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Arranging the Blocks

Blocco di TetrisIn questi giorni avrei dovuto pubblicare più di un articolo, e naturalmente non ce l’ho fatta. Che dire? La vita, si sa, è come il Tetris, e quando la musichetta accelera non c’è altro da fare che muoversi più in fretta per far incastrare tutti i blocchi. E diciamo che in certi giorni il blog è ingombrante da gestire come i quadratoni 2×2.
I russi, del resto, a sistemare i blocchi ormai sono abituati:


Ringrazio il buon Gimmelli per questa roba strana.

Ma che importa? Anche quest’anno è giunto il Primo Maggio! Puntuale come – uhm, come il mese di Maggio.
E mentre vado a sventolare come un mongolo bandiere scritte in una lingua che non capisco, vi lascio con qualche importante promessa per l’avvenire. Ecco gli articoli a cui sto lavorando in parallelo e che usciranno a partire dalla prossima settimana (avrebbero già dovuto cominciare durante questa, ma tant’è):

– Tre Consigli del Lunedì; nella fattispecie un’ucronia filosofica dalle tinte fantasy, un cyberpunk insolito e un horror puzzolente di cui già da tempo avevo promesso di parlare.
– Un articolo di Saggistica psicologica stramegablliximo con cui mi piacerebbe aprire un nuovo filone nel blog.
– Una Bonus Track diaristico-settecentesca, e forse una seconda Bonus Track di ambientazione ottocentesca (ma scritto ai giorni nostri). E no, non è una roba steampunk.

Più a lungo termine, invece, un articolo sull’ingegneria spaziale e un altro di argomento crociato. E forse uno su Marinetti (sì, quello lì). In più, visto che alcune persone me lo chiedono, potrei scrivere qualche intervento dedicato appositamente alla Literary Fiction, e a libri Literary che mi sono piaciuti nonostante la loro anti-immersività (ne avrei in mente due o tre…). E c’è sempre quel sondaggio sul romanzo di Dick, dall’esito un po’ incerto.
Ma di queste cose avremo modo di parlare ancora; era solo per farvi venire un po’ di curiosità. Buon Primo Maggio! ^-^

Communism it's a party

Una giornata da coglioni: SteamCamp 2013

SteamCamp 2013Per me, ormai, dormire quattro ore il venerdì notte è diventata un’abitudine.
L’ho fatto un mese fa, quando mi sono alzato alle sette – dopo essere andato a dormire alle tre – per prendere da Stazione Garibaldi il treno (pardon, un Italo, che come mi ha spiegato il prode Zwe è qualcosa di più che un treno) delle otto e un quarto che mi avrebbe portato a Firenze a incontrare il suddetto prode e la dolce Tengi. L’ho rifatto due settimane fa, quando mi sono alzato alle sei per prendere il treno delle sette (pardon, un Trenitalia, che come mi ha spiegato Zwe è qualcosa di meno di un treno) che mi avrebbe portato nella ridente Trento a incontrare Dago e l’Avvopunk. Ma lo scorso sabato ho battuto ogni record, svegliandomi alle cinque e mezza (dopo essere andato a letto all’una) per prendere il treno delle sei e arrivare a Cittadella in tempo per l’apertura dei lavori dello SteamCamp.
Vi chiederete se per caso non mi sia rincoglionito, a farmi ‘ste levatacce solo per assistere alla prima di una conferenza sullo steampunk tenuta da un tizio vestito in uniforme da Germania Imperiale con tanto di pitale in testa – conferenza, peraltro, di cui conoscevo già a menadito l’argomento e la sostanza. La risposta è sì.

L’avventura comincia alle ore nove, quando io e Siò arriviamo nella stazione di Cittadella e tutt’a un tratto sembra di essere in Bosnia. Aggirandoci tra corridoi deserti e biglietterie sprangate, andiamo alla ricerca di Dago, individuo talmente folle da essere arrivato persino prima di noi. Lo troviamo solo e sperduto che si aggira per la banchina del binario 1. E subito si pone il primo problema: come raggiungere l’hotel dove si tiene lo SteamCamp, in questo paese dimenticato da Dio e dagli uomini, dato che nessuno (men che meno io) si è preoccupato di stamparsi la cartina che avevano postato sul sito?
Inizialmente contavamo di metterci nella scia di una tipa dai capelli viola e ingranaggi nella testa che era con noi sul treno per Cittadella e che, così, a occhio, non aveva l’aria di una residente. Ma, tra il tempo perso ad acchiappare Dago e l’andatura della Siò – che per coprire la stessa distanza che gli esseri umani normali fanno con un passo ne deve fare tre – l’avevamo perso di vista. Per fortuna ci viene in soccorso Dago, nei limiti delle possibilità della sua gente: un fogliaccio di carta con su scritti i nomi di tutte le vie che dobbiamo attraversare e le direzioni in cui dobbiamo girare.
Il sistema, incredibile a dirsi, sembra inizialmente funzionare; ma alla seconda circumnavigazione delle mura del centro storico, comincio a pensare che forse non è stata una buona idea e mi viene ricordato che il mio cellulare ha il GPS. Tre secondi dopo scopro che l’Hotel Filanda è addirittura segnato su Google Maps. Subentro quindi a Dago nella guida della comitiva e mi dirigo con piglio sicuro verso l’albergo; il che comunque non ci impedisce di mancarlo e tirare dritti per altri cento metri, nonostante sulla sommità dell’hotel ci fosse scritto HOTEL FILANDA grande come una casa.

Cittadella

Gerusalemme? Roma? Costantinopoli? No: Cittadella.

Arrivati all’albergo, come prima cosa riusciamo a mettere in crisi la barista ordinando due cioccolate calde ad Aprile – la poveretta è costretta a scendere in cantina per prendere il necessario. Il posto è ancora semideserto, e le uniche altre persone presenti oltre a noi sono gente che indossa occhialetti con dentro gli ingranaggi. Mi sento vagamente fuori posto. E il disagio non diminuisce quando salta fuori il Duca, con tanto di sciabola d’ordinanza e pickelhaube. Inoltre il possente Zwei – oasi di normalità in questo maelstrom di orrore – non risponde ai miei messaggini amorosi. Sto già pensando di scappare da Cittadella più veloce della luce, quando a rassicurarmi arriva alle nostre spalle Zero/Talesdreamer – una ragazza che commenta abitualmente su questo blog e su quello di Zwei, con una singolare passione per la medicina estrema e per il millenarismo cristiano.
Mentre aspettiamo che il Duca elemosini in giro pubblico sufficiente per la conferenza d’apertura, ci facciamo raccontare da Zero la sua emozionante nuova vita da fumettara. Che consiste nel condividere una casa in affitto in nero con una tipa albanese che è tipo la figlia di un boss dei narcos (o qualcosa del genere – soffro di deficit dell’attenzione). L’albanese in questione ha due segni particolari: fare del gran sesso col suo tipo loschissimo, ed essere scomparsa di punto in bianco mesi fa (promettendo che sarebbe tornata) lasciando alla coinquilina le sue valigie e tutti i suoi documenti. A occhio, credo la ritroveranno fra trent’anni in un pilone di cemento.

