I Consigli del Lunedì #43: Apeshit

ApeshitAutore: Carlton Mellick III
Titolo italiano: –
Genere: Horror / Splatterpunk / Bizarro Fiction
Tipo: Romanzo breve

Anno: 2008
Nazione: USA
Lingua: Inglese
Pagine: 160 ca.

Difficoltà in inglese: *

Desdemona, Crystal, Jason, Rick, Kevin e Stephanie non sono dei liceali qualsiasi: sono i più ricchi, belli, popolari e snob della scuola. E sono pronti a partire sul loro fuoristrada per trascorrere un weekend di festa, birra e scopate epiche nella vecchia casa nel bosco del nonno di Jason. Non sanno che in quei boschi, ai margini della civiltà dove non prende neanche il cellulare e non ci sono abitazioni per miglia e miglia, si aggirano esseri atroci, dalla ferocia primordiale e cervelli grandi come noci.
Ma le creature che si nascondono nel bosco potrebbero anche essere l’ultimo dei loro problemi. Con delle storie disturbanti alle spalle, ciascuno dei sei adolescenti nasconde un orribile segreto agli altri. E quando questi segreti verranno alla luce, le conseguenze saranno imprevedibili. Li aspetta un weekend che non dimenticheranno.

Carlton Mellick aveva sempre desiderato sceneggiare un b-movie horror. “The typical cliché involving a group of teenagers in the woods getting killed off one at a time for some reason or another is my personal favorite” spiega nella Nota dell’Autore all’inizio del libro. “I wanted to do something like that, yet give it a little twist.” Apeshit è esattamente questo: una storia che parte da un setting familiare – la casetta di legno nel bosco nella terra dei redneck – per poi prendere, a poco a poco, direzioni inaspettate e finire in un modo completamente nuovo. E tuttavia: “The problem with starting a book with a goofy idea is that they rarely end up as comedies. Apeshit isn’t as goofy as I wanted it to be. In fact, it’s pretty fucked up. I didn’t want to write something so fucked up, but I guess I really couldn’t control the story. It wanted to go in its own direction”.
Apeshit è un romanzo particolare, nella sua miscela rara di umorismo nero, scene retard, e gore estremo. A differenza di altri romanzi di Mellick che sono apparsi su Tapirullanza – come The Haunted Vagina o Warrior Wolf Women of the Wasteland – non è un buon punto di partenza per chi non abbia mai approcciato al genere, perché la descrizione molto grafica di smembramenti, fluidi corporei e torture in cui pian piano la storia degenera potrebbe rivoltare gli stomaci più sensibili. Cominciamo quindi la nostra peregrinazione nell’horror da un autore familiare; setterà il mood per gli articoli successivi…

Jason meme

Uno sguardo approfondito
Apeshit è diviso in sei capitoli (più un epilogo), ciascuno con il nome di uno dei sei personaggi. Uno quindi si aspetterebbe che ognuno dei capitoli sia raccontato dal pov del personaggio che gli dà il nome, o che quantomeno metta quel personaggio al centro. Invece no. E qui sta la prima, amara sorpresa: Apeshit è scritto con un pov onnisciente. Come se davvero stessimo guardando un film, con una telecamera che inquadra e zoomma ora questo, ora quel personaggio, così la narrazione di Apeshit slitta continuamente dentro e fuori la testa dei suoi personaggi e da un personaggio all’altro – anche nel mezzo di una scena.
Poche pagine dall’inizio del libro, ci sono due personaggi: Stephanie, che si è chiusa in bagno (lei si chiude sempre in bagno a piangere), e Crystal, fuori, che le chiede se sta bene. Il paragrafo inizia dentro la testa di Stephanie (“She really doesn’t want to go on the trip, but she’s thankful she’ll be able to get away from home for a while”), ma pochi a capo dopo siamo nella testa di Crystal: “Crystal can hear her [Stephanie] breathing.” Tutto il libro è scritto così. Alle volte, proprio come in un film, vediamo anche cose che nessun personaggio può vedere; come quando, verso la metà del libro, il narratore onnisciente dice di Stephanie: “She doesn’t notice that the outside lamp has been smashed with a rock.”

Al contempo, un’altra scelta stilistica di Mellick va nella direzione opposta di questo stile cinematografico: l’abuso di raccontato. Vuoi perché deve raccontare le backstory di tutti i sei personaggi, vuoi per tenere la narrazione snella e il ritmo rapido, vuoi per pigrizia, Mellick racconta un sacco le emozioni, i pensieri e il passato dei suoi protagonisti invece di mostrarli. Un esempio, sempre preso dalla scena tra Stephanie e Crystal: “Crystal realizes that something else is going on. […] Crystal doesn’t push the issue. She knows Stephanie has major emotional issues and that she doesn’t like to talk about them. She knows that Steph prefers to keep that kind of stuff hidden deep inside of her so that she can pretend it doesn’t exist.” Un approccio simile è sicuramente comodo da scrivere per l’autore e dà velocità alla storia, ma alla lunga suona solo come una soluzione pigra e poco coinvolgente.
Il risultato combinato di queste due cattive trovate stilistiche – il raccontato e il pov onnisciente/ballerino – ormai lo conosciamo: minore immersione e identificazione nei personaggi, maggiore distacco emotivo, occasionale confusione nel capire le posizioni reciproche dei personaggi nella scena (anche se in questo Mellick è molto bravo e non perde mai traccia, almeno lui, di dove sia e cosa stia facendo chiunque in qualsiasi momento). Sul piano dell’immersione, Apeshit è un oggettivo passo indietro rispetto a opere come The Haunted Vagina o il coevo The Egg Man, che avevo lodato per la vividezza dei dettagli.

