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Un anno di Tapirullanza

The cake is a lieEsattamente 366 giorni or sono, Tapirullanza apriva i suoi battenti al mondo. Meglio sarebbe stato se questo compleanno fosse capitato in un periodo più vivace nella vita del blog, dato che – ahimé – non mi faccio sentire da quasi tre settimane; ma una fetta di torta me la taglio lo stesso.
Nel mio primo post, annunciavo di voler creare una vetrina in cui ospitare, una volta alla settimana, libri di narrativa fantastica degni di essere letti. Libri curiosi, strani, originali, magari anche molto imperfetti ma con un quid che era solo loro. Tempo di bilanci: ci sono riuscito? Sì? No?

Per cominciare, facciamoci una piccola indigestione di numeri. In un anno, Tapirullanza ha ampiamente superato le 100.000 visite – il che non è male. A dirla tutta, le visite avevano già superato le 70.000 tra Maggio e Giugno, nel periodo di picco (a quei tempi facevo +400 visite al giorno!); e se fossi riuscito a mantenere anche in questi ultimi mesi lo stesso ritmo di postaggio, probabilmente a quest’ora viaggerei anche sulle 120.000 – 130.000 visite totali.
Purtroppo la Realtà, questa roba tutta unta e appiccicosa, mi ha strappato ai miei passatempi e il mio tempo libero è andato giù per lo sciacquone. Avrei potuto fare come tanti altri, e mantenere una cadenza dignitosa con post più brevi, meno impegnativi, magari spezzati in più parti. Mi sono rifiutato. Come ho detto fin dalla nascita di Tapirullanza, per me questo blog è un museo, un archivio di informazioni sempre disponibili. Non sono interessato a post che ha senso leggere soltanto oggi o domani o tra una settimana; certo, qualche articolo minchione per spezzare ogni tanto ci sta, ma non devono diventare la norma. Ho sempre cercato di evitare di parlare di attualità; non è per fare il reazionario o perché non mi informi, ma ci sono tanti siti e blog là fuori che fanno questo lavoro meglio di me. Che senso avrebbe ripeterli?

Piramid Head

La mia reazione quando mi propongono di fare un blog più in linea con i “moderni tempi di lettura web”.

Il mio ideale invece era il blog del Duchino. Ancora a distanza di anni da quando sono stati scritti, la gente ancora va a cliccare su articoli come quello sulle performance dell’arco da guerra inglese, quello sui test di penetrazione delle armature, o come la breve introduzione allo Steampunk. Scrivendo quegli articoli, il Duca ha reso un servizio prima agli altri (a tutte quelle persone che avevano bisogno di informazioni dettagliate e non le trovavano), e poi a sé stesso. Non mi sto paragonando a lui. Non ho mai scritto articoli tecnici e dettagliati come i suoi, su nessun argomento. Ma diciamo che Baionette Librarie (accanto a Gamberi Fantasy) è un po’ il mio ideale regolativo, il modello da seguire: articoli solidi, completi (cioè non spezzettati in parti), che durino nel tempo. Che magari qualcuno, fra dieci anni, cerca su Google “The Haunted Vagina” – giustamente indeciso se comprare un libro con un titolo del genere – e capita sulla mia recensione, e si schiarisce un po’ le idee. Ecco: se succederà questo, Tapirullanza avrà raggiunto il suo scopo.
E a proposito di visite: da qui viene la nota più positiva di quest’anno di blogging. Diamo un’occhiata a chi sono i primi cinque referrer:

– Motori di ricerca: 36.661 visite
– Gamberi Fantasy: 2.614 visite
– Zweilawyer: 1.965 visite
– Baionette Librarie: 968 visite
– Facebook: 644 visite

Il dato parla da solo. Il grosso delle visite a Tapirullanza viene dai motori di ricerca; il che significa che – tralasciando i pazzi delle chiavi di ricerca weird e quelli, comunque numerosi, che digitano “Tapirullanza” – un sacco di gente arriva qui senza conoscermi e perché in cerca delle cose di cui io parlo. Questa è la soddisfazione più grande; significa che forse ho fatto il mio lavoro. E difatti, anche nei periodi più “bui” del blog – tipo il greve Ottobre appena trascorso, in cui ho pubblicato solo 3 magri articoli, o lo scorso Aprile – quando nessuno dei miei visitatori abituali si aspettava dell’attività, non sono pressoché mai sceso sotto le 200 visite al giorno.