Esauriti gli argomenti morbosi, andiamo a infilarci in sala Manzetti giusto in tempo per l’inizio della conferenza del Duchino su “Che cos’è lo Steampunk?”. Qui ci vengono subito appalesati i potenti mezzi degli organizzatori dello SteamCamp: uno schermo gigante che proietta slide solo nell’angolo in alto a destra e una telecamera fissa per riprendere tutte le conferenze che obbliga i relatori a stare seduti immobili al centro del palco. Yeah. Le slide proiettate dal Duca sembrano realizzate da un bambino cingalese che fino a ieri cuciva palloni, ma questo non ci impedisce di capire che le mele non sono banane e che una barbie di plastica nuda non è steampunk. La conferenza, comunque, è bella.
Non bella, però, come quella sull’Informatica del XIX Secolo tenuta da Gino Roncaglia. Mi rendo subito antipatico a tutti mettendomi a prendere appunti sul portatile come un mongolo sbavante al primo anno di filosofia, mentre sullo schermo alle spalle di Roncaglia passano ingranaggi del primo secolo a.C., schede perforate, ritratti di Monsieur Jacquard realizzati al telaio Jacquard e filmati che non partono. Folgorato come Paolo sulla via di Damasco, mi rendo conto che nulla al mondo è interessante come le macchine di calcolo del sette-ottocento e che posso tranquillamente gettare nel fuoco tutti i libri di storia medievale letti negli ultimi anni (cosa che non mi impedirà di avere altre due o tre folgorazioni nel corso della giornata). Alla fine della conferenza riesco a rendermi antipatico anche a Roncaglia, sequestrandolo e costringendolo a dirmi due o tre titoli divulgativi sull’informatica ottocentesca.

SteamCamp 2013 - Dago cavalierato dal Duca

“Da oggi sarai un vero essere umano”.

Trascinato a forza da Dago e Siò, vengo portato fuori dalla sala Manzetti. Qui ci rendiamo conto che abbiamo fame, ed ecco che salta fuori il secondo dramma logistico della giornata: a parte Dago, che si è portato i panini da casa, nessuno si era posto il problema del pranzo. L’albergo offre un pranzo con menu fisso primo + secondo a 25 Euro a persona, il che per qualche strano motivo mi toglie la fame. Zero e la sua amica si sono impelagate nella conferenza ‘impariamo a disegnare fumetti steampunk’, e il Duca è andato a far finta di fare l’organizzatore del Camp, sicché io, Siò e Dago ci guardiamo negli occhi e decidiamo di tentare l’impossibile – metterci a cercare un locale in giro per il paese.
Cercare tracce di vita a Cittadella è un’impresa che ha dell’ambizioso. Venti minuti buoni di peregrinazioni ci portano alfine dentro il centro storico di Cittadella, che in sostanza consiste di un vialetto e una piazza con chiesa. Ci soffermiamo un momento ad ammirare il profondo Retard di tutto questo: una cerchia di mura alta un chilometro e perfettamente conservata, per proteggere un cazzo di niente, a decine di chilometri da qualunque città importante. Alla fine decidiamo di affogare i nostri dispiaceri in un baretto tristissimo in un angolo della piazza. E qui arriva l’ennesimo FAIL della giornata – nell’istante in cui addento l’ultimo boccone del panino comprato al bar, mi arriva questo messaggio di Zero: “Dove siete? Mi sono liberata e pensavo di cercare qualcosa da mangiare…”. Oh fuck.

A tirarmi su il morale, un messaggino di Zwe che mi fa sapere in tutta tranquillità che è arrivato all’altezza di Padova e che a breve sarà fra noi. Un’ora più tardi i suoi bicipiti ci raggiungono al bar dell’hotel, e poco dopo arriva anche lui. Ogni conversazione che non lo riguardi cessa di avere un senso. Da notare il fatto che, benché lui e Dago si stringano la mano, solo tre ore dopo Zwei capirà chi cazzo è. Ma la giornata ha in serbo per noi altre sorprese, e in particolare l’unirsi al nostro gruppo di altre due persone che non sapevo sarebbero venute: Okamis, famoso per la sua passione morbosa per i caratteri tipografici e la regolarità con cui fa defungere i propri blog, e ???, il tipo che ha regalato qualcosa di 20 commenti alla mia recensione di Deinos trollando la vincitrice del concorso.
Mentre aspettiamo che riprendano le conferenze, Zwe va alla reception a prendere una stanza. Il che ci fa venire in mente che in effetti io e Siò non abbiamo un vero programma per la serata. Certo – la casa da studente di Siò non è lontana. Potremmo prendere l’ultimo treno per Vicenza, dove cambiare per prendere il treno che ci porterà a casa sua; per poi la mattina dopo prendere un altro treno, cambiare a Vicenza e tornare a Cittadella, stare mezza giornata e quindi prendere un altro treno per Vicenza e un’ultimo che ci riporti a casa. Certo. Oppure potremmo ordinare una pratica stanza in questo albergo di ladri. Uhm. Il dilemma, come potete immaginare, mi attanaglia.

SteamCamp 2013 - Dago e cosplayer

Quello a sinistra sta cosplayando un mongoloide.

