Gli Dei di Mosca su Vaporteppa

Gli Dei di MoscaGli Dei di Mosca, traduzione italiana di Dancing with Bears di Michael Swanwick, è uscito ieri per la collana Vaporteppa del Duchino. Potete leggere la notizia sul sito di Vaporteppa.
L’e-book si può acquistare su Ultima Books (in ePub o mobi, il formato proprietario del kindle), su Amazon (solo mobi) e sulle altre librerie online collegate a Stealth. Il costo è di 4,99 Euro: un prezzo assolutamente abbordabile, considerando che l’e-book di un romanzo come Zombies and Shit di Mellick in lingua originale – più corto di un cinquanta pagine buone, e senza i costi di traduzione sul groppone – viene messo su Amazon a 5,95 Euro, un Euro in più. Personalmente, credo che aspetterò la versione cartacea che uscirà tra un paio di settimane: avendo già letto il romanzo in lingua originale, la cosa che mi interessa di più è – narcisisticamente – poter esporre Gli Dei di Mosca nella mia polverosa libreria.

Ho già scritto nel precedente articolo di come trovi questa de Gli Dei di Mosca una scelta azzeccata per inaugurare la narrativa di Vaporteppa. Ecco il commento il Duchino in proposito:

Scegliere un romanzo di Swanwick ha significato sottoporsi a costi molto maggiori rispetto a un romanzo italiano. Non lo abbiamo fatto perché speriamo di guadagnare “di più” (anche se evitare di andare in passivo non ci farebbe schifo), ma perché questo titolo rappresenta bene quel tono un po’ cialtrone e quelle ambientazioni vagamente ottocentesche che vorrei vedere nelle future opere di Vaporteppa.
In più Swanwick è un autore, come ricordato pochi giorni fa anche sul blog di Urania (che ringrazio per aver messo in eBook Ossa della Terra), che NON ha la giusta diffusione e il giusto riconoscimento in Italia. Solo alcuni dei suoi romanzi sono stati tradotti e questo, il meno fantastico/fantascientifico, non lasciava presagire speranze di apparire dopo quasi tre anni dalla pubblicazione originale… o lo portavamo noi o chissà quando sarebbe apparso!

Insomma, il Duca ha fatto ciò che avevo sempre chiesto e desiderato da quando esiste Tapirullanza: che gli editori italiani la smettessero di importare solo (o quasi) merda e aprissero gli occhi anche a quei tanti piccoli capolavori o romanzi curiosi – benché di nicchia – che facevano capolino nel mare di melma della narrativa. Oggi è successo. Capite quindi che è anche nel mio interesse che Vaporteppa viva e prosperi negli anni a venire: perché altri e altri bei romanzi ancora vengano portati in Italia o nascano, ancora meglio, in italiano.
La sorpresa più grande, però, doveva ancora arrivare. Come sapete seguo regolarmente Flogging Babel, il blog di Michael Swanwick. E cosa mi spunta fuori sul feed ieri sera, se non proprio questo breve articolo dell’illustrissimo che commenta la copertina del romanzo?

This is, I believe, the best version of Surplus to date. Check out that expression!  His marks don’t normally get to see this aspect of him. And this is the first attempt to capture the likeness of Aubrey Darger I’ve ever seen. Artist Manuel Preitano captures, I believe, the quintessential Britishness of him.

Quale soddisfazione migliore ci potrebbe essere delle lodi personali dell’autore?

OK, time to move on: Gli Dei di Mosca è uscito. Ora posso solo sperare che il catalogo si arricchisca nelle settimane e mesi a venire con nuovi titoli, magari anche di inediti italiani.
Nel frattempo, come combattere la noia? Che domande. Con il Goat Simulator!


Trailer ufficiale di Goat Simulator.

Dancing with Vaporteppa

Logo Branca VaporteppaDa alcuni mesi, ho preso l’abitudine di mangiare yogurt a colazione: è rapido ed è buono. Non sono la persona più costante di questo mondo, però diciamo che cinque vasetti di Yomo a settimana li consumo. Gli yogurt Yomo si trovano in confezioni da due dal costo di 1,39 Euro, o da quattro che ne costano 2,79. Anche se prendessi sempre i pacchi promozionali da quattro (cosa che è lontana dal vero), spenderei qualcosa come 14 Euro al mese in yogurt. Se non mi stufassi prima, in un anno – togliendo un mesetto buono di vacanze in cui le mie abitudini sarebbero sicuramente stravolte – spenderei in prodotti Yomo circa 150 Euro.
Ora: ignoro quale possa essere il netto di Granarolo una volta levati tutti i costi di produzione, logistica e trade, ma moltiplicando questo guadagno su tutti i consumatori di yogurt deve fare un discreto gruzzoletto.
Il barattolo di Yomo è un prodotto statico. Certo, una parte del ricavato sarà sicuramente reinvestito in ricerca e sviluppo, per apportare piccole modifiche: nuovi gusti, miglioramento dell’ingredientistica dei gusti già esistenti (per venire incontro alle regolamentazioni europee sugli alimenti, sempre più rigorose), magari un minimo di comunicazione, e via dicendo. Ma il prodotto, fondamentalmente, resta quello: qualcosa di sempre uguale che il consumatore continua ad acquistare, consumare (e nel consumo, distruggerlo), e riacquistare.

Visto dal punto di vista dei beni di largo consumo, l’industria della cultura è una strana creatura. Per fruire di un libro cartaceo, per il numero di volte che voglio, devo acquistarlo una volta sola. Non si distrugge, a meno che non lo faccia intenzionalmente, o per un incidente, o dopo un’usura di decenni o secoli (a seconda della qualità della carta e della rilegatura). I libri sono prodotti che, di base, a un consumatore si vendono una volta sola. Se voglio vendergli un altro libro, devo costruire quel nuovo libro da zero – è a tutti gli effetti un nuovo prodotto.
Non si può paragonare il ritorno di investimento su un barattolo di Yomo rispetto a quello su un libro. Per carità, un libro cartaceo viaggerà mediamente intorno ai 20 Euro, una cifra che in yogurt raggiungerei in un mese e mezzo (senza entrare nel merito di tutte le altre questioni come l’IVA al 4%). Ma l’acquisto di yogurt – per un tipico consumatore di yogurt – è quotidiano e stabile per tutto l’anno; l’acquisto di romanzi non lo è, nemmeno per un lettore forte.

Barattoli Yomo

Un business più promettente della narrativa.

Le varie industrie della cultura hanno cercato di risolvere questa sproporzione in modi diversi. Il mercato della musica, dopo anni di crisi, sembra aver trovato la quadratura del cerchio con i servizi di abbonamento ai siti che, come Spotify, offrono musica in streaming: grazie al sistema di abbonamenti, il flusso di guadagni diventa regolare e continuativo. Il mercato cinematografico cerca di moltiplicare i guadagni legati a ogni pellicola moltiplicando le occasioni d’acquisto – cinema, home video, passaggi televisivi, merchandising legato ai personaggi del film – per non parlare di altre fonti di finanziamento, come il product placement massiccio.
E la narrativa? Aldilà dell’aumentare i prezzi, piangere per la morte della cultura, e cercare di impedire alla gente di prestarsi contenuto digitale con i DRM, cos’hanno fatto in concreto le case editrici? La mossa più semplice in tempo di crisi: hanno tagliato i costi di ricerca e sviluppo, che nel mercato editoriale corrispondono all’editing. Se il singolo libro mi porta un guadagno limitato (quando non nullo o negativo) secondo la regola del un singolo consumatore lo acquista una sola volta, allora è inutile curarlo più che tanto; per moltiplicare gli atti d’acquisto, moltiplicherò i libri! Più libri – devono aver pensato – ciascuno dei quali con un investimento minore (di tempo, di personale) alle spalle, più margine.

Com’è andata a finire lo sappiamo. Vendite in crollo verticale, sfiducia diffusa del lettore verso i libri, e-book a pagamento realizzati peggio di quelli piratati (e gratuiti), una qualità sempre più infima non solo nei contenuti, ma persino nel controllo di sintassi e ortografia. Ora, ovviamente non sto naturalmente dicendo che la caduta della lettura in Italia sia stata causata esclusivamente dalle case editrici; le cause principali sono esterne, come la crescita di industrie di intrattenimento alternative e più competitive. Ma l’impressione è che gli editori abbiano fatto di tutto per accelerare questo processo.
La verità che dobbiamo guardare in faccia, è che la letteratura non è per definizione un buon mercato. Dal punto di vista di un imprenditore il cui scopo è quello di chiudere il bilancio in positivo, tra il business dei barattoli di yogurt e il business della narrativa non ci può essere dubbio. Non a caso, quasi tutte le nostre grandi case editrici sono in realtà parte di grandi gruppi editoriali ramificati in settori più redditizi – pubblicità, televisione, quotidiani, periodici – o di holding i cui business principali non hanno nulla a che fare coi libri.

