Mongrove’s Hell, not knowing that he was supplying Mongrove with all the heat he needed!”
They laughed heartily.
“Was it really three hundred years ago?” said Jherek nostalgically.

Nope, Still Bored

2.
A silence followed. He was handed a tea-cup.
“What do you think?” Mr. Underwood had become quite animated as he watched Jherek sip.
“There are those who shun the use of tea, claiming that it is a stimulant we can well do without.” He smiled bleakly. “But I’m afraid we should not be human if we did not have our little sins, eh? Is it good, Mr. Carnelian?”
“Very nice,” said Jherek. “Actually, I have had it before. But we called it something different. A longer name. What was it, Mrs. Underwood?”
“How should I know, Mr. Carnelian.” She spoke lightly, but she was glaring at him.
“Lap something,” said Jherek. “Sou something.”
“Lap-san-sou-chong! Ah, yes. A great favourite of yours, my dear, is it not? China tea.”
“There!” said Jherek beaming by way of confirmation.
“You have met my wife before, Mr. Carnelian?”
“As children,” said Mrs. Underwood. “I explained it to you, Harold.”
“You surely were not given tea to drink as children?”
“Of course not,” she replied.
“Children?” Jherek’s mind had been on other things, but now he brightened. “Children? Do you plan to have any children, Mr. Underwood?”
“Unfortunately.” Mr. Underwood cleared his throat. “We have not so far been blessed…”
“Something wrong?”
“Ah, no…”
“Perhaps you haven’t got the hang of making them by the straightforward old-fashioned method? I must admit it took me a while to work it out. You know,” Jherek turned to make sure that Mrs.Underwood was included in the conversation, “finding what goes in where and so forth!”
“Nnng,” said Mrs. Underwood.
“Good heavens!” Mr. Underwood still had his tea-cup poised half-way to his lips. For the first time, since he had entered the room, his eyes seemed to live.
Jherek’s body shook with laughter. “It involved a lot of research. My mother, the Iron Orchid, explained what she knew and, in the long run, when we had pooled the information, was able to give me quite a lot of practical experience. She has always been interested in new ideas for love-making. She told me that while genuine sperm had been used in my conception, otherwise the older method had not been adhered to. Once she got the thing worked out, however (and it involved some minor biological transformations) she told me that she had rarely enjoyed love-making in the conventional ways more. Is anything the matter, Mr. Underwood? Mrs. Underwood?”
“Sir,” said Mr. Underwood, addressing Jherek with cool reluctance, “I believe you to be mad. In charity, I must assume that you and your brother are cursed with that same disease of the brain which sent him to the gallows.”
[…] Mrs. Underwood, breathing heavily, sat down suddenly upon the rug, while Maude Emily had her lips together, had gone very red in the face, and was making strange, strangled noises.
“Why did you come here? Oh, why did you come here?” murmured Mrs. Underwood from the floor.
“Because I love you, as you know,” explained Jherek patiently. “You see, Mr. Underwood,” he began confidentially, “I wish to take Mrs. Underwood away with me.”
“Indeed?” Mr. Underwood presented to Jherek a peculiarly glassy and crooked grin. “And what, might I ask, do you intend to offer my wife, Mr. Carnelian?”
“Offer? Gifts? Yes, well,” again he felt in his pockets but again could find nothing but the deceptor-gun. He drew it out. “This?”
Mr. Underwood flung his hands into the air.

Tabella riassuntiva

Una commedia assurda e iperbolica ambientata alla Fine del Tempo. Struttura della trama molto episodica, poco “da romanzo”.
Fantasia scatenata e ritmo serrato. Moorcock scrive da cani.
Un romanzo d’avventura fantasy che è anche una storia d’amore. Difficile “immergersi” in un mondo così cretino ed esagerato.

I Consigli del Lunedì #24: Gloriana, or The Unfulfill’d Queen

Gloriana, or the Unfulfill'd QueenAutore: Michael Moorcock
Titolo italiano: La saga di Gloriana
Genere: Fantasy / Literary Fiction / Politico / Romance
Tipo: Romanzo

Anno: 1978
Nazione: UK
Lingua: Inglese
Pagine: 500 ca.