Companion Cube 1.5

Vediamo inoltre quali siano stati gli articoli più visitati nel corso dell’anno, tralasciando ovviamente l’Home Page:

– Alternative a library.nu: 14.854 visite
– Gli Autopubblicati #05: Deinos: 1758 visite
– Chi sono: 1260 visite
– I Consigli del Lunedì #01: Flatland – A Romance of Many Dimensions: 1202 visite
– E adesso, cosa leggerà il Tapiro?: 1068 visite
– Un tour-de-force di Bizarro Fiction: 959 visite
– Cos’è Tapirullanza: 905 visite
– Consigli del Lunedì: 877 visite
– I Consigli del Lunedì #02: The Sirens of Titan: 772 visite
– Correre ignudi con la fiammea quadriga: 699 visite

Non li commenterò tutti adesso. Diciamo subito che spicca il primo, di cui sono particolarmente orgoglioso. E’ l’articolo oggettivamente più utile, dato che fornisce i link a due dei più grandi archivi gratuiti di libri digitali oggi esistenti – e a Library Genesis in particolare, che in questi ultimi mesi sta spakkando sempre di più – oltre che a consigli su come utilizzare un’altra ottima risorsa, ossia mIRC. Ho sempre cercato di curarlo e tenerlo aggiornato; alcuni mesi fa, per esempio, su segnalazione di un paio di utenti, avevo aggiornato i link ad entrambe le librerie dopo che quelli vecchi avevano cessato di funzionare. Ma in generale, sono piuttosto fiero di tutta la sezione “Risorse”, dato che mi permette di dare una mano pratica agli altri e non soltanto di cianciare; e infatti anche il post “La combo che spakka” se la cava molto bene in classifica, arrivando quattordicesimo.
Com’era prevedibile, tra le voci più visitate ci stanno quelle della barra orizzontale, da “Chi sono” a “Consigli del Lunedì” – il che conferma la vocazione di ‘archivio’ del blog. Che gli unici Consigli in classifica siano i primi due, è merito più che altro di Gamberetta che li aveva linkati fin quasi dalla nascita del blog; molti utenti continuano a trovare comodo raggiungere il blog attraverso quei due link. Comunque, scendendo in classifica oltre la decima posizione trovo un sacco di altri Consigli (nell’ordine, i sei successivi: The Iron Dream, The Haunted Vagina/The Baby Jesus Butt Plug, Tales of the Dying Earth, Childhood’s End, The Zap Gun, A Canticle for Leibowitz), il che mi tranquillizza sul fatto che queste cose alla fin fine interessino.
Sono particolarmente felice di due voci. “Un tour-de-force di Bizarro Fiction”, che è uno degli articoli più completi su un genere ancora poco conosciuto in Italia; spero di aver attirato da queste parti tutti coloro che erano indecisi se comprare o no un libro di Bizarro Fiction. L’articolo è, credo, molto equilibrato, dato che ho lodato alcuni libri e ne ho cazziati altri. L’altro pezzo che mi rende fiero è “Correre ignudi sulla fiammea quadriga”, in cui me la prendevo con quel cazzone di Thomas Mann mostrando come ci siano vagonate e vagonate di scrittori di genere oggettivamente più bravi di lui. Il fatto che Mann sia portato in palmo di mano come uno dei più grandi scrittori nella storia della letteratura mondiale da quelle stesse persone che considerano di ‘serie b’ il fantastico anglosassone, è significativo di quanto nella cultura letteraria ufficiale conti il pregiudizio e quanto poco un’effettiva conoscenza della materia.

Pistola floreale

Quando Carlton Mellick incontra Thomas Mann, Thomas Mann è un uomo morto.

Hai dei rimpianti? E chi non ne ha! Se potessi tornare indietro, non cambieresti qualcosa? Mentirei se dicessi di no. In quest’anno ho imparato molte cose, e sono anche diventato – credo – un miglior giudice. Se mi trovassi a rifare tutto da zero, cambierei qualche Consiglio. Il #11, Last and First Men, sarebbe probabilmente retrocesso a Bonus Track: libro interessante, ma sente troppo il peso del tempo rispetto ai suoi “colleghi”. Discorso simile per il #15, Tales of the Dying Earth, che forse è scritto troppo male ed è troppo disomogeneo per meritare addirittura un Consiglio; anche Changing Planes della LeGuin, il #08, è decisamente sovrastimato come Consiglio, con in più l’aggravante che non ha fatto e non farà mai la storia della narrativa fantastica. Invece sono piuttosto soddisfatto degli ultimi Consigli, benché un paio di volte sia stato cazziato per The Blue World di Vance (non sapete quello che dite!). Siete d’accordo con me?1
Ciò di cui sono più pentito, però, è di aver scritto quell’articolo sull’antologia Deinos. Continuo a pensare che il proposito fosse giusto, ma il risultato è stato perlopiù una vagonata di flame, deliri spalmati su più blog, molta attenzione indesiderata e gente che mi voleva spezzare le gambe. Questo per dire quanto gli scrittori amatoriali siano più ricettivi alle critiche che non i G.L. Per carità, nella settimana successiva al post ho raggiunto il tetto massimo di visite giornaliere – fino a sfiorare le 1000! – ma non mi ha fatto piacere. I commenti di bassa qualità, i flammoni, i trolleggi, sono come una melma che affoga il blog che li ospita. Per questo mi sono ben guardato dall’occuparmi ancora di libri simili; d’ora in poi, la sezione Autopubblicati sarà riservata a libri meritevoli, o a libri migliorabili il cui autore abbia un QI a tre cifre.