Chevrolet

Captain America – The Winter Soldier vi è stato gentilmente offerto da…

Ne consegue che bisogna essere pazzi per buttarsi nel mercato della narrativa – peggio ancora se si tratta di una nicchia come la narrativa fantastica. Soldi non se ne fanno, se non al prezzo di sforzi sproporzionati. L’unica ragione che mi venga in mente per entrare in un business del genere, allora – a parte la pura e semplice follia – dev’essere il genuino amore per la narrativa, e la convinzione di stare facendo la cosa giusta. In quest’ottica, guadagnare soldi non diventa altro che il modo per poter sostenere il proprio lavoro, e migliorare e arricchire la propria offerta.
Forse è questo il ragionamento che si è fatto il Duca, tra un’orgia di coniglietti (rigorosamente maggiorenni e consenzienti) e un sorso di pinot nero dal nome incomprensibile, quando sotto l’egida della neonata Antonio Tombolini Editore ha messo in piedi la collana di narrativa Vaporteppa.

Cosa vogliamo pubblicare? Buona narrativa di genere: fantasiosa, coinvolgente, avventurosa. Che valga il prezzo pagato.

Avevo intenzione da tempo di dedicare a un articolo su Vaporteppa, ma volevo aspettare che la collana pubblicasse la prima opera a pagamento 1. Ebbene: proprio l’altroieri il Duca ha annunciato sul blog di Vaporteppa l’imminente pubblicazione de Gli Dei di Mosca, traduzione italiana di Dancing with Bears di Michael Swanwick! L’e-book sarà disponibile nelle librerie online tra pochi giorni; per l’uscita del cartaceo bisognerà aspettare un poco di più.
Il libro, di cui avevo parlato l’estate scorsa in questo articolo, è una tragicommedia fuori di testa, ambientata in un futuro post-apocalittico dominato da una civiltà simil-vittoriana dedita alla manipolazione genetica. Due trickster professionisti, lo sfuggente Darger e il cane parlante (nonché dandy) Surplus, sono in viaggio per Mosca in cerca di fortuna. Ma ovunque vanno questi due scoppia il caos: per Mosca sarà l’inizio della fine.

Gli Dei di Mosca

La copertina de “Gli Dei di Mosca”, così come è stata presentata su Vaporteppa.

Come romanzo per inaugurare la collana, Gli Dei di Mosca è un’ottima scelta. È l’ultimo romanzo, inedito in Italia, di un pezzo grosso della narrativa fantastica. È un’opera che, pur non essendo proprio steampunk, ha tutte le carte per piacere agli amanti del genere (manierismo ottocentesco, mondo pre-globalizzazione, tecnologia ‘pesante’ e una buona dose di retardness). Ha ritmo ed è divertente. Come ho scritto ne La Mia Classifica, è Pirati dei Caraibi incontra Jack Vance e tutti e due 1997: Fuga da New York, con una punta di Tre Uomini in Barca. Non è il migliore di Swanwick – né come idee, né come prosa – ma i romanzi di Swanwick sono talmente sopra la media della narrativa fantastica, che anche questo sarà facilmente tra i libri più belli che leggerete quest’anno.
Non ho avuto modo di leggere questa versione italiana né conosco il traduttore, quindi ogni mio giudizio positivo è riferito esclusivamente all’originale. Ma se il Duca ci ha messo anche solo la metà della cura con cui di solito si occupa delle cose che gli piacciono, avrà fatto un ottimo lavoro. E dato che l’inglese di Swanwick non è facilissimo, chi di voi non fosse troppo ferrato nella lingua della perfida Albione non dovrebbe farsi sfuggire questa traduzione. L’unica cosa a lasciarmi scettico è il titolo, che non trovo particolarmente brillante – ma neanche l’originale “Dancing with Bears” era proprio geniale, dato che non lasciava minimamente capire l’argomento del romanzo.

Grazie anche agli sforzi di Gamberetta – grande amante dello Swanwick più Fantasy, quello di The Iron Dragon’s Daughter e The Dragons of Babel, quest’ultimo da lei recensito anni fa – e dello stesso Duca, Swanwick si è conquistato un minimo di fama anche qui da noi. Mi piace pensare di aver fatto anch’io la mia parte, dedicando a Swanwick due Consigli del Lunedì – prima per Jack Faust, poi per Vacuum Flowers – pubblicando un suo racconto completo – il capolavoro The Very Pulse of the Machine – e parlando delle stesse storie di Darger e Surplus nell’articolo sopra riportato.
In quell’articolo spiegavo, tra l’altro, che Dancing with Bears è solo l’ultima – sia come data di pubblicazione sia per cronologia interna – delle avventure demenziali di Darger e Surplus; Swanwick aveva già dedicato loro tre racconti di medie dimensioni pubblicati nell’antologia The Dog Said Bow-Wow 2. Nel caso in cui le vendite de Gli Dei di Mosca andassero bene, quindi, non mi stupirei se il Duca decidesse in un futuro prossimo di pubblicare in italiano anche quest’antologia, o quantomeno una raccolta con i tre racconti. Messi insieme, i tre raggiungerebbero le dimensioni di una novella, formato ottimo per la vendita digitale.3

Michael Swanwick smiling

“Cioè, dai, mi pubblicate in italiano? No ma… troppo figo!”

Posso solo augurarmi che Gli Dei di Mosca in edizione italiana abbia successo: significherebbe che anche in Italia c’è un mercato per la narrativa fantastica di qualità, e che non siamo una fogna culturale che deve accontentarsi di leggere in lingua originale la roba buona. Ho già detto che, dal punto di vista di chi vuol fare soldi, la narrativa per definizione non è un buon mercato. Lo ribadisco: da una casa editrice non verrà mai fuori uno Steve Jobs o un Mark Zuckerberg milionario. Ma una casa editrice potrebbe comunque avere sufficiente successo da auto-sostenersi, sopravvivere nel tempo e addirittura crescere, senza dover scendere a compromessi con le mode (leggasi: paranormal romance per adolescenti) o abbassare i tempi e i costi di produzione (e quindi la qualità) dei propri libri.
Collane come Vaporteppa possono mostrare che la scelta di una piccola nicchia insoddisfatta (la narrativa fantastica in Italia) e l’attenzione intransigente alla qualità sono un modello vincente e da imitare. Collane come Vaporteppa possono diventare lo standard dell’editoria digitale degli anni a venire. Ed è qui che entrate in gioco voi!

Poche vendite, pochi soldi. Come pensa di sopravvivere una realtà come Vaporteppa, allora? Tenendo duro per un paio di anni in OTTIMO E ABBONDANTE PASSIVO, guardando come va il terzo e stimando se ci siano prospettive per proseguire dal quarto in poi. Fine. Se faremo un buon lavoro, se faremo tutto il possibile e se i lettori useranno anche solo una frazione del bombardamento di marketing che attuano per diffondere i titoli dei libri che li disgustano per parlare dei nostri libri che gradiranno, potremmo farcela.
(Qualche numero sugli e-book italiani tra 2012 e 2013)

Basta andare su un blog come quello del buon Zwei – e non è certo l’unico né il principale – per vedere con quanto entusiasmo gli amanti del fantatrash pubblicizzino libri oscuri e che non vendono un cazzo per il puro gusto di perculare lo scrittore incapace. Tizi giustamente condannati all’oblio dalla propria incapacità si trovano a vivere i propri quindici minuti di popolarità per il solo merito di scrivere so bad it’s good. E in questi momenti di sfottò generale, è quasi un rito che qualcuno alzi la testa e osservi candidamente: “Ma come è possibile che si sia arrivati a questo punto? Perché si pubblicano libri così di merda? Perché non si pubblicano più libri di qualità?”.
Eccovela, la qualità. Se vi indignate di fronte all’ennesimo Unika o al nuovo clone sfigato di Tolkien, se vorreste leggere bei libri in lingua italiana e non lo fate perché impediti dalla mancanza di scelta, se pensate che l’Italia meriti qualcosa di meglio di ciò che offre panorama attuale, allora provate Vaporteppa. Gli Dei di Mosca è solo la prima delle opere di narrativa che sarà pubblicata dal Duca. Altre ne seguiranno nelle settimane e mesi a venire. Secondo me sarà una figata.

Unika - La fiamma della vita

…o preferite continuare a leggere questo?

Non appena Gli Dei di Mosca sarà acquistabile nelle librerie online, rimbalzerò la notizia sul blog.


