Archivi del mese: maggio 2012

Top 30 Chiavi di Ricerca Weird

Un paio di mesi fa, convinto che non se la inculasse nessuno, avevo tolto la voce “Ultime chiavi di ricerca weird” dalla Home Page. Non l’avessi mai fatto!
Fans che si strappavano i capelli per la disperazione. Pakistani pronti a farsi esplodere nella metropolitana se non le avessi rimesse immediatamente. Il Doomsday Clock che segnava un minuto alla mezzanotte. O qualcosa del genere.
Vabbé: nel disperato tentativo di ristabilire l’equilibrio mondiale, le avevo rimesse. Rilanciando con la vaga promessa di dedicare un nuovo post alle chiavi più dementi dell’anno.
Ebbene, non mi ero dimenticato delle mie parole. Oggi voglio festeggiare.

Perché festeggiare? E’ presto detto.
Ieri, il blog ha superato le 47.000 visite e i 900 commenti. Come già detto durante il primo post di Maggio, Tapirullanza è raramente sceso sotto le 200 visite giornaliere, anche durante quei 25 giorni circa in cui non ho postato articoli. E come avevo previsto, con il riprendere dell’attività le visite hanno ripreso a salire, entrando nella fascia delle 300 giornaliere; la settimana scorsa, infatti, ha registrato una media di 313 al giorno.
Ma diamo una rapida scorsa alla classifica dei primi otto referrer dell’ultimo trimestre:

1. Motori di ricerca: 10.867 visualizzazioni.
2. Zweilawyer: 414 visualizzazioni.
3. Gamberi Fantasy: 331 visualizzazioni.
4. Baionette Librarie: 281 visualizzazioni.
5. Facebook: 153 visualizzazioni.
6. La Donna Camel: 119 visualizzazioni.
7. Draghi d’Ottone: 79 visualizzazioni.
8. Minuetto Express: 78 visualizzazioni.

Un rapido confronto con la classifica postata nell’articolo Bilancio di fine anno, e subito balza all’occhio il cambiamento: il numero di persone arrivata attraverso motori di ricerca spazza via ogni altro referrer. Certo – di quelle 10.867 visite, 838 sono arrivate cercando “Tapirullanza”, dunque si tratta di gente che mi conosceva.
Ma per la maggior parte sono dei “nuovi”! Yeeee!
Insomma, sembra che questo blog sia riuscito a ritagliarsi il suo spazio nel cosmo. E una parte di questo cosmo è costituita da domande e richieste profondamente insane.
Ho scelto le 30 che mi sono piaciute di più. Purtroppo – WordPress sia maledetto – non sono riuscito a salvare tutte quelle che avrei voluto. Alcune chiavi di ricerca geniali sono perse per sempre, come quella bellissima scritta in russo (che non ho mai capito che diamine volesse dire).
Pazienza. Il campionario che ho raccolto fa comunque la sua bella figura. Have fun.

Frigorifero

Fissa attentamente questa gif per dieci secondi e questo post acquisterà un senso.

Cominciamo con (30) “sono la tua porca” meaning of. Mi piace perché trasmette l’idea di un blog internazionale. Utenti da oltreoceano (o quantomeno da oltremanica) arrivano fino qui apposta per avere delucidazioni sui misteri della lingua italiana. Molto onorato.
E a proposito di domande pressanti, un altro mi chiede: (29) chi è il burattinaio innamorato; purtroppo devo ammettere che non lo so. Ma prometto che farò ricerche a riguardo. Così come cercherò di documentarmi per venire in aiuto dell’anima candida che mi domanda: (28) essere diabolica e apparire faccia d’angelo.

Ma lo so cosa vi state tutti chiedendo. “Quando diavolo arrivano le chiavi di ricerca porno?”.
Certo, certo. Avete anche ragione. Ma dato che siamo su un blog per nerd, anche le chiavi di ricerca porno devono conformarsi. E infatti alla prossima posizione troviamo (27) licantropia hard. si comporta come una gattina. Che mi lascia con un dubbio: ma quella che si comporta come una gattina è la licantropa, o si suppone che ogni donna dotata di pulsioni sessuali, di fronte a un licantropo non potrebbe fare a meno di comportarsi come una gattina?
Domande pesanti, domande importanti, e perché no, necessarie.
Riflettiamo.

Ma non riflettiamo troppo, perché dobbiamo rispondere al pressante interrogativo circa (26) la cacca nel basso medioevo
Ora, una precisazione: non sono un esperto di cacche. E’ quindi con estrema cautela che mi avvicino all’argomento. Se posso azzardare un’ipotesi, direi che nel Basso Medioevo la cacca era pressapoco la stessa di oggi. Forse un po’ più liquida, ma rimaniamo sempre nell’ambito delle speculazioni.
Discorso differente per l’Alto Medioevo – a quell’epoca la cacca era completamente diversa, come ci insegna Procopio. Ma ne parlerò più diffusamente in un apposito articolo di Saggistica.

Passiamo a domande più semplici: (25) gesù ha mai parlato di viaggi nel tempo? Sì.
Prossima domanda. Eccola: (24) dove si trova l’ano nel coniglio? Oserei dire che questo è il blog sbagliato per affrontare certi delicati argomenti. Ma non voglio che si dica che mi tiro indietro, per cui ecco i miei due cent.
Individuare l’ano del coniglio è in effetti piuttosto difficile, dato che il coniglio ha la malaugurata abitudine di starsene tutto il tempo seduto sopra il proprio ano. La soluzione che ti propongo, caro mio lettore, è di collocare il tuo coniglio (se non hai un coniglio, fattelo prestare da un tuo amico) sopra una grata rialzata da terra (per esempio una voliera?). A questo punto dai da mangiare al tuo coniglio. Rimani in osservazione al di sotto della grata, e attendi che il coniglio espella ciò di cui abbiamo discusso al punto (26). In questo modo potrai individuare a colpo sicuro l’esatta posizione del suo ano.

Optimus Christ

Lui è Optimus Christ.

Restando in argomento, l’utente successivo mi domanda: (23) quando si fa la cacca dura? A volte.
A questo punto forse qualcuno di voi si starà chiedendo perché la cacca compaia così ossessivamente tra coloro che arrivano sul mio blog. Be’, vi pregherei di smetterla immediatamente. Sono domande che non si fanno. Some things are better left unsaid.
Passiamo invece ad un altro argomento – un tale mi chiede informazioni su un (22) nigga cinese.
No, a pensarci bene forse era meglio continuare a discorrere di feci.

Mano a mano che scaliamo questa classifica della follia, noto che le chiavi di ricerca si fanno via via più criptiche e allusive. Come se si riferissero a un mondo altro – come se stessero cercando di dirci qualcosa.
Che pensare, infatti, di (21) spessore vecchie ciccione con suono? Forse che si riferisce alla possibilità di utilizzare donne anziane un po’ sovrappeso come strumenti musicali? O si tratta di una raffinata allusione all’insostenibile peso delle pensioni di anzianità sul bilancio statale?
Domande almeno altrettanto angosciose sono suscitate dall’utente che dice (20) tu sai chi è victimi dei pokè mon me lo puoi stampare graze. In realtà non dovrei stupirmi; chi non ha mai chiesto al proprio motore di ricerca di sbrigare per noi del noioso lavoro d’ufficio? Specialmente se riguarda un tema urgente come quello delle migliaia di persone ogni anno vittime degli indiscriminati assalti di pokémon selvatici.

Prossima domanda. (19) racconto comico di un personaggio che calpesta la cacca.
Sì, va bene, stiamo ancora parlando di cacca. Ammetto che pestare la cacca sia molto comico, e che altresì esiste un intimo rapporto tra la cacca e il fantasy; ma devo ahimé confessare che si tratta di una branca della letteratura fantastica che non ho ancora esplorato. Chiedete a G.L.
Un altro utente dà prova di essere una persona molto equilibrata, chiedendomi (18) come creare un virus che annienta il genere umano. Non lo so e comunque non te lo dico.
Il prossimo visitatore è invece perentorio: (17) leonardo di caprio piedi puzzoni. Sono incline a credergli.
E chiudiamo la metà inferiore della classifica con una profonda critica delle religioni orientali e delle loro sciocche usanze: (16) imbuto nel terzo occhio. Bravo! Ben detto! Tu sì che non la mandi a dire!