Chainsaw Massacre meme

Bisogna quindi fare un vero plauso a Mellick, se nonostante tutti queste oggettive debolezze stilistiche, Apeshit si legge che è un piacere, e si fa obiettivamente fatica a metterlo giù. E come fa Mellick a creare questa alchimia? Ho trovato almeno tre motivi.
In primo luogo, il setting familiare. La trama segue rigorosamente tutte le tappe del canovaccio da film “cabin in the woods”: la scena iniziale con i giovani che si ritrovano e caricano la roba in macchina, la fermata alla pompa di benzina gestita da vecchi redneck sdentati, il sentiero ripido fino alla follia per arrivare alla casa, la casetta piena di cose creepy lasciate dal vecchio proprietario, la notte di bagordi, l’apparizione dei “mostri” nel cuore della notte. Questo susseguirsi di elementi riconoscibili ci rassicura, il nostro cervello non deve fare sforzi per seguire la trama (sa già più o meno cosa succederà) e quindi si legge in modo scorrevole.

Ma se fosse tutto qui, finiremmo per annoiarci: perché devo leggere l’ennesima storia sempre uguale? E’ qui che salta fuori il genio di Mellick, che fin dalle prime righe dissemina questo canovaccio collaudato di piccole stranezze ed elementi che non tornano. Il libro si apre sul personaggio di Desdemona, che già di per sé è una tipa parecchio strana: vice-capo cheerleader, popolarissima e bellissima, senza motivo è stata presa negli ultimi mesi da una mania per i tatuaggi. Ogni lembo della sua pelle è ora coperto di tatuaggi di farfalle di vari colori e dimensioni; ciliegina sulla torta, si è rasata i capelli e si è fatta la cresta. E Des, salterà fuori, è ancora il personaggio più normale dei sei.
Ogni poche pagine, Mellick introduce un nuovo elemento strambo, o nel presente o come backstory di uno dei protagonisti. In questo modo, l’attenzione del lettore rimane sempre viva: perché nonostante la storia principale proceda su binari collaudati, non sai mai esattamente cosa succederà dopo, o quale nuovo dettaglio inquietante scoprirai sui protagonisti. Grazie a tutti questi plot hook, il ritmo della trama rimane sempre elevatissimo, e si legge l’intero romanzo senza mai un momento di stanca. Il semplice, continuo shiftare tra l’azione al presente e gli episodi di vita passata di ciascuno dei sei ragazzi dà ritmo alla storia.

Venerdì 13

Gli assassini seriali dei camp horror sono piuttosto esigenti.

E infine, il vero capolavoro sono i personaggi stessi. Se il classico film alla Cabin Fever ci presenta davanti degli stereotipi privi di profondità, in Apeshit capiamo da subito che i sei ragazzi sono una bella collezione di freaks, ciascuno con il suo bagaglio di conflitti esterni (verso gli altri personaggi) e interiori. Desdemona è in una relazione a tre con Rick, il suo ragazzo di lunga data, e Kevin, il loro migliore amico; ma entrambi nascondono agli altri due un segreto che hanno intenzione di rivelare durante la gita. E la loro storia, all’apparenza molto piccante, cela in realtà una serie di insoddisfazioni e ripicche.
Crystal, la migliore amica di Desdemona, è la tipica ragazza perfettina, disgustata da qualsiasi cosa sia brutta o sporca (e specialmente all’idea di mangiare il cibo degli altri!); ma in realtà nasconde un fetish sessuale assolutamente disgustoso, che condivide unicamente con il suo ragazzo, Jason. E anche per Jason, ha in serbo una sorpresa che gli rivelerà solo durante il weekend. Quanto a quest’ultimo, ve lo raccomando: cresciuto dal padre nella convinzione che deve pensare solo a sé stesso e non deve avere paura di nessuna cosa al mondo, è diventato un macho psicopatico con una visione molto particolare della realtà. E infine anche Stephanie, ragazza costantemente depressa e con alle spalle una famiglia abusiva e perversa, nasconde un segreto – una mutazione genetica che la rende diversa da tutte le altre.
Nonostante questi sei ragazzi ci vengano mostrati da subito come un pugno di egocentrici viziati e figli di puttana – l’esatto tipo di persone che vedremmo volentieri sbudellate da una banda di redneck mutanti – e nonostante lo stile distanziante adottato da Mellick, nel corso della storia ci affezioneremo talmente alle loro personalità disturbate e ai loro problemi individuali, da sentirli vicini e soffrire con loro per le sventure che gli capiteranno.