Le conferenze del pomeriggio hanno alti e bassi.
Quella sugli alieni nella fantascienza ottocentesca è tenuta da un tipo con lo stesso charme del cemento che si asciuga; il suo timbro monocorde riesce a rendere i tripodi di Wells interessanti come il testo di un decreto legge. Per tutto il tempo Zwe mi lancia sguardi che sembrano dire: “Mi hai molto diluso”. Alla quarta o quinta persona che abbandona la sala capiamo che non è una cattiva idea, e ci dileguiamo anche noi. Vorrei approfittarne per andare ad ascoltare il rant del Duca su quelli che mistificano lo steampunk, previsto per le due e mezza, salvo scoprire che è stato annullato perché non se lo inculava nessuno.
E’ stato poi il turno della prima delle due presentazioni librarie della giornata. Di uno dei due libri presentati non parleremo (*). Parleremo invece dell’altro libro presentato; o meglio, una saga: Le Ombre di Marte dell’autopubblicato Augusto Chiarle. A parte il fatto che la suddetta saga consta di una quadrilogia che l’autore ha dichiarato di voler ulteriormente espandere in un secondo ciclo su richiesta di ben sette suoi lettori (e sticazzi); a parte aver più volte parlato del suo fantastico come una sorta di specchio deformante del reale e di come lui affronti importanti problematiche sociali (i termini non erano proprio questi, ma…); ma Chiarle è stato capace di regalarci perle sublimi come quando, parlando delle copertine dei suoi libri, ci ha confidato: “Vedete, io penso che una copertina debba anche saper suggerire qualcosa del contenuto del libro…”. Sulle copertine, tra parentesi, troviamo foto di lui e di suoi amici in costumi steampunk. Non ho intenzione di avvicinare questa roba neanche con un bastone.

Chiarle Orologeria

Se ve lo state chiedendo, sì, questo è lui.

Ma l’apice della giornata è stato raggiunto con la conferenza successiva, quella dedicata all’egregio Dr. Kellogg, medico, pedagogo, salutista, avventista del settimo giorno, nonché punto di riferimento dottrinale per il nostro Duca. Nel vedere con orrore che questo incontro era tenuto dallo stesso personaggio che aveva parlato degli alieni, il mio primo impulso era stato di darmi alla macchia. Ma feci male. Neanche la completa mancanza di inflessione vocale di quest’uomo poteva diminuire l’esilaranza della vita e della dottrina del Dr. Kellogg. Un uomo che fece del clistere un arte, un uomo che condannava il consumo di carne perché faceva venire le tenie e il consumo di zuccheri perché stimolava gli appetiti sessuali, un uomo che per correggere le cattive abitudini notturne dei fanciulli soleva ingabbiare i loro piselli in pratiche mutande di fil di ferro, e che del resto amava conservare gli escrementi migliori dei suoi pazienti per poi osservarli tutto contento.
La giornata si è conclusa con un’ultima carrellata di libri: Mondo9 di Dario Tonani e la novella Soldati a vapore di Diego Ferrara. Mentre Tonani ci parlava delle sue città metalliche dotate di autocoscienza, sullo sfondo venivano mandate a nastro una serie di immagini realizzate da un grafico per Mondo9. Le avremo viste tutte per, tipo, dieci volte. A un tratto Tonani fa: “Vogliamo vedere il booktrailer?”. Al che Galluzzo (che bagolava lì intorno) accende le casse e noi vediamo un’altra volta la stessa carrellata di immagini, ma con in sottofondo una musica epica. Quello era il booktrailer. Poi Galluzzo spegne la musica e, mentre Tonani e Sosio prendono congedo, fa partire un’altra passata delle immagini.

Quando Tonani si alza sembra quasi che la conferenza sia finita; nessuno dice niente. Tocca al pubblico chiedere: “Ma non doveva esserci anche un altro libro?”. Solo allora un tizio seduto tra il pubblico si alza e fa: “Sì, in effetti ci sarebbe anche il mio”, quasi a dire: “Dobbiamo proprio?”. Costui è Diego Ferrara. Bisogna dire che non è bravissimo a farsi autoproduzione, dato che in sostanza ha passato il tempo a spiegare che il suo libro non è che fosse niente di che, e che non aveva molte cose da dirci sopra, e insomma, che se proprio volevamo potevamo anche leggerlo. Bisogna dire che, dopo le roboanti parole delle presentazioni precedenti, faceva quasi una figura migliore.
A un certo punto abbiamo deciso di venirgli in aiuto. Mentre io – che avevo letto la novella e l’ho trovata molto carina1 – gli facevo i complimenti, Okamis (l’autore della copertina, peraltro fikissima, del suddetto libro) saliva sul palco, si metteva a computer e andava a proiettare l’immagine della copertina. Il clima intanto si è riscaldato – e la gente comincia a fare domande all’autore! Paradossale: tutti gli altri a fine conferenza facevano la domanda di rito: “Ci sono domande?”, e il pubblico zitto. Ferrara le domande non le voleva, ed è quello che ha riscosso più successo di tutti!

SteamCamp 2013 - Il Duca e Zweilawyer libidinosi

Questa la dedico alla dolce Tengi.

A fine conferenza ho placcato Tonani prima che avesse la possibilità di andarsene. La domanda, molto semplice: “Maaa, se volessi prendere una copia del libro?”. Quello infatti alla possibilità di venderli non ci aveva neanche pensato; le tre copie che si era portato dietro stavano già sparendo nella borsa. Un po’ perplesso mi fa: “Be’, sì, certo”, e me la vende. Subito dopo, alle mie spalle, sento un altro che, stimolato dal mio gesto, vuole comprarne una. Torno dagli altri che già mi guardano con un misto di compassione e sdegno; mi avrebbero preso per il culo per il resto della serata, ricordandomi che Tonani scrive risaputamente di merda e che le sue idee sono originali come la sceneggiatura di Avatar. Ce ne stiamo già andando – mentre io stoicamente difendo la possibilità che Mondo9 possa essere interessante – quando dal fondo della sala la tipa che accompagnava Tonani mi chiede se voglio l’autografo sul libro. Mi veniva da dire: “Ma anche no…”, ma visto che mi ero appena fatto fare l’autografo digitale sull’ebook da Ferrara mi sembrava brutto rifiutare, e ora ho anche l’autografo di Tonani. LOL.
Nel frattempo, s’era fatta una certa. Dago ci aveva dovuto lasciare per prendere l’ultimo treno per Trento. Codice penale 1, 2, 3 o n, o chissà quale altro dei ventordici esami che gli mancano per prendere la sua pregevole laurea da azzeccagarbugli, lo stava aspettando. Con tristezza l’ho lasciato andare. Questo non gli ha comunque impedito, prima di dileguarci, di costringerci a fare una serie di foto imbarazzanti, tra cui una con delle cosplayer steampunk che non vedevano l’ora di fare finta di non conoscerci.
Dopo l’ultima conferenza, anche Zero e amica viola si dileguano nel crepuscolo cittadellese per prendere il treno per Padova. Il nostro gruppo acquisisce invece in pianta stabile Ferrara e due suoi compari.