Bene – siamo arrivati a metà. Vi faccio presente che siete ancora in tempo per tornare indietro.
Se per qualche strana ragione avete deciso di restare, forse saprò dissuadervi con (15) squalo super saiyan. A dire il vero, la comunità scientifica si è interrogata a lungo circa l’esistenza dello squalo super saiyan. Un eminente scienziato avrebbe addirittura asserito con stizza: they’re over nine thousand! Ma oggi i biologi marini sono più o meno tutti concordi nel dire che no, lo squalo super saiyan non esiste.
Rimane invece aperta una questione di capitale importanza per questo blog, ossia se (14) philip k. dick era un pò autistico. Sì.
La prossima chiave di ricerca invece mi piace perché è molto aggraziata. Perciò fate uno sforzo immaginativo; immaginate che a pronunciare le parole che seguiranno sia un attempato gentiluomo vittoriano. Il dottor Kellogg, per esempio.
Siete pronti? Eccola che arriva:
(13) ragazzo sborra in signora.
Right away, good sir!

LMPOSVMCFOAISMT Old Bean

La prossima lettrice, arrivata su Tapirullanza direttamente dalle pagine della posta del cuore di Cioè, mi domanda preoccupata: (12) consigli x prendere cazzo nella fica e dildo nel culo. Be’, mia cara amica, il segreto è sempre quello – tanto esercizio, ma soprattutto passione!
E visto che le ultime chiavi di ricerca sembravano avere un po’ troppo senso, ecco che un altro visitatore mi chiede informazioni circa gli (11) aghi anti piccione. Ottima domanda. Non conosco la risposta, ma la domanda mi piace.

Un lettore coscienzioso mi fa invece notare che (10) aprile è un mese. Ti ringrazio.
Un’altra mi rimprovera la mia immaturità, puntualizzando che (09) io ho superato tutti i momenti difficili senza lamentarmi, senza vedersi come una. Devo riconoscere che ha ragione. Ogni volta che dovevo affrontare delle difficoltà – lo ammetto non senza un certo imbarazzo – non riuscivo mai a fare a meno di lamentarmi, ma soprattutto, dopo mi vedevo sempre come uno. Ma se si riesce a non vedersi come uno, be’, è meglio. E’ meglio per noi, ed è meglio anche per gli altri.
Il prossimo utente invece vorrebbe sapere (08) perché dovrei parlare dell’economia in europa nel 500. Su, fai i compiti e non rompere i coglioni.
Altrimenti finisci come quelli della prossima richiesta: (07) 3 mongoloidi a tavola(ammetto che sarebbe un siparietto interessante).

Il prossimo visitatore invece è un pornoamatore scafato, profondo conoscitore del genere, e quindi molto esigente. Come ci insegna Gamberetta:

Spesso la gente dice: “Ah, a me non interessa il genere di un romanzo o chi lo ha scritto, mi interessa solo se è bello!” Questo è un problema, perché “un libro bello” non è il tipo di dato che puoi cercare con Google, con Amazon o con emule. Però la mia esperienza personale è che quando si approfondisce non è vero che sul serio la persona legge di tutto basta che sia bello. La persona ha delle preferenze di argomento, di (sotto)generi, di periodo storico.

Costui domanda infatti, in modo categorico, (06) foto a vedere la loro vulva delle femmine , niente adoso , non coprire la vulva e non devono fare niente. E c’ha anche un po’ ragione. Basta con queste femmine che si coprono la vulva tutto il tempo e non stanno mai ferme! Santa pazienza.

E passiamo di porno in porno. La prossima richiesta – vi avverto fin d’ora – è un po’ forte.
Molti di voi potrebbero rimanere turbati dall’audacia e dalla perversione del prossimo utente. Con degli animali, poi! Oddio! Nel caso siate persone sensibili, vi prego fin d’ora di abbandonare la pagina.
Sono sempre stato contrario alla censura, ma devo ammettere che è difficile pubblicare certe indegnità senza sentirsi sporchi. E’ quindi con estremo sdegno che oso trascrivere quando segue:

(05) gatti ignudi

SHAME ON YOU!
Spero che ti trovino e ti sbattano in carcere, dove carcerati nerboruti ti violenteranno per ore e ore, dopodiché mi auguro che ti taglino il pisello e lo diano in pasto ai cani! Senza anestesia!
…scusate, ma quando ci vuole ci vuole.

My little pony

Comunque, ridendo e scherzando, siamo arrivati alle prime posizioni.
La prossima chiave di ricerca è la simpatica (04) lardose che esplodono; mi domando se si riferisca alle stesse signore di cui poco più sopra si suggeriva un utilizzo musicale. L’utente successivo, invece, chiude la serie delle chiavi di ricerca porno con la domanda: (03) posso mettergli il vibratore in figa e lei non se ne accorge. Forse.
Mentre in seconda posizione troviamo una sentita dichiarazione d’amore, di quelle che mi fanno battere forte forte il cuore. Una di quelle frasi che ci dimostrano che il romanticismo non è ancora morto. (02) io e hitler tre reich sopra il cielo.
E un bel “scusa ma ti chiamo ariano” no?

Bene. Siamo arrivati alla fine del viaggio.
Abbiamo riso. Abbiamo pianto. Abbiamo imparato qualcosa.
Ma soprattutto, abbiamo imparato il valore dell’amicizia. Quella vera. Quella che dura per sempre.
Ora è tempo che sparisca, come un bravo attore che esce di scena prima dell’atto finale.
Non commenterò l’ultima chiave di ricerca, quella che ha vinto come miglior chiave di ricerca degli ultimi tre mesi. Perché certe frasi non possono essere commentate. Esse vanno accolte in fondo al nostro cuore, alla nostra anima. Senza chiedersi il perché.
Bisogna lasciarle sedimentare dentro di noi. Dimenticarle, anche.
Finché un giorno, quando meno ce lo aspettiamo, la loro abbagliante verità esploderà fuori di noi e illuminerà ogni cosa di fronte a noi come la più magnifica delle aurore boreali. E allora sapremo. E sarà bellissimo.
E’ tempo.

(01) penso che tu abbia la fortuna dalla tua parte. questo ti porterà ad avere una vita molto strana. ti succederanno molte cose. però non devi mai biasimare te stessa. devi vivere hard boiled

Philip Marlowe

Prima lui biasimava sé stesso. Poi però ha letto questa chiave di ricerca e ha deciso di vivere hard boiled. Grazie anonima lettrice!

I Consigli del Lunedì #19: The Three Stigmata of Palmer Eldritch

Le tre stimmate di Palmer EldritchAutore: Philip K. Dick
Titolo italiano: Le tre stimmate di Palmer Eldritch
Genere: Science Fiction / Social SF / Psicologico
Tipo: Romanzo

Anno: 1965
Nazione: USA
Lingua: Inglese
Pagine: 280 ca.
Difficoltà in inglese: **

“You were wrong,” Eldritch said. “I did not find God in the Prox system. But I found something better.” […] “God,” Eldritch said, “promises eternal life. I can do better; I can deliver it.”

Nel XXI secolo, la Terra è diventata un inferno: le temperature sono talmente alte che di giorno è impossibile uscire all’aria aperta senza un’apposita tuta, e la maggior parte della popolazione vive in appartamenti sotterranei. Per sfuggire al suo destino il genere umano ha colonizzato diversi pianeti e satelliti del Sistema Solare, ma sono mondi inospitali. Per popolarli, le Nazioni Unite hanno istituito una leva obbligatoria: gli sfortunati che vengono scelti, sono condannati a passare il resto della loro vita in piccoli bunker isolati su Marte, o Venere, o Ganimede, a zappare la terra. La vita nelle colonie è talmente dura e priva di prospettive, che per evadere i coloni giocano alle bambole; ogni coppia ha infatti in dotazione un piccolo plastico della bambola Perky Pat che replica fedelmente una città della Terra nei suoi giorni migliori. Attraverso l’assunzione della droga illegale Can-D, i coloni possono vivere un’allucinazione collettiva che li porta all’interno del plastico, facendo incarnare le donne nella bambola Perky Pat, e gli uomini nel suo fidanzato Walt – e dimenticarsi così, per una buona mezz’ora, della loro vuota esistenza.
Barney Mayerson è un precognitivo che lavora per la P.P. Layouts, la multinazionale che detiene il monopolio dei plastici di Perky Pat e della Can-D; il suo lavoro è quello di anticipare quali prodotti saranno di moda nel futuro per farli produrre in esclusiva dalla sua azienda. Mayerson ha sacrificato tutto alla carriera, compresa la sua ex-moglie Emily, l’unico vero amore della sua vita, ma è infelice. E per di più, ha un sacco di problemi: la sua nuova assistente, Roni Fugate (che tra l’altro si porta a letto), minaccia di soffiargli il posto e lasciarlo a spasso; e le Nazioni Unite gli hanno mandato una notifica di arruolamento forzato nelle colonie, che lui vuole sfuggire a tutti i costi.
E anche Leo Bulero, ricchissimo e smaliziato proprietario della P.P. Layouts, ha i suoi problemi. Ha appena ricevuto la notizia del ritorno del magnate Palmer Eldritch, dopo dieci anni di assenza, dal sistema di Proxima Centauri. La sua nave si è schiantata su Plutone, e a bordo sono state trovate tracce di un lichene allucinogeno simile al Can-D. Che cos’ha rinvenuto Eldritch su Proxima? E quali sono i suoi piani? Eldritch è una minaccia solo per il suo business, o per l’intero Sistema Solare?