Difficoltà in inglese: **

Gloriana, regina di Albione e Imperatrice del Commonwealth, è la donna più potente del mondo. Dal suo palazzo dorato, grande come una città e complicato come un labirinto, ella è il faro del mondo occidentale e la guida del suo popolo; la fama della sua bontà, della sua saggezza, della sua giustizia la precedono. La assistono il suo primo ministro, lo scaltro Perion Montfallcon, il cosmologo e alchimista John Dee, e il comandante di marina Sir Thomas Ffyne.
Ma Gloriana è infelice. Consumata dalla fatica del suo ruolo politico, nel cuore della notte cerca sollievo nell’intimità del suo serraglio, tra mille perversioni; ma finora non è mai riuscita a provare un momento di vero piacere. A complicare le cose, l’ansia di sapere che in lei scorre il sangue di Hern VI, suo padre, il tiranno pazzo e sanguinario ucciso in una congiura di palazzo. E quando un uomo scaltro, il capitano Arthur Quire, deciderà di prendersi la sua rivincita sulla corte di Gloriana attaccandola nelle sue debolezze, non solo Albione, ma l’intero mondo civilizzato rischierà di precipitare negli abissi di una rovinosa guerra mondiale…

Ho già parlato di Michael Moorcock con il Consiglio dedicato a Behold the Man, e sicuramente lo conoscerete come l’autore della mediocre saga di Elric di Melniboné. Gloriana è la sua opera più ambiziosa.
Ambientato in un mondo alternativo in cui cambiano i nomi, ma la sostanza rimane quella dell’epoca elisabettiana, Moorcock crea un’opera che vuole imitare i romanzi fiume di epoca cinque-seicentesca, pur mantenendo un’anima moderna. Gloriana infatti è un incrocio tra un panegirico compilativo rinascimentale, un moral play shakespeariano e un fantasy contemporaneo. Per ammissione dell’autore, il punto di riferimento dell’opera sarebbe The Faerie Queen, poema allegorico di Edmund Spenser che voleva celebrare il regno illuminato di Elisabetta I – punto di riferimento polemico: “more a dialogue with Spenser of The Faerie Queene than a description of my own ideal State”. Un romanzo con cui parlare delle luci ed ombre dell’impero britannico e di una monarchia assoluta, quand’anche il sovrano fosse una persona di buon’animo e animata dai migliori ideali.
Vi renderete conto che mischiare tanti stili diversi in un tutto armonico è un’impresa titanica; e del resto Moorcock, per quanto animato da buone intenzioni e buone idee, non è mai stato un genio della prosa. Gloriana infatti è un’opera che ha sempre diviso i suoi lettori. Spesso celebrata da critici e intellettuali per la sua audacia, è stata invece criticata da molti lettori normali per la sua lentezza, la sua prosa spesso antiquata e distanziante, la sua mancanza di omogeneità. E infatti Gloriana ha tanti pregi quanti difetti – ma forse sono più i difetti. Come adesso vedremo.

Bonus, un po’ di immagini su Elisabetta II, per celebrare a modo mio il Diamond Jubilee (oh! oh! oh!).

Alla regina non piace

Alla regina questa recensione non piace.

Uno sguardo approfondito
Un assaggio di tutti i problemi che affliggono Gloriana si ha da subito col primo capitolo. Un narratore onnisciente esordisce descrivendo il palazzo reale della regina, per poi passare a enumerare le sue qualità, la stima che ha di lei il popolo, le sue turbe, come un catalogo; dopodiché la telecamera autoriale comincia a muoversi per le stanze del castello, mostrando una serie di personaggi – alcuni centrali, come Montfallcon, altri insignificanti e quasi mai più visti, come il ladruncolo vagabondo Jephraim Tallow – e via via allontanandosi verso i sobborghi della città e gli angoli più malfamati.
I capitoli successivi procedono in modo più normale, con la telecamera che segue unico un personaggio alla volta; il personaggio può essere seguito per tutto il capitolo, oppure la telecamera “scivola” dal primo a un secondo personaggio presente nella scena, e il capitolo continua seguendo il secondo personaggio, o ancora il narratore può fare un salto indietro e descrivere le cose dall’alto (onnisciente vero e proprio). In ogni caso, anche nei momenti in cui più penetriamo nella psiche di un personaggio-pov, avvertiamo sempre la presenza del filtro del narratore, e in generale si sente sempre che la storia è mossa da una regia occulta. L’impressione globale, piuttosto che di immergersi in una storia, è quella di assistere a uno spettacolo teatrale (magari shakespeariano?).