Visti i prezzi invisi al Signore dell’Hotel Filanda, ci troviamo costretti ancora una volta a marciare verso il centro. Zwei ne approfitta per insultare le mura di Cittadella e la stessa esistenza del paese. La prima tappa è un bar nella piazza centrale (non c’è davvero un cazzo d’altro a parte la piazza) dove scopro con orrore che lo spritz non è di origine milanese bensì veneta. Qui, caso strano, ci troviamo a parlare di amputazioni, di bruciare gli zingari, di muscle bear, di Girola McN00b (non necessariamente in quest’ordine).
Trovare un posto dove fare una vera cena si rivelerà molto più difficile. La prima pizzeria che ci viene indicata, a dieci minuti abbondanti dal bar, ci dice che se vogliamo un tavolo per dieci persone dobbiamo aspettare un’ora. Intristiti ce ne andiamo in quella che sembra essere l’unica altra pizzeria della città, a un quarto d’ora dalla prima. Questa ha un aspetto molto più trucido, e dichiara che dovremmo aspettare 45 minuti. Calcoliamo che se torniamo all’altra mancherà solo mezz’ora per poter entrare, quindi vale la pena. Quando torniamo e chiediamo, la risposta serafica della proprietaria è: “C’è da aspettare un’ora.” WTF? Col cuore in mano, ma ormai rassegnati al nostro triste destino, ci accampiamo come degli zingari sulla pensilina dell’autobus di fronte alla pizzeria e aspettiamo. Gli argomenti? Il porno tentacolare, l’elicottero di Montezemolo, l’uso improprio della parola ‘digressioni’, che cazzo faccia il Duca nella vita, Davide Mana – non necessariamente in quest’ordine.

SteamCamp 2013 - Il Duca e Zweilawyer lussuriosi

Anche questa la dedico a Tengi.

Quando finalmente entriamo in pizzeria saranno le undici di sera, e nelle ultime quarantott’ore ne ho dormite quattro (cinque se contiamo i rincoglionimenti in treno). Se non mi addormento con la faccia nella pizza è un miracolo, e impotente mi sento dare del tisico dall’invidioso Duca. Duca che tra l’altro decide di farsi odiare dal cameriere in ogni modo, prima ordinando un Prosecco (mentre noialtri ci accontentiamo di acqua o birrette) e poi, trovatolo cattivo, costringendo il suddetto cameriere a sorbirsi tutta una spiegazione sulle molteplici varierà del suddetto Prosecco e relative modalità di consumazione.
Lasciamo la pizzeria che quasi non mi reggo in piedi. Uno a uno, i membri del gruppo si staccano: Ferrara e i compari, che c’hanno la macchina; ??? e ragazza, che saggiamente hanno deciso che tenevano ai loro soldi e hanno prenotato in un bed&breakfast nella solita piazza; Okamis, che deve tornare a casa perché la mattina dopo deve negoziare con degli arabi. Il centro di Cittadella ci accoglie con un “tunz tuzz tunz tuzz’: il triste baretto per vecchi dove abbiamo magramente pranzato, a quanto pare, di notte si trasforma in un localino alla moda con dj alla console. Il cuore pulsante della movida cittadellese.

Mentre arranchiamo nella notte, ormai in cinque, il Duca discute con Zwei dell’opportunità di trasformare la vagina in un campo di coltivazione di ortaggi (o qualcosa del genere – vi ricordate del mio deficit dell’attenzione?). Zwei continua a rispondergli che non gliene frega un cazzo e che è un ciccione di merda, ma questo non sembra frenarlo. Arriviamo in albergo che tutto è silenzio. L’ultima immagine che mi si imprime nella retina, prima che infili la porta della mia camera, è il Duca che passando mi rivolge una faccia da maniaco – una faccia che sembra dire: “Io ucciderò culo.”

Ucciderò culo

E’ stato bello.
Anche se la roba interessante era tutta concentrata al sabato, tanto che alla domenica allo SteamCamp non c’era più un cazzo da fare e mi annoiavo talmente che sono andato a guardarmi la replica dell’Introduzione ducale allo Steampunk. Anche se in queste fiere si aggirano sempre personaggi inquietanti – come quel tipo col cappellino da motociclista anni ’20 sempre silenzioso, che a un tratto ha tentato di sequestrare la Siò per raccontarle la sua ambientazione steampunk; o un tale in mantello che si aggirava con una trombetta seminando il panico tra la gente, e il cui suono in lontananza ci ha accompagnato per molte ore durante tutto il pomeriggio. Ho imparato tante cose, tipo che non sarò mai in grado di scrivere steampunk, o che non potrò essere un vero nerd finché trombo. Ho conosciuto Zero, Okamis, ??? e gli altri, ho l’autografo virtuale di Ferrara e ho potuto leggere in anteprima il quarto capitolo di Zodd (sul quale dirò soltanto: “Gli escono dal fottuto buco del culo!!”). Mi sono divertito.
Tutte le conferenze sono state registrate, e nei mesi a venire saranno montate e poi postate sull’Internet. Menomale, così potrò guardarmi l’inizio di quella sul Dr. Kellogg. Insomma: direi che lo SteamCamp è riuscito, e spero che si faccia una seconda edizione l’anno prossimo.

Il mio ultimo pensiero va ai cittadellesi e alla loro bella città. Alla pizzeria che la mattina dopo abbiamo scoperto essere appiccicata al bar dove abbiamo preso lo spritz e di cui nessuno ci aveva parlato; ai ragazzini che sono passati in processione con un crocifisso di cartone gigante con su la foto di un tizio; al cameriere che riteneva impossibile scaldare un panino in meno di tre minuti; alla biglietteria “chiusa per sempre”, che rendeva virtualmente impossibile l’acquisto di un qualsiasi tipo di biglietto del treno per lasciare Cittadella.

SteamCamp 2013 - Biglietteria di Cittadella

Ucciderò culo. Siete avvertiti.