Dick si è già meritato un Consiglio su Tapirullanza, con la commedia un po’ minchiona The Zap Gun. Con Palmer Eldritch, uno dei suoi libri più interessanti, entriamo invece in una storia cupa e piena di amarezza.
L’intricata trama del romanzo si snoda in quattro storyline parallele: quella di Mayerson, determinato a sfuggire la leva provocandosi disturbi mentali, a consolidare la sua posizione all’interno dell’azienda e a dare un senso alla sua vita; quella di Bulero, impegnato a destreggiarsi tra le trappole delle Nazioni Unite e l’oscura minaccia di Palmer Eldritch; quella di Richard Hnatt, il nuovo marito di Emily con il sogno di farsi espandere il cervello com’è di moda tra i ricchi; e quella della piccola colonia marziana di Chicken Pox Prospects, dove tre coppie passano le loro giornate a drogarsi di Can-D e a fare sperimentazioni sessuali nel mondo di Perky Pat, sognando una vita migliore.
E le cose si complicano ulteriormente quando il romanzo comincia a esplorare il rapporto tra realtà e illusione, o tra differenti livelli di realtà… e protagonisti e lettori entrano in un’angosciante spirale di realtà dentro realtà dentro realtà.
Riuscirà il nostro scrittore preferito a far quadrare i conti?

Barbie Perky Pat

L’ispiratrice di Perky Pat.

Uno sguardo approfondito
Come avrete intuito dall’elefantiaca presentazione, Palmer Eldritch è un romanzo farcito di idee, avvenimenti e sub-plot. Dal dottor Sorriso, uno psicanalista portatile col compito di procurare nevrosi invece che guarirle, a Winnie-the-Pooh Acres, il satellite artificiale privato dei divertimenti di Leo Bulero, ai coyote telepatici marziani, ai disc-jockey che orbitano attorno a Marte e consegnano illegalmente la droga, Dick introduce con perfetta nonchalance una bizzarria ogni poche pagine.
Questa mole di idee, da un lato rende il mondo del romanzo più vivido, dall’altro mantiene sempre alto il ritmo: l’attenzione del lettore è tirata ora in una direzione, ora nell’altra, ed è molto difficile che ci si annoi. Il che vale anche per le conversazioni tra i personaggi – Dick ha la capacità di passare con naturalezza da un argomento all’altro, cosicché un dialogo può cominciare come un patema esistenziale, continuare con una disquisizione filosofica sul significato dell’Eucarestia e terminare nella pianificazione di una strategia per far fuori Palmer Eldritch. Per farla breve: m’è capitato di leggere anche 50 pagine di questo romanzo in full immersion, cosa che non mi capita spesso.
I concetti chiave, poi, sono rappresentati visivamente attraverso correlativi oggettivi. La trasformazione del pane e del vino nel corpo e nel sangue di Cristo, diventano una rappresentazione della confusione tra fisico e metafisico, tra umano e divino che avviene nel romanzo; le tre stimmate – i denti d’acciaio, la mano artificiale, gli occhi Jensen di Eldritch – oltre a essere un’immagine affascinante, simboleggiano la lenta e strana invasione di Eldritch nel Sistema Solare. E il lettore comincia a tremare ogni volta che le stimmate appaiono…

Naturalmente, niente di tutto questo ha una base scientifica. I fan dell’Hard SF rimarrebbero probabilmente delusi nello scoprire che, per esempio, Dick non si cura minimamente di giustificare il folle riscaldamento globale della Terra dei suoi anni. Le cose stanno così: punto.
Né la colonizzazione dei pianeti del Sistema Solare è presentata con un minimo di rigore. Marte sembra soltanto la versione più dura e remota di quello che poteva essere il Far West nell’Ottocento – terra arida difficile (ma non impossibile) da coltivare, con una flora e una fauna nativa (i coyote, per esempio), e temperature fredde ma non insopportabili.

Palmer Eldritch

Una possibile rappresentazione di Palmer Eldritch. Non fate caso alle ali demoniache.

Fatto più grave, Dick apre troppe parentesi e non sempre è in grado di svilupparle bene.
Prendiamo Perky Pat. Chi ha avuto la fortuna di leggere il racconto originale in cui compariva questo alienante plastico ispirato alla Barbie, si accorgerà subito che nel romanzo è presentato un po’ di fretta, e rimane molto sottosfruttato. Il potere ipnotico di Perky Pat è presentato molto di fretta, quasi più come infodump tra i discorsi dei dipendenti della P.P. Layout o tra i coloni marziani, mentre di “mostrato” c’è più che altro la delusione e il declino del successo del plastico.
Mi lascia perplessa anche il Chew-Z, la nuova droga nonché device centrale del romanzo. Quali siano i suoi effetti e i suoi limiti non è mai chiarissimo, ma, quel che è peggio, sembra che non sia chiarissimo nemmeno a Dick: la portata del Chew-Z sembra infatti cambiare a seconda del momento. Crea solo illusioni o reali continuum alternativi? Le tracce “fantasmatiche” sono solo immagini, o reali cloni, o estensioni di un unico sé stesso? Si viaggia contemporaneamente nel passato e nel futuro, o in solo una direzione? E la direzione è determinata da Eldritch (e: sempre, o solo a volte?), o se no, da chi? La risposta sembra cambiare a seconda della pagina. E leggendo le lunghe discussioni dei personaggi su questi argomenti, a volte sembra che Dick le abbia scritte più per chiarire le idee a sé stesso mentre sviluppava la trama, che per esigenze di trama.
Altre idee che sembravano promettere bene, vengono semplicemente abbandonate. Come le operazioni per espandere il cervello nella clinica del dottor Denkmal, di cui Leo Bulero è cliente fisso e che Richard Hnatt sogna da sempre. Elemento di una certa importanza nelle prime 70 pagine del libro – tanto che gli è dedicato quasi un intero capitolo – viene poi completamente abbandonato in seguito a un plot twist. Lo stesso accade alla storyline di Hnatt, che dopo la prima metà del libro letteralmente sparisce dalla storia (anche se verremo a conoscenza del destino del personaggio durante le storyline degli altri personaggi-pov)!

Questo, del resto, non è che il segno più vistoso di una certa confusione di Dick riguardo alla trama del suo stesso romanzo. Quello che parte come un romanzo corale con una moltitudine di pov, da metà romanzo in poi si semplifica a un’unica storyline principale, con le altre che fanno da supporto; Mayerson diventa protagonista unico, e gli altri co-protagonisti passano a essere personaggi secondari. Un simile cambio di registro è un po’ spaesante.
D’altronde, se dovessi pensare a come migliorare il romanzo, sarei in difficoltà. Mi si presentano infatti due alternative antitetiche. Da una parte, si potrebbe raccontare il romanzo dal solo punto di vista di Mayerson: in questo modo, sarebbe più immersivo, più intimo, più coinvolgente da un punto di vista emotivo. La seconda parte del romanzo è migliore della prima, proprio perché viviamo più da vicino l’angoscia, l’asfissia, il dramma privato del protagonista.
D’altro canto, però, io amo i romanzi corali, e mi dispiacerebbe dover rinunciare all’istrionico Bulero come co-protagonista; e del resto, molti passaggi chiave del romanzo sarebbero difficili da presentare limitandosi al pov di Mayerson. Nel caso mantenessi la struttura multi-pov, comunque, eliminerei la storyline di Hnatt (le poche scene con il suo pov che siano di interesse per la trama generale, infatti, possono essere mostrate attraverso il pov di Mayerson o di Bulero), in modo da semplificare la trama; inoltre, darei più spazio al pov dei coloni marziani nella prima parte. La vita nelle colonie su Marte, infatti, è uno dei temi centrali del romanzo (nonché una delle parti più interessanti), ma nella prima parte del libro ci si riferisce molto ad essa – nei dialoghi, nei pensieri – ma la si vede poco. Più capitoli dedicati ai coloni, inoltre, permetterebbero di approfondire argomenti interessanti come Perky Pat, il traffico e l’assunzione di Can-D, i metodi per colonizzare il pianeta; e renderebbero meno traumatica la transizione alla seconda parte del libro 1.