A questo si aggiungono altri tratti classicheggianti, come gli elenchi iperbolici dei drappeggi e delle ricchezze del palazzo reale, piuttosto che della varietà degli abiti dei cortigiani, o dei costumi indossati durante questa o quell’altra festa di palazzo. In particolare nella descrizione delle feste – ce ne sono due o tre nel corso del romanzo – Gloriana ricalca un modo di scrivere arcaico, alternando alla descrizione delle fasi della celebrazioni brani di canzoni o di poesie o di discorsi celebrativi. Passaggi che forse faranno venire i lucciconi agli occhi di Umberto Eco, ma che senza dubbio ammazzano il ritmo e spezzano ogni residuo di immersione.
E ancora, possiamo aggiungere la lentezza generale della trama. L’innesco vero e proprio della trama avviene solo attorno a Pag.170, mentre tutte le precedenti non fanno che inserire pezzo per pezzo il background del romanzo e la vasta corte dei personaggi. Il lettore è intrattenuto, è vero, con alcuni conflitti minori, ma resta il fatto che ci continua a chiedere dove l’autore voglia andare a parare fino a 1/3 del romanzo.

You are poor

“There is a coming and going of great aristocrats in their brocades, silks and velvets, their chains of gold and silver, their filigree poignards, their ivory farthingales, cloaks and trains rippling behind them…”

Ora – come avrete visto leggendo lo scorso articolo, non sono sempre contrario alla Literary Fiction e alla letteratura non-immersiva, soprattutto quando l’autore dà l’impressione di essere perfettamente cosciente di ciò che sta facendo. Avevo già espresso qualche incertezza parlando di The Sirens of Titan di Vonnegut. Ma qui la situazione mi sembra diversa, per due motivi:
1. L’intento di imitare la prosa di Spencer emerge solo a tratti. Altre parti del romanzo, e in particolare i vivaci dialoghi tra i personaggi, seguono le regole del romanzo moderno. C’è una scena, in cui l’astrologo John Dee illustra la sua concezione cosmologica alla regina, dove i suoi monologhi sono inframezzati da pensieri fulminei, scritti in corsivo e tra parentesi alla maniera di Stephen King. Insomma, Moorcock sembra un po’ confuso.
2. Le parti più marcatamente literary non sono particolarmente geniali o divertenti, come spesso sono in Vonnegut. Tutt’al più sono uno sfoggio erudito, con cui l’autore dimostra la sua capacità di riprodurre stilemi rinascimentali. E se posso salvare la panoramica del primo capitolo, che dopotutto ha una sua bellezza scenica, elenchi e feste sono decisamente noiosi. Forse piaceranno agli eruditi, che vi riconosceranno opere lette e discusse all’università o durante la loro tesi di dottorato, ma tutti gli altri saranno giustamente irritati da queste inutili digressioni.
Insomma, i diversi registri non si armonizzano affatto, e sotto questo punto di vista Gloriana è un pastrocchio malriuscito.

