I preferiti del Tapiro

Top 50Tempo fa, un individuo molesto che risponde al nome di Giovanni mi aveva chiesto di stilare la Top 10 dei miei libri preferiti. Dato che adoro stendere elenchi e classifiche, ho deciso di accontentare lui e tutti (?) i miei fans. Ma visto che sono megalomane e mi lascio sempre prendere la mano, dopo averci lavorato per un mesetto invece che una Top 10 m’è uscita una Top 50.
Ma non temete! Ho cercato di essere breve, nulla di simile ai miei soliti commentarii. Ci sono riuscito quasi sempre. Per i libri già apparsi sulle pagine di questo blog, mi limiterò in genere a linkare l’articolo in cui ne ho parlato in maniera approfondita.
Il post, comunque, è il più lungo che abbia mai scritto. Ops.

I criteri
Nello stilare la classifica, ho seguito una serie di regole. In primo luogo, limiti di tempo: nessun libro pubblicato prima del 1884. Perché il 1884? Perché è la data in cui è stato pubblicato il più ‘vecchio’ libro di cui si è parlato su Tapirullanza – Flatland, Consiglio #01 – e volevo rispettare la “cornice temporale” del blog. Inoltre mi sentirei a disagio a mettere sullo stesso piano di paragone un libro di Hemingway e uno, per esempio, di Diderot, o anche solo di Stendhal. Infine, almeno in questo modo eviterò di spammare i soliti titoli ‘classici’ sui vari Dostoevskij, Flaubert, Balzac, and so on.
In secondo luogo, un limite di categoria: ammessi solo romanzi e novellas, esclusi i racconti. Certo, in questo modo ho dovuto escludere raccolte che adoro, come Finzioni di Borges, Amori ridicoli di Kundera, Cronache marziane di Bradbury o Casi di Daniil Charms, ma volevo mantenere una certa coerenza e confrontabilità tra le varie entrate.
In terzo luogo, ho deciso di limitare al minimo il numero di entrate per ogni autore. Con la sola eccezione di un autore, che appare ben tre volte nella classifica (e potete ben immaginare di chi si tratti), tutti gli altri appaiono con solo uno o al massimo due libri. Così c’è più varietà ed è più divertente.
Non mi sono dato limiti, invece, per quanto riguarda il genere. Così facendo ho voluto rispettare la volontà dell’individuo molesto di cui sopra; d’altronde, mi è stato chiesto altre volte quali fossero i miei gusti al di fuori della narrativa fantastica.

La nuova sezione
A parte il puro divertimento di redigere (e, spero, di leggere) una classifica, conoscere i miei gusti personali potrebbe aiutarvi a inquadrare meglio il lavoro che faccio di solito. In tutti i miei articoli cerco di essere oggettivo e di fornire al lettore gli strumenti tecnici per capire da sé se vale la pena che spenda il tempo su questo o quell’altro libro, ma di sicuro nella selezione dei libri di cui parlare sono influenzato dai miei gusti personali. Conoscendoli meglio, potrete decidere se sono la persona giusta da seguire in materia di narrativa.
E’ per questo che ho deciso, assieme alla pubblicazione di questo articolo, di creare una nuova pagina nel menu orizzontale – La Mia Classifica. Mentre non metterò più mano a questo post – che diventerà, potremmo dire, una “fotografia” dei miei gusti e della mia cultura letteraria in questo momento – sarà mia premura tenere aggiornata “La Mia Classifica”. La nuova pagina potrà essere utile soprattutto a chi arriva qui per la prima volta e vuole capire meglio di che tipo di libri ci si occupa su Tapirullanza.
E ora andiamo avanti.

La classifica

50. Sotto gli occhi dell’Occidente

Sotto gli occhi dell'OccidenteAutore: Joseph Conrad
Genere: Mainstream / Politico
Anno: 1911

Nonostante la prosa ubriaca, Conrad rimane uno dei miei scrittori preferiti. Questo è uno dei suoi romanzi più atipici, essendo ambientato non nelle baie del sud-est asiatico ma a cavallo tra la Russia zarista degli ultimi anni e Ginevra. Il romanzo parla di un gruppo di rivoluzionari russi di matrice anarchico-populista con base a Ginevra, e del progressivo (ma combattuto) avvicinamento dello studente Razumov alla causa della rivoluzione.
Se Razumov, con le sue nevrosi e la sua espressione gelida, è un personaggio affascinante (che riecheggia il Raskolnikov di Dostoevskij), invece ne esce male la co-protagonista Nathalie Haldin, ritratto della virtù e dell’abnegazione femminile terribilmente belle époque (e con la complessità psicologica di un’aspirapolvere). La prima parte, quella ambientata a San Pietroburgo, è la più bella; piena di conflitti esterni e interiori. Passando a Ginevra, il ritmo si ammoscia un po’, e infatti la parte centrale del romanzo è spesso noiosotta. Comunque ben fatta la galleria dei rivoluzionari idealisti in esilio. Un romanzo che mi sentirei di consigliare ai cultori di Dostoevskij (tra i quali mi annovero pure io)1.

49. City of Saints and Madmen

City of Saints and Madmen

Autore: Jeff VanderMeer
Genere: Fantasy / Horror / New Weird / Urban Fantasy / Pseudo-trattato / Literary Fiction
Anno: 2001 / 2004

Tecnicamente questo non è un romanzo ma una raccolta di novellas, raccontini e schizzi. Tuttavia concordo con VanderMeer quando dice che tutti questi pezzi, insieme, formano un unico grande romanzo della città di Ambergris. E fino a questo momento, rimane il miglior VanderMeer che abbia mai letto.
Ho già parlato di City of Saints and Madmen nel Consiglio del Lunedì #20.

48. Auto da fé

Auto da féAutore: Elias Canetti
Genere: Mainstream / Picaresque / Umoristico
Anno: 1935

Stimato sinologo e forse l’uomo più colto della sua epoca, Peter Kien è però anche un misantropo che vive segregato nella sua immensa biblioteca, incapace di affrontare i più basilari problemi della vita quotidiana. L’arrivo di una governante meschina e semi-ritardata segnerà l’inizio della sua rovina.
La bellezza di Auto da fé è quella di presentare situazioni e individui assurdi e paradossali, immersi in una deliziosa atmosfera tragicomica. I personaggi sono caratterizzati alla perfezione; in particolare, la stupidità e l’ignoranza da sub-normale della governante Therese sono mostrate benissimo: il suo vocabolario si comporrà forse di un centinaio di parole che continua a riciclare a sproposito, di modi di dire e frasi preconfezionate, e anche il suo comportamento è quello standardizzato di un animaletto. Nella seconda parte purtroppo Canetti si perde un po’ per strada, calando di ritmo e aprendo parentesi e digressioni a non finire su personaggi secondari (come il nano Fischerle, che sogna di diventare il più grande scacchista vivente).
Se Canetti vi piace e siete interessati al clima della Mitteleuropa (e in particolare, di Austria e Germania) negli anni Venti e Trenta, vi consiglio anche la sua trilogia autobiografica: La lingua salvata, Il frutto del fuoco e Il gioco degli occhi.

47. Il carteggio Aspern

Il carteggio Aspern

Autore: Henry James
Genere: Mainstream
Anno: 1888

Verso James ho sentimenti ambivalenti: nel corso della sua vita ha pubblicato con la stessa disinvoltura libri bellissimi, roba insulsa e schifezze indegne. Nel corso degli anni anche la sua scrittura è peggiorata notevolmente (si dice per colpa della dislessia), e alcuni dei suoi ultimi lavori sono talmente involuti da essere quasi illeggibili.
Il carteggio Aspern appartiene ai buoni. Breve novella a sfondo veneziano, racconta del tentativo di un compito critico americano di impossessarsi delle carte private del defunto poeta Jeffrey Aspern, verso il quale nutre una devozione infinita. Ma le carte sono in possesso della vecchia Juliana Bordereau, ex-amante del poeta, e della nipote Tina; le due vivono segregate in un palazzo veneziano, gelose della loro privacy. Il protagonista dovrà abbassarsi a ogni nefandezza per entrare in possesso del carteggio, fino a provare orrore di sé stesso e a distruggere l’esistenza alienata delle due donne.
E’ una novella davvero strana. I personaggi sono bizzarri ma ben tratteggiati, e rimangono impressi.

46. Ringworld

Ringworld

Autore: Larry Niven
Genere: Science Fiction / Hard SF / Space Opera / BDO
Anno: 1970

Il pianeta a forma di anello: una delle idee più fighe mai partorite da mente umana.
Ho già parlato di Ringworld nel Consiglio del Lunedì #03.

45. Ho sposato un comunista

Autore: Philip RothHo sposato un comunista
Genere: Mainstream / Storico
Anno:1998

Lo scrittore Zuckerman, alter-ego dell’autore, si fa raccontare da un suo vecchio mentore la storia di Ira Ringold, ex-operaio riciclatosi come attivista comunista e conduttore radiofonico di successo nell’America degli anni ’50. Il suo tentativo di conciliare un impegno proletario un po’ alla buona e il sogno di penetrare nei salotti buoni della società newyorkese lo farà precipitare dalle stelle all’abisso.
Il libro mi piace non soltanto perché racconta un periodo interessantissimo, ossia gli Stati Uniti nell’era del maccartismo – che contribuì alla completa distruzione del comunismo nel mondo politico americano – ma anche per la galleria dei personaggi (come la volubile moglie del titolo) e per l’umorismo amaro che attraversa la storia. A distanza di anni, mi è rimasto impresso nella memoria più di Pastorale americana, il più celebre romanzo di Roth – il che è tutto dire.

44. Starship Troopers

Fanteria dello spazioAutore: Robert A. Heinlein
Genere: Science Fiction / Militaristic SF / Utopia
Anno: 1958

Ad oggi, uno dei romanzi più convincenti che abbia mai letto nel descrivere la vita militare. Con tutto che non si tratta di un romanzo realista, né di fantascienza nuda e cruda, ma dell’illustrazione – quasi pamphlettistica – di come potrebbe funzionare un’utopia militarista.
Certi capitoli prendono proprio la forma di uno pseudo-saggio, una massa d’informazioni con il minimo sindacale di storia intorno – e onestamente sono quelli più brutti. E ovviamente, ho trovato particolarmente irritanti le due paroline sceme – che Heinlein mette in bocca al suo professore di filosofia morale – con cui pretende di dimostrare quant’è sbagliato il comunismo.
Devo comunque ammettere che quella di Heinlein è un’utopia che cerca di stare un minimo coi piedi per terra (benché la parte in cui spiega come l’utopia sia nata è quella più debole). E alcune scene sono magistrali, come la descrizione del raid nel primo capitolo.

43. I Buddenbrook

I BuddenbrookAutore: Thomas Mann
Genere:
Mainstream
Anno:
1901

La storia di una famiglia della media borghesia di Lubecca, nel corso del cinquantennio che vede l’annessione dei principati tedeschi alla Prussia e la nascita della Germania. La storia è vista principalmente attraverso i pov di Thomas e sua sorella Tony, da quando sono piccoli (e la ditta è di proprietà del nonno) fino a quando diventano i membri più anziani della famiglia.
Lo stile è quello piano e semplice del romanzone ottocentesco, con nessun’altra ambizione che quella di raccontare una bella storia: la storia della fine della borghesia ‘eroica’ dell’Ottocento. Quello de I Buddenbrook è il Mann che mi piace, il Mann che non ha bisogno di gridare ai quattro venti: “Sono un’artista, guardatemi, cito la cultura classica a caso!”. L’autore tenta di mostrare i suoi personaggi, al punto da replicare nelle loro parlate le differenti inflessioni regionali o altri tic. La parte più debole è l’ultima, in cui il punto di vista della storia si sposta su un nuovo personaggio (il piccolo Hanno).