Chew-Z

Circa.

Questi difetti di struttura non minano, comunque, quello che è l’altro grande pregio del romanzo – ossia i personaggi e la loro psicologia. Questa è probabilmente la ragione per cui ancora oggi Dick rimane il mio scrittore preferito: i suoi personaggi – emotivi, indecisi, complicati, complessati – sono tra i migliori che si possano trovare nella narrativa di genere. All’estremo opposto dei burattini senz’anima di Clarke o di molti romanzi della LeGuin, sono loro a pilotare la trama, facendole a volte prendere direzioni inaspettate, ma sempre in accordo con la loro psicologia. E sono anche personaggi che evolvono: Mayerson soprattutto, ma in misura minore anche gli altri, alla fine del romanzo saranno diversi da quelli che erano all’inizio.
E bisogna fare i complimenti a Dick, per essere riuscito a farci simpatizzare con individui tanto sgradevoli. In Palmer Eldritch, infatti, nessuno ci fa bella figura. Da una parte, i personaggi newyorkesi – Mayerson, Bulero, Roni Fugate, Hnatt – sono degli arrivisti, egocentrici e meschini, che si lasciano spesso e volentieri andare a bassezze e temono di continuo (non a torto) di essere pugnalati alle spalle da colleghi e “amici”. Dall’altra, i personaggi marziani sono gente piegata, depressa, il cui quesito principale è di che droga drogarsi e come far passare il tempo. In mezzo, Palmer Eldritch, personaggio titanico e affascinante; nominato fin dalle prime pagine, la sua apparizione è continuamente ritardata, ma quando finalmente compare, be’, ci fa la sua porca figura!

La capacità di provare empatia verso i personaggi di un libro viene in gran parte dalla gestione del pov, e Dick ne fa un uso quasi perfetto: tutto è sempre filtrato dal personaggio punto di vista, dai suoi occhi e dai suoi pensieri. E la voce di Mayerson, cinica, amara e piuttosto passiva, è molto diversa da quella del baldanzoso Bulero – che grazie al suo cervello potenziato schizza continuamente da una catena di pensieri all’altra, elaborando piani e agendo, agendo, agendo. E quando nel romanzo distinguere realtà e illusione comincia a diventare complicato, il lettore si trova a provare la stessa confusione dei suoi personaggi, la stessa angoscia…
Dico “quasi” perfetto, comunque, perché a dire il vero uno scivolone lo fa. Mi riferisco al pov delle scene di Chicken Pox Prospects: invece di essere focalizzato su uno solo dei sei membri della colonia, il pov schizza da uno all’altro, come se costituissero una sorta di coscienza collettiva. Imputo questa gestione del pov a una distrazione di Dick, perché non dà nessun vantaggio, mentre al contrario crea una certa confusione; si fa sempre fatica a capire chi sta parlando e a distinguere un personaggio dall’altro. Aldilà dei salti di pov, poi, i sei coloni sono troppo poco differenziati – rimangono dei nomi volanti.

Philosoraptor si interroga sulla droga

Il philosoraptor si interroga sulle implicazioni sociali di questo romanzo.

The Three Stigmata of Palmer Eldritch è un romanzo estremamente suggestivo, e si legge che è un piacere. Un romanzo che mette insieme capitalismo selvaggio, alienazione, droghe, invasioni mentali, pazzia, religione, drammi esistenziali e speculazioni filosofiche.
Poteva essere meglio? Sì, se solo Dick si fosse preso uno o due anni per scriverlo, anziché qualche mese. Se avesse potuto organizzare meglio la trama e riflettere meglio sull’esatta portata di device chiave come il Chew-Z; se avesse potuto lavorare più a lungo sullo stile, per esempio sfoltendo il libro da tutti quegli avverbi. Pazienza.
E’ figo lo stesso.

Dove si trova?
Come ho già detto parlando di The Zap Gun, Philip K. Dick è in assoluto uno degli scrittori di genere più facili da trovare. In lingua originale, potete trovarlo su BookFinder, Library Genesis e sul canale #ebooks di IrcHighway. In italiano, potete affidarvi a Emule oppure comprare l’edizione Fanucci in libreria – Palmer Eldritch lo trovate di sicuro, continuano a ristamparlo.

Chi devo ringraziare?
Probabilmente l’elenco sarebbe lungo e complicato, ma chi mi ha convinto più di tutti credo sia stato Lawrence Sutin, autore di una curiosa (e ricca) biografia su Dick, Divine Invasions.
Sutin è pure fin troppo entusiasta di Palmer Eldritch, e gli dà la bellezza di 10/102. Esagera, ma posso capirlo.

Divine invasioni di Lawrence Sutin

Diffido dei blurb, ma in questo caso devo ammettere che ha ragione. Inquietante.

Qualche estratto
Per i due estratti di oggi, ho scelto la prima scena in cui i coloni di Marte entrano nel plastico di Perky Pat, e la prima, inquietante apparizione (piuttosto tardi nel romanzo) di Palmer Eldritch.

1.
He shut the door of the compartment, then swiftly got out his own Perky Pat layout, spread it on the floor, and put each object in place, working at eager speed. […] for him life on Mars had few blessings.
“I think,” Fran said, “you’re tempting me to do wrong.” As she seated herself she looked sad; her eyes, large and dark, fixed futilely on a spot at the center of the layout, near Perky Pat’s enormous wardrobe. Absently, Fran began to fool with a min sable coat, not speaking.
He handed her half of a strip of Can-D, then popped his own portion into his mouth and chewed greedily.
Still looking mournful, Fran also chewed.
He was Walt. He owned a Jaguar XXB sports ship with a fiatout velocity of fifteen thousand miles an hour. His shirts came from Italy and his shoes were made in England.
As he opened his eyes he looked for the little G.E. clock TV set by his bed; it would be on automatically, tuned to the morning show of the great newsclown Jim Briskin. In his flaming red wig Briskin was already forming on the screen. Walt sat up, touched a button which swung his bed, altered to support him in a sitting position, and lay back to watch for a moment the program in progress.
“I’m standing here at the corner of Van Ness and Market in downtown San Francisco,” Briskin said pleasantly, “and we’re just about to view the opening of the exciting new subsurface conapt building Sir Francis Drake, the first to be
entirely underground. With us, to dedicate the building, standing right by me is that enchanting female of ballad and–”
Walt shut off the TV, rose, and walked barefoot to the window; he drew the shades, saw out then onto the warm, sparkling early-morning San Francisco street, the hills and white houses. This was Saturday morning and he did not have to go to his job down in Palo Alto at Ampex Corporation; instead–and this rang nicely in his mind–he had a date with his girl, Pat Christensen, who had a modern little apt over on Potrero Hill.
It was always Saturday.
In the bathroom he splashed his face with water, then squirted on shave cream, and began to shave. And, while he shaved, staring into the mirror at his familiar features, he saw a note tacked up, in his own hand.

THIS IS AN ILLUSION. YOU ARE SAM REGAN, A COLONIST ON MARS. MAKE USE OF YOUR TIME OF TRANSLATION, BUDDY BOY. CALL UP PAT PRONTO!

And the note was signed Sam Regan.