Dove invece Moorcock riesce, è proprio nel gestire l’intreccio tra i personaggi – e nel mostrare i loro dialoghi, i loro gesti, i loro pensieri. Gloriana ha un cast impressionante, con una quindicina di comprimari e una galassia di personaggi secondari. Ma, date le oltre 450 pagine, Moorcock ha abbastanza spazio per sviluppare tutti i primi e dare qualche tratto caratteristico alla maggior parte dei secondi, così che non rimangano dei nomi volanti. A ogni personaggio, inoltre, sono dati dei vizi, degli obiettivi scoperti e altri nascosti, e questi a loro volta richiamano conflitti e ostacoli (e non di rado alcuni personaggi sono gli uni ostacoli agli altri).
Gloriana vuole essere un sovrano eccellente e un esempio per i suoi sudditi, ma è sempre più sottoposta alla tentazione di cedere il potere ai suoi ministri, mandare tutto al diavolo e liberarsi dallo stress del governo tra le braccia dei suoi infiniti amanti. John Dee da una parte vorrebbe ricevere il riconoscimento dei suoi sforzi contro lo scetticismo di coloro che, come Montfallcon, lo ritengono un ciarlatano; ma segretamente, la sua unica ossessione è quella di essere notato dalla regina e di potersela fare. Il capitano Quire è un personaggio machiavellico e titanico, una specie di Iago che ha elevato il crimine allo stato di arte, il cui terrore più grande è quello di non essere riconosciuto. Lord Montfallcon, il personaggio più ambiguo di tutti, è il braccio destro della regina e crede genuinamente nell’importanza di giustizia e ordine; ma per ottenerli, non esita ad agire nell’ombra, a circondarsi di loschi figuri che si prendano cura dei panni sporchi della monarchia, di nascosto da Gloriana per mantenerla “pura”.
Questo clima di ambiguità morale, di impossibilità di decidere chi abbia ragione e chi torto, di intrighi e di molteplicità di conflitti a tutti i livelli tengono sveglia l’attenzione del lettore, e mi hanno parecchio appassionato.

Elisabetta II

L’Inghilterra ha un rapporto complicato con le sue regine.

Certo, non sempre la storia scorre come dovrebbe. In qualche punto la trama sembra un po’ forzata, come il completo “ravvedimento” di Gloriana dopo aver letto la lettera-confessione di Florestan Wallis. Ma in generale Moorcock gestisce bene i numerosi intrighi, e il senso progressivo di pericolo e di decadenza che grava sulla corte della regina. L’evoluzione dei personaggi principali è gestita generalmente molto bene, e alcuni riserveranno delle sorprese (su tutti, Lord Montfallcon); anche personaggi secondari, come il romantico cavaliere Sir Tancred, finiscono per assumere un ruolo simbolico nel complicato intreccio. Quasi tutti i comprimari hanno un loro epilogo, che spesso è tutt’altro che prevedibile e “canonico”. E alcune scene sono davvero straordinarie, come il confronto finale nella vecchia sala del trono di Hern VI.
Parte del merito va anche all’ambientazione, carica di una certa dose di sense of wonder. Il palazzo reale di Albione è un labirinto di proporzioni mastodontiche, con intere ale e saloni nascosti dietro grate e passaggi segreti, e interi gruppi di diseredati che vivono nascosti “dietro i muri” e spiano la vita dei cortigiani. Costruito come una serie di strati sempre più antichi e dimenticati, nessuno sa esattamente dove il palazzo finisca, o quali segreti celi nelle sue profondità. E un’aura di follia e terrore aleggia sull’ala, anch’essa abbandonata, e tutt’ora insanguinata, dove viveva e regnava il tiranno Hern VI. L’elemento fantasy rimane ai margini e spesso è quasi del tutto assente, ma il palazzo emana ugualmente un’atmosfera surreale, iperbolica, quasi kafkiana.

Infine, a tenere insieme tutto, i due temi gemelli e centrali all’opera: da una parte il funzionamento della monarchia assoluta, dove tutto poggia sulle spalle – potenti ma stanche – di una persona sola; dall’altro la domanda, se sia possibile creare un regno giusto e saggio senza sporcarsi mai le mani. Il tema è affrontato con sottigliezza, senza mai scivolare in sbrodolamenti retorici, e sotto più di una prospettiva (Gloriana, Montfallcon, Quire, Lady Una). Ed è molto interessante, soprattutto per gli appassionati di politica e filosofia morale.
Gloriana, insomma, è un’opera estremamente ambiziosa, ma riuscita solo a metà. Chi riuscirà a soprassedere alle lungaggini rinascimentali, al narratore onnisciente e al suo effetto distanziante, potrà farsi rapire dagli intrighi e dalle passioni violente e shakespeariane dei personaggi. Per tutti gli altri: lasciate perdere, avete ogni ragione per farlo.