Non spenderò altre parole futuro del blog, dato che ho già detto tutto quel che c’era da dire negli scorsi articoli. Le reazioni che ho ricevuto in quest’anno di vita mi hanno confermato che ho preso la direzione giusta, e continuerò a seguirla – semmai cercando di aumentare ancora la qualità degli articoli. Dirò solamente che ho altri due post praticamente pronti – il che significa che non dovrete aspettare altre tre settimane perché qui si muova qualcosa. In particolare, ho preparato un articolo carino che spero divertirà alcuni di voi…
E molti di voi meritano di essere ringraziati. Senza Gamberetta e il Duca, che ho seguito per anni prima di aprire Tapirullanza, questo blog nemmeno sarebbe mai esistito. Gamberetta mi ha restituito la passione per la narrativa fantastica – che in quel del 2009, causa indigestione di brutta narrativa, stava scemando – e mi ha convinto a darmi all’inglese; e poi, in modo del tutto inaspettato, a sole due settimane dall’apertura si è messa attivamente a supportare il blog! E mi ha anche dato una mano ad aggiustare un paio di ebook! Mi intristisce vedere Gamberi Fantasy così abbandonato, ma preferisco immaginarmi Gamberetta impegnata a fare cose più importanti e più divertenti, tipo, chessò, studiare ingegneria aerospaziale al MIT o fare un’internship al CERN. PhD che nel tempo libero scrivono di fantasy e sci-fi: una combinazione non tanto strana negli States.

Gamberetta al lavoro

La vita di Gamberetta quando guardo il mondo attraverso i miei occhiali rosa.

Quanto al Duca, ogni volta che parla di me mi fa arrossare le gote dall’imbarazzo. Ed è una miniera di porno dell’Ottocento raccomandazioni per la corretta educazione di fanciulle e fanciulli in conformità con le leggi della morale naturale, oltre che l’autore del blog più fiko che conosca. E non vedo l’ora che l’Antologia Steampunk da lui curata sia pronta (adesso mi dicono l’inizio dell’anno prossimo…)!
E poi Zweilawyer, che oltre ad essere il mio punto di riferimento per le bibliografie su medioevo e armi bianche mi sta anche contagiando con la sua passione morbosa per Edward Lee e la bizarra Deadite Press; e i miei lettori più affezionati, come quel terrone di Dago, e Giovanni, e Talesdreamer che sta scrivendo una cosa carina carina, e la dolce Tenger, e Mikecas che ormai è sparito, e gli altri. E un bacino a Siobhàn, che praticamente ha messo in piedi questo blog (la grafica è tutta sua) e che continua a darmi una mano e ad assecondare le mie manie.

Vabbé, basta smancerie. Spegniamo le candeline e prendete una fetta ciascuno… Ci sentiamo fra qualche giorno ^-^

The Cake is a Spy!

…ah: domani, proprio come nel giorno del mio primo Consiglio, cade l’anniversario della Rivoluzione d’Ottobre. Guardate a est e pensate a me, mentre vi asciugate la palpebra inumidita dalla nostalgia.