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(1) Tra l’altro ho scoperto che Ferrara aveva partecipato all’ormai dimenticato Concorso Steampunk del Duca con ben due racconti, entrambi piazzatisi molto bene. Uno è Il Lunasil, che non ho letto (ma Siobhàn dice che è molto bello); l’altro è Piloti e Nobiltà, che tra i quattro candidati alla vittoria era il mio preferito.
Tutte queste scoperte mi portano a pensare che Ferrara sia un figo, benché mi chiami Tapino. E sto preparando un post sul suo Soldati a vapore.Torna su

(*) EDIT: Il testo dell’articolo prima era un poco diverso. Mi dispiace averlo dovuto fare, ma si era innescato un piccolo flame personale tra me e una certa persona e questo stava danneggiando seriamente SteamCamp e i suoi organizzatori.
Il fatto che io e il Duca siamo in buoni rapporti non dovrebbe significare che abbiamo le stesse opinioni su qualsiasi argomento o che quello che faccio io sia un’estensione della sua volontà. Ma per evitare ulteriori fraintendimenti, dato che non era mia intenzione creare danni inutili con un flame che nemmeno riguardava lo steampunk, ho preferito cancellare le poche righe che riguardavano questo personaggio per timore di rovinare la prossima edizione.
Ribadisco, per chi non avesse la pazienza di leggersi l’intero articolo ma solo le righe che preferisce, che lo SteamCamp mi è piaciuto molto e che il bilancio è stato largamente positivo. Con le mie azioni ho fatto vendere due o tre copie di un libro a fine conferenza, e io personalmente ne ho già letti due su quattro presentati – credo che dovrebbe significare qualcosa. Spero, e farò quanto è in mio potere, per rendere possibile le future edizioni di una cosa figa come lo SteamCamp.
Ho finito.

Come sommergere il globo in pochi semplici passi

WaterworldCome molti dei miei lettori già sapranno Mr. Giobblin, quello che aveva lanciato il concorso letterario Deinos – culminato nell’omonima antologia di cui ho parlato alcuni mesi fa – ha indetto a giugno un secondo concorso, HydroPunk. In soldoni, l’argomento del concorso si può riassumere con queste parole di Giobblin stesso (l’aggiunta tra parentesi quadre è mia):

una Storia Alternativa (aka ucronia) con elementi retrofuturistici, ambientata tra il 1899 e il 1999, in cui l’umanità scopre l’esistenza di creature subacquee intelligenti, e numerosi cambiamenti climatici [come per esempio un innalzamento del livello delle acque] modificano l’aspetto della terraferma.

Se non sapete di cosa sto parlando, potete leggere qui il bando del concorso.
Anche se qualche dettaglio minore mi lascia perplesso1, all in all questo concorso sembra molto più interessante del primo, per vastità di ambientazione e possibilità. Lo è abbastanza da aver convinto la dolce Siobhàn, che è sempre stata appassionata di navigazione e in particolare di vela, a partecipare di persona. Non ha ancora scritto il racconto – e conoscendo le sue fluttuazioni di entusiasmo, non so se lo farà mai^^’ – ma in compenso ha fatto qualche lavoro preparatorio molto carino, ed è di questo che voglio parlarvi nel breve articolo di oggi!

Riscaldamento globale

Il riscaldamento globale è noioso.

Non si tratta di una feature obbligatoria, ma una delle potenzialità più divertenti per l’ambientazione di HydroPunk è quella di sommergere la terraferma di X metri e vedere che succede. Ora, è vero che si può andare su Wikipedia e controllare quanti metri sopra il livello del mare si trova Roma piuttosto che Parigi o Tokyo o la Bassa Sassonia o la Curlandia, ma non sarebbe male anche l’idea di avere un colpo d’occhio su come sarebbe tutto il mondo con un livello delle acque più alte. Giobblin linka un sito di mappe, una delle quali mostra come apparirebbe il mondo se il livello dei mari salisse di 66 metri (cioè il livello che l’autore ipotizza raggiungerebbe se si sciogliessero le calotte polari). E se volessimo vedere come apparirebbe se le acque salissero di 100, 200, 500 o 1000 metri?
Ora, non dubito che un bravo programmatore sarebbe in grado di confezionare un bellissimo programmino adatto allo scopo. Purtroppo io non sono capace e non conosco nessuno che lo sia o che sarebbe disposto a perderci del tempo. In compenso a Siobhàn piace pasticciare con i programmi di grafica, e ha avuto la bella idea di alterare delle mappe del mondo in modo che mostrino un livello dell’acqua più alto. L’idea è di una banalità sconcertante, ma a me per esempio non era venuta in mente. E ora, Art Attack!

Prima di tutto, ci serve una cartina fisica del mondo. Ovviamente, più grande e pulita è l’immagine, meglio è. Il formato è meglio se è .png o .gif, perché nelle immagini .jpeg le parti che dovrebbero essere in tinta unita tendono ad essere in realtà sporcate da macchie di differenti colori; e dato che per raggiungere il nostro scopo dovremo selezionare bande uniformi di colore, il lavoro su un .jpeg rischia di diventare terribilmente tedioso o anche impossibile. Infine, sarebbe meglio che nell’immagine ci fosse una legenda – altrimenti, come facciamo a sapere a che quota corrispondono i vari colori?
La cartina migliore che abbiamo trovato per ora è questa sberla di 3184 x 2133. Purtroppo è in cirillico, ma non si può avere tutto dalla vita:

Cartina fisica del mondo

Come nella maggior parte delle cartine, l’intervallo tra una fascia di colore e l’altra è piuttosto ampia: la prima è tra 0 e 200 metri, la seconda tra 200 e 500, la terza tra 500 e 1000 e così via. Ciò significa che su questa cartina potremo vedere solamente un livello delle acque innalzato di 200, 500, 1000 etc. metri. Se trovate una cartina con intervalli più piccoli, quindi, tanto meglio.
Ora vediamo come apparirebbe il mondo con un innalzamento delle acque di 200 metri. Nelle immagini che seguono è stato usato il programma opensource Gimp, ma si possono fare le stesse cose anche con Photoshop.

Su Gimp, la prima cosa che ci serve è lo strumento “Selezione per colore”. In Photoshop bisogna invece cliccare su “Selezione” => “Intervallo colori”.

Sommersione 1

Ora bisogna selezionare l’intervallo del colori che ci interessa. In questo caso Siobhàn ha impostato una soglia di selezione di 15 e un raggio di sfocatura di 2, ma è un valore indicativo – varia a seconta della qualità della cartina. Clicchiamo sul verde più basso della legenda, il primo livello di innalzamento del mare.

Sommersione 2

Se la maggior parte dell’area di quel colore è stata selezionata vuol dire che la soglia è giusta. Per far venire tutto un po’ meglio, allarghiamo la selezione di un paio di pixel. Su Gimp il percorso è “Seleziona” => “Allarga”, mentre con Photoshop CS5 si può usare il tasto “Migliora bordo” che appare selezionando uno qualsiasi degli strumenti di selezione.
Poi usiamo lo stesso strumento di prima per sottrarre alla selezione il colore nero e blu scuro, in modo che i nomi e i confini dei luoghi non vengano cancellati (vabbè che sono in russo, ma il lavoro facciamolo bene!).