(1) Specifico “a pagamento” in quanto su Vaporteppa sono già stati pubblicati due e-book gratuiti, liberi da copyright. Si tratta di due raccolte di articoli dello storico astronomo italiano Schiaparelli, rispettivamente sui canali di Marte (LOL) e sulle comete.Torna su


(2) Questo comunque non pregiudica la lettura di Dancing with Bears se non si sono lette le storie precedenti: il romanzo è assolutamente autonomo e autoconclusivo.
Potete trovare maggiori indicazioni sulle opere e i link per scaricarli nella sezione Vekkiume del blog di Vaporteppa.Torna su


(3) Disclaimer per i diversamente astuti: la mia è solo una congettura personale, non ho mai parlato con il Duca della cosa. Non so nemmeno se la cosa sia fattibile a livello di diritti, dato che mi risulta che almeno il racconto “The Dog Said Bow-Wow è già stato pubblicato in Italia anni fa. Ma potrebbe essere uno sviluppo interessante.Torna su

Il bello della fine del mondo è quello che succede dopo

Shin Megami Tensei NocturneCall it what you will – a revelation from god, or a curse of the demon king.
The fact is that our world came to and end.

Immaginate di essere un liceale giapponese. La vostra professoressa preferita è stata male e l’hanno ricoverata in ospedale diversi giorni fa. Oggi finalmente sta meglio, e può ricevere visite. Dato che è un sabato pomeriggio, raccattate due compagni di classe e andate a trovarla. Ma vi accorgete subito che qualcosa non va: l’ospedale è deserto nonostante sia in pieno centro, e c’è un’atmosfera pesante. Vi dividete per cercare la vostra professoressa, ma le prime ricerche non danno frutto.
Finché non la trovate sul tetto dell’ospedale. Sta benissimo, ed è contenta di vedere che siete venuti. Perché, dice, il mondo sta per finire. Ogni forma di vita al di fuori dei confini dell’ospedale sarà spazzata via. Ma vuole che voi viviate; e che facciate parte del nuovo, bellissimo mondo che verrà. Un mondo libero dalla mediocrità e dai mali della nostra società. E mentre voi pensate: “Ora capisco perché l’hanno ricoverata…”, il cielo si oscura, la terra comincia a tremare, e sotto i vostri occhi il mondo finisce per davvero.

Così comincia Nocturne, il terzo capitolo della saga giapponese di JRPG Shin Megami Tensei. Uscito su PS2 nel lontano 2003, è forse ad oggi il videogioco con la migliore ambientazione post-apocalittica a cui abbia mai giocato; quello che risponde nel modo più affascinante alla domanda: “cosa succede dopo che il mondo finisce?” . Perché la risposta è: “se ne costruisce un altro”. Già il fatto che la trama di un gioco non sia ‘impediamo la fine del mondo’, ma cominci dopo che il mondo è già finito, era sufficiente ad attrarre il mio interesse. E dato che in questi giorni abbiamo parlato molto di apocalissi e demoni, mi sembra giusto dedicare un ultimo articolo a questo gioco e alla sua filosofia.1
Le premesse dell’apocalisse di Nocturne, a dire il vero, sono abbastanza cliché. Esiste un antico rituale che, con l’ausilio del potere dei demoni, permette di riportare il mondo a uno stadio embrionale: la Conception. Ai giorni nostri, una setta di cultisti sotto la guida di un visionario magnate dell’industria è entrata in possesso del rituale, ed è decisa ad utilizzarlo per mondare questa civiltà schifosa dei suoi peccati e dalle sue ceneri costruire un mondo migliore (questa è una fissa dei giapponesi). La nostra professoressa altri non è che la gran sacerdotessa del culto, la persona attraverso cui sarà canalizzata l’energia del rituale. All’inizio di Nocturne, il rituale si compie e il nostro mondo viene spazzato via.

Il filmato introduttivo di Nocturne. Non fate caso a Dante (se potete).

Il gioco è ambientato in quello che nella localizzazione inglese è chiamato ‘Vortex World’ (mondo a vortice). Quello che resta della città di Tokyo, con l’ospedale al centro, si richiude su sé stesso in una sorta di bozzolo o terra cava, al di fuori del quale non esiste più niente. In questo mondo embrionale, i demoni sono di nuovo liberi di camminare, mentre le anime delle persone morte durante la Conception (cioè quasi tutte) vagano in una sorta di limbo. Il protagonista stesso, infettato da un parassita inoculatogli da un misterioso bambino durante la transizione tra i due mondi, è diventato un mezzo-demone e ha cominciato a sviluppare poteri sovrannaturali.
Ma la Conception era solo la fase uno del piano dei cultisti. Sospeso al centro del Vortex World, brilla un astro di luce bianca abbagliante: è Kagutsuchi, il dio che governa su questo mondo embrionale. Il suo scopo è uno soltanto: accogliere colui che intende dare vita al nuovo mondo e metterlo alla prova. Ma per raggiungere Kagutsuchi, bisogna dimostrare la propria determinazione raccogliendo dal Vortex World una quantità di Magatsuhi – energia vitale; ma probabilmente potremmo dire “anime” – sufficiente ad aprire la via che porta a lui. Nella landa post-apocalittica che è diventata Tokyo si scatenerà allora una guerra di tutti contro tutti, tra i demoni e gli esseri umani sopravvissuti, per chi riuscirà per primo ad aprire la strada per Kagutsuchi e a diventare il demiurgo del nuovo mondo.

Il gioco, in sé, è lungi dall’essere rivoluzionario. Il sistema di combattimento è più old fashioned che si può: rigorosamente a turni – che all’epoca non erano ancora caduti in discredito – e a incontri casuali. Riesce comunque a distinguersi dai suoi simili per due caratteristiche, entrambi marchio di fabbrica di tutto il franchise dei Megami Tensei. Primo, la difficoltà esagerata dei combattimenti (e non solo dei boss, ma anche degli incontri casuali). Nocturne sa di essere un gioco di nicchia, da hardcore gamers di JRPG, e quindi offre al giocatore un livello di sfida hardcore: il sistema di combattimento è estremamente tattico, e scoraggia il grinding selvaggio a là Final Fantasy in favore della strategia. Gestire la propria squadra di demoni (a partire da chi ne farà parte) diventa una parte importante del gioco.2
L’altra caratteristica peculiare del gioco è la possibilità di convincere i nemici in battaglia a passare dalla propria parte. Persuasione, corruzione, minacce: tutto fa brodo. Il nemico così “conquistato” entra a tutti gli effetti nel party e diventa un personaggio giocabile. In questo modo si può costruire la propria squadra di demoni, con in aggiunta la possibilità di fonderli tra loro, farli evolvere, scomporli e così via. Il risultato è una sorta di Pokémon per adulti, con angeli, fatine, nekomata, succubi, tengu e orrori infernali al posto dei “simpatici” mostriciattoli.

Nekomata Nocturne

I think I know where this is going…

Per il resto, il gioco appare molto datato. Le grafiche sono abbastanza deprimenti, soprattutto se consideriamo che il gioco uscì due anni dopo quella gioia per gli occhi che è stato – per l’epoca – Final Fantasy X. I visi dei personaggi sono poco espressivi, e i dialoghi non sono doppiati. La palette di colori è volutamente scarna per rispecchiare la desolazione di questo mondo di transizione – dominano i rossi, i grigi, i blu, il bianco – ma alla lunga ottunde i sensi.
Il design dei dungeon è da galera. Corridoi lunghi e ripetitivi, labirintici, dominati – soprattutto verso la fine del gioco – da enigmi stupidi che costringono a una marea di backtracking. Si trova la forza per andare avanti solo per la curiosità di scoprire nuovi tipi di demoni e come evolverà la storia.

Ma è nell’atmosfera che evoca, che Nocturne rimane impresso nel mio cuoricino e in quello di coloro che ci hanno giocato. Nocturne è un gioco cinico – il che se già è insolito per un videogioco, è incredibile per un JRPG (genere d’elezione del melodramma e del trionfo dei buoni sentimenti). Prendiamo i due amici con cui cominciamo il gioco, e da cui veniamo divisi durante la Conception. Il tema degli amici perduti da ritrovare è un classico del genere – alzi la mano chi ha pensato Kingdom Hearts – ma qui diventa qualcosa di diverso. Perché i nostri amici non rimangono gli inermi ragazzini che avevamo conosciuto. Una volta imparate le regole del gioco – chi per primo raggiungerà Kagutsuchi potrà diventare l’artefice del mondo futuro – decideranno anche loro di prendervi parte e portare avanti la loro visione, che voi lo vogliate o no. Potete decidere di assecondarli – o di mettervi contro di loro.
Il Vortex World è un mondo crudele, che costringe a diventare crudele. Personaggi che partono alleati all’improvviso si tradiscono e tentano di ammazzarsi a vicenda, nell’impazienza di arrivare primi alla grande gara. La stessa raccolta di Magatsuhi è, inevitabilmente, qualcosa di disumanizzante: per raccoglierle bisogna, di fatto, prosciugare le anime degli esseri viventi, siano essi demoni, umani intrappolati nel limbo o “manichini”, strani esseri inermi dalle origini – inizialmente – misteriose. Lo stesso protagonista potrebbe nel corso del gioco, a seconda delle sue scelte, perdere la propria umanità.