Chiuse la porta dello scompartimento; quindi, tirò rapidamente fuori il suo progetto di Perky Pat, lo distese sul pavimento e mise ogni oggetto al suo posto, lavorando con impaziente rapidità. […] per lui la vita su Marte presentava pochi aspetti positivi.
— Penso che tu stia cercando di indurmi in tentazione — disse Fran. Si mise a sedere e sembrava triste; i suoi occhi, grandi e scuri, fissavano, senza guardare, un punto al centro del progetto, vicino all’enorme guardaroba di Perky Pat. Con fare assente, Fran iniziò a giocherellare con un cappotto nero miniaturizzato, senza parlare.
Le passò una mezza stecca di Can-D, poi si sparò in bocca la propria parte e masticò avidamente.
Conservando la sua aria luttuosa, anche Fran masticò.
Lui era Walt. Possedeva una navicella Jaguar XXB Sport, capace di una velocità massima di quindicimila miglia all’ora. Le sue camicie provenivano dall’Italia e le scarpe erano made in England. Aprì gli occhi e il piccolo televisore-orologio General Electric posto vicino al suo letto; si accese automaticamente, sintonizzato sullo show del mattino del grande infoclown Jim Briskin. Con la sua parrucca rosso fiammante Briskin stava già prendendo forma sullo schermo. Walt si mise a sedere, toccò un bottone che fece rialzare metà del suo letto, in modo da sostenergli la schiena, e si abbandonò all’indietro, guardando per un attimo il programma in onda.
— Sono qui all’angolo tra la Van Ness Avenue e Market Street, nel centro di San Francisco — disse Briskin, amabilmente — e stiamo per assistere all’apertura del nuovo sensazionale condominio subsuperficiale Sir Francis Drake, il primo costruito interamente sottoterra. Con noi, per inaugurare l’edificio, proprio qui al mio fianco, abbiamo un’incantevole artista e…
Walt spense la tv, si alzò e si diresse scalzo alla finestra; tirò le tende e restò a guardare le tiepide e scintillanti strade di San Francisco, di prima mattina, le colline e le case bianche. Era sabato e non doveva recarsi al lavoro, fino a Palo Alto, alla Ampex Corporation.
Invece — e ciò suonava meravigliosamente alle sue orecchie — aveva un appuntamento con la sua ragazza, Pat Christensen, che possedeva un piccolo appartamento moderno su a Potrero Hill.
Era sempre sabato.
In bagno, si gettò dell’acqua in faccia, premette sul tubetto di crema da barba e iniziò a radersi. E mentre si radeva, fissando nello specchio le proprie familiari fattezze, vide appiccicato un appunto di proprio pugno.

QUESTA È UN’ILLUSIONE. TU SEI SAM REGAN, COLONO SU MARTE. SFRUTTA A DOVERE IL TUO TEMPO DI TRASLAZIONE, AMICO. CHIAMA PAT IMMEDIATAMENTE!

E l’appunto era firmato Sam Regan.

Barbie vecchia

La verità che hanno sempre nascosto ai coloni marziani…

2.
From the ship stepped Palmer Eldritch.
No one could fail to identify him; since his crash on Pluto the homeopapes had printed one pic after another. Of course the pics were ten years out of date, but this was still the man. Gray and bony, well over six feet tall, with swinging arms and a peculiarly rapid gait. And his face. It had a ravaged quality, eaten away; as if, Barney conjectured, the fat-layer had been consumed, as if Elditch at some time or other had fed off himself, devoured perhaps with gusto the superfluous portions of his own body. He had enormous steel teeth, these having been installed prior to his trip to Prox by Czech dental surgeons; they were welded to his jaws, were permanent: he would die with them. And–his right arm was artificial. Twenty years ago in a hunting accident on Callisto he had lost the original; this one of course was superior in that it provided a specialized variety of interchangeable hands. At the moment Eldritch made use of the five-finger humanoid manual extremity; except for its metallic shine it might have been organic.
And he was blind. At least from the standpoint of the natural-born body. But replacements had been made– at the prices which Eldritch could and would pay; that had been done just prior to his Prox voyage by Brazilian oculists. They had done a superb job. The replacements, fitted into the bone sockets, had no pupils, nor did any ball move by muscular action. Instead a panoramic vision was supplied by a wide-angle lens, a permanent horizontal slot running from edge to edge. The accident to his original eyes had been no accident; it had occurred in Chicago, a deliberate acid-throwing attack by persons unknown, for equally unknown reasons . . . at least as far as the public was concerned. Eldritch probably knew. He had, however, said nothing, filed no complaint; instead he had gone straight to his team of Brazilian oculists. His horizontally slotted artificial eyes seemed to please him; almost at once he had appeared at the dedication ceremonies of the new St. George opera house in Utah, and had mixed with his near-peers without embarrassment. Even now, a decade later, the operation was rare and it was the first time Barney had ever seen the Jensen wide-angle, luxvid eyes; this, and the artificial arm with its enormously variable manual repertory, impressed him more than he would have expected . . . or was there something else about Eldritch?
“Mr. Mayerson,” Palmer Eldritch said, and smiled; the steel teeth glinted in the weak, cold Martian sunlight. He extended his hand and automatically Barney did the same.

Dall’astronave uscì Palmer Eldritch.
Era lui, non ci si poteva sbagliare: da quando era precipitato su Plutone, gli omeogiornali avevano pubblicato un gran numero di foto. Ovviamente, le foto erano vecchie di dieci anni, ma il tipo era rimasto lo stesso. Grigio e ossuto, ben oltre il metro e ottanta di altezza, con braccia ciondolanti e un’andatura particolarmente rapida. E la sua faccia aveva un che di devastato, di smangiato, come se, ipotizzò Barney, lo strato di grasso si fosse completamente consumato, come se Eldritch, a un certo punto, si fosse cibato di se stesso, divorando magari di gusto le parti superflue del suo stesso corpo. Aveva enormi denti d’acciaio, che gli erano stati installati prima della partenza per Proxima da un dentista chirurgo ceco: erano saldati alla mandibola, fissi. Gli sarebbero durati tutta la vita. E poi… il suo braccio destro era artificiale. Aveva perso quello vero vent’anni prima, in un incidente di caccia su Callisto; quello nuovo, ovviamente, era migliore, nel senso che era dotato di una sofisticata serie di mani intercambiabili. In quel momento, Eldritch stava utilizzando l’estremità manuale simil-umana a cinque dita; a parte il luccichio metallico, avrebbe potuto anche essere organica.
Inoltre, era cieco. Almeno dal punto di vista degli organismi naturali. Ma aveva fatto dei trapianti, al prezzo che poté e volle pagare: era stato operato da oculisti brasiliani, appena prima di partire per Proxima. Avevano fatto uno splendido lavoro. I ricambi, collocati all’interno delle cavità oculari, erano privi di pupille, e i due bulbi non erano mossi da alcun muscolo. Erano dotati, invece, di visione panoramica, prodotta da lenti grandangolari che, come immobili fessure orizzontali, li bisecavano. L’incidente agli occhi non era stato un incidente: era successo a Chicago, un deliberato assalto al vetriolo compiuto da ignoti, per ragioni altrettanto ignote… almeno all’opinione pubblica. Eldritch, probabilmente, lo sapeva. Però, non aveva detto nulla, non aveva sporto denuncia, ed era andato subito dal suo team di oculisti brasiliani. I suoi occhi artificiali a fessura orizzontale parvero piacergli: quasi subito si era presentato alla cerimonia di inaugurazione del Teatro dell’Opera di St. George, Utah, e si era mescolato ai suoi quasi-pari senza alcun imbarazzo. Persino ora, dopo dieci anni, quell’operazione veniva tentata raramente, e Barney vedeva per la prima volta gli occhi luxvid grandangolari Jensen.
Questi e il braccio artificiale, con il suo vasto repertorio di opzioni manuali, lo impressionarono più di quanto si aspettasse… o, forse, c’era qualcos’altro in Eldritch?
— Signor Mayerson — disse Palmer Eldritch, e sorrise; i denti d’acciaio scintillarono nella debole e fredda luce di Marte. Tese la mano e Barney, meccanicamente, fece lo stesso.

Tabella riassuntiva

Un viaggio allucinante tra realtà e finzione, tra reale e mentale, tra umano e divino. Idee un po’ confuse sui device principali del romanzo.
Ritmo serrato e un’idea dopo l’altra. Troppe storyline e sub-plot che si perdono per strada.
Atmosfera cupa, personaggi cinici e complessi. Cattiva gestione del pov a Chicken Pox Prospects.
Palmer Eldritch è un gran fiQo.