42. Stations of the Tide 

Stations of the TideAutore: Michael Swanwick
Genere: Science-Fantasy
Anno:
1991

Miranda è un pianeta sottosviluppato posto sotto la benevola tutela della Terra. A cicli alterni, il pianeta viene sommerso dall’alta marea, trasformando le valli in gole sommerse e le montagne in isole, dove gli abitanti si ritirano in attesa del nuovo ciclo. Poche settimane prima della nuova Marea, un “burocrate” armato di valigetta viene mandato su Miranda perché catturi il misterioso stregone Gregorian, individuo geniale e pericoloso, colpevole di aver rubato qualcosa al Dipartimento della Tecnologia. Ma il suo viaggio nel pianeta cambierà il burocrate irreversibilmente.
Stations of the Tide è il più acclamato tra i romanzi di Swanwick, ed effettivamente è molto bello. A frenare il mio entusiasmo, il carattere troppo episodico di alcuni capitoli, il ritmo lento e la mania di Swanwick di fare l’intellettualoide. Questi sono difetti tipici dell’autore, ma in questo romanzo, ahimé, si fanno particolarmente sentire.

41. Rendezvous with Rama

Randezvous with RamaAutore: Arthur C. Clarke
Genere: Science Fiction / Hard SF / BDO
Anno: 1972

Una grossa navicella spaziale di origine aliena entra nel Sistema Solare senza dichiarare le sue intenzioni; una squadra di militari e scienziati viene inviata ad esplorarla. Ma la navicella, ribattezzata ‘Rama’, si rivelerà un ecosistema artificiale completamente autosufficiente… e pericoloso?
Un libro che non ha bisogno di presentazioni, e certamente il miglior romanzo del genere “Big Dumb Object” che abbia mai letto. Ottima la parte esplorativa, debole invece quella politica. Peccato inoltre per alcune buone idee lasciate sullo sfondo, come la Chiesa di Cristo Cosmonauta. Un piccolo capolavoro, un po’ azzoppato dal solito stile clueless di Clarke.

40. La città e i cani

La città e i caniAutore: Mario Vargas Llosa
Genere: Mainstream
Anno: 1963

Romanzo d’esordio di Vargas Llosa, mostra uno spaccato della vita di alcuni cadetti dell’ultimo anno dell’Accademia Militare Leoncio Prado di Lima – Alberto, lo Schiavo, il Giaguaro. Quando uno dei ragazzi finisce ammazzato durante un’esercitazione, il tenente Gamboa è chiamato a indagare su ciò che si nasconde nelle camerate dei cadetti. E per Alberto confessare ciò che sa diventa sempre più difficile.
Vargas Llosa ha frequentato per davvero una scuola militare quando era giovane, e si capisce che sa di cosa parla. L’interplay tra i personaggi è la cosa più interessante del romanzo, e prima che uno se ne accorga si è veramente appassionato alle vicende dei protagonisti. Gamboa, poi, è fikissimo – un personaggio che si ricorda a distanza di anni. Ma anche il Giaguaro.
Il difetto principale? Un eccesso di sperimentazione idiota, per cui vediamo nel corso dei capitoli succedersi tre o quattro stili diversi (il migliore, manco a dirlo, è quello più trasparente e meno raccontato). Il peggio del romanzo infatti sono le prime trenta-quaranta pagine. Un’altra cosa che non mi è andata troppo a genio è l’eccesso di flashback, soprattutto per quel che riguarda Alberto.

39. La follia di Almayer / Un reietto delle isole

La follia di AlmayerAutore: Joseph Conrad
Genere: Mainstream
Anno: 1895 / 1896

Ultima entrata per Conrad. La follia di Almayer e Un reietto delle isole sono i primi due volumi della cosiddetta “trilogia malese” di Conrad, nonché i suoi due primi romanzi. Generalmente sono considerate opere minori, ma non sono d’accordo. Le presento insieme non soltanto perché fanno parte dello stesso universo narrativo (benché autonome), ma anche perché trattano gli stessi argomenti in modi simili: l’alienazione e il degrado di uomini europei costretti da esigenze commerciali a vivere nelle profondità della giungla malese.
Il primo romanzo racconta la storia dell’olandese Almayer, uomo abbruttito che aspetta il giorno in cui con una ciurma potrà risalire il fiume alla ricerca dell’oro, mentre sua figlia sogna di fuggire dalla giungla con un principe malese. Il secondo si focalizza invece su Willem, un truffatore che trova rifugio nella giungla ma che compie l’errore più grosso della sua vita – tradire sua moglie e la sua famiglia con una diabolica donna del posto. La qualità della prosa è così così, ma i protagonisti sono tratteggiati in maniera superba e i comportamenti nevrotici dei personaggi sono paragonabili solo a quelli di Dostoevskij.
Se vi piacciono temi e ambientazioni, controllate anche Giorni in Birmania di Orwell.

38. The End of Eternity

The End of EternityAutore: Isaac Asimov
Genere: Science Fiction / Thriller
Anno: 1955

L’Eternità è un’organizzazione che esiste al di fuori del tempo, il cui scopo è monitorare tutte le epoche della storia dell’umanità in modo da scongiurare catastrofi. Ogni volta che la linea temporale prende una brutta direzione, agenti dell’Eternità vengono mandati in varie epoche ad apportare tutta una serie di cambiamenti accuratamente studiati per modificare il corso della storia. Ma il comportamento dell’Eternità è legittimo? E quali effetti collaterali sta provocando?
The End of Eternity è un piccolo capolavoro concettuale, e ad oggi, credo, il migliore e più coerente romanzo sui viaggi nel tempo che abbia mai letto. Ci voleva uno scienziato per fare un lavoro decente sull’argomento! I punti deboli sono quelli tipici di gran parte della fantascienza anni ’40 e ’50: personaggi piatti e funzionali, infodump e scene raccontate come se piovesse. Ma setting e intreccio sono affascinanti, e Asimov riesce a tenere sempre alta la tensione e il ritmo.

37. Queste oscure materie

Queste oscure materieAutore: Philip Pullman
Genere: Fantasy / Science-Fantasy / Young Adult (forse)
Anno: 1995 – 2000

Lessi i libri di Pullman tra i 13 e i 15 anni, e mi piacquero talmente tanto che li definii la miglior trilogia fantasy che avessi mai letto. Quello lo penso ancora, anche perché tutte le trilogie che ho letto in seguito facevano cagare. Essendo forse il libro che ho letto da più tempo tra quelli in classifica, non so se avrei la stessa impressione positiva a rileggerlo oggi. Certo che, quando ci penso, mi tornano in mente un sacco di ricordi carichi di sense of wonder: i daimon che ti seguono ovunque e materializzano il tuo inconscio, la Polvere, gli orsi corazzati, l’aletiometro che data una serie di premesse determina scientificamente le conseguenze, il coltello che apre portali dimensionali, i mulefa (elefanti che si muovono su ruote), il mondo della morte, Dio nella bara di cristallo… E poi i personaggi: l’ambigua signora Coulter, il titanico e amorale Lord Asriel, l’orso Iorek Byrnison, gli angeli gay Balthamos e Baruch! La risoluzione dell’intreccio nell’ultimo libro della trilogia non mi fa impazzire, e il destino di alcuni personaggi m’è parso un po’ buttato via, ma altre scene – come quella del giardino dell’Eden – mi sono piaciute un sacco. Insomma, secondo me mi piacerebbe anche se lo rileggessi adesso.

36. Per chi suona la campana

Per chi suona la campanaAutore: Ernest Hemingway
Genere: Mainstream / Romanzo di Guerra
Anno: 1940

Guerra civile spagnola. Robert Jordan è andato in Spagna per combattere contro i franchisti.  L’esercito repubblicano l’ha mandato sulle montagne tra Madrid e Segovia, a mettersi in contatto con un gruppo di partigiani. In qualità di esperto dinamitardo, il suo compito è quello di far saltare un ponte di vitale importanza strategica quattro giorni dopo. Ma tra sospetti, diffidenza, tradimenti e contrattempi, portare a termine l’impresa non sarà facile e costerà molte vite umane.
Uno dei capolavori di Hemingway, anche se spesso non viene letto perché è un malloppazzo. Da buon aristotelico amo l’unità di tempo e luogo del romanzo (tutta la storia si svolge in cinque giorni); inoltre molti dei personaggi sono straordinari, dal vecchio Anselmo a Pablo, un tempo eroe dei ribelli ma ormai consumato e meschino, e soprattutto Agustin, donna di ferro e nerbo morale del gruppo partigiano. Menzione di disonore invece per Maria, solita femmina hemingwaiana buona solo a sospirare e a snocciolare romanticume.
L’intreccio funziona benissimo e c’è anche la sua bella dose di violenza.

35. Lord of the Flies

Il signore delle moscheAutore: William Golding
Genere: Horror / Mainstream
Anno: 1954

Questo è uno di quei romanzi che, credo, abbiamo letto tutti (non è così scontato: io per esempio l’ho letto solo quest’anno). Un pugno di ragazzini britannici finisce, in seguito a un non meglio precisato incidente aereo, spiaggiato su un’isola deserta. Guidati dal carismatico Ralph, i bambini cercano inizialmente di ristabilire l’ordine e organizzarsi per chiamare i soccorsi. Ma la situazione sfuggirà loro di mano, e mentre gli istinti primordiali si sostituiscono alla disciplina, il paradiso tropicale in cui sono precipitati si trasformerà in un inferno…
Nonostante una gestione ubriaca del pov e un simbolismo un po’ esagerato nell’associare certi personaggi a certi concetti, quello di Golding è un romanzo dal ritmo serrato e dalla tensione in crescendo. Fino ad arrivare a un finale geniale. Giustamente, è diventato un classico.
E a proposito di Golding, di recente ho parlato di un suo romanzo minore: The Inheritors.

34. Il nome della rosa

Il nome della rosaAutore: Umberto Eco
Genere: Storico / Thriller / Literary Fiction
Anno: 1983

Prima entrata per un italiano! Il nome della rosa è uno di quei romanzi che non hanno bisogno di presentazioni. L’impalcatura è quello di un giallo medievale ambientato nello spazio chiuso di un antica abbazia cluniacense, con Guglielmo da Baskerville nei panni di uno Sherlock Holmes con la tonaca da frate e il discepolo Adso nel ruolo di Watson. Ma Eco ne approfitta anche per mostrarci i conflitti dell’epoca, il modus operandi dell’Inquisizione trecentesca, il sentire religioso medievale, e anche alcuni misteri sui manoscritti conservati nelle biblioteche delle abbazie.
A prescindere dal fatto che adoro il Medioevo, questo libro poteva essere un capolavoro. Se non lo è, la colpa sta nel fatto che Eco, tra un saggio di semiotica e un altro di filosofia del linguaggio, non ha mai avuto il tempo per studiare le tecniche di scrittura. Descrizioni lunghissime e improponibili di frontoni di chiese, elenchi lunghi pagine e pagine che non hanno alcuna rilevanza per la trama, e altre amenità da intellettuale rovinano in parte il piacere della lettura. Comunque molto bello.

33. L’amore di uno sciocco

L'amore di uno scioccoAutore: Tanizaki Jun’ichirō
Genere: Mainstream
Anno: 1924

Lo schivo Joji voleva una moglie perfetta e con cui fosse in intimità. Per questo, quando si presenta l’occasione, si prende in casa Naomi, insulsa camerierina quindicenne di un quartiere povero. Joji vuole insegnarle tutto e farla diventare la compagna ideale. Ma l’idillio dura poco: Naomi vuole essere bella, divertirsi, attirare gli sguardi dei ragazzi nelle sale da ballo. E prima che Joji se ne accorga, Naomi è diventata una perfida succube, traditrice e opportunista. Lui vorrebbe fermarla, punirla, o nella peggiore delle ipotesi dimenticarla, eppure più lei peggiora e lo maltratta e più lui sente di starne diventando schiavo…
Questa è la prima e ultima entrata di un autore giapponese nella classifica. I temi – le follie a cui l’amore e l’eccitazione sessuale ci spingono – sono quelli tipici di Tanizaki, ma questo romanzo gli riesce particolarmente bene. Se l’autore vi ha acchiappato, altri romanzi carini sono Neve sottile, La chiave e Diario di un vecchio pazzo.