Sommersione 3

Ora creiamo un nuovo livello e riempiamo la selezione di azzurro. In questo modo la fascia di terraferma evidenziata, pure apparendo sommersa, avrà un colore diverso dal resto del mare, che permetterà di continuare a distinguerla.

Sommersione 4

Questo sistema non è perfetto. Valli circondate da montagne, che pur essendo sotto i 200 metri di quota potrebbero non essere state sommerse, apparirebbero sott’acqua seguendo questo metodo. Ma possiamo comodamente fare delle correzioni alla mappa con pennello e gomma, aumentando e togliendo il mare dove vogliamo.

Mondo sommerso di 200 metri

Il risultato finale.

Volendo, si può ripetere il lavoro per le successive fasce di colore, facendo gradualmente sparire le terre emerse fino a ritrovarsi con un bellissimo globo azzurro e vuoto alla Waterworld, magari punteggiato da un’Himalaya qui e un Macchupicchu là.

Mondo sommerso di 500 e 1000 metri

Ecco la Terra sommersa rispettivamente di 500 e 1000 metri.

E lo stesso lavoro ovviamente si può fare anche per cartine più specifiche, come quelle dei continenti o dei singoli stati! Ecco per esempio un’Europa parzialmente sommersa:

Europa sommersa

Londra, Parigi e Berlino sono sommerse, ma Madrid e Atene resistono! C’è qualcosa di LOL in tutto questo.

Noterete che la cartina dell’Europa è venuta meglio di quella del mondo: infatti è una .gif, mentre l’altra un .jpeg. Carina, eh?
Se con la grafica non ci sapete fare e cercate informazioni su Photoshop e soprattutto su Gimp, vi rimando al blog di Siobhàn, Catinate. Ormai è in stato di semiabbandono (._.) ma ci sono comunque molte cose interessanti.

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(1) In particolare ho l’impressione che Giobblin equivochi il senso del suffisso “-punk” nella narrativa di genere. Il termine non è nato per indicare qualsiasi storia alternativa o ambientazione gonzo-historical (“potete sconvolgere gli eventi storici come meglio credete e dar vita a impensabili ucronie, da bravi punk”), altrimenti ogni ucronia sarebbe “punk” per definizione e non mi risulta che sia così. E dire che il termine “punk” serva a indicare “vena ribelle, sovversiva e revisionista” non vuol dire niente.
In “cyberpunk” e nello “steampunk” di seconda generazione, come spiega il Duca nel suo articolone sullo steampunk, il suffisso “-punk” implica una visione cinica, disincantata della storia, del progresso, del capitalismo. Inoltre, sia nel cyberpunk che nello steampunk è presente una componente fantascientifica; può esserci una contaminazione fantasy più o meno forte, ma quella sci-fi è imprescindibile.
Poi, è vero che, in un secondo tempo, termini come “clockpunk” o “dieselpunk” sono nati solo per assonanza con “steampunk”, perdendo l’elemento “-punk” in tutto tranne che nel nome; ma se il nome “hydropunk” vuole rifarsi a questa moda, allora bisogna parlar chiaro: il termine “-punk” è mantenuto soltanto per tradizione e/o assonanza, non indica nient’altro che un’ucronia con possibili elementi retrofuturistici e/o fantastici.Torna su

Korea’s Got Sense of Wonder

PSYBreve interludio della pausa estiva per portare all’attenzione di tutti un documento della massima importanza. La questione si potrebbe riassumere in una frase: i coreani hanno dei problemi.
Nel video che segue ci sarebbe abbastanza materiale per scrivere due novelle di Bizarro Fiction, un romanzo New Weird, e secondo me pure una trilogia Cyberpunk. E tanto tanto sense of wonder.
Perciò tirate fuori carta e penna e prendete appunti.


Il mio preferito è quello col completino giallo.

PSY, il demente del video, è un cantante hip pop di un certo successo in Corea, giunto addirittura al suo sesto album. Dalla didascalia del video:

‘Gangnam Style’ is composed solely by PSY himself from lyrics to choreography. The song is characterized by its strongly addictive beats and lyrics, and is thus certain to penetrate the foundations of modern philosophy.

Sono assolutamente d’accordo. Anche se non sono sicuro di voler leggere una traduzione del testo originale.
Ringrazio il pazzo che mi ha passato ‘sta roba e ne approfitto per farvi una domanda. Siete a conoscenza di roba coreana meritevole di essere vista? Io ho presente solo i lavori di Kim Ji-Woon (regista del divertente retard-western The Good, the Bad, the Weird, di A Bittersweet Life e del famoso Two Sisters) e la porcata kolossal-trashona D-War – noto tra i nerd per essere uno dei film più brutti nella storia del cinema mondiale.
Ma sono sicuro che i coreani hanno molto da dare al mondo. Circa.

Corea del Nord

Tipo i missili.

Top 30 Chiavi di Ricerca Weird

Un paio di mesi fa, convinto che non se la inculasse nessuno, avevo tolto la voce “Ultime chiavi di ricerca weird” dalla Home Page. Non l’avessi mai fatto!
Fans che si strappavano i capelli per la disperazione. Pakistani pronti a farsi esplodere nella metropolitana se non le avessi rimesse immediatamente. Il Doomsday Clock che segnava un minuto alla mezzanotte. O qualcosa del genere.
Vabbé: nel disperato tentativo di ristabilire l’equilibrio mondiale, le avevo rimesse. Rilanciando con la vaga promessa di dedicare un nuovo post alle chiavi più dementi dell’anno.
Ebbene, non mi ero dimenticato delle mie parole. Oggi voglio festeggiare.

Perché festeggiare? E’ presto detto.
Ieri, il blog ha superato le 47.000 visite e i 900 commenti. Come già detto durante il primo post di Maggio, Tapirullanza è raramente sceso sotto le 200 visite giornaliere, anche durante quei 25 giorni circa in cui non ho postato articoli. E come avevo previsto, con il riprendere dell’attività le visite hanno ripreso a salire, entrando nella fascia delle 300 giornaliere; la settimana scorsa, infatti, ha registrato una media di 313 al giorno.
Ma diamo una rapida scorsa alla classifica dei primi otto referrer dell’ultimo trimestre:

1. Motori di ricerca: 10.867 visualizzazioni.
2. Zweilawyer: 414 visualizzazioni.
3. Gamberi Fantasy: 331 visualizzazioni.
4. Baionette Librarie: 281 visualizzazioni.
5. Facebook: 153 visualizzazioni.
6. La Donna Camel: 119 visualizzazioni.
7. Draghi d’Ottone: 79 visualizzazioni.
8. Minuetto Express: 78 visualizzazioni.