(1) In realtà c’è un’altra cosa di cui mi sono pentito e che mi turba profondamente: l’aver proposto quattro Consigli di fila che cominciano con l’articolo ‘The’. Ogni volta che butto un occhio alla colonna di destra mi prende male. Non ci dormo la notte.Torna su

Scalette che se ne vanno affanculo, e altre amenità

Spiderman hayCome avrete notato, fra Settembre e questo inizio di Ottobre non è che sia riuscito a postare granché. Purtroppo, come temevo e avevo accennato nel corso dell’estate, non ho più il tempo per scrivere articoli con regolarità.
Non che mi manchino gli argomenti. Anzi – avrei abbastanza materiale per andare avanti un paio di mesi a cadenza bisettimanale: tra i 5 e i 7 Consigli (devo ancora decidere se alcuni di questi sono “degni”); 3 o 4 Bonus Tracks; 3 articoli di Saggistica; e vari altri articoli minori. Molti di questi articoli sono già abbozzati o persino scritti a metà (in totale ho 16 bozze! LOL!).
Il problema? Per scrivere uno dei miei articoli – a parte le brevi comunicazioni di servizio come questa – impiego in media fra le 4 e le 8 ore. Di più per quelli particolarmente lunghi o difficili da scrivere. Un bel casino.

Tranquillizzo subito le mie orde di fan. Non ho nessuna intenzione di chiudere il blog; scriverlo mi diverte troppo. E poi, che me ne farei di tutto il materiale che ho già preparato? Solo che non fisserò più tabelle di marcia: so già che non riuscirei a rispettarle (a meno di, chessò, smettere di dormire). Coscienza si strapperà le vesti per questo, ma toglierò anche la finestra sulle “Chiavi di Ricerca Weird”: come avrete notato non riesco più a tenerla aggiornata.
I Consigli del Lunedì continueranno a uscire di lunedì – solo, non ogni lunedì, ma quando mi sarà possibile. Gli altri articoli usciranno completamente a random, qualsiasi giorno della settimana; quindi continuate a tenere d’occhio il blog. Parlerò di tutto ciò che avevo promesso quest’estate – prima o poi.

Ninjas can't catch you

Ma veniamo a cose più allegre.
Prima ho accennato al fatto che sono in dubbio su alcuni Consigli. Be’, visto che l’ultimo Consiglio, The End of Eternity, è stato il risultato di un compromesso tra me e i miei lettori, mi son detto: perché non chiedere di nuovo?
Nell’ultimo anno sono andato in fissa con le ucronie; ne avrò lette una decina o quasi, e altre ne leggerò in futuro. Ma ad oggi, non ho ancora trovato un’alternative history bella come la prima che ho letto – The Man in the High Castle di Dick (qui in Italia più conosciuto col brutto titolo “La svastica sul sole”). E’ oggettivamente un gran bel romanzo, che non sfigurerebbe accanto agli altri Consigli di questo blog – anzi, sarebbe forse uno dei migliori. Tuttavia, proprio come nel caso dei libri di Asimov, si tratta di un romanzo estremamente famoso – anche in Italia – e facile da trovare in libreria. Dedicarci un Consiglio sarebbe forse superfluo.

Quindi lancio la palla a voi: vi piacerebbe leggere un articolo su The Man in the High Castle? O lo avete letto già tutti e quindi posso risparmiarmelo? Volete approfittarne per chiedermi un post su un altro romanzo di Dick? O non ne potete più di articoli su quello squilibrato di un californiano? Ho aperto un altro sondaggio nella colonna destra. Votate, ma ricordatevi di articolare il vostro voto con un commento – un voto commentato pesa molto di più.
Anche se dovesse vincere il “sì”, comunque, non aspettatevi un Consiglio dall’oggi al domani. Sono passati più di tre anni da quando ho letto il romanzo, e inoltre non l’ho mai provato in lingua originale. Lo rileggerei volentieri, non solo per verificare com’è stato tradotto (la traduzione di The End of Eternity mi traumatizza ancora), ma anche per vedere quanto il romanzo mi si sia addolcito nel ricordo, e se mi piacerà altrettanto dopo tutte le cose che ho “imparato” sulla narrativa negli ultimi anni. La preparazione di un articolo sarebbe un’ottima scusa per rileggerlo; ma ci vorrà il suo tempo…

The Man in The High Castle Copertine

Due varianti della copertina dell’edizione SF Masterworks. Fikissime.