Quanto a queste sventure, Apeshit è una vera e propria festa di sangue, arti che saltano, sesso disturbante, vomito, merda, sbudellamenti, torture fisiche e psicologiche. Parte calmo, e cresce con calma, ma l’ultimo capitolo è una vera e propria festa del gore – siete avvertiti. Il punto di vista distaccato mitiga un poco la violenza delle scene, ma Mellick non risparmia i dettagli truci. Tuttavia, non ho mai avuto l’impressione che si trattasse di scene buttate lì a caso per sconvolgere: ogni brutalità è una diretta conseguenza della psicologia dei personaggi, e a sua volta serve a sviluppare i conflitti tra loro e a portare avanti la trama.
Trama che ha una sua logica ineccepibile. Un sacco di elementi disseminati nel corso della storia, che inizialmente sembrano messi lì solo per il gusto di scioccare o dare un tono “eccessivo” alla storia – come la massa di animali morti che i protagonisti trovano sulla strada che porta alla casa – trovano alla fine una spiegazione perfettamente sensata, tante pistole di Cechov introdotte con apparente nonchalance e fatte poi sparare al momento giusto. Il finale è un capolavoro, non ho altre parole per descriverlo.

Hostel

Pfff… dilettanti.

Benché minato da uno stile discutibile, non ho problemi a dire che Apeshit è un piccolo capolavoro – non solo una delle cose migliori che Mellick abbia mai scritto, ma anche una delle più belle trame splatterpunk in cui mi sia mai imbattuto. Le sue dimensioni ridotte (si legge in una giornata), il ritmo incalzante e il setting familiare la rendono una lettura accessibile e ottima a tutti coloro che sono poco familiari con il gore, ma vogliono provarlo. Insomma: è una di quelle letture che ti restituiscono fiducia nel genere horror.
E a tutti coloro che già saranno pronti a dire: “sì, dì quello che vuoi, ma alla fine è solo un’altra roba scritta per il gusto di sconvolgere” (lo so che ci sei, Mikecas ^-^), non posso che rispondere citando un altro pezzo, molto bello, della Nota dell’Autore:

A few weeks ago, I was talking to Chuck Palahniuk about the whole “shocking for the sake of being shocking” thing, because both of us are regularly accused of doing this. I told him that I’m just trying to be interesting for the sake of being interesting. Whether I succeed or fail at being interesting, that’s up to the reader to decide, but I’ve never tried to shock anyone with my work. I didn’t think anyone actually gets shocked by anything anymore.
Chuck said that what some people view as interesting other people view as shocking. But shock fades with time. Eventually, people will see what is interesting about things that used to be shocking.

E se vi è piaciuto Apeshit: Clusterfuck
ClusterfuckGenere: Horror / Splatterpunk / Commedia nera / Bizarro Fiction
Tipo: Romanzo
Anno: 2013
Pagine: 240

A cinque anni dalla pubblicazione di Apeshit, Mellick è tornato alla sua ambientazione di boschi maledetti. Ma se il canone della prima storia era quello della “cabin in the woods”, per Clusterfuck il Nostro attinge dal filone meno conosciuto dello spelunking horror, ossia: gente che per un motivo o per l’altro – ma sempre pessimi – decide di esplorare grotte misteriose e antiche di millenni. Ovviamente rimarrà intrappolata nei cunicoli e si troverà di fronte orrori innominabili che li faranno a pezzi l’uno dopo l’altro. Vi avevo già accennato che non si tratta di un sottogenere particolarmente intellettuale?
In Clusterfuck, i protagonisti non sono più dei liceali, ma un pugno di frat boys – ossia ragazzi del college membri di una confraternita. Sono comunque dei riccazzi arroganti e con eccessi di testosterone, alla ricerca di emozioni forti: esattamente il tipo di persona che non ci spiacerebbe veder finire smembrata. I sei eroi – di nuovo, tre donne e tre uomini – si ritroveranno a esplorare delle grotte semisommerse negli stessi boschi del primo Apeshit, e a fare i conti con gli stessi orrori che avevamo intravisto nella prima opera.

Oltre a essere un vero e proprio romanzo (e quindi lungo circa il doppio di Apeshit), Clusterfuck è abbastanza differente dal suo precedessore. Se il primo, nonostante diversi momenti esilaranti e un certo distaccato sarcasmo nel tono narrativo, era soprattutto un romanzo drammatico (che assestava qualche sano pugno dello stomaco), Clusterfuck è una vera e propria commedia splatter. Aldilà di qualche scena ben riuscita – legata soprattutto alla claustrofobia nel muoversi negli spazi ristretti di una grotta sotterranea – Clusterfuck è un romanzo che fa sganasciare più che mettere ansia. I personaggi si esprimono come dei ritardati per la maggior parte del tempo; alcuni di loro hanno dei super-poteri nascosti; e le scene d’azione sono complicatissimi intrecci di mosse da action movie.
Clusterfuck è una storia valida e piacevole da leggere, ma sotto tutti i punti di vista è inferiore a Apeshit. In ogni caso, vi sconsiglio di leggerlo per primo. Anche se le storie che raccontano i due romanzi sono del tutto indipendenti, quello che è il grande plot twist finale di Apeshit – ed è veramente una bella scena! – in Clusterfuck viene “sputtanato” a metà storia con molta nonchalance: quindi a leggere per primo il secondo libro vi rovinereste la sorpresa.