Un rapido confronto con la classifica postata nell’articolo Bilancio di fine anno, e subito balza all’occhio il cambiamento: il numero di persone arrivata attraverso motori di ricerca spazza via ogni altro referrer. Certo – di quelle 10.867 visite, 838 sono arrivate cercando “Tapirullanza”, dunque si tratta di gente che mi conosceva.
Ma per la maggior parte sono dei “nuovi”! Yeeee!
Insomma, sembra che questo blog sia riuscito a ritagliarsi il suo spazio nel cosmo. E una parte di questo cosmo è costituita da domande e richieste profondamente insane.
Ho scelto le 30 che mi sono piaciute di più. Purtroppo – WordPress sia maledetto – non sono riuscito a salvare tutte quelle che avrei voluto. Alcune chiavi di ricerca geniali sono perse per sempre, come quella bellissima scritta in russo (che non ho mai capito che diamine volesse dire).
Pazienza. Il campionario che ho raccolto fa comunque la sua bella figura. Have fun.

Frigorifero

Fissa attentamente questa gif per dieci secondi e questo post acquisterà un senso.

Cominciamo con (30) “sono la tua porca” meaning of. Mi piace perché trasmette l’idea di un blog internazionale. Utenti da oltreoceano (o quantomeno da oltremanica) arrivano fino qui apposta per avere delucidazioni sui misteri della lingua italiana. Molto onorato.
E a proposito di domande pressanti, un altro mi chiede: (29) chi è il burattinaio innamorato; purtroppo devo ammettere che non lo so. Ma prometto che farò ricerche a riguardo. Così come cercherò di documentarmi per venire in aiuto dell’anima candida che mi domanda: (28) essere diabolica e apparire faccia d’angelo.

Ma lo so cosa vi state tutti chiedendo. “Quando diavolo arrivano le chiavi di ricerca porno?”.
Certo, certo. Avete anche ragione. Ma dato che siamo su un blog per nerd, anche le chiavi di ricerca porno devono conformarsi. E infatti alla prossima posizione troviamo (27) licantropia hard. si comporta come una gattina. Che mi lascia con un dubbio: ma quella che si comporta come una gattina è la licantropa, o si suppone che ogni donna dotata di pulsioni sessuali, di fronte a un licantropo non potrebbe fare a meno di comportarsi come una gattina?
Domande pesanti, domande importanti, e perché no, necessarie.
Riflettiamo.

Ma non riflettiamo troppo, perché dobbiamo rispondere al pressante interrogativo circa (26) la cacca nel basso medioevo
Ora, una precisazione: non sono un esperto di cacche. E’ quindi con estrema cautela che mi avvicino all’argomento. Se posso azzardare un’ipotesi, direi che nel Basso Medioevo la cacca era pressapoco la stessa di oggi. Forse un po’ più liquida, ma rimaniamo sempre nell’ambito delle speculazioni.
Discorso differente per l’Alto Medioevo – a quell’epoca la cacca era completamente diversa, come ci insegna Procopio. Ma ne parlerò più diffusamente in un apposito articolo di Saggistica.

Passiamo a domande più semplici: (25) gesù ha mai parlato di viaggi nel tempo? Sì.
Prossima domanda. Eccola: (24) dove si trova l’ano nel coniglio? Oserei dire che questo è il blog sbagliato per affrontare certi delicati argomenti. Ma non voglio che si dica che mi tiro indietro, per cui ecco i miei due cent.
Individuare l’ano del coniglio è in effetti piuttosto difficile, dato che il coniglio ha la malaugurata abitudine di starsene tutto il tempo seduto sopra il proprio ano. La soluzione che ti propongo, caro mio lettore, è di collocare il tuo coniglio (se non hai un coniglio, fattelo prestare da un tuo amico) sopra una grata rialzata da terra (per esempio una voliera?). A questo punto dai da mangiare al tuo coniglio. Rimani in osservazione al di sotto della grata, e attendi che il coniglio espella ciò di cui abbiamo discusso al punto (26). In questo modo potrai individuare a colpo sicuro l’esatta posizione del suo ano.

Optimus Christ

Lui è Optimus Christ.

Restando in argomento, l’utente successivo mi domanda: (23) quando si fa la cacca dura? A volte.
A questo punto forse qualcuno di voi si starà chiedendo perché la cacca compaia così ossessivamente tra coloro che arrivano sul mio blog. Be’, vi pregherei di smetterla immediatamente. Sono domande che non si fanno. Some things are better left unsaid.
Passiamo invece ad un altro argomento – un tale mi chiede informazioni su un (22) nigga cinese.
No, a pensarci bene forse era meglio continuare a discorrere di feci.

Mano a mano che scaliamo questa classifica della follia, noto che le chiavi di ricerca si fanno via via più criptiche e allusive. Come se si riferissero a un mondo altro – come se stessero cercando di dirci qualcosa.
Che pensare, infatti, di (21) spessore vecchie ciccione con suono? Forse che si riferisce alla possibilità di utilizzare donne anziane un po’ sovrappeso come strumenti musicali? O si tratta di una raffinata allusione all’insostenibile peso delle pensioni di anzianità sul bilancio statale?
Domande almeno altrettanto angosciose sono suscitate dall’utente che dice (20) tu sai chi è victimi dei pokè mon me lo puoi stampare graze. In realtà non dovrei stupirmi; chi non ha mai chiesto al proprio motore di ricerca di sbrigare per noi del noioso lavoro d’ufficio? Specialmente se riguarda un tema urgente come quello delle migliaia di persone ogni anno vittime degli indiscriminati assalti di pokémon selvatici.

Prossima domanda. (19) racconto comico di un personaggio che calpesta la cacca.
Sì, va bene, stiamo ancora parlando di cacca. Ammetto che pestare la cacca sia molto comico, e che altresì esiste un intimo rapporto tra la cacca e il fantasy; ma devo ahimé confessare che si tratta di una branca della letteratura fantastica che non ho ancora esplorato. Chiedete a G.L.
Un altro utente dà prova di essere una persona molto equilibrata, chiedendomi (18) come creare un virus che annienta il genere umano. Non lo so e comunque non te lo dico.
Il prossimo visitatore è invece perentorio: (17) leonardo di caprio piedi puzzoni. Sono incline a credergli.
E chiudiamo la metà inferiore della classifica con una profonda critica delle religioni orientali e delle loro sciocche usanze: (16) imbuto nel terzo occhio. Bravo! Ben detto! Tu sì che non la mandi a dire!