(1) Inoltre, come incipit del romanzo sceglierei l’ambientazione marziana (che invece appare solo nel terzo capitolo), così da “acchiappare” subito il lettore. L’incipit attuale – Mayerson a New York, che ha appena finito di farsi la sua assistente – non è un granché.Torna su
(2) Ecco un estratto dal libro di Sutin:

Ma se volete leggere un libro mozzafiato, che si divora in un lampo, e parla di una Terra segretamente invasa da forze aliene che vanno ben al di là della nostra comprensione, mentre Barney Mayerson passa attraverso innumerevoli realtà alternative cercando, in una di queste, solo in una, di riconquistare sua moglie, e i disperati coloni di Marte bramano lo splendido e luccicante mondo di Perky Pat, e Leo Bulero si rivolge al Dottor Sorriso, che desta non poca diffidenza, per aiutarlo a sfuggire al topo gigantesco, e Palmer Eldritch si rivela essere tutti, almeno per un o’, e riuscite a far quadrare l’insieme – con un po’ più di attenzione – in una commovente parabola sulla natura della realtà e sulla lotta per le nostre anime eterne, allora dovreste leggere Palmer Eldritch.

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Saggistica: Storia economica dell’Europa preindustriale

Storia economica dell'europa preindustrialeAutore: Carlo M. Cipolla
Editore: Il Mulino
Collana: Storica Paperbacks

Anno: 1974
Pagine: 491

Una breve premessa
Per lo scrittore di narrativa fantastica, il worldbuilding è uno degli aspetti più delicati. Creare un’ambientazione non è solo questione di “colore”, ma è lo sfondo e la ragion d’essere di tutto ciò che accade nel romanzo. Worldbuilding non significa stabilire quanti gradi ci sono d’estate e d’inverno a Granburrone, o decidere i nomi di tutti i regnanti della dinastia di Stocazzo, o disegnare foreste e montagne e città su una mappa formato A4 – quelle sono minchiate. Worldbuilding significa che se decido di raccontare la storia di un giovane paladino che vuole salvare il mondo dai demoni della scabbia, devo innanzitutto chiedermi: che armi usa il mio sbarbatello? Se va in giro mulinando spade e tirando con l’arco, allora difficilmente verrà da un mondo che conosce l’elettricità e costruisce navi volanti 1. Quindi, qual’è il livello tecnologico di questo mondo? E, già che ci siamo, come mai va da solo? Viene da una famiglia povera? O è un reietto del suo gruppo? E quindi, com’è la società in cui vive? E così via…
La pianificazione dell’ambientazione di un romanzo in genere non avviene (e non dovrebbe avvenire) dal generale al particolare, ma dal particolare al generale. Come spiega Scott Card in How to Write Science Fiction and Fantasy, tipicamente lo scrittore parte con un’idea, una suggestione, un personaggio, e gradualmente la espande (combinandola ad altre idee) in una storia. Il worldbuilding avviene in un secondo momento, come un processo che dà supporto e consistenza all’idea di base. E sua volta, il worldbuilding interagisce con le idee di base, espandendole, modificandole e correggendole in modo che il risultato finale siano una trama e un’ambientazione reciprocamente coerenti 2.
Il problema, quindi, sorge quando io, aspirante scrittore, ho la velleità di creare un’ambientazione medievaleggiante (o pseudo-rinascimentale, o inizio-industriale, o vittoriana-steampunk, etc.) senza sapere una mazza di questi periodi storici. Come farò a creare un’ambientazione e una trama coerente, se non ho i mezzi per giudicarla? Difficilmente il risultato sarà differente da quella coppia di geni che fanno cianciare il loro cavaliere medievale di Costituzione, di democrazia e uguaglianza di tutti gli uomini di fronte alla legge (true story). E l’equo-solidale non ce lo mettiamo?

Con i miei articoli di Saggistica – e in particolare con il primo – ho voluto instradare la gente verso uno studio un minimo serio delle epoche storiche e delle ambientazioni. Oggi voglio continuare questa tradizione con un altro libro di grandissima utilità per chiunque voglia ambientare la sua trilogia elfica sbrilluccicosa in un’epoca pre-industriale. Un libro che quando lo lessi (circa un anno e mezzo fa) mi colpì moltissimo, e mi iniziò a una lunga serie di letture sul medioevo: Storia economica dell’Europa preindustriale.
Okay – il titolo è eccitante come un film muto bulgaro.
Ma, aspettate! Permettetemi di provare a convincervi. Ecco perché dovreste leggere questo libro:

  • Perché Cipolla scrive molto bene e non ci si annoia quasi mai.
  • Perché è una storia non soltanto dell’economia, ma anche della demografia, delle condizioni igieniche, dello stile di vita e delle aspirazioni dell’epoca.
  • Perché non considera il solo Medioevo ma si spinge sino alla metà del Settecento. Può quindi interessare chiunque voglia occuparsi di un periodo post-preistorico e pre-industriale.
  • Perché non richiede una preparazione pregressa in economia o altro, né, a dire il vero, uno studio manualistico (date, avvenimenti etc. della vera storia d’Europa).
  • Perché questo libro vale come altri tre o quattro sull’argomento, quindi è anche un risparmio di tempo ed energie.
  • Perché Cipolla è quello che ha scritto le Leggi fondamentali della Stupidità umana (un must per tutti i fan del Duca). Una garanzia di qualità.

Incuriositi?
Allora entriamo un po’ più nello specifico.

Final Fantasy XII nonsense

Final Fantasy XII. Sceneggiato dalla premiata ditta Siccardi-Montanaro?

Uno sguardo approfondito
Il saggio di Cipolla si propone il modesto compito di riassumere i punti salienti dell’organizzazione economica (e quindi, di riflesso, dello stile di vita) del mondo europeo dall’anno 1000 alla seconda metà del 1700, cioè alle soglie della Rivoluzione Industriale. L’idea forte alla base di questo scelta è che – tenuto conto delle modifiche nel tempo e del progresso – la vita economico-sociale dell’Europa nel corso di questi 700 anni abbia avuto notevoli tratti comuni. Il saggio si compone di due parti, chiamate “Un’approssimazione statica” e “Verso una descrizione dinamica”.
Se la prima parte considera questi 700 anni come un tutt’uno, vedendo cosa è rimasto invariato, o comunque quali sono state le note dominanti di tutto il periodo, il secondo mostra cosa è cambiato nel tempo, in cosa sia consistita l’evoluzione dal placido mondo agricolo dell’anno 1000 a quel laboratorio di tecnica e progresso che furono il Seicento e Settecento, e quali siano stati i fattori determinanti. Citando le parole di Cipolla all’inizio della seconda parte:

In certo senso le pagine che precedono [la prima parte] illustrano ciò che vi fu di permanente nell’economia europea tra l’età dei Comuni e la Rivoluzione industriale, mentre le pagine che seguenti illustreranno quello che cambiò.

In realtà le due parti fanno molto più di così.
Nella prima, Cipolla introduce prima di tutto il neofita ad alcuni concetti fondamentali dell’economia, ossia cosa si debba intendere per domanda, per offerta, per beni di prima necessità e desideri (o, in inglese, “needs” e “wants”), per tesaurizzazione, per inflazione, e così via. In questo senso, il saggio dà fin dall’inizio tutti gli strumenti perché il lettore possa capire l’argomento, senza presupporre – come fanno altre pubblicazioni – una preparazione di base nel lettore. Inoltre Cipolla sfata falsi miti e idealizzazioni, mostrando quanto spesso sia sfumata la linea di demarcazione tra un concetto e l’altro: difficile, per esempio, etichettare il cibo come “bene di prima necessità” e la costruzione di una cattedrale come “lusso”, quando leggendo i documenti si trova gente disposta a patire la fame pur di compiacere Nostro Signore con un abside nuovo.

Duomo di Milano

Un esempio di bene di prima necessità.