In futuro potrei organizzare altri sondaggi simili. Per il momento, dato che la maggior parte dei Consigli sono sicuri, mi limiterò a questo.
E speriamo di riuscire a sfornare presto nuovi articoli ^_^’

Mondi alternativi cercasi

PianetaC’è il pianeta Mesklin di Mission of Gravity, schiacciato in una forma ovale dalla sua stessa accelerazione centrifuga, la cui attrazione di gravità varia dai 3G dell’equatore ai 700G dei due poli. C’è il pianeta Gethen di The Left Hand of Darkness, dove il gelo è eterno e la specie umanoide dominante è costituita da ermafroditi che assumono uno dei due sessi soltanto per il breve periodo dell’accoppiamento. C’è la stella di neutroni di Dragon’s Egg, che ha sviluppato una particolare forma di vita dal ciclo vitale e dall’evoluzione rapidissima, e c’è Rocheworld, un sistema di due pianeti talmente ravvicinati che condividono la stessa atmosfera e si deformano l’un l’altro in una forma ovoidale. C’è il pianeta Lagash di Nightfall, in cui il giorno è eterno perché il suo cielo è illuminato da sei soli, e che precipiterà nel terrore il giorno in cui un eclissi gli farà conoscere l’oscurità. C’è il mondo acquatico di The Blue World, dove l’assenza pressoché totale di metalli pesanti ha costretto i transfughi terrestri a reinventare la loro tecnologia (ve ne parlerò nelle prossime settimane), e ci sono le comete bioingegnerizzate di Vacuum Flowers, trasformate in case e città attraverso la coltivazione di alberi di Dyson 1. C’è la Terra di West of Eden, che è il nostro pianeta ma è praticamente irriconoscibile, dato che in questa storia alternativa i lucertoloidi e non gli esseri umani sono diventati la specie dominante. E ci sono i mondi completamente artificiali come il Ringworld di Larry Niven o la gigantesca Sfera di Dyson di Orbitsville.
Ho sempre adorato le storie ambientate su mondi alternativi, per un mucchio di ragioni. Perché sono esotiche per definizione. Perché invecchiano meglio di molta altra sci-fi, come quelle ambientate quaranta o cinquant’anni nel futuro (un futuro rigorosamente pieno di macchine volanti ma privo di cellulare e con i computer che continuano ad andare a schede perforate – sigh, a volte è davvero difficile immergersi nell’immaginario fantascientifico degli anni ’50 – ’60). Perché pongono dei what if fikissimi: come sarebbe sulla vita su un pianeta dalla composizione chimica diversa dalla nostra, o con massa maggiore o minore, o più lontano o più vicino alla sua stella, o in un sistema solare diverso dal nostro o in una porzione differente della galassia? Perché ci mostrano quanto l’individuo sia plasmato (fisicamente, mentalmente, culturalmente) dall’ambiente in cui vive e debba adattarsi alle condizioni del suo habitat. In breve, perché sono esperimenti concettuali e di immaginazione.

Da ultimo, credo che questo tipo di fiction sia una delle più utili per l’aspirante scrittore di narrativa fantastica – sia di Sci-fi che di Fantasy. L’originalità, la fantasia, la profondità concettuale, sono tutte cose che si alimentano bombardandosi di stimoli, i più vari possibili 2. E cosa è più stimolante che leggere di possibili vite su mondi diversi (e a volte, radicalmente diversi) dal nostro? Quanto potrà arricchirsi il Mondo Medieval-Fantasy #452 se il nostro scrittore wanna-be scoprirà cosa succede aumentando o riducendo l’attrazione di gravità del proprio pianeta, o sottoponendolo a stagioni più lunghe, o sincronizzando rotazione e rivoluzione in modo tale che rivolga al proprio sole sempre la stessa faccia (tidal lock)?
Esempio stupido: immaginiamo un mondo povero di metalli, soprattutto in superficie. Su un simile pianeta, la tecnologia rimarrebbe necessariamente molto rudimentale… Quindi potrebbe essere condannato a rimanere un pianeta sottosviluppato. Oppure – oppure questo limite potrebbe essere da stimolo allo sviluppo di altri tipi di tecnologia, come un qualche tipo di “magia”… Ma che tipo di magia sarebbe? E che tipo di società nascerebbe?
O immaginiamo un mondo artificiale abbandonato dagli esseri umani e in decadenza, che ruota attorno a un sole morto o che si sta spegnendo, i cui unici abitanti – e protagonisti della storia – sono ormai i robot e le IA gestionali delle città (gli unici che potrebbero sopravvivere in un ambiente così freddo e ostile)… O un mondo in cui la specie dominante sono piante senzienti, che vivono una vita immobile nel punto in cui hanno messo radici ma che possono espandersi e riprodursi estendendo i propri rami o spargendo semi in cui è contenuta un’estensione del proprio cervello e del proprio apparato percettivo…

Dyson Eufloria

L’ex “Dyson”, poi ribattezzato “Eufloria”: un gioco in cui bisogna espandersi nel cosmo piantando e diffondendo alberi di Dyson. Devo giocarci.