Jack Frost

Non tutti i demoni del gioco sono delle brutte bestiacce. Si possono anche reclutare (o menare) cosi carini.

Il concetto più interessante in assoluto è però quello di Kotowari (“Reason” in inglese). Per poter creare il nuovo mondo, è necessario fornire a Kagutsuchi il sistema filosofico, o set di principi che dovranno costituire le fondamenta del mondo che verrà: questa è la Reason. Una grande responsabilità. Nel corso del gioco, si verranno ad affermare una serie di Reason contrastanti: il mondo dell’immobilità e della quiete eterna (molto buddista), il mondo darwiniano della sopravvivenza del più forte, il mondo della libertà, e così via. Mano a mano che si procede verso la fine del gioco, attorno ai grandi leader che si affermeranno nel Vortex World si raduneranno grandi armate di demoni. Nella corsa a raggiungere Kagutsuchi, ciascuna di queste armate diventerà così il simbolo di un’istanza morale – il simbolo della Reason di riferimento. Ma solo una Reason alla fine potrà trionfare e fondare il nuovo mondo. E’ qualcosa di estremamente epico.
Il giocatore avrà la possibilità di ascoltare tutti questi auto-proclamati leader, e decidere con chi allearsi – per portare avanti quella specifica Reason – oppure andare contro tutti, e affermare così la propria Reason (andando così a violare le immutabili leggi di Kagutsuchi, che ha prescritto che i demoni e i mezzi-demoni non possono scegliere una propria Reason). Le fasi finali del gioco cambieranno a seconda della fazione con cui ci si schiererà. Ma combattere contro la Reason dei propri amici potrebbe anche significare essere costretti a ucciderli…

L’idea non è senza difetti. I principi fondativi di ogni Kotowari rimangono sempre abbastanza vaghi, e viene da chiedersi esattamente come faccia un’istanza morale a tramutarsi in quella rete di leggi fisiche che fanno esistere un universo. I finali, in particolare, sono estremamente deludenti e fanno pensare che gli sviluppatori avessero speso gli ultimi soldi del budget (e le idee) nello sviluppo del boss finale. Ironia della sorte, anche in questa trama a base di apocalissi e demoni, come già nei romanzi di Blish, tutto questo epico build-up va a finire in una conclusione un po’ tronca. Insomma: si poteva fare di meglio.
Ciononostante, i concetti alla base del mondo di gioco, l’atmosfera apocalittica, l’interplay tra i personaggi (il detective dell’occulto che diventa un hacker delle anime, il vecchio muto in sedia a rotelle accudito da un’infermiera dal viso sempre coperto, il principe dei demoni con le sembianze di statua, la divinità aliena venuta da un’altra dimensione…), e il continuo crescendo della trama verso il climax finale fanno di Nocturne un’esperienza magnetica.

Kagutsuchi

Kagutsuchi brilla su Tokyo, mentre la città viene disintegrata dalla Conception.

Proprio per queste ragioni, avrei sempre voluto scrivere una storia con questo stesso framework. Gli ingredienti per il successo ci sono tutti: viaggio dell’eroe, ambientazione apocalittica, proporzioni epiche del conflitto, la posta in gioco che è la più alta che si possa immaginare (la rinascita dell’universo), unite a quel sano cinismo e complessità psicologica da ‘opera matura’. Il fatto stesso che in Nocturne ci siano ampi margini di miglioramento era una ragione in più per scrivere qualcosa: che bello cullarsi nell’idea del “posso fare di meglio”!
Ma non ci sono mai riuscito.
Tutti i tentativi da me fatti suonavano come dei blandi plagi del concetto di Nocturne. Del resto l’idea di un pugno di uomini che, con il solo aiuto di tanto idealismo e un po’ di magia nera, distrugge e ricostruisce il mondo a propria immagine e somiglianza, rischia di suonare tanto ridicola senza una presentazione impeccabile. Una trama di questo tipo, tutta incentrata sulle paturnie psicologiche tra pochi personaggi e sullo scontro tra filosofie contrapposte, si presta fin troppo a cadere nella bassa retorica. Il gioco di Atlus la evita riducendo al minimo i dialoghi tra i personaggi e diluendoli con ore e ore di incontri casuali, esplorazioni di dungeon e monster farming, ma in un romanzo questi appigli non ci sono. E se la mia formazione da materialista non mi impedisce di godermi queste trame super-idealiste, sembra essere un serio ostacolo allo scriverne con convinzione.

Non ho abbandonato del tutto l’idea – periodicamente la mia mente ci ritorna, come testimonia questo articolo. E sono possibili approcci più science-fantasy al tema. In Roadside Picnic, uno degli artefatti abbandonati nella Zona dalla civiltà aliena è una sfera che, raccontano gli stalker, pagando il giusto prezzo può esaudire il tuo desiderio più intimo; il concetto è stato poi ripreso sia nel film di Tarkovskij, sia nel videogioco S.T.A.L.K.E.R., sotto forma di camera dei desideri. E se un uomo desiderasse rifare il mondo?
O si potrebbe buttarla in filosofia. Nel suo A Theory of Justice, ponderoso classico della filosofia politica del Novecento, John Rawls immagina che per edificare una società giusta ed equa i suoi membri dovrebbero partire da una posizione di ignoranza originaria, in cui nessuno, prima di averla fondata, può conoscere quale posizione andrà ad occupare nella stessa. Se potenzialmente ciascuno di questi ‘legislatori’ avesse le stesse probabilità di trovarsi all’ultimo gradino della società, nelle peggiori condizioni possibili, nel dubbio ognuno propugnerebbe come principi fondativi quelli che assicurano le migliori condizioni di vita minime possibili .3 Ora, questa è chiaramente un’astrazione teorica (neanche particolarmente utile per la storia del pensiero); ma se questa astrazione – la quest per una società ideale costruita da zero – potesse magicamente diventare realtà?
Come si dice in questi casi, chi vivrà vedrà. La spugna non la getto. Nel frattempo, le vostre opinioni sono bene accette.

Nocturne - Quinto Kalpa


(1) Il videogioco ebbe sufficiente successo in madrepatria, da spingere gli sviluppatori a rilasciarne una nuova versione (in giappone conosciuta come “Maniax”) che aggiungeva nuovi personaggi, nuovi boss, nuovi demoni, un’intera nuova sidequest (con relativi dungeon) e un nuovo finale. Un’espansione di gioco decisamente corposa, che contiene una valanga di nuove informazioni sul mondo di gioco e permette addirittura di dare una nuova interpretazione al Vortex World e a Kagutsuchi. E, uhm, aggiunge anche il personaggio di Dante di Devil May Cry (!?), prima come boss e poi, eventualmente, come membro del nostro party di demoni. Ahem.
Questa, per nostra fortuna, è l’edizione (l’unica) del gioco arrivata in Occidente. C’è anche un risvolto negativo. Per un’intuizione geniale del reparto marketing, in Europa in Europa il gioco ha lasciato cadere il nome ‘Nocturne’ e ha preso quello molto discutibile di Shin Megami Tensei: Lucifer’s Call. Ora, non si può dire che questo nuovo titolo sia davvero ‘fuori tema’: la sottotrama di “Maniax” infatti si concentra molto sul personaggio di Lucifero, l’angelo caduto. Certo però che questo titolo lo fa sembrare un gioco per bimbiminchia alla Dante’s InfernoTorna su


(2) Come tutti o quasi i miei articoli dedicati ai videogiochi, anche questo post vuole concentrarsi sugli aspetti narrativi del gioco piuttosto che sul gameplay – per cui relegherò a questa nota informazioni aggiuntive sul sistema di combattimento. Personalmente, ho apprezzato questo spostamento nel corso degli anni dai combattimenti a turni a quelli in tempo reale. Gli Shin Megami Tensei, però, mi hanno fatto tornare nostalgia per i sistemi a turni fatti bene.
Il sistema di Nocturne è incentrato sulle resistenze e le debolezze. Ogni demone (nemico o alleato) ha dei tipi di attacchi – ad esempio il fuoco, o il ghiaccio, o gli attacchi ‘fisici’, etc. – verso cui è debole e altri verso cui è resistente. Questo avviene anche nei vari Final Fantasy, dove infliggendo un attacco di ghiaccio contro un mostro di fuoco, ad esempio, gli causa danni maggiori. Ma in Nocturne accade molto di più.
Quando si colpisce un nemico nella sua debolezza, non soltanto gli si infliggono più danni, ma la propria squadra acquista un turno in più. Questo significa che, a patto di colpire con ciascuno dei membri del proprio party una debolezza del party avversario, si otterranno il doppio del turni (e quindi la possibilità di infliggere due volte tanti attacchi!). Colpendo un nemico in una sua resistenza, invece, oltre a non fargli niente si perde un turno. Questo però vale anche per gli avversari: colpendovi in una debolezza acquisteranno un turno in più, colpendovi in una resistenza ne perderanno uno.