Buco spelunking

“Vuoi entrare nel buco?”

Dove si trovano?
Apeshit si può scaricare in lingua originale su Library Genesis (ePub e pdf) o su Bookfinder (solo pdf); una traduzione italiana al momento non esiste. Quanto a Clusterfuck, a causa della politica adottata da Mellick negli ultimi anni non solo non si trovano edizioni piratate, ma non esiste proprio una versione digitale – potete acquistarne una copia cartacea su Amazon alla “modica” cifra di 10,50 Euro (che a mio avviso è decisamente troppo rispetto al valore reale del libro, but do what you want).

Qualche estratto
Per i due brani di oggi, ho scelto una scena ambientata al “presente” della storia, e una digressione nel passato di uno dei personaggi. La scena al presente è quella in cui i protagonisti, sulla strada per la casa nel bosco, si imbattono nella marea di animali morti, in un crescendo sempre più grottesco. La scena di backstory – molto più breve – è riferita al personaggio di Stephanie; non è un grosso spoiler (siamo ancora al secondo capitolo), ma dà un’idea delle proporzioni di gore e disgusto assortito che assumerà pian piano il romanzo.

1.
The farther up the mountain they go, the more roadkill they pass. At first, the roadkill is only small birds and squirrels. Down a ways, they find dead rabbits, dead snakes, dead skunks, and dead possum. Stephanie counts the dead animals they pass. She wonders why so many of them have been run over on such a sparsely driven highway.
The road becomes bumpy. It has fallen into disrepair here, crumbled, cracked. The forest is trying to take back the highway. There is even more roadkill here, and Stephanie is surprised at the various species of dead animals that they pass. They are not your typical roadkill. They pass a dead porcupine, a dead weasel, dead goats, dead bats, dead pigs, a dead turkey, a dead beaver, a dead hawk, a dead peacock. Stephanie didn’t even know that all of these types of animals lived in this part of the country.
“Oh my god,” Stephanie says, as she sees something up ahead.
The others see it, too.
The highway up ahead is so dense with roadkill that the dead bodies are in piles covering the road. There are dozens of animal corpses here, most of them too mutilated to recognize.
“What the fuck?” Jason says.
“Holy shit.” Crystal nearly knocks the beer out of Jason’s hand as she points at the biggest pile of bodies. It is nearly five feet high.
Desdemona wakes up Rick so that he can check this out.
“This isn’t roadkill,” Stephanie says. “Something else is going on.”
“It’s like something else killed them,” Crystal says. “Like pollution or radiation.”
“Or some crazy redneck with an automatic rifle,” Jason says.
They drive slowly through the bodies. Whenever they roll over an animal corpse and they feel the side of the van raise, Crystal and Desdemona cringe.
“It’s like the fucking apocalypse,” Kevin says.
As the smell hits them, they all cover their noses with their shirts and roll up the windows.
“There’s probably some reasonable explanation for it,” Desdemona says.
“Like what?” Jason says.
“Because of the variety of animals, I bet it has to do with taxidermy,” Des replies. “Probably some taxidermist that lives up here drove down this bumpy road with his pickup truck filled with dead animals he planned to stuff. He probably didn’t secure them properly and they spilled out of the back of his truck.”
“Bullshit,” Jason says.
“It sounds reasonable to me,” Crystal says.
But the farther up they drive, the less they believe Desdemona’s explanation. Because up ahead, the animals are bigger. They pass a few dead deer, a dead cow, and a dead black bear.

“He could have had a big truck… ” Desdemona says.
“No way,” Jason says. “This is something far more fucked up.”
Desdemona says, “Well, it’s obvious that these things didn’t all die here. Somebody either put them here on purpose or dropped them here by accident. Perhaps some hunter without a permit dumped them here and—”
Des stops talking when she sees the hunter. There is a man with a rifle in a hunting outfit, lying twisted in the dirt on the side of the road. He is not moving and is covered in blood.

Roadkill

2.
Stephanie is in the upstairs bathroom crying again. She is brushing her teeth while crying. She needs somebody to talk to but she doesn’t know who. She’s really not that close with anyone. Crystal is the closest thing to her best friend but Steph is listed as sixth or seventh on Crystal’s best friend list. Stephanie saw the list in Crystal’s diary last year.
She looks in the mirror and pretends that her mirror image is a close enough friend to confide in. She tells the mirror image friend her problems. She tells it about how she’s sleeping with her brother. Not because she wants to but because she’s scared of what he will do to her if she refuses. She tells it about how he beats her and humiliates her, about how he makes her lick black ants off of his dick after school before their mom gets home. The ants bite her tongue as she sucks him. They bite his penis as well, but he says he likes the pain. He says that she should like it, too.
She brushes her teeth until her gums bleed, crying at herself in the mirror. Punching herself in the stomach until her bellybutton swells and bruises.