32. Se non ora, quando?

Se non ora, quando?Autore: Primo Levi
Genere: Romanzo di Guerra / Mainstream
Anno: 1982

Primo Levi è sempre associato ai campi di concentramento e al libro-reportage Se questo è un uomo. Questo è un po’ un peccato, perché non solo Levi era molto bravo come scrittore di fiction, ma probabilmente, di tutti gli scrittori italiani (o almeno, quelli che conosco), è stato quello che più si è avvicinato allo stile limpido, secco, trasparente della buona prosa americana. Un bel calcio in faccia a tutti quei geni che dicono che la lingua italiana è naturalmente portata al barocchismo e a vomitare parole su parole anche per esprimere i concetti più semplici.
Se non ora, quando? narra la storia di un pugno di ebrei polacchi e russi che, fuggiti dalle linee sovietiche nel pieno della Seconda Guerra Mondiale, si fanno strada in una mitteleuropa contesa fra nazisti e sovietici. Nel mentre, incontrano un gruppo di partigiani e si votano alla missione di farla pagare ai nazi. Alla prosa limpida si unisce uno sguardo freddo e amaro sulle vicende della guerra e una galleria di personaggi affascinanti, tra cui una giovane ebrea sexy, brutale e cinica che sembra una precedente incarnazione della Tengi 2.

31. La promessa

La promessaAutore: Friedrich Durrenmatt
Genere: Poliziesco
Anno: 1958

Il giallo è uno dei generi letterari che apprezzo di meno. Forse è per questo che mi piace tanto La promessa, una novella lunga più che un romanzo, che parte come un comunissimo poliziesco ma scardina cammin facendo i pilastri del genere.
Un pedofilo è a piede libero in una cittadina svizzera, e una bambina è stata brutalmente uccisa. Il geniale commissario Matthai promette alla madre di catturare il colpevole, e mette tutta la sua anima nell’indagine. Matthai ha le intuizioni giuste, la pista è buona, sembra che la cattura del pedofilo sia inevitabile… ma un evento del tutto casuale farà crollare il castello di carte. La morale della favola? La logica ferrea del romanzo giallo è priva di senso in un mondo dominato dal caso.

30. High Rise

High RiseAutore: James G. Ballard
Genere: Horror / Slipstream
Anno: 1975

Questo libro è come Il signore delle mosche, solo che con uomini adulti, un grattacielo autosufficiente al posto di un’isola deserta, e la bizzarra caratteristica che i residenti potrebbero uscire e interrompere il “gioco”, ma non lo fanno. C’è anche molta più mattanza e più follia. Per tutti questi motivi, mi piace di più.
Ho già parlato di High Rise nel Consiglio del Lunedì #05.

29. The Egg Man

The Egg ManAutore: Carlton Mellick III
Genere: Horror / Urban Fantasy / Bizarro Fiction
Anno: 2008

In un futuro prossimo decadente e misero, le persone nascono come insettoni simili a mosche ed evolvono gradualmente in esseri umani. Tutti sono proprietà di una corporazione, e devono dimostrare di valere il tempo e i soldi spesi per dar loro vitto, alloggio e un’educazione. Lincoln, un Odore, si mantiene come pittore per la Georges Corporations, e deve dimostrare di essere in grado di produrre tele creative o verrà gettato in mezzo alla strada. Ma una serie di incontri disgustosi cambieranno la sua vita e lo faranno diventare una persona… diversa.
Il capolavoro di Mellick, benché per qualche motivo sia anche una delle sue novellas meno conosciute. Le bizzarrie ci sono tutte, ma il tono questa volta non è ironico – è cupo e triste. I protagonisti prendono direzioni veramente inaspettate, e per una volta Mellick non si attiene a un canovaccio classico – quel che succede è veramente imprevedibile. A ciò si aggiunge la genialità del potere di Lincoln: il suo senso principale è l’olfatto, perciò il romanzo è pieno di odori e immagini olfattive descritte benissimo. Una storia che ti fa veramente sentire la puzza delle cose. Stupendo! Mi piacerebbe dedicarci un Consiglio in futuro.

28. A ciascuno il suo

A ciascuno il suoAutore: Leonardo Sciascia
Genere: Poliziesco / Mainstream
Anno: 1966

Anche stavolta si tratta di un poliziesco atipico. Ambientato nella Sicilia dei mafiosi, degli inciuci politici e degli amici di amici, racconta di un doppio omicidio durante una battuta di caccia, e del modesto professor Laurana, che per divertimento decide di provare a risolvere il caso. Scoprirà che non si ficca il naso in faccende serie senza pagarne le conseguenze, e che del resto le sue intuizioni geniali e gli altarini svelati in realtà sono il segreto di Pulcinella.
Un’altra storia breve e amara, che come il libro di Durrenmatt scompagina la struttura classica del giallo, aggiungendoci però il sapore deliziosamente corrotto del meridione italiano. Mi piace perché è rapido, cinico, e senza una parola di troppo. Il miglior Sciascia , quando ancora scriveva storie oneste e non quella robaccia pseudo-intellettuale come Todo modo o Candido, ovvero un sogno fatto in Sicilia.

27. Childhood’s End

Childhood's EndAutore: Arthur C. Clarke
Genere: Science-Fantasy
Anno: 1953

Il miglior romanzo di invasione aliena che abbia mai letto, con degli invasori così smaccatamente superiori che l’umanità non ha una chance fin dall’inizio. E al contempo l’invasione suggerisce l’esistenza di cose e specie viventi ancora più grandiose e in alto nella scala evolutiva… Un libro genuinamente apocalittico!
Ho già parlato di Childhood’s End nel Consiglio del Lunedì #16.

26. Le dodici sedie

Autore: Il’ja Il’f & Evgenij Petrov
Genere: Commedia / Picaresque
Anno: 1927

A pochi anni dalla Rivoluzione d’Ottobre, il nobile decaduto Ippolit Matveevic’ Vorobjaninov scopre che sua suocera, per evitare che i Bolscevichi si impossessassero delle ricchezze di famiglia, le nascose all’interno di una delle dodici sedie della sala da pranzo. Ma le sedie sono state espropriate dalla politica del Partito, e sparpagliate in tutta la grande Russia! Assieme a Ostap Bender, farabutto professionista specializzato nella nobile arte del raggiro, Ippolit si metterà sulle tracce delle dodici sedie, alla ricerca di quella che cela tutta la sua fortuna. Seguiranno disavventure tragicomiche di ogni sorta, e un finale crudo davvero geniale.
Le dodici sedie è un romanzo fresco e divertente, una delle ultime opere decenti che la Russia ha prodotto prima dell’inizio dell’allegro periodo delle grandi purghe staliniste. Si prende in giro di tutto, dalle politiche sovietiche e il nuovo gergo proletario, agli angoli più tradizionali di Russia e alla stupidità dei villici, passando per l’ossessione russa per gli scacchi. Ci sono alcuni momenti di stagnazione e il romanzo non è perfetto, però scorre piuttosto bene e fa divertire. E poi, Ippolit e Ostap sono una coppia stupenda.

25. Neuromancer

NeuromancerAutore: William Gibson
Genere: Science Fiction / Cyberpunk / Thriller
Anno: 1984

Case era un hacker professionista, ma quando ha tentato di fregare i suoi datori di lavoro, gli hanno inoculato una micotossina che gli impedisse di continuare a collegarsi al cyberspazio. Da allora, Case conduce una vita misera, contrabbandando tecnologia nel quartiere malfamato di Chiba City. Finché un tizio si presenta alla sua porta e gli offre la possibilità di liberarlo dalla micotossina, in cambio di un servizio molto speciale…
Di recente si è parlato spesso di Neuromancer sul blog; prima per paragonarlo a Vacuum Flowers di Swanwick (un po’ più in alto nella classifica), poi nel pronosticare la riuscita dell’adattamento cinematografico di Natali. Nonostante la tendenza di Gibson di fare l’autore literary, alcune scene davvero troppo confuse per essere comprensibili (come quella della cattura di Riviera), e l’estetica del cyberspazio, che è invecchiato male, rimane un gran bel libro. Nonché una pietra miliare della fantascienza.

24. The Sirens of Titan

The Sirens of TitanAutore: Kurt Vonnegut
Genere: Science Fiction / Social SF
Anno: 1958

Quando un aristocratico d’antico stampo si infila con la sua navicella privata in un infundibolo cronosinclastico, il destino dell’intera umanità è destinato a cambiare per sempre. A molti commentatori del blog questo romanzo non piace, ma io continuo a ritenerlo un mix geniale di sense of wonder e umorismo.
Ho già parlato di The Sirens of Titan nel Consiglio del Lunedì #02.

23. La marcia di Radetzky

La marcia di RadetzkyAutore: Joseph Roth
Genere: Storico / Mainstream
Anno: 1932

Da quando il tenente di fanteria Joseph Trotta ha salvato la vita a Francesco Giuseppe sul campo della battaglia di Solferino, le vite della famiglia Trotta sono legate a doppio filo a quella dell’imperatore. Come ricompensa per il nobile gesto il tenente viene innalzato al titolo di barone e i Trotta entrano nella nobiltà; ma questo titolo si rivelerà una maledizione piuttosto che un premio, nell’impero avviato alla fine dei suoi giorni. Il romanzo segue la vita del figlio e del nipote del tenente Trotta, e le loro alterne vicissitudini mentre si approssima lo scoppio della Prima Guerra Mondiale.
Il Duca continua a menarla con la Germania Imperiale, ma quando volo nostalgicamente all’Europa degli ultimi decenni del Lungo XIX Secolo, è all’Austria-Ungheria di Francesco Giuseppe che penso. Il libro di Roth è un romanzone dal ritmo pacato, di impostazione ottocentesca, sulla fine dei sogni imperiali e della felix Austria. A chi ha la pazienza di leggerlo regala momenti di vero struggimento monarchico!

22. Il deserto dei Tartari

Il deserto dei tartariAutore: Dino Buzzati
Genere: Mainstream / Surreale
Anno: 1940

Nominato tenente, Giovanni Drogo viene assegnato alla Fortezza Bastiani. Il forte si trova sul confine della nazione, di fronte a una sconfinata pianura un tempo oggetto delle sortite degli invasori. E’ passato molto tempo dall’ultimo attacco, ma per gli uomini della fortezza ogni giorno potrebbero arrivare i nuovi attacchi del nemico. E Drogo si troverà intrappolato in questo clima di eterna attesa… ma arriveranno i Tartari?
Il deserto dei Tartari è senza dubbio il capolavoro di Buzzati, e un bellissimo esempio di surrealismo esistenziale. Lo scorrere del tempo, il senso di attesa, il terrore di una vita senza scopo e senza gloria che angoscia gli uomini della fortezza, colpiscono il lettore senza annoiarlo. E’ un altro dei libri che ho letto da più tempo ad essere entrati nella classifica, quindi non ricordo con precisione la qualità della scrittura.