Veniamo al dunque.
Mi era stato chiesto per quanto tempo avrei mantenuto il sondaggio ‘Cosa leggerà il Tapiro?’. Beh, lo tolgo adesso, solo per sostituirlo con una nuova richiesta: consigliatemi storie su pianeti esotici! Ho stabilito criteri molto ampi:
1. Scienza sì o scienza no? Non deve trattarsi necessariamente di romanzi Hard SF, anzi, non è nemmeno necessario che sia fantascienza in senso stretto. Alcuni degli esempi che ho fatto in testa all’articolo, come The Left Hand of Darkness della LeGuin, sono in realtà più vicini al Fantasy che non alla Sci-Fi, e tradizionalmente sono stati messi nella prima categoria solo per una questione di colore (nel caso della LeGuin, le astronavi e l’Ecumene interplanetaria sullo sfondo) e di prestigio. L’importante è che l’ambientazione dei romanzi che mi consiglierete non siano una violazione palese delle leggi della fisica così come le conosciamo: quindi, no ai mondi completamente sconclusionati di certa Bizarro Fiction o a quelli permeati di una magia chiaramente anti-scientifica. In altre parole cerco mondi che, almeno teoricamente, potrebbero davvero esistere da qualche parte là fuori.
2. Il concetto di “mondo”. Ho parlato soprattutto di pianeti, ma, come si evince dagli esempi in testa all’articolo, mi va bene qualsiasi setting che sia un mondo visitabile – dalla stella di neutroni di Dragon’s Egg alle comete terraformate di Vacuum Flowers. Sì anche ai pianeti artificiali; preferirei tenere fuori artefatti più piccoli come le astronavi plurigenerazionali (tipo quella di Incontro con Rama), ma se avete tra le mani una storia – per esempio – su un’astronave megafika potete provare a passarmela lo stesso.
3. Il ruolo del setting. Le caratteristiche del mondo esotico non dovrebbero stare semplicemente sullo sfondo ma dovrebbero avere un qualche ruolo nella storia. L’ideale sarebbe che la particolarità del setting (e le sue conseguenze sui personaggi) fossero il fulcro della storia, il tema centrale attorno a cui ruota tutto il romanzo. Ma va bene anche un libro in cui l’ambientazione ha un ruolo subordinato, purché tangibile.
4. Più “alieno” è, meglio è. A patto di non violare la prima clausola di plausibilità. Adolf in Wonderland di sicuro è weirdissimo, ma al prezzo di non avere senso logico.

Tutti i titoli che mi incuriosiranno e quelli che avranno più successo tra i miei lettori (non dubito che tempo mezza giornata si leverà un coro di Dune! Dune!) finiranno nella mia coda di lettura. Potrebbero inserirsi anche molto in alto. Di quelli che mi piaceranno è probabile che riparlerò, e quando un titolo mi piace molto, be’, ho l’obbligo morale di farci un Consiglio!
Quindi spammate titoli, miei cari ^-^

Captain Planet

Tipo, lui non va bene.

 (1) Cos’è un albero di Dyson? Per farla breve, dal blog Strait of Magellan:

Basically you plant a giant, genetically engineered tree inside the void pockets of a comet.
The tree processes the water and carbon dioxide ice and creates oxygen, which fills the voids. Habitat is created in the voids of the comet and in hollows in the tree itself. Possibly the tree would grow out of the comet and create a stable biome under its intertwined canopy. Animals, including humans, live off of the tree, and produce soil to further nourish it, establishing a stable biome.

Albero di Dyson

Fiko, no?

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(2) Preciso: purché superino una soglia minima di intelligenza. Devono ancora convincermi che una persona cresciuta a sci-fi, horror psicologico e romanzi storici possa trarre un qualsiasi beneficio dal leggere Twilight, per esempio. Anche se sicuramente sarebbe qualcosa di “nuovo” per lui.Torna su

Nuovo giro

PaneDato che il mio panettiere ha riaperto, deduco che le vacanze estive stiano finendo. Per me sono finite. Per giunta qualcuno dei miei aficionados ha cominciato a tampinarmi: quand’è che ricominci? Quand’è che ricominci? E allora ricomincio.
E cominciamo, quindi, con una carrellata veloce su ciò che potrebbe aspettarci in questo nuovo anno di Tapirullanza.