Tabella riassuntiva

Una variante eccezionale sul tema della “casa nel bosco”. POV onnisciente e ballerino.
Sei protagonisti straordinariamente originali. Uso massiccio di raccontato.
Ritmo incalzante dall’inizio alla fine. L’abbondanza di gore e scene forti potrebbe disturbare il lettore medio.
Colpi di scena a ogni angolo! Non sai mai come andrà a finire!
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23 risposte a “I Consigli del Lunedì #43: Apeshit

  1. Oddio ho letto l’estratto di Stephanie e mi sto capottando xD. Questo mi sa che va dritto nella lista delle cose da leggere. Malgrado abbia letto tutti gli articoli sulla Bizzarro qui su Tapirullanza, come genere non mi ha mai convinto fino in fondo. Forse è il caso di fare un tentativo con Apeshit, che propende di più verso l’horror.

  2. A me CMIII non piace troppo. Come ho detto altre volte, Edward Lee lo sovrasta sia tecnicamente che come contenuti (pur interessandosi a generi diversi). Ad ogni modo, Apeshit non è malaccio. Hardcore e humor sono esplosivi e l’effetto pagina-tira-pagina è innegabile.
    Però ammettilo Tapiro, fosse stato un italiano lo avresti fatto a pezzi per l’infodump.

  3. Il titolo ha qualcosa a che vedere con i fetish dei personaggi? xD

    L’horror in generale, in particolare quello malato/dettagliato/assurdo alla Apeshit, mi devasta, per cui dubito che prenderò in mano i consigli di questo mese. Ma anche solo leggere le recensioni mi fa venire i brividi per cui ci sarà da divertirsi 😀

    Ora però sono ultracurioso di sapere quale è il finale micidiale del libro! Ho bisogno di spoiler, come faccio?

  4. @Zethani:

    Forse è il caso di fare un tentativo con Apeshit, che propende di più verso l’horror.

    Non c’è dubbio che, per chi viene dall’horror hardcore, Apeshit sia molto più accettabile e familiare di gran parte della produzione Bizarro di Mellick. La tua reazione quindi è perfettamente comprensibile.
    E se il pezzo su Stephanie ti è piaciuto, aspetta di leggere il resto x°D
    Some pretty fucked up shit, giuro.

    @Zwei:

    A me CMIII non piace troppo. Come ho detto altre volte, Edward Lee lo sovrasta sia tecnicamente che come contenuti (pur interessandosi a generi diversi).

    Addirittura?
    Rispetto ad Apeshit non c’è dubbio, ma tieni conto che qui la prosa è parecchio sub-standard rispetto alla media di Mellick (pensa a The Haunted Vagina o The Baby Jesus Butt-Plug: sono scritti molto bene). Di Lee per ora ho letto poco, e benché la sua prosa sia buona, neanche lui mi sembra straordinario.
    Ma avremo modo di riparlare di Lee nel corso del mese, mi sa ^-^

    Però ammettilo Tapiro, fosse stato un italiano lo avresti fatto a pezzi per l’infodump.

    Be’, penso di aver messo in chiaro che Apeshit non è scritto bene, e che raccontato e infodump sono la norma.
    Se sembro gentile, è perché il ritmo, i personaggi e la storia sono perfetti. Quindi, nonostante la prosa del cazzo, il romanzo si legge che è un piacere.

    @Alf:

    L’horror in generale, in particolare quello malato/dettagliato/assurdo alla Apeshit, mi devasta, per cui dubito che prenderò in mano i consigli di questo mese.

    Non temere, non voglio parlare unicamente di splatterpunk e roba estrema. Ci sarà anche qualche proposta più soft adatta al tuo palato. Forse.

    Ora però sono ultracurioso di sapere quale è il finale micidiale del libro! Ho bisogno di spoiler, come faccio?

    Eh no: i finali fighi bisogna guadagnarseli…

  5. Tra le cose che ho letto di Mellick, Apeshit è quello che mi è piaciuto meno. E’ vero che tutto sommato, nonostante lo stile bruttarello, si legge e alla fine scorre via veloce, ma l’accumulo dei momenti hardcore secondo me sconfina un po’ troppo nella semplice esagerazione e mi è sembrato che, in fondo, il bello di queste esasperazioni si assottigli man mano che si prosegue nella lettura proprio perché l’intero libro è una continua esasperazione. L’imprevedibile diventa in qualche modo prevedibile e la storia perde forza. Ma prima o poi leggerò comunque Clusterfuck 🙂

  6. Mi hai messo proprio voglia di leggerlo, oltretutto avevo intenzione sia di iniziare a leggere in inglese regolarmente sia di addentrarmi di più nella Bizarro fiction, di cui ho letto solo “Warrior Wolf Women of the Wasteland” che mi era piaciuto.