Beelzebub

E dato che non ci facciamo mancare nulla, oltre a Lucifero ci sarà anche la possibilità di reclutare Beelzebub… Prego, notare il LOL degli HP.

Su questo sistema di possono costruire sistemi di combo tali da virtualmente impedire ai nemici di torcervi un capello; ma può anche significare che, anche se il vostro party ha vita piena, un incontro casuale può potenzialmente mandarvi al Game Over nel giro di pochi turni. Acquisire esperienza col sistema di combattimento è l’unica maniera per non fare una brutta fine dopo l’altra; e il tasso di sfida sempre crescente del gioco costringe a imparare queste meccaniche.
Il sistema di Nocturne sarebbe stato poi ulteriormente migliorato nei due capitoli di Digital Devil Saga, con il sistema dei muri elementali (che evoca attorno alla squadra un ‘muro’ che annulla o riflette o assorbe un dato elemento per un turno) e quello dei buffing a squadra. Personalmente, trovo che il sistema di Digital Devil Saga sia il migliore mai trovato in un JRPG a turni, ed è un vero peccato che non abbia avuto seguito nell’industria videoludica.Torna su


(3) Questa, del resto, è solo una formulazione applicata alla politica della strategia del minimax usata nella teoria dei giochi.Torna su

Bonus Track: Black Easter / The Day After Judgement

Black EasterAutore: James Blish
Titolo italiano: Pasqua nera
Genere: Horror / Apocalyptic Fantasy
Tipo: Romanzo

Anno: 1968
Nazione: USA
Lingua: Inglese
Pagine: 176

Difficoltà in inglese: **

 

Autore: James BlishThe Days After Judgement
Titolo italiano: L’apocalisse e dopo
Genere: Horror / Post-Apocalyptic Fantasy
Tipo: Romanzo

Anno: 1971
Nazione: USA
Lingua: Inglese
Pagine: 172

Difficoltà in inglese: ***

“I have never seen [a novel] which dealt with what real sorcery actually had to be like if it existed, although all the grimoires are explicit about the matter. Whatever other merits this book may have, it neither romanticizes magic nor treats it as a game.”

Theron Ware è uno degli ultimi grandi maghi neri della nostra epoca. Isolato dal mondo nel suo palazzo di Positano, si mantiene vendendo le sue capacità a facoltosi clienti. Ma capisce subito che qualcosa di nuovo è nell’aria quando alla sua porta si presenta Mr. Baines, mercante d’armi in giacca e cravatta, con la richiesta di far uccidere con discrezione il Governatore della California. Baines lo sta solo mettendo alla prova: vuole capire quali siano i reali poteri di Ware prima di metterlo a parte del suo vero, ambiziosissimo progetto.
Ma il loro incontro non è passato inosservato. Dalle pendici di Monte Albano, dove vive in ritiro perenne l’ultimo ordine monastico di maghi bianchi, Padre Domenico si prepara, col beneplacito dei suoi confratelli, a partire alla volta di Positano. Il Patto sancito nella notte dei tempi tra maghi bianchi e neri proibisce ai monaci di interferire in alcun modo con i rituali, ma Padre Domenico intende assistere con i propri occhi all’evocazione. I presagi dicono infatti che è dalla nascita di Theron Ware che gli Inferi attendono il suo incontro con Baines, e che la sciagura che si sta preparando è tale che non se n’è mai vista una uguale nella storia del mondo…

Il Consiglio di settimana scorsa era dedicato a un’apocalisse del tutto possibile e a una speculazione fantascientifica su ciò che avrebbe potuto realisticamente succedere dopo. Con i due brevi romanzi di Blish, invece, entriamo in pieno territorio Fantasy. Cosa succederebbe, se la magia nera contenuta nei grimori medievali fosse reale, e se davvero un mago bene addestrato potesse evocare demoni e legarli a sé con un contratto? E se trasportassimo quest’arte occulta nel moderno mondo degli affari? Nelle mie letture sono sempre alla ricerca di modi nuovi di interpretare la “magia” e i sistemi magici, e la concezione prettamente malvagia e demoniaca che troviamo in questi due libri, unita all’ambientazione moderna, è una variante insolita nel panorama della narrativa Fantasy contemporanea.
Le due opere di Blish sono, di fatto, un unico romanzo in due parti, e andrebbero lette di fila. Black Easter ci racconta cosa succede quando un potente uomo d’affari dall’ambizione smodata incontra l’ultimo grande mago nero della nostra epoca. The Day After Judgement inizia nel momento esatto in cui il primo finisce, e si concentra sulle conseguenze delle azioni compiute dai protagonisti nel primo libro.1 In seguito i due romanzi sono stati anche raccolti, in lingua inglese, nell’omnibus The Devil’s Day.

Mago nero Yugioh

Il mago nero dei romanzi di Blish potrebbe non corrispondere.

Uno sguardo approfondito
C’è qualcosa di affascinante nell’architettura narrativa chiamata crogiolo: un numero limitato di personaggi si trovano, più o meno per costrizione, a vivere a stretto contatto in un ambiente chiuso. Questa situazione di ‘contatto obbligato’ crea tutta una rete di rapporti e microconflitti tra i personaggi, col doppio scopo di approfondire ciascuno di essi e mantenere un continuo livello di tensione. È questo il modo in cui è strutturato Black Easter, in cui il limitato cast di personaggi converge verso il palazzo di Positano dove i rituali oscuri dovranno essere celebrati.
E mentre il romanzo procede, con un crescente lento ma costante, verso lo svelamento finale del piano perverso che Baines vuole mettere in atto con l’aiuto delle arti oscure di Ware, l’attenzione del lettore è impegnata dal fitto interplay dei personaggi e dalle loro sottotrame. Abbiamo per esempio il conflitto interiore di Padre Domenico, combattuto tra la necessità di rispettare il Patto e non intervenire – se lo rompesse, i monaci dell’ordine non sarebbero più protetti dagli attacchi dei demoni – e l’odio per la propria impotenza, oltre al suo domandarsi perché Dio permetta tutto questo (insomma, il solito problema del male cristiano); o quello del Dr. Hess, lo scienziato al servizio di Baines da questi chiamato per studiare le tecniche di Ware, ma che è un ateo e uno scettico, e non può risolversi a credere che le arti oscure siano reali; o quello di Jack Ginsberg, il segretario di Baines, uomo gelido e riservato ma debole, che vive per ottenere la stima del suo capo e degli altri, e che sarebbe disposto ad apprendere la magia di Ware per soddisfare le sue passioni private, non importa quale sia il prezzo. E infine, il conflitto dello stesso Theron Ware, tra il suo amore per la conoscenza, il suo desiderio di spingere sempre oltre l’audacia dei suoi rituali, e il terrore che portando a termine il disegno di Baines farà qualcosa di irreparabile per il genere umano.2

Il fascino di tutti questi livelli di conflitto è amplificato dalla totale ambiguità morale dell’ambientazione. Non ci sono personaggi davvero positivi, nei due romanzi di Blish, ciascuno è mosso dalle sue ambizioni personali o dal basso ventre; anche i monaci di Monte Albano, che dovrebbero incarnare i ‘buoni’, sono un tipo molto particolare di buoni, considerando che sono costretti a una quasi totale inazione. La stessa magia, in quanto legata ai demoni della tradizione cristiana, è intrinsecamente intrisa di crudeltà e piccole meschinità, è disgustosa nei rituali ed essenzialmente votata a fare del male.
Altra scelta interessante, nei due libri non c’è un vero protagonista. La storia è raccontata in terza persona, con tipico pov-a-cazzo che passa da un personaggio all’altro di capitolo in capitolo, senza preferenze particolari per l’uno o per l’altro, non di rado scivolando nell’onnisciente. Benché si possa dire che Theron Ware e Baines siano i motori della storia e quindi i personaggi principali, il segretario Jack Ginsberg appare sotto i riflettori per almeno altrettanto tempo. Inoltre il punto di vista scende raramente nella testa dei personaggi, assumendo per lo più il ruolo della telecamera neutra. Sta quindi al lettore scegliere in quali punti di vista identificarsi maggiormente, a chi dare ragione, per chi parteggiare.