Nella seconda parte, poi, Cipolla considera prima di tutto i singoli fattori che hanno determinato l’evoluzione del nostro sistema economico e sociale. Il primo capitolo, per esempio, è dedicato alla rivoluzione urbana del Basso Medioevo – uno dei principali motori del progresso dell’ultimo millennio. Rinascita della città, infatti, significa tanti lavoratori concentrati nello stesso luogo, e quindi più efficienza produttiva, più commercio, maggiore circolazione dei beni, della moneta e delle persone, e quindi più investimenti, e aumento del benessere economico di una parte della popolazione, e così via. Inoltre, la bilancia della ricchezza monetaria e del peso politico comincia (molto gradualmente) a spostarsi dalla classe dei proprietari terrieri – che, soprattutto in Occidente, avevano dominato anche per tutta l’epoca greco-romana – a quella dei mercanti- banchieri-imprenditori puri, o, più di frequente, a quella di coloro che mescolavano i profitti dati dalla terra a quelli dati da commercio e imprenditoria 3.
Un altro capitolo è dedicato alla storia della demografia – dove Cipolla si interroga, analizzando indici di natalità e mortalità, su come mai l’Europa abbia sempre avuto una popolazione notevolmente più bassa di altre aree del mondo, come la Cina o il subcontinente indiano – un altro alla storia della tecnologia – perché gli uomini del Medioevo accettarono con tanta facilità innovazioni tecniche, come il mulino ad acqua, che non presero mai piede presso i Romani? – un altro sulla storia delle monete e del rapporto tra circolazione di denaro liquido e floridità dei commerci internazionali. Si impara così che alcuni progressi furono dettati non solo da cause profondi, ma anche da colpi di fortuna: uno dei fattori che fecero impennare il progresso tra Cinquecento e Seicento, per esempio, sarebbe l’enorme afflusso d’oro e argento (e quindi di monete) dovuto ai ricchi giacimenti trovati nelle Americhe, i quali a loro volta avrebbero accelerato e semplificato la circolazione delle merci in Europa e nelle colonie. Fino alla fine del Quattrocento, infatti, un problema critico del commercio europeo parrebbe essere stato la penuria di minerali preziosi con cui coniare le monete.
Negli ultimi due capitoli, finalmente, Cipolla affronta in modo sistematico le ragioni del progresso tra il Mille e la Rivoluzione industriale. Il primo capitolo, che considera il blocco 1000 – 1500, mostra le conseguenze immediate della rivoluzione urbana; mostra come il consequenziale aumento della popolazione europea (a fronte dell’insufficiente progresso tecnologico, e dell’inesistente progresso medico) portò a livelli di insostenibilità che sarebbero sfociati nella crisi economica della metà del Trecento, nella grande diffusione della peste, e nel diffuso malessere che si sarebbe protratto fino alla metà del Quattrocento; e mostra gli inizi della ripresa della fine del Quattrocento. Il secondo, dedicato al periodo 1500 – 1700, oltre a spiegare come si realizzò il grande progresso che avrebbe portato l’Europa a dominare il mondo, ci mostra le differenze tra le varie nazioni europee e cosa portò alcune alla supremazia (come Inghilterra e Olanda) e altre all’oblio (Spagna, Italia).

Spagna

Finora ho parlato del libro come di un saggio di storia economica. Ma come si sarà capito fra le righe, nel libro di Cipolla c’è molto di più. Parlare dell’economia preindustriale significa infatti parlare di un sistema economico soggetto a continue crisi di sottoproduzione; un sistema fondato sull’agricoltura, e quindi sugli incontrollabili capricci del clima; un mondo in cui carestie e malnutrizione erano la norma più che l’eccezione, e quindi un mondo con aspettativa di vita, e qualità della vita, estremamente basse. Tutto questo significa parlare di distribuzione per età della popolazione europea, e della percentuale della popolazione abile al lavoro, e delle percentuali di ciascuna categoria di lavorati.
Parlare di carestie significa poi parlare di fiumane di contadini che si riversano nelle città. Significa quindi parlare di sovrappopolazione, del rapporto tra popolazione lavoratrici e mendicanti (tra cui, altissimo il numero dei trovatelli), di condizioni igieniche sempre più precarie – e quindi di storia della medicina. Significa anche parlare dei sistemi con cui i governi cittadini si premuravano di proteggere la popolazione dalle conseguenze di una carestia, allestendo scorte di cibo altri sistemi preventivi. E questa panoramica sulle condizioni di perenne precarietà dell’uomo preindustriale, a sua volta, spiega la forte religiosità della gente del periodo, e così si ritorna, ad anello, a uno dei problemi iniziali: come si fa a dire che per questa gente la pagnotta fosse più importante di raccomandarsi al proprio Dio con una chiesa nuova?
Cipolla quindi disegna una storia della società e della mentalità del mondo preindustriale. E il ritratto che emerge – oltre ad essere, in certe pagine, un vero pugno nello stomaco – insegna allo scrittore di fantasy una delle lezioni più importanti: quanto siano infantili, falsi, wish-fulfilling, i medioevi patinati come la Cyrodiil di Oblivion o la Contea di Tolkien. Soprattutto, ti fa riflettere seriamente se vuoi davvero ambientare il tuo romanzo in un periodo così ricolmo di sofferenza, precarietà, povertà, morte, al cui confronto anche l’ultimo immigrato del Burqina Faso sembra un privilegiato. Per dirla in poche frasi:

L’invocazione più frequente nell’Europa pre-industriale era: Domineiddio, liberaci dalla guerra, dalla carestia e dalla peste. […] Per chi è vissuto nell’Europa industrializzata del secolo XX è difficile immaginare cosa fossero la fame e la carestia dei secoli passati. […] La gente moriva letteralmente di fame e non era raro in tempi di carestia il trovare individui morti per la strada con i denti affondati nella terra o nell’erba.

Black Horse Courier

Il punto più basso mai raggiunto dagli Elder Scrolls.

Infine, tre considerazioni sullo stile di Cipolla.
Primo, l’autore dà l’impressione di sapere di cosa sta parlando. Le pagine sono corredate di tabelle e statistiche che disaminano argomenti di ogni sorta, dalle dimensioni delle maggiori città d’Europa nel corso dei sette secoli alla distribuzione della popolazione per tipo di impiego in differenti città, al costo medio di varie categorie di articoli in diversi periodi.
Una delle cose che si notano subito, e che ci portano al secondo punto, è la carenza di informazioni. Cipolla è il primo a dire che i documenti sono spesso lacunosi e scarsi, che molte considerazioni dello storico si basano più su ipotesi e supposizioni che su dati reali. Una patina di dubbio ragionato, di cautela, di rifiuto della spiegazione unica pervadono tutto il saggio. Cipolla è una persona schietta, che quando non è sicuro lo dice, che quando trova superficiale la spiegazione dominante di un certo fenomeno lo fa presente 4.
Terzo, Cipolla scrive bene. E’ immediato, leggero, fa battute, preferisce l’esempio concreto e l’immagine vivida a imbottirsi di termini tecnici – si trova, quindi, all’estremo opposto dello stile pomposo e ripetitivo di Norbert Elias. E’ molto difficile annoiarsi leggendo Cipolla, e si passa con curiosità da un argomento all’altro, dal modo sistematico in cui venivano sfruttati i bambini all’impatto rivoluzionario del mulino ad acqua o della sostituzione del cavallo al bue come animale da tiro.

Insomma, Storia economica dell’Europa preindustriale è piacevole da leggere e ricco di informazioni. Certo, come già per La guerra nel Medioevo di Contamine, il limite del saggio di Cipolla è quello di condensare in meno di 500 pagine quasi un millennio di storia, toccando molti argomenti solo per sommi capi. Ma lo scopo di questo saggio vuole proprio essere quello di dare un’infarinatura di base al neofita. Soprattutto, è degna di lode la capacità di Cipolla di collegare un’argomento all’altro, dalla numismatica alle condizioni di vita del contado, da una panoramica sulla Lega anseatica alla nascita dell’orologio meccanico, dando al lettore uno sguardo d’insieme del mondo europeo preindustriale.
Un notevole risparmio di tempo e fatica, dato che in genere queste stesse nozioni si trovano sparpagliate in più testi. Il curioso di storia medievale scoprirà un sacco di cose nuove; l’aspirante scrittore e worldbuilder avrà in mano gli strumenti di base per creare un’ambientazione credibile. Ho letto diversi volumi di storia dell’economia – come il noioso e compilatorio Storia economica del mondo di Cameron, che non consiglierei a nessuno – e mai nessuno mi ha preso quanto questo.
Uno dei saggi storici più belli che abbia mai letto.

Tabella riassuntiva

Una storia economica e sociale dall’anno Mille alla Rivoluzione Industriale. Impossibilità di approfondire i singoli argomenti.
Facile da seguire, non richiede conoscenze pregresse.
Stile schietto e piacevole.