21. Pantaleòn e le visitatrici

Pantaleon e le visitatriciAutore: Mario Vargas Llosa
Genere: Mainstream / Commedia
Anno: 1973

Nel cuore dell’Amazzonia, i soldati peruviani hanno la brutta abitudine di soddisfare i loro bisogni inappagati rapendo e stuprando donne indigene. Per porre fine a questa situazione indecorosa, l’alto comando incarica il capitano Pantaleòn Pantoja di studiare la situazione e istituire un servizio di “visitatrici” che si prendano cura dei bisogni dell’esercito ed evitino ulteriori danni d’immagine. Inizialmente inorridito dal compito, Pantaleòn è però anche un uomo dal rigido senso del dovere, e con la massima serietà si disporrà a eseguire gli ordini. Il servizio delle visitatrici si rivelerà non soltanto un toccasana per gli abitanti dell’Amazzonia, ma anche un compito complesso e appassionante che trasformerà Pantaleòn da così a così. Ma ci sono nemici pronti a screditare il suo operato e a gettare fango sull’esercito, e le cose potrebbero anche prendere una brutta piega…
Il romanzo più divertente di Vargas Llosa. Rispetto a quel pastrocchio di stili che è La città e i cani, qui siamo sulla buona strada, ma ancora sopravvive un certo barocchismo. L’autore utilizza una tecnica a incrocio per cui nello stesso paragrafo si intervallano battute dette nel presente e altre (richiamate nella conversazione nel presente) dette nel passato, per cui la storia continua a muoversi ogni poche righe tra due (e a volte più) periodi temporali differenti. Per certi versi l’idea è interessante e meriterebbe uno studio, ma così come la gestisce Vargas Llosa fa più che altro venire il vomito (oltre all’effetto “teste parlanti”). Altri capitoli sono costituiti da dispacci militari, lettere, questionari o script di trasmissioni radiofoniche.

20. A Connecticut Yankee in King Arthur’s Court

Un americano alla corte di re artùAutore: Mark Twain
Genere: Fantasy / Gonzo-Historical / Commedia / Picaresque
Anno: 1889

Una bellissima satira del Medioevo e delle tinte nostalgiche e fiabesche in cui lo dipingevano i romantici ottocenteschi. E’ inoltre un ottimo antidoto per chi abbia fatto indigestione di cattivo fantasy.
Ho già parlato di A Connecticut Yankee in King Arthur’s Court nel Consiglio del Lunedì #18.

19. Il valzer degli addii

Il valzer degli addiiAutore: Milan Kundera
Genere: Mainstream / Commedia
Anno: 1873

Una cittadina termale nella provincia di Praga diventa lo sfondo di un intreccio tragicomico in cinque giornate. Klima, trombettista nazionale belloccio, tradisce la gelosissima moglie Kamila con l’infermiera Ruzena. Scoperto che Ruzena è incinta, cerca di convincerla ad abortire e di interrompere la relazione, mentre viene inseguito da Frantisek, un pazzo in motocicletta convinto che Ruzena sia la sua ragazza. Intanto Jakub, ex-prigioniero politico a cui è stato accordato il permesso di lasciare la Cecoslovacchia, si trastulla con la pastiglia di veleno per commettere il suicidio datagli dal suo caro amico, Skreta, ginecologo della clinica che sogna di moltiplicarsi all’infinito versando di nascosto il proprio sperma nelle acque termali. E dall’America arriva il ricco magnate Bertlef, cristiano devoto nonché colmo dell’antico senso dell’onore. Il libro parte come una commedia rilassata ma finisce in modo serio – quasi metafisico – senza risparmiare un paio di pugni nello stomaco.
Kundera è un autore geniale, perché capace di passare insensibilmente, per gradi, dalla commedia alla tragedia; o di mostrare avvenimenti tragici col tono leggero della commedia. Il che per contrasto amplifica ancora di più gli avvenimenti tragici. Questo è il suo romanzo meno literary, meno intellettuale, e quindi anche uno dei più godibili. Potremmo definirlo: il vaudeville cecoslovacco con sorpresa. Oppure: Natale a Brno se fosse girato da un genio invece che dai Vanzina.

18. Do Androids Dream of Electric Sheep?

Do Androids Dream of Electric Sheep?Autore: Philip K. Dick
Genere: Science Fiction / Social SF / Thriller
Anno: 1965

In un mondo decadente, punteggiato di metropoli spopolate, in cui le forme di vita animali e vegetali sono quasi scomparse, in cui gli uomini abili emigrano sulle colonie spaziali e i sopravvissuti indulgono in una strana religione che permette a tutte le coscienze di fondersi nell’anima di un vecchio che sale una montagna mentre gli tirano le pietre, Rick Deckart viaggia per San Francisco a caccia di sei androidi fuggiaschi. Gliene capiterà di ogni e imparerà qualcosa.
Prima entrata del mio scrittore preferito nella classifica, ma ho cercato di controllarmi. La maggior parte di voi lo conoscerà grazie al film di Ridley Scott, ma lasciatemelo dire: Blade Runner ha stuprato questo libro. C’è così tanto qui dentro, e così poco in quel film. L’interrogativo alla base del film è la solita, annacquata domanda moralista-esistenziale: “non vedete che gli androidi sono umani come noi?”. Mentre nel libro Dick precisa che gli androidi non sono come gli esseri umani, e la domanda diventa: qual’è la differenza? Cos’hanno gli esseri umani che gli androidi non potranno mai replicare? Il tutto intriso in suggestive discussioni su entropia, empatia e ricerca della felicità.
In mezzo, un sacco di trovate creative e geniali come il Mercerismo, le macchinette che rilasciano umori e il bellissimo test Voigt-Kampf per scoprire se il soggetto è un essere umano o un androide.

17. Vacuum Flowers

Vacuum FlowersAutore: Michael Swanwick
Genere: Science Fiction / Hard SF / Space Opera / Cyberpunk
Anno: 1987

Neuromante a spasso per il Sistema Solare! Con in più, riprogrammazione mentale, ibridi pianta-macchina, e la Terra trasformata in un’unica coscienza collettiva. E una protagonista molto più simpatica del Case di Gibson (e che fa un sacco di sesso – ma questo perché Swanwick è un vecchio porcone).
Ho già parlato di Vacuum Flowers nel Consiglio del Lunedì #21.

16. Troppo buoni con le donne

Troppo buoni con le donneAutore: Raymond Queneau
Genere: Mainstream / Commedia
Anno: 1947

Durante la storica Insurrezione di Pasqua a Dublino, un pugno di repubblicani irlandesi guidati da John McCormack occupa un ufficio postale. Ammazzato il direttore, barricati dentro l’edificio, sono preparati a resistere a oltranza e a manifestare il loro odio verso la Corona britannica. Ma non avevano calcolato un imprevisto: una giovane impiegata con un’arma molto particolare.
Con Queneau ho rapporti altalenanti. I suoi romanzi irlandesi sono spassosissimi (se questo vi piace, provate anche Il diario intimo di Sally Mara), ma molti altri sono rovinati dalle sue ambizioni literary (per esempio non mi piace granché il tanto celebrato I fiori blu). Troppo buoni con le donne è una storia breve, rapida, tutta sesso&pallottole, e con qualche scena al limite del surreale. La parlata dei ribelli è resa benissimo, con frasi dalla sintassi dubbia, piene di slang e battutacce. La morale? Si è sempre troppo buoni con le donne!

15. Il mondo nuovo

Il mondo nuovoAutore: Aldous Huxley
Genere: Science Fiction / Distopia
Anno: 1932

Un altro libro talmente famoso da non richiedere molte parole. Eugenetica, produzione industriale di neonati, manip0lazione mentale, soppressione della libertà, tutto in un pratico pacchetto distopico. Il bellicoso (ma facilmente comprabile) intellettuale Bernard Marx e l’infelice selvaggio John sono due ottimi protagonisti, pieni di luci ed ombre in una storia che poteva facilmente sfociare nella bassa retorica. E fa riflettere seriamente sulla domanda: meglio la libertà o la felicità?
Il mondo nuovo è una delle distopie più riuscite nella storia della letteratura. Per quanto sia meno drammatica, la trovo più realistica di quella di 1984. Ciò che la frega è una prosa poco curata, piena di aggettivi e avverbi, e una gestione disordinata del pov. Rimane un libro geniale.
L’edizione Oscar Mondadori accorpa al romanzo un breve saggio del ’58, in cui Huxley si interroga sulle caratteristiche della società de Il mondo nuovo e si chiede se si siano già realizzate o siano sulla via per realizzarsi nel mondo reale.

14. Il vecchio e il mare

Il vecchio e il mareAutore: Ernest Hemingway
Genere: Mainstream
Anno: 1952

Breve novella che racconta della sfida di un pescatore solitario e ormai giunto alla fine dei suoi giorni contro un pesce che non vuol lasciarsi prendere e le insidie del mare.
E’ un altro libro molto famoso, e forse parrà banale che anch’io lo metta così in alto nella mia classifica. Però, che volete? E’ una storia minimalista, ma ha tutto quello che le serve. Penso anch’io che ci sia una certa vena epica nella lotta di questo vecchio contro un degno avversario. E sono stato davvero triste quando sono arrivati gli squali a banchettare sulla carcassa.

13. Una banda di idioti

Una banda di idiotiAutore: John Kennedy Toole
Genere: Mainstream / Commedia / Picaresque
Anno: 1980

Ignatius J. Reilly è un uomo assurdo. Ciccione, intellettuale, irascibile, misantropo, amante della filosofia scolastica e di Boezio, profondo odiatore della cultura pop e della rivoluzione sessuale, e convinto di essere il più grande genio vivente. Ma ha un problema:  deve trovarsi un lavoro. E così, eccolo aggirarsi per le strade della sozza New Orleans, in mezzo a poliziotti incapaci, spogliarelliste, buttafuori negri, omosessuali e un vecchio ossessionato dai comunisti.
Una banda di idioti non ha una vera trama, aldilà del leit motiv del protagonista che deve trovarsi un lavoro ma è incapace di tenersene stretto uno. Le sue peregrinazioni servono a Toole per introdurre una galleria di personaggi bizzarri, per poi approfondire e intrecciare le loro storie fino a un finale climatico e molto divertente. E’ un romanzo corale, in cui interi capitoli sono dedicati a personaggi secondari. Ma va bene, perché il succo del romanzo è un’epica suburbana un po’ retard sul palcoscenico della New Orleans degli anni ’60. Squisito.

12. Trilogia della Fondazione

Trilogia della FondazioneAutore: Isaac Asimov
Genere: Science Fiction / Politico
Anno: 1951 – 1953

La Fondazione di Asimov mi ha formato così come altri sono stati formati dal Signore degli Anelli o da Il richiamo di Chtulhu. Certo sono dei libri lontani dalla perfezione: la prosa lascia a desiderare (soprattutto nelle prime parti), la maggior parte dei personaggi sono manichini funzionali alla trama, senza una grande personalità, e Asimov ha questa sgradevole tendenza a montare la tensione verso una grande battaglia o una resa dei conti – per poi saltare la descrizione vera e propria di questa situazione e passare a un momento successivo, in cui se ne discutono gli esiti (immagino perché non fosse ferrato in questioni militari e non volesse fare una brutta figura).
Ma il concetto di psicostoria, e l’idea di un organismo politico costruito a tavolino che cresce, secolo dopo secolo, attraversando una serie di eventi più o meno drammatici mentre è controllato dalle mani invisibili di un pugno di scienziati-psichici, sullo sfondo di un Impero Galattico in rovina, mi piace davvero troppo. Per me la Trilogia della Fondazione è un distillato purissimo di sense of wonder.

11. Il processo

Il processoAutore: Franz Kafka
Genere: Surreale
Anno: 1925

Una mattina, due uomini si presentano in casa di Josef K. per notificargli il suo stato di arresto e che si trova molto processo. A nulla varranno i tentativi di K. di discolparsi o anche solo di scoprire quali siano i capi d’imputazione: la macchina processuale si è messa in moto, e nessuno è in grado di fermarla. Quel che è peggio, anche Josef, pur sapendosi innocente, comincia a sentirsi colpevole e a comportarsi come tale…
Credo che Il processo sia uno dei capolavori della letteratura mondiale. Raramente ho provato una tale sensazione di ansia, l’idea di un male così diffuso, pervasivo e inevitabile; l’idea che anche se non hai fatto niente, se dicono che sei colpevole in modo abbastanza autorevole finirai per sentirti colpevole. La scrittura secca, gelida, mostrata di Kafka fa il resto. Peccato solo per la sua abitudine ai wall of text.