Clavicula Salomonis

Pentacolo maggiore della Clavicula Salomonis. Diffidate dalle imitazioni.

Il principale motivo di interesse dei romanzi di Blish è però il modo in cui viene rappresentata la magia. Da una parte, abbiamo un’interpretazione fedele della metodologia dei grimori (che Blish deve aver studiato nel dettaglio, dall’Ars Magna di Raimondo Lullo alla Clavicula Salomonis): le gerarchie di marchesi e principi e presidenti dell’Inferno, le procedure estenuanti e senza un’apparente logica da seguire alla lettera, invocazioni di decine di nomi demoniaci (rigorosamente in maiuscolo) come SATAN MEKRATRIG o LUCIFUGE ROFOCALE, l’obbligo di fare certe cose in certi giorni e a certe ore rivolti verso certi punti cardinali, i sacrifici, gli oggetti rituali da forgiare e incantare personalmente. E i demoni appaiono fin troppo reali e pericolosi: un singolo passo falso durante un rituale di evocazione, e la creatura evocata potrebbe dilaniarci e divorarci vivi.
Al tempo stesso, è bello vedere una simile ritualità calata ai tempi nostri, in mezzo a uomini d’affari e scienziati scettici. L’arte di Theron Ware è un corpo di discipline oggettivo, che chiunque con la giusta dedizione e i nervi saldi potrebbe apprendere, e che potrebbe persino essere paragonata al metodo scientifico (benché parta da premesse opposte). Uno dei passaggi più interessanti di Black Easter è proprio quando Ware mostra il suo ‘laboratorio’ al Dr. Hess, e si lancia in una discussione su affinità e divergenze tra la magia nera e l’approccio scientifico.

Purtroppo, il fascino dell’opera scema quando il conflitto assume proporzioni cosmiche, e si passa dai piccoli e meschini drammi umani ai massimi sistemi della religione cristiana. Il problema principale dei romanzi di Blish – come già avevo mostrato in questo articolo dedicato, tra gli altri, a A Case of Conscience – è sempre stata la costruzione della trama, che si perde a metà strada e non riesce a costruire un finale solido.
Anche Black Easter e The Day After Judgement non fanno eccezione: in entrambi i casi, il climax narrativo culmina in un finale certamente epico, ma tronco, e si ha la sensazione che Blish non sapesse più cosa dire. L’ambizioso affresco morale si risolve in una tesi abbastanza generica e cinica sulla natura umana, sulla sua ambizione e sui suoi bassi istinti. L’epilogo miltoniano di The Day After Judgement potrà forse regalare un orgasmo agli amanti dell’epica cristologica rinascimentale, ma è poco soddisfacente per la maggior parte di noi lettori di narrativa di genere.

James Blish

“Blah, blah, ho letto Milton, non sono mica uno di quegli scrittori di fantascienza ‘gnoranti che leggete di solito”

A questo senso di incompiutezza si aggiunge la generale sciatteria stilistica tipica della narrativa fantastica di quegli anni. Anche se all’occorrenza Blish sa come far muovere e gesticolare i suoi personaggi per trasmettere le loro emozioni, troppo spesso si abbandona per pigrizia a raccontare il loro stato d’animo. L’abuso del tell diventa particolarmente opprimente negli infodump, che Blish utilizza di continuo e in modo goffissimo per spiegarci la sua ambientazione e i suoi personaggi, a volte andando avanti per righe e righe. Ecco ad esempio come, all’inizio del primissimo capitolo, l’autore ci introduce a Monte Albano e ai suoi monaci:

Demons were not welcome visitors on Monte Albano, where the magic practiced was mostly of the kind called Transcendental, aimed at pursuit of a more perfect mystical union with God and His two revelations, the Scriptures and the World. But occasionally, Ceremonial magic – an applied rather than a pure art, seeking certain immediate advantages – was practiced also, and in the course of that the White Monks sometimes called down a demiurge, and, even more rarely, raised up one of the Fallen.

Unito alla gestione sbarellata del pov, il risultato è terribile. Data la brevità dei due romanzi, Blish avrebbe certamente potuto spendere qualche capitolo in più per presentare il suo mondo in modo più immersivo e naturale.

Come romanzi, Black Easter e The Day After Judgement sono un parziale fallimento. La storia parte forte e cresce bene; i personaggi sono suggestivi, l’atmosfera affascinante e atipica; ma tutto questo build-up non porta da nessuna parte e il lettore finisce col sentirsi tradito. Di conseguenza, non mi sentirei di consigliare tout-court quest’opera in due parti.
L’opera di Blish merita tuttavia di essere ricordata per almeno due ragioni:
1. Per aver ripreso i canoni della magia evocativa medievale e averla trasportata ai giorni nostri. Questo stesso connubio sarà ripreso con risultati più felici dalla serie di JRPG Shin Megami Tensei, a cui dedicherò un articolo a breve.
2. Per l’atmosfera cupa, di sovrannaturalità e morte, che ha saputo ricucire attorno al concetto di “magia”. Nel Fantasy contemporaneo, la magia è ormai diventata perlopiù qualcosa di mondano, abituale, piacevole; nei romanzi di Blish torna ad essere – come un tempo doveva essere percepita da chi ci credeva – come qualcosa di terribile, che può ucciderti per un istante di distrazione o dannarti l’anima per l’eternità, qualcosa di alieno, qualcosa con cui è meglio non avere a che fare perché “i mortali non sono nati per servirsene”.
L’aspirante scrittore di fantasy dovrebbe fare tesoro di queste ispirazioni quando progetterà il suo personalissimo sistema magico.

Decarabia

Il demone Decarabia secondo Shin Megami Tensei. Awwww ma che carino!

Dove si trovano
In lingua originale, Black Easter si può scaricare sia su Library Genesis che su BookFinder in formato pdf, mentre The Day After Judgement si trova solamente su BookFinder in formato .rar.

Qualche estratto
Volendo evitare spoiler troppo in là nella storia, entrambi i brani che seguono sono presi da Black Easter. Il primo estratto è tratto dal primo incontro fra Mr. Baines e Theron Ware, e stabilisce le basi della magia nera e del loro rapporto d’affari; il secondo è invece preso da una delle sedute di evocazione, quando il gruppo tenta di evocare il demone MARCHOSIAS perché provochi la morte di un innocente.

1.
The magician said, “No, I can’t help you to persuade a woman. Should you want her raped, I can arrange that. If you want to rape her yourself, I can arrange that, too, with more difficulty-possibly more than you’d have to exert on your own hook. But I can’t supply you with any philters or formulae. My specialty is crimes of violence. Chiefly, murder.”
Baines shot a sidelong glance at his special assistant, Jack Ginsberg, who as usual wore no expression whatsoever and had not a crease out of true. It was nice to be able to trust someone. Baines said, “You’re very frank. “
“I try to leave as little mystery as possible,” Theron Ware – Baines knew that was indeed his real name – said promptly. “From the client’s point of view; black magic is a body of technique, like engineering. The more he knows about it, the easier I find it makes coming to an agreement.”
“No trade secrets? Arcane lore, and so on?”
“Some-mostly the products of my own research, and very few of them of any real importance to you. The main scholium of magic is ‘arcane’ only because most people don’t know what books to read or where to find them. Given those books-and sometimes, somebody to translate them for you-you could learn almost everything important that I know in a year. To make something of the material, of course, you’d have to have the talent, since magic is also an art. With books and the gift, you could become a magician-either you are or you aren’t, there are no bad magicians, any more than there is such a thing as a bad mathematician-in about twenty years. If it didn’t kill you first, of course, in some equivalent of a laboratory accident. It takes that long, give or take a few years, to develop the skills involved. I don’t mean to say you wouldn’t find it formidable, but the age of secrecy is past. And really the old codes were rather simpleminded, much easier to read than, say, musical notation. If they weren’t, well, computers could break them in a hurry.”
Most of these generalities were familiar stuff to Baines, as Ware doubtless knew. Baines suspected the magician of offering them in order to allow time for himself to be studied by the client. […]
“Of course, it’s also faster if my clients are equally frank with me.”
“I should think you’d know all about me by now,” Baines said.
“Oh, Dun and Bradstreet,” Ware said, “newspaper morgues, and of course the grapevine – I have all that, naturally. But I’ll still need to ask some questions.”
“Why not read my mind?”
“Because it’s more work than it’s worth. I mean your excellent mind no disrespect, Mr. Baines. But one thing you must understand is that magic is hard work. I don’t use it out of laziness, I am not a lazy man, but by the same token I do take the easier ways of getting what I want if easier ways are available.”
“You’ve lost me.”
“An example, then. All magic – I repeat, all magic, with no exceptions whatsoever-depends upon the control of demons. By demons I mean specifically fallen angels. No lesser class can do a thing for you. Now, I know one such whose earthly form includes a long tongue. You may find the notion comic.”
“Not exactly.”
“Let that pass for now. In any event, this is also a great prince and president, whose apparition would cost me three days of work and two weeks of subsequent exhaustion. Shall I call him up to lick stamps for me?”
“I see the point.”