Buoni propositi
Per il nuovo anno ho intenzione di continuare a seguire i movimenti letterari recenti – come la Bizarro Fiction, che rimane la corrente più vitale e simpatica (anche se alla Eraserhead quest’anno hanno pubblicato molta meno roba dell’anno scorso) o il New Weird, che come al solito produce poco e tende a ruotare attorno a VanderMeer – e a rinvangare vecchi classici semi-scomparsi.
Oltre ai Consigli ho in mente anche diverse Bonus Track, molte più dell’anno scorso. Non ho mai definito con troppa precisione cosa siano le mie Bonus Track, se non come “libri curiosi, che per una ragione o l’altra non meritano di entrare nei Consigli, ma di cui val la pena di parlare”. Ci provo ora, dividendoli in quattro categorie:
– Libri contemporanei, che pur essendo interessanti e/o ben scritti, probabilmente non meritano di sopravvivere alla prova del tempo.
– Libri che hanno fatto la storia del genere fantastico, ma che sono invecchiati male e non potrebbero essere gustati con lo stesso piacere di allora. Più degli “oggetti di studio” per il curioso e l’aspirante scrittore, che dei must read.
– Libri che, pur essendo magari strambi e originali, non appartengono al genere fantastico.
– Specialoni su un gruppo di libri, come l’articolone sulla Bizarro Fiction o quello sui capolavori mancati che avrebbero bisogno di un reboot.
Nel corso dei prossimi mesi toccherò tutte queste categorie.

Hitler European Tour

Avere dei programmi è importante.

Qualche libro che sto tenendo d’occhio
In queste settimane non ho mai spesso di cercare libri dei tipi più disparati. Oltre ai classici e ad altri romanzi su cui ho già deciso di fare dei post, ecco qualche libro che ha attirato la mia attenzione:

1. Prima ho accennato a quel simpatico panzone di VanderMeer. Forse ricorderete che, nel mio articolo su City of Saints and Madmen, avevo menzionato la sua raccolta di racconti del 2010 The Third Bear; quella che contiene il “The Situation” recensito da Gamberetta anni or sono. Volevo leggerla, ma esisteva solo in cartaceo e il cartaceo puzza, specie se devono spedirmelo da oltreoceano. Beh, ora The Third Bear è disponibile su Amazon al prezzo quasi accettabile di 5,67 Euro.
Ho spulciato le recensioni e ho visto che molti lamentano l’inconsistenza di VanderMeer: storie piene di immagini strane e affascinanti, che però si perdono la storia per strada. Altri, per c0ntro, lo esaltano per la sua “poeticità”. Mh. VanderMeer si prepara a diventare il Baricco americano? Augurandomi di no, comprerò il libro e verificherò con i miei occhi. Ma non ho ancora deciso quando.

Space Walrus2. Kevin L. Donihe, uno degli autori di punta di Bizarro, ha appena pubblicato Space Walrus – la storia di un tricheco che, beh, va nello spazio. Per una settimana ha spammato il sito di Bizarro Central con deliri sui trichechi, tra i quali raccomando questo frammento:

The walrus takes pride in its wrinkly roadmap skin.
The walrus has a penile bone, and wants you to know it.
The walrus has private names for the places it goes, the things it loves and the things it eats.
The walrus is fluent in 700 languages, none of which are human.
The walrus has no need for guile or artifice.
The walrus knows love and hate in equal measure.
The walrus has vision so powerful it can glimpse the soul.
The walrus has mastered telekinesis.
The walrus only appears to die.
The walrus is older than the oldest thing.
The walrus transcends all notions of time and space.
The walrus understands your hopes and fears.
The walrus wants to be your friend.
The walrus wants to be your only friend.
The walrus waits inside of you.
The walrus can become you.
But you can never become the walrus.

O questo video:

Se gliel’hanno lasciato fare invece che prenderlo a calci, un motivo ci sarà (forse). Inoltre assieme a Space Walrus è uscita la raccolta Walrus Tales, che comprende racconti, tra gli altri, di Carlton Mellick e Mykle Hansen. Due fatti fanno esitare la mia compulsione all’acquisto: Kevin Donihe mi ha già fregato una volta col deludente House of Houses, e inoltre per qualche strana ragione nessuno dei suoi libri è mai stato digitalizzato. Quindi per ora è un no; ma forse qualche coraggioso vorrà farsi avanti…

The Greenlanders3. Cambiamo completamente genere. Saltando di link in link sono incappato in questo tomo da 600 pagine chiamato The Greenlanders: è del 2006, l’autrice è tale Jane Smiley e dovrebbe mostrarci la dura vita di alcuni di quei normanni che nel Tardo Medioevo approdarono in Groenlandia, pieni di voglia di colonizzazione, per poi fare una fine miserabile nel giro di un secolo (con grande gioia degli inuit). I romanzi storici mi piacciono, l’ambientazione è esotica quanto basta e ho sempre avuto un debole per le storie di estinzione.
Punti deboli: oltre a essere parecchio lungo, quasi tutte le recensioni che ho letto, pur lodando la qualità della ricostruzione, lamentano la monotonia dello stile e la piattezza dei personaggi. Per un romanzo slice of life questo è un limite grave. A ciò si aggiunge il fatto che l’edizione Kindle viene a costare 9,36 Euro, cioè quasi quanto la versione cartacea: bella mossa.