10. La vita, istruzioni per l’uso

La vita istruzioni per l'usoAutore: Jacques Perec
Genere: Literary Fiction / Mainstream
Anno: 1978

Questo romanzo di Perec riassume tutto ciò che mi piace della literary fiction ben fatta. Ossia, la costruzione di un elegante gioco intellettuale, che il lettore è invitato a districare. Perec ci mostra una palazzina residenziale e la disposizione di tutti gli appartamenti, dopodiché procede a descrivere, appartamento per appartamento, l’arredamento delle stanze e la vita dei loro inquilini. A poco a poco, come in un puzzle, vediamo le vite e gli oggetti del condominio incastrarsi gli uni negli altri, fino a formare una storia.
La finzione scenica è palese. Immersione e sospensione dell’incredulità non sono pervenute. Il ritmo è bassissimo. Ma l’autore chiarisce fin dall’inizio il suo scopo, ossia presentare un divertente rompicapo. Il piacere di leggerlo e di far combaciare i pezzi è lo stesso di giocare a un puzzle game senza tempo limite.

09. Flatland

FlatlandAutore: Edwin A. Abbott
Genere: Fantasy / Pseudo-trattato
Anno: 1884

La cronaca immaginaria di un abitante di un mondo bidimensionale, che prima ci racconta il suo mondo e poi dell’avvento di un profeta venuto dalla terza dimensione. Uno dei libri più immaginifici che abbia mai letto, ha acceso in me una scintilla quando ancora ero quattordicenne.
Ho già parlato di Flatland nel Consiglio del Lunedì #01, ai veri e propri albori del blog!

08. Il castello

Il castelloAutore: Franz Kafka
Genere: Surreale
Anno: 1926

In pieno inverno, l’agrimensore K. raggiunge un piccolo villaggio alle pendici di un antico castello. K. è stato assunto dal Conte per lavorare al paese, e aspetta di incontrarlo per discutere dei termini dell’incarico. Ma l’agrimensore sbatte contro un muro di gomma: al villaggio nessuno sa di lui e nessuno ha intenzione di metterlo in contatto col Conte. Il bisogno di valicare la rigida burocrazia del castello e di raggiungere il Conte, di costruirsi una rete di alleanze e ritagliarsi uno spazio nella vita del villaggio diventerà l’ossessione di K.
Se questo romanzo è meno famoso de Il processo, è solo perché Kafka l’ha lasciato incompiuto. Lo preferisco perché è ancora più perverso: se Josef K. vorrebbe evitare il processo e riavere la sua vita normale, il protagonista de Il castello se la va a cercare. Il suo bisogno di ottenere l’impossibile udienza col Conte ha qualcosa di inquietante. Inoltre c’è tutta una galleria di personaggi assurdi: la scostante cameriera Frieda, l’instabile messaggero Barnabas, i gemelli Arthur e Jeremiah, assegnati a K. come assistenti ma che si comportano come bambinetti ritardati, o l’irraggiungibile e contegnoso burocrate Klamm, teorico superiore di K.
A chi avesse amato Il processo, consiglio di provare anche questo. Ma tenete conto che non ha un finale.

07. 1984

1984Autore: George Orwell
Genere: Science Fiction / Distopia
Anno: 1948

Ed eccoci a un altro romanzo che è quasi scontato trovare così in alto nella classifica. Come dicevo parlando de Il mondo nuovo, questa distopia è meno credibile di quella di Huxley, ma è così grottesca, lugubre, ansiogena, da essere memorabile. E infatti, sebbene abbia letto questo romanzo a diciassett’anni, è come se l’avessi letto ieri da quanto bene mi ricordo tutto quel che succede!
Ci si identifica subito in Winston Smith, nelle sue disavventure, nelle sue speranze e nella sua disillusione finale. Geniali anche le intuizioni sul bipensiero, l’ambizioso progetto della Neolingua e la riscrittura sistematica del passato (tutte caratteristiche prese di peso dall’URSS stalinista, ma ulteriormente amplificate). Se Il mondo nuovo colpisce soprattutto la testa, 1984 colpisce alla pancia. E fa male!

06. Il pendolo di Foucault

Il pendolo di FoucaultAutore: Umberto Eco
Genere: Mainstream / Surreale
Anno: 1988

Un po’ per gioco, un po’ stimolati dagli alchimisti, gli occultisti e gli altri strani personaggi che gravitano attorno alla casa editrice in cui lavorano, Casaubon i suoi colleghi, Belbo e Diotallevi, cominciano a rivedere l’intera storia europea, dal Tardo Medioevo all’epoca contemporanea, alla luce di teorie cospirative che ruotano attorno ai dannati Templari. Nel corso di mesi e anni prende forma il Piano, una rete di collegamenti che comprende il Santo Graal, Raimondo Lullo, Francesco Bacone, l’Ordine dei Rosacroce, la massoneria, i Protocolli dei Savi di Sion, il nazismo. Quello che non sanno, è che il gioco sta diventando più serio di quel che credono, soprattutto quando Aglié, un nobiluomo convinto di essere la reincarnazione del Conte di Saint-Germain, decide di impossessarsi delle loro “scoperte”…
Se Il pendolo di Foucault è salito così in alto nella mia classifica, lo si deve probabilmente al mio amore per le ucronie, le storie segrete e soprattutto la giusta derisione di tutte le teorie del complotto (soprattutto se comprendenti i fottuti Templari ^-^). Oggettivamente non meriterebbe un posto così in alto: Eco è verboso, stila elenchi lunghissimi e insulsi, e probabilmente si potrebbero tagliare 200-300 pagine senza compromettere l’intelligibilità della trama. Ma il Piano steso dai protagonisti è così folle da essere geniale, e qui e là ci sono altre perle, come il funzionamento della casa editrice a pagamento del signor Garamond.
Questa è anche l’opera italiana arrivata più in alto nella mia classifica.

05. A Canticle for Leibowitz

A Canticle for LeibowitzAutore: Walter M. Miller
Genere: Science Fiction / Apocalyptic SF
Anno: 1959

Dopo l’olocausto nucleare, spetta ai monaci il compito di custodire il sapere antico e ricostruire la civiltà. Ma l’umanità saprà evitare di commettere di nuovo gli stessi errori…?
Ho già parlato di A Canticle for Leibowitz nel Consiglio del Lunedì #06. Per inciso, si tratta del Consiglio (e dell’opera di fantascienza vera e propria) arrivata più in alto nella classifica.

04. Flow My Tears, the Policeman Said

Flow My Tears, the Policeman SaidAutore: Philip K. Dick
Genere: Slipstream / Mainstream
Anno: 1974

In seguito a un incidente, la star televisiva Jason Taverner diventa una non-persona – e questo può avere brutte conseguenze, in un’America trasformata in uno stato di polizia, in cui i college sono sigillati come caserme. Nel tentativo di recuperare la sua identità,Taverner incontrerà una serie di donne (più o meno felici, più o meno sane di mente) e conoscerà molti tipi di amore. Ma il suo destino è nelle mani di Felix Buckman, cinico commissario di polizia, e di sua sorella Alys, psicopatica lesbica tossicomane. E Buckman farà la sua scelta.
Ho notato che questo romanzo spacca in due i lettori, anche tra gli amanti di Dick: chi lo ama e chi lo reputa una roba insulsa. Io appartengo alla prima categoria, ma sono il primo ad ammettere che si tratta di una storia strana. E’ un romanzo in cui si chiacchiera molto e si incontrano molti personaggi, ma succede poco. E’ un romanzo di atmosfera più che di trama, e gli elementi fantascientifici servono solo da innesco (e d’altronde a Buckman la spiegazione nemmeno interessa…).
Ci sono almeno due scene da antologia: quella della pedofilia consensuale (ma Dick avrebbe potuto collegarla meglio alla storia principale), e quella finale alla pompa di benzina (la stessa che anni dopo avrebbe ispirato a Dick allucinazioni cristologiche). Quest’ultima mi aveva fatto venire le lacrime agli occhi.

03. Buio a mezzogiorno

Buio a mezzogiornoAutore: Arthur Koestler
Genere: Politico / Mainstream
Anno: 1940

Nicola Rubasciov, esponente di primo piano del Partito, viene arrestato per crimini politici. Era l’ultimo sopravvissuto tra quelli della vecchia guardia, ma ormai è giunto anche il suo turno. Tra interrogatori, pressioni psicologiche, e le sue riflessioni sulla sua vita e sulla sua devozione alla causa del Partito, assistiamo alla prigionia di Rubasciov e ai suoi ultimi giorni.
Questo romanzo ha per me un’importanza particolare, dato che parla del comunismo da parte di uno che ci capiva (Koestler fu attivo nel Partito Comunista tedesco per quasi dieci anni). Rubasciov è un personaggio immaginario, ma è il simbolo di tutti quei dirigenti di Partito sommariamente processati da Stalin durante le purghe della fine degli anni Trenta. Il protagonista rivede la sua vita, si chiese se il Partito abbia tradito la causa o sia stato lui a sbagliare, ad allontanarsi dalla scienza marxista, e sia stato quindi giustamente punito. Koestler si lascia un po’ troppo andare alle riflessioni astratte – Rubasciov può anche passare pagine e pagine a pensare, senza compiere alcuna azione concreta – ma succedono anche un sacco di cose tra quelle quattro pareti: le discussioni fatte battendo un cucchiaio sul muro contro il suo vicino di cella, un’ex-ufficiale zarista dal ferreo senso dell’onore e sommo disprezzo per il comunismo; l’osservazione dalla finestra della cella al cortile della prigione, frequentato da un prigioniero che sembra conoscerlo; i flashback di quando era ancora agente attivo della Rivoluzione, e compiva azioni più o meno belle; gli estenuanti interrogatori. Fino all’amara conclusione.

02. La vita è altrove

La vita è altroveAutore: Milan Kundera
Genere: Literary Fiction / Mainstream / Commedia
Anno: 1973

Da quando la sua cara mamma e il suo maestro gli dicono che è dotato nel disegno, Jaromil decide che farà l’artista. Ma quando, crescendo, scopre che non ha nessun talento nella pittura, cambia idea e decide che sarà un grande poeta lirico. La sua vita prosegue all’insegna di questa decisione, tra capricci, entusiasmi infantili, un alter-ego immaginario, la salita al potere del Partito comunista in Cecoslovacchia, un amore e un brutto raffreddore.
La vita è altrove è scritto in uno stile marcatamente literary: fin dalle prime righe l’autore interviene, spiega di cosa parlerà, commenta, fa digressioni. Il narratore commenta, chiosa e spiega man mano che ci mostra la vita di Jaromil. Messa così, sembra una roba irritante e votata al fallimento, ma Kundera è acuto e spiritoso, e il libro si trasforma in una specie di lungo commentario umoristico sulla vita di questo giovane pieno di sé, sull’adolescenza e sulla poesia. Lo lessi in due giorni quasi in apnea.
Del resto, neanche a me è mai piaciuta la poesia lirica.

01. A Scanner Darkly

A Scanner DarklyAutore: Philip K. Dick
Genere: Slipstream / Mainstream
Anno: 1977

C’è una nuova droga in circolazione a Los Angeles, la pericolosa Sostanza M. Robert Arctor, agente della narcotici che odia la sua vita e la sua famiglia perfetta, decide di dedicare la sua vita all’indagine e all’estirpazione della droga; assume i panni di un tossico e va a vivere tra i drogati. Ma col passare del tempo, le droghe cominciano a consumarlo; le sue due personalità cominciano a dissociarsi, e gli sembra che qualcuno stia cercando di tradirlo… Cosa cazzo gli stia succedendo…? E c’è per lui qualche speranza di una vita felice?
A Scanner Darkly è il mio romanzo preferito. Ci sono idee geniali (la tuta spersonalizzante, che genera connotati fisici in modo randomico e continuo), ci sono personaggi stupendi (il genio paranoide James Barris, lo schizofrenico Charles Freck, la gelida eroinomane Donna Hawthorne), dialoghi surreali da fattoni (memorabile il brillante piano di Barris per sorprendere i ladri in casa), momenti di tensione quasi sovrannaturale. Soprattutto, c’è il senso desolante dell’impossibilità di costruire vere e durature amicizie in quel mondo, dove si conduce una vita ai limiti della sussistenza e devi sempre stare attento che il tuo compagnone non cerchi di fotterti i soldi (o la vita) per una dose.
Il romanzo più sentito di Dick – che fece quella vita per un certo tempo – e anche il suo più bello. E’ fantascienza solo per modo di dire; in realtà è un gran bel mainstream.