Marchosias

Una delle tante raffigurazioni di Marchosias, marchese infernale, secondo l’Ars Goetia.

2.
 Ware reappeared, carrying a sword. He entered the circle, closed it with the point of the sword, and proceeded to the central square, where he lay the sword across the toes of his white shoes; then he drew the wand from his belt and unwrapped it, laying the red silk cloth across his shoulders.
“From now on,” he said, in a normal, even voice, “no one is to move.” From somewhere inside his vestments he produced a small crucible, which he set at his feet before the recumbent sword. Small blue flames promptly began to rise from the bowl, and Ware cast incense into it.
He said: “Holocaust. Holocaust. Holocaust.” The flames in the brazier rose slightly.
“We are to call upon MARCHOSIAS, a great marquis of the Descending Hierarchy,” Ware said in the same conversational voice. “Before he fell, he belonged to the Order of Dominations among the angels, and thinks to return to the Seven Thrones after twelve hundred years. His virtue is that he gives true answers. Stand fast, all.”
With a sudden motion, Ware thrust the end of his rod into the surging flames of the brazier. At once the air of the hall rang with a long, frightful chain of woeful howls. Above the bestial clamor, Ware shouted:
“I adjure thee, great MARCHOSIAS, as the agent of the Emperor LUCIFER, and of his beloved son LUCIFUGE ROFOCALE, by the power of the pact I have with thee, and by the Names ADONAY, ELIOM, JEHOVAM, TAGLA, MATHON, ALMOUZIN, ARIOS, PITHONA, AGOTS, SYLPHAE, TABOTS, SALAMANDRAE, GNOMUS, TERRAE, COELIS, GODENS, AQUA, and by the whole hierarchy of superior intelligences who shall constrain thee against thy will, venite, venite, submiritillor MARCHOSIAS!”
The noise rose higher, and a green steam began to come off the brazier. It smelt like someone was burning hart’s horn and fish gall. But there was no other answer. His face white and cruel, Ware rasped over the tumult:
“I adjure thee, MARCHOSIAS, by the pact, and by the Names, appear instanter” He plunged the rod a second time into the flames. The room screamed; but still there was no apparition.
“Now I adjure thee, LUCIFUGE ROFOCALE, whom I command, as the agent of the Lord and Emperor of Lords, send me thy messenger MARCHOSIAS, forcing him to forsake his hiding place, wheresoever it may be, and warning thee–” The rod went back in the fire. Instantly, the palazzo rocked as though the earth had moved under it.
“Stand fast” Ware said hoarsely. Something Else said.
HUSH, I AM HERE. WHAT DOEST THOU SEEK OF ME? WHY DOEST THOU DISTURB MY REPOSE? LET MY FATHER REST, AND HOLD THY ROD.

Tabella riassuntiva

La magia dei grimori medievali trasportata ai giorni nostri! Scrittura sciatta e gestione approssimativa del pov.
Personaggi complessi e in conflitto tra loro. Finali inconcludenti.
Buona gestione del crescendo verso il climax finale.


(1) Inizialmente Blish aveva concepito solo il primo libro, ma il finale aperto il discreto successo di Black Easter spinse gli editori a commissionargli la continuazione. The Day After Judgement fu pubblicato tre anni dopo il primo libro.Torna su


(2) Questa struttura a ‘crogiolo’ purtroppo si rompe in The Day After Judgement, che infatti non riesce ad essere affascinante e tensivo quanto il primo libro. I personaggi sopravvissuti si separano, e ognuno (assieme alle new entries del secondo romanzo) persegue la propria quest personale per conto proprio.Torna su

Abituarsi a Calibre e Sigil: Guida alla personalizzazione degli e-book

CalibreGli e-book sono fighi, ma possono dare delle belle grattate di capo. Se si ha la fortuna di avere a che fare con editori in gamba, che ti mettono a disposizione il libro in diversi formati ed editati bene, tutto ok, lo si può buttare direttamente sull’e-reader. Ma se ci si affida a case editrici che impaginano e-book a minchia o ci si rivolge ai circuiti pirata – dove non puoi stare troppo a far lo schizzinoso – il libro che ci si ritrova tra le mani può andare dall’irritante all’illeggibile.
Calibre e Sigil sono i due programmi fondamentali per costruire il proprio e-book su misura pur partendo da un file di merda. Era da tempo che volevo pubblicare una mini-guida essenziale all’uso di entrambi, e finalmente grazie a Siobhàn ciò è stato possibile. L’articolo che segue è stato scritto al 90% da lei. Non si tratta di una guida passo passo ma di una panoramica sulle funzionalità principali dei due programmi e come utilizzarle; sono programmi troppo vasti – Calibre soprattutto – per scrivere nei particolari tutto quel che ci si può fare. In futuro, potremo pensare di espandere questo o quell’argomento ed entrare più nel dettaglio, a seconda delle richieste.

1. Calibre: la conversione degli e-book
Ognuno di noi ha almeno un amico smanettone. Conosco una persona (non io, giuro! È un’amica di mia cugina. Che poi è morta) che una volta ha chiesto al suo amico smanettone di installarle Photoshop 3 anche sul computer nuovo, perché ogni tanto le piaceva usarlo per ritagliare le immagini o ritoccare le foto delle vacanze. Lui le ha installato la versione CS5 Professional in inglese, con tutte le barre degli strumenti talmente ultramoderne, che non riusciva più nemmeno a trovare il pennello. La mia prima impressione di Calibre è stata un po’ così: caos puro.
Quando qualcuno compra un e-reader, tra le prime cose di cui ha bisogno, oltre a degli ebook, c’è anche un programma per convertirli da un formato all’altro. E visto che Calibre è il programma in grado di gestire il maggior numero di formati diversi in circolazione (oltre ad avere funzionalità aggiuntive come la rimozione dei DRM), di solito gli viene consigliato quello. Io stessa ho iniziato con Calibre. E fin da subito ho provato un grande fastidio nei suoi confronti.

Libreria di Calibre

Cosa sono tutte ‘ste opzioni, io volevo un programma che mi convertisse gli ebook!

Calibre è un programma gratuito e open source per la conversione e la gestione degli ebook; se non lo conoscete potete scaricarlo qui. Ha una sua libreria, in cui conserva tutti i libri che avete convertito, in tutti i formati. Se si collega l’e-reader al computer può comunicare direttamente con esso, visualizzando gli ebook che contiene, o mandandogli quelli appena convertiti.
Ma data la vastità delle opzioni e la caoticità dell’interfaccia, possono passare settimane prima che vi accorgiate delle sue reali potenzialità. O anche solo a farlo funzionare decentemente. Diamo quindi un’occhiata alle sue funzioni principali, dall’acquisizione dell’e-book al micro-management della vostra libreria.

1-1. Importazione in Calibre e rimozione (eventuale) del DRM
Poniamo caso che avete appena acquistato un e-book da Amazon e l’avete scaricato sul vostro Kindle for PC (o Kindle for Mac se usate un Mac). Una volta scaricati, i file appariranno nella cartella in cui vengono archiviati tutti i file del Kindle – su Windows 7, ad esempio, si trova in Documenti/My Kindle Content. Potrebbe essere un po’ ostico trovare il libro che volete, perché i file hanno come nome una stringa di lettere e numeri apparentemente senza senso, ma se li mettete in ordine per ultima modifica il libro che cercate dovrebbe essere il file AZW o AZW3 più recente. Apritelo con Calibre per importarlo automaticamente.
Ora, il libro in questione potrebbe avere un DRM. Se non sapete di cosa stia parlando, la sigla significa Digital Rights Management e indica dei programmi di protezione che di fatto – semplificando – impediscono la modifica e la duplicazione dell’e-book. I DRM sono una seccatura, e la prima cosa che vorrete fare quando ne beccherete uno sarà di levarlo subito. In questa pagina il Duca spiegava come togliere i DRM dagli ebook. Questo tutorial ormai ha quasi quattro anni, ed è un po’ complesso da eseguire; già nei primi commenti si proponevano sistemi più semplici per farlo, e i plugin di Calibre sono quello che ho trovato più comodi. Uno dei vantaggi dell’open source infatti è che gli utenti possono creare delle estensioni di un programma per aumentarne le funzioni, ed è proprio quanto viene fatto con Calibre. Questi plugin si possono scaricare qui, e qui invece si trovano le istruzioni (in inglese, accontentatevi, sono facili) su come installarli.