—-

(1) No: Final Fantasy XII non è un esempio di buon worldbuilding. E’ più un esempio di: “voglio inculare a sangue un branco di 13enni che non sanno niente di niente”.Torna su

(2) Gamberetta esprime opinioni in alcuni punti analoghe nel suo ultimo post:

A proposito di descrizioni e world building: la qualità batte sempre la quantità. È meglio una città ben descritta che venticinque generiche. Meglio una fortezza interessante che cinquanta castelli tutti uguali.
I due approcci principali al world building sono: dal generale al particolare e dal particolare al generale. Io consiglio caldamente il secondo approccio.
Ovvero, quando progettate il vostro mondo fantasy, non partite da un pianeta, o da un continente, partite da una stanza. O da una piazza. O da un angolo di bosco. E, partendo dai dettagli che vedete intorno a voi, costruite l’ambientazione.
Perché è meglio? Perché, a meno che non stiate progettando una guerra interplanetaria, i personaggi non vedranno mai come le grandi montagne dell’Ovest si incuneano nelle pianure meridionali accanto al lago eterno; viceversa vedranno una grotta innevata che si apre sul fianco della montagna, vedranno una mandria di bufalogatti pascolare per la pianura, vedranno i canneti crescere sulla sponda del lago.
Raramente vi serve avere sottomano un intero pianeta, invece è vitale conoscere ogni dettaglio dei luoghi dove si svolgerà l’azione. Sento già l’appassionato di high fantasy frignare che lui ha bisogno di almeno un paio di continenti perché ci deve ambientare una guerra epica. Be’, la guerra epica può funzionare anche se i continenti sono appena abbozzati, l’importante è che si abbia una conoscenza dettagliata di dove si svolgono le battaglie.
Se mostrate a un marine in partenza per il Medio Oriente una cartina muta e gli chiedete di indicare l’Iraq, non avrà idea di dove posare il dito. Questo non gli impedirà di combattere, uccidere, farsi ammazzare e compiere gesta più o meno epiche.

Il mio interesse qui è puramente di costruzione della trama e non di stile di scrittura, quindi non tornerò sulla questione “mostra gli ambienti dove avviene la storia e non il background”, che comunque è giustissima. Il lavoro di worldbuilding, del resto, deve rimanere al 90% sotto la superficie: il lettore non deve neanche vederlo.Torna su

(3) La mancata compenetrazione tra queste due classi, e soprattutto la posizione subordinata di mercanti, tecnici e artigiani, fu infatti una delle ragioni del fallimento di alcune nazioni rispetto ad altre. Il caso della Spagna mi sembra emblematico.
La Spagna nel Cinquecento ebbe l’opportunità di diventare la più potente nazione d’Europa; ma la sua società difettava di borghesi e operai specializzati, e il potere era concentrato nelle mani di proprietari terrieri e burocrati incapaci di capire il valore della tecnica. Risultato? I soldi spagnoli, invece di alimentare le imprese patrie, fecero crescere le economie degli altri Paesi – cosicché la Spagna fu inculata nel breve periodo da Olanda e Inghilterra, e sul lungo periodo da tutta l’Europa occidentale. Per usare le parole di Cipolla:

La Spagna del secolo XVII mancò di imprenditori e artigiani ma ebbe sovrabbondanza di burocrati, preti e poeti. E il Paese sprofondò in una tragica decadenza.

Coglioni.Torna su

Torero incornato

Un riassunto della storia della Spagna dalla nascita a oggi.

(4) Se dovessi trovare un difetto, d’altronde, sarebbe proprio nell’eccesso di diffidenza che a volte mostra per certe teorie consolidate. Certo, non sono uno storico, e la mia opinione vale quello che vale – ma, per fare un esempio, la diffusione della schiavitù e la quantità di potere concentrato nell’aristocrazia fondiaria mi sembrano ancora le ragioni principali nella refrattarietà al progresso tecnico dell’antica Roma; e la conquista dell’Atlantico e il contemporaneo consolidamento degli Ottomani in Medio Oriente mi sembrano tutt’ora delle cause importanti del declino delle nazioni europee del Mediterraneo a partire dalla metà del Cinquecento.Torna su

Maggio invece è OK

Primo Maggio ComunistaEd eccoci qui.
Nonostante avessi detto che avrei continuato a postare una volta ogni tanto, il mese di Aprile è stata una tabula rasa per Tapirullanza. Potrei dire mea culpa, ma in realtà la colpa non è mia; è del destino.

Durante Aprile, il tempo semplicemente non c’è stato. Non c’è stato per scrivere nuovi articoli (o ultimare quelli già scritti a metà), e non c’è stato per monitorare l’attività del blog. La mia attività su Internet in queste tre settimane abbondanti si è limitata a sporadiche attività a stress-zero tipo spernacchiare John Carter da Zwei o sproloquiare di gdr e sistemi magici dal Duchino. E quel paio di articoli che avevo già praticamente pronti, ho preferito tenermeli per un momento in cui avrei avuto modo di rispondere e seguire le visite.
Cosa che succederà a partire da questa settimana. Infatti comincia Maggio, e Maggio è un mese molto bello. In primo luogo, perché c’è il Primo Maggio. Poi perché fa caldo. Poi perché Gamberetta si è rifatta viva e ha promesso un altro post per i prossimi giorni. E poi perché è fantasy.

Sono contento anche per un altro motivo: nonostante il pressoché abbandono del blog da parte mia per tutto il mese, le visite si sono mantenute quasi sempre sopra le 200 giornaliere (con qualche picco prossimo alle 300). Segno che Tapirullanza un minimo di peso (sia tra gli affezionati che sui motori di ricerca) l’ha acquistato. Con l’ondata dei nuovi post, conto che le visite tornino alle ragguardevoli altezze di 300-500 al giorno di Marzo.
E, già che siamo in argomento, due parole sul futuro del blog. Nei prossimi Consigli, torneranno vecchie conoscenze – come Dick e Swanwick – assieme a diverse new entries, da Stanley Robinson a VanderMeer. E poi naturalmente continuerò a scrivere Bonus Tracks – su libri recenti, libri più old (anche qualche Ottocentesco), saggistica e magari anche qualche mainstream particolarmente curioso – e pure la famosa classifica personale chiestami da Giovanni. Insomma, si continua così come eravate abituati.

Ma, dicevo, il Primo Maggio.
Nonostante le cosacce che si ostina a dirmi Dago, non sono mai stato un tipo da manifestazione. Il Primo Maggio è praticamente l’unica ricorrenza che sia riuscita a trascinarmi per strada, a sorreggere cartelli con incomprensibili scritte in polacco o in ungherese o in curdo (mi hanno assicurato fosse qualcosa tipo ‘Lavoratori di tutto il mondo unitevi!’. Spero solo non ci fosse scritto ‘Scemo chi legge’). Quest’anno purtroppo non potrò essere con gli altri a sfilare, ma voglio essere con loro almeno in ispirito.
Questo pensierino lo dedico a Dago e al suo crescente amore per la causa proletaria mondiale.
Inizialmente pensavo di stare sul classico, tipo l’Internazionale; ma poi ho pensato: 2 old!!!, e quindi me ne sono uscito con un pezzo praticamente altrettanto old ma chissene.

Cantate con me:

Oh, la mia cassetta è piena piena
di chintz e broccati.
Abbi compassione, dolcezza,
delle mie spalle valenti.
Uscirò, uscirò fra l’alta segale,
e lì aspetterò fino a notte.
Appena scorgerò la ragazza dagli occhi neri
le esporrò tutti i miei beni.
Ho pagato anche prezzi non modici,
non essere avara, non mercanteggiare,
posa qui le tue labbra vermiglie,
siedi più vicino al tuo amato.
Qui è già scesa una notte nebbiosa,
un giovane audace aspetta.
Ascolta, arriva!, viene l’amata,
il mercante sta vendendo i suoi beni.
Katja contratta con cautela,
timorosa di pagare troppo.
Il ragazzo bacia la ragazza
chiedendole di alzare il prezzo.
Sa soltanto la notte profonda
in che modo si sono accordati.
Risollevati, alta segale,
e mantieni sacro il segreto.

Cosa c’entra? Be’, perché il komunismo è internazionale.
Come il Tetris. Circa.

LINE PIECE!!!

Dio del Tetris