In chiusura
Questa era la classifica dei miei cinquanta romanzi preferiti. Piaciuta? Vi ha stupito, o era proprio quel che vi aspettavate? E un’altra domanda: vi piacerebbe che dedicassi un articolo più lungo a uno dei libri che qui ho presentato di sfuggita? E’ più che altro una curiosità – alcuni di questi li ho letti molti anni fa, e dovrei rileggerli per poterci scrivere sopra qualcosa.
Ma mi piacerebbe sentire i vostri pareri, in generale.

WOW, che articolo lungo. Quasi 9000 parole, manco fossi il Duca.
Vi conviene leggervelo a puntate.

Pazzia

Una sintesi dei miei gusti letterari, per i pigri.

(1) Prima che Dago me lo chieda: no, non simpatizzo con i populisti anarchici. Tra l’altro, Lenin ci scrisse sopra un libro per mettere in guardia i bolscevichi da quel branco di idealisti privi di scienza: Che cosa sono gli “Amici del Popolo”?.Torna su
(2) Per chi non la conoscesse, secsi utentessa che frequenta i blog di Zwei e del Duca (e, se non ricordo male, il forum di Massacri Fantasy). Ma sono certo che Dago fornirà informazioni supplementari a chiunque sia interessato.Torna su

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47 risposte a “I preferiti del Tapiro

  1. Cioè, hai messo coso lì kundera prima di 1984?? “=_=

    Also, manca Fight Club. Non dirmi che non hai letto fight club! O peggio, che non è tra i primi 50! X(

  2. Cioè, hai messo coso lì kundera prima di 1984?? “=_=

    1984 è parecchio in alto, quindi non rompere il quarzo.
    Kundera è uno dei miei scrittori preferiti, benché scriva perlopiù literary fiction, ed è una persona molto intelligente quando non parla di cose che non capisce (come il rock o il cinema). Altri due suoi libri che mi sento di consigliare sono Lo scherzo e Amori ridicoli.

    Non dirmi che non hai letto fight club!

    Come ho già detto di recente tra i commenti, per motivi a me stesso ignoti non ho ancora mai letto Palahniuk (eccetto il racconto “Budella”). Se non ho letto Fight Club è perché, immagino, so già esattamente cosa aspettarmi, e quindi non sento una curiosità folle. Ma magari lo leggerò in futuro.
    Altri grandi assenti che non ho mai letto sono Fitzgerald e Nabokov (ma il Duca mi ha assicurato che Nabokov scrive piuttosto male). Perché? Boh!

  3. Tapiro, ma Kundecoso non è un po’ un autore da ragazzini kefialcollo antifa’ andiamo a protestare kontro la gelmini abbasso lo sdado viva il che no tav okkupiamolasquola ACAB erbalibbera ecc ecc?? ^__^

  4. Lolita mi è piaciuto un sacco, anche se la seconda parte è un po’ (tanto) lenta: te lo consiglio.
    Di Kundera hai letto L’arte del romanzo? Era nel programma di Estetica Contemporanea del 2010, se non erro: l’ultimo corso di Carbone in Statale T_T

  5. Tapiro, ma Kundecoso non è un po’ un autore da ragazzini kefialcollo antifa’ andiamo a protestare kontro la gelmini abbasso lo sdado viva il che no tav okkupiamolasquola ACAB erbalibbera ecc ecc??

    No.
    Hai quest’impressione perché è pieno di liceali con pochi neuroni e molto ego che leggono L’insostenibile leggerezza dell’essere, la trovano una cosa molto romantica e molto intellettuale, si identificano in Therese e pensano: “Oh, sì, un giorno anch’io farò innamorare un bellissimo playboy che nella sua vita ha avuto cento donne ma che deciderà di diventare strettamente monogamo per amor mio!”. Un po’ come quelli che leggono Baudelaire e poi dicono: “sì, anch’io sono un artista maledetto e la società non mi capisce!”.
    Amori ridicoli perlopiù è costituito da racconti sulla vita di coppia, uomini che cercano di farsi donne, o episodi quasi surreali di vita sotto un regime stalinista. Uno dei personaggi centrali è il Dottor Havel, di cui si dice che “è come la morte” perché se le prende tutte.
    E una delle storie de Il libro del riso e dell’oblio racconta di una threesome in cui l’uomo, al culmine del piacere, si mette a gridare: “Io sono Bobby Fischer! Io sono Bobby Fischer!”. Con grande imbarazzo delle due donne.
    Fai un po’ te se ti sembra uno scrittore da kefialcollo.

    Trovo più azzeccato quelli che associano il lettore di Kundera all’intellettuale chiuso nella torre d’avorio. Ma questo soprattutto perché Kundera, invecchiando, è diventato sempre più spocchioso, intellettualoide, literary. E infatti i suoi ultimi romanzi (per intenderci, quelli dopo L’insostenibile leggerezza dell’essere, che è ancora bello) sono sempre più indigeribili e pieni di sé.
    Il Kundera migliore è quello dei primi quattro-cinque libri, che non si prende troppo sul serio.

    @Fos:

    Di Kundera hai letto L’arte del romanzo? Era nel programma di Estetica Contemporanea del 2010, se non erro: l’ultimo corso di Carbone in Statale T_T

    Ho cominciato a leggere Kundera proprio grazie al corso di Carbone (che aveva messo nel programma due suoi libri, quello che dici tu e Lo scherzo).
    Inutile dire che è l’unica cosa che ho apprezzato dell’uomo e del corso. Lui: un tizio disinteressato allo stesso campo di studi di cui si occupa, preoccupato solo di farsi studentesse (chiamalo scemo) e di far vedere con quanto gusto si sceglie i completi. Il corso: una roba senza capo né coda che stende un velo di vergogna su tutta la professione.
    Quando ho scoperto che Carbone se ne andava a Lione ho provato solo gioia per l’università e condoglianze per i franzosi.

  6. Interessante ^_^

    Inutile dire che è l’unica cosa che ho apprezzato dell’uomo e del corso.

    E la lista di quelli che pikkieranno e/o quereleranno tapiro si allunga ^-^

    preoccupato solo di farsi studentesse (chiamalo scemo)

    Cazzofigata! Come il prof mandrillo di Porci con Le Ali *__*
    More info ^-^

  7. A me piaceva molto come spiegava, anche se effettivamente nel corso aveva messo troppa carne sul fuoco.
    La cosa buona era che affrontava anche autori diversi dai soliti. In cinque anni di Statale me l’hanno sempre menata con la stessa gente: Kant e Hume i modernisti, Heidegger ed Hegel chi si occupava di contemporanea. In quel corso almeno, dopo una dose di Heidegger e Husserl che mi sarei volentieri risparmiata, vennero affrontati un paio di autori meno abusati. Il buon Patocka, ad esempio, l’ho sentito citare solo a lui e Vigorelli.

    In ogni caso siamo entrambi fuori dal tunnel della Statale, ergo torniamo alla domanda di cui sopra: che ne hai pensato de L’arte del romanzo?

  8. Cazzofigata! Come il prof mandrillo di Porci con Le Ali *__*
    More info ^-^

    Questa non so da dove Tapiro l’abbia tirata fuori: io sono sempre stata convinta che fosse gay.
    Insomma, aveva gli assistenti (maschi) più belli del corso di Filosofia…

  9. Il buon Patocka, ad esempio, l’ho sentito citare solo a lui e Vigorelli.

    Infatti Patocka è un altro individuo per il quale non ho il minimo rispetto.

    Questa non so da dove Tapiro l’abbia tirata fuori: io sono sempre stata convinta che fosse gay.
    Insomma, aveva gli assistenti (maschi) più belli del corso di Filosofia…

    Se è per questo aveva anche due assistenti donne molto carine. A dire il vero quell’uomo era semplicemente pieno di assistenti.
    E si vedeva che rispondeva con maggior piacere alle studentesse.

    Comunque non ho intenzione di investigare ulteriormente gli orientamenti sessuali di Carbone, direi di chiudere l’OT ^-^

    che ne hai pensato de L’arte del romanzo?

    Le due interviste sono la parte più interessante, perché Kundera spiega la logica con cui costruisce i suoi romanzi. Il resto è abbastanza dimenticabile (tranne forse il saggio su Kafka, che è carino).
    Se vuoi leggere un saggio di Kundera ti consiglio invece I testamenti traditi, che è molto meglio.

  10. Ellamadò, che listone.
    Commenti sparsi:
    Lord of the flies me lo diede da leggere in prima superiore il prof di italiano, per le vacanze estive. Insieme a cronache maziane.
    Adoravo quell’uomo. T___T
    1984 lo iniziai tre anni fa in stazione a bologna, di ritorno dal Lucca Comics, e con il treno in ritardo di 4 ore.
    Fu un esperienza così traumatica che non osai mai finire quel libro.
    – Philip Dick l’ho sempre adorato, eppure non ho mai letto nessuna delle sue opere maggiori che hai infilato in lista. Un po’me ne vergogno.
    – Il riassunto di The Egg Man mi ha ricordato questo manga qua. Franken Fran ha molti altri capitoli dedicati agli ibridi uomini/insetti, come il numero due. In generale lo consiglio, è un bel fumetto in bilico tra ironico e grottesco che parla di esperimenti schifosi. In un capitolo creano persino il Flying Spaghetti Monster!

    Lolita mi è piaciuto un sacco, anche se la seconda parte è un po’ (tanto) lenta: te lo consiglio.

    Sottoscrivo, è piaciuto anche a me. E poi, lo stile di Nabokov non mi è sembrato così pessimo, anzi…

  11. Tapiro, quando pubblicherai il tuo libro FentasI?? ^_^

  12. @Tapiro: leggendo la tua lista dei 50 libri preferiti ho trovato come prevedibile molti libri che ho letto pure io, molti altri che non ho letto, alcuni giudizi che condivido e altri no.
    Tutto rientra nell’armonioso caos dell’universo ma, in nome di tutti gli dei che abiuro, il Pendolo di Foucault al sesto posto è una bestemmia atroce da Armageddon 2012 !!!
    Uno dei libri mainstream peggio scritti e dalla trama tanto traballante quanto brutta, dopo la lettura ho dovuto depurarmi per mesi e ho ancora degli incubi.
    Se finirai come me all’inferno, sappi che non è per le tue idee politiche ma per il pendolo 🙂

    postilla: per alcuni sarà una notizia clamorosa ma pare che Tengi non esista, è un personaggio virtuale scritto a 6 mani da tre studenti fuoricorso di Firenze che si alternano a scrivere. Io non ne so più niente, ma era già evidente da alcune incongruenze nei suoi messaggi quando bazzicavo pure io quei sinistri blog. 😛

  13. @Tales:

    Philip Dick l’ho sempre adorato, eppure non ho mai letto nessuna delle sue opere maggiori che hai infilato in lista. Un po’me ne vergogno.

    Sì, fai bene.

    Sottoscrivo, è piaciuto anche a me. E poi, lo stile di Nabokov non mi è sembrato così pessimo, anzi…

    Duca dixit u_u

    @Dago:

    Tapiro, quando pubblicherai il tuo libro FentasI?? ^_^

    Ah! Ah! Ah!
    La verità è che sono meno bravo nella gestione del tempo di quel che millanto. Inoltre dovrei smetterla di passare il mio tempo libero a drogarmi di Catherine

    @Dunfrey:

    per alcuni sarà una notizia clamorosa ma pare che Tengi non esista, è un personaggio virtuale scritto a 6 mani da tre studenti fuoricorso di Firenze che si alternano a scrivere.