Consiglio per i niubbi: quando scaricate fil da siti del genere state attenti che questa casellina NON sia barrata, o vi si impesta il browser.

Una volta installati basta aprire un file con Calibre e, se tutto funziona come si deve, il plugin lo pulirà direttamente da tutti i DRM. Non dovrete fare nient’altro.
Con il tempo i DRM vengono modificati per resistere ai pirati, ma anche gli strumenti contro i DRM vengono man mano aggiornati per aggirare le nuove protezioni. Se un plugin non vi funziona controllate di aver installato l’ultima versione disponibile in giro – quella che è linkata risale all’ottobre 2013.

1-2. Conversione in altri formati
Ora che il file è dentro Calibre ed è stato ‘ripulito’ di eventuali DRM, potrete convertirlo in tutti i formati che volete. Ma è proprio questa parte gestionale a ricordarmi dell’amico smanettone: se si vuole convertire un ebook da un formato a un altro, bisogna seguire tutta una serie di passaggi obbligati che moltiplicheranno il numero di file in circolazione. Riprendendo l’esempio iniziale, diciamo che abbiamo un AZW o AZW3 (il comune formato dei file Kindle) e di volerlo convertire in ePub. I passaggi sono i seguenti:
– Quando si apre il file con Calibre e il programma importa il file nella sua libreria, di fatto lo copia da un’altra parte (numero di file per lo stesso libro: 2).
– Poi si converte il file nel formato desiderato con l’omonima funzione nel menu orizzontale, Convert Books (numero di file per lo stesso libro: 3). La conversione stessa non è proprio immediata, ci sono un sacco di opzioni che non si capisce bene cosa facciano. Io uso solo Metadati, Visualizzazione e Imposta pagina.

La funzione Metadati è importante, perché nell’e-reader il vostro ebook verrà classificato in base a quelli e non in base al nome del file che leggete nel computer. Assicuratevi quindi che almeno titolo e autore siano corretti, e se non c’è una copertina magari aggiungetela.

Dettaglio della conversione di un file. Se si salta questo passaggio si rischia che i caratteri non si ridimensionino come si deve.

Screenshot della funzione Visualizzazione, questa finestra serve per decidere le dimensioni dei caratteri.

La funzione Visualizzazione permette di impostare le varie dimensioni di carattere che si vedranno nell’ebook; se non li impostate, non potrete ingrandire i caratteri una volta aperto il file nell’ereader. Per impostare i valori standard cliccate sulla bacchetta magica e poi nel riquadro “usare valori predefiniti”.
Infine conviene anche personalizzare il formato di input e di output con la funzione Imposta Pagina: ci sono vari modelli di e-reader disponibili, basta scegliere il vostro nella finestra in alto e quello di origine in quella in basso.

Dopo aver convertito il file, per poterlo utilizzare bisogna poi cercarlo nella libreria di Calibre (nel mio computer, per esempio, si trova nei Documenti).
Oppure lo si può esportare da Calibre, che quindi farà un’altra copia del libro in entrambi i formati, creando una cartella per l’autore che contiene tutti i formati che possiede, e la copertina (numero di file per lo stesso libro: 5). Oppure si può esportarlo direttamente nell’e-reader, se è collegato (numero di file per lo stesso libro: 4).
Certo, non costa poi molta fatica cancellare tutti i file in più, ma un programma non invasivo non mi costringerebbe a fare tutte queste copie fin dall’inizio.

Screenshot04 Metadati

Per questo una volta usavo questo programma per convertire gli ebook

1-3. Gestione degli e-book
Cosa succede se invece si accetta che Calibre gestisca tutti i libri? Succede che se si vuole ritrovare un libro nel ciarpame bisogna modificare i metadati di quasi tutti i libri che si possiedono. Alcuni libri infatti hanno i tag messi a caso, alcuni hanno l’autore con il cognome prima del nome (e quindi verranno classificati separatamente da quelli con il nome prima del cognome); alcuni hanno già delle valutazioni (in stelline) nei metadati, valutazioni con cui ovviamente non concordi; quelli peggiori sono quelli piratati male, che non hanno nei metadati nemmeno titolo e autore.
Io per anni sono stata incostante: a volte ho messo i libri su Calibre, a volte li ho catalogati in cartelle divise per genere letterario, altre ancora li ho messi sull’e-reader, cancellandoli dal computer. Vi lascio immaginare com’era facile trovarne uno quando mi serviva.

Però ho deciso di diventare una persona meglio. Mi sono messa d’impegno e ho messo in ordine tutti i metadati dei libri che avevo dentro Calibre, sull’e-reader e sul computer.
Alla fine ci ho messo solo qualche ora (che avrei dovuto usare per scrivere questo articolo, ma la strada per la personameglità è davvero molto lunga e perigliosa!). Ho anche scoperto che il mio e-reader Sony creava delle collezioni in base ai tag messi nei metadati del libro. Ordinando i metadati dei libri su Calibre mi sono trovata con dei libri ordinati anche nell’e-reader, chi l’avrebbe mai detto!

Ecco tutto ordinato come si deve. Ci ho messo soli mille anni.

Ecco tutto ordinato come si deve. Ci ho messo solo mille anni.

Oltre al fatto che se ti decidi a usarlo per mettere in ordine i libri funziona davvero, Calibre sa fare tante altre cose. Alcune funzionalità sono state implementate solo di recente, altre sono sempre state lì, ma non ho mai saputo di poterle usare…

2. Sigil e Calibre: Editing di ePub e AZW3
Sigil è il fratellino di Calibre. E’ un editor che lavora esclusivamente su ePub, e permette di modificarne il codice per dargli l’impaginazione che si preferisce. Come Calibre, è gratis e opensource; si può scaricare qui.
Tradizionalmente, si convertiva l’e-book originale in ePub con Calibre e quindi lo si apriva con Sigil per editarlo. Dalla versione 1.15 (rilasciata a Dicembre 2013), tuttavia, è presente in Calibre un editor simile a quello di Sigil, che rende di fatto il secondo programma superfluo. Inoltre, se Sigil si occupava solo del formato ePub, Calibre lavora sia con ePub che con AZW3, il formato Kindle.
Entrambi i programmi permettono di modificare direttamente il file, anche nelle parti più da smanettoni come la TOC (Table Of Contents, l’indice dell’ebook) e il css. Sia gli ePub che gli AZW3 sono praticamente dei file html un po’ complessi: se si conoscono i codici html e css, anche solo a grandi linee, con questi editor si possono modificare gli ebook in grande dettaglio.

Sigil, comunque, ha per il momento ancora un paio di vantaggi su Calibre.
Anche se non si conoscono html e css, con Sigil si può interagire direttamente con l’anteprima del testo, e usare gli strumenti dell’editor per modificare buona parte dell’ebook andando ‘a occhio’. L’editor di Calibre, invece, al momento permette solo modifiche al codice, non fa toccare direttamente l’anteprima. Obbiettivamente è un difetto, spero che in futuro implementino anche quest’opzione.
Sigil inoltre non è un programma invasivo come Calibre, edita i file ePub senza creare duplicati o copie: apri, modifichi, salvi, chiudi. Mi piace molto il modo pulito in cui funziona, una volta usavo solo questo programma come editor degli ePub. Anche perché era l’unico.

Paragone-Calibre-Sigil

Screenshot di Sigil, sopra, e dell’editor di Calibre, sotto.

Questo invece è come funziona l'editor di Calibre con lo stesso libro, ma in formato AZW3, per il Kindle. È luuungo, ma a parte questo non noto differenze.

Questo invece è come funziona l’editor di Calibre con lo stesso libro, ma in formato AZW3, per il Kindle. Oltre al fatto che è luuuuuungo, non noto particolari differenze.

Purtroppo questo febbraio nel blog del programmatore di Sigil è apparsa la notizia che il programma non verrà più aggiornato. Non sto dicendo che Sigil sia improvvisamente morto – per ora funziona ancora bene – ma che è destinato a rimanere indietro, mentre la comunità dietro Calibre continuerà a migliorare il servizio negli anni a venire. Stando così le cose, probabilmente in futuro mi abituerò a usare Calibre anche per questo.
Questo post fa parte della categoria “Risorse”, e come tale sarà inserito nell’omonimo menu sulla destra, così che all’occorrenza possiate trovarlo subito.

Tabella riassuntiva: Calibre

Calibre fa un sacco di cose! Ma non è molto intuitivo da usare.
Permette di catalogare gli ebook secondo molti criteri. Se non si sta attenti crea un sacco di doppioni.
Ha dei plugin per togliere i DRM.
Ha un editor diretto per i file epub.
Ha un editor diretto per i file AZW3.