  7. @Simone:

    L’imprevedibile diventa in qualche modo prevedibile e la storia perde forza. Ma prima o poi leggerò comunque Clusterfuck

    Mmmh… Se Apeshit ti è venuto a noia, onestamente non ti consiglierei di leggere Clusterfuck, che fondamentalmente è more of the same (e a differenza di Apeshit, non si trova nemmeno aggratis).

    @Flegias:

    Mi hai messo proprio voglia di leggerlo, oltretutto avevo intenzione sia di iniziare a leggere in inglese regolarmente sia di addentrarmi di più nella Bizarro fiction, di cui ho letto solo “Warrior Wolf Women of the Wasteland” che mi era piaciuto.

    Great ^_^

  8. Non so se posso reggere troppo gore, anche se scritto è molto meglio che visto. Comunque mi hai incuriosito.

  9. Manco a farlo apposta, eccomi confermato per quello che ho scritto nello scorso post. L’horror non è un genere autosufficiente in campo letterario.
    Infatti questo romanzo breve si ispira a uno stereotipo cinematografico.

  10. L’horror subisce, come ogni altro genere, l’influenza della Settima Arte, ma avviene -in tono minore- anche il contrario (pensa a 300 o Sin City). Dire che non è autosufficiente mi sembra perlomeno avventato.

  11. L’horror non è un genere autosufficiente in campo letterario.
    Infatti questo romanzo breve si ispira a uno stereotipo cinematografico.

    Sì, infatti è noto come Frankenstein di Mary Shelley fosse ispirato all’omonimo film degli anni ’30, e che dire di Shining di King, celebre adattamento letterario del capolavoro di Kubrick?
    Ahem.

    L’horror è un genere completamente autosufficiente, nato e cresciuto quando il cinema nemmeno esisteva. Tu stai prendendo l’esempio particolare di un romanzo che riprende in chiave sarcastica gli stereotipi di un sottogenere cinematografico per farmi un discorso sull’intera categoria.
    What the fuck.

  12. Apeshit anche a me non ha detto moltissimo.
    I personaggi sono bellissimi (sopratutto il fetish sessuale di Crystal con il suo ragazzo che la asseconda “perchè si”).

    Il finale mi è sembrato un po’ così, mentre ho apprezzato molto di più il pre-finale, dove Desdemona trova la coppietta impegnata in “allegri giochini”.

    La scena cmq più disturbante è quella di Kevin, non dico altro per non spoilerare, ma mi ha fatto male dentro.

    Da un po’ sto cercando Clusterfuck on-line ma ancora nulla…

  13. Che l’horror non sia autosufficente mi sembra davvero azzardato c’è un’intera categoria di romanzi d’appendice quando il cinema stava solo nei sogni bagnati degli scrittori di fantascienza che dovevano ancora nascere.

    Tapiro parlerai del buon vecchio HPL?

  14. @Nicholas:

    sopratutto il fetish sessuale di Crystal con il suo ragazzo che la asseconda “perchè si”

    Non “perché sì”: lo fa per un motivo preciso, ossia poter stare con una strafiga e aumentare la propria popolarità ^-^

    Da un po’ sto cercando Clusterfuck on-line ma ancora nulla…

    E’ che Mellick si è fatto “furbo” (e lo dico molto tra virgolette) e ha smesso di fare le edizioni digitali dei suoi libri. Ergo, non ha nessun pirata abbastanza dedicated da mettersi a piratare il cartaceo…
    Comunque ribadisco anche a te che, se già Apeshit non ti ha detto troppo, Clusterfuck ti dirà ancora meno.

    Tapiro parlerai del buon vecchio HPL?

    Difficile: Lovecraft è un po’ troppo celebre e straletto perché valga la pena parlarne. Dovrebbe esserci un’ottima ragione per farlo; di certo non un Consiglio.

    • Si, hai ragione, intendevo che non se la shopa nemmeno 😀

      Cmq Apeshit non è che non mi sia piaciuto (ad esempio l’ho trovato molto migliore di Wolf Warrior WWW) ma tra i libri letti non è che sta molto in alto.
      Inoltre la storia dei frat boy mi sembra abbia del potenziale (Boooya) quindi riuscissi a procurarmelo me lo leggerei.

      Maledetto Mellick, se non avessi trovato i suoi lavori aggratis non lo avrei mai letto e ora non comprerei le sue opere tradotte su Vaporteppa…

  15. Ok, iniziato, letto, e finito oggi. [Possible spoilers ahead, beware]

    Ammetto che non ho mai letto un libro Bizarro (almeno consapevolmente) in vita mia, ma devo ammettere che l’ho trovato piuttosto…meh.