    Sì immagino ^-^

  14. per alcuni sarà una notizia clamorosa ma pare che Tengi non esista, è un personaggio virtuale scritto a 6 mani da tre studenti fuoricorso di Firenze che si alternano a scrivere.

    Anche fosse?
    Mi son fappato per anni sulle eroine fantasy. Una più, una meno…

  15. Tapiro, hai mai letto Curzio Malaparte?

  16. Tapiro, hai mai letto Curzio Malaparte?

    Non ho mai letto i suoi romanzi, però ho letto Tecnica del colpo di stato; che è carino, benché un po’ troppo disorganizzato e aneddotico per essere un saggio.

  17. Lista/classifica di tutto rispetto. In comune solo alcuni titoli, i classici per intenderci, ma letti in età diverse.
    Sono passata alle cose serie solo dopo anni di stordimento appresso a Brooks, Bradley e altri da considerare poco.
    Queste Oscure Materie. Mi ha colpito il tuo apprezzamento, hai sottolineato quelle che anche per me sono le caratteristiche migliori. Il terzo libro è terribile. Non ha omogeneità e temo che a rileggere l’opera adesso infrangeresti quella bella sensazione che ti porti dentro. Quindi non farlo.
    Lolita è stato un caso letterario a suo tempo ma lo stile con cui Nabokov lo ha scritto non merita il plauso. Il Duca non sbaglia. U.U
    Ho scorso la lista dalla posizione 50 alla numero 1 con un “miscuglio di emozioni” per scoprire qual’è il tuo libro preferito e…
    Boh. Non so identificare la sensazione che mi ha lasciato. O__O
    Sarà che in questo periodo non riesco a leggere nulla, trovo tutto noioso. Devo avere sviluppato un blocco per la lettura, persino gli autori classici che amo non vanno oltre le prime pagine.
    Il mio entusiasmo è morto.

  18. La verità è che sono meno bravo nella gestione del tempo di quel che millanto. Inoltre dovrei smetterla di passare il mio tempo libero a drogarmi di Catherine…

    Parlando di progetti abbandonati, tu ne avevi iniziato uno con rpgmaker! Ricordo che si chiamava Fimbulvetr, parlava del freddo e… Boh, l’hai mai almeno iniziato?

  19. proprio niente niente di Bulgakov? eppure dovrebbe essere nelle tue corde

  20. Proverò a recuperare Kundera, nonostante a suo tempo l’insostenibile pesantezza dell’essere mi abbia praticamente ucciso.

    Ho provato a decantare la bellezza dei romanzi di carlton mellick in compagnia femminile e i risultato sono stati… Well evidentemente noi italiani non siamo ancora pronti alla bizarro fiction, tranne per una ristretta cerchia di eletti >.<

  21. @Polvere:

    Queste Oscure Materie. Mi ha colpito il tuo apprezzamento, hai sottolineato quelle che anche per me sono le caratteristiche migliori. Il terzo libro è terribile. Non ha omogeneità e temo che a rileggere l’opera adesso infrangeresti quella bella sensazione che ti porti dentro. Quindi non farlo.

    Ricordo qualcosa del genere. Nonostante nei primi due libri i viaggi (attraverso il mondo di Lyra prima, e tra le dimensioni poi) sembrassero lunghi e faticosi, nel terzo libro i personaggi (soprattutto la signora Coulter e Asriel) si spostano da un capo all’altro del multiverso come niente fosse. Abbastanza spaesante.

    Lolita è stato un caso letterario a suo tempo ma lo stile con cui Nabokov lo ha scritto non merita il plauso. Il Duca non sbaglia. U.U

    Siobhàn ha provato a leggerlo di recente, ma ha abbandonato il libro durante la seconda parte. Pure lei dice che è troppo lenta e pesante.

    @Tales:

    Parlando di progetti abbandonati, tu ne avevi iniziato uno con rpgmaker! Ricordo che si chiamava Fimbulvetr, parlava del freddo e… Boh, l’hai mai almeno iniziato?

    Iniziato? Ci ho lavorato per un anno!
    Oltre a pensare intreccio e personaggi, avevo mappato un buon 20% del mondo di gioco e cominciato a costruire le classi.
    Ma poi ho dovuto abbandonare. Mano a mano che il mio tempo libero si riduceva (avevo cominciato l’università) mi sono reso conto che portare avanti un simile progetto da solo era follia. Ci avrei passato sopra anni e anni e anni.
    Più facile scrivere libri. Così ho smesso rpgmaker e sono tornato alla scrittura.

    @iome:

    proprio niente niente di Bulgakov? eppure dovrebbe essere nelle tue corde

    Non ho ancora avuto il piacere.
    A dire il vero anni fa avevo provato a leggere Cuore di cane, ma vuoi per il traduttore, vuoi per la qualità del racconto, non mi aveva proprio preso e avevo smesso in fretta.
    Ma ammetto di avere una certa voglia di leggere La guardia bianca, sulla guerra in Ucraina tra rossi e bianchi. Il genere di ambientazione che dovrebbe far venire Dago.

    @Coscienza:

    Proverò a recuperare Kundera, nonostante a suo tempo l’insostenibile pesantezza dell’essere mi abbia praticamente ucciso.

    In tal caso ti consiglio Il valzer degli addii o i racconti di Amori ridicoli.

    evidentemente noi italiani non siamo ancora pronti alla bizarro fiction, tranne per una ristretta cerchia di eletti >.<

    Me ne sono accorto anche solo guardando i commenti agli articoli su Mellick.
    Poveri sciocchi.

  22. Se vuoi leggere un saggio di Kundera ti consiglio invece I testamenti traditi, che è molto meglio.

    Metterò in lista.
    Mellick effettivamente sembra uno che scrive sotto l’effetto di qualche acido… Metto in lista anche lui.

  23. so di essere banale ma “il maestro e margerita” ha dei bei momenti di wonderness, anche “uova fatali” per me merita se non altro per il personaggio dello scienziato

    ma lo ho letto un sacco di tempo fa

  24. Ritorno a commentare di sfuggita (Buio a mezzogiorno, letto su tuo consiglio, mi è piaciuto moltissimo, indi leggo con molto interesse il tuo blog, seppure mutamente) per dir la mia su Nabokov. Più che Lolita (che come detto da Polvere vale più per l’impatto – simpatizza col pedofilo, ti ci fa immedesimare – che per la prosa) io ho adorato La Difesa di Luzin (molto diverso, un po’ più nevrotico, può piacere a chi ha interesse per scacchi o per le malattie mentali. Per me era la prima), ma a te, Tapiro, suggerisco Attesa di una Decapitazione, di gusto decisamente Kafkiano (ma con piglio originale)

  25. Del Maestro e Margherita devo avere due copie in casa. Entrambe intonse. Sallo.

  26. @Giacomo:

    Più che Lolita (che come detto da Polvere vale più per l’impatto – simpatizza col pedofilo, ti ci fa immedesimare – che per la prosa) io ho adorato La Difesa di Luzin (molto diverso, un po’ più nevrotico, può piacere a chi ha interesse per scacchi o per le malattie mentali. Per me era la prima), ma a te, Tapiro, suggerisco Attesa di una Decapitazione, di gusto decisamente Kafkiano (ma con piglio originale)

    Guarda, io La difesa di Luzin volevo leggerlo, anche perché mi piacciono gli scacchi e ancor più gli scacchisti borderline, ma si trova solo in quelle vecchie edizioni Adelphi di cartone che mi irritano solo a guardare #_#
    Sì lo so, anch’io ho qualche problema…

    @Donnacamel:

    Del Maestro e Margherita devo avere due copie in casa. Entrambe intonse. Sallo.

    Non solo lo sollo, ma penso di essermene portata a casa una qualcosa come sei mesi fa… solo che non l’ho ancora letta.

  27. Ammetto di non aver letto la maggior parte dei romanzi consigliati >///< Ultimamente ho masticato più saggi che narrativa, ma mi rimetterò in pari quest'estate (mentre assaporo la gioia di essere una diplomata senza futuro).
    Kundera e L'insostenibile leggerezza dell'essere mi sono stati ripetuti a maintes reprises dai compari anarco-comunisti (esistono! Li ho VISTI!) della mia migliore amica (che usa anche cantare a squarciagola "hai mai letto Kundera?!"). Pertanto ho sviluppato un blocco psicologico verso questo autore. Se raccomanda il Tapiro, magari posso arrischiarmi a dargli una letta.

    Scopro qui di essere un'opera di fiction di studenti fiorentini. Voglio i nomi. Voglio i nomi dei cazzoni che mi hanno appioppato scoliosi, psoriasi e turbe del sonno che mi impediscono un riposo normale da quando sono nata!

  28. Quante lagne!
    Scusa ma tra gambe da fenicottero, occhioni elfici e tsunderezza acuta se non ti appioppavano pure qualche sfiga finivi per sembrare un’eroina della Troisi v.v

    “Oh noes…le mie tette…sono troppo grosse!!”

  29. Non so perchè ma ‘sto articolo il feed non lo vede 😦

  30. @Tenger:

    mentre assaporo la gioia di essere una diplomata senza futuro

    Sì, ho presente la sensazione^^

    Pertanto ho sviluppato un blocco psicologico verso questo autore. Se raccomanda il Tapiro, magari posso arrischiarmi a dargli una letta.

    Blocco più che comprensibile.
    Come già detto sopra, suggerisco come avvicinamento a Kundera di provare Il valzer degli addii o la raccolta Amori ridicoli, che sono divertenti. In L’insostenibile leggerezza dell’essere la presenza dell’autore è davvero pervasiva, e in alcune sezioni sembra quasi più un saggio che un romanzo. E’ molto literary.

    Scopro qui di essere un’opera di fiction di studenti fiorentini.

    Benvenuta nel mondo delle turbe di Dunfrey.

    @Sangi:

    Non so perchè ma ‘sto articolo il feed non lo vede

    Il mio feed è strano, e altri hanno lamentato altri problemi, tipo commenti che appaiono due giorni dopo essere stati postati (o non appaiono proprio). Boh.

  31. @Tengi: “Voglio i nomi.”

    sei molto pirandelliana, un personaggio alla ricerca dei suoi autori ^__^

    @Tengi:”Voglio i nomi dei cazzoni che mi hanno appioppato scoliosi, psoriasi e turbe del sonno che mi impediscono un riposo normale da quando sono nata!”

    LOL, raga lo so che non sapete più come finire questo scherzo, ma ormai qualcuno ha parlato. (la tipa delle foto è una francese ed è la ragazza di uno dei tre autori, il bello è che ella ignora l’uso improprio che hanno fatto delle sue immagini)
    altro indizio del fake : sono stati citati esattamente tre problemi fisici (TRE non QUATTRO) uno per ognuno dei tre sfig… studenti di firenze (uno non è toscano ma vive lì). comunque bravi per un po’ ci ero caduto pure io ^__^

    @Tapiro: non commenterò il consiglio 24, l’autore del libro non rientra nei miei gusti, il libro sembra noioserrimo e finirei per brontolare delle solite cose (narratore onniscente considerato un difetto ecc.) e poi è caldo 🙂

  32. Concordo coi pareri sulla maggior parte dei romanzi che ho letto anch’io. Emblematico (e lo condivido) come Il vecchio e il mare, di poche pagine e con una povertà incredibile di episodi significativi, sia superiore a Per chi suona la campana, che trattando storie di guerra dovrebbe risultare ipoteticamente più interessante.
    Il signore delle mosche lo stavo leggendo un paio di anni fa, ma i comportamenti e i dialoghi dei bambini erano così poco credibili che non riuscivo a reggere il senso della finzione. Boom, quarta parete giù.
    Ah, tra parentesi, mi accodo ai commet. Se avessi letto Palahniuk l’avresti messo nella lista. Per quanto brutto possa essere un romanzo di Palahniuk,si tratta sempre di tempo ben speso, intrattenimento riuscito.
    Vedendo cosa hai messo al primo posto, se ti affascinano le dipendenze immagino che potresti cominciare con Invisible Monster (che non ho letto). O meglio ancora, con Choke.
    Ah, ultimissima cosa: non c’è nessun Stephen King! O_O WTF?