In conclusione
Ci sono troppi libri e troppo poco tempo per leggere. La condivisione e la discussione sono indispensabili per godere del nostro tempo – liquidando in fretta le cose brutte e portando all’attenzione quelle belle. Quindi continuerò a parlare di libri, sperando che il feedback sia positivo come l’anno scorso e anche di più.
E intanto la Donna Camél, che si è appena fatta regalare il Kindle, ha pubblicato un piccolo tutorial per quelli che vogliono farsi una copertina senza spendere la paccata di soldi che costa l’originale ^-^

Copertina kindle fai-da-te

Il Tapiro va in vacanza

Picture UnrelatedPrima o poi doveva succedere.
Inizialmente avevo intenzione di sospendere l’attività la settimana prossima, ma dato il calo di visite e di commenti – non solo su Tapirullanza, ma su tutti i blog che frequento – lo farò subito. Così avrò anche più tempo per leggere (e, si spera, scrivere) e per preparare nuovi articoli per la fine dell’estate. Il blog non farà shutdown completo1; continuerò ad aggiornare La Mia Classifica e la pagina di Terminologia (compiti relativamente poco faticosi), e magari ci scapperà qualche articolo più disimpegnato. Ma niente Consigli o articoli da 3000+ pagine^^
Le trasmissioni riprenderanno regolarmente a partire dall’ultima o penultima settimana di agosto.

E visto che siamo in argomento: come sarà l’anno prossimo per Tapirullanza?
Eh, temo magro. L’anno che viene mi regalerà meno tempo libero, il che significa meno tempo per monitorare e aggiornare il blog. Tenterò di continuare a postare un Consiglio ogni settimana – o almeno tre settimane su quattro, come ho fatto nell’ultimo mese e mezzo – ma è probabile che la frequenza complessiva degli articoli calerà. Beh, meglio poco che niente, giusto?
Tra i Consigli che vedremo dopo le vacanze estive, ne avremo di sicuro uno dedicato ad Asimov, e uno o forse addirittura due di genere Steampunk. Tra le facce nuove, troveremo anche uno o due autori di SF contemporanea. Ho seguito, infatti, i risultati del sondaggio “Cosa leggerà il Tapiro?” (che ogni settimana continua a ricevere 2-3 nuovi voti) e dopo aver dedicato articoli alla Sword&Sorcery – con le Tales of the Dying Earth di Jack Vance – al New Weird – con City of Saints and Madmen di VanderMeer – e al Cyberpunk – con Vacuum Flowers di Swanwick e il paragone con Neuromante – mi sembra giusto occuparsi anche della fantascienza degli ultimi dieci-quindici anni (voce che fino a qualche settimana fa stava al quarto posto nella classifica). Parleremo ancora di Bizarro Fiction, perché è un movimento divertente e molto prolifico, e di romanzi dell’Ottocento, perché sì perché è fantasy.
Torneranno gli articoli di Saggistica, che in questo ultimo periodo hanno un po’ latitato, ma credo che oltre alla storia toccherò qualche altro argomento. E poi un articolo sulla mia esperienza dopo un anno e mezzo di e-book, sulla scia di quello di Taotor.
Si parlerà anche di cose più retard, come delle probabilità di una singolarità tecnologica nei prossimi trent’anni, di cose fikissime che non scriverò mai e di un sistema per razionalizzare la magia mediante la logica predicativa (sempre che riesca a ultimarlo). Dimitri mi sculaccerebbe per quest’ultima, ma fa niente. Inoltre potrei continuare a uscire dallo stretto seminato della letteratura per brevi articoli su cinema o videogiochi, se la cosa suscitasse interesse; ma a questo proposito mi piacerebbe anche sentire la vostra opinione.

Insomma, il materiale c’è e la voglia anche. Vedremo se ci sarà il tempo.
Buone vacanze ^_^

Non so nuotare

(1) Con l’eccezione delle prime due settimane e mezza di agosto, durante le quali sarò felicemente lontano dalla civiltà.Torna su