    Trovo i personaggi in sé piuttosto piatti e senza grande personalità (a parte Jason) anche se ammetto che si ricordano facilmente, dato che sono solo 6 e hanno tutti un fetish particolare\sono legati ad almeno un altro personaggio. La scena con ‘il prostituto’ e il padre di Jason mi ha fatto sbellicare, dall’altro canto la scena clou della tortura a sorpresa era onestamente terribile, e penso che questi due siano i punti migliori del romanzo. Il punto peggiore sarebbe invece la fine, piuttosto demente. Inoltre in questo genere di opere la parte interessante è sempre sapere l’origine\backstory dei mostri, del tutto non presente.

    Di tutti i fetish\disturbi che ‘affliggono’ i vari personaggi metto ai due estremi quello di Crystal e quello di Steph. Quello di Crystal è il più funzionale alla trama, è quello più mostrato, ed è quello che causa una delle due scene citate più su; quello di Crystal invece lo trovo buttato lì proprio perché qualcosa la crista doveva avere, altrimenti un posto nel cast non lo riceveva. Quello di Rick riceve più attenzione ma ho il sospetto che sia lì solo per permettere la scena dell’impalamento, mentre trovo anche un po’ buttata al caso l’HIV di Kevin (che viene presentata verso la fine del romanzo, viene citata solo una volta, e non ha alcun effetto sulla trama).

    IMHO Essere interessanti per il bene di essere interessanti va anche bene, ma fin tanto che le varie cose abbiano un’utilità della trama. Tutto sommato, se ne avessi l’occasione non lo comprerei, non ho intenzione di leggere Clusterfuck MA potrei decidere di leggere qualcos’altro di Mellick, quindi diciamo che il giudizio è tutto sommato il positivo, ma nello stesso modo che è positivo il giudizio di un alunno che ha avuto il 6 politico.

  16. @ Tapiroulant
    Mi sono spiegato male. Trovo l’elemento horror un’aggiunta ad altri generi. Frankeinstein lo trovo un romanzo gotico, con tutta quella metafora sugli outcast, Stephen King è sempre stato per me fantasy-sovrannaturale, con l’aggiunta dell’horror. Lo Shining cinematografico è solo vagamente ispirato al racconto di King, al punto che lui ha voluto produrre un film fedele all’originale che quasi nessuno conosce.
    I racconti di Poe o di Lovecraft? Siamo sempre nel campo del gotico-fantascienza. I risvolti sinistri o violenti sono horror, ma non costituiscono la sostanza della narrazione.

    Avanti, l’horror ha preso forma al cinema quando si sono aggiunte le orchestre di archi, il sangue a pioggia, e il criterio “nessuno è al sicuro, nemmeno i protagonisti”

  17. Trovo a dir poco avventato dire che la sostanza della narrazione di Lovecraft non sia l’horror. Inoltre solo perché un racconto di fantascienza, non vuol dire che non possa essere horror.

    Quello che tu mi descrivi è più che altro il genere Splatter, che è chiaramente la branca di horror a cui Apeshit appartiene. Inoltre trovo cretino dire che il concetto “nessuno al sicuro” sia stato inventato dal cinema, esiste in realtà da sempre, anche se non è molto usato. Già in Lovecraft il protagonista fa una fine bruttissima due volte su tre.

  18. @Grunt:

    quello di Stephanie invece lo trovo buttato lì proprio perché qualcosa la crista doveva avere, altrimenti un posto nel cast non lo riceveva. Quello di Rick riceve più attenzione ma ho il sospetto che sia lì solo per permettere la scena dell’impalamento, mentre trovo anche un po’ buttata al caso l’HIV di Kevin

    Sono d’accordo sul fatto che alcuni dei personaggi siano rimasti sottosfruttati rispetto al potenziale che avevano; d’altronde, con una tale massa di elementi di trama e di freaks, posso capire che Mellick non sapesse come uscirne.
    Quindi sì, anche a me dispiace che i segreti di un Kevin o di una Stephanie siano rimasti delle boutade. Preferisco comunque così, che non averli semplicemente resi dei personaggi normali, senza segreti: sarebbe stato meno interessante, e si sarebbe perso il discorso centrale del: questi ragazzi fanno tanto gli amici, ma sono così egocentrici da mettersela in culo a vicenda senza sensi di colpa.

    Inoltre in questo genere di opere la parte interessante è sempre sapere l’origine\backstory dei mostri, del tutto non presente.

    In realtà la backstory è spiegata, benché non esplicitamente: gli abitanti di questa zona “magica” sono tutti tizi che non possono morire (finché stanno dentro), benché il loro corpo possa essere malformato (anche permanentemente) da cadute, ferite e via dicendo. I “mostri” sono quindi abitanti resi idioti e brutali dalla loro prigionia e immortalità.
    Non viene invece spiegato da dove derivi l’elemento magico. Il discorso viene ripreso in Clusterfuck, ma la risposta non è particolarmente brillante.

    Noto comunque che più di una persona ha trovato stupido il finale.
    Peccato: a me era piaciuto un sacco e l’avevo trovata anche un’ottima pistola di Cechov, ma suppongo che sia più una cosa soggettiva.

    @Christian:

    Mi sono spiegato male. Trovo l’elemento horror un’aggiunta ad altri generi.