  33. Perec meriterebbe un articolo.

  34. @Taotor:

    Se avessi letto Palahniuk l’avresti messo nella lista.

    Probabile^^
    Prima o poi rimedierò, prometto.

    Ah, ultimissima cosa: non c’è nessun Stephen King! O_O WTF?

    Se avessi scritto una Top 100 probabilmente qualcosa di suo sarebbe entrato. It magari, o Carrie, o La lunga marcia o Shining o magari persino L’uomo in fuga. L’unico libro che ce l’avrebbe fatta a entrare nella Top 50 l’ho escluso perché è una raccolta, ossia l’ottimo Stagioni diverse.
    Tutto il resto è noia.

    @Uriel:

    Perec meriterebbe un articolo.

    Quasi quasi.
    Magari quando deciderò di fare un articolo di considerazioni sulla Literary Fiction.

    • Non sono l’unica al mondo a ricordarsi The Long Walk! Posso festeggiare!

      Per quanto riguarda Palahniuck visto che sai cosa aspettarti da Fight Club, potresti provare a cominciare da qualcos’altro, tipo Rabbia. (Molti ti consiglierebbero Invisible Monsters, ma ha un finale molto sottotono e proprio i finali di solito sono il punto forte dell’autore).

      • Benvenuta Claudia!
        Alla fine una Top 100 la sto più o meno facendo, ma è ancora un mezzo disastro perché non ho mai tempo^^’

        Di Palahniuk non ho ancora letto niente, ma ho una mezza idea di farlo a breve e Rabbia potrebbe anche essere il titolo da cui partire. In caso ti farò sapere! ^_^

  35. Ed eccomi qua in tutta la mia molestia! ^_^

    Che bell’elenco Tapi! Mi sono segnato quasi tutto per il futuro.
    Ora che non devo studiare più posso finalmente tornare a leggere per piacere e non più per dovere.

    Queste Oscure Materie l’ho letto anch’io due anni fa e sono d’accordo con te e con Polvere: i primi due libri erano avvincentissimi, ma il terzo libro fu una delusione completa. Peccato, perché il materiale (pun not intended) aveva parecchio potenziale, ma poi Pullman ha optato per il finale tipo “Botte-da-orbi-generiche”.

    Hai sottolineato che il libro di Tanizaki è l’unica entrata giapponese nella classifica. C’è un perché (a parte il fatto che, ehm, è l’unica entrata giapponese nella tua classifica)?

    Vorrei riproporti una discussione che abbiamo già affrontato brevemente in passato, ma su cui ho ancora una domanda: quando ti ho proposto Franzen tu hai risposto che ti puzza di radical chic. Questo perché a te si presenta come l’Autore Che Tratta Temi Importanti? Ma allora esiste la possibilità di trattare argomenti contemporanei senza suonare paternalisti, o “finti impegnati” come i radical chic?

    Una Banda di Idioti, dopo anni di development hell, è stato finalmente adattato per il grande schermo! E per “grande schermo” intendo il telone su cui è stato proiettato per cinque giorni il cortometraggio girato da un mio compagno di università, un film di venti minuti incomprensibile che ignora completamente l’importanza dell’ambientazione del romanzo a New Orleans per spostare tutto quanto a Londra. Ma è talmente brutto che potrebbe essere ambientato in una cantina che farebbe lo stesso, visto che il protagonista per lo più mugugna e non si toglie mai il cappello.

    Mi ricordo anch’io vagamente di Fimbulvetr! Non mi ricordavo assolutamente il nome (da dove l’hai pescato?) ma mi ricordo che c’entrava qualcosa un sistema di evocazione basato sui tarocchi (sbaglio?). Potresti fare un esperimento, pubblicando quel poco che hai fatto su Steam Greenlight (http://steamcommunity.com/greenlight/) e vedere che succede. Tanto per divertimento.

  36. @Giovanni:

    Hai sottolineato che il libro di Tanizaki è l’unica entrata giapponese nella classifica. C’è un perché (a parte il fatto che, ehm, è l’unica entrata giapponese nella tua classifica)?

    Essenzialmente, perché ho letto poca narrativa giapponese^^’
    A parte Tanizaki, mi vengono in mente anche Kawabata e Murakami, ma nessuno dei loro libri era sufficientemente buono da entrare in classifica.
    Siobhàn invece ha letto un sacco di libri di Mishima.

    quando ti ho proposto Franzen tu hai risposto che ti puzza di radical chic. Questo perché a te si presenta come l’Autore Che Tratta Temi Importanti? Ma allora esiste la possibilità di trattare argomenti contemporanei senza suonare paternalisti, o “finti impegnati” come i radical chic?

    Premetto che non ho mai letto Franzen, e che il mio giudizio era basato sul tipo di persone che vedevo leggerlo e il modo in cui ne parlavano. Magari è un bravissimo scrittore.
    Il punto, come già si è detto sui Gamberi è altrove, non è il cosa ma il come. L’autore radical-chic è il sinistroide snob che “denuncia” o “svela” le “contraddizioni” della “società moderna” mascherando le sue opinioni da romanzo. Lo stile è generalmente una roba mezza literary mezza boh, con narratore onnisciente più o meno intrusivo.

    Ma è talmente brutto che potrebbe essere ambientato in una cantina che farebbe lo stesso, visto che il protagonista per lo più mugugna e non si toglie mai il cappello.

    Ma che bella notizia ._.

    Mi ricordo anch’io vagamente di Fimbulvetr! Non mi ricordavo assolutamente il nome (da dove l’hai pescato?) ma mi ricordo che c’entrava qualcosa un sistema di evocazione basato sui tarocchi (sbaglio?)

    Ti confondi, quello dei tarocchi era un progetto completamente diverso. Il nome “Fimbulvetr” è norreno e viene dall’Edda, in cui designa un vento gelido che comincia a spirare incessantemente portando sulla terra un inverno eterno, ed è il primo segno dell’avvicinarsi del Ragnarok (la fine del mondo).
    Il gioco infatti era un’ucronia in cui la rivoluzione borghese capitava in Svezia invece che in Francia, nella prima metà dell’Ottocento, in concomitanza con l’inizio di una tormenta sovrannaturale che cominciava a ricoprire di ghiaccio eterno tutta la Scandinavia. Il protagonista tra l’altro era un aristocratico profondamente monarchico, il cui obiettivo era rimettere sul trono il re braccato dai rivoluzionari ^_^

  37. L’autore radical-chic è il sinistroide snob che “denuncia” o “svela” le “contraddizioni” della “società moderna” mascherando le sue opinioni da romanzo. Lo stile è generalmente una roba mezza literary mezza boh, con narratore onnisciente più o meno intrusivo.

    Capisco, ma mi sembra un ragionamento un po’ perverso, perché seguendo questo tipo di pensiero mi pare si rischi di tagliare le gambe a tutti quelli che vogliono proporre una storia seria ambientata nella nostro mondo al nostro tempo.

    Il protagonista tra l’altro era un aristocratico profondamente monarchico, il cui obiettivo era rimettere sul trono il re braccato dai rivoluzionari.

    Che premessa strana. ò_ò
    E di quello dei tarocchi che ne è stato?
    Comunque, seriamente: Steam Greenlight!

    Ah, piuttosto: se mai decidessi di leggere Red Mars dopo aver finito The Years of Rice and Salt, avvertimi che magari me lo rileggo anch’io nel frattempo.

  38. @Giovanni:

    mi sembra un ragionamento un po’ perverso, perché seguendo questo tipo di pensiero mi pare si rischi di tagliare le gambe a tutti quelli che vogliono proporre una storia seria ambientata nella nostro mondo al nostro tempo.

    No; rileggi bene quello che ho scritto:

    non è il cosa ma il come

    Non è il contenuto del libro ma la forma. Gente che invece di voler scrivere una storia vuole denunciare questo o quello, scambia il genere romanzesco con la pamphlettistica morale-politica o con un’esercizio di erudizione accademica e scrive generalmente delle porcate indegne o roba insulsa che non va da nessuna parte.
    E’ un problema di forma, di tecnica (al solito). Se uno vuole scrivere una bella storia che è anche un’opera di denuncia o un manifesto sulla crisi dei valori in questa nostra epoca disgraziata, va benissimo.

    E di quello dei tarocchi che ne è stato?

    Neanche iniziato. Il fatto è che quello dei tarocchi doveva essere ambientato in un ambiente urbano moderno. Ma le librerie di default di RPGMaker non hanno ambienti cittadini moderni, per cui avrei dovuto crearmi tutte le risorse grafiche da zero. Francamente non ne avevo nessuna voglia.

    Comunque, seriamente: Steam Greenlight!

    Ci farò un salto, ma alla fine il progetto di Fimbulvetr è rimasto più sulla carta che realmente eseguito. La parte più consistente di ciò che ho fatto è stato creare mappe di gioco (il mondo di gioco era piuttosto ampio).

    se mai decidessi di leggere Red Mars dopo aver finito The Years of Rice and Salt, avvertimi che magari me lo rileggo anch’io nel frattempo.

    La Mars Trilogy è definitivamente in cantiere, ma non so ancora quando la leggerò. Magari quest’autunno, magari l’anno prossimo. Ti avviserò^^

  39. Se uno vuole scrivere una bella storia che è anche un’opera di denuncia o un manifesto sulla crisi dei valori in questa nostra epoca disgraziata, va benissimo.

    Ok, allora penso che siamo d’accordo – e penso che Franzen sia uno scrittore che faccia proprio questo, piuttosto che “pamphlettistica morale-politica” ed “esercizi di erudizione accademica” – anzi, tutt’altro. Chi sono gli scrittori a cui pensi quando pensi a questi crimini letterari? Don DeLillo?

  40. Posto che qualsiasi adattamento non è paragonabile all’opera originale, il film tratto da “A Scanner Darkly” l’hai mai visto? Se sì, lo consigli? Io tempo fa avevo letto la graphic novel tratta dal film (orrore, lo so), ma questa mi aveva lasciato un po’ deluso, perché la storia e le farneticazioni esistenziali dei protagonisti mi erano risultate incomprensibili.

  41. il film tratto da “A Scanner Darkly” l’hai mai visto? Se sì, lo consigli?

    Sì, è un film molto carino. E adoro la tecnica di animazione usata da Linklater (l’interpolated rotoscoping), che dà un’atmosfera fumettosa-surreale.
    Ovviamente la storia è contratta rispetto al romanzo (se no non ci stava) e due personaggi minori confluiscono nello stesso, ma per il resto è estremamente fedele. Linklater è uno che ama i romanzi di Dick (lo menzionava già in Waking Life) e si vede che ha molto rispetto per l’opera originale.

    tempo fa avevo letto la graphic novel tratta dal film (orrore, lo so)

    Se non altro ne sei consapevole U.U

  42. Uhm, ho visto il film due giorni fa e devo dire che non mi ha preso più di tanto. La storia però mi ha dato l’impressione di avere un potenziale maggiore come libro che come film, quindi penso che leggerò ancora il romanzo originale prima o poi.

  43. Scopro qui che la ragazza dall’accento decisamente toscano che ho accompagnato in giro per Siena è l’invenzione di sei studenti fiorentini. Non mi stupisco. Pure io sono un personaggio fittizio (però i miei autori sono ex-studenti di belle arti a Firenze e di lettere a Siena, non so di preciso quanti siano)..

  44. Uhm, io non credo affatto che Nabokov scriva male (anche se per il momento ho letto solo “Lolita”, che adoro). L’ho letto diversi anni fa e di sicuro avevo meno strumenti di ora per giudicare, però non mi ha annoiato anche perché l’ho trovato molto ironico, cosa che non guasta mai.Comunque è vero che la seconda parte è più lenta, soprattutto è più lento verso la fine, dal “rapimento” in poi.

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