Bene – siamo arrivati a metà. Vi faccio presente che siete ancora in tempo per tornare indietro.
Se per qualche strana ragione avete deciso di restare, forse saprò dissuadervi con (15) squalo super saiyan. A dire il vero, la comunità scientifica si è interrogata a lungo circa l’esistenza dello squalo super saiyan. Un eminente scienziato avrebbe addirittura asserito con stizza: they’re over nine thousand! Ma oggi i biologi marini sono più o meno tutti concordi nel dire che no, lo squalo super saiyan non esiste.
Rimane invece aperta una questione di capitale importanza per questo blog, ossia se (14) philip k. dick era un pò autistico. Sì.
La prossima chiave di ricerca invece mi piace perché è molto aggraziata. Perciò fate uno sforzo immaginativo; immaginate che a pronunciare le parole che seguiranno sia un attempato gentiluomo vittoriano. Il dottor Kellogg, per esempio.
Siete pronti? Eccola che arriva:
(13) ragazzo sborra in signora.
Right away, good sir!

LMPOSVMCFOAISMT Old Bean

La prossima lettrice, arrivata su Tapirullanza direttamente dalle pagine della posta del cuore di Cioè, mi domanda preoccupata: (12) consigli x prendere cazzo nella fica e dildo nel culo. Be’, mia cara amica, il segreto è sempre quello – tanto esercizio, ma soprattutto passione!
E visto che le ultime chiavi di ricerca sembravano avere un po’ troppo senso, ecco che un altro visitatore mi chiede informazioni circa gli (11) aghi anti piccione. Ottima domanda. Non conosco la risposta, ma la domanda mi piace.

Un lettore coscienzioso mi fa invece notare che (10) aprile è un mese. Ti ringrazio.
Un’altra mi rimprovera la mia immaturità, puntualizzando che (09) io ho superato tutti i momenti difficili senza lamentarmi, senza vedersi come una. Devo riconoscere che ha ragione. Ogni volta che dovevo affrontare delle difficoltà – lo ammetto non senza un certo imbarazzo – non riuscivo mai a fare a meno di lamentarmi, ma soprattutto, dopo mi vedevo sempre come uno. Ma se si riesce a non vedersi come uno, be’, è meglio. E’ meglio per noi, ed è meglio anche per gli altri.
Il prossimo utente invece vorrebbe sapere (08) perché dovrei parlare dell’economia in europa nel 500. Su, fai i compiti e non rompere i coglioni.
Altrimenti finisci come quelli della prossima richiesta: (07) 3 mongoloidi a tavola(ammetto che sarebbe un siparietto interessante).

Il prossimo visitatore invece è un pornoamatore scafato, profondo conoscitore del genere, e quindi molto esigente. Come ci insegna Gamberetta:

Spesso la gente dice: “Ah, a me non interessa il genere di un romanzo o chi lo ha scritto, mi interessa solo se è bello!” Questo è un problema, perché “un libro bello” non è il tipo di dato che puoi cercare con Google, con Amazon o con emule. Però la mia esperienza personale è che quando si approfondisce non è vero che sul serio la persona legge di tutto basta che sia bello. La persona ha delle preferenze di argomento, di (sotto)generi, di periodo storico.

Costui domanda infatti, in modo categorico, (06) foto a vedere la loro vulva delle femmine , niente adoso , non coprire la vulva e non devono fare niente. E c’ha anche un po’ ragione. Basta con queste femmine che si coprono la vulva tutto il tempo e non stanno mai ferme! Santa pazienza.

E passiamo di porno in porno. La prossima richiesta – vi avverto fin d’ora – è un po’ forte.
Molti di voi potrebbero rimanere turbati dall’audacia e dalla perversione del prossimo utente. Con degli animali, poi! Oddio! Nel caso siate persone sensibili, vi prego fin d’ora di abbandonare la pagina.
Sono sempre stato contrario alla censura, ma devo ammettere che è difficile pubblicare certe indegnità senza sentirsi sporchi. E’ quindi con estremo sdegno che oso trascrivere quando segue:

(05) gatti ignudi

SHAME ON YOU!
Spero che ti trovino e ti sbattano in carcere, dove carcerati nerboruti ti violenteranno per ore e ore, dopodiché mi auguro che ti taglino il pisello e lo diano in pasto ai cani! Senza anestesia!
…scusate, ma quando ci vuole ci vuole.

My little pony

Comunque, ridendo e scherzando, siamo arrivati alle prime posizioni.
La prossima chiave di ricerca è la simpatica (04) lardose che esplodono; mi domando se si riferisca alle stesse signore di cui poco più sopra si suggeriva un utilizzo musicale. L’utente successivo, invece, chiude la serie delle chiavi di ricerca porno con la domanda: (03) posso mettergli il vibratore in figa e lei non se ne accorge. Forse.
Mentre in seconda posizione troviamo una sentita dichiarazione d’amore, di quelle che mi fanno battere forte forte il cuore. Una di quelle frasi che ci dimostrano che il romanticismo non è ancora morto. (02) io e hitler tre reich sopra il cielo.
E un bel “scusa ma ti chiamo ariano” no?

Bene. Siamo arrivati alla fine del viaggio.
Abbiamo riso. Abbiamo pianto. Abbiamo imparato qualcosa.
Ma soprattutto, abbiamo imparato il valore dell’amicizia. Quella vera. Quella che dura per sempre.
Ora è tempo che sparisca, come un bravo attore che esce di scena prima dell’atto finale.
Non commenterò l’ultima chiave di ricerca, quella che ha vinto come miglior chiave di ricerca degli ultimi tre mesi. Perché certe frasi non possono essere commentate. Esse vanno accolte in fondo al nostro cuore, alla nostra anima. Senza chiedersi il perché.
Bisogna lasciarle sedimentare dentro di noi. Dimenticarle, anche.
Finché un giorno, quando meno ce lo aspettiamo, la loro abbagliante verità esploderà fuori di noi e illuminerà ogni cosa di fronte a noi come la più magnifica delle aurore boreali. E allora sapremo. E sarà bellissimo.
E’ tempo.

(01) penso che tu abbia la fortuna dalla tua parte. questo ti porterà ad avere una vita molto strana. ti succederanno molte cose. però non devi mai biasimare te stessa. devi vivere hard boiled

Philip Marlowe

Prima lui biasimava sé stesso. Poi però ha letto questa chiave di ricerca e ha deciso di vivere hard boiled. Grazie anonima lettrice!