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Gli Italiani #10: Tripletta di racconti steampunk

Steampunk BatmanNon ho mai avuto un amore particolare per lo steampunk; era solo un’ambientazione tra le tante. E’ quindi merito del Duca se negli ultimi anni è riuscito a farmi appassionare a tante opere di questo genere. Ho conosciuto grazie a lui l’opera di K.W. Jeter e il suo classico Infernal Devices, di cui vi ho parlato lunedì scorso; così come è grazie a lui se esistono sul mercato i tre racconti di cui vi parlerò oggi.
Tra Maggio e Settembre 2014, su Vaporteppa sono stati pubblicati tre inediti italiani. Altro non sono che le versioni riviste e corrette di tre dei quattro racconti finalisti del famoso concorso steampunk indetto dal Duca nel lontano 2010: L1L0, La maschera di Bali e Piloti e nobiltà. Ho monitorato per anni il destino di quei racconti – che nelle intenzioni originali del Duca, prima della nascita di Vaporteppa, avrebbero dovuti essere editati e raccolti in un’antologia autopubblicata – e mi ero ripromesso di parlarne una volta usciti. Ammetto di essere arrivato in ritardo: dall’uscita dell’ultimo dei tre sono passati alcuni mesi, e altri – come Taotor e Tenger – ci hanno già speso sopra degli articoli.

Ma una promessa è una promessa, e se posso aggiungere un minimo di pubblicità a qualcosa di bello sono più che contento. I tre racconti che seguono sono acquistabili gratuitamente su Amazon o Ultima Books.

L1L0
L1L0Autore: Pippo Abrami
Genere: Science-Fantasy / Steampunk
Tipo: Racconto

Anno: 2014
Pagine: 34 pg.
Editore: Antonio Tombolini Editore
Collana: Vaporteppa

L1L0 è un automa senziente, e ha una missione: irrompere in una caserma tedesca e salvare la figlia del suo geniale creatore, il dottor Loew, dalle grinfie dei soldati. Fin qui niente di nuovo, giusto? Se non fosse che L1L0 è l’automa più retard che si sia mai visto – composto da un bollitore e tre cervelli di scimmia, due tubi montati sulla testa che lo fanno sembrare un coniglio, l’unico motivo per cui non si è ancora suicidato dalla tristezza è che il dottore l’ha dotato del witz, l’umorismo fatalista ebraico. Riuscirà a mettersi in pace con sé stesso e completare la missione?
L1L0 è il racconto vincitore del concorso steampunk del Duca, e il primo dei tre finalisti ad essere pubblicato su Vaporteppa. Ridotto all’osso, il racconto di Abrami è una storia d’azione lineare, dal canovaccio visto mille volte: il protagonista deve irrompere in una base nemica, menare gli automi di guardia, portare in salvo la bambina e tornare indietro tutto intero. L’unica cosa che distingue L1L0 da altri cento racconti, è il protagonista, nonché voce narrante in prima persona. Ed è qui che Abrami ha fatto centro.

L’idea dietro il personaggio di L1L0, infatti, è talmente retard da essere geniale: un automa così atroce che si autodistruggerebbe piuttosto che contemplare la propria bruttezza, e l’umorismo giudaico utilizzato come strumento di sopravvivenza. Hmm, makes sense. Filtrato dal suo timbro vocale sarcastico e autoironico, tutto il racconto scorre in modo divertente senza veri momenti di noia. A questa idea si aggiungono tanti altri piccoli tocchi di classe, come il sistema gerarchico che governa i tre cervelli di scimmia, o il fatto che l’automa non abbia corde vocali, ma parli sputando strisce di carta con su stampate le sue risposte in CAPS LOCK.
Le parti dialogate, e in particolare gli scambi col dottor Loew, sono i momenti migliori del racconto; le battute di L1L0 non sono al livello di un Woody Allen, ma si lasciano leggere. Per contro la seconda metà del racconto, con i suoi combattimenti, è molto meno memorabile. La narrazione si fa più seria, scompaiono perlopiù le battute sarcastiche che erano il sale di questa storia; gli automi nemici tendono a sprofondare nell’anonimato, e la storia segue talmente il canovaccio collaudato delle trame d’azione che possiamo anticipare cosa succederà.
Peccato: se la componente d’azione fosse stata altrettanto originale e sopra le righe delle premesse, questo racconto sarebbe stato un piccolo capolavoro e il migliore dei tre. Anche così, comunque, è un close second; e vale sicuramente il tempo speso per leggerlo.