    Questo tuo discorso è campato sul nulla.
    I generi letterari – spero converrete tutti con me – non sono delle leggi scientifiche che l’uomo scopre indagando la natura, né comandamenti divini; sono convenzioni stabilite dall’uomo per organizzare le cose. Il loro scopo è catalogare gli oggetti in modo chiaro per fini pratici.
    La definizione di “horror” è nata per questo motivo: per indicare tutte opere il cui scopo e ragion d’essere fosse quello di mettere a disagio il fruitore. E’ ovvio che, se voglio, posso cambiare le definizioni e inventare una catalogazione tutta mia – ma che senso ha, se poi il resto del mondo continua a usare quella condivisa?

    Tu hai deciso che si può definire qualsiasi storia horror a partire dalle cause che generano l’orrore piuttosto che dal sentimento che evocano. E grazie tante.
    E’ ovvio che, in questo modo, qualsiasi opera dell’orrore può essere definita Fantasy, Fantascienza, Crime, o Dramma psicologico, a seconda che le cause materiali che inducono il disagio siano sovrannaturali, frutto di speculazione scientifica, reali (quindi concernenti il delitto) o paranoie nella testa del protagonista. Semplicemente perché questo esaurisce tutta la casistica possibile.
    Ma una volta che hai fatto questo esercizio, che cosa hai dimostrato? Nulla, perché all’atto pratico, al fruitore dell’opera interessa prima di tutto quale sia lo scopo e le sensazioni che l’opera vuole evocare, e quindi è più importante sapere che l’opera sia Horror piuttosto che l’elemento orrorifico siano parassiti alieni che si inflitrano nel cervello della gente. Ergo l’etichetta “Horror” sarà quella principale affibiata all’opera, a cui seguiranno le altre per specificare (Splatterpunk, Disaster Fiction, Serial Killer Fiction, eccetera).
    Peraltro, nessun’opera di Lovecraft è definibile fantascienza con cognizione di causa, dato che la sua preparazione scientifica era discutibile e tutte le sue trovate pseudo-scientifiche erano solo delle scuse per spaventare, senza alcuna speculazione seria dietro.

    Frankeinstein lo trovo un romanzo gotico, con tutta quella metafora sugli outcast

    Questo è un passaggio particolarmente divertente, perché è condiviso all’unanimità che sia piuttosto il contrario, ossia: il romanzo gotico è ritenuto un sottoinsieme dell’Horror. E con buona ragione, dato che per l’appunto lo scopo di tutto il genere gotico – anche se oggi lo guardiamo con una certa compassione, essendo abituati a ben altro – era appunto quello di mettere a disagio il lettore.

  19. @ Annoyed Grunt
    Questo è frutto di un mio modo di vedere. Horror vuol dire evocare paura, ma ci deve essere una causa fondamentale, che è riconducibile ai generi horror, fantascientifico, paranormale, thriller. Che poi questa causa sia esposta in maniera da evocare paura nel lettore è questione di stile, di POV e di scelte di trama.
    Che, per fare un esempio banale, la storia di un fantasma passi dal gotico all’horror dipende da quanto questo fantasma riesca ad uccidere e ferire personaggi principali, e non comparsate, che in quel momento sono nel raggio del POV. Basta cambiare la regia e la storia non è più horror.

    Il cinema riesce dove il libro non può riuscire, cioè puntare tanto sugli elementi tecnici dell’orrore da fare dell’orrore la sostanza dell’opera, mentre il libro deve comunque seguire la storia. Basta guardare Uccelli di Hitchcock. Regia, effetti speciali, colonna sonora da brivido, la trama un gigantesco boh.

    Putroppo per me nè Poe, nè Lovecraft nè Hitchcock sono horror quanto riescono a esserlo i film. C’è l’horror dentro, ovvio, ma come elemento di (importante) supporto alle storie. L’anima delle loro opere rimane una riflessione su una realtà paranormale o fantascientifica.

  20. Scusa, ma dubito fortemente che l’appartenenza ad un genere o no dipenda da quanta gente uccide il nemico principale. E mi chiedo tu cosa stia intendendo ‘di supporto’. La storia classica di Lovecraft è “tizio vede roba così brutta e impazzisce”. Prendiamo Dagon: puoi dire che l’orrore in Dagon sia di supporto? Puoi rimuovere da Dagon l’elemento d’orrore? Francamente, no. Tutta la storia di Dagon è necessaria solo in virtù della scena finale, che si suppone debba causare orrore. Al contrario di quello che tu dici, in Dagon è la storia che esiste solamente per causare l’orrore, e non viceversa.

    @Tapiro

    Mah, io onestamente credo che la presenza di Lobster Boy (e signora) e della ‘Zona Immortale’, chiamiamola così, siano due fenomeni paranormali del tutto separati; solo per caso accadono nello stesso posto. Perché con l’immortalità di puoi spiegare Alan, che sembra un morto ma non lo è, ma non puoi spiegarmi perché Lobster boy assomigli ad una scimmia, abbia i riflessi di Flash, e sia alto 2 metri.

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