Elisabetta II indignata

La lettura di Gloriana può provocare questo effetto.

Dove si trova?
Gloriana è un romanzo difficile da procurarsi. Avevo perso le speranze di trovarlo piratato, ma la solerte Fos mi ha comunicato in un commento che a questo link si può scaricare il torrent del romanzo. Viva Fos! In alternativa, su Amazon.it potete acquistare a 5,60 Euro l’edizione cartacea nella collana Fantasy Masterworks – valutate voi se ne vale la pena.
Ovviamente mi sto riferendo a edizioni in lingua originale. Della traduzione italiana si narra soltanto in antiche leggende ormai dimenticate.

Qualche estratto
Con questi estratti ho voluto giocare pulito e mostrare gli abissi dello stile di Gloriana. Il primo è tratto dal primo capitolo, e ci fa vedere la prepotenza con cui il narratore onnisciente si impone sulla storia e descrive e celebra (in modo statico) i tratti salienti del governo della regina; il secondo, con il narratore un po’ meno invadente ma con ancora la netta prevalenza del raccontato sul mostrato, mostra invece uno spaccato delle avventure bisessuali dell’insaziabile Gloriana.

1.
It has not always been so in Albion, was never as completely true as it is, now that Gloriana rules; for these people who, through their efforts, hold this vast Commonwealth in balance, who make it a coherent entity, who ensure its stability, believe that there is only one factor which maintains this equilibrium: the Queen Herself.
This circle of Time has turned, from golden age to silver, from brass to iron and now, with Gloriana, back to gold again.
Gloriana the First, Queen of Albion, Empress of Asia and Virginia, is a Sovereign loved and worshipped as a goddess by many millions of subjects, admired and respected by many more throughout the Globe. To the theologian (save for the most radical) she is only representative of the gods on Earth, to the politician she is the embodiment of the State, to the poet she is Juno, to the common folk she is Mother; saint and villain alike are united in the love for her. If she laughs, the Realm rejoices; if she weeps, the Nation mournes; if she is angry, there would be scores to take vengeance on the object of her anger. And thus is created for he an almost umbereable responsibility: Thus she must practise diplomacy at all levels of her life, betraying no emotion, expressing no demands, dealing fairly with all petitioners. In her Reign there has never been an execution or an arbitrary imprisonment, corrput public servants have been sought for actively and dismissed, courts and tribunals deal justice to poor and powerful equally […]. In town and meadow, in village and manufactory, in capital or colony, the equilibrium is maintained through the person of this noble and humane Queen.
Queen Gloriana, only child of King Hern IV (despot and degenerate, traitor to the State, betrayer of his trust, whose hand caused a hundred thousand heads to fall, unmanly self-murderer), of the old blood of Elficleos and of Brutus, who overthrew Gogmagog, is forever aware of this love her subjects have for her and she returns their love; yet that love, both given and received, is a burden upon her – a burden so great that she scarcely admit its presence.

Non sempre è stato così nel regno di Albione, ma lo è adesso che regna Gloriana, perché le persone che, con i loro sforzi, tengono insieme l’impero, che ne fanno un’entità coerente, ne assicurano la sicurezza, sono convinte che esista un solo fattore di stabilità: la regina stessa.
La ruota del tempo ha girato: dall’oro all’argento, dal rame al ferro, e adesso, con Gloriana, è tornata nuovamente all’oro.
Gloriana la Prima, Regina d’Albione, Imperatrice dell’Asia e della Virginia, è una sovrana amata a venerata come una dea da molti milioni di sudditi, ed è ammirata e rispettata da molti altri milioni in tutto il globo. Per i teologi (tolti i più fanatici) è l’unica rappresentante degli dèi sulla terra, per i politici è l’incarnazione dello Stato, per i poeti è Giunone, per la gente del popolo è la Madre; santi e peccatori concordano nell’amarla. Se Gloriana ride, il regno gioisce; se piange, tutta la nazione geme con lei; se le occorre qualcosa, in mille si fanno avanti per soddisfare ogni suo desiderio; se è in collera, decine di persone le offrono di vendicarsi su chi l’ha offesa.
In questo modo, su Gloriana ha finito per accumularsi una responsabilità quasi insopportabile: è costretta a esercitare la diplomazia in ogni aspetto della sua vita, a non tradire alcuna emozione, a non chiedere mai nulla, a trattare con equità ogni postulante. Nel suo regno non ci sono mai stati un’esecuzione o un arresto arbitrari; si è data la caccia ai funzionari corrotti, che sono stati allontanati; tribunali e corti dispensano giustizia in modo uguale per tutti, poveri e ricchi […]. Nelle città e nelle campagne, nei villaggi e nelle fabbriche, nella capitale e nelle colonie, l’equilibrio si mantiene grazie a questa nobile e umana regina.
La regina Gloriana, unica figlia di re Hern VI (despota e degenerato, traditore della nazione, abusatore della fiducia riposta in lui, che aveva fatto cadere mille teste e che poi, vigliaccamente, aveva alzato la mano su se stesso), dell’antico sangue di Elficleo e di Britone, vincitori di Gogmagog, conosce l’amore dei sudditi e lo contraccambia; eppure quell’amore è per lei un peso gravoso: un peso che lei non osa confessare, ma che è la causa della sua tristezza.

Elisabetta II

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2.
A short flight of stairs took her up into barbaric, blazing torchlight, into a hall of asymmetric splendour, whose ceilings rose and fell and whose walls were studded with huge gems, like the walls of some faerie cavern, whose carpets sank deep beneath her naked feet, whose tapestries and murals showed crowded, obscure scenes of antique revels. At the far end of the hall two giants drew themselves to attention. One was an albino, red-eyed, white-haired, muscular and naked – the other was a blackmoor with jet eyes, jet hair, and yet the absolute identical twin of the albino. […] Now they bowed, awaiting her pleasure, adoring her as they had always done; but with a word of affection she passed them by, pushing open the doors into another, darker cavern, filled with the odour of heated flesh, of blood, of salty juices, for this was where her flagellants convened, men and women, passive and dominant, who lived only to enjoy or wield the las. And, as she passed, some raised gasping heads and recalled the ecstasy they had enjoyed, could only enjoy, at her kindly, knowing fingers, and some paused to stare and remember her wounded flanks and how their piss fell from her inviolable body, and these called out after her, but she was not, tonight, obedient.
A short, connecting passage, another key, and she was amongst her boys and girls, smiling but impatient, as she continued on, through a series of chambers where her geishas, male and female, whispered greetings. And in her wake, half-dirge, half-celebration, her name: Gloriana, Gloriana, Gloriana – rising, louder and louder in her ears – Gloriana, Gloriana.
[…]”Oh!” she sobbed, half-running now. “Ah!”
To a quiet hall. Hairy men, lazy and huge, looked up from where they lounged, in a pack, beside a heated pool of blue and gold tiles. She scented them, half-apes, and went to sit amongst them. They were scarcely aware of her at first, but slowly their curiosity was aroused. They began to inspect her, pulling at her wolfskin coat, stroking her hair, her body, sniffing at her breasts and hands.
“I am Albion”, she told them, “I am Gloriana”.
The hairy men grunted and puzzled at the sounds but, as she knew, they could not understand her – neither could they repeat the names.
“I am the Mother, the Protector, the Goddess, the Perfect Monarch”. She lay back and their fur was coarse against her flesh. She laughed as they stroked her. “I am History’s Noblest Queen! The most powerful Empress the world has ever seen!” She sighed as their hot tongues licked her, as their fingers touched their sensitive places. She embraced them. She wept. In turn she reached below their hairy stomachs and tickled them, so that they grunted, frowned and grinned. She stretched. She writhed. “Ah!” And she smiled. She groaned.

Tabella riassuntiva

Un’atmosfera colma di intrighi e conflitti! Narratore onnisciente e impostazione che ammazza l’immersione.
Grande galleria di personaggi complessi e interessanti. Stilemi rinascimentali noiosi che non si armonizzano con le parti moderne.
Ambientazione surreale e kafkiana.  Ritmo lento e storia che stenta a decollare.
Interessante discussione su monarchia assoluta e buon governo.