La Maschera di Bali
La Maschera di BaliAutore: Francesco Durigon
Genere: Fantasy / Horror / Steampunk
Tipo: Racconto

Anno: 2014
Pagine: 41 pg.
Editore: Antonio Tombolini Editore
Collana: Vaporteppa

Siamo nella Londra vittoriana, e il Dipartimento per le Scienze Oscure svolge degli esperimenti segreti con delle maschere tribali che pare abbiano poteri magici. Tutto procedere per il meglio, finché i ricercatori costringono un prigioniero a indossare la maschera della divinità Rangda: perché la maschera prende vita, trasformando l’uomo in un orribile demone divorauomini! Nel giro di poche ore, Londra è letteralmente invasa da orde di demoni e l’apocalisse sembra imminente. Ma chi può salvare la città dal totale annientamento? La veggente Abigail Murray, a cui i tarocchi hanno parlato: dovrà trovare un soldato, un automa e un vecchio lord, e solo allora avranno una speranza…
Dei tre racconti, questo è quello con la trama meno originale. La maschera di Bali si sviluppa come un horror d’azione, con il nostro pugno di eroi che deve mettersi in salvo dai mostri e trovare il modo di fermare l’invasione. Il racconto è narrato in terza persona con due POV che si alternano, quello di Abigal e quello di John Plye, soldato d’élite; ogni cambio di punto di vista coincide con un cambio di paragrafo, quindi non c’è mai il rischio di fare confusione, benché le due voci narranti tendano a parlare nello stesso modo.

Il grosso del racconto è occupato dai combattimenti contro le creature demoniache. La forza e la ferocia dei nemici sono rese molto bene – spesso l’unica speranza di salvezza durante uno scontro è la fuga – e i protagonisti appaiono qui molto più vulnerabili rispetto alla media delle storie d’azione. Alcune scene sono particolarmente adrenaliniche, come lo scontro sul vagone ferroviario. Tuttavia, dopo un po’ la formula diventa ripetitiva: in fondo questi mostri sono tutti uguali, un oceano di anonimi expendables, e l’investimento emotivo tende a calare mano a mano che si procede nella storia. Alcune scelte infelici nella gestione dei destini “individuali” dei personaggi completano il quadro.
Il plot twist che chiude la storia è piacevole e richiede un minimo sforzo intellettivo per essere colto. Tuttavia, quando si chiude La maschera di Bali, il finale intelligente non cambia l’impressione globale: ossia che non rimane molto, di quello che si è letto. Nessuna idea forte, nessun concetto o personaggio memorabile. Solo un pezzo di bravura sul tema dell’invasione mostruosa. Il racconto di Durigon è piacevole e adrenalinico, ma certamente è il più debole dei tre finalisti.

Piloti e Nobiltà
Piloti e NobiltàAutore: Diego Ferrara
Genere: Science-Fantasy / Steampunk
Tipo: Racconto

Anno: 2014
Pagine: 35 pg.
Editore: Antonio Tombolini Editore
Collana: Vaporteppa

Elsa è una pilota donna in un mondo di uomini. E se difendere le sue capacità non fosse già abbastanza difficile tutti i giorni, oggi il cavalier Sinisa ha portato a bordo del suo eligibile un gruppetto di tronfi nobili, per mostrar loro le doti del mezzo e sperare di vendere un po’ di pezzi. Ma per costoro, rimettere la propria vita nelle mani di una donna, anche solo per un giorno, sembra un affronto intollerabile. Riuscirà Elsa a farli arrivare sani e salvi alla fine della giornata, o la faranno uscire di testa prima?
Piloti e nobiltà era a mio avviso il migliore dei racconti del concorso già prima della revisione, e lo è ancora. La storia, narrata in prima persona da Elsa, è un concentrato di humour nero, tutto giocato sul conflitto tra la protagonista e i suoi insopportabili passeggeri. Da una parte, i nobili che deve scarrozzare in giro mostrano aperto scetticismo e un certo disprezzo all’idea che sia una donna alla guida; dall’altro, lei non fa molto per rendersi simpatica. In un’escalation di richieste assurde, insulti e sabotaggi involontari, la situazione precipiterà fino alla cinica – ma spassosa – conclusione.

Il racconto di Diego Ferrara ha tutto: ritmo – succede qualcosa di nuovo ogni poche righe – personaggi divertenti – i nobili passeggeri sono tutti delle macchiette, e anche Elsa non è certo una santa – conflitto. Si legge che è un piacere, senza mai sentire il bisogno di posarlo.
Ma sono soprattutto due i motivi per cui lo amo. Primo, a differenza degli altri due racconti, non serve un canovaccio convenzionale da storia d’azione: a tutti gli effetti, non si riesce a prevedere cosa succederà dopo o come andrà a finire. Secondo: non ci sono buoni o cattivi, non c’è un antagonista se non la stupidità umana. Il crescendo di disastri che travolgerà la gita in eligibile è il risultato di una serie di persone che fanno cose idiote piuttosto che un atto di malizia deliberata, e quindi è tanto più simile alla vita reale. A questo si aggiungono poi una serie di belle idee, come il sistema di alimentazione dell’eligibile.
L’autore, Diego Ferrara, è una vecchia conoscenza per chi segue Tapirullanza: avevo già dedicato un articolo al suo Soldati a vapore, novella ucronica steampunk autopubblicata, ed edita dal Duca ai tempi in cui Vaporteppa non esisteva manco sulla carta. La novella era piacevole, ma la compattezza e il ritmo di questo racconto lo rendono il migliore dei due. Un paio di riferimenti inseriti in Piloti e nobiltà, comunque, mi fanno pensare che racconto e novella condividano la stessa ambientazione ucronica; a questo punto spero che Ferrara faccia trentuno e scriva un vero e proprio romanzo ambientato in questo universo, o magari espanda l’originale Soldati a vapore.

Donna pilota

Questa è follia!

Dei tre, Diego Ferrara è di sicuro l’autore più completo, e a mio avviso potrebbe tranquillamente buttarsi a capofitto in un romanzo, mentre Durigon è quello più acerbo; ma tutti e tre i racconti valgono la pena di essere letti. Sommati assieme fanno poco più di un centinaio di pagine (e sto contando note dell’autore e tutto il resto!): vuol dire che si possono leggere tutti e tre nell’arco di un pomeriggio.
Oppure no. Ci sono tante cose che si possono fare in un pomeriggio. Come guardarsi in loop per sei ore Serbia Strong in versione ragtime. Ora che ci penso… quali modi migliori ci sono mai al mondo per occupare un pomeriggio?


Che poi il ragtime è stato inventato alla fine dell’Ottocento, quindi con lo steampunk ci sta pure bene.

Qualche estratto
Ho selezionato un brano per ciascuno dei tre racconti; li metto tutti in fondo per evitare confusione nel corpo dell’articolo. Have fun!

L1L0
Stiamo costeggiando il fiume, anche se non possiamo vederlo: una fila interminabile di mulini generatori ne precludono la visuale. La lanterna di uno scambio si avvicina. Doc Loew diminuisce la velocità e si sporge con l’arpione da manovra. Non ho bisogno di leggere il cartello per sapere di che bivio si tratta.
Scambio N.41: direzione Lhotka, Kamyk e Libus.
Il Nucleo possiede a memoria tutta la ragnatela ferroviaria di Praga e dintorni.
“HAI RIEMPITO LE SCIMMIE DI NOTIZIE INUTILI, DOC.”
La Fornarina prende la via sulla sinistra, ci allontaniamo dal fiume.
«Prima di mesmerizzare la tua personalità e il registro tattico dovevo prendere confidenza col suggestore ipnotico: ho fatto pratica con i testi che avevo sottomano.»
“IL COMPENDIO ENCICLOPEDICO IMPERIALE?”
«Solo i volumi dal primo al nono… tranne il numero sette. Il settimo volume l’ho prestato mesi fa e non è più tornato. Però l’ho rimpiazzato col catalogo postale Trocéro-Printemps, dovevo testare la tua capacità di calcolo.»
Fantastico. Ho stipato nel Nucleo circa novantamila pagine di cultura generale con i relativi prezzi (spedizione inclusa sopra le venti corone), l’equipaggiamento indispensabile per ogni macchina assassina. Sto per assaltare un comando operativo dell’esercito prussiano armato di consigli per gli acquisti.
Strano, la cosa non mi disturba quanto dovrebbe.
“PERCHÉ TUTTO QUESTO MI SEMBRA SOLO UN PESSIMO SCHERZO?”
Doc Loew si alza in piedi, si massaggia una tempia, passeggia nella cabina della locomotrice. Impiega quasi un minuto a trovare le parole.
«È… è il Witz, l’umorismo ebraico…»
Visto le parole che trova, poteva sforzarsi un po’ di più.
«Il Witz è il fondamento della tua personalità indotta. Impregna ogni tuo processo mentale e… ogni tuo messaggio. Purtroppo.»
“MI HAI FATTO IRONICO E FATALISTA?”
Doc Loew si guarda le scarpe.
«Una definizione corretta…»
Si gratta dietro un orecchio.
«Era l’unico archetipo caratteriale che poteva accettare la tua condizione esistenziale senza… senza…»
“DAR FUORI DI MATTO?”
«Porre fine volontariamente alla propria situazione… in maniera irreversibile.»
Credo di capire: quando uno scopre di essere composto da tre cervelli di scimmia e un bollitore, deve poterla buttare sul ridere, o il primo istinto che avrà sarà quello di farsi saltare il Nucleo con un colpo di moschetto.

La maschera di Bali
Lord Fairfax […] infilò la maschera sul volto insanguinato del soggetto, calcandola per bene con il palmo della mano.
Il Soggetto 37 cadde a peso morto, sorretto dalle catene ai polsi. Il pianto cessò con un sibilo aspirato, la luce delle lampade a gas s’affievolì tremando.
Abigail trattenne il fiato.
Qualcosa è fuori posto.
Nella penombra Lord Fairfax passò con gli occhi da Abigail al soldato Parson, la fronte corrugata.
La pendola a muro scandì l’una di pomeriggio. Il suono riecheggiò sordo nella stanza, come rallentato.
La luce tornò stabile.
Lord Fairfax si lisciò i capelli all’indietro e aggiustò il panciotto tirandolo da sotto. «Bene.» Tossì imbarazzato. «Possiamo riprend—»
Il Soggetto 37 scoppiò a ridere, la risata stridula di una vecchia. Alzò la testa di scatto e il corpo si sollevò da terra, fluttuando a mezz’aria.
Abigail si portò una mano al petto. Mio Dio!
Lord Fairfax arretrò di un passo, le braccia a schermare il volto.
La pelle ai lati della maschera si sciolse come cera e colò a terra, sostituita da una rete di vene blu. Il volto di legno penetrò nella faccia col sibilo della carne che brucia. Gli occhi si spalancarono, piansero sangue. La bocca scattò in un ghigno divertito e i capelli crebbero lunghi e folti, ondeggiando assieme al corpo sospeso in aria. Tra le fauci si srotolò una lingua blu, lunga fino al petto.
Lord Fairfax si avventò sul Soggetto 37 e gli strinse le mani ai lati della maschera. Il mostro lo spinse via, mandandolo a sbattere di testa contro la gabbia.
«Milord!»
Lord Fairfax si aggrappò alle sbarre, le palpebre socchiuse percorse da un tremolio, e si accasciò sul pavimento.
Parson fece fuoco tre volte col revolver. Il mostro tornò con i piedi per terra, le ferite in pieno petto che chiazzavano a malapena la camicia a righe bianche e nere. Afferrò le catene che lo imprigionavano e le strappò dalle sbarre della gabbia. Parson tremava. Il revolver gli scivolò di mano e cadde a terra. Il mostro si strappò le catene dai piedi, raggiunse il soldato con un balzo e gli trafisse lo stomaco con una mano artigliata.
Lo fissò.
Rise.
Inclinò la testa e gli soffiò del fumo viola sul volto.
Abigail afferrò la borsa e si fiondò fuori dalla stanza.
La creatura scoppiò di nuovo a ridere, la risata di una vecchia strega. Nel corridoio Abigail premette le mani sulle orecchie e gridò a pieni polmoni.

Piloti e nobiltà
«In questa bara non c’è nemmeno un finestrino. Come diavolo facciamo a vedere qualcosa?»
La voce proveniva dall’interfono di collegamento con il vano posteriore. Elsa e Cesare si scambiarono un’occhiata.
«Signori, vi prego.» Questa era la voce di Sinisa. Attraverso la distorsione dell’interfono suonava ancora più untuosa. «Vi ricordo che questo apparecchio è solo un prototipo. Il progetto di prima generazione prevedeva un impiego militare. Voi sedete in effetti nell’alloggiamento che doveva ospitare una squadra di fanti di marina, è normale che non ci siano finestre. Ma i modelli ad uso civile sono tutti dotati di oblò panoramici.»
«Comunque a me sembra più un carro bestiame che un velivolo,» disse un’altra voce, «inoltre non pensi che mi sia scordato chi c’è di là ai comandi, Cavaliere.» Una breve pausa, come per prendere fiato. «Io ho combattuto quei dannati austriaci a Sommacampagna. Abbiamo respinto per un giorno intero quei maledetti Krebs e tutte le diavolerie che ci tiravano addosso. E non ricordo che ci fosse una sola donna nel mio reparto. Non una!»
«Ecco… tecnicamente questo non è più un velivolo militare, signor Conte. Appartiene all’aviazione civile, e—»
«Me ne frego! Nessuna donna può pilotare una macchina volante. È contro natura!»
Qualcuno pronunciò delle parole in una lingua straniera.
«Sua Eccellenza el Marqués domanda quando sarà possibile vedere qualcosa,» tradusse una voce dall’accento marcato, «o se passeremo tutto il viaggio rinchiusi aquì.»
«Ma certo che no. Dica a Sua Eccellenza che lo condurrò in cabina di pilotaggio tra un minuto, in modo che possa ammirare uno scorcio della nostra meravigliosa città.»
Elsa alzò gli occhi al soffitto.

Sai che c’è di nuovo? (II)

Rientrato in patria, non ho ancora avuto molto tempo per mettermi seduto al computer. Ma in attesa che il blog ritorni al suo ritmo di articoli usuale, ecco una nuova carrellata di opere interessanti – uscite da poco o in uscita – in cui mi sono imbattuto nelle ultime settimane.

Southern Reach Trilogy
Annihilation VanderMeer La annunciava da tempo. Dopo cinque anni di silenzio narrativo (fatta eccezione per la collezione di racconti The Third Bear, pubblicata nel 2010), Jeff VanderMeer, decano del New Weird, esce quest’anno con una trilogia di romanzi intitolata Southern Reach Trilogy.
L’opera si presenta come un fantasy o fantascienza di esplorazione di terre bizzarre: un’equipe di scienziati dovrà penetrare nell’Area X, un territorio abbandonato e reclamato dalla natura in cui si verificano fenomeni inspiegabili, e scoprirne i suoi segreti. Ma tutte le spedizioni precedenti sono andate a finire male. Non mi è chiaro se l’ambientazione della trilogia appartenga allo stesso mondo del ciclo di Ambergris – quel che emerge dalla sinossi, è che VanderMeer sembrerebbe aver abbandonato le pretenziosità literary dei suoi primi romanzi per scrivere qualcosa più plot-oriented. Non posso che esserne felice.

Altro aspetto degno di nota è il modo in cui VanderMeer e la sua casa editrice (la FSG Originals) stanno gestendo le uscite. Il primo libro, Annihilation, è uscito a inizio Aprile; il secondo, Authority, a inizio Maggio, e il terzo, Acceptance, uscirà a Settembre. Insomma, nel giro di pochi mesi i fan di VanderMeer potranno leggere l’intera opera. Altro che i cicli senza fine alla Robert Jordan o alla Martin, costruiti sul feedback dei lettori e progettati per finire il più tardi possibile: questa è ciò che chiamo professionalità.
L’unico neo è il prezzo dell’edizione digitale, assurdamente alto – 9,55 Euro al momento in cui scrivo – e praticamente identico a quello del cartaceo. Un prezzo che sembra quasi gridare al cielo: “Piratatemi! Piratatemi!”. Ma cattive politiche editoriali a parte, la trilogia sembra molto interessante e penso che le darò una chance nelle settimane e mesi a venire. Mi piacerebbe poterci scrivere due righe a fine anno, quando sarà finita.

Monday Begins on Saturday
Monday Begins on SaturdayE dato che parliamo di esplorazioni di luoghi contaminati in cui accadono fenomeni paranormali, ricorderete il bellissimo romanzo Roadside Picnic dei fratelli Strugatsky, a cui avevo dedicato un Consiglio quasi un annetto fa. In quell’occasione avevo anche lamentato la scarsità di opere degli Strugatsky in circolazione in traduzione inglese (fatta eccezione per un po’ di loro opere reperibili su Library Genesis).
Ebbene, la Gollancz ha deciso di ripubblicare nella collana degli SF Masterworks il romanzo Monday Begins on Saturday. Il libro – che uscirà ad Agosto – è una satira in salsa fantascienfica degli ambienti accademici e di ricerca dell’Unione Sovietica. Insomma, se Roadside Picnic è un romanzo dal sapore internazionale, che – in teoria – avrebbe anche potuto essere scritto da un occidentale, questo Monday Begins on Saturday sembra decisamente radicato nell’URSS degli anni ’60. Ragione in più perché non me lo lasci sfuggire! E se dovesse piacermi vedrò di scaricarmi anche il seguito – Tale of the Troika – di cui Theodore Sturgeon diceva un gran bene. Vi terrò aggiornati.

The Tick People
The Tick PeopleParlando invece di libri già pubblicati, il mese scorso è uscita l’ultima fatica di Mellick, The Tick People. Perché ne parlo, dato che quel pazzo maniaco pubblica quattro nuove opere all’anno? Be’, è un caso particolare perché sul suo blog Mellick dichiara di essere ritornato allo sperimentalismo dei suoi primi libri:

Unlike my last few books, this is a short quick read and somewhat similar in tone to my early bizarro novellas like Teeth and Tongue Landscape, Steel Breakfast Era or Ugly Heaven.

Non significa che sia un bene. Nonostante le immagini vivide e le idee folli, i libri mellickiani del primo periodo assomigliano più ad accozzaglie di scene strane che a delle storie con un inizio, un centro e una fine; preferisco di gran lunga le opere più recenti come The Egg Man, Zombies and Shit o Quicksand House. Ma se – dopo anni passati a scrivere trame ben strutturate – Mellick fosse riuscito a trovare un equilibrio tra storie comprensibili e l’immaginario allucinato del primo periodo, il risultato potrebbe essere eccezionale. Quindi terrò d’occhio questo The Tick People, nella speranza che ne sia uscito qualcosa di buono.

Parlando di Mellick, piano piano mi sto aggiornando sulle cose che ha scritto negli ultimi anni. Ci sono molti titoli validi, alcuni dei quali potrebbero fare la gioia anche dei non amanti di Bizarro Fiction. Non mi spiacerebbe, in futuro, buttare giù un articolo di sintesi sulle sue opere più interessanti – data la quantità di cose che ha scritto e la qualità altalenante.
Ho anche per la testa un progetto di post riassuntivo di alcune delle sue opere sperimentali del primo periodo – tutta roba abbastanza ‘particolare’. Vedremo.

La Maschera di Bali
La Maschera di BaliE nel frattempo, è uscito su Vaporteppa il secondo dei racconti nati durante il concorso steampunk di Baionette Librarie. La Maschera di Bali, di Francesco Durigon, era un altro dei finalisti del concorso – altri due dovrebbero uscire nei mesi a venire.
All’epoca La Maschera di Bali non mi aveva detto molto – ma una terapia intensiva a base di Duca non potrà che avergli fatto del bene. Non l’ho ancora letto, ma intanto l’ho scaricato da Ultima Books e riposa nel mio reader. Vi farò sapere; ma intanto, dato che è gratis, vi consiglio di buttarci un occhio.

Che dire? L’annata promette bene. Devo trovare solo la forza per leggerla, tutta questa roba!

Cosa ne è stato dell’antologia steampunk

Antologia SteampunkEra il lontano 2010, e su Baionette Librarie il Duca lanciava il suo concorso di racconti a tema Steampunk. Le regole del concorso erano molto semplici:

Lunghezza dei racconti: tra le 2.000 e le 7.500 parole.
Tipo di racconto: Steampunk Tecnologico con o senza Fantasy.
Vincolo Conigliesco: nel racconto deve essere presente almeno un coniglio, non necessariamente in un ruolo importante e non necessariamente un coniglio in carne ed ossa. Trovate voi il modo di integrare l’elemento conigliesco nella storia. Non ci vuole niente, con un minimo di fantasia.

Scrivere steampunk non è affatto facile. Oltre a una passione per la cultura e l’estetica del Lungo XIX secolo, c’è un sacco di lavoro di documentazione da fare. Insomma, poteva risolversi in una mezza cagata, come tanti altri concorsi letterari di allora e di oggi – cough cough, Ucronie Impure, cough cough, Deinos. Invece andò discretamente bene. Arrivarono una trentina di racconti (senza contare i fuori concorso), che il Duca pubblicò gratuitamente così com’erano, senza editing, nella sua Raccolta dei Racconti Steampunk. Si andava dal “cavatemi gli occhi” al “ficcina con qualche speranza di diventare un giorno, con tanto impegno, qualcosa di decente” al racconto fatto bene.
Alla fine furono stabiliti quattro finalisti: L1L0, Piloti e Nobiltà, La Maschera di Bali e Il Colosso di Colorado Springs. Altri due racconti avevano la possibilità di entrare nella rosa, ma furono ritirati perché i rispettivi autori non riuscirono – o non trovarono il tempo – di editarli: Lunasil (dello stesso autore di Piloti e Nobiltà) e Photophantastes (di Alessandro Forlani, un nome che forse avete già sentito in questo blog: Forlani ha partecipato, infatti, a una gran quantità di altri concorsi, tra cui Ucronie Impure di Girola, e Deinos e Hydropunk di Giobblin). Tra i finalisti, comunque, gli unici ad avere davvero qualche possibilità di vittoria, per la qualità della scrittura, erano L1L0 e Piloti e Nobiltà. E alla fine, infatti, la spuntò proprio L1L0.

Steampunk shit

Poi per un paio d’anni non accadde più nulla. Il Duca cominciò a lavorare a un’antologia che raccogliesse i lavori migliori, editandoli ancora fino a raggiungere un livello soddisfacente, e sperando di riuscire a pubblicarla nel corso del 2012. Anch’io, che all’epoca avevo da poco aperto Tapirullanza, feci una piccola segnalazione della cosa. Ma per un motivo o per un altro, non se ne fece niente. Fino alla settimana scorsa.
Lo scorso 4 Maggio, il Duca ha pubblicato su Vaporteppa la nuova versione del racconto vincitore del concorso, L1L0: potete leggere qui l’annuncio su Baionette Librarie o andare direttamente alla scheda di Vaporteppa. Essendo lungo solo 5600 parole (una ventina di pagine circa), il racconto è distribuito gratuitamente. Pubblicare il vincitore del vecchio concorso a tema steampunk mi sembra un ottimo modo di inaugurare gli inediti italiani della collana. Non entrerò più di tanto nei dettagli del racconto nell’articolo di oggi – ma vediamo brevemente di che si tratta.

L1L0
Un bollitore con tre cervelli di scimmia, il muso allungato da coniglio, due camini dietro la testa che sembrano delle orecchie e una personalità costruita sul Witz, l’umorismo fatalista ebraico: questo è l’automa L1L0. Ma è anche una macchina per uccidere. Il suo scopo? Salvare la figlia del suo creatore da una caserma militare prima che sia troppo tardi.
L1L0 è un racconto d’azione di quegli ignoranti: poca filosofia, tante scazzottate tra robot, umorismo becero e ritmo rapido. Tutta la storia è raccontata in prima persona dall’automa, e questo è sicuramente l’aspetto più interessante del racconto: com’è vedere il mondo attraverso gli occhi di un buffo robot senziente meccanico attivato per la prima volta? Non troverete rivoluzioni concettuali o idee che vi tengano svegli la notte, e il canovaccio della trama è di quelli collaudati mille volte; ma è insolito quanto basta e si legge con divertimento. Inoltre, i paragrafi sono inframezzati da alcuni disegni dell’autore proprio carini (e sempre dell’autore è anche l’illustrazione di copertina!). Dateci un’occhiata.

L1L0

La copertina di L1L0

E gli altri racconti?
La pubblicazione di L1L0 è solo la punta dell’iceberg: dal cilindro di Vaporteppa, il Duca sembra stare tirando fuori ad uno ad uno gli altri finalisti del concorso steampunk. Nel corso di maggio dovrebbe uscire la nuova versione di La Maschera di Bali – racconto che non mi era piaciuto granché ai tempi dell’antologia, ma che potrebbe essere migliorato sotto i ferri del Duca. Next in line ci sarà poi Piloti e Nobiltà. La cosa mi fa particolarmente felice: non solo era il mio preferito, ma già come si presentava ai tempi del concorso era forse l’unico racconto che si sarebbe potuto pubblicare in un’antologia seria, di quelle a pagamento, senza sembrare fuori posto. Voglio vedere come questi due anni lo abbiano ulteriormente migliorato.
Un quarto racconto, dice il Duca nell’articolo, potrebbe invece uscire a pagamento: segno, immagino, che supererà il tetto delle 7500 parole minime stabilite da Vaporteppa per le pubblicazioni non gratuite. Non so di quale dei finalisti si tratti. Personalmente spero in Lunasil: lo ricordo come un racconto promettente, e l’autore è lo stesso di Piloti e Nobiltà, quindi ci sono buone speranze che venga qualcosa di figo. Ma sarei felice anche se, prima o poi, fuori dal cilindro rispuntasse RabbiT – un racconto folle scritto come un’inedito d’annunziano, e poi finito come “speciale fuori concorso” nella raccolta. Inizialmente era previsto che il racconto, anch’esso scritto da Forlani, finisse nell’antologia steampunk del 2012. Se Forlani e il Duca sono rimasti in contatto in questo lasso di tempo, potrebbe esserci un futuro per questo racconto. E del resto Forlani ha dimostrato che, quando vuole, sa lavorare bene: il suo Tlaloc verrà era il migliore tra i racconti di Ucronie Impure.

Non è ancora finita.
Alla gara steampunk del 2010 aveva partecipato anche un racconto intitolato Caligo. Era arrivato come fuori concorso, e quindi era rimasto fuori dalla prima raccolta di racconti pubblicata dal Duca: ergo non ho mai potuto leggerlo. Nei tre anni trascorsi da quella prima versione, il racconto è diventato un romanzo, e se tutto andrà bene dovrebbe uscire a giugno. Sarà il primo romanzo italiano pubblicato da Vaporteppa.
Ma la notizia più interessante è un’altra. L’autore è Angra (al secolo Alessandro Scalzo), che già aveva scritto anni addietro e poi autopubblicato, sotto la supervisione editoriale di Gamberetta, il romanzo Marstenheim. Ho già dedicato un articolo a Marstenheim agli albori del blog; a tutt’oggi, rimane il miglior autopubblicato italiano che abbia mai letto, nonché uno dei pochi ad aver ricevuto una valutazione positiva. Quindi sono molto curioso di mettere le mani sulla sua nuova fatica.

Motoruota

Una motoruota. Potrebbe avere a che fare col romanzo.

Dopo un inizio con Swanwick, insomma, Vaporteppa si sta decisamente orientando verso gli inediti italiani. Questa è un’ottima cosa: in fondo i romanzi anglosassoni posso sempre leggermeli in lingua originale, mentre questi sono roba nuova. E se gli aspiranti scrittori italiani vedranno che con Vaporteppa, con un po’ di olio di gomito, si guadagna visibilità e magari anche qualche soldino, forse ci sarà più gente in futuro disposta a sbattersi per imparare a scrivere bene, invece di cantare la morale del “non è bello ciò che è bello, è bello ciò che piace”.
Caligo a parte – trattandosi di un romanzo – non mi dispiacerebbe in futuro, una volta che saranno tutti usciti, mettere insieme i vari racconti a tema steampunk e farci un articolo di commento. Sarebbe un bel modo per chiudere questa parentesi steampunk durata